Visualizzazione post con etichetta energie rinnovabili. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta energie rinnovabili. Mostra tutti i post

mercoledì 11 novembre 2015

COSTA RICA: 100% da fonti rinnovabili

Il Costa Rica o Costarica, ufficialmente Repubblica di Costa Rica, è uno Stato (51.100 km², 4.805.000 abitanti, capitale San José) dell'America centrale. La Costa Rica è situata fra gli 8°03' e gli 11°13' di latitudine nord e gli 82°32' e gli 85°57' di longitudine ovest. Includendo l'area insulare (Isola del Coco) si estende su una superficie di 51.100 km². È uno degli stati più piccoli del Centro America insieme al Belize e a El Salvador. Confina a nord con il Nicaragua, a est con il mar dei Caraibi e Panamá, a sud e a ovest con l'oceano Pacifico. Le coste si estendono per 1.228 km, dei quali 1.016 si affacciano sul versante del Pacifico e 212 km sul Mare dei Caraibi. Per ulteriori approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Costa_Rica
Ebbene, dall'inizio di gennaio a metà marzo 2015, per 75 giorni, il Costa Rica è stato capace di essere autosufficiente elettricamente senza bruciare combustibili fossili, diventando così il primo Paese al mondo a riuscire in questa impresa. Solitamente comunque l'energia idroelettrica copre l'80% della domanda elettrica nazionale (il Paese è ricco di corsi d'acqua): ad inizio anno, l'idroelettrico (grazie alle piogge abbondanti) ha coperto l'85% del fabbisogno, mentre il restante 15% è stato coperto da geotermia, solare ed eolico. E per tutto il 2015 meno del 6% dell'energia elettrica del Costa Rica sarà generata da fonti fossili (fonti dell'ICE, Instituto Costarricense de Electricidad). È vero che si tratta di un paese piccolo (meno di 5 milioni di abitanti), ma non è un Paese agricolo come si potrebbe pensare: anzi, prevalgono elettronica, tessile e biomedicale, ovvero tutti settori che richiedono ingenti quantità di energia. Ricordiamo anche che il Costa Rica ha deliberato di diventare carbon neutral entro il 2021, che in appena 10 anni la sua superficie forestale è passata dal 30 al 47% del territorio nazionale grazie agli investimenti del Fondo de Financiamiento Forestal che fa un'ottima cosa: investe nei trasporti il 3,5% delle tasse ricavate dall'uso dei combustibili fossili, per aiutare i proprietari terrieri e le comunità locali nello sviluppo delle zone protette e nella piantumazione di nuovi alberi. È così prolifera il turismo ecologico ed è migliorata la conservazione sia dei bacini idrografici che della biodiversità. E la popolazione che ne pensa? Ben l''80% conosce le ricadute del riscaldamento climatico e ne attribuisce le cause al fenomeno antropico, addirittura l'87% è favorevole all'eolico e il 77% al geotermico!!!
Il resto del mondo (Paesi sviluppati in primis) hanno solo da imparare dal Costa Rica.

lunedì 25 novembre 2013

Una RIVOLUZIONE ENERGETICA è possibile!

È uscito il rapporto “Energy (R) Evolution Italy 2013”, preparato da GWEC (Global Wind Energy Council, http://www.gwec.net/) e da EREC (European Renewable Energy Council, http://www.erec.org/), entrambe associazioni europee che si occupano la prima di energia eolica e la seconda di energie rinnovabili, il tutto sponsorizzato da Greenpeace (http://www.greenpeace.org/international/en/). Secondo tale rapporto, se si partisse subito con la rivoluzione energetica e i necessari investimenti, nel 2050 l'Italia sarebbe l'eldorado dell'energia gratis e della bolletta leggera (per usare le parole del giornalista Maurizio Ricci nel suo articolo pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 20 novembre 2013). Certo, ci sono da fare scelte difficili e coraggiose, ma non c'è più tempo da aspettare: il Governo dovrebbe agire subito! 
Vediamo alcuni dati di spesa: come stanno oggi le cose, l'Italia continuando a puntare sui combustibili fossili (tipo petrolio e carbone) dovrà sostenere da qui al 2050 una spesa di 272 miliardi di euro solo per l'elettricità (che serviranno per rinnovare centrali e la rete nazionale); se invece volesse puntare tutto sulle energie da fonte rinnovabile dovrebbe sì spendere molto di più, circa 437 miliardi da qui al 2050 (pari a 10 miliardi di euro l'anno), ma poi il combustibile sarebbe gratis (l'Italia spende ogni anno 65 miliardi di euro per garantirsi l'energia che le serve), pertanto il nostro Paese riuscirebbe a risparmiare da qui al 2050 ben 380 miliardi di euro. Quindi questa rivoluzione si ripagherebbe quasi da sola, con risvolti positivi sia da un punto di vista economico che ambientale. Sono due gli scenari possibili individuati dal Rapporto: quello tendenziale 2011/2050 (se le cose resteranno così) in base al quale il 72% degli investimenti sarebbe rivolto alle energie rinnovabili, il 17% ai combustibili fossili e l'11% alla cogenerazione; ed uno invece programmatico 2011/2050 (se si applicasse la citata rivoluzione) in base al quale l'86% degli investimenti sarebbe rivolto alle rinnovabili, il 13% alla cogenerazione e l'1% al gas, senza più combustibili fossili. Dove sta la differenza? Che oggi le rinnovabili ricoprono solo l'11% dell'energia primaria (elettrica, riscaldamento e trasporti), chepoi  salirebbero al 26% nel 2030 per toccare un massimo del solo 26,5% nel 2050, mentre se si mettesse in atto la rivoluzione proposta dal Rapporto la quota delle energie rinnovabili sarebbe già del 43% nel 2030 e dell'86% (raddoppiata!) nel 2050! Quello proposto dal Rapporto è un progetto, ma un progetto assolutamente realizzabile. Quali sono le condizioni perchè si realizzi? Primo, ci dovrebbe essere un cambio programmatico della classe politica: certo se questa classe politica non è neppure in grado di imporre criteri rigidi e severi di efficienza energetica, nella costruzione degli edifici o nella commercializzazione di apparecchiature elettriche ed elettroniche, non si può certo sperare che si impegni in decisioni così rivoluzionarie (con una migliore efficienza energetica si consuma meno energia e si ha quindi un risparmio economico). Quindi il primo punto sarebbe il cambio totale di questa classe politica. Secondo, si dovrebbero ridurre i costi di impianto e produzione delle centrali rinnovabili: oggi i costi degli impianti fotovoltaici, eolici, ecc... oscillano tra i 7 e i 29 centesimi di euro a kilowattora, ma grazie al progredire della tecnologia questi costi si abbassano (ad esempio, la produzione di energia fotovoltaica raddoppia ogni 2-3 anni e ogni volta che raddoppia il costo dell'impianto scende mediamente del 10%). Quindi bisogna puntare anche su questo. 
La rivoluzione deve quindi essere totale, puntando sulla riduzione del consumo di energia: maggior e miglior isolamento termico degli edifici, pannelli solari-termici per l'acqua calda negli edifici, vetri isolanti, riscaldamento a pavimento, ma poi anche maggiori trasporti pubblici, macchine elettriche, car sharing, biciclette, ecc...: una rivoluzione totale, per rendere possibile la quale serve una classe politica all'altezza. Ad oggi, vista la situazione politica italiana, la rivoluzione ahimè non è possibile...

giovedì 19 maggio 2011

SORPRESA: gli italiani non hanno più la “sindrome di Nimby”!

Che cos'è la “Sindrome di Nimby”? Con NIMBY (che è l'acronimo inglese per Not In My Back Yard, letteralmente "Non nel mio cortile") si indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, cave, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, centrali nucleari, depositi di sostanze pericolose, ecc...
Gli italiani hanno spesso sofferto di questa sindrome: credo però siano giustificati in questa loro preoccupazione, visto come nei decenni si sono comportate le istituzioni e i vari organi competenti nello scegliere i siti per la costruzione di particolari impianti e vista la furbizia con cui sono stati costruiti (vedi storie di appalti truccati, tangenti, materiali da costruzione scadenti, mancato rispetto delle regole ambientali, ecc....).
Ora però una ricerca fa affiorare qualcosa di diverso: la terza indagine sulla cultura dell'innovazione, ideata dal mensile Wired (http://www.wired.it) assieme alla Cotec (ovvero la Fondazione per l'innovazione tecnologica presieduta dal Capo dello Stato, http://www.cotec.it/it), e realizzata dall'Irpps-Cnr su un campione di 2.000 persone, ci dice che:
  • una larga maggioranza degli intervistati vuole sistemi di trattamento di rifiuti più efficienti e a minor costo ambientale;
  • il 55% è addirittura a favore di un termovalorizzatore nel proprio Comune (ma non di un inceneritore);
  • il 70% è comunque contrario alle centrali nucleari;
  • il 90% è decisamente favorevole all'uso delle cellule staminali;
  • il 75% spera di poter utilizzare in futuro l'auto elettrica;
  • il 47% è contrario alle coltivazioni OGM (anche se questa percentuale si abbassa al 40% se queste colture dovessero servire per combattere la fame nel mondo).
Il direttore di Wired, Riccardo Luna, commenta: “Da questa ricerca emerge un paese molto più evoluto e maturo del dibattito che lo rappresenta. Si è fatto un gran battage sul proliferare della sindrome Nimby, ma la maggior parte degli italiani è pronta a scommettere sull'innovazione tecnologica, sulla ricerca, sulla difesa dell'ambiente. C'è una domanda di futuro a cui francamente vedo offrire poche risposte da parte della politica e del mondo industriale”.
Alla domanda su quali fonti energetiche dovrebbe investire il nostro paese, gli italiani hanno risposto per il 40% il solare, il 25% l'eolico, il 12% il recupero energetico da trasformazione di rifiuti, l'11% l'idroelettrico, solo l'8% il nucleare e addirittura solo l'1% i combustibili fossili! Sul nucleare e sugli inceneritori c'è inoltre da sottolineare che comunque le persone critiche non limitano il loro giudizio negativo all'area in cui vivono, ma sono contrari in linea di principio e ovunque. Sempre sul nucleare, è inoltre da notare come gli italiani fossero già decisi sulla contrarietà al nucleare già prima dell'incidente giapponese: certo, le opinioni sono cambiate dopo il disastro di Fukushima ma senza modificare in maniera sostanziale un atteggiamento che era già nettamente contrario (le preoccupazioni a tal proposito riguardano le scorie radioattive, la sicurezza dei reattori e l'errore umano).
Bene, anzi male, perchè esiste solo un problema: che, purtroppo, non siamo noi a decidere le sorti del paese (come dovrebbe essere), ma lo fa la dannata politica, soprattutto questi politici attuali che fanno tutto fuorchè il nostro bene (vedasi le scelte sul nucleare, sugli inceneritori, sul fotovoltaico, ecc...). Forse soffriamo di una "Sindrome da politica"...

venerdì 1 aprile 2011

Nuovo appello contro il DECRETO AMMAZZA-RINNOVABILI

Il sito http://www.sosrinnovabili.it ha pubblicato oggi un nuovo appello contro l'ormai famoso (purtroppo) DECRETO AMMAZZA-RINNOVABILI: lo scopo è quello di far sottoscrivere l'appello a più soggetti possibili (aziende, operai, lavoratori, semplici cittadini che difendono il bene del nostro paese), con il fine di raggiungere almeno 100.000 firme entro lunedì chiedendo una moratoria per un anno. L'appello lo trovate all'indirizzo http://www.sosrinnovabili.it/appello.htm. Comunque di seguito trovate il testo integrale dell'appello.

SOS RINNOVABILI
in nome di tutti i cittadini che lottano per un futuro più equo e più sicuro
CHIEDE al PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, alla PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, a TUTTI i MEMBRI del PARLAMENTO, al PRESIDENTI di CAMERA e SENATO e ai PRESIDENTI di TUTTE le REGIONI di:
sospendere il decreto Romani del 3 marzo 2011 che ha bloccato lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Questo decreto, varato con inspiegabile fretta, ha cancellato retroattivamente impegni triennali assunti dal governo solo pochi mesi prima, spingendo le banche a chiudere il rubinetto del credito per le opere in corso, compromettendo la stabilità di oltre 150 mila famiglie e fermando i cittadini che avevano attivato le procedure per installare un impianto fotovoltaico.
Tutto ciò è avvenuto proprio alla vigilia di avvenimenti che sottolineano l’urgenza dello sviluppo di fonti energetiche basate su materie prime che abbiamo in casa: il sole, il vento, l’acqua. Il grave incidente alla centrale di Fukushima e il manifestarsi di concreti rischi di approvvigionamento di gas e petrolio a seguito di eventi non controllabili dal nostro Paese impongono di rivedere il vecchio modello energetico e devono sollecitare un’inversione di rotta anche delle politiche energetiche del governo.
Questo nuovo quadro offre una grande opportunità per le imprese italiane che negli ultimi anni, nonostante l’assenza di una strategia pubblica di largo respiro, sono state protagoniste di una formidabile rimonta che ha riportato il Paese in una posizione di testa nella corsa europea in questo settore strategico della green economy. Merito anche dello straordinario impegno di tanti presidenti di Regione e di Provincia, sindaci, amministratori e, soprattutto, cittadini che si sono impegnati direttamente in questa battaglia per la democrazia energetica, per riportare le redini dell’energia in Italia.
Occorre dunque uscire rapidamente da questa situazione di grave crisi che rischia di vanificare il grande sforzo compiuto gettando un’ombra sul futuro energetico. E si può farlo avviando una seria programmazione energetica e sospendendo per un anno l’entrata in vigore di tutti gli effetti limitativi della promozione delle fonti rinnovabili contenuti nel decreto n.28 del 3 marzo 2011 pubblicato il 28 Marzo 2011 sulla Gazzetta Ufficiale (con particolare riferimento al comma 10 dell’articolo 25) per le seguenti motivazioni:
  1. evitare l’emanazione di una regolamentazione decisa sulla base di informazioni di parte e incomplete, alimentate da una campagna di disinformazione che ha ignorato gli obiettivi essenziali svolti dalle fonti rinnovabili: il rispetto degli impegni assunti dall’Italia in sede comunitaria al 2020; la tutela della salute dei cittadini messa a rischio dagli inquinanti prodotti dai combustibili fossili; la difesa della stabilità climatica minacciata dalla crescita dei gas serra;
  2. difendere il principio della certezza del diritto su cui si basa la nostra democrazia e che è stato messo in discussione dalla cancellazione retroattiva delle garanzie governative in base alle quali cittadini e imprenditori hanno assunto impegni con il sistema creditizio".
E' importantissimo che lo diffondiate, più siamo meglio è: ricordate che siamo noi lo Stato e noi dobbiamo decidere cosa è meglio per noi!

lunedì 21 marzo 2011

RINNOVABILI: vogliono negare il diritto di parola!

Continuo a pubblicare i comunicati di SOS RINNOVABILI, comitato costituitosi in seguito al famigerato decreto (già approvato) taglia-rinnovabili. Ecco l'ultimo comunicato di ieri.

Cari tutti,
avete visto cosa è successo a "Domenica in" su RAI1?. Il programma L'arena di Giletti è stato chiuso con 35 minuti di anticipo per aver dato spazio a chi parlava in difesa delle energie rinnovabili. Per chi non avesse visto qui sotto trovate il link a un articolo che spiega cosa è successo.
Non appena il video sarà disponibile lo metteremo a disposizione su www.sosrinnovabili.it e lo posteremo su facebook.
Questa è la dimostrazione che le rinnovabili fanno paura, che i poteri forti non vogliono informare. E' il segno che i poteri forti sono fragili e che è il momento di fare sentire la nostra voce ancora più forte.
Dobbiamo aprire gli INFO POINT nelle piazze, nelle strade, nelle università, nei bar, nelle scuole, nelle palestre in tutti i comuni italiani. Dobbiamo spezzare questo muro silenzio, la verità deve vincere: se ti rendi disponibile a presidiare un punto informativo sul tuo territorio, invia una mail a infopoint@sosrinnovabili.it.
Il nostro futuro è a rischio, ci vogliono negare persino il diritto di parola. Non facciamoci schiacciare. Apriamo i nostri punti di informazione democratica, è in gioco il nostro futuro.
Andiamo avanti!!!
SOS RINNOVABILI

Abbiamo il dovere di diffondere il più possibile: girate il comunicato a tutti.

giovedì 17 marzo 2011

Appello SOS RINNOVABILI

Pubblico integralmente l'appello del comitato SOS RINNOVABILI (http://www.sosrinnovabili.it) contro il recente decreto che ha bloccato gli incentivi sulle energie rinnovabili fermando tutti i nuovi impianti di energie rinnovabili e lasciando di fatto senza lavoro più di 100.000 persone! Ecco l'appello.
Carissimi amici,
il decreto è incostituzionale, lo lascia intendere, tra le righe, anche la Presidenza della Repubblica attraverso la lettera inviata dal Segretario Generale alle associazioni di categoria (disponibile su www.sosrinnovabili.it).
Il Governo deve mettere rimedio alle violazioni dei principi di LEGALITA' contenuti nella nostra carta costituzionale.
Ieri è stata approvata all'unanimità dalla camera una mozione che sancisce l'obbligo per il governo di rivedere il decreto (ma ha tutta l'aria di una grande ed unanime "presa in giro" --- visti i precedenti) comunque è sempre un primo segno!
Nonostante i grandissimi rischi dell'opzione nucleare, nonostante i terribili impatti economici della crisi del petrolio (che ci farà pagare 25 EURO in più in bolletta a famiglia per il prossimo anno) i poteri forti non mollano la presa.
A parole sostengono che rivedranno il decreto nella sostanza il disegno di uccidere le rinnovabili e di mandare a casa 150.000 famiglie resta immutato. Si stanno solo valutando tempi e modi.
La mobilitazione straordinaria e inattesa che abbiamo generato in questi giorni comincia a dare i suoi frutti. Anche i media (fra gli altri la Repubblica, le Iene, Striscia la notizia, Ballarò) hanno scoperto che esiste un fenomeno che tocca una fetta importante della società.
Ci stiamo mobilitando sul territorio con una seria di incontri che dopo Roma e Padova vanno a toccare tante città italiane per dimostrare che il sole è di tutti e che le rinnovabili sono una ricchezza che sta a cuore a tutta l'Italia da Nord a Sud per raccontare attraverso la rete le testimonianza di tutti noi e di tutti coloro (dal singolo privato, passando dagli imprenditori grandi e piccoli, ai Comuni ed agli altri Enti locali) che avevano coltivato il sogno e la speranza di diventare autoproduttori dell’energia più libera e democratica possibile, quella per cui il “combustibile” (sole e vento) è abbondante, gratuito, disponibile, libero, rinnovabile e accessibile per tutti, la speranza di poter avere una energia distribuita ecosostenibile, di poter governare autonomamente da privati o da singole comunità i consumi in relazione alle disponibilità energetiche naturali, e tutto questo per favorire logiche industriali di un “gruppetto” che condiziona e determina la politiche energetica (e non solo) dell’Italia da decenni .
E' importante esserci, incontrarci, darci forza l'un l'altro. Ci incontreremo :
Venerdi 18 marzo - Catania Ore 14:30 - 16:30 Grand Hotel Excelsior Via G. Verga 39
Lunedi 21 marzo - Bologna Ore 11:00 -13,00 Hotel NH Bologna De La Gare Piazza XX settembre 2
Martedi 22 marzo - Torino Ore 11:00 - 13:00 Golden Palace Hotel Via dell'Arcivescovado 18
Mercoledi 23 marzo - Arezzo Ore 11:00-13:00 Hotel Minerva , via Fiorentina 4
Venerdi 25 marzo - Brindisi Ore 11:00-13:00 Hotel Internazionale lungomare Regina Margherita
Sapremo nei prossimi giorni anche le date ed i luoghi dove racconteremo le nostre storie e diffonderemo la verità sulle rinnovabili a Varese, Alghero, Lamezia Terme, Bolzano e Salerno.
Ad oggi abbiamo fatto sentire la nostra voce con oltre 50.000 lettere e fax al governo, il nostro sito ha avuto quasi 100.000 visite (con tutti i video e i documenti rilevanti per la condivisione con chiunque fosse interessato). Il gruppo Facebook di SOS Rinnovabili è diventato una comunità di 15.000 persone che mettono in rete le proprie informazioni, le proprie speranze e la propria rabbia.
Se vogliamo sostenere il movimento sul sito web trovate i dettagli per fare una donazione.
Se passiamo la festa dell'Unità d’Italia a convincere un vicino di casa dell'importanza della nostra battaglia di legalità e di civiltà facciamo un servizio a tutta l'Italia non solo alle rinnovabili.
W l'Italia (nonostante tutto) .
SOS RINNOVABILI
Diffondete, è importantissimo per il nostro Paese.

domenica 13 marzo 2011

E' ancora possibile il nucleare?

Da quando ho aperto questo blog nel 2007 ho dedicato almeno 20 post alla mia contrarietà al ritorno dell'energia nucleare in Italia: inutile che rispieghi tutte le motivazioni che mi portano ad essere contrario all'energia nucleare nel nostro paese (per queste vi rimando alla ricerca dei miei post precedenti: scrivete "nucleare" nello spazio "cerca nel blog" e leggete i vari post). Mi preme tuttavia ribadire alcuni concetti, visto quello che sta succedendo in Giappone e visto che si sta avvicinando il referendum di giugno 2011 (tra i cui quesiti ce n'è anche uno sul nucleare).
Abbiamo visto in questi giorni il terrebile disastro naturale che ha colpito il Giappone, causato dal terremoto-maremoto: oltre ai dati sconvolgenti sulla perdita di vite umane e danni incalcolabili, c'è da pensare molto anche sui presunti incidenti nucleari che hanno interessato alcune delle 55 centrali nucleari giapponesi. Al di là del fatto che ci siano state o no perdite di sostanze radioattive (questo lo si verificherà in questi giorni), c'è veramente da pensare su quanto è reale il pericolo di un disastro nucleare anche in un paese che nel tempo ha fatto della tecnologia sicura la sua marcia più forte.
Eppure in Italia si continua a parlare di nucleare (anche in questi giorni): permettetemi di dire quanto siano IRRESPONSABILI i componenti del governo Berlusconi che anche in questi giorni continuano a dichiararsi più che favorevoli al nucleare.
Ma guardiamola da un altro punto: diamo per scontato il fatto che i componenti del governo Berlusconi siano a favore del nucleare (per ovvi motivi...), ma come fa un italiano a dirsi favorevole al nucleare? Qui non siamo di fronte ad una scelta di destra o di sinistra, siamo di fronte ad una scelta per il nostro paese.
Credo che chiunque italiano dovrebbe essere preoccupato almeno quanto me per il ritorno del nucleare, e questo per quattro motivi fondamentali, sui quali non si può assolutamente dubitare:

  1. credo che pochissimi paesi al mondo abbiano un territorio così disastrato da un punto di vista geomorfologico come il nostro: la maggior parte del paese è a rischio frane o alluvioni. Che ne sarebbe di una centrale nucleare in caso di frana o alluvione?
  2. le centrali nucleari hanno bisogno di enormi quantità d'acqua per i loro sistemi di raffreddamento, per questo quasi sempre vengono costruite vicino ai fiumi: ma nessuno pensa a quante siccità è sottoposta l'Italia durante le estati e spesso anche durante gli inverni? Cosa succederebbe in questi casi? Si lascerebbe senz'acqua l'agricoltura?
  3. i costi per la realizzazione delle centrali nucleari sono stratoferici: la centrale in costruzione in Finlandia ha già raddoppiato il costo preventivato (si parla di 5-6 miliardi di euro). Visto che in Italia ne sono previste al momento 4, si parlerebbe di almeno 20 miliardi (dico, miliardi) di euro: ma dove si trovano questi soldi? In Italia non ci sono i soldi per riasfaltare le strade o per pulire i fossi o per mettere in sicurezza il territorio, e si trovano per il nucleare?
  4. vista la sempre maggiore influenza di n'drangheta, mafia e camorra in tutto il paese nelle costruzioni e vista l'altissima corruzione dilagante negli appalti (ai danni dello Stato), come si può pensare che tutto ad un tratto le centrali nucleari vengano costruite dopo regolari appalti e con opere realizzate con le più sicure tecnologie (e non come a L'Aquila dove si impiegava la sabbia di mare nel calcestruzzo)?

Credo che solo questi 4 punti dovrebbero essere sufficienti a far dubitare gli italiani e a pensarci bene per il referendum di giugno.
E poi, cari miei, non vi fa pensare il blocco totale agli incentivi alle energie rinnovabili deciso per decreto la scorsa settimana dal governo Berlusconi, bloccando di fatto la realizzazione di impianti fotovoltaici ed eolici e lasciando senza lavoro oltre 100.000 persone (posti di lavoro createsi in questi ultimi anni di crisi economica)? Forse perchè ne traevano vantaggio tutti anzichè i soliti pochi?
E ancora: se, come dice il governo, abbiamo bisogno di energia e dobbiamo quindi ricorrere al nucleare, perchè fermare il fotovoltaico/eolico che avrebbe garantito 8.000 MW di energia entro il 2020 e dare il via libera a 4 centrali nucleari che garantirebbero 6.400 MW in totale di energia e solo dopo il 2025?
Naturalmente tralascio altri problemi importanti di cui ho già parlato in altri post, come i problemi di salute e la sicurezza delle centrali.

Bisogna diffondere questi pensieri a più persone possibile per poter raggiungere alla fine tutti quanti: ieri il circolo PERLA BLU di Cologna Veneta (aderente a Legambiente), di cui sono Segretario (http://www.perlablu.it), ha organizzato un incontro aperto a tutti con relatori alcuni componenti del "Comitato Antinucleare" di Legnago (nel Basso Veronese, uno dei posti papabili per la realizzazione di una centrale nucleare nel Veneto). Ognuno dovrebbe nel proprio piccolo fare qualcosa, diffondere questi pensieri, discutere e far ragionare la gente: l'Italia non può permettersi il nucleare. Dopo di che, spero solo che gli italiani sappiano cosa fare il prossimo giugno 2011 quando ci sarà il referendum: un referendum abrogativo al quale si dovrà rispondere sì (per respingere il nucleare) se si ama il proprio paese, e soprattutto il problema sarà di convincere il maggior numero possibile di persone ad andare a votare visto che si tratta di un referendum che, per essere valido, ha bisogno del quorum del 50%+1. Confido in voi...

venerdì 23 luglio 2010

OLTRE IL NUCLEARE: ecco una legge di iniziativa popolare!

In questi anni ho dedicato molti post contro l'energia nucleare, almeno una trentina... Inutile che ribadisca le motivazioni che mi spingono ad insistere sul NO al nucleare: tuttavia vi segnalo due miei post che potete cercare su questo blog, che sono datati 19 luglio 2007 e 7 novembre 2007. Leggeteli e capirete.
Ora scrivo questo post perchè ho trovato un'iniziativa davvero interessante, che forse, per la prima volta, può riuscire a far cambiare qualcosa contro questo scellerato ritorno al nucleare. Si tratta di una legge di iniziativa popolare, intitolata "Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima", per la quale è cominciata la raccolta firme. Per ogni dettaglio e per leggere questa proposta di legge andate sul sito http://www.oltreilnucleare.it.
L'iniziativa è appoggiata anche da Legambiente, la quale è promotrice anche del Comitato Nazionale "Fermiamo il nucleare, non serve all'Italia", già appoggiato da varie organizzazioni e forze sindacali. Un comunicato di oggi di Legambiente riporta quanto segue: "L’obiettivo del Comitato è punto di riferimento e di stimolo per rendere più incisive le azioni di associazioni, istituzioni, comitati locali, e singoli cittadini che non condividono la scelta del Governo di far tornare il nucleare in Italia. A ciò si aggiunge la raccolta di firme a sostegno del progetto di legge d’iniziativa popolare Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima, che abbiamo promosso insieme ad altre forze. L’invito che vi rivolgiamo è di promuovere e costituire Comitati provinciali e/o locali aperti a tutti quelli che vogliono impegnarsi, facendoli aderire al Comitato nazionale “Fermiamo il nucleare, non serve all’Italia”, moltiplicare le iniziative e le occasioni di confronto con il mondo giovanile, della cultura e della politica, della scienza e del lavoro, della società civile e delle imprese, per costruire strategie unitarie e consapevoli, nella prospettiva di un modello energetico sostenibile, dal punto di vista economico, ambientale e sociale".
Siamo di fronte alla possibilità di poter finalmente cambiare le cose e non permettere più a questo governo di fare quel che gli pare, che non è assolutamente il bene del paese. Ricordatevi che lo Stato siamo NOI, non il governo che, anche se eletto, non è autorizzato a calpestare la dignità del paese.

mercoledì 27 gennaio 2010

I 100 mestieri che salvano la Terra!

In questo periodo di gravissima crisi economica, ottimi spiragli di ottimismo si riscontrano in quei lavori “nuovi” nati dall’esigenza di proteggere il nostro pianeta dall’inquinamento e dal degrado ambientale e per trovare nuovi metodi di sviluppo economico e sociale (ad esempio le energie rinnovabili). Una vera e propria miniera d’oro che sta già impiegando moltissime persone. Ne ha dedicato un bel articolo Elena Dusi sul quotidiano la Repubblica di sabato 23 gennaio 2010, intitolandolo appunto “Lavoro più verde: ecco i 100 mestieri che salvano la Terra”.
Cominciamo snocciolando alcuni dati, per dare l’idea del forte incremento che sta subendo il lavoro verde: gli occupati nel settore ambientale sono oggi in Italia 900.000, che fra 10 anni diventeranno ben 1.400.000, con un aumento di occupazione nel settore di ben il 41% dal 1993 al 2008! L’ultimo rapporto dell’ISFOL (Istituto per lo Sviluppo della FOrmazione professionale dei Lavoratori, http://www.isfol.it), realizzato tramite lo studio “Progetto ambiente”, si chiama “Boom delle professioni ecologiche. Tutelare l’ambiente aiuta a trovare lavoro” e dimostra appunto le grandi cifre di questo boom lavorativo ecologico. Il rapporto fa riferimento soprattutto ai nuovi master universitari ambientali che si stanno diffondendo nel nostro paese: erano 90 nel 1999 ed oggi sono ben 300 (per un totale di 2.000 corsi annui con 50.000 studenti e corsi organizzati da ben 500 enti pubblici e privati), ma quel che più conta è che l’80.6% di coloro che escono da questi master dopo un anno hanno già trovato un lavoro!!! Tra questi nuovi lavoratori aumentano anche le quote rosa: le donne erano il 12.7% nel 1999, mentre nel 2008 erano già il 25.5%.
È stato addirittura pubblicato un libro in merito, intitolato “Green Jobs. Come l’ambiente sta cambiando il mondo del lavoro”: è stato scritto da Marco Gisotti e Tessa Gelisio, pubblicato da Edizioni Ambiente (400 pagg, costo € 16,00), il quale contiene 100 schede e 20 interviste tramite le quali si analizzano le varie opportunità di impiego nel settore verde. Fra le nuove attività (citate nell’articolo dalla Dusi) vi sono l’art director verde (sceglie le campagne di comunicazione per dare ai vari prodotti un’immagine ecologica), l’assicuratore ambientale (specializzato nelle ecopolizze, ad esempio quelle contro l’inquinamento), l’avvocato ambientale (specializzato in diritto di conservazione e di tutela dell’ambiente), il certificatore energetico (colui che redige le certificazioni energetiche degli edifici), l’ecochef (in cucina prepara menù con materie prime controllate e certificate), l’ecocool hunter (ovvero un cacciatore di tendenze ecologiche), l’ecoauditor (controlla che i processi produttivi delle industrie rispettino le normative vigenti), l’ecoblogger (cura e gestisce per conto di aziende un blog scientifico e/o ambientalista), l’ecobrand manager (responsabile della progettazione di linee di prodotti sostenibili), l’ecodiplomatico (rappresenta le istituzioni nelle politiche di ratifica dei trattati internazionali), l’esperto del riciclo (che commercializza solo prodotti di riciclo), il pedologo (esperto nella classificazione, interpretazione e conservazione del suolo), il restauratore di giardini e tanti altri ancora. Il fenomeno lavorativo verde non è naturalmente solo italiano, anzi: lo confermano infatti i dati dell’UNEP (United Nations Environment Programme) nel rapporto “Green jobs 2008”.
Certo, lo Stato italiano non sta facendo molto per incoraggiare questi nuovi mestieri: basti pensare che il segretario USA per l’energia Steven Chu ha annunciato ben 36 miliardi di dollari per le energie rinnovabili e le ecoprofessioni, e che la Cina è già tra i primi posti al mondo per numero di impiegati verdi (pur non essendo notoriamente paesi attenti alla protezione ambientale…). Hanno tuttavia avuto il grande fiuto di vedere in questo nuovo settore una spinta al rilancio economico mondiale, grazie al quale si riuscirà indirettamente a dare quell’aiuto di cui il nostro pianeta ha bisogno!

domenica 13 dicembre 2009

NORVEGIA: ecco la 1° centrale osmotica al mondo!

È stata inaugurata martedì 24 novembre 2009 in Norvegia la prima centrale osmotica al mondo per la produzione di energia elettrica, precisamente a Tofte (sul fiordo di Oslo, lungo la costa sud-occidentale del paese, circa 60 Km ad ovest della capitale). Di cosa si tratta? Di uno stabilimento per la produzione di energia elettrica assolutamente pulito che non ha eguali nel mondo in quanto sfrutta un processo naturale, l’osmosi. Che cos’è l’osmosi? È un processo fisico naturale che si verifica quando vengono messe a contatto tra di loro due soluzioni (acqua con sale) a concentrazione diversa. Come funziona dunque questa nuova centrale? La soluzione meno concentrata (acqua dolce, pescata da un fiume) va a diluire quella più concentrata (acqua salata, pescata dal mare), separate da una membrana semipermeabile (questa membrana filtra l’acqua dolce impedendo all’acqua salata di passare dall’altra parte): ciò crea una pressione da parte dell’acqua dolce sull’acqua marina, e questa pressione può essere utilizzata per azionare le turbine della centrale alimentando di conseguenza un alternatore che produce energia elettrica.
Come dicevo, si tratta di una centrale assolutamente pulita, in quanto non produce alcun inquinante ma solo acqua salmastra che può essere ributtata in mare senza conseguenze. L’impianto è stato realizzato dalla società norvegese Statkraft (http://www.statkraft.com) dopo molti anni di ricerca: lo scopo è innanzitutto quello di sperimentare questo sistema, infatti oggi la centrale fornisce di energia solo poche case, quindi se l’esperimento avrà successo potrà avere ripercussioni ben maggiori sul mondo della produzione dell’energia elettrica (questo potrebbe accadere entro soli 5 anni).
Secondo la società produttrice della centrale, con l’osmosi sarà possibile produrre 1.799 terawatt/ora per anno, che equivale a circa il 10% della richiesta di energia elettrica del mondo. Questo tipo di centrale si potrebbe quindi realizzare in molte città del mondo poste sulla costa e sulla foce di un fiume, ovvero quei luoghi ove è possibile reperire sia acqua dolce sia acqua salata.
Si tratta quindi di un modo assolutamente nuovo di produrre energia in modo pulito. Naturalmente, l’energia prodotta con l’osmosi non può risolvere da sola il problema energetico mondiale, così come nessun tipo di altra energia può da solo risolvere questo problema. Ma è l’insieme di energie rinnovabili che può risolvere il grave problema energetico, che coinvolge tutto il pianeta e che è così importante per sostituire il petrolio e i combustibili fossili e per contribuire al taglio di sostanze inquinanti emesse in atmosfera (e di conseguenza per combattere il cambiamento climatico in corso). Pensate però se a livello mondiale si riuscisse ad arrivare ad un 10% di energia prodotta da osmosi, almeno un 20-30% di energia prodotta dal sole, un 10% prodotto dal vento, un 10% prodotto da biomassa, un 10% prodotto dal geotermico, un 10% prodotto dalle onde del mare, arriveremo ad almeno un 70-80% di energia prodotta per tutto il mondo in modo assolutamente naturale e senza inquinare. Un sistema che, badate bene, non includerebbe più petrolio, gas naturale ed energia nucleare, soprattutto queste ultime due risorse (gas naturale ed uranio) che comporterebbero la costruzione di rigassificatori e centrali nucleari dai costi esorbitanti, con tutti gli effetti (economici ed ambientali) che sappiamo… Perché non investire questi soldi nella costruzione di centrali ad energia pulita? A tal proposito ho trovato sul quotidiano la Repubblica di lunedì 30 novembre 2009 l’intervista fatta dal giornalista Luigi Bignami a Massimo Scalia, docente di Fisica ambientale all’Università La Sapienza di Roma, secondo il quale nella prospettiva di sostituire almeno parzialmente i combustibili fossili è senza dubbio positivo provare ad ottenere energia pulita da ogni forma possibile, cercando quindi di realizzare centrali che devono essere efficienti da un punto di vista energetico ed essere realmente pulite e rinnovabili. Ma è importante soprattutto che sfruttino le forme di energia alternativa che meglio si adattino ad un determinato tipo di territorio. Ciò che è importante è uscire dal concetto difficile da sradicare, soprattutto nel nostro paese, che energia sicura significa sempre grandi impianti a combustibili fossili o nucleari…

venerdì 6 novembre 2009

DIPENDENZA ENERGETICA DOPO L’ERA BUSH…

Ho trovato un interessante articolo di Simone Incontro sul quotidiano veronese L’Arena di domenica 1° novembre, dedicato all’uscita del libro intitolato “Petrolio shock” di Gabriele Catania, pubblicato da Castelvecchi Editore (344 pagine) ed incentrato sull’ormai fallimento della politica energetica mondiale basata sul petrolio. Il sottotitolo del libro “La crisi energetica dalle guerre di Bush alla polveriera iraniana” la dice lunga sul pensiero dello scrittore, secondo il quale Bush ed i suoi consiglieri conservatori (che speravano l’invasione dell’Iraq desse il via a un contro-shock petrolifero capace di abbattere le petromonarchie del Golfo) sono stati i principali responsabili del terribile shock energetico e della crisi finanziaria odierna.
Già qualcosa è cambiato con l’elezione di Obama: in questo primo anno di presidenza USA il tema che finora ha fatto più centro è stato senza ombra di dubbio la lotta al riscaldamento globale con la battaglia sull’ambiente. Poco più di un mese fa, durante il suo intervento al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite alla conferenza sul clima, Obama disse: “Il surriscaldamento del pianeta è una minaccia grave, urgente e crescente per il nostro pianeta. Se continuiamo di questo passo, rischiamo di consegnare alle generazioni future una catastrofe irreversibile”. Frase che Bush non avrebbe mai pronunciato… Per questo Obama vuole puntare sulle energie rinnovabili, su una nuova generazione di invenzioni e di prendere la California come modello energetico (così come Maurizio Molinari ha scritto nel suo libro “Il Paese di Obama”, edito da Laterza, 196 pagine): si vuole quindi contemporaneamente combattere il surriscaldamento del pianeta, aiutare la ripresa economica nazionale e ridurre la dipendenza energetica da paesi instabili come quelli arabi e il Venezuela.
Ritornando a quanto Gabriele Catania scrive nel suo libro “Petrolio shock”, lo shock petrolifero ha colpito l’Europa ed il Giappone molto più dell’America, ormai una superpotenza post-industriale e post-idrocarburica (infatti 2/3 del petrolio usato negli Stati Uniti è destinato ai trasporti). Basti pensare che l’Unione Europea importa all’incirca la stessa quantità di petrolio degli USA e che ne è il secondo consumatore mondiale; inoltre, come sottolinea lo stesso Catania, l’unica grande potenza che è riuscita a tenere il passo di Cina ed India è stata quella americana (perfino nel 2008, nonostante due guerre costosissime, 26 fallimenti bancari, la recessione immobiliare e il crollo delle Borse, gli USA hanno fatto registrare un Pil leggermente superiore a quello dell’Unione Europea!!!).
E arriviamo alla dipendenza energetica: ben il 74.5% dell’energia consumata in Italia è ricavato da petrolio e gas naturale, ricordando che il nostro paese deve importare buona parte dell’energia che consuma (dipendenza energetica dell’87%...). Peggio di noi all’interno dell’Unione Europea solo Cipro, Malta, Lussemburgo e Irlanda, mentre questa dipendenza energetica scende al 61% in Germania, al 51% in Francia e al 21% in Gran Bretagna… Se Bush (o un conservatore) avesse continuato a governare, ulteriori guerre a paesi del Golfo avrebbero comportato al taglio dei rifornimenti petroliferi ai paesi energicamente dipendenti (tra cui l’Italia) con conseguenze inimmaginabili. Certo, dovrebbero essere altri i motivi che dovrebbero portare ad un distacco dagli idrocarburi: la questione ambientale, la lotta al riscaldamento globale, la lotta all’inquinamento, il risparmio economico, la salute dei cittadini.
E, relativamente al nostro paese, non dovrebbe essere neppure l’energia nucleare a risolvere il problema, solo per il semplice motivo che l’Italia non ha fondi né per la costruzione di queste centrali né per smaltire le loro scorie (si devono ancora smaltire quelle di 20 anni fa…): il nostro fortissimo debito pubblico, con pochi eguali al mondo e che ci stiamo portando dietro da decenni, non può essere ignorato e ci costringerà sempre a scelte che devono essere valutate molto ma molto attentamente (e che invece potrebbero essere prese più facilmente in altri paesi). Quindi, se altri paesi possono permettersi “economicamente” le centrali nucleari (anche se ci sarebbe da discutere sulla convenienza e sulla sicurezza dell’energia nucleare, vedi miei precedenti post), da noi sembrerebbe molto più conveniente il ricorso alle energie rinnovabili, fotovoltaico in primis: com’è possibile che la Germania (paese notoriamente non così baciato dal sole) abbia più potenza fotovoltaica installata dell’Italia?

lunedì 26 maggio 2008

Emergenza energia e… ritorno al nucleare!

Sta avendo una incredibile rilevanza mediatica l’annuncio del ritorno al nucleare da parte del governo Berlusconi: ed ora tutti ne sono favorevoli, anche coloro che vi votarono contro al referendum dell’8 novembre 1987. Certo, sono passati vent’anni ed allora si era andati a votare a poco più di un anno dal terribile incidente nucleare di Chernobyl che aveva avuto riflessi in tutta Europa. Tuttavia ricadiamo sempre sullo stesso problema della (malata) informazione italiana (giornali e TV), per la maggior parte “serva” di una sostanziosa parte politica (non c’è bisogno di dire quale…): un’informazione che ora continua a parlare (a vanvera) del nucleare ma, guarda caso, tralascia il dibattito sulle (molte) controindicazioni di questa fonte di energia. Ne ho già parlato molto in passato nei miei post, ma voglio riassumere le mie considerazioni contrarie al nucleare:

  1. attualmente siamo agli impianti di cosiddetta “terza generazione”: si tratta ormai di una tecnologia obsoleta in fatto soprattutto di sicurezza e di scorie radioattive. Per poter avere un grado di sicurezza elevato, si dovrebbe ricorrere agli impianti di “quarta generazione”, ovvero quelli che non producono scorie radioattive, per arrivare ai quali occorrono tuttavia ancora 20-25 anni di studi;
  2. la materia prima (uranio) indispensabile per questi impianti presto di esaurirà: finora sono già state consumate nel mondo 2,3 milioni di tonnellate di uranio, la domanda mondiale è di circa 67.000 tonnellate annue contro una produzione di 42.000 tonnellate annue per cui 25.000 tonnellate vengono prelevate ogni anno dalle scorte secondarie accumulatesi prima del 1980, per cui a conti fatti ci dovrebbe essere uranio per tutti per circa una decina d’anni. E poi?
  3. puntando sul nucleare, la prima centrale in Italia sarebbe pronta ed operativa nel 2019: infatti, aprendo oggi il dibattito sulla politica energetica, il 2009 sarebbe l’anno limite per prendere una decisione definitiva in merito (definizione, enti, procedure e certificazione tecnologica), il 2010 l’anno limite per la definizione del sito, il 2012 l’anno limite per ottenere l’autorizzazione ambientale, il 2014 l’anno limite per la preparazione del sito, il 2019 l’anno in cui sarà completata ed entrerà in funzione. Possiamo aspettare tutto questo tempo vista le “sete” energetica italiana?
  4. per la costruzione di una centrale nucleare servono quantità incredibili di denaro: la centrale in costruzione in Finlandia è finora costata ben 4,1 miliardi (ripeto, miliardi!) di dollari, con un aumento del 35% dei costi rispetto a quanto preventivato. Il piano energetico nucleare italiano costerebbe tra i 50 ed i 100 miliardi di euro: ma dove li trova tutti questi soldi un paese come l’Italia che non è quasi più in grado di pagare le pensioni? E si vuole costruire anche il ponte sullo Stretto (altri 6 miliardi di euro…): rischiamo la bancarotta del nostro Paese!!!
  5. ancora molto problematico lo smaltimento delle scorie radioattive: uno degli elementi più inquinanti che esistano. Non possiamo mandarli sempre in Francia (lo scorso anno vi sono stati mandati in terra francese i fusti delle sostanze radioattive delle centrali nucleari italiane di 20 anni fa!). Questo non ce lo spiega nessuno…
  6. le centrali nucleari hanno bisogno di grandi quantità d’acqua nei processi produttivi: la Francia utilizza ben il 55% dell’acqua nazionale per le sue 59 centrali nucleari. Dove la troverà l’acqua l’Italia? Già ora abbiamo seri problemi idrici…
  7. le centrali nucleari sono delle vere e proprie bombe atomiche: il rischio di incidenti rimane sempre e sarebbe disastroso, per non parlare dei possibili attacchi terroristici…

Insomma, le controindicazioni sono tante ma naturalmente il governo non ce lo dice e neppure l’informazione (che, in quanto tale, dovrebbe appunto informare, ed invece si parla di Rom, stupri, Cogne, ecc…). Molti italiani si stanno convincendo che il nucleare è l’unica soluzione per risolvere il problema energetico italiano (almeno così gli fanno credere). Attualmente l’Italia produce appena il 12% del proprio fabbisogno energetico, il resto lo importa dall’estero (e buona parte di questo viene dal nucleare europeo…): il fatto che ce l’abbiano molti paesi europei non è un buon motivo per riproporlo anche in Italia, perché il nostro Paese è anomalo ed ha problemi economici e strutturali che nessun altro paese europeo ha. Ma, evidentemente, questo aspetto lo stanno ignorando in molti…
Ed allora che fare? L’Italia ha potenzialità enormi in fatto di energie rinnovabili: in particolare fotovoltaico ed eolico. A proposito di quest’ultimo, continuo davvero a non capacitarmi del fatto che molti considerino le pale eoliche un affronto al paesaggio italiano (organizzando comitati contro) e poi sono gli stessi che non scendono in piazza contro la costruzione di una centrale a carbone. È la conferma di come l’Italia sia un paese anomalo… Ci sono regioni italiane nel centro-sud con punti notevolmente ventosi: perché non impiantare queste benedette pale eoliche come già stanno facendo in buona parte d’Europa? Non dico di costruirle nei pressi dei paesi, ma in zone isolate: e poi non sarebbero così brutte da vedere, anzi. Per quanto riguarda il fotovoltaico, se ci fosse un impegno serio da parte dello Stato, da solo potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico nazionale: recenti studi hanno addirittura dimostrato che coprendo di pannelli fotovoltaici un quadrato del deserto arabico delle dimensioni di 200x200 km, si riuscirebbe a fornire energia elettrica all’intero pianeta!!! Ma allora perché non puntarvi? È assolutamente pulito e piuttosto economico: in molte aree del sud Europa stanno costruendo grandi centrali fotovoltaiche che stanno servendo di energia intere città. Qui invece niente. Venerdì 23 maggio 2008 ho trovato sul quotidiano La Repubblica un articolo di un lettore il quale poneva il problema della sua abitazione campana: la Sovrintendenza ai Beni Culturali ad Ambientali di Caserta ha annullato l’autorizzazione (rilasciata dal Comune di Solopaca, in provincia di Benevento) ad installare pannelli fotovoltaici su una falda della copertura della sua abitazione in quanto per vincoli paesistici e per il mantenimento dei borghi non possono essere rimosse le tegole della copertura stessa (anche se si trattava di una falda interna al cortile e di tegole che non erano antiche ma del 1986 messe in seguito al terremoto): la stessa situazione sta riguardando buona parte del territorio campano. Ma è possibile che simili ostacoli possano bloccare la diffusione nel nostro paese di una fonte di energia illimitata nel tempo, pulita ed economica? Sì, è possibile ed è un controsenso tutto italiano che la Germania (ripeto, la Germania!) produca 2.000 gigawattore di elettricità dal fotovoltaico e noi con le potenzialità solari che abbiamo ne produciamo appena 35, ovvero ben 57 volte in meno dei tedeschi. Ah, ma il nucleare risolverà ogni problema…

martedì 13 maggio 2008

H2U, ovvero la prima “Università dell’Idrogeno”!

Si chiama proprio “H2U” la prima “Università dell’Idrogeno” al mondo e si trova a Monopoli (Bari): si tratta di un ente no-profit finalizzato alla ricerca, alla formazione e all’informazione sull’idrogeno, questa fonte di energia da fonte rinnovabile che potrebbe (anzi, dovrebbe…) essere il nostro futuro. L’H2U è molto attiva a Bruxelles ed ha già realizzato il “1° convegno mediterraneo dell’idrogeno e delle energie rinnovabili”: proprio nei pressi di Monopoli è stata fondata la “Cittadella dell’Idrogeno”, ovvero un impianto sperimentale dimostrativo che implementa il modello di idrogeno da fonti rinnovabili (come sole e vento) sia per impianti mobili sia per impianti stazionari. La scelta di Monopoli per la prima “Università dell’Idrogeno” al mondo non è casuale: già oggi la Puglia produce il doppio dell’energia che consuma (ben 6.500 megawatt ogni giorno, di cui metà ceduti alla rete), ma nonostante ciò il PEAR (Piano Energetico ed Ambientale Regionale) prevede un ulteriore consolidamento dell’efficienza e dell’approvvigionamento energetico soprattutto da fonti rinnovabili tra cui, appunto, l’idrogeno. Infatti, entro la fine del 2008 saranno realizzate sei stazioni di distribuzione di idrogeno per le 6 province pugliesi, grazie ad uno stanziamento regionale di 5 milioni di euro. Si tratterà della prima rete al mondo di distributori di idrogeno ed idrometano (una miscela composta da un 70% di metano e da un 30% di idrogeno) con produzione locale di idrogeno mediante elettrolizzatori con energia elettrica prodotta da impianti solari ad alta efficienza ed eolico a basso impatto visivo e sonoro. Già una rete per la diffusione dell’idrogeno è entrata in funzione ad Arezzo (e vi ho dedicato un post poche settimane fa), ma questa sarà una vera e propria rete di distribuzione su larga scala (regionale). Molte auto potranno così alimentarsi con l’idrogeno o con l’idrometano: infatti, le autovetture omologate per essere alimentate a metano possono essere alimentate con una miscela di idrogeno fino al 30% senza apportare modifiche sostanziali all’auto stessa. Il succitato PEAR (Piano Energetico ed Ambientale Regionale) pugliese prevede un abbassamento della produzione di carbone (dal 57% del 2004 si dovrebbe passare al 32% del 2016), un aumento dei gas naturali (dal 13% al 32%, con la realizzazione di rigassificatori) ed un aumento delle energie rinnovabili (dal 13% al 18%). Lo scopo principale è di abbattere le emissioni di CO2 del 10%: se può essere discutibile la scelta dell’aumento dei gas naturali, è al contrario senz’altro favorevole la scelta dell’aumento dell’energia da fonti rinnovabili puntando sul solare, sulle biomasse, sull’eolico, sull’idrogeno, ecc…
A conferma di questo forte impegno della Puglia sulle energie rinnovabili, ecco che dal 16 al 18 maggio 2008 si terrà a Lecce il 1° “Festival dell’Energia” (http://www.festivaldellenergia.it), promosso da Aris e da Assoelettrica con la collaborazione della Regione Puglia, della Provincia e del Comune di Lecce. Si tratta di una serie di circa 30 iniziative ad ingresso gratuito come mostre, dibattiti, cacce al tesoro scientifiche, incontri con esperti, ecc… che si terranno in varie parti della città: si parlerà di energie rinnovabili, risparmio energetico, cambiamento climatico, liberalizzazione del mercato elettrico. Questa 1° edizione del “Festival dell’Energia” si intitolerà “Percorsi al Futuro” e si terrà ogni anno in questo periodo sempre a Lecce: nel suo comitato d’onore vi sono, tra gli altri, Margherita Hack e i premi Nobel Paul Krutzen e Zhores Ivanovich Alferov, e vi parteciperanno oltre 50 ospiti tra esperti, scienziati, economisti e politici.
Ultima segnalazione: se, sempre a proposto di energie rinnovabili, avete dei progetti ambiziosi in tema, la Commissione Europea ha dato il via al bando dei finanziamenti europei per l’efficienza energetica in edilizia nell’ambito del programma comunitario “Intelligent Energy Europe”. Sono stati messi a disposizione dall’UE 49 milioni euro per i progetti da presentare per il 2008: 2 milioni saranno destinati alla creazione di agenzie di energia locali e regionali e la parte restante per finanziare i progetti, in particolare serviranno a finanziare le azioni volte alla promozione delle fonti rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza energica negli edifici, nell’industria e nei trasporti.
Siamo sulla buona strada? Credo di sì: lentamente, ma qualcosa sta cambiando sullo scenario energetico italiano.

martedì 6 maggio 2008

12-18 maggio 2008: “EUROPEAN SOLAR DAYS”

Si terrà tra il 12 ed il 18 maggio 2008 l’EUROPEAN SOLAR DAYS, ovvero la settimana dedicata all’energia solare. Si tratta di diversi tipi di manifestazioni che coinvolgeranno le amministrazioni locali, scuole di ogni ordine e grado, università, associazioni ambientaliste, comitati dei cittadini, aziende che operano nel settore. In cosa consisteranno queste manifestazioni? Eventi informativi (come seminari e incontri con esperti) presso i vari Comuni, piccole fiere dedicate all’energia solare, lezioni tecniche per progettisti ed installatori, laboratori scolastici aperti per vedere cos’è e come funziona l’energia solare, visite guidate ad impianti solari termici o fotovoltaici, visite ad industrie che fabbricano celle fotovoltaiche, ecc…
I “Solar days” si tengono in Austria ogni anno già dal 2002, poi hanno seguito l’esempio la Germania e la Svizzera, quest’anno tocca anche all’Italia oltre che a Francia, Olanda, Portogallo, Slovenia e Spagna. Si prevedono circa 4.000 eventi in tutta Europa sostenuti da almeno 25 grandi organizzazioni europee del settore. In Italia l’iniziativa è promossa e supportata da Alleanza per il Clima, Ambiente Italia, Assolterm, Assosolare, Coordinamento Agenda 21, GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane), Kyoto Club, Legambiente, Solarexpo, mentre tra i media si notano QualEnergia e ZeroEmission.

Sempre per quanto riguarda l’Italia, sono già in calendario 158 eventi che vedranno coinvolti vari enti, tra cui 48 aziende del settore, 2 Regioni, 9 Province, 36 Comuni, 28 associazioni, 23 circoli di Legambiente, 8 studi professionali, 7 università ed enti di formazione, 7 scuole, 5 aziende agrituristiche, 5 fiere, privati cittadini, ecc… Ne citiamo alcuni: a Genova si terrà il “Collasso Energetico” con vari spettacoli, laboratori, case ecologiche, mostre sulle energie rinnovabili, ecc…, mentre a Frosinone l’agriturismo “Il Castagneto” ha programmato visite ad impianti fotovoltaici e termici ed un “pranzo solare” seguito da un forum sui meccanismi di incentivazione per le energie rinnovabili.
Per ulteriori informazioni consultate http://www.europeansolardays.it (per l’Italia) e http://www.solardays.eu (per l’Europa).

mercoledì 30 aprile 2008

Inaugurato ad Arezzo il primo IDROGENODOTTO!

Finalmente anche l’idrogeno trova spazio nel quadro delle nuove energie pulite da impiegare nel nostro pianeta per contribuire al taglio delle emissioni di gas serra e alla conseguente lotta al cambiamento climatico.
Negli ultimi due anni (grazie anche al contributo dei bistrattati Verdi, appena cancellati dal Parlamento italiano) è esplosa una campagna di sensibilizzazione pubblica sulle energie rinnovabili, parlando spesso di fotovoltaico (tra l’altro in grande diffusione grazie alle ultime leggi ed agli incentivi statali), di solare termico, di eolico, di geotermico, ecc… Purtroppo si è parlato assai poco di idrogeno: ma ora qualcosa si muove ed Arezzo festeggerà la nascita del primo IDROGENODOTTO al mondo.
Di cosa si tratta? Dei pannelli fotovoltaici (installati sui tetti degli edifici) catturano l’energia solare con la quale si scinde la molecola dell’acqua (composta da idrogeno ed ossigeno): l’idrogeno viene catturato e convogliato in condutture mentre l’ossigeno viene impiegato in medicina. Le condutture che contengono l’idrogeno (ove viaggia a bassa pressione) sono costituite da tubi del diametro di 10 cm posti a circa un metro di profondità (in piena sicurezza): questi tubi si diramano in varie direzioni che terminano in rubinetti di erogazioni installati nei pressi di esercizi commerciali, di fermate dei mezzi pubblici, di abitazioni e di distributori di carburante. Infatti, questo idrogeno può essere utilizzato per vari scopi: può essere trasformato in elettricità tramite un fuel-cells che crea una differenza di potenziale, può sostituire il gas metano come combustibile ad uso domestico sia nelle cucine che per la produzione di acqua calda, può essere utilizzato nelle attività produttive come elemento in alcuni processi di lavorazione, può anche essere impiegato come carburante. Quindi gli scopi sono molteplici: quel che conta è che tutto ciò avviene in maniera assolutamente pulita per l’ambiente.
Questo “idrogenodotto” è costato 1,2 milioni di euro, dei quali 800.000 forniti dalla “Fabbrica del Sole” (una piccola cooperativa di trentenni) e 400.000 dalla Regione Toscana: attualmente l’idrogeno viene ancora prodotto dal metano, ma entro la fine del 2008 sarà pulito al 100% grazie all’impiego dei pannelli fotovoltaici di cui vi dicevo prima. Per adesso l’idrogenodotto servirà 4 aziende, ma si stanno già prendendo accordi per portare l’idrogeno direttamente nelle abitazioni: finora è stato realizzato un km di condutture, ma sarà presto ampliato perché si tratta di un sistema dalle potenzialità molto elevate in quanto è possibile distribuire in modo facile ed economico (nonché assolutamente pulito) elettricità, calore e carburante per le auto. Infatti, come atto simbolico, oggi Claudio Martini (presidente della Regione Toscana) inaugurerà l’idrogenodotto bevendo un caffè fatto da una moka tradizionale scaldata ad idrogeno. Come detto, si tratta del primo idorgenodotto al mondo, ma già ce lo stanno invidiando: la Cina (l’ambasciata cinese ha chiesto un progetto simile per Pujan, città di 600.000 abitanti nei pressi di Shangai), il Giappone (che ha già stanziato 20 miliardi di euro per il periodo 2006-2012), ma anche l’Unione Europea (che vuole realizzare una capillare rete infrastrutturale dell’idrogeno entro il 2025).
Altri progetto all’idrogeno sono in cantiere nel nostro paese: Pisa sta mettendo a punto un sistema di produzione di idrogeno ma da eolico (anziché da pannelli fotovoltaici); in Puglia entro un anno entreranno in funzione 5 distributori di idrometano (miscela composta da 30% di idrogeno e da 70% di metano) che potrà essere utilizzato dalle auto a metano (senza alcuna modifica per quelle realizzate negli ultimi 2-3 anni), ma si sta già pensando anche alle barche (quelle a vela potranno usare idrogeno puro per i loro motori ausiliari, mentre per le altre barche sarà disponibile l’idrometano), e tutto ciò grazie ad un finanziamento di 5 milioni di euro stanziato dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Puglia con l’aiuto dell’Università dell’Idrogeno di Monopoli. Per informazioni sull’idrogeno come fonte energetica andate sui siti http://www.hydro2power.it, http://www.lafabbricadelsole.it/wp e http://www.filieraidrogeno.it.
Si tratta di una forma di energia assolutamente pulita oltre che conveniente economicamente, che dovrebbe trovare molto più spazio nel campo delle energie rinnovabili e che darebbe un bel contributo alla protezione ambientale: se ripenso all’ultima campagna elettorale e a quanto professato da entrambi gli schieramenti (PDL e PD) a proposito di diffusione di energia nucleare e di termovalorizzatori per risolvere il problema energetico italiano, mi viene un rigurgito interno che a stento riesco a trattenere. E questa è la classe politica che ci deve governare…

venerdì 11 aprile 2008

HAWAII: partito il catamarano che funziona con l’energia delle onde!

È salpato sabato 15 marzo 2008 da Honolulu (nelle isole Hawaii) il catamarano chiamato “Suntory Mermaid II”: si tratta di un’imbarcazione che si muove con la sola energia del moto ondoso! È guidato da un giapponese di 69 anni, Ken-ichi-Hoirie e la sua meta è lo Stretto di Kii, in Giappone (dopo aver attraversato una lunga distanza nell’Oceano Pacifico): si tratta di un viaggio di 6.050 km che durerà circa due mesi e mezzo. Il tizio giapponese non è nuovo ad imprese simili: nel 1993 aveva compiuto una traversata di 7.500 km con una imbarcazione a pedali, mentre nel 1996 aveva attraversato l’Oceano Pacifico con una barca mossa ad energia solare.
Ma torniamo al nostro catamarano che si muove con l’energia del moto ondoso: il sistema di propulsione si trova sotto la prua dell’imbarcazione, al di sotto del pelo dell’acqua (si trova sotto la prua e non sotto la poppa perché è progettato per tirare la barca e non per spingerla come avviene solitamente per i motori). Il meccanismo consiste in due pinne orizzontali che si muovono verso l’alto e verso il basso sfruttando il movimento delle onde (un po’ come il movimento della coda dei delfini), producendo così una spinta media di 3 nodi: questo è sufficiente a produrre energia in grado di far muovere l’imbarcazione senza motore. La barca pesa tre tonnellate e sulla sommità è dotata di 8 pannelli solari in grado di fornire 560 watt di energia per far funzionare la luce, la radio ed il telefono satellitare; ha uno scafo in alluminio dello spessore di appena due millimetri e può raggiungere (in condizioni ottimali) anche i 5-6 nodi di velocità. L’imbarcazione è stata realizzata dalla “Scuola Universitaria Tokai delle Scienze e Tecnologie Marine” giapponesi, mentre i lavori di costruzione sono stati eseguiti da Yutaka Terao il quale ha affermato: “I combustibili fossili si stanno esaurendo e così è importante studiare nuovi sistemi di propulsione marina che possono ridurre di molto il loro utilizzo o addirittura farne a meno”. Lo scopo dell’impresa è dunque quello di dimostrare che anche solo con il moto ondoso si può produrre l’energia necessaria a far funzionare una nave. Certo si tratta di un progetto sperimentale: bisogna infatti trovare le onde giuste per poter navigare (in caso di burrasca la nave deve infatti fermarsi), e la stessa barca è dotata di un piccolo motore di emergenza per uscire da situazioni di pericolo ed è dotata anche di vele (sempre per casi di emergenza).
Si tratta comunque di un’impresa assolutamente interessante per dimostrare quante forme di energia può utilizzare un’imbarcazione per muoversi (solare, eolica, moto ondoso), anziché le tradizionali ed inquinanti fonti fossili (derivati del petrolio in primis): potrebbe essere l’inizio di un impiego di fonti di energia alternativa (ed assolutamente pulita) in vari mezzi di trasporto (e quindi non solo le imbarcazioni), dando così un contributo notevole al taglio delle emissioni di gas serra in atmosfera e alla lotta al cambiamento climatico in atto nel nostro pianeta (sul quale l’attività umana ha un peso notevole).

mercoledì 2 aprile 2008

ENERGIA SOLARE: via libera alle centrali anche in Italia

Finalmente è successo anche qui in Italia: è arrivato un decreto legislativo, in seguito all’approvazione ottenuta dalla Conferenza Unificata Stato – Regioni, che dà il via libera alla costruzione delle centrali elettriche ad energia solare.
Grazie a questo decreto, anche queste centrali potranno sfruttare le tariffe incentivate che ora sono riservate solo ai pannelli solari installati negli edifici. Questo avrà il vantaggio di permettere una distribuzione diffusa di energia pulita a livello nazionale grazie all’impegno di capitali consistenti da parte degli operatori elettrici (che magari fiutano l’affare): in particolare ciò consentirà una forte diffusione del solare termodinamico a concentrazione, come già sta succedendo in Spagna.
Qualche mese fa in un mio post vi parlai della centrale solare costruita nei pressi di Siviglia: si tratta di un immenso campo cosparso di pannelli solari i quali riscaldano l’acqua di una caldaia posta in una torre centrale al campo, l’acqua riscaldata produce vapore e questo a sua volta muove una turbina generando elettricità. Grazie a questo progetto, attualmente l’energia prodotta dalla centrale di Sanlucar la Mayor serve 6.000 case ed entro il 2013 (grazie alla costruzione di altre 8 centrali simili) soddisferà il fabbisogno di tutti gli abitanti di Siviglia, che sono 600.000! Niente male…
Ritornando al nostro decreto, già alcune regioni italiane (Lazio, Calabria, Sardegna, Calabria e Puglia) hanno firmato col Ministero dell’Ambiente degli accordi per la costruzione di queste centrali ad energia solare. C’è un obiettivo particolare: entro il 2012 raggiungere i 150-200 megawatt di potenza installata e pannelli solari funzionanti per una superficie coperta di 1,5 milioni di mq.
Dunque, le nuove centrali potranno usufruire degli incentivi previsti dal “Conto Energia”: questi incentivi saranno estesi anche a tutti gli impianti che entreranno in funzione un anno dopo il raggiungimento delle soglie sopraccitate e che sarà riconosciuto per 25 anni. Ci sarà inoltre la priorità di immissione di questa energia pulita nella rete nazionale rispetto a quella prodotta da fonti non rinnovabili, mentre sarà garantito un incentivo compreso tra 22 e 28 centesimi di euro a chilowattora in aggiunta a quello stabilito dal mercato per l’energia normale (certamente, l’incentivo varierà a seconda del tipo di centrale che verrà realizzata). Infatti, se si tratterà di una centrale ibrida (ovvero una porzione di energia ottenuta dal sole e l’altra parte da gas o altra fonte), questa otterrà un incentivo di 28 centesimi per Kwh se produrrà più dell’85% dell’energia dal sole, scenderà a 25 centesimi se l’energia solare sarà del 50% e a 22 centesimi se sarà sotto il 50%. Gli impianti ibridi sono quelli più economici e quindi quelli a cui le aziende sono più indirizzate, ma il decreto prevede alcune condizioni: la parte solare dovrà produrre almeno il 15% dell’energia prodotta complessivamente, la superficie minima dei pannelli solari dovrà essere di 25.000 mq, per ovviare all’intermittenza della disponibilità della luce solare le centrali dovranno poter accumulare e rilasciare quanto prodotto con un ritardo di 4 ore ed infine non si potranno utilizzare come altre fonti gas tossici o nocivi. Toccherà al Gestore dell’Energia esaminare le proposte che arriveranno e definire quindi l’ammissibilità agli incentivi, mentre l’Autorità per l’Energia definirà i requisiti per l’allaccio alla rete nazionale e le tariffe.
Si tratta di una svolta importante e di un ulteriore contributo alla diffusione delle energie rinnovabili, di cui il nostro paese ha tanto bisogno per rientrare negli impegni previsti dal protocollo di Kyoto (che per adesso l’Italia non ha rispettato…) e necessario quindi per contribuire al taglio delle emissioni di gas serra in atmosfera provenienti per una buona parte proprio da quelle centrali elettriche che funzionano esclusivamente ad energie fossili (petrolio, gas, carbone), che sono ancora tante nel nostro paese... Confidiamo ora nella costruzione diffusa di queste centrali su tutto il territorio nazionale: pensate se ne venisse costruita una per ogni città italiana, avremmo città energicamente indipendenti dando un contributo notevole alla lotta contro il cambiamento climatico. Altro che termovalorizzatori…

venerdì 7 marzo 2008

ITALIA: programmi elettorali a confronto su AMBIENTE ed ENERGIA

Siamo in campagna elettorale, le elezioni di avvicinano (13-14 aprile) e, giorno dopo giorno, su tutti i TG, i giornali e le trasmissioni televisive di approfondimento (e non…) vediamo i futuri candidati premier parlottare vagamente dei loro programmi elettorali senza però essere chiari e scendere nei particolari. Ma tant’è, siamo in Italia… Così sono stato costretto (per mio interesse personale) a cercarmi i programmi elettorali su internet per spulciare le idee di ogni schieramento su AMBIENTE ed ENERGIA, temi a me molto vicini.
Ormai sappiamo tutti quanto l’Italia, più di ogni altro paese europeo, debba dotarsi di un piano energetico efficiente per garantirsi una adeguata quantità di energia elettrica per il suo fabbisogno e, allo stesso tempo, di farlo in maniera pulita per rispettare (giustamente) i limiti imposti dal Protocollo di Kyoto per la lotta all’inquinamento e al cambiamento climatico in corso sul nostro pianeta. Per senso pratico (visto che la tornata politica si giocherà tra due schieramenti), ho raffrontato i programmi elettorali del PD (Partito Democratico, candidato premier Walter Veltroni) e del PDL (Partito Delle Libertà, candidato premier Silvio Berlusconi). Dalla lettura di tali programmi sono rimasto non solo deluso, ma addirittura sconvolto!

Partito Democratico. Il suo programma si riassume così:

  • rilancio del gas metano con potenziamento delle infrastrutture di rigassificazione, trasporto e stoccaggio del gas;
  • puntare moltissimo su energie rinnovabili, in primis il solare termico;
  • realizzazione dei termovalorizzatori;
  • tecnologie nuove con il sostegno al carbone pulito e al nucleare di quarta generazione;
  • regolamentazione e pianificazione del governo del territorio;
  • rilancio dei mezzi di trasporto alternativi come ferrovie e mezzi pubblici.

Partito Delle Libertà. Il suo programma si riassume così:

  • abolizione totale dell’eolico in tutto il territorio nazionale, come sostiene il forzista Renato Brunetta (ma poi nel programma è stato reinserito…);
  • sfruttare l’idroelettrico al massimo delle sue potenzialità;
  • realizzazione dei termovalorizzatori (il precedente Governo Berlusconi ne prevedeva almeno uno per provincia…);
  • rilancio del nucleare;
  • incentivi alla cogenerazione (produzione di energia ed acqua calda dall’incenerimento delle sostanze);
  • convertire il convertibile al carbone cosiddetto “pulito”;
  • rilanciare i rigassificatori;
  • dotarsi di elettrodotti e aumentare l’importazione di energia elettronucleare;
  • rilancio della famosa “Legge Obiettivo” e delle Grandi Opere tra cui il Ponte sullo Stretto e nuove autostrade.

Confrontando i due programmi, resto sbigottito. E mi pongo le seguenti domande.
Come può un candidato premier (sia Veltroni che Berlusconi), che dovrà governare un paese vulnerabile come il nostro, continuare a proporre i termovalorizzatori, ignorando (e facendoci ignorare) quelle polveri sottilissime che escono dai camini di tali impianti, che sono così sottili da non essere trattenute neppure dai filtri più moderni e sono così pericolose per la salute umana? Basterebbe un’efficiente raccolta differenziata (si può arrivare all’85%), una forte riduzione degli imballaggi, la realizzazione di impianti (anziché inceneritori) per il riciclaggio dei materiali differenziati (plastica, vetro, umido, carta, legno, metalli, ecc…), l’impermeabilizzazione delle discariche (che così riceverebbero solo la minima parte dei rifiuti), sfruttare il biogas che si otterrebbe dalla fermentazione dell’umido o dei reflui degli allevamenti.
Come può un candidato premier (sia Veltroni che Berlusconi), che dovrà governare un paese vulnerabile come il nostro, proporre il nucleare? Ci sono ad esso legati problemi ancora irrisolvibili: costi esagerati, tempistica infinita per la messa in esercizio degli impianti (almeno 10-15 anni se la costruzione della centrale cominciasse oggi), uranio in esaurimento (tra circa 25 anni…), smaltimento delle scorie radioattive (le bruceranno negli inceneritori…, opps termovalorizzatori?), quantità impressionanti d’acqua (che non c’è!) per raffreddare gli impianti (la Francia utilizza il 55% dell’intera acqua nazionale a tale scopo!!!), problema sicurezza.
Come può un candidato premier (sia Veltroni che Berlusconi), che dovrà governare un paese vulnerabile come il nostro, proporre il “carbone pulito”? Il carbone non è mai pulito ed, anzi, è uno dei peggiori responsabili delle emissioni di CO2. Per “carbone pulito” si intende immagazzinare la CO2 sotto terra: vi sembra una buona alternativa? A me no…
Come può un candidato premier (Berlusconi), che dovrà governare un paese vulnerabile come il nostro, bloccare totalmente l’eolico? Una fonte di energia rinnovabile, illimitata, assolutamente pulita, che può sfruttare le numerose zone ventose sparse nel nostro paese. E poi, non vorrete mica dirmi che una centrale a carbone è meglio di una pala eolica?
Come può un candidato premier (sia Veltroni che Berlusconi), che dovrà governare un paese vulnerabile come il nostro, continuare a proporre i rigassificatori? Si vuole a tutti i costi puntare sul gas metano pur sapendo dei rischi a cui siamo continuamente sottoposti durante la stagione invernale a causa delle crisi politiche dei paesi su cui transitano i gasdotti. Manteniamo pure le attuali forniture, ma non aumentiamole e puntiamo piuttosto su una riduzione dei consumi di gas incentivando il solare termico (che, a onor del vero, è presente nel programma del PD), l’isolamento degli edifici, il biogas, ecc…
Come può un candidato premier (Berlusconi), che dovrà governare un paese vulnerabile come il nostro, continuare a proporre nuove strade ed autostrade e riproporre il Ponte sullo Stretto? Dobbiamo combattere l’inquinamento atmosferico e liberare le nostre strade dal traffico su ruota e vogliamo continuare a costruire nuove strade ed autostrade? Basterebbe spostare buona parte del trasporto commerciale dalle strade alle ferrovie, magari sfruttando anche il trasporto fluviale e marittimo. Ma tutto rimane all’oscuro (e anche Veltroni è generico…). E il Ponte sullo Stretto? Beh, che dire: gli acquedotti del Sud Italia perdono in molti tratti anche oltre la metà della loro acqua e lui (Berlusconi) vuole realizzare il Ponte? Incomprensibile ed inquietante…
Sarebbero pochi i punti relativi ad AMBIENTE ed ENERGIA su cui una campagna elettorale seria dovrebbe puntare, non tanto per vincere, ma per rimettere in sesto l’Italia: sfruttamento massimo delle energie rinnovabili (in primis fotovoltaico, solare termico ed eolico, e coinvolgimento delle altre come il geotermico, il biogas, ecc…), potenziamento massimo della raccolta differenziata dei rifiuti e riciclaggio degli stessi evitando l’utilizzo di nuova materia prima, riduzione dei rifiuti con eliminazione degli imballaggi inutili (vedi supermercati che vendono i prodotti sfusi), lotta totale all’abusivismo edilizio, governo e tutela del territorio, potenziamento delle vie di trasporto alternative fuori delle città (ferrovie, fiumi, mare) e dentro le città (mezzi pubblici, tramvie, metropolitane, ecc…), ridurre la dipendenza da petrolio, carbone e gas metano, controlli seri e diffusi per combattere l’inquinamento di acqua, aria e suolo: sarebbero molte le idee, ma di tutte queste pochissime sono contenute in ambedue i programmi. E, purtroppo, questo è il male dell’Italia…

domenica 24 febbraio 2008

RIFIUTI: se anche Santoro (e non solo) non ne parla a dovere…

Se anche Michele Santoro (ma anche Curzio Maltese di La Repubblica) parlano in maniera distorta di rifiuti, allora siamo davvero alla frutta! Perché dico questo? Presto detto. Giovedì sera 21 febbraio 2008 su RAI2 Michele Santoro dedica la sua puntata di Annozero all’emergenza rifiuti in Campania. La puntata inizia senz’altro bene, merito di un bellissimo e dettagliatissimo intervento del grande Travaglio che, senza peli sulla lingua (come al solito), parla di quanto successo in questi ultimi 15 anni in Campania a proposito di rifiuti, comprese le proteste negli anni scorsi di sindaci (anche di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) contro i termovalorizzatori, gli stessi che ora protestano perché non sono stati fatti! Poi però il dibattito si fa deludente: ospite, tra gli altri, in trasmissione c’è il deputato Brunetta (di Forza Italia) il quale afferma che, fino ad una settimana fa ne sapeva ben poco di rifiuti e, una volta raggiunto dall’invito di Annozero, si è messo a studiare sull’argomento! Beh, poteva risparmiarselo visto le buffonate che ha detto. Il bello (anzi il brutto!) è che Santoro (purtroppo) gli ha dato corda: nessuno, e dico nessuno, che abbia parlato seriamente in trasmissione di un’efficiente raccolta differenziata che sarebbe la premessa per non realizzare i famosi termovalorizzatori. Ho già spiegato più volte nei miei precedenti post quanto semplice sia (e sostenibile da un punto di vista ambientale) una filiera ecologica che prevede lo smaltimento dei rifiuti:

  • raccolta differenziata porta a porta (carta, plastica, vetro, alluminio, umido, secco, pile, farmaci scaduti, vestiti, oltre a servizi di smaltimento di rifiuti particolari come elettrodomestici, mobili, legno, metalli, ecc…);
  • riciclaggio di ogni tipo di materiale recuperabile: esistono veri e propri impianti per il riutilizzo dei materiali riciclati (la carta viene fatta macerare e ridotta a nuova cellulosa, la plastica viene rammollita e rimodellata in nuove forme, il vetro viene fuso oppure triturato per essere utilizzato per selciati stradali o materiali isolanti, l’umido e gli scarti da giardino vengono utilizzati come fertilizzanti in agricoltura, i vestiti vengono spediti alle popolazioni bisognose, il legno viene recuperato nelle falegnamerie, il metallo viene rifuso, le pile vengono riciclate, idem i farmaci scaduti, ecc…);
  • una volta fatta una raccolta differenziata ad hoc, il rifiuto secco non riciclabile si riduce ad appena il 10-15%, che può essere smaltito perfettamente nelle discariche: si chiudono e bonificano quelle pericolose e, allo stesso tempo, si individuano in terreni impermeabili dei siti per nuove discariche che possono essere a lungo efficienti per ospitare solo il rifiuto secco.

Naturalmente questo eviterebbe la costruzione di termovalorizzatori: constatato che anche i migliori filtri in circolazione sul mercato non trattengono le polveri sottilissime che escono dai camini degli inceneritori le quali sono pericolosissime per la salute umana (responsabili di gravi patologie, come i tumori), che questi inceneritori non possono funzionare solo col rifiuto secco, che comportano uno spreco di denaro incredibile col quale si possono invece realizzare più impianti di riciclaggio di materiale vario, che la (poca) energia prodotta dai termovalorizzatori si può ottenere (in quantità maggiore ed assolutamente pulita) da altre fonti come il fotovoltaico, il solare termico, l’eolico e il biogas, tutto ciò constatato non capisco perché questo nessuno lo dica. CERTO, PRIMA DI TUTTO BISOGNEREBBE AFFRONTARE IL PROBLEMA DEGLI IMBALLAGGI, PER RIDURRE DRASTICAMENTE LA MASSA DI RIFIUTI, MA ANCHE DI QUESTO NESSUNO NE PARLA! Non lo ha detto nessuno finora nei TG e nelle trasmissioni di approfondimento (nè in RAI né a Mediaset), né sui quotidiani né sulle riviste, tanto meno coloro che sono sempre stati favorevoli a raccontare come stanno le cose, anche in maniera scomoda e senza peli sulla lingua. Non lo ha fatto Michele Santoro su Annozero, ma non lo ha fatto neppure Curzio Maltese del quotidiano La Repubblica: nell’inserto “Il venerdì” del 22 febbraio 2008 del quotidiano per cui scrive, Maltese nel suo articolo intitolato “La sorpresa di una campagna elettorale basata sui rifiuti” si chiede preoccupato come mai in questi anni non si è arrivati a costruire i termovalorizzatori! Ma perché nessuno riesce ad esporre la tesi che io ho esposto sopra incentrata esclusivamente sulla raccolta differenziata, che è ripresa da molte personalità autorevoli che naturalmente non vengono invitate ad esporla? Così si nasconde la realtà dei fatti. Mi viene da pensare o che tutti vogliano coprire questi inceneritori perché costituiscono una immensa fonte di guadagno economico o perché sono spinti da semplice ignoranza: in ogni caso, si tratta di qualcosa di davvero inquietante, non so se sia più grave la prima o la seconda! Purtroppo in Italia questo succede per tante cose.
E, sempre a proposito di distorsione della realtà, mi sconcerta quanto detto da un altro autorevole giornalista di La Repubblica che ho sempre stimato per la sua visione dei problemi: Giorgio Bocca. Sempre nell’inserto “Il venerdì” del 22 febbraio 2008 del quotidiano per cui scrive, Bocca nel suo articolo intitolato “Ambiente, quei luoghi comuni sui rischi per la salute” si chiede come mai in Italia non si sia ancora optato per la scelta del nucleare, dipingendolo come la soluzione a tutti problemi. Certamente col nucleare si produrrebbe molta energia, tuttavia ne sono fortemente contrario (e l’ho già esposto in numerosi miei precedenti post) per i seguenti motivi:

  • costruendo adesso una centrale nucleare, questa sarebbe efficiente non prima di dieci anni, ma intanto?
  • la costruzione delle centrali nucleari comporterebbe una spesa economica incredibile, ma col stessa somma di denaro si costruirebbero molti più impianti di energia da fonte rinnovabile (fotovoltaico, solare termico, eolico, biogas, geotermia, ecc…);
  • la materia prima (l’uranio) è già in fase di esaurimento (si stimano riserve per non più di 25 anni) e costa sempre di più: una volta esaurito, che faremo?
  • smaltimento delle scorie nucleari: facciamo già fatica a smaltire i rifiuti domestici, come faremo con le scorie? Faremo affondare le navi cariche di scorie nel Mediterraneo?
  • dove troveremmo l’incredibile quantità d’acqua necessaria nei processi di raffreddamento delle centrali nucleari, visti i già attuali problemi idrici del nostro paese? Un solo dato: la Francia in un anno utilizza ben il 55% dell’acqua nazionale nelle centrali nucleari…
  • questioni di sicurezza: anche i più moderni impianti sono delle autentiche potenziali bombe atomiche!

Perché questo nessuno lo dice, neppure le autorità giornalistiche più autorevoli? Perché non domandarsi invece come mai si punta ancora poco sulle energie da fonti rinnovabili, o perché vengono respinte le centrali eoliche?
Si tratta di continue visioni distorte della realtà che influenzano però in maniera errata la maggior parte delle persone che purtroppo assimilano solo quello che viene loro detto da giornali e TV, indipendentemente che si tratti di boiate o cose serie. Con questo non voglio sminuire l’ottimo giornalismo che hanno sempre fatto (e che fanno tuttora) Santoro, Maltese e Bocca (secondo me tra i migliori giornalisti in circolazione, tra i pochi che si possono definire tali), ma questa volta mi sento di dire che hanno avuto una visione distorta ed errata delle possibili soluzioni a due problemi fondamentali per l’Italia: i rifiuti e l’energia. È questo un segnale che davvero in Italia la soluzione ai suoi problemi resta un’utopia…

EFFICIENZA ENERGETICA: bello o pulito?

Siamo tutti a conoscenza dei problemi energetici del futuro, di quante battaglie si stanno facendo per trovare le fonti indispensabili per produrre quantità maggiori di energia e, al contempo, rispettare l’ambiente (sia da un punto di vista del territorio sia per tagliare le emissioni di gas serra). Tuttavia, a proposito di energie rinnovabili, si stanno consumando “battaglie” tra coloro che le respingono in difesa del territorio (dunque sostenitori del BELLO) e coloro che le sostengono in difesa dell’atmosfera e del clima (dunque sostenitori del PULITO). Chi ha ragione? Sono numerosi gli episodi che stanno succedendo ultimamente, a dimostrazione di queste “battaglie”. Pensiamo al recente referendum tenutosi a Firenze sulla tramvia che dovrebbe passare in piazza Duomo, ove si sono invertite le parti: è il centro-destra ad essere contro la tramvia perché rovinerebbe il patrimonio artistico cittadino (!), mentre il centro-sinistra ne è giustamente favorevole per tagliare il traffico cittadino (come sempre lo scontro politico in Italia deve per forza contrapporre le parti politiche in ogni tema possibile). Pensiamo alla TAV in Valsusa, necessaria per spostare su ferrovia il trasporto merci allacciandosi alla rete europea, liberando così le nostre strade dai camion e contribuendo al taglio delle emissioni di gas serra, ma fortemente contrastata da alcune associazioni in difesa del territorio. Pensiamo alle centrali eoliche, fortemente respinte perché le loro pale sarebbero antiestetiche, un pericolo per gli uccelli e rumorose: personalmente, io le considero anche belle da vedere, danno l’idea di un paesaggio pulito. Insomma, ci sono molte contraddizioni un po’ in tutto il paese: certo, si dovrebbe cercare di creare un connubio tra BELLO e PULITO, oltre che UTILE. Molte sono le personalità importanti che si sono schierate, chi in difesa del BELLO e chi in difesa del PULITO. Ma io concordo perfettamente con quanto Carlo Petrini ha scritto sul quotidiano La Repubblica di mercoledì 20 febbraio 2008: etica ed estetica, giustizia e bellezza, sono state separate in età moderna: non era così nelle società precedenti. Ha ragione quando dice che i comitati si indignano di fronte a qualcosa di utile (come le pale eoliche, la TAV, il tram in centro storico) ma non si indignano di fronte alla cementificazione continua delle aree agricole e della aree protette, di fronte ai centri commerciali che sorgono come funghi, di fronte ai migliaia di Km di strade ed autostrade che si costruiscono privando di denaro le ferrovie, di fronte all’abbandono delle periferie delle città, ecc… A proposito di Firenze, il giornalista giustamente dice: “Prendiamo il caso del tram a Firenze in Piazza Duomo: quella è sempre stata una piazza di passaggio, un crocevia in cui transitano centinaia di bus al giorno. L’idea del tram non è esteticamente più brutta, ma è più ecologica e più silenziosa. Se proprio vogliamo guardare all’estetica allora che si facciano chiudere tutti quei negozi di marchi multinazionali le cui vetrine ed insegne si affacciano sulla stessa piazza: che c’entrano quelle scritte col bello?”. Effettivamente ha ragione… Ed ha ragione quando sostiene che una cosa utile non è mai brutta: è utile e pulito l’eolico, ma i comitati contestano questo e non le decine di centrali Enel che ancora funzionano a carbone; tutti si lamentano del traffico cittadino e dell’inquinamento dell’aria e poi contestano la tramvia e non le nuove strade ed autostrade; tutti vogliono preservare il territorio ma protestano per impianti fotovoltaici a terra e non per le migliaia di capannoni, di quartieri residenziali e di costruzioni abusive; tutti vogliono recuperare materia prima (riciclandola) e mantenere pulita l’aria ma ora sono tutti favorevoli ai termovalorizzatori. Insomma, qualcosa non và. Come dice ancora Petrini “Le contrapposizioni che si vengono a creare sono sempre più figlie di prese di posizione cieche e sorde, spesso strumentali… A volte mi sembra che per ragioni di opportunità, politica o economica, si sollevino falsi problemi mentre l’Italia sprofonda nel brutto e nell’ingiusto… Il bello e l’utile non vanno fatti andare d’accordo, perché in realtà sono una cosa sola, un valore ben più alto delle magagne da campagna elettorale o delle speculazioni di chi proprio non riesce ad arrestare la sua sete di denaro”.
Di questo passo però non risolveremo mai i problemi italiani in merito ad efficienza energetica e lotta al cambiamento climatico: così facendo, continueremo a restare legati ai combustibili fossili, ad inquinare in maniera inquietante, a non tagliare le emissioni di gas serra e quindi non contribuire alla lotta al cambiamento climatico, a respirare aria altamente inquinata e dunque ad ammalarci sempre di più. E non parlo da persona disinteressata alla protezione ambientale, anzi: io sono il primo a voler difendere il nostro territorio, ma non è bloccando la TAV, il tram in centro o le pale eoliche che lo si difende, ma lo si difende facendosi autori di battaglie contro l’edificazione selvaggia, contro l’abusivismo, contro le centrali a carbone, contro la continua costruzione di strade ed autostrade, ecc… Altrimenti non ne verremo mai fuori…