sabato 5 gennaio 2008

RIFIUTI CAMPANIA: niente di nuovo sotto il sole...

A cadenza regolare nel tempo si ripropone il gravissimo problema dei rifiuti campani, per ultimo in queste settimane in cui molte città della regione sono letteralmente sommerse dai rifiuti scatenano polemiche a non finire tra residenti, sindaci, Presidente della Regione e Stato, ma alla fine (come sempre accaduto in questi ultimi 14 anni!) tutto rimane inalterato. Come dicevo pocanzi, è un problema che si trascina da ben 14 anni, durante i quali si sono succeduti in quest’emergenza addirittura 8 (dicesi otto!) commissari straordinari e si sono spesi 18 (dicesi diciotto!) miliardi (dicesi miliardi!!) di euro per affrontare una situazione che alla fine è rimasta tale e quale quella del 1994, anno in cui iniziò l’emergenza: attualmente si producono in Campania 2,7 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno (di cui 1,6 milioni nella sola Napoli), ovvero 435 kg di immondizia pro capite annua! Molto interessante l’editoriale dello scrittore Roberto Saviano intitolato “Ecco tutti i colpevoli della peste di Napoli” pubblicato dal quotidiano La Repubblica oggi sabato 05 gennaio 2007, del quale riporto alcuni passaggi che aiutano a comprendere bene la situazione (lo scrittore è autore del best-seller “Gomorra” che racconta un viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra). Diciamo subito che in questi 14 anni l’unica soluzione adottata per affrontare l’emergenza rifiuti è stata quella di aprire discariche in serie (la peggiore!): ad oggi ci sono in Campania ben 12 discariche regolari (Sessa Aurunca, Sant’Arcangelo, Savignano, Ariano Irpino, Montecorvino, Serre, fino a quelle dell’hinterland napoletano di Lo Ettaro, Acerra, Terzignano, Giugliano, Villaricca e Villa Literno), oltre a quelle abusive naturalmente! Varie le cause che hanno fatto aggravare tale situazione:

1) l’ingerenza mafiosa, che ha sempre bloccato qualsiasi forma alternativa alla raccolta di rifiuti così com’è intesa oggi, in quanto dalle discariche trae benefici economici incredibili (acquista per pochissimi denari dei terreni dai contadini e poi li rivende a prezzi stellari ai vari enti per poter costruirvi le discariche o anche per gestire le discariche stesse traendo benefici ancora maggiori);

2) la mancanza di raccolta differenziata: ad oggi la raccolta differenziata dei rifiuti copre solo il 10.6% di tutti i rifiuti campani. Estenderla a tutto il territorio darebbe un contributo enorme alla risoluzione di tale emergenza visto che la maggior parte dei rifiuti è riciclabile (carta, cartone, vetro, plastica, latta, umido, medicinali, veleni, rifiuti ingombranti, vestiti) mentre solo la piccolissima parte di rifiuto secco dovrebbe andare in discarica;

3) i termovalorizzatori: sembra che la soluzione all’emergenza siano questi impianti che bruciano ogni sorta di rifiuto (producendo energia elettrica), ma dobbiamo ricordare che dall’incenerimento scaricano però in aria sostanze pericolosissime per la salute (come la diossina). Ricordiamoci che nulla si crea e nulla si distrugge…

Per quanto riguarda il punto 1), lo scrittore Saviano riporta che “forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Regionali della Regione Campania fosse proprietario di un’impresa (l’Ecocampania) che raccoglieva i rifiuti in ogni angolo della regione (e oltre) e non avesse il certificato antimafia”. Riporta anche che “non avviene in nessun altro paese che i rifiuti sono un enorme business. Ci guadagnano tutti: è una risorsa per le imprese, per la politica, per i clan, una risorsa pagata maciullando i corpi e avvelenando le terre. Guadagnano le imprese di raccolta: oggi le imprese di raccolta di rifiuti campane sono tra le migliori d’Italia… Le imprese di rifiuti napoletane sono le uniche italiane a far parte della EMAS, un sistema di gestione ambientale francese con lo scopo di prevenire e ridurre gli impatti ambientali legati alle attività che esercitano sul territorio. Solo che se si va in Liguria o in Piemonte numerosissime attività che vengono gestite da società campane operano secondo tutti i criteri normativi nel miglior modo possibile. Al Nord si pulisce, si raccoglie e si è in equilibrio con l’ambiente, mentre al Sud si sotterra, si lercia e si brucia”. Lo scrittore denuncia anche il sistema dei Consorzi, regolato da un meccanismo perverso fatto dall’unione di tre poteri (politico, imprenditoriale e camorristico), tanto che il Consorzio privato-pubblico di smaltimento dei rifiuti rappresenta il sistema ideale per aggirare ogni sistema di controllo. Così “nel caso dell’inchiesta dei Pm Milita e Cantone dell’antimafia di Napoli sui fratelli Orsi (passati dal centro-destra al centro-sinistra) accadde che il Consorzio acquistò per una cifra enorme gonfiata (circa 9 milioni di euro), e attraverso fatturazioni false, la società di raccolta ECO4: i privati tennero per sé gli utili e scaricarono sul Consorzio le perdite. La politica ha tratto dal sistema dei Consorzi 13.000 voti e 9 milioni di euro all’anno, mentre il fatturato dei clan è stato di 6 miliardi di euro in due anni”. Roba da non credere!!! Sempre lo scrittore Saviano ricorda che a guadagnare sono anche i proprietari delle discariche come dimostra il caso di Cipriano Chianese, un avvocato imprenditore di Parete: “Aveva gestito per anni la Setri, società specializzata nel trasporto di rifiuti speciali all’estero: da ogni parte d’Europa trasferiva rifiuti a Giugliano-Villaricca , trasporti irregolari senza aver mai avuto l’autorizzazione della Regione. Aveva però l’unica autorizzazione necessaria, quella della camorra. Accusato dai Pm antimafia Raffaele Marino, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci di concorso esterno in associazione camorristica ed estorsione aggravata e continuata, è l’unico destinatario della misura cautelare firmata dal Gip di Napoli. Al centro dell’inchiesta la gestione delle cave X e Z, discariche abusive di località Scafarea, a Giugliano, di proprietà della Resit ed acquistate dal Commissariato di Governo durante l’emergenza rifiuti del 2003. Chianese è uno di questi imprenditori in grado di sfruttare l’emergenza e quindi riuscì con l’attività di smaltimento della sua Resit a fatturare al Commissario straordinario un importo di oltre 35 milioni di euro, per il solo periodo compreso tra il 2001 e il 2003. Gli impianti utilizzati da Chianese avrebbero dovuto essere chiusi e bonificati, invece sono divenute miniere in tempo di emergenza. Grazie all’amicizia con alcuni esponenti del clan dei Casalesi, Chianese aveva acquistato a prezzi stracciati terreni e fabbricati di valore, aveva ottenuto l’appoggio elettorale nelle politiche del 1994 (candidato nelle liste di Forza Italia, poi non fu eletto) e il nulla osta allo smaltimento dei rifiuti sul territorio del clan. La Procura ha posto sotto sequestro preventivo i beni riconducibili a Chianese: complessi turistici e discoteche a Formia e Gaeta oltre che numerosi appartamenti tra Napoli e Caserta. L’emergenza di allora, la città colma di rifiuti, i cassonetti traboccanti, le proteste, i politici sotto elezione hanno trovato nella Resit la loro soluzione”. Davvero inquietante! Un’altra denuncia di Saviano riguarda i rifiuti provenienti da altre regioni, come quelle del Nord-Est che ci guadagnano alla grande dallo smaltimento di alcuni loro rifiuti. “Come ha dimostrato l’operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 ai 62 centesimi di euro al kg. I clan fornivano lo stesso servizio a 9-10 centesimi al kg. I clan di camorra sono così riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, di proprietà di un’azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al kg, trasporto compreso, con un risparmio dell’80% sui prezzi ordinari”!!!! Saviano ricorda inoltre che se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati darebbero vita alla più grande montagna della Terra, con una base di tre ettari e un’altezza di ben 14.600 metri!! Ricorda che persino la Moby Prince (il traghetto che prese fuoco nel 1991 e che nessuno volle smaltire!) venne smaltita nelle discariche del casertano dopo essere stata tagliata e sepolta nelle campagne!!! Quindi il problema non sono solo i rifiuti campani, ma anche quelli che arrivano da fuori regione e che vengono conglobati tutti qui per la gioia di imprese, politica e camorra che hanno sempre tratto vantaggio dallo smaltimento di ogni tipo di rifiuto. Oggi l’unica soluzione per liberare le città dai rifiuti ammassati è quella di riaprire alcune discariche: purtroppo non c’è altra alternativa, ma dovrebbe essere una soluzione temporanea in vista di una battaglia seria da parte delle istituzioni contro la camorra per adottare nuovi metodi, come la raccolta differenziata, che aiuterebbe sia a diminuire alla grande la porzione di rifiuto (secco) da portare in discarica sia a bloccare i rifiuti provenienti da altre regioni. Qui mi rifaccio al punto 2) citato all’inizio, anche se la raccolta differenziata dovrebbe essere già una realtà da molti anni: purtroppo non è ancora successo, e pensare che 14 anni non sono pochi… Da qui nascono le proteste dei cittadini che, riallacciandomi al punto 3), non vogliono più discariche vicino alle loro case, ed hanno ragione!!! “Gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro a pancreas, polmoni e dotti biliari, più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. L’80% delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale avvengono proprio in queste terre martoriate”. Tutto questo “grazie” alle pericolosissime sostanze rilasciate dalla decomposizione di ogni sorta di rifiuto stoccato nelle discariche. Pensate se poi questi rifiuti fossero bruciati nei termovalorizzatori (che tanti vogliono: due ci sono già anche se non funzionanti, ovvero quelli di Acerra e Santa Maria La Fossa, mentre altri sono in progetto!!!): la situazione salutare si aggraverebbe ancora di più per le sostanze nocive che verrebbero rilasciate in aria (e poi in acqua) dall’incenerimento (soprattutto diossina). Insomma tutto il peggio che in questi anni si poteva fare è stato fatto ed, ahimè, si continuerà a farlo: ora si vinceranno le protese dei cittadini, i rifiuti ammassati nelle città verranno stoccati così come sono nelle discariche, fino alla prossima emergenza che sarà fra quanto, un mese, due, tre? E poi? Nel frattempo quanta gente si ammalerà e morirà? Ma questo alle istituzioni non interessa, me ne ero dimenticato, perdonatemi il lapsus…

2 commenti:

Anonimo ha detto...

IL TERMOVARIZZATORE ESISTE AD ESEMPIO A BRESCIA E A VENEZIIA NON E' VERO CHE INQUINA ( OVVIAMENTE SE FATTO FUNZIONARE BENE E DOPO AVER DIFFERENZIATO ) E IN PIù PRODUCE ENERGIA TERMICA ED ELETTRICA. IN DISCARICA DEVEFINIRE POCHISSIMO .
ULTIMA COSA NEL RESTO D'ITALIA E DEL MONDO CIVILE I RIFIUTI LI LASCIANO IN STRADA O LI SOTTERRANO ?

marco montagna ha detto...

Caro "anonimo", ora ti dico perchè sono contrario ai termovalorizzatori. A circa 14 km da casa mia, nel comune di Cologna Veneta, è stato realizzato un inceneritore per i rifiuti (venivano bruciati anche quelli riciclati!!!), che ha avuto una cortorta storia fatta di autorizzazioni FALSE e processi: le analisi dell'aria effettuate mentre era in funzione (ora è fermo) dimostravano quanto alti erano i livelli di diossina e di polveri sottilissime, che sappiamo quanto dannose siano per la nostra salute. C'è però anche un altro rischio: poco tempo fa i dirigenti dell'ARPAV della Regione Veneto (preposti ai controlli) sono stati ARRESTATI in quanto camuffavano i dati dei prelievi di acqua ed aria in modo da farli sembrare "buoni"! Ti sembra normale? Ora non so come sia la qualità dell'aria a Brescia e Venezia, ma non credo che da quegli inceneritori esca aria pulita! Per questo io sono dell'idea che la raccolta differenziata darebbe un ottimo aiuto a risolvere il problema dei rifiuti visto che solo la minima parte è il cosiddetto "rifiuto secco" da destinare in discarica (a proposito, se gli imballaggi fossero meno ingombranti sarebbe ancora meglio, ma qui entriamo in un altro campo "minato"...). Sono anche dell'idea che gli inceneritori vengono fatti con il solo scopo di produrre elettricità da vendere e quindi denaro, altro chè protezione dell'ambiente...