martedì 29 ottobre 2013
lunedì 5 settembre 2011
IL DRAMMA DEL DELTA DEL NIGER
Scrivo questo articolo perchè è notizia di pochi giorni fa la pubblicazione di un rapporto dell'ONU, precisamente dell'UNEP (l'agenzia dell'ONU per l'ambiente), che è frutto di un lavoro durato ben 14 mesi e che è visionabile sul sito http://www.unep.org/newscentre/Default.aspx?DocumentID=2649&ArticleID=8827&l=en. Tale rapporto ha reso ufficiale quello che già da molto tempo si sapeva, ovvero che l'industria petrolifera ha causato nel Delta del Niger una catastrofe ecologica che richiederà, per essere sanata, una somma enorme e almeno 25 anni di tempo! Infatti, l'ecosistema del delta è devastato e la salute della sua popolazione è ad altissimo rischio in quanto la falda acquifera è ormai inquinata anche in profondità dagli idrocarburi, soprattutto benzene, che hanno gravissimi effetti cancerogeni. Ne ha dedicato un articolo il giornalista Pietro Veronese nella sua rubrica "Follow the people" sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 26/08/2011: il titolo di quell'articolo è il riassunto di tutta questa bruttissima storia, ovvero "Ma qualcuno ha già pagato per il dramma del Niger". Certo, hanno pagato la popolazione con la sua salute e l'ecosistema della zona. Chi pagherà? E chi pronuncerà le stesse parole dello scrittore impiccato?
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domenica 31 ottobre 2010
Nuove trivellazioni e... la petroliera Haven!
Ma che convenienza ha l'estrarre questo petrolio che inciderebbe comunque in una piccolissima parte del fabbisogno energetico nazionale e che allo stesso tempo rappresenta un serio pericolo per l'incolumità ambientale del nostro paese? Probabilmente la convenienza è solo economica, e per pochi (oltre che per lo Stato...). Quello Stato che dovrebbe proteggere il proprio patrimonio naturale, senza eguali nel resto del mondo: ed invece pensa solo ai soldi... Basti pensare che sono state recentemente autorizzate (dopo una lunga battaglia) le trivellazioni in Val di Noto, nella Sicilia sud-orientale, che è stato dichiarato patriomomio mondiale dell'Unesco...
E' negli occhi di tutti il tremendo disastro ecologico causato dal pozzo petrolifero della BP nel Golfo del Messico la scorsa estate: come possiamo permetterci in Italia di correre un rischio del genere, in un paese con un patrimonio naturale che tutti ci invidiano e che è già in pericolo anche senza le trivellazioni per inquinamento, scarichi illegali, urbanizzazione selvaggia? Conoscendo poi quanto l'odore dei soldi sia forte in Italia, mi viene il pel d'oca a pensare cosa comporterebbe per il nostro paese un disastro ecologico simile. Vi spiego perchè.
Ma vi rendete conto? Lo Stato incassa dei soldi per bonificare il mare dal greggio depositato e cosa fa? Dichiara che le acque sono pulite, tanto in superficie non si vede niente, utilizza i soldi per altro e permette che noi continuiamo a mangiare pesci ammalati facendoci ammalare e morire di cancro!! Questo è lo Stato Italiano: e noi dovremmo essere felici delle nuove trivellazioni?
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venerdì 6 novembre 2009
DIPENDENZA ENERGETICA DOPO L’ERA BUSH…
Già qualcosa è cambiato con l’elezione di Obama: in questo primo anno di presidenza USA il tema che finora ha fatto più centro è stato senza ombra di dubbio la lotta al riscaldamento globale con la battaglia sull’ambiente. Poco più di un mese fa, durante il suo intervento al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite alla conferenza sul clima, Obama disse: “Il surriscaldamento del pianeta è una minaccia grave, urgente e crescente per il nostro pianeta. Se continuiamo di questo passo, rischiamo di consegnare alle generazioni future una catastrofe irreversibile”. Frase che Bush non avrebbe mai pronunciato… Per questo Obama vuole puntare sulle energie rinnovabili, su una nuova generazione di invenzioni e di prendere la California come modello energetico (così come Maurizio Molinari ha scritto nel suo libro “Il Paese di Obama”, edito da Laterza, 196 pagine): si vuole quindi contemporaneamente combattere il surriscaldamento del pianeta, aiutare la ripresa economica nazionale e ridurre la dipendenza energetica da paesi instabili come quelli arabi e il Venezuela.
Ritornando a quanto Gabriele Catania scrive nel suo libro “Petrolio shock”, lo shock petrolifero ha colpito l’Europa ed il Giappone molto più dell’America, ormai una superpotenza post-industriale e post-idrocarburica (infatti 2/3 del petrolio usato negli Stati Uniti è destinato ai trasporti). Basti pensare che l’Unione Europea importa all’incirca la stessa quantità di petrolio degli USA e che ne è il secondo consumatore mondiale; inoltre, come sottolinea lo stesso Catania, l’unica grande potenza che è riuscita a tenere il passo di Cina ed India è stata quella americana (perfino nel 2008, nonostante due guerre costosissime, 26 fallimenti bancari, la recessione immobiliare e il crollo delle Borse, gli USA hanno fatto registrare un Pil leggermente superiore a quello dell’Unione Europea!!!).
E arriviamo alla dipendenza energetica: ben il 74.5% dell’energia consumata in Italia è ricavato da petrolio e gas naturale, ricordando che il nostro paese deve importare buona parte dell’energia che consuma (dipendenza energetica dell’87%...). Peggio di noi all’interno dell’Unione Europea solo Cipro, Malta, Lussemburgo e Irlanda, mentre questa dipendenza energetica scende al 61% in Germania, al 51% in Francia e al 21% in Gran Bretagna… Se Bush (o un conservatore) avesse continuato a governare, ulteriori guerre a paesi del Golfo avrebbero comportato al taglio dei rifornimenti petroliferi ai paesi energicamente dipendenti (tra cui l’Italia) con conseguenze inimmaginabili. Certo, dovrebbero essere altri i motivi che dovrebbero portare ad un distacco dagli idrocarburi: la questione ambientale, la lotta al riscaldamento globale, la lotta all’inquinamento, il risparmio economico, la salute dei cittadini.
E, relativamente al nostro paese, non dovrebbe essere neppure l’energia nucleare a risolvere il problema, solo per il semplice motivo che l’Italia non ha fondi né per la costruzione di queste centrali né per smaltire le loro scorie (si devono ancora smaltire quelle di 20 anni fa…): il nostro fortissimo debito pubblico, con pochi eguali al mondo e che ci stiamo portando dietro da decenni, non può essere ignorato e ci costringerà sempre a scelte che devono essere valutate molto ma molto attentamente (e che invece potrebbero essere prese più facilmente in altri paesi). Quindi, se altri paesi possono permettersi “economicamente” le centrali nucleari (anche se ci sarebbe da discutere sulla convenienza e sulla sicurezza dell’energia nucleare, vedi miei precedenti post), da noi sembrerebbe molto più conveniente il ricorso alle energie rinnovabili, fotovoltaico in primis: com’è possibile che la Germania (paese notoriamente non così baciato dal sole) abbia più potenza fotovoltaica installata dell’Italia?
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domenica 21 ottobre 2007
RISORSE INESPLORATE: lasciamo stare i mari e i Poli!!!
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martedì 16 ottobre 2007
ROCKALL: cosa non si fa per il petrolio...
Quello che vedete nella foto è Rockall, uno scoglio di granito della larghezza di 27 metri e dell'altezza di 23 che affiora in pieno Oceano Atlantico a 368 km dalle coste della Scozia e a 424 km da quelle dell'Irlanda. Un insignificante scoglio in balia delle onde dell'Oceano (che spesso lo sommergono durante le tempeste) che sta scatenando un caso politico tra quattro nazioni (Gran Bretagna, Irlanda, Islanda e Danimarca) per contendersi il possesso dell'isolotto (Rockall in lingua gaelico antico significa "roccia che ruggisce"). Perchè direte voi questa disputa? Ebbene, i fondali attorno all'isolotto nascondono grandi giacimenti di petrolio e gas metano! Ecco perchè tutti ne rivendicano la sovranità!!! Infatti, in base alle nuove norme delle Nazioni Unite fino al 2009 un Paese può rivendicare il sottosuolo marino in un raggio di 500 km attorno ai suoi possedimenti marittimi, purchè non vi siano dispute con altri paesi. Però in questo caso la dispusta esiste: da decenni Gran Bretagna ed Irlanda rivendicano la sovranità sullo scoglio, alle quali si sono poi aggiunte anche l'Islanda e la Danimarca (quest'ultima sostiene che lo scoglio faccia parte dell'arcipelago danese delle Isole Faroe!). Ora i quattro Stati hanno aperto una trattativa con l'obiettivo di reclamare congiuntamente presso l'ONU il possesso di Rockall e pretendere una porzione del sottosuolo marino per ciascuno. Se il negoziato fallisse scoppierebbe una guerra diplomatica... Già qualcosa di strano successe in passato: nel 1955 la Gran Bretagna mandò sull'isolotto due elicotteri Royal Marines per piantare la Union Jack; nel 1984 un soldato irlandese si impiantò nell'isolotto ma morì affogato; nel 1985 un commando britannico vi trascorse una settimana! Cosa non si fa per il petrolio...
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mercoledì 5 settembre 2007
Nigeria: dove il petrolio non giova alla popolazione!
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Mar Caspio: ENI colpevolizzata di danni ambientali...
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martedì 17 luglio 2007
Petrolio e gas: scoppia la guerra dei tubi!
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mercoledì 6 giugno 2007
Scioglimento dell'Artico: ma cosa leggo...
Lo scioglimento dell'Artico è ormai una realtà: tuttavia, il ritiro dei ghiacci sta portando a conoscenza un grande patrimonio sommerso fatto di giacimenti di idrocarburi, petrolio, gas ed idrati di metano, ma anche di oro, nichel, cromo, titanio e pietre preziose (propio grazie a ciò il Canada è diventato il 3° produttore mondiale di diamanti!). Molti paesi stanno ora reclamando i fondali artici: il Trattato delle Nazioni Unite del 1994 (che regola la spartizione delle acque marine tra le nazioni del mondo) stabilisce che la sovranità nazionale di uno stato costiero si estende sui fondali marini fino a 350 miglia dall sue coste. Ora la Russia sta reclamizzando il 50% dei fondali artici... idem per Danimarca (è sua la Groenalndia), Norvegia, USA e Canada.
Corretta informazione questa da parte del sito: certo, però, sostenere che l'effetto-serra potrebbe essere una catastrofe ambientale per il resto del mondo ma non per la popolazione degli Inuit mi sembra un pò eccessivo! Sembra quasi una esortazione alle imprese ad approfittare (lo farebbero lo stesso) di questa situazione: sarebbe un arricchimento economico non da poco! A mio parere, non mi sembra una informazione tanto "scientifica", non vedo la minima denuncia allo sfruttamento di una simile situazione che aggraverebbe ulteriormente la dipendenza del pianeta dai combustibili fossili e la situazione del nostro malato clima. Ma tant'è: lo scioglimento dei ghiacci artici è una realtà, c'è chi sostiene sia colpa dell'effetto-serra e del conseguente surriscaldamento globale e che invece sostiene si tratti di una semplice fluttuazione climatica... Fatto sta che (scusate la battuta) finchè c'è petrolio non c'è speranza (per il nostro clima)!
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martedì 5 giugno 2007
Allarme petrolio nel Mediterraneo!
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martedì 29 maggio 2007
Petrolio: i regali dello Stato alla raffineria di Moratti....
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domenica 10 dicembre 2006
ASTANA (Kazakhstan, ex URSS): è sempre il petrolio a comandare...
(Russia centrale). Valgono praticamente le stese cose scritte in quell'articolo: le enormi risorse petrolifere stanno arricchendo a dismisura solo una piccolissima parte della popolazione, mentre la stragrande maggioranza vive in miseria. Il presidente del Kazakhstan, Nursultan Nazarbaev, divenuto tale nel 1991 (e riconfermato nel 2005 con un umoristico 91.6%!), è il 6° uomo più ricco del pianeta! Ha trasformato il suo paese nella 3° potenza energetica mondiale: nelle due principali città dello stato, Almaty e la nuovissima capitale Astana fondata nel 1997 (!), stanno nascendo migliaia di grattacieli di cristallo che naturalmente rimangono vuoti (si cerca infatti di investire il denaro ricavato dal petrolio nell'edilizia in quanto è ormai troppo rischioso riciclarlo all'estero a causa dei severi controlli bancari). Gli immobili si rivalutano del 120% all'anno (!): sono sorte piramidi di cristallo, palazzi-fiore, centri commerciali a forma di conchiglia in granito: non solo, ma anche lotti minimi da 300.000 metri quadrati, appartamenti standard da 500 mq, ville da 10.000.000 di dollari! Purtroppo il 96% del denaro e delle risorse nazionali sono nelle mani dell'8% della popolazione! Nella sola capitale Astana negli ultimi 5 anni sono sorti ben 47 casinò e 192 ristoranti!! Le ambizioni del presidente sono notevoli: l'ingresso nel Wto con la Russia nel 2008, la presidenza dell'Ocse nel 2009, le Olimpiadi invernali nel 2016 a Talgar e l'entrata in produzione dei giacimenti petroliferi di Kashagan (i più grandi scoperti nel mondo negli ultimi 30 anni). Ma intanto il 92% della popolazione vive in miseria...Fonte il quotidiano La Repubblica, sito http://www.repubblica.it
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mercoledì 6 dicembre 2006
BAKU: le mani di Mosca sul petrolio del Mar Caspio


Baku è la capitale dell'Azerbaijan, repubblica posta nell'area del Caucaso (Russia) lungo la sponde del Mar Caspio: la città, posta su tale mare sulla penisola di Apseron, ha una popolazione di oltre 1.100.000 abitanti e per la somiglianza del suo golfo è gemellata con Napoli (a tal proposito visitate il sito de "Le Napoli nel mondo" http://www.napolinelmondo.org/). La città è famosa per le sue piattaforme petrolifere, data l'immensa ricchezza di petrolio sotto il Mar Caspio: due oleodotti partono dalla città e si dirigono uno sul Mar Nero ed uno in Russia, mentre altri 3 sono in progetto! Proprio il petrolio rappresenta una incredibile fonte di ricchezza, ma solo per pochi fortunati che, cresciuti sul modello Urss-Putin, si stanno arricchendo in una maniera esagerata con notevoli influenze sullo sviluppo della città. Certo, nel solo 2006 si sono prodotti 600.000 barili di petrolio al giorno facendo aumentare il Pil del 35% e il bilancio dello Stato del 60%, ma il tasso di disoccupazione del Paese resta del 40% e lo stipendio medio mensile è di circa 200 dollari!! Per non parlare del fatto che il leader Ilhama Aliev ha vinto nel 2003 le elezioni presidenziali probabilmente tramite brogli, mentre è stato chiuso l'ultimo giornale dell'opposizione: tutto tramite copione di Mosca, ovvero repressione, terrore e controllo totale! Tutto si tramuta in un popolo di 8.000.000 di poveri azeri e in una striminzita elite straricca. Proprio per queste risorse stanno sorgendo a Baku ben 530 grattacieli, mentre in tre anni sono stati costruiti 1.700 palazzi, tutti quasi deserti. Più cantieri che a Shangai, nonostante il 30% della gente viva con meno di 2 dollari al giorno! Resta ufficialmente segreto perchè si investa così tanto in una foresta di grattacieli che poi rimangono vuoti: in realtà, l'obbiettivo è quello di riciclare il denaro proveniente dalle risorse petrolifere investendolo in costruzioni (infatti a causa dell'irrigidirsi dei controlli bancari è rischioso riciclare il denaro all'estero). Dopo l'indipendenza del 1991, molte Repubbliche ex-sovietiche coltivavano molti sogni ma evidentemente il potere di Mosca è ancora molto molto forte, tanto che le cose sono rimaste come prima....
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11:58 AM
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