Visualizzazione post con etichetta emergenza rifiuti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta emergenza rifiuti. Mostra tutti i post

domenica 29 settembre 2013

“Niente comunione a chi inquina”

La mia è una provocazione, non per la frase (che non ho detto io) ma per il fatto di essere riportata da chi, come il sottoscritto, risulta molto lontano dalla fede... Tuttavia mi trovo in sintonia col cardinale di Napoli Crescenzio Sepe che ha lanciato ieri questa provocazione: "Niente comunione a chi inquina", rivolto a chi ha inquinato con rifiuti tossici le zone a nord di Napoli, tristemente famose col nome di "Terre dei fuochi", a causa dei moltissimi roghi dove vengono inceneriti illegalmente rifiuti tossici, e qui non c'entra solo la camorra ma anche i moltissimi industriali del Nord Italia che portano qui i loro rifiuti tossici, i camorristi glieli bruciano dietro lauto compenso e i politici continuano a chiudere gli occhi probabilmente dietro altrettanti lauti compensi (l'homepage del sito http://www.laterradeifuochi.it/ recita: "La vera emergenza rifiuti ancora in corso in Campania: il più grande avvelenamento di massa in un paese occidentale, la più grande catastrofe ambientale a "partecipazione pubblica"). 
Sepe lo ha detto in occasione della celebrazione del 70° anniversario delle "Quattro giornate di Napoli" (http://it.wikipedia.org/wiki/Quattro_giornate_di_Napoli) alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Era presente anche don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano (uno dei Comuni al centro di questa emergenza), che al Presidente Napolitano ha consegnato le cartoline di undici mamme della zona i cui lori bambini sono stati colpiti da leucemia e altri tumori fetali a causa del gravissimo inquinamento dell'aera. Ha detto Sepe: "Chi attenta alla vita degli altri inquinando non può fare la comunione se non si converte e ripara al danno commesso. Bisogna dare una scossa, chi attenta alla vita degli altri non solo danneggia la società, ma commette peccato contro Dio, un peccato grave". Certo, qui ci si addentra nel campo della fede, dove io non voglio entrare: tuttavia ritengo un passo importante che la Chiesa denunci un problema così grave. 
Purtroppo di tutto ciò non se parla sui mass media, soprattutto in TV. E qui mi ha colpito la lettera-verità (!) di un lettore pubblicata sul quotidiano la Repubblica di domenica 29 settembre 2013, il quale scrive: "Mentre sappiamo tutto sulla signora Belen, sulle opinioni del signor Barilla o su quante volte ha sbadigliato il nostro ex premier, per la cosiddetta privacy non sapremo mai i nomi nè dei prodotti nè delle aziende incriminate" (riferendosi ai controlli effettuati dai NAS nel Sud Italia durante i quali sono state riscontrate irregolarità igienico-sanitarie su oltre il 30% dei casi, bloccando tonnellate di alimenti). Questo ahimè succede con molte verità scomode: perchè non dovremmo saperle?

sabato 1 novembre 2008

CAMPANIA: in carcere chi getta rifiuti ingombranti

Ieri 31 ottobre 2008 il Consiglio dei Ministri del governo Berlusconi ha varato un decreto legge per sancire la tolleranza zero in materia di rifiuti. Ecco i punti salienti:
• arresto: chi lascia per strada rifiuti ingombranti (frigoriferi, materassi, computer, elettrodomestici, divani, ecc…) sarà punito col carcere per un periodo che andrà da 6 mesi a 3 anni;
• rimborsi: il cittadino che porterà imballaggi usati (al massimo 100 kg al giorno) presso le aree di raccolte autorizzate riceverà un compenso forfetario;
• commissari: i Comuni che non faranno quanto previsto dalla legge in materia di raccolta dei rifiuti saranno commissariati su proposta del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso;
• regioni: tali norme saranno valide per le regioni Campania, Calabria, Sicilia e Puglia.
Alcune mie personali considerazioni. Premetto che non ho mai trovato adeguato il piano per lo smaltimento dei rifiuti attuato in Campania dal governo Berlusconi (tutti i rifiuti in discarica e costruzione di numerosi inceneritori): sono sempre del parere che i rifiuti che erano a Napoli dovevano comunque finire in discarica, ma dal giorno dopo una seria raccolta differenziata dei rifiuti avrebbe permesso di riciclare fino all’85% del materiale (carta, plastica, vetro, umido, ferro, legno, vestiario, ecc…) mentre solo il 15% sarebbe finito nelle discariche (scelte con coscienza e ben isolate dal terreno non creerebbero alcuno problema ambientale); questo processo naturalmente non prevede alcun inceneritore, considerata soprattutto la pericolosità per la nostra salute delle nanoparticelle che escono dai camini degli inceneritori e che non vengono trattenute neppure dai più moderni filtri. Detto ciò, concordo con molti punti del decreto legge:
1) giusto eliminare l’irrisoria multa di € 25 rimasta finora in vigore contro chi lasciava rifiuti ingombranti lungo le strade, a favore invece del reato punibile col carcere. Molti esponenti della sinistra ora dicono che era molto più sensato un inasprimento della somma da pagare: purtroppo, in molti altri casi si è visto che anche se la somma da pagare è elevata questo non frena la gente di fronte a certi reati, perché il più delle volte queste multe non vengono pagate e le autorità non si muovono per riscuoterle. Quindi meglio il carcere: il “reato ambientale” è da considerarsi gravissimo ed è davvero insensato lasciare rifiuti per strada (quali essi siano) quando ci sono ormai punti di raccolta in ogni paese (in alcuni paesi c’è addirittura il numero verde: vengono a prenderti i rifiuti ingombranti a casa, GRATIS!!!);
2) per abituare i cittadini alla raccolta differenziata, bene l’incentivo a chi porta rifiuto differenziato presso i centri di raccolta: servirà a responsabilizzare le coscienze, magari unendolo a degli opuscoli informatori;
3) ottima l’idea del commissariamento di quei Comuni che non si adeguano alla legge in materia dello smaltimento dei rifiuti. Per decenni molti Comuni non hanno rispettato le regole e se ne sono visti i risultati.
Sono invece scettico sul fatto di estendere la validità di tale decreto alle sole regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, in quanto (a detta del governo) sono quelle in stato di emergenza per il problema rifiuti: io sono dell’avviso che tale decreto dovrebbe essere esteso all’intero paese, in quanti scempi come l’abbandono di rifiuti ingombranti per la strada si vede in ogni angolo d’Italia. In questo, ha ragione Tonino Scala (capogruppo alla Regione Campania di Sinistra Democratica) quando dice che estendere il decreto solo ad alcune regioni viola il principio di uguaglianza dei diritti sanciti dalla Costituzione. Personalmente, sto combattendo da tempo contro tale ignoranza, esortando alcuni comuni della mia zona a fare qualcosa contro chi lascia rifiuti ingombranti lungo strade, scoline, fiumi, campi, piazzole di sosta, ecc… Estenderlo a tutta Italia è un dovere del governo e sarebbe, finalmente, un passo importante contro l’ignoranza così diffusa nel nostro paese.

lunedì 26 maggio 2008

Rifiuti: risposta alla lettera di cui al precedente post...

Cari blogger, relativamente al precedente post mi è arrivata la risposta alla lettera che proprio stamattina ho inviato al giornalista Federico Guiglia. Con molto piacere vi pubblico il testo della risposta (spero con la pubblicazione di fare cosa gradita al sig. Guiglia):
"Gentile lettore Montagna, non posso rispondere punto per punto alla sua lunga lettera; altrimenti dovrei scrivere un secondo articolo. Né, credo, sia costruttivo impugnare il pregiudizio ("poliziotti servi di uno Stato fascista", addirittura!), perché questo tipo di polemica ideologica nulla ha a che vedere con la realtà nazionale e internazionale dei fatti: la Campania immersa nell'immondizia. Di questo stiamo parlando. Vedremo presto dove lo Stato avrà deciso di aprire le necessarie e urgenti discariche. Confido, come tutti gli italiani di buon senso, che tali decisioni saranno prese non solo a ragion veduta (e se così non fosse c'è sempre un giudice, a Berlino, per far rispettare la Legge; e molta informazione per denunciare qualunque eventuale abuso, giusto?), ma anche ascoltando, doverosamente, le buone ragioni delle popolazioni locali. Ascoltando ma decidendo: dopo quattordici anni. Lo Stato non è un ente astratto che vive sul pianeta Marte -anche se a volte può sembrarlo-, ma è costituito da sessanta milioni di cittadini sempre più consapevoli, e che hanno mille modi per far sentire il loro sacrosanto punto di vista. Mille, fuorché uno: la violenza. Chi ricorre alla violenza, come ho scritto, non dialoga. Ricambio i più distinti saluti e grazie per la Sua attenzione".
Sono contento per due cose: la prima è che il sig. Guiglia concorda con me sul senso di dovere che lo Stato deve avere nei confronti della salute dei suoi cittadini, la seconda è che apprendo oggi che le proteste (pacifiche) dei cittadini hanno portato finalmente lo Stato ad ascoltarli. Ora vedremo l'evolversi della situazione.

Emergenza rifiuti e… ritorno del fascismo!

Voglio fare alcune mie personali puntualizzazioni sul problema dell’emergenza rifiuti in Campania: tale problema l’ho già affrontato in diversi post in passato. Oggi voglio affrontarlo in maniera un po’ diversa dal solito, ovvero pubblicando la mia personale lettera di risposta che ho inviato al giornalista Federico Guiglia in merito al suo editoriale intitolato “Emergenza pattume, il momento di farla finita” pubblicato sul quotidiano locale veronese L’Arena (con orientamenti di centro-destra…) di domenica 25 maggio 2008. Questo è il testo integrale della mia lettera.
“Egregio sig. Guiglia, ho letto con amarezza il suo editoriale ‘Emergenza pattume, il momento di farla finita’ apparso sul quotidiano L’Arena di domenica 25 maggio 2008. L’ho letto con amarezza perché ancora una volta trovo conferma di come allo Stato italiano poco interessi dei suoi (alcuni) cittadini, affrontando alcune problematiche nella maniera che più ad esso porta vantaggio d’immagine. Nel merito dell’emergenza rifiuti in Campania, si tratta senza ombra di dubbio di una delle piaghe più disgustose che il nostro Paese abbia conosciuto e della quale sono colpevoli governi (di destra e di sinistra) ed amministrazioni locali, fino ai recenti Bassolino e Iervolino: 14 anni non sono pochi (tanto la durata dell’emergenza) e in tutto questo tempo se ne sarebbero potute trovare di soluzioni efficaci anziché tamponatrici per risolvere il problema. Invece niente è stato risolto da nessuno. Ora, come promesso in campagna elettorale, il nuovo esecutivo Berlusconi ha preso di petto l’emergenza emanando un decreto sul quale si denotano luci ed ombre: nel mio blog (se avrà voglia e tempo di visitarlo Le do il link: http://90meteo.blogspot.com) più volte ho trattato in passato dell’argomento ribadendo il fatto che (come già succede in molte parti d’Italia) una perfetta (e pulita) filiera dei rifiuti dovrebbe prevedere la raccolta differenziata porta a porta, riciclaggio negli appositi impianti di tutti i materiali differenziati (fino all’85% del totale) portandoli a nuova vita, la restante minima parte (15-20%) rappresentata dal rifiuto secco andrebbe trattata e depositata in discarica (discarica ben impermeabilizzata) che dunque non creerebbe alcun problema di spazio e di inquinamento. Questo naturalmente non comporterebbe neppure l’utilizzo di termovalorizzatori (e sarebbe un bel contributo in fatto di qualità dell’aria che respiriamo e di risparmio di denaro, visto che l’inceneritore di Acerra è costato finora 240 milioni di euro e ne servono ancora 120 per terminarlo…). Questa potrebbe essere la soluzione per risolvere l’emergenza campana in futuro: sono pienamente d’accordo invece con l’attuale decreto che, per risolverla, ora è necessaria l’apertura di discariche in Campania per stoccarvi le tantissime tonnellate di rifiuti presenti per strada. Quello che invece non approvo del decreto è l’utilizzo dell’esercito per sopprimere le proteste dei cittadini contro alcune discariche: è un chiaro segnale di pensiero fascista, sembra di tornare indietro nel tempo, o la pensi come me oppure ti manganello e ti incarcero. Le dico questo perché la maggior parte degli organi di informazione (giornali e TV) stanno assimilando tra loro le proteste di questi cittadini e la politica del “no” degli ambientalisti: io sono un’ambientalista, sono iscritto ad un’associazione ambientalista ma non ho problemi ad ammettere che (come detto sopra) al momento servono discariche in Campania per smaltire l’emergenza. Quello che dovrebbe fare responsabilmente lo Stato sarebbe una scelta oculata di queste discariche: il decreto ne prevede 10, ma non è che stiano protestando tutti i cittadini dei 10 comuni in cui saranno presenti tali discariche. Stanno protestando quelli di Chiaiano per il semplice fatto che la discarica contesa è praticamente in paese: non stanno protestando per la protezione dell’area verde, ma per la loro salute. Sono decenni che convivono con questa discarica (e con le promesse di chiuderla) mentre il percolato della discarica stessa (realizzata senza alcuna protezione) sta inquinando le falde acquifere, portando la gente residente ad ammalarsi, molto di più che in altre parti, di tumori, leucemie e patologie congenite (addirittura malformazioni nei neonati): secondo Lei, queste persone non dovrebbero protestare? Io voglio proteggere la mia salute e vengo incarcerato: chiaro esempio fascista! Tutti noi stiamo parlando bene perché non abbiamo la discarica sotto casa e non viviamo con la paura che le falde acquifere ne vengano inquinate: quindi, era proprio necessario riaprire la discarica di Chiaiano? Secondo Lei, non c’era altro posto in Campania (che è così grande) in cui realizzare una discarica lontana dai centri abitati? Lo stesso Bertolaso un anno fa disse che la discarica di Chiaiano non era più adatta a ricevere altra spazzatura: si è ricreduto? Su che cosa? Berlusconi come l’ha convinto? Secondo Lei, uno Stato democratico dovrebbe tutelare l’immagine turistica di Napoli prima della salute dei suoi cittadini (per quanto pochi siano rispetto al totale nazionale)? Credo proprio di no, la scelta poteva essere fatta in maniera più sensata. Lei si chiede dov’erano ieri e 14 anni fa i rivoltosi di oggi che mai alzarono un dito e men che meno barricate per costringere i loro governanti a togliere i rifiuti: purtroppo la malata informazione (soprattutto televisiva) in tal senso plasma la mente dei cittadini dandogli una visione distorta della realtà, visto che i contestatori di oggi hanno sempre protestato, magari in maniera più pacata (ora sono esausti e sono capibili), perché tengono alla loro salute e soprattutto a quella dei loro figli, solo che non era mai stata data loro visibilità. Allo stesso motivo allora Le dico: dov’era l’informazione ieri e in questi 14 anni quando migliaia di tonnellate di rifiuti tossici partivano dalle regioni del Nord per scomparire seppellite nelle discariche campane? Mah… Quei rifiuti tossici sono ancora lì e gli abitanti di Chiaiano (ed altri) ne convivono sopra. E dovrebbero continuare a tacere? Lei dice che chi lancia molotov o mette gli autobus di traverso o butta pietre e bastoni contro i poliziotti non dialoga, e fa del male soprattutto alla sua gente: è dialogo quello di uno Stato che per decine di anni non ha ascoltato le proteste di questi cittadini ed ora decide di riaprire una discarica in paese tralasciando queste stesse proteste di semplici cittadini che tengono alla loro salute? Il male non se l’è fatto questa gente: gliel’ha fatto lo Stato, facendoli ammalare. La violenza delle proteste di questi cittadini non è mai partita per prima: è stata scatenata dalla soppressione dei poliziotti servi di uno Stato ideologicamente fascista che dei suoi cittadini (che lo hanno votato!) non gliene frega proprio niente. E allora avanti con quanto prevede il decreto, ovvero poliziotti, manganelli e carcere: vuoi mettere la bella immagine che se ne farà Berlusconi nel mondo dopo aver risolto l’emergenza rifiuti in Campania, ridando splendore alla città di Napoli e sopprimendo (ed incarcerando) coloro che hanno protestato per la loro salute… Sono sicuro che una discarica nel centro di Arcore non nascerebbe mai, e nemmeno Lei Guiglia tacerebbe se abitasse a Chiaiano. Distintamente la saluto.”
Cari blogger, ora resto in attesa di risposta: vi terrò informati (qualora la risposta arrivasse…).

lunedì 12 maggio 2008

RIFIUTI: l’Unione Europea processa l’Italia!

In seguito alla stagnazione circa la risoluzione del problema rifiuti a Napoli ed in molte zone della Campania, la Commissione Europea ha portato l’Italia davanti alla Corte di Giustizia del Lussemburgo in quanto si ritiene insufficiente il piano gestione rifiuti varato dal governo Prodi pochi mesi fa. Certo, prima di un’eventuale condanna (che porterebbe l’Italia a pagare decine di milioni di euro) passeranno diversi mesi, periodo nel quale dovranno essere prese soluzioni alternative. La procedura d’infrazione verso l’Italia era stata aperta nel giugno del 2007 in seguito all’emergenza che era scattata in primavera (ma che dura da almeno 15 anni…) e martedì 06 maggio 2008 è arrivato il comunicato della Commissione Europea: “Anche se l’emergenza si è ridotta, grazie alla rimozione dei rifiuti dalle strade seguita alla nomina del commissario straordinario, la Commissione ritiene che le misure adottate non siano adeguate per risolvere nel lungo periodo il problema ed impedire il ripetersi dei fatti inaccettabili verificatesi lo scorso anno”. Inoltre, l’UE nutre molti dubbi sul fatto che la Campania possa attuare un sistema di gestione efficiente per la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti ed, inoltre, considera le autorità campane incapaci di indicare un calendario chiaro per il completamento e la messa in esercizio degli impianti di selezione, delle discariche, degli inceneritori e delle altre infrastrutture necessarie per risolvere i problemi che affliggono la regione. Ora ci saranno 12-18 mesi di tempo prima della condanna dei giudici UE: se qualcosa non cambierà, l’Italia andrà incontro ad una sanzione salatissima minima di 10 milioni di euro più una penalità tra i 22.000 ed i 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nell’attuazione della sentenza!!!
Ma il problema non riguarda solo la Campania: infatti, sta rischiando grosso anche il Lazio che sarebbe addirittura vicino al tracollo a causa delle discariche che sono in fase di esaurimento e alla piccola quantità di raccolta differenziata (appena il 12%) che vi viene svolta. Si tratta di 3.373.000 tonnellate di rifiuti ogni anno, che presto non si saprà dove smaltirli (attualmente vengono smaltiti nelle 10 discariche laziali che potranno essere utilizzate secondo la Finanziaria sino al 31 dicembre 2008): ora l’UE vuole vederci chiaro e sta pensando ad una nuova procedura d’infrazione per il Lazio. Già nel 2004 i commissari europei avevano aperto un provvedimento d’infrazione nei confronti della Regione (gestita da Storace) per non aver inviato a Bruxelles il “Piano di gestione dei rifiuti”.
Speriamo solo che, per la risoluzione del problema rifiuti, non si costruiscano inceneritori (opps, termovalorizzatori…) ovunque. Ho già espresso le mie motivazioni in molti miei precedenti post, ovvero che un ciclo perfetto e pulito dei rifiuti dovrebbe prevedere:

  • raccolta differenziata “porta a porta”: si può differenziare fino all’85% del prodotto, dalla carta alla plastica, dal vetro all’alluminio, dall’umido al legno, dai metalli al vestiario, dalle pile ai medicinali, ecc…, mentre solo il 15% potrebbe essere rappresentato dal rifiuto secco;
  • riciclaggio del materiale differenziato in appositi impianti di riciclo: la carta si può macerare ed utilizzare per ottenimento di nuova carta, la plastica può essere rammollita e rielaborata in nuove forme, il vetro può essere fuso e riutilizzato per nuovi contenitori in vetro, ecc… con un notevole contributo in fatto di risparmio di materia prima;
  • solo il 15% di rifiuto secco finirebbe in discarica, dando respiro alle nostre discariche e contribuendo alla protezione del nostro ambiente.

Questa filiera non prevede inceneritori (o termovalorizzatori, come vengono chiamati qui in Italia…): nulla deve essere bruciato, ma riciclato. L’incenerimento produce energia elettrica (anche se è molta quella che viene consumata per farli funzionare…), ma rilasciano in atmosfera nanoparticelle che non vengono trattenute neppure dai migliori filtri dei camini e che sono dannosissime per la salute umana (provocano soprattutto un aumento dei tumori).
Ma, allora, perché nessuno la vuole mettere in atto questa filiera? Perché non prevede fortune economiche per i costruttori degli inceneritori… Ora la parola al governo Berlusconi IV, prepariamoci ad incenerirci!

domenica 24 febbraio 2008

RIFIUTI: se anche Santoro (e non solo) non ne parla a dovere…

Se anche Michele Santoro (ma anche Curzio Maltese di La Repubblica) parlano in maniera distorta di rifiuti, allora siamo davvero alla frutta! Perché dico questo? Presto detto. Giovedì sera 21 febbraio 2008 su RAI2 Michele Santoro dedica la sua puntata di Annozero all’emergenza rifiuti in Campania. La puntata inizia senz’altro bene, merito di un bellissimo e dettagliatissimo intervento del grande Travaglio che, senza peli sulla lingua (come al solito), parla di quanto successo in questi ultimi 15 anni in Campania a proposito di rifiuti, comprese le proteste negli anni scorsi di sindaci (anche di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) contro i termovalorizzatori, gli stessi che ora protestano perché non sono stati fatti! Poi però il dibattito si fa deludente: ospite, tra gli altri, in trasmissione c’è il deputato Brunetta (di Forza Italia) il quale afferma che, fino ad una settimana fa ne sapeva ben poco di rifiuti e, una volta raggiunto dall’invito di Annozero, si è messo a studiare sull’argomento! Beh, poteva risparmiarselo visto le buffonate che ha detto. Il bello (anzi il brutto!) è che Santoro (purtroppo) gli ha dato corda: nessuno, e dico nessuno, che abbia parlato seriamente in trasmissione di un’efficiente raccolta differenziata che sarebbe la premessa per non realizzare i famosi termovalorizzatori. Ho già spiegato più volte nei miei precedenti post quanto semplice sia (e sostenibile da un punto di vista ambientale) una filiera ecologica che prevede lo smaltimento dei rifiuti:

  • raccolta differenziata porta a porta (carta, plastica, vetro, alluminio, umido, secco, pile, farmaci scaduti, vestiti, oltre a servizi di smaltimento di rifiuti particolari come elettrodomestici, mobili, legno, metalli, ecc…);
  • riciclaggio di ogni tipo di materiale recuperabile: esistono veri e propri impianti per il riutilizzo dei materiali riciclati (la carta viene fatta macerare e ridotta a nuova cellulosa, la plastica viene rammollita e rimodellata in nuove forme, il vetro viene fuso oppure triturato per essere utilizzato per selciati stradali o materiali isolanti, l’umido e gli scarti da giardino vengono utilizzati come fertilizzanti in agricoltura, i vestiti vengono spediti alle popolazioni bisognose, il legno viene recuperato nelle falegnamerie, il metallo viene rifuso, le pile vengono riciclate, idem i farmaci scaduti, ecc…);
  • una volta fatta una raccolta differenziata ad hoc, il rifiuto secco non riciclabile si riduce ad appena il 10-15%, che può essere smaltito perfettamente nelle discariche: si chiudono e bonificano quelle pericolose e, allo stesso tempo, si individuano in terreni impermeabili dei siti per nuove discariche che possono essere a lungo efficienti per ospitare solo il rifiuto secco.

Naturalmente questo eviterebbe la costruzione di termovalorizzatori: constatato che anche i migliori filtri in circolazione sul mercato non trattengono le polveri sottilissime che escono dai camini degli inceneritori le quali sono pericolosissime per la salute umana (responsabili di gravi patologie, come i tumori), che questi inceneritori non possono funzionare solo col rifiuto secco, che comportano uno spreco di denaro incredibile col quale si possono invece realizzare più impianti di riciclaggio di materiale vario, che la (poca) energia prodotta dai termovalorizzatori si può ottenere (in quantità maggiore ed assolutamente pulita) da altre fonti come il fotovoltaico, il solare termico, l’eolico e il biogas, tutto ciò constatato non capisco perché questo nessuno lo dica. CERTO, PRIMA DI TUTTO BISOGNEREBBE AFFRONTARE IL PROBLEMA DEGLI IMBALLAGGI, PER RIDURRE DRASTICAMENTE LA MASSA DI RIFIUTI, MA ANCHE DI QUESTO NESSUNO NE PARLA! Non lo ha detto nessuno finora nei TG e nelle trasmissioni di approfondimento (nè in RAI né a Mediaset), né sui quotidiani né sulle riviste, tanto meno coloro che sono sempre stati favorevoli a raccontare come stanno le cose, anche in maniera scomoda e senza peli sulla lingua. Non lo ha fatto Michele Santoro su Annozero, ma non lo ha fatto neppure Curzio Maltese del quotidiano La Repubblica: nell’inserto “Il venerdì” del 22 febbraio 2008 del quotidiano per cui scrive, Maltese nel suo articolo intitolato “La sorpresa di una campagna elettorale basata sui rifiuti” si chiede preoccupato come mai in questi anni non si è arrivati a costruire i termovalorizzatori! Ma perché nessuno riesce ad esporre la tesi che io ho esposto sopra incentrata esclusivamente sulla raccolta differenziata, che è ripresa da molte personalità autorevoli che naturalmente non vengono invitate ad esporla? Così si nasconde la realtà dei fatti. Mi viene da pensare o che tutti vogliano coprire questi inceneritori perché costituiscono una immensa fonte di guadagno economico o perché sono spinti da semplice ignoranza: in ogni caso, si tratta di qualcosa di davvero inquietante, non so se sia più grave la prima o la seconda! Purtroppo in Italia questo succede per tante cose.
E, sempre a proposito di distorsione della realtà, mi sconcerta quanto detto da un altro autorevole giornalista di La Repubblica che ho sempre stimato per la sua visione dei problemi: Giorgio Bocca. Sempre nell’inserto “Il venerdì” del 22 febbraio 2008 del quotidiano per cui scrive, Bocca nel suo articolo intitolato “Ambiente, quei luoghi comuni sui rischi per la salute” si chiede come mai in Italia non si sia ancora optato per la scelta del nucleare, dipingendolo come la soluzione a tutti problemi. Certamente col nucleare si produrrebbe molta energia, tuttavia ne sono fortemente contrario (e l’ho già esposto in numerosi miei precedenti post) per i seguenti motivi:

  • costruendo adesso una centrale nucleare, questa sarebbe efficiente non prima di dieci anni, ma intanto?
  • la costruzione delle centrali nucleari comporterebbe una spesa economica incredibile, ma col stessa somma di denaro si costruirebbero molti più impianti di energia da fonte rinnovabile (fotovoltaico, solare termico, eolico, biogas, geotermia, ecc…);
  • la materia prima (l’uranio) è già in fase di esaurimento (si stimano riserve per non più di 25 anni) e costa sempre di più: una volta esaurito, che faremo?
  • smaltimento delle scorie nucleari: facciamo già fatica a smaltire i rifiuti domestici, come faremo con le scorie? Faremo affondare le navi cariche di scorie nel Mediterraneo?
  • dove troveremmo l’incredibile quantità d’acqua necessaria nei processi di raffreddamento delle centrali nucleari, visti i già attuali problemi idrici del nostro paese? Un solo dato: la Francia in un anno utilizza ben il 55% dell’acqua nazionale nelle centrali nucleari…
  • questioni di sicurezza: anche i più moderni impianti sono delle autentiche potenziali bombe atomiche!

Perché questo nessuno lo dice, neppure le autorità giornalistiche più autorevoli? Perché non domandarsi invece come mai si punta ancora poco sulle energie da fonti rinnovabili, o perché vengono respinte le centrali eoliche?
Si tratta di continue visioni distorte della realtà che influenzano però in maniera errata la maggior parte delle persone che purtroppo assimilano solo quello che viene loro detto da giornali e TV, indipendentemente che si tratti di boiate o cose serie. Con questo non voglio sminuire l’ottimo giornalismo che hanno sempre fatto (e che fanno tuttora) Santoro, Maltese e Bocca (secondo me tra i migliori giornalisti in circolazione, tra i pochi che si possono definire tali), ma questa volta mi sento di dire che hanno avuto una visione distorta ed errata delle possibili soluzioni a due problemi fondamentali per l’Italia: i rifiuti e l’energia. È questo un segnale che davvero in Italia la soluzione ai suoi problemi resta un’utopia…

mercoledì 20 febbraio 2008

EMERGENZA RIFIUTI: lo smaltimento inizia dal negozio!

E’ il titolo di un interessante, quanto mai realistico, articolo di Gianpaolo Fabris apparso sull’inserto “Affari & Finanza” del quotidiano La Repubblica di lunedì 18 febbraio 2008. L’ho detto tante volte che il problema rifiuti, in Campania e ovunque, si risolve con un’ottima raccolta differenziata, il successivo riciclo dei materiali negli appositi impianti e il conferimento in discarica di solo quel 15% di rifiuti che non si possono riciclare: ma ho sempre sostenuto anche che, alla base di tutto ciò, ci dovrebbe essere una forte riduzione degli imballaggi dei prodotti che compriamo nei negozi. Come ribadisce lo stesso Fabris, ben 4/5 dei rifiuti è riconducibile alle confezioni dei prodotti che consumiamo: il cosiddetto “packaging” (gli imballaggi, appunto) da tempo non ha più la funzione di conservazione e trasporto dei prodotti bensì una funzione di pubblicità legata alla comunicazione e all’incantamento del consumatore. Purtroppo il consumatore medio è entrato nell’ottica che un prodotto è buono se fa bella figura negli scaffali del supermercato, e per fare bella figura deve essere super imballato. È un po’ il principio della “size impression”: si spinge il consumatore ad acquistare prodotti con grandi contenitori in quanto nella sua mente scatta quel meccanismo perverso che gli fa credere che ci possa essere dentro più prodotto (che poi invece non è…). Questo si tramuta in vantaggi economici per le industrie dei prodotti che si vendono (e per quelle degli imballaggi…), ma rappresenta una perdita economica per il consumatore. Naturalmente, tutto questo si tramuta infine in un peso per la società, sotto forma di quantità sempre più grandi di rifiuti da smaltire. Qualche aiuto alla riduzione dei rifiuti lo può dare anche il consumatore, ad esempio evitando tutti quei prodotti in scatola di carta o ferro o plastica che si possono tranquillamente trovare anche sfusi e allo stesso prezzo: quindi prediligere i legumi freschi a quelli in scatola, il tonno sfuso a quello in scatoletta, l’insalata fresca a quella in confezione, il minestrone fatto in casa a quello surgelato in confezione, la carne da macelleria a quella in confezione, le torte fatte in casa a quelle confezionate, il pesce fresco a quello in scatola surgelato, i sughi fatti in casa anziché pronti in vasetto, l’acqua di rubinetto a quella in bottiglia, i tovaglioli di stoffa a quelli di carta, le tazzine di ceramica per il caffè anziché i bicchierini in plastica, ecc…. Secondo uno studio pubblicato sul numero di febbraio del mensile di Legambiente "La nuova ecologia", così facendo una famiglia di 4 persone potrebbe ridurre i propri rifiuti di 2 kg ogni settimana, ovvero 100 kg all’anno! Certo, dovrebbe essere la grande distribuzione a proporre prodotti in maniera alternativa: in molti stati esteri vi sono già distributori di latte, in molti supermercati si vendono pasta, riso e detersivi sfusi ove ognuno va sempre con lo stesso contenitore. Pensate a quanti imballaggi si potrebbero evitare. Purtroppo viviamo in un periodo in cui la pubblicità (su TV, giornali, per strada, ecc…) la fa da padrona in quanto costituisce una immensa fonte di denaro, e quindi penso sia davvero utopia credere ad una prossima riduzione degli imballaggi!
Proprio a tal proposito, sabato 1° marzo 2008 Legambiente propone l’iniziativa DISIMBALLIAMOCI 2008: l’associazione sarà davanti a molto supermercati italiani per sensibilizzare i consumatori sul problema, orientandoli ad acquistare prodotti che abbiamo il minor scarto possibile oppure raccogliendo tutti gli imballaggi inutili dei prodotti appena acquistati (la scatola di cartone del dentifricio, gli imballaggi in nylon, le scatole di cartone contenenti più vasetti o barattoli, il polistirolo o le cassette di frutta e verdura, ecc….) per mandarli poi alla raccolta differenziata e al successivo riciclaggio. Tutti possiamo fare la nostra parte, in attesa di una svolta dai “quartieri alti”… Per informazioni sull’iniziativa contattare Legambiente al n° 02/45475777 o mandare una e-mail all’indirizzo barbara.abbruzzese@legambiente.org

domenica 3 febbraio 2008

RIFIUTI: ecco un bel esempio di “riciclaggio della plastica”!

Ne ho già ampiamente parlato nei miei precedenti post, a proposito dell’emergenza rifiuti in Campania: farò un breve riassunto del mio personale “rifiuti-pensiero” (che non riesco a capire perché nessuno in Campania ci arrivi ad attuarlo…).
È ormai assodato che l’emergenza rifiuti che ora attanaglia la Campania è il frutto di 14 anni di cattiva gestione (voluta?) dell’immondizia, fino ad arrivare all’esaurimento delle attuali discariche. Ora sembra che la soluzione di tutto siano i termovalorizzatori (termine italiano con cui in tutto il mondo vengono chiamati gli “inceneritori”: saremo pur conosciuti come un “paese di poeti” per qualcosa …): tutta l’informazione (TV e giornali) ne parlano a favore, omettendo però i rischi derivanti dall’incenerimento, soprattutto per quelle polveri sottilissime che sfuggono anche ai modernissimi filtri dei camini degli inceneritori e che sono pericolosissime per la salute umana tanto da aumentare sensibilmente il diffondersi di tumori e malformazioni nei feti. Nessuno però ne parla… La soluzione sarebbe talmente semplice che non servirebbe neppure nominarla: premesso che esiste un problema alla fonte di imballaggi (per cui ogni prodotto che compriamo ha una quantità incredibile di scarto da gettare) che è lungi dall’essere risolto…, ciò premesso dico che un efficiente raccolta differenziata dei rifiuti e il suo riciclaggio risolverebbero alla grande il problema. Come? Semplice:

1) eseguire un’ottima raccolta differenziata permetterebbe di dividere ogni tipo di rifiuto: carta e cartone, plastica, vetro, alluminio, umido, ferro, legno, vestiti, medicinali scaduti, materiali infiammabili e velenosi, pile, ecc… fino ad arrivare al rifiuto secco;

2) riciclare tutti i prodotti riciclabili: carta e cartone si possono macerare fino ad ottenere cellulosa per la produzione di nuova carta, la plastica si può rammollire dandole poi nuove forme oppure essere impiegata per usi diversi, il vetro può essere fuso e riutilizzato per nuove forme o in altri prodotti, l’alluminio idem, il ferro idem, l’umido può essere utilizzato come materiale fertilizzante per l’agricoltura, i vestiti possono essere mandati alle popolazioni bisognose del terzo mondo, medicinali scaduti-materiali velenosi ed infiammabili-pile possono essere smaltiti da ditte specializzate. Esistono oggi (ma non in Campania…) appositi impianti per il riciclaggio di ogni materiale;

3) stoccare il rifiuto secco in discarica: facendo un’ottima raccolta differenziata, solo il 15% del rifiuto secco finirebbe in discarica. Quindi basterebbe chiudere le discariche che per decenni hanno ospitato ogni sorta di rifiuto, bonificarle e valorizzarle, e allo stesso tempo individuare dei siti nuovi, lontani dai centri abitati e soprattutto ben impermeabilizzati per creare delle piccole discariche ove stoccare la minima parte dei rifiuti (ovvero il secco, quello non riciclabile). Dalle discariche si potrebbe poi sfruttare il biogas (che si forma naturalmente) per poter essere utilizzato nella produzione di energia da fonte rinnovabile.

Perché tutto questo non succede? Perché si vuole a tutti i costi impegnare i soldi per costruire i termovalorizzatori e non per realizzare gli impianti di riciclaggio dei materiali che creano polveri in quantità molto (ma molto!) inferiori rispetto agli inceneritori? Se ne guadagnerebbe in termini di protezione ambientale e di salute umana.
A tal proposito, riporto un bel esempio di riciclaggio rifiuti della mia zona (abito nella pianura veronese). Da molti anni esiste una discarica nel comune di Legnago, precisamente in località Torretta, che ha ospitato per decenni i rifiuti (anche non riciclati) del Veronese, del Rodigino ed anche di alcuni comuni del Trentino. Fino a pochi anni fa la discarica sembrava al collasso per evidente esaurimento degli spazi, finché non è intervenuta la raccolta differenziata. E proprio nella discarica è stato realizzato un impianto di recupero della plastica, operativo da un anno e che sta raggiungendo ottimi risultati. L’inaugurazione è avvenuta il 16 dicembre 2006 ed è l’unico impianto del genere nella Provincia di Verona (a dispetto dei due inceneritori veronesi di Cà Del Bue e di Cologna Veneta): nel 2007 sono state trattate ben 14.000 tonnellate di plastica derivante dalla raccolta differenziata che si attua con successo in quasi tutti i paesi del veronese. Di queste, 4.000 tonnellate sono costituite da PET (ovvero il materiale trasparente di cui sono fatte le bottiglie dell’acqua), 2.000 tonnellate sono di PE (polietilene, ovvero il materiale non trasparente, colorato), 1.500 tonnellate di imballaggi e pellicole, 4.800 tonnellate di prodotti misti di scarso valore (come i tappi), 1.500 tonnellate di scarti dalla selezione che (ahimè…) vengono mandati ai termovalorizzatori e 200 tonnellate di metalli (lattine e barattoli di alluminio) che vengono separati tramite un magnete nel “deferrizzatore” e poi mandati negli appositi impianti. L’obiettivo è ora di arrivare a lavorare fino a 25.000 tonnellate di plastica all’anno. Ma come funziona l’impianto? La plastica giunge nell’impianto raggruppata in balle, dopo un trattamento di pulitura preliminare. Le balle vengono quindi disfatte e mandate sul nastro trasportatore: passano in un vaglio meccanico che separa il materiale in base al peso e poi nel “deferrizzatore” che separa i materiali metallici. Infine, viene sottoposto all’analisi di lettori laser che dividono la plastica per colore, separando quindi PET da PE. I materiali separati vengono poi venduti alle aziende (che ne fanno richiesta) tramite un’asta su internet o tramite inserzione sui giornali locali: la plastica separata, una volta acquistata, viene utilizzata in altri impianti per ricreare bottiglie o contenitori vari oppure per ottenere altri materiali come il “pile” o i rivestimenti dei sedili delle automobili (che altrimenti dovrebbero essere realizzati con nuova plastica…). L’impianto di Torretta è sorvegliato da circa 50 operatori (scelti tra persone emarginate e bisognose di lavoro) che lavorano su due turni in modo da rendere il più possibile sicuro ed efficiente il procedimento. Nella discarica di Torretta, tra l’altro, oltre al riciclaggio della plastica, c’è già attivo un sistema di recupero del biogas ed un trattamento del rifiuto umido che viene usato anche come strato di copertura fertile alle parti di discarica esaurite. Si tratta di un vero e proprio “centro integrato di trattamento dei rifiuti”, di cui il comune di Legnago ne va fiero.
Perché questo non si riesce ad applicare in Campania? Se i soldi ci sono (visto che si vogliono fare gli inceneritori), perché non vengono impiegati diversamente per realizzare questi centri di riciclaggio? Ci sarebbero vantaggi per l’ambiente, per i Comuni (in termini economici) e per la società: eppure non succede…

mercoledì 23 gennaio 2008

RIFIUTI CAMPANIA: le ragioni di Pianura...

Ho già abbondantemente espresso in vari precedenti post le mie opinioni e le possibili soluzioni per risolvere la situazione dei rifiuti in Campania. Siamo però tutti d’accordo che, anche scegliendo la strada (necessaria) della raccolta differenziata e del recupero dei materiali, per risolvere momentaneamente la situazione (ovvero per qualche mese per predisporre i nuovi piani di raccolta rifiuti) si devono aprire delle discariche. Il super-commissario De Gennaro ha ora reso pubblico il suo piano per fronteggiare l’emergenza: si devono quindi riaprire delle discariche. Purtroppo tra queste vi è quella, ormai famosa, di Pianura.
Mi dispiace essere in disaccordo, ma non possono non essere d’accordo con gli abitanti di Pianura: come può essere riaperta una discarica che dista poche centinaia di metri dal centro abitato e che per ben 43 (dicesi quarantatre!) anni ha ospitato rifiuti di ogni genere inquinando a dismisura? Come possono gli abitanti credere che questa sia l’ultima volta che ospiteranno rifiuti visto che la stessa promessa era già stata fatta diverse volte in passato? Perché non avere il coraggio di individuare altri siti? Sono state riaperte altre discariche, sono stati individuati punti di stoccaggio temporaneo, se ne poteva individuare uno in più e risparmiare Pianura dal disastro ambientale! Perché di questo si tratta. Sono di questi giorni, infatti, le dichiarazioni di Massimo Scalia, insegnante di Fisica all’Università La Sapienza di Roma, che è stato parlamentare dei Verdi e che tra il 1998 ed il 2000 ha presieduto la Commissione di inchiesta sui rifiuti. In queste sue dichiarazioni afferma che, durante le sue indagini, fu accertato che a Pianura finirono sicuramente i fanghi velenosi dell’ACNA di Cengio: l’ACNA è l’Azienda Coloranti Nazionali ed Affini di Cengio (Savona), che con i suoi scarichi ha devastato la valle del fiume Bormida applicando per almeno 50 anni un omicidio volontario dell’ambiente circostante. Le acque del fiume erano diventate rosse e sulle sue rive non vi era più vegetazione; poi il 23 luglio 1988 dalle sue ciminiere scaturì una nube di anidride solforosa pericolosissima. Per ovviare al problema, dal 1988 e fino al 1999 ogni tipo di rifiuto (quasi esclusivamente tossico!) della fabbrica fu portato nella discarica di Pianura. Nel 1999 fu istituita una Commissione speciale per la bonifica dell’ACNA, il cui commissario è stato fino al 2005 Stefano Leoni, il quale afferma che tra il 1999 ed il 2005 la valle del Bormida è stata liberata da ben 300.000 metri cubi di sali sodici, nei quali erano presenti 250.000 mc di fanghi velenosi che sono stati stoccati nelle miniere di sale di Halle (Germania); restavano tuttavia ancora 3,5 milioni di mc di peci nocive da smaltire! La Commissione ha accertato che per decenni la fabbrica aveva prodotto esplosivi e poi vernici, individuando ben 280 categorie di composti chimici tra cui molti di assolutamente pericolosi (diossine, ammine, composti di zolfo, cianuro, azoto, ammoniaca, ecc…): purtroppo non si è riusciti ad accertare cosa era stato smaltito prima del 1999, e soprattutto dove: ma molti parlano di navi cariche di fanghi velenosi fatte affondare e di camion che hanno sversato nella discarica di Pianura!!! Nicola De Ruggero, assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, afferma che sono state almeno 800.000 mila le tonnellate di rifiuti di Cengio smaltite a Pianura!! A questo aggiungiamo che pochi anni fa la società che gestiva i terreni della discarica fu sottoposta ad interdizione perché non era in regola con la normativa antimafia. Poi mai nessuno pensò di bonificarla. Nel tempo le varie amministrazioni comunali hanno fatto effettuare solo carotaggi superficiali, mai andati oltre i 20 metri di profondità. Ora esiste il forte dubbio (che è quasi una certezza) che proprio al di sotto di questi 20 metri ci siano i fanghi velenosi di Cengio, depositati senza nessun trattamento e su un terreno fortemente permeabile: ciò significa inquinamento delle falde acquifere. Gettare ora nuovi rifiuti al di sopra di quelli esistenti significa allontanare ancor di più (forse per sempre…) la bonifica e l’isolamento della discarica: sarebbe un vero disastro ambientale! Il nuovo peso al di sopra di quello esistente eserciterebbe una ulteriore pressione alterando l’equilibrio della discarica, causando dei cedimenti ed eventuali esalazioni di sostanze molto pericolose. E non sono solo i rifiuti tossici di Cengio ad essere stati smaltiti a Pianura (e in altre discariche campane), visto che ve ne sono arrivati da varie parti del Nord, ovvero da quelle Regioni che ora si rifiutano di smaltire i rifiuti in eccesso della Campania… Tutto il mio appoggio dunque agli abitanti di Pianura!

sabato 12 gennaio 2008

RIFIUTI: no all'incenerimento, sì al riciclaggio

Insisto nel proporre la mia teoria: i termovalorizzatori non sono la soluzione al problema rifiuti perché non li eliminano (sempre per il principio che “nulla si crea e nulla si distrugge”) in quanto (uno) per ogni tonnellata di rifiuti inceneriti si ottengono oltre 600 kg di ceneri e gesso e un notevole impiego d’acqua (quindi tutti “prodotti” da smaltire) e (due) producono diossina e polveri sottilissime (che sfuggono ai filtri dei camini) dannosissime per la salute umana. Ma ormai non si parla altro che di termovalorizzazione, in pratica l’incenerimento: lo fanno tutte le TV (indistintamente telegiornali e “trasmissioni di approfondimento”, se così le possiamo chiamare…) nonché tutti i quotidiani, facendoci vedere che il termovalorizzatore libera le nostre città da tutti i rifiuti (perché vengono bruciati), che le discariche non avrebbero più senso di esistere (e questo non è vero!) e (importante ai fini economici…) dall’incenerimento dei rifiuti si ottiene energia elettrica ed acqua calda per le nostre città, facendoci credere che l’energia da incenerimento è energia da fonte rinnovabile (in contrasto con quanto prevede invece l’Unione Europea…). I termovalorizzatori hanno dunque uno solo scopo: quello economico, nessuno ha finora costruito i termovalorizzatori in quanto preoccupato dall’emergenza rifiuti…
Ho già esposto in uno degli ultimi miei articoli i pericoli derivanti dall’incenerimento (diossina e polveri sottilissime), con gravi ripercussioni per la nostra salute: si tratta di INQUINAMENTO INVISIBILE, quindi nessuno se ne preoccupa e soprattutto nessuno lo dice alla popolazione, che nel frattempo subirà (e subisce già!) un sensibile aumento dei tumori.
Io mi chiedo: perché i soldi per i termovalorizzatori non si impiegano invece per la realizzazione degli impianti per il riciclaggio dei rifiuti? Vi riporto velocemente il processo di riciclaggio di alcuni tipi di rifiuti.
CARTA. Tramite raccolta differenziata, la carta viene raccolta e stoccata negli impianti, selezionata per eliminare parti impure (metalli, plastica, ecc…) presenti in alcuni tipi di carta e sbiancata (per eliminare gli inchiostri, poi smaltibili in altri impianti). Si ottiene così la cellulosa, che ritorna quindi ad essere materia prima pronta a rientrare nel ciclo di produzione di nuova carta. Certo, per produrre una tonnellata di carta nuova non basta una tonnellata di carta riciclata, ma dovrà comunque essere aggiunta una piccola quantità di cellulosa fresca proveniente da alberi: però i vantaggi sono molteplici, come la minor quantità di cellulosa da albero da impiegare (e quindi minor quantità di alberi da tagliare), riduzione dei rifiuti da mandare in discarica, eliminazione dell’inquinamento da incenerimento e riduzione dei costi visto che il costo della materia prima riciclata è sensibilmente inferiore a quello della pasta di legno (normalmente usata).
PLASTICA. Tramite raccolta differenziata, la plastica viene raccolta e stoccata negli impianti: qui viene sottoposta a processi di riscaldamento (ad una certa temperatura e pressione) consentendo al materiale di rammollirsi sotto l’effetto del calore e riacquistare quindi nuove forme (in base a quelle desiderate) senza quindi richiedere l’utilizzo di nuovi polimeri (ottenuti dal petrolio). Quindi davvero un grande vantaggio ambientale. La plastica riciclata è suddivisibile in tre categorie: termoplastiche (rammolliscono sotto effetto del calore, possono quindi essere rimodellate in nuove forme e irrigidiscono sotto raffreddamento, con la possibilità di poter replicare il procedimento più volte), termoindurenti (come le precedenti, solo che il processo può essere fatto solo una volta: riscaldandole, dopo aver già effettuato il processo di cui sopra, non rammolliscono più ma si decompongono carbonizzandosi) ed elastomeri (possono essere sia termoplastiche che termoindurenti, con il vantaggio di essere estremamente deformabili ed elastiche). Molteplici i vantaggi: eliminazione dei polimeri (derivati del petrolio), riduzione dei rifiuti da mandare in discarica, eliminazione dell’inquinamento da incenerimento (la plastica bruciata è tra le maggiori responsabili della produzione di diossina) e riduzione dei costi visto che il costo della materia prima riciclata è sensibilmente inferiore a quello del polimero (normalmente usato).
VETRO. Tramite raccolta differenziata, il vetro viene raccolto e stoccato negli impianti: viene prima sottoposto a processi di trattamento e valorizzazione, poi viene inoltrato alle vetrerie dove viene fuso nei forni e riutilizzato per la produzione di nuovi prodotti in vetro. Viene addirittura utilizzato in edilizia per la realizzazione di materiali isolanti (come il vetro schiuma). Inoltre, il vetro riciclato fonde ad una temperatura inferiore rispetto alla materia prima: questo comporta un risparmio energetico, economico (meno materia prima) e di inquinamento atmosferico dovuto ai minor fumi prodotti dai forni di fusione, nonché riduzione dei rifiuti da mandare in discarica.
UMIDO. Tramite raccolta differenziata, lo scarto umido (compresi gli scarti da giardino), viene raccolto e stoccato negli impianti di compostaggio: qui si trasforma in fertilizzante e terriccio da impiegare per scopi agricoli.
Lo stesso discorso vale anche per altri tipi di rifiuti, come i metalli (che possono essere fusi), il legno (che può essere utilizzato negli impianti di teleriscaldamento), vestiti e scarpe (che possono essere inviati a popolazioni bisognose), ecc…, con una diminuzione sensibile dei materiali da mandare in discarica: infatti qui vi finirebbe solo il 15% del rifiuto riciclato, ovvero la parte secca. Questo comporterebbe un bel “respiro” alle discariche, senza la necessità di costruirne di nuove, isolando in maniera adeguata quelle esistenti e (perché no) utilizzare il biogas che vi si forma al loro interno per la produzione di energia elettrica (questa sì che sarebbe energia da fonte rinnovabile!!).
Quindi basterebbe un’ottima raccolta differenziata dei rifiuti (magari col sistema “porta a porta”), la realizzazione di impianti per il riciclaggio dei materiali differenziati (invece dei termovalorizzatori) e un buon sistema di discariche (magari spostando quelle poste nei pressi dei centri abitati e bonificando le altre). PERCHE’ QUESTO SISTEMA NON VIENE ATTUATO?
Ah, naturalmente tutto sarebbe più sostenibile se fosse diminuita la quantità impressionante di imballaggi relativa ai prodotti che compriamo, il chè comporterebbe una sensibile riduzione dei rifiuti da riciclare e da mandare in discarica: ma in questo senso urge un cambio di mentalità generale. In attesa di tale cambiamento (che non vedo…), sarebbe già un bel passo avanti attuare il sistema sopra descritto…

martedì 8 gennaio 2008

A proposito di raccolta differenziata...

Continuo il discorso affrontato nel mio articolo di sabato 05 gennaio 2008 a proposito dell’emergenza rifiuti in Campania. Con grande rammarico vedo che si sparge sempre più l’idea che i termovalorizzatori siano la soluzione a tutti i mali della Campania (e non solo): lo leggo e lo sento da più parti, dalle istituzioni locali (Jervolino in qualità di Sindaco di Napoli e sassolino in qualità di Presidente della Regione Campania) fino allo Stato (per ultimo il premio Romano Prodi ha ammesso che i termovalorizzatori o inceneritori o sistemi simili sono la soluzione unica al problema, seguito dal silenzio del ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio…), dai telegiornali (per ultimo il TG5 di ieri sera…) fino ai quotidiani nazionali (tra cui anche, ahimè, l’amata La Repubblica per bocca, tra gli altri, di Gian Antonio Stella e Corrado Augias). Mi stupisce la leggerezza con cui viene trattato l’argomento, perché di leggero non c’è proprio niente. Un “anonimo” ha risposto al mio precedente articolo dicendo che in fin dei conti i termovalorizzatori esistono anche a Brescia e Venezia e nessuno solleva polemiche: debbo dire che è proprio questo “non parlarne” che mi preoccupa. Vi dico anche perché. Un inceneritore è stato realizzato a circa 14 km da casa mia, nel comune di Cologna Veneta (VR): oltre che ad avere avuto una storia contorta fatta di autorizzazioni FALSE, ricorsi e processi (fino alla condanna definitiva di chi rilasciò quelle autorizzazioni false, tra cui un ex sindaco e un ex segretario comunale), l’impianto (che tra l’altro bruciava anche rifiuti riciclabili!) è ora fermo anche in seguito ai ricorsi fatti dal comitato locale in seguito alla scoperta di livelli di diossina molto elevati nell’aria (dannosissima per la nostra salute). Tra l’altro, non molto tempo fa, alcuni dirigenti dell’A.R.P.A.V. della Regione Veneto sono stati arrestati per aver “manomesso” (in modo da farli configurare buoni) i prelievi di aria e/o acqua della zona!!! Quindi mi balla non uno ma entrambi gli occhi di fronte alla purezza dell’aria che esce dai camini degli inceneritori di Brescia e Venezia: ma la diossina (e le altre polveri sottilissime…) non è visibile e questo va più che bene per la maggior parte della popolazione!!! Ricordate che “nulla si crea e nulla si distrugge”: i nostri cari odiati rifiuti, una volta bruciati, non scompaiono ma si trasformano in ceneri tossiche da smaltire e in fumi cancerogeni che vagano liberi nell’aria (e quando piove si diluiscono sui nostri terreni). DIREI PIU’ CHE BENE, NO? FORSE, SE LA DIOSSINA FOSSE COLORATA… (ah, definizione dello Zanichelli per diossina = denominazione comune a un gruppo di composti organici tossici usati per la produzione di erbicidi e battericidi, che comunemente indica il derivato policlorurato di tetraclorodibenzop-diossina, che è una delle sostanze più velenose che esistano!). Quindi, a rischio di diventare monotono, continuo a ribadire quanto affermato nel mio precedente articolo: premesso che si dovrebbero diminuire alla fonte gli imballaggi delle merci che compriamo (in modo da ridurre tutto il rifiuto inutile) e che questo è comunque un intervento la cui realizzazione necessita un cambio di mentalità radicale (che non vedo nel giro di pochi anni…), sono sempre dell’idea che la soluzione sta nel riciclo dei rifiuti (almeno della parte riciclabile) e quindi nella raccolta differenziata. Vi ricordo che, in base ai dati forniti da Federambiente per l’anno 2000, la composizione merceologica dei RSU (Rifiuti Solidi Urbani) è la seguente:

- 28% rifiuto organico;

- 24% carta e cartone;

- 11% plastica;

- 7% vetro;

- 10% legno e tessili;

- 3% metalli;

- 17% rifiuto secco.

Quindi almeno l’83% dei rifiuti è assolutamente riciclabile, mentre solo il 17% non lo è: dico “almeno” perché in quel 17% sono compresi anche materiali ingombranti, sostanze velenose e farmaci che possono essere smaltiti separatamente in sedi appropriate, di conseguenza la porzione di rifiuto secco si riduce ulteriormente anche sotto il 15%!!! Terenzio Longobardi, nel suo articolo intitolato “Rifiuti solidi urbani. Oltre la sindrome di Nimby” pubblicato sabato 05 gennaio 2008 sul portale www.aspoitalia.net, indicando come “sindrome di Nimby: l’opposizione totale delle comunità locali alla realizzazione di qualsiasi impianto come gli inceneritori” (e come da loro torto…), indica nei termovalorizzatori (se fatti bene) la soluzione ideale per smaltire la parte secca dei RSU. Certo se fatti bene, ma qui mi ballano sempre entrambi gli occhi visto che le analisi dell’aria non sono così rassicuranti: esiste una normativa italiana (Legge n° 133/2005), di riferimento alla normativa europea, che stabilisce i limiti di emissione previsti per gli inceneritori, e per le diossine tale limite è di 0.1 ng/Nmc (l’autore dell’articolo dice che i moderni impianti riescono a stare sotto tale limite). Purtroppo sappiamo quanto gli interessi economici che stanno alla base degli inceneritori (produzione di energia elettrica e di calore) prevalgano sulla salute dei cittadini, e lo dimostra l’arresto dei dirigenti A.R.P.A.V. della Regione Veneto di cui vi dicevo ad inizio articolo. Recenti analisi hanno permesso di individuare che ogni tonnellata di rifiuto bruciato in un inceneritore producono 300 kg di ceneri solide altamente tossiche che hanno bisogno di discariche speciali, 30 kg di ceneri volatili altrettanto pericolose, 650 litri di acqua da depurare, 25 kg di gesso e una tonnellata di fumi e CO2!!!
Ma, scusatemi un po’, con tutte le maniere che ci sono per produrre energia da fonti rinnovabili, c’è proprio bisogno di ottenerla dall’incenerimento dei rifiuti? E il sole? Il vento? Le biomasse? Proprio dai rifiuti c’è la possibilità di captare il biogas prodotto dalla fermentazione dei rifiuti con conseguente recupero energetico. Invece niente… Concordo tuttavia col sig. Longobardi sul fatto che la raccolta differenziata deve essere intesa non come raccolta da effettuare (differenziata) nei cassonetti stradali, ma come raccolta effettuata col sistema “porta a porta” che consente di recuperare molti più rifiuti nonché una maggiore differenziazione dei rifiuti stessi grazie all’attenzione del singolo cittadino. La raccolta differenziata “porta a porta” è già una bella realtà in molti comuni del Nord Italia, ma siamo ancora a troppo poco: il decreto Ronchi stabilisce un obiettivo minimo di raccolta differenziata da conseguire a livello di ATO (Ambito Territoriale Ottimale) pari al 35%, mentre la Finanziaria per il 2007 aveva stabilito che la Regione (previa diffida) deve garantire una raccolta differenziata minima dei RSU del 40% entro il 31/12/2007, del 50% entro il 31/12/2009 e del 60% entro il 31/12/2011. Dati alla mano, oggi si producono in Italia 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani ed assimilati, dei quali solo poco più del 20% è riciclato (!), il 10% è incenerito e il 50% è smaltito in discarica. Mi vengono da fare due considerazioni:

1) se la raccolta differenziata è solo al 20% vuol dire che al 31/12/2007 la maggior parte delle Regioni non aveva raggiunto la soglia minima del 40% (se la matematica non è un’opinione…), quindi sono soggette a sanzione: saranno sanzionate? Ma…

2) se oggi solo il 10% dei rifiuti è incenerito, quanti termovalorizzatori si dovrebbero realizzare per smaltire 30 milioni di tonnellate di rifiuti non differenziati (o comunque una buona quota per liberare le discariche)? Credo tanti…, si potrebbe creare un mercato immobiliare dei termovalorizzatori!

Quindi, perché non effettuare la raccolta differenziata “porta a porta” ovunque, anche (e soprattutto) in quelle regioni (come la Campania) ove i rifiuti sono una vera e propria emergenza? Voi mi direte: e il rifiuto secco? Beh, dato che rappresenta la minima parte si possono benissimo utilizzare le attuali discariche, e dove sono esaurite, individuarne altre in posizioni lontane dai centri abitati (almeno 5 km come prevede la normativa nazionale) e al di fuori di aree di interesse ambientale: ci sono metodi molto avanzati che consentono la totale impermeabilizzazione dei siti (impedendo quindi ai liquami di penetrare nel terreno) e la raccolta/depurazione in loco del percolato tramite impianti in grado di abbattere drasticamente gli inquinanti. RIPETO: IN DISCARICA FINIREBBE SOLO LA MINIMA PARTE DEI RSU, APPENA IL 15%!
E’ ormai consolidata nel Nord Italia la tendenza di molti comuni a riunirsi in ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) in cui apposite aziende eseguono una perfetta raccolta dei rifiuti differenziati. Porto l’esempio del paesino in cui abito, Bevilacqua, posto nella bassa pianura veronese: vi si effettua ormai da anni la raccolta differenziata “porta a porta” che consente di separare (SENZA ALCUNA DIFFICOLTÀ) plastica, vetro, carta e cartone, umido, erba/scarti da giardino e rifiuto secco, mentre nei punti strategici del paese esistono cassonetti per la raccolta di pile, farmaci, prodotti tossici ed infiammabili; periodicamente il servizio raccoglie tessuti, vestiario e scarpe e addirittura (su richiesta all’apposito numero verde e GRATUITAMENTE) anche i rifiuti ingombranti come elettrodomestici, divani, arredamenti, ecc… Vi garantisco che il servizio funziona alla meraviglia: è eseguito dalla ditta “DE VIZIA TRANSFER S.p.A.” con sede legale a Torino e sede distaccata a Castelfranco Veneto (TV): tutto viene riciclato mentre solo il rifiuto secco finisce nelle discariche della zona (la più vicina si trova in località Torretta del Comune di Legnago -VR-, che proprio grazie alla raccolta differenziata della Provincia di Verona e delle province limitrofe ha risolto i suoi problemi di esaurimento). Come vedete, le soluzioni ci sarebbero, ma chi riuscirà a fermare il mare di soldi che ancora “gestisce” la raccolta dei rifiuti in molte parti d’Italia?

sabato 5 gennaio 2008

RIFIUTI CAMPANIA: niente di nuovo sotto il sole...

A cadenza regolare nel tempo si ripropone il gravissimo problema dei rifiuti campani, per ultimo in queste settimane in cui molte città della regione sono letteralmente sommerse dai rifiuti scatenano polemiche a non finire tra residenti, sindaci, Presidente della Regione e Stato, ma alla fine (come sempre accaduto in questi ultimi 14 anni!) tutto rimane inalterato. Come dicevo pocanzi, è un problema che si trascina da ben 14 anni, durante i quali si sono succeduti in quest’emergenza addirittura 8 (dicesi otto!) commissari straordinari e si sono spesi 18 (dicesi diciotto!) miliardi (dicesi miliardi!!) di euro per affrontare una situazione che alla fine è rimasta tale e quale quella del 1994, anno in cui iniziò l’emergenza: attualmente si producono in Campania 2,7 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno (di cui 1,6 milioni nella sola Napoli), ovvero 435 kg di immondizia pro capite annua! Molto interessante l’editoriale dello scrittore Roberto Saviano intitolato “Ecco tutti i colpevoli della peste di Napoli” pubblicato dal quotidiano La Repubblica oggi sabato 05 gennaio 2007, del quale riporto alcuni passaggi che aiutano a comprendere bene la situazione (lo scrittore è autore del best-seller “Gomorra” che racconta un viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra). Diciamo subito che in questi 14 anni l’unica soluzione adottata per affrontare l’emergenza rifiuti è stata quella di aprire discariche in serie (la peggiore!): ad oggi ci sono in Campania ben 12 discariche regolari (Sessa Aurunca, Sant’Arcangelo, Savignano, Ariano Irpino, Montecorvino, Serre, fino a quelle dell’hinterland napoletano di Lo Ettaro, Acerra, Terzignano, Giugliano, Villaricca e Villa Literno), oltre a quelle abusive naturalmente! Varie le cause che hanno fatto aggravare tale situazione:

1) l’ingerenza mafiosa, che ha sempre bloccato qualsiasi forma alternativa alla raccolta di rifiuti così com’è intesa oggi, in quanto dalle discariche trae benefici economici incredibili (acquista per pochissimi denari dei terreni dai contadini e poi li rivende a prezzi stellari ai vari enti per poter costruirvi le discariche o anche per gestire le discariche stesse traendo benefici ancora maggiori);

2) la mancanza di raccolta differenziata: ad oggi la raccolta differenziata dei rifiuti copre solo il 10.6% di tutti i rifiuti campani. Estenderla a tutto il territorio darebbe un contributo enorme alla risoluzione di tale emergenza visto che la maggior parte dei rifiuti è riciclabile (carta, cartone, vetro, plastica, latta, umido, medicinali, veleni, rifiuti ingombranti, vestiti) mentre solo la piccolissima parte di rifiuto secco dovrebbe andare in discarica;

3) i termovalorizzatori: sembra che la soluzione all’emergenza siano questi impianti che bruciano ogni sorta di rifiuto (producendo energia elettrica), ma dobbiamo ricordare che dall’incenerimento scaricano però in aria sostanze pericolosissime per la salute (come la diossina). Ricordiamoci che nulla si crea e nulla si distrugge…

Per quanto riguarda il punto 1), lo scrittore Saviano riporta che “forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Regionali della Regione Campania fosse proprietario di un’impresa (l’Ecocampania) che raccoglieva i rifiuti in ogni angolo della regione (e oltre) e non avesse il certificato antimafia”. Riporta anche che “non avviene in nessun altro paese che i rifiuti sono un enorme business. Ci guadagnano tutti: è una risorsa per le imprese, per la politica, per i clan, una risorsa pagata maciullando i corpi e avvelenando le terre. Guadagnano le imprese di raccolta: oggi le imprese di raccolta di rifiuti campane sono tra le migliori d’Italia… Le imprese di rifiuti napoletane sono le uniche italiane a far parte della EMAS, un sistema di gestione ambientale francese con lo scopo di prevenire e ridurre gli impatti ambientali legati alle attività che esercitano sul territorio. Solo che se si va in Liguria o in Piemonte numerosissime attività che vengono gestite da società campane operano secondo tutti i criteri normativi nel miglior modo possibile. Al Nord si pulisce, si raccoglie e si è in equilibrio con l’ambiente, mentre al Sud si sotterra, si lercia e si brucia”. Lo scrittore denuncia anche il sistema dei Consorzi, regolato da un meccanismo perverso fatto dall’unione di tre poteri (politico, imprenditoriale e camorristico), tanto che il Consorzio privato-pubblico di smaltimento dei rifiuti rappresenta il sistema ideale per aggirare ogni sistema di controllo. Così “nel caso dell’inchiesta dei Pm Milita e Cantone dell’antimafia di Napoli sui fratelli Orsi (passati dal centro-destra al centro-sinistra) accadde che il Consorzio acquistò per una cifra enorme gonfiata (circa 9 milioni di euro), e attraverso fatturazioni false, la società di raccolta ECO4: i privati tennero per sé gli utili e scaricarono sul Consorzio le perdite. La politica ha tratto dal sistema dei Consorzi 13.000 voti e 9 milioni di euro all’anno, mentre il fatturato dei clan è stato di 6 miliardi di euro in due anni”. Roba da non credere!!! Sempre lo scrittore Saviano ricorda che a guadagnare sono anche i proprietari delle discariche come dimostra il caso di Cipriano Chianese, un avvocato imprenditore di Parete: “Aveva gestito per anni la Setri, società specializzata nel trasporto di rifiuti speciali all’estero: da ogni parte d’Europa trasferiva rifiuti a Giugliano-Villaricca , trasporti irregolari senza aver mai avuto l’autorizzazione della Regione. Aveva però l’unica autorizzazione necessaria, quella della camorra. Accusato dai Pm antimafia Raffaele Marino, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci di concorso esterno in associazione camorristica ed estorsione aggravata e continuata, è l’unico destinatario della misura cautelare firmata dal Gip di Napoli. Al centro dell’inchiesta la gestione delle cave X e Z, discariche abusive di località Scafarea, a Giugliano, di proprietà della Resit ed acquistate dal Commissariato di Governo durante l’emergenza rifiuti del 2003. Chianese è uno di questi imprenditori in grado di sfruttare l’emergenza e quindi riuscì con l’attività di smaltimento della sua Resit a fatturare al Commissario straordinario un importo di oltre 35 milioni di euro, per il solo periodo compreso tra il 2001 e il 2003. Gli impianti utilizzati da Chianese avrebbero dovuto essere chiusi e bonificati, invece sono divenute miniere in tempo di emergenza. Grazie all’amicizia con alcuni esponenti del clan dei Casalesi, Chianese aveva acquistato a prezzi stracciati terreni e fabbricati di valore, aveva ottenuto l’appoggio elettorale nelle politiche del 1994 (candidato nelle liste di Forza Italia, poi non fu eletto) e il nulla osta allo smaltimento dei rifiuti sul territorio del clan. La Procura ha posto sotto sequestro preventivo i beni riconducibili a Chianese: complessi turistici e discoteche a Formia e Gaeta oltre che numerosi appartamenti tra Napoli e Caserta. L’emergenza di allora, la città colma di rifiuti, i cassonetti traboccanti, le proteste, i politici sotto elezione hanno trovato nella Resit la loro soluzione”. Davvero inquietante! Un’altra denuncia di Saviano riguarda i rifiuti provenienti da altre regioni, come quelle del Nord-Est che ci guadagnano alla grande dallo smaltimento di alcuni loro rifiuti. “Come ha dimostrato l’operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 ai 62 centesimi di euro al kg. I clan fornivano lo stesso servizio a 9-10 centesimi al kg. I clan di camorra sono così riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, di proprietà di un’azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al kg, trasporto compreso, con un risparmio dell’80% sui prezzi ordinari”!!!! Saviano ricorda inoltre che se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati darebbero vita alla più grande montagna della Terra, con una base di tre ettari e un’altezza di ben 14.600 metri!! Ricorda che persino la Moby Prince (il traghetto che prese fuoco nel 1991 e che nessuno volle smaltire!) venne smaltita nelle discariche del casertano dopo essere stata tagliata e sepolta nelle campagne!!! Quindi il problema non sono solo i rifiuti campani, ma anche quelli che arrivano da fuori regione e che vengono conglobati tutti qui per la gioia di imprese, politica e camorra che hanno sempre tratto vantaggio dallo smaltimento di ogni tipo di rifiuto. Oggi l’unica soluzione per liberare le città dai rifiuti ammassati è quella di riaprire alcune discariche: purtroppo non c’è altra alternativa, ma dovrebbe essere una soluzione temporanea in vista di una battaglia seria da parte delle istituzioni contro la camorra per adottare nuovi metodi, come la raccolta differenziata, che aiuterebbe sia a diminuire alla grande la porzione di rifiuto (secco) da portare in discarica sia a bloccare i rifiuti provenienti da altre regioni. Qui mi rifaccio al punto 2) citato all’inizio, anche se la raccolta differenziata dovrebbe essere già una realtà da molti anni: purtroppo non è ancora successo, e pensare che 14 anni non sono pochi… Da qui nascono le proteste dei cittadini che, riallacciandomi al punto 3), non vogliono più discariche vicino alle loro case, ed hanno ragione!!! “Gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro a pancreas, polmoni e dotti biliari, più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. L’80% delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale avvengono proprio in queste terre martoriate”. Tutto questo “grazie” alle pericolosissime sostanze rilasciate dalla decomposizione di ogni sorta di rifiuto stoccato nelle discariche. Pensate se poi questi rifiuti fossero bruciati nei termovalorizzatori (che tanti vogliono: due ci sono già anche se non funzionanti, ovvero quelli di Acerra e Santa Maria La Fossa, mentre altri sono in progetto!!!): la situazione salutare si aggraverebbe ancora di più per le sostanze nocive che verrebbero rilasciate in aria (e poi in acqua) dall’incenerimento (soprattutto diossina). Insomma tutto il peggio che in questi anni si poteva fare è stato fatto ed, ahimè, si continuerà a farlo: ora si vinceranno le protese dei cittadini, i rifiuti ammassati nelle città verranno stoccati così come sono nelle discariche, fino alla prossima emergenza che sarà fra quanto, un mese, due, tre? E poi? Nel frattempo quanta gente si ammalerà e morirà? Ma questo alle istituzioni non interessa, me ne ero dimenticato, perdonatemi il lapsus…

martedì 3 luglio 2007

Rifiuti in Campania: ecco perchè non sono un'emergenza!!!

Sono assolutamente d'accordo con quanto scritto la settimana scorsa da Giuseppe D'Avanzo sul quotidiano La Repubblica il quale lanciava la polemica "Perchè i rifiuti a Napoli non sono un'emergenza". Infatti, non si può definire emergenza una crisi che dura da ben 14 anni! Come definito dallo stesso D'Avanzo, si tratta di un ordigno politico ed istituzionale che ha ingoiato negli ultimi 10 anni ben 780 milioni di euro all'anno (!), quindi 15.000 miliardi delle vecchie lire in 10 anni!!! Ma il problema è sempre lì... E sono d'accordo con Giuseppe D'Avanzo quando si dichiara a sua volta d'accordo col senatore Roberto Barbieri (ex Ulivo ed ora facente parte del Gruppo Misto) in qualità di Presidente della Commissione Parlamentare d'Inchiesta sul ciclo dei rifiuti il quale ha dichiarato: "Emergenza rifiuti è soltanto un ossimoro". Il fallimento del ciclo dei rifiuti campani non è una disgrazia imprevista nè imprevedibile bensì un sistema, un'emergenza piena di paradossi.
1° paradosso: non esiste alcun ciclo dei rifiuti in Campania. Infatti, un ciclo industriale integrato dei rifiuti prevede azioni di prevenzione nella produzione (riduzione del volume dei rifiuti e raccolta differenziata) fino al riutilizzo e al riciclaggio del materiale, al recupero tecnologico di energia e allo smaltimento privo di effetti negativi per la salute dei cittadini e dell'ambiente. E' quello che succede ad esempio a Brescia (ma anche in molte altre città italiane), ove applicando questi metodi si ricava energia elettrica per la città e, oltretutto, si arricchiscono le casse comunali. Questo in Campania non è mai successo e non succede tuttora, nonostante sia stato previsto da tempo (erano infatti in progetto diversi termovalorizzatori): alla data odierna esiste solo un termovalorizzatore ancora in corso di realizzazione... Quindi in Campania l'unico modo oggi per smaltire i rifiuti è ancora la discarica, buttandovi dentro praticamente tutto! Quando la discarica è colma, se ne fa una da un'altra parte. Si tratta di un "non-ciclo" (come definito dalla Commissione Parlamentare) che richiede sempre discariche ed in pochissimo tempo. Se queste non si trovano, i rifiuti rimangono per strada oppure, nella migliore delle ipotesi, vengono spediti altrove (all'estero) in cerca di una soluzione. Per questo si creano siti provvisori ed abusivi che vengono gestiti dalla criminalità organizzata la quale fornisce in maniera molto veloce e a basso costo terreni, trasporto e soprattutto il controllo ed il consenso delle comunità che ospitano le discarihe!! Per bloccare questo "non-ciclo" nel 1996 (con scadenza il 31/12/2007) è stato creato un Commissariato Straordinario.
2° paradosso: il Commissariato Straordinario non conta nulla. Il Commissario (oggi è Guido Bertolaso, il capo della Protezione Civile) dovrebbe avere i poteri di decisione e di gestione utili a creare e a governare tutte le fasi del ciclo dei rifiuti. Ciò avviene in teoria ma non nella realtà in quanto è paralizzato da un infinito ingorgo istituzionale: le sue decisioni si sovrappongono inaftti a quelle del Ministero dell'Ambiente, del Presidente della Regione Campania, dei Consorzi tra Comuni, delle Provincie, ecc... Quindi, alla resa dei conti, prevale il "non-decidere" e così non si avvia quel "ciclo integrato" di cui si avrebbe bisogno. Questo ingorgo istituzionale crea le condizioni per l'uso clientelare delle funzioni pubbliche e per gettare al vento le risorse che sarebbero disponibili.
3° paradosso: ci sono 12 miliardi di euro a disposizione per venir fuori dalla crisi. In particolare, 3,4 miliardi destinati alla Regione Campania dal bilancio europeo ed altri derivanti da risorse nazionali e dal "Fondo aree sottoutilizzate". Una bella somma che potrebbe essere uilizzata assieme ad un serio piano normativo e ad un programma di interventi concreti già individuati dalla Commissione Parlamentare che eliminerebbe Commissariato, Enti intermedi e l'emergenza stessa. Ma sembra non ci sia la volontà da parte della Regione Campania...
Dunque il paradosso generale é: l'emergenza rifiuti conviene! Il 9 luglio dovrebbe chiudere la discarica appena aperta ad Ariano Irpino, mentre il giorno 10 aprirà quella di Terzigno che però ospiterà solo i rifiuti costituiti da "frazione organica stabilizzata": peccato però che in Campania non si faccia la raccolta differenziata... Quindi a Terzigno non arriveranno rifiuti che saranno così spediti all'estero (forse in Albania) o lasciati per strada... In pratica, in questi 14 anni è nata un'industria dell'emergenza rifiuti che distribuisce parcelle, licenze, reddito, profitti abusivi, finanziamenti nascosti e quanto di peggio c'è! Sembra essere tornati indietro di 20 anni quando il cosiddetto "partito unico della spesa pubblica" fece fortune politiche ed economiche inventando "emergenze" poi gestite con la mediazione sociale della camorra. Successe oltre 20 anni fa in occasione del terremoto in Irpinia e della successiva ricostruzione, succede oggi (e da 14 anni) per l'emergenza rifiuti!
Complimenti a Giuseppe D'Avanzo per l'ottimo articolo su La Repubblica: sono pienamente d'accordo! Intanto i rifiuti rimangono lì....