venerdì 6 novembre 2009

DIPENDENZA ENERGETICA DOPO L’ERA BUSH…

Ho trovato un interessante articolo di Simone Incontro sul quotidiano veronese L’Arena di domenica 1° novembre, dedicato all’uscita del libro intitolato “Petrolio shock” di Gabriele Catania, pubblicato da Castelvecchi Editore (344 pagine) ed incentrato sull’ormai fallimento della politica energetica mondiale basata sul petrolio. Il sottotitolo del libro “La crisi energetica dalle guerre di Bush alla polveriera iraniana” la dice lunga sul pensiero dello scrittore, secondo il quale Bush ed i suoi consiglieri conservatori (che speravano l’invasione dell’Iraq desse il via a un contro-shock petrolifero capace di abbattere le petromonarchie del Golfo) sono stati i principali responsabili del terribile shock energetico e della crisi finanziaria odierna.
Già qualcosa è cambiato con l’elezione di Obama: in questo primo anno di presidenza USA il tema che finora ha fatto più centro è stato senza ombra di dubbio la lotta al riscaldamento globale con la battaglia sull’ambiente. Poco più di un mese fa, durante il suo intervento al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite alla conferenza sul clima, Obama disse: “Il surriscaldamento del pianeta è una minaccia grave, urgente e crescente per il nostro pianeta. Se continuiamo di questo passo, rischiamo di consegnare alle generazioni future una catastrofe irreversibile”. Frase che Bush non avrebbe mai pronunciato… Per questo Obama vuole puntare sulle energie rinnovabili, su una nuova generazione di invenzioni e di prendere la California come modello energetico (così come Maurizio Molinari ha scritto nel suo libro “Il Paese di Obama”, edito da Laterza, 196 pagine): si vuole quindi contemporaneamente combattere il surriscaldamento del pianeta, aiutare la ripresa economica nazionale e ridurre la dipendenza energetica da paesi instabili come quelli arabi e il Venezuela.
Ritornando a quanto Gabriele Catania scrive nel suo libro “Petrolio shock”, lo shock petrolifero ha colpito l’Europa ed il Giappone molto più dell’America, ormai una superpotenza post-industriale e post-idrocarburica (infatti 2/3 del petrolio usato negli Stati Uniti è destinato ai trasporti). Basti pensare che l’Unione Europea importa all’incirca la stessa quantità di petrolio degli USA e che ne è il secondo consumatore mondiale; inoltre, come sottolinea lo stesso Catania, l’unica grande potenza che è riuscita a tenere il passo di Cina ed India è stata quella americana (perfino nel 2008, nonostante due guerre costosissime, 26 fallimenti bancari, la recessione immobiliare e il crollo delle Borse, gli USA hanno fatto registrare un Pil leggermente superiore a quello dell’Unione Europea!!!).
E arriviamo alla dipendenza energetica: ben il 74.5% dell’energia consumata in Italia è ricavato da petrolio e gas naturale, ricordando che il nostro paese deve importare buona parte dell’energia che consuma (dipendenza energetica dell’87%...). Peggio di noi all’interno dell’Unione Europea solo Cipro, Malta, Lussemburgo e Irlanda, mentre questa dipendenza energetica scende al 61% in Germania, al 51% in Francia e al 21% in Gran Bretagna… Se Bush (o un conservatore) avesse continuato a governare, ulteriori guerre a paesi del Golfo avrebbero comportato al taglio dei rifornimenti petroliferi ai paesi energicamente dipendenti (tra cui l’Italia) con conseguenze inimmaginabili. Certo, dovrebbero essere altri i motivi che dovrebbero portare ad un distacco dagli idrocarburi: la questione ambientale, la lotta al riscaldamento globale, la lotta all’inquinamento, il risparmio economico, la salute dei cittadini.
E, relativamente al nostro paese, non dovrebbe essere neppure l’energia nucleare a risolvere il problema, solo per il semplice motivo che l’Italia non ha fondi né per la costruzione di queste centrali né per smaltire le loro scorie (si devono ancora smaltire quelle di 20 anni fa…): il nostro fortissimo debito pubblico, con pochi eguali al mondo e che ci stiamo portando dietro da decenni, non può essere ignorato e ci costringerà sempre a scelte che devono essere valutate molto ma molto attentamente (e che invece potrebbero essere prese più facilmente in altri paesi). Quindi, se altri paesi possono permettersi “economicamente” le centrali nucleari (anche se ci sarebbe da discutere sulla convenienza e sulla sicurezza dell’energia nucleare, vedi miei precedenti post), da noi sembrerebbe molto più conveniente il ricorso alle energie rinnovabili, fotovoltaico in primis: com’è possibile che la Germania (paese notoriamente non così baciato dal sole) abbia più potenza fotovoltaica installata dell’Italia?

2 commenti:

gabriele catania ha detto...

Buongiorno,
sono gabriele catania, l'autore del saggio PETROLIO SHOCK. La ringrazio di avermi segnalato sul Suo blog. Aggiungo solo una cosa, che l'articolo su l'Arena non ha segnalato: se verranno attaccati i siti nucleari sospetti dell'Iran, qaurto esportatore petrolifero mondiale, si verificherà un altro shock petrolifero, ancora più distruttivo.
Comunque complimenti per il blog, molto interessante e ricco di spunti
Cordiali saluti
Catania

Marco Montagna ha detto...

Grazie per la segnalazione sig. Catania (e per i complimenti): effettivamente, l'attacco ai siti nucleari iraniani avrebbe conseguenze inimmaginabili per l'Occidente...
Cordiali saluti anche a Lei