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martedì 23 dicembre 2014

SICUREZZA NUCLEARE: un bel passo avanti

Mario Pirani nel suo editoriale pubblicato sul quotidiano la Repubblica di lunedì 22 dicembre 2014, intitolato “Un bel passo avanti sulla sicurezza nazionale”, ha riassunto molto bene i passi in avanti che il nostro Paese sta facendo in merito alla pluridecennale questione dello smantellamento delle centrali nucleari italiane: finalmente si muove qualcosa circa l'esecuzione del deposito delle scorie nucleari. L'articolo lo potete leggere al link http://www.selpress.com/istitutotreccani/esr_visualizza.asp?chkIm=21. Che sia la volta buona? Soprattutto per la sicurezza nazionale ed ambientale.

martedì 21 gennaio 2014

L'Italia dei rifiuti e dei miliardi sprecati

E' questo il titolo di un bel articolo di Mario Pirani nella sua rubrica “Linea di confine” sul quotidiano la Repubblica di lunedì 20 gennaio 2014. L'articolo è relativo al fatto che nei prossimi dieci anni il nostro Paese dovrà affrontare lo smantellamento definitivo delle 4 ex centrali nucleari di Trino Vercellese, Caorso, Latina e Garigliano, oltre che all'impianto di Bosco Marengo e alle installazioni Enea di Saluggia, Casaccia e Rotondella: come la definisce Pirani, si tratterà della maggiore opera di bonifica della storia del nostro Paese, un'operazione che si dovrebbe concludere con la realizzazione del “Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi”, ovvero un sito superficiale dove verranno sistemate tutte le scorie nazionali a bassa e media radioattività, accanto al quale è prevista la realizzazione di un grande parco tecnologico che ospiterà centri di ricerca e sperimentazione nel campo dei rifiuti e delle bonifiche ambientali. Il costo di tutto ciò? 6,5 miliardi di euro, una piccola parte già spesa in questi ultimi anni. E tutto nella mani della SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari), una società di Stato completamente pubblica creata dalla scissione dell'Enel nel 1999 (http://it.wikipedia.org/wiki/SOGIN): le risorse sono già disponibili e sempre pronte in quanto prelevate dalle bollette elettriche degli italiani... 
Ebbene, si tratta di una grande occasione di lavoro per l'agognata ripresa economica del nostro paese, con migliaia di posti di lavoro specializzati e la possibilità per alcune grandi aziende italiane (come ad esempio l'Ansaldo Nucleare o la Saipem) di qualificarsi e specializzarsi nel mercato europeo e mondiale per lo smaltimento delle centrali nucleari (tema che nei prossimi anni sarà sempre più sentito in tutto il mondo). Il problema che, giustamente, sottolinea Pirani è la mancanza purtroppo non dei soldi (per una volta tanto non è così!!) ma dell'esperienza operativa, oltre che dalla mancata partenza di un vero e proprio piano esecutivo che ha avuto come esiti finora solo il moltiplicarsi di poltrone, ruoli e consulenze (e di soldi pubblici....) oltre che dal continuo aumento delle scorie radioattive (provenienti da ospedali e da laboratori). 
C'è poi un problema politico. Finora ben tre Governi non sono riusciti a fissare dei paletti normativi per la realizzazione del succitato “Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi” (criteri di localizzazione, Autorità di controllo, ecc...). Cosa si dovrebbe fare: coinvolgere le popolazioni interessate, organizzare un serio dibattito pubblico, ottenere il consenso delle popolazioni locali con trasparenza ed obiettività, inserire nelle commissioni parlametari preposte alla valutazione delle persone che abbiano provata capacità professionale in materia (e non i soliti nomi per scopi politici...), definire dei tempi certi di autorizzazione nel rispetto delle normative per tutte le aprti in causa. 
Ha ragione, ahimè, Pirani quando a conclusione del suo articolo dice: “Nell'insieme un compito davvero arduo. Se fallissimo, il risveglio potrebbe rivelarsi tragico”. Ho seri dubbi, tuttavia, che questa classe politica ce la possa fare (o lo voglia fare...), ma lo spero vivamente, per il Paese.

martedì 19 novembre 2013

ITALIA: ancora nessun programma per le scorie nucleari

Ci sono 4 centrali nucleari in Italia, tutte chiuse: la centrale elettronucleare Enrico Fermi di Trino (VC) è un impianto dismesso avente un unico reattore da 260 MW di potenza elettrica netta, a uranio a medio arricchimento (circa il 4,5%), moderato ad acqua leggera e raffreddato secondo lo schema ad acqua pressurizzata (http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare_Enrico_Fermi); la centrale elettronucleare Caorso è una centrale elettronucleare situata nel comune di Caorso (PC) avente un unico reattore da 860 MW di potenza elettrica netta, a uranio leggermente arricchito, moderato ad acqua leggera e raffreddato secondo lo schema ad acqua bollente di generazione BWR4 (http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare_Caorso); la centrale elettronucleare Garigliano è una centrale elettronucleare situata nel comune di Sessa Aurunca (CE) avente un unico reattore da 160 MW di potenza elettrica netta, a uranio leggermente arricchito, moderato ad acqua leggera e raffreddato secondo lo schema BWR 1 (http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare_Garigliano); la centrale elettronucleare Latina è una centrale elettronucleare situata nella frazione di Borgo Sabotino del comune di Latina avente un unico reattore da 220 MW di potenza elettrica lordi e 200 MW netti, a uranio naturale, moderato a grafite e raffreddato con anidride carbonica (http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare_Latina). Ricordo che lo sfruttamento dell'energia nucleare in Italia ha avuto luogo tra il 1963 e il 1990: le quattro centrali nucleari italiane sono state chiuse per raggiunti limiti d'età, o a seguito dei referendum del 1987. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_nucleare_in_Italia. 
Ora c'è il problema dello smaltimento delle scorie nucleari: beh, non proprio da ora, ma dal 1987... E ad agosto 2015 scade il termine, imposto dall'Unione Europea, per presentare il programma per indicare il sito di stoccaggio delle scorie di queste centrali nonché i 5 centri di ricerca nucleare nel nostro Paese. Oggi però la preoccupazione è alta perchè il tempo passa e c'è il rischio di arrivare all'agosto 2015 senza un programma, rischiando la sanzione (l'iter prevede infatti tempi di 30 mesi...), in quanto ad oggi nulla è stato fatto dallo Stato. Quindi, oltre al danno, la beffa! Anche perchè c'è il rischio di pagare affitti esorbitanti ad altri Paesi dotati di depositi appositi! Preoccupazione lanciata anche da Natascia Ronchetti sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 15 novembre 2013. Come stanno al momento le cose? Tutto è in mano alla società di Stato Sogin (responsabile della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi compresi quelli prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare, per garantire la sicurezza degli italiani, salvaguardare l'ambiente e tutelare le generazioni future: ha il compito di localizzare, realizzare e gestire il Parco Tecnologico e il Deposito Nazionale; http://www.sogin.it/), che a sua volta attende le decisioni dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, http://www.isprambiente.gov.it/it). Per costruire poi l'impianto per stoccare le barre dei reattori riprocessate (90.000 metri cubi di scorie, comprese quelle di origine biomedicale e industriale) ci vogliono almeno ulteriori 5 anni... 
Senza dimenticare che entro 6 anni, come da accordi, l'Italia dovrà riportare in patria le barre dei reattori che si stanno riprocessando in Francia: siamo così sicuri che tra 6 anni tutto sarà pronto? Ho i brividi solo a pensarci!

domenica 13 marzo 2011

E' ancora possibile il nucleare?

Da quando ho aperto questo blog nel 2007 ho dedicato almeno 20 post alla mia contrarietà al ritorno dell'energia nucleare in Italia: inutile che rispieghi tutte le motivazioni che mi portano ad essere contrario all'energia nucleare nel nostro paese (per queste vi rimando alla ricerca dei miei post precedenti: scrivete "nucleare" nello spazio "cerca nel blog" e leggete i vari post). Mi preme tuttavia ribadire alcuni concetti, visto quello che sta succedendo in Giappone e visto che si sta avvicinando il referendum di giugno 2011 (tra i cui quesiti ce n'è anche uno sul nucleare).
Abbiamo visto in questi giorni il terrebile disastro naturale che ha colpito il Giappone, causato dal terremoto-maremoto: oltre ai dati sconvolgenti sulla perdita di vite umane e danni incalcolabili, c'è da pensare molto anche sui presunti incidenti nucleari che hanno interessato alcune delle 55 centrali nucleari giapponesi. Al di là del fatto che ci siano state o no perdite di sostanze radioattive (questo lo si verificherà in questi giorni), c'è veramente da pensare su quanto è reale il pericolo di un disastro nucleare anche in un paese che nel tempo ha fatto della tecnologia sicura la sua marcia più forte.
Eppure in Italia si continua a parlare di nucleare (anche in questi giorni): permettetemi di dire quanto siano IRRESPONSABILI i componenti del governo Berlusconi che anche in questi giorni continuano a dichiararsi più che favorevoli al nucleare.
Ma guardiamola da un altro punto: diamo per scontato il fatto che i componenti del governo Berlusconi siano a favore del nucleare (per ovvi motivi...), ma come fa un italiano a dirsi favorevole al nucleare? Qui non siamo di fronte ad una scelta di destra o di sinistra, siamo di fronte ad una scelta per il nostro paese.
Credo che chiunque italiano dovrebbe essere preoccupato almeno quanto me per il ritorno del nucleare, e questo per quattro motivi fondamentali, sui quali non si può assolutamente dubitare:

  1. credo che pochissimi paesi al mondo abbiano un territorio così disastrato da un punto di vista geomorfologico come il nostro: la maggior parte del paese è a rischio frane o alluvioni. Che ne sarebbe di una centrale nucleare in caso di frana o alluvione?
  2. le centrali nucleari hanno bisogno di enormi quantità d'acqua per i loro sistemi di raffreddamento, per questo quasi sempre vengono costruite vicino ai fiumi: ma nessuno pensa a quante siccità è sottoposta l'Italia durante le estati e spesso anche durante gli inverni? Cosa succederebbe in questi casi? Si lascerebbe senz'acqua l'agricoltura?
  3. i costi per la realizzazione delle centrali nucleari sono stratoferici: la centrale in costruzione in Finlandia ha già raddoppiato il costo preventivato (si parla di 5-6 miliardi di euro). Visto che in Italia ne sono previste al momento 4, si parlerebbe di almeno 20 miliardi (dico, miliardi) di euro: ma dove si trovano questi soldi? In Italia non ci sono i soldi per riasfaltare le strade o per pulire i fossi o per mettere in sicurezza il territorio, e si trovano per il nucleare?
  4. vista la sempre maggiore influenza di n'drangheta, mafia e camorra in tutto il paese nelle costruzioni e vista l'altissima corruzione dilagante negli appalti (ai danni dello Stato), come si può pensare che tutto ad un tratto le centrali nucleari vengano costruite dopo regolari appalti e con opere realizzate con le più sicure tecnologie (e non come a L'Aquila dove si impiegava la sabbia di mare nel calcestruzzo)?

Credo che solo questi 4 punti dovrebbero essere sufficienti a far dubitare gli italiani e a pensarci bene per il referendum di giugno.
E poi, cari miei, non vi fa pensare il blocco totale agli incentivi alle energie rinnovabili deciso per decreto la scorsa settimana dal governo Berlusconi, bloccando di fatto la realizzazione di impianti fotovoltaici ed eolici e lasciando senza lavoro oltre 100.000 persone (posti di lavoro createsi in questi ultimi anni di crisi economica)? Forse perchè ne traevano vantaggio tutti anzichè i soliti pochi?
E ancora: se, come dice il governo, abbiamo bisogno di energia e dobbiamo quindi ricorrere al nucleare, perchè fermare il fotovoltaico/eolico che avrebbe garantito 8.000 MW di energia entro il 2020 e dare il via libera a 4 centrali nucleari che garantirebbero 6.400 MW in totale di energia e solo dopo il 2025?
Naturalmente tralascio altri problemi importanti di cui ho già parlato in altri post, come i problemi di salute e la sicurezza delle centrali.

Bisogna diffondere questi pensieri a più persone possibile per poter raggiungere alla fine tutti quanti: ieri il circolo PERLA BLU di Cologna Veneta (aderente a Legambiente), di cui sono Segretario (http://www.perlablu.it), ha organizzato un incontro aperto a tutti con relatori alcuni componenti del "Comitato Antinucleare" di Legnago (nel Basso Veronese, uno dei posti papabili per la realizzazione di una centrale nucleare nel Veneto). Ognuno dovrebbe nel proprio piccolo fare qualcosa, diffondere questi pensieri, discutere e far ragionare la gente: l'Italia non può permettersi il nucleare. Dopo di che, spero solo che gli italiani sappiano cosa fare il prossimo giugno 2011 quando ci sarà il referendum: un referendum abrogativo al quale si dovrà rispondere sì (per respingere il nucleare) se si ama il proprio paese, e soprattutto il problema sarà di convincere il maggior numero possibile di persone ad andare a votare visto che si tratta di un referendum che, per essere valido, ha bisogno del quorum del 50%+1. Confido in voi...

sabato 26 febbraio 2011

"SE DICI CENTRALI DICI RISCHIO"

Questo è il titolo di un articolo apparso sul settimanale L'Espresso, nel numero dell'11 novembre 2010, dedicato agli effetti negativi sulla salute da parte delle radiazioni provenienti dalle centrali nucleari. L'articolo è stato scritto dai fisici italiani Gianni Mattioli e Massimo Scalia per rispondere a Umberto Veronesi, recentemente chiamato dal governo Berlusconi alla presidenza dell'Agenzia per la sicurezza nucleare. In un precedente numero de L'Espresso Umberto Veronesi aveva affermato: "L'idea che il nucleare possa aumentare il rischio-cancro è infondata: non c'è combustione, non ci sono emissioni, non c'è diffusione di cancerogeni. Ho dato la mia disponibilità all'incarico perchè questa agenzia si occupa della sicurezza, dunque della tutela della salute della popolazione".
I due fisici gli rispondono che le loro preoccupazioni si basano non su quanto affermato da Veronesi ma sulle emissioni di radiazioni in condizioni di funzionamento normale degli impianti, perchè è inevitabile che durante tutto il ciclo di produzione di energia nucleare ci siano emissioni verso l'esterno di sostanze radioattive. E sono a rischio non solo i lavoratori che sono impiegati nella centrale, ma anche la popolazione che vi vive attorno perchè queste sostanze vengono rilasciate in aria o nei corpi idrici, in particolare attraverso le catene alimentari. Per questo la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti esprime, nelle raccomandazioni ai governi, i seguenti punti.

  1. Dosi comunque piccole di radiazioni, aggiungendosi al fondo naturale di radioattività, possono causare eventi sanitari gravi ai lavoratori e alle popolazioni, nel funzionamento normale degli impianti.
  2. Sulla base della collaborazione scientifica internazionale, Icpr pubblica la correlazione tra dose di radiazioni assunte da una popolazione ed eventi sanitari gravi (tumori, conseguenze di carattere genetico) che si manifestano.
  3. La definizione Icpr di Dose Limite di radiazioni ai lavoratori e alle popolazioni residenti non significa dose al di sotto della quale non c'è rischio, ma quella dose alla quale sono associati effetti somatici (tumori, leucemie) o effetti genetici, che si considerano accettabili a fronte dei benefici associati a siffatte attività con radiazioni.
  4. Nel corso degli anni evidenze scientifiche hanno portato Icpr a ridurre le dosi: allo stadio attuale esse non possono essere ulteriormente ridotte pena la rinuncia alle attività relative.

Nel 2003 l'Ufficio Federale Tedesco per la Protezione delle Radiazioni ha incaricato l'Università di Mainz di una ricerca sui casi di leucemie infantili in prossimità delle centrali nucleari (ricerca estesa a tutti i siti nucleari tedeschi per il periodo compreso tra il 1980 e il 2003): ebbene, i risultati (diffusi nel 2008) evidenziano un aumento di ben il 160% nei neonati di tumori embriogenetici e addirittura del 220% di leucemie!!! In seguito all'esito delle ricerca, l'Ufficio Federale Tedecso di cui sopra ha affermato: "Lo studio presente conferma che in Germania c'è una correlazione tra la distanza della casa dalla centrale nucleare e il rischio di sviluppare un cancro (leucemia in particolare) entro cinque anni dalla nascita".
Perchè di questo nelle trasmissioni TV italiane non se ne parla? Perchè di questo nella pubblicità ingannevole sul nucleare apparsa in TV (e ora fermata) nessuno ne parla? L'unico fine è purtroppo quello economico, e come sempre a vantaggio di pochi: lo scopo è barattare la salute di molti con la ricchezza di pochi (politici, imprese, enti gestori energetici, ecc...). E che la smettino quelli del centro-destra di dirci che le centrali nucleari sono necessarie per la dipendenza energetica dell'Italia: ci sono ben altri fonti energetiche (illimitate, tra l'altro), e poi sappiamo tutti che ci sono anche altri rischi nelle centrali nucleari (vedasi i miei precedenti post). Questo è il Bel paese...

venerdì 22 gennaio 2010

CENTRALI NUCLEARI E RISCHIO LEUCEMIA…

Ho trovato un interessante articolo sul quotidiano la Repubblica di martedì 12 gennaio 2010, scritto da Francesco Bottaccioli che è il Presidente onorario della Società Italiana di psiconeuroendo-crinoimmunologia.
Molto si sta parlando in questi mesi del rilancio dell’energia nucleare da parte dell’attuale governo Berlusconi. Più volte in passato ho dedicato post a questo argomento, in cui ho esposto tutte le mie contrarietà a questa fonte di energia, dai costi esorbitanti (e vista la situazione italiana non sarebbe il caso…) al pericolo ambientale (non sono ancora le centrali nucleari sicure di 4° generazione), dal problema dello smaltimento delle scorie nucleari (e sapendo come si smaltiscono i rifiuti in Italia…) al molto tempo dalla loro entrata in funzione. Si potrebbe avere moltissima energia subito dalle fonti rinnovabili (sole, vento, acqua, ecc…), ma con queste evidentemente non si specula… Ora però ho trovato un altro argomento che mi da conferma sul fatto che in Italia abbiamo bisogno di tutto fuorché del nucleare.
Tutto parte alla fine degli anni ’80, dopo l’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl del 26 aprile 1986: si era riscontrato un aumento dell’incidenza di cancro e di leucemia infantile nelle vicinanze degli impianti nucleari inglesi pur in assenza di incidenti. Cosa risposero le autorità inglesi? Così: “Poiché la quantità di radiazioni rilasciate da impianti normalmente funzionanti è troppo bassa per indurre leucemie, non sappiamo quale sia la causa del loro aumento”. Una risposta direi sconcertante… In questi due decenni sono stati fatti vari studi in merito: in particolare, uno studio del 2008 dell’Ente governativo tedesco per il controllo radioattivo (ovvero il BFS, Bundesamt fur Strahlenschutz) ha esaminato tutti i 16 impianti nucleari tedeschi analizzando l’incidenza dei tumori tra i bambini: lo studio ha confermato quanto si sospettava da tempo, ovvero la correlazione diretta tra il rischio di leucemia in bambini piccoli (meno di 5 anni) e la vicinanza della loro casa agli impianti nucleari. La tabella di questo studio dimostra che i bambini che vivono entro 5 (ripeto, 5) km dai reattori nucleari hanno un incremento del 76% (ripeto, 76%) del rischio di contrarre una leucemia rispetto ai coetanei che vivono a più di 50 km (la cui incidenza è dello 0.5%!!! Questa incidenza aumenta del 26% se la distanza dalla centrale è compresa tra 5 e 15 km e del 10% se la distanza è compresa tra 10 e 30 km. Altri studi hanno poi confermato questi risultati. Anche nel caso tedesco, però, le autorità non sono riuscite a dare delle spiegazioni al fenomeno.
Ma allora, cosa succede in realtà? Recentemente, sulla rivista Environmental Health è stata avanzata un’ipotesi secondo la quale i radionuclidi (ovvero gas nobili con kripton, argon e xeno, trizio, C-14), che vengono liberati in aria col vapore acqueo che esce dai camini delle centrali nucleari, vengono poi assorbiti dal terreno e dalle piante ed entrano così nella catena alimentare (pensate che alcuni di questi radionuclidi rimangono radioattivi per migliaia di anni…). Ciò comporta la formazione di cancri e leucemie. Le donne gravide, inoltre, esposte a queste sostanze radioattive, le trasmetterebbero al feto con un conseguente imprinting cellulare che provocherebbe tumori già nelle prime fasi di vita. Alcuni studi canadesi hanno confermato che la concentrazione di trizio su frutta, verdura, latte, carne e uova è molto più alta se questi sono stati prodotti vicino all’impianto.
Si tratta di un fatto assolutamente nuovo, del quale naturalmente nessuno parla in TV, visto il controllo politico che l’attuale governo esercita sull’informazione. Già in questi ultimi mesi il governo (dopo averci bombardato nella prima parte del 2009 col rilancio del nucleare) sta tacendo sui probabili siti per la costruzione delle centrali nucleari per il semplice fatto che fra due mesi ci sono le elezioni regionali e c’è quindi il timore che parlare di siti nucleari faccia perdere voti (così funziona la politica, purtroppo, in Italia!). E non sarà certamente la soluzione ideale quella prospettata dal governo di offrire dei soldi alle popolazioni che vivranno vicino alle future centrali nucleari: con i soldi si vuole praticamente comprare il consenso degli elettori, pardon dei cittadini. Se poi loro si ammaleranno, cavoli loro, tanto non sapranno da cosa sia derivato il loro cancro…

lunedì 26 maggio 2008

Emergenza energia e… ritorno al nucleare!

Sta avendo una incredibile rilevanza mediatica l’annuncio del ritorno al nucleare da parte del governo Berlusconi: ed ora tutti ne sono favorevoli, anche coloro che vi votarono contro al referendum dell’8 novembre 1987. Certo, sono passati vent’anni ed allora si era andati a votare a poco più di un anno dal terribile incidente nucleare di Chernobyl che aveva avuto riflessi in tutta Europa. Tuttavia ricadiamo sempre sullo stesso problema della (malata) informazione italiana (giornali e TV), per la maggior parte “serva” di una sostanziosa parte politica (non c’è bisogno di dire quale…): un’informazione che ora continua a parlare (a vanvera) del nucleare ma, guarda caso, tralascia il dibattito sulle (molte) controindicazioni di questa fonte di energia. Ne ho già parlato molto in passato nei miei post, ma voglio riassumere le mie considerazioni contrarie al nucleare:

  1. attualmente siamo agli impianti di cosiddetta “terza generazione”: si tratta ormai di una tecnologia obsoleta in fatto soprattutto di sicurezza e di scorie radioattive. Per poter avere un grado di sicurezza elevato, si dovrebbe ricorrere agli impianti di “quarta generazione”, ovvero quelli che non producono scorie radioattive, per arrivare ai quali occorrono tuttavia ancora 20-25 anni di studi;
  2. la materia prima (uranio) indispensabile per questi impianti presto di esaurirà: finora sono già state consumate nel mondo 2,3 milioni di tonnellate di uranio, la domanda mondiale è di circa 67.000 tonnellate annue contro una produzione di 42.000 tonnellate annue per cui 25.000 tonnellate vengono prelevate ogni anno dalle scorte secondarie accumulatesi prima del 1980, per cui a conti fatti ci dovrebbe essere uranio per tutti per circa una decina d’anni. E poi?
  3. puntando sul nucleare, la prima centrale in Italia sarebbe pronta ed operativa nel 2019: infatti, aprendo oggi il dibattito sulla politica energetica, il 2009 sarebbe l’anno limite per prendere una decisione definitiva in merito (definizione, enti, procedure e certificazione tecnologica), il 2010 l’anno limite per la definizione del sito, il 2012 l’anno limite per ottenere l’autorizzazione ambientale, il 2014 l’anno limite per la preparazione del sito, il 2019 l’anno in cui sarà completata ed entrerà in funzione. Possiamo aspettare tutto questo tempo vista le “sete” energetica italiana?
  4. per la costruzione di una centrale nucleare servono quantità incredibili di denaro: la centrale in costruzione in Finlandia è finora costata ben 4,1 miliardi (ripeto, miliardi!) di dollari, con un aumento del 35% dei costi rispetto a quanto preventivato. Il piano energetico nucleare italiano costerebbe tra i 50 ed i 100 miliardi di euro: ma dove li trova tutti questi soldi un paese come l’Italia che non è quasi più in grado di pagare le pensioni? E si vuole costruire anche il ponte sullo Stretto (altri 6 miliardi di euro…): rischiamo la bancarotta del nostro Paese!!!
  5. ancora molto problematico lo smaltimento delle scorie radioattive: uno degli elementi più inquinanti che esistano. Non possiamo mandarli sempre in Francia (lo scorso anno vi sono stati mandati in terra francese i fusti delle sostanze radioattive delle centrali nucleari italiane di 20 anni fa!). Questo non ce lo spiega nessuno…
  6. le centrali nucleari hanno bisogno di grandi quantità d’acqua nei processi produttivi: la Francia utilizza ben il 55% dell’acqua nazionale per le sue 59 centrali nucleari. Dove la troverà l’acqua l’Italia? Già ora abbiamo seri problemi idrici…
  7. le centrali nucleari sono delle vere e proprie bombe atomiche: il rischio di incidenti rimane sempre e sarebbe disastroso, per non parlare dei possibili attacchi terroristici…

Insomma, le controindicazioni sono tante ma naturalmente il governo non ce lo dice e neppure l’informazione (che, in quanto tale, dovrebbe appunto informare, ed invece si parla di Rom, stupri, Cogne, ecc…). Molti italiani si stanno convincendo che il nucleare è l’unica soluzione per risolvere il problema energetico italiano (almeno così gli fanno credere). Attualmente l’Italia produce appena il 12% del proprio fabbisogno energetico, il resto lo importa dall’estero (e buona parte di questo viene dal nucleare europeo…): il fatto che ce l’abbiano molti paesi europei non è un buon motivo per riproporlo anche in Italia, perché il nostro Paese è anomalo ed ha problemi economici e strutturali che nessun altro paese europeo ha. Ma, evidentemente, questo aspetto lo stanno ignorando in molti…
Ed allora che fare? L’Italia ha potenzialità enormi in fatto di energie rinnovabili: in particolare fotovoltaico ed eolico. A proposito di quest’ultimo, continuo davvero a non capacitarmi del fatto che molti considerino le pale eoliche un affronto al paesaggio italiano (organizzando comitati contro) e poi sono gli stessi che non scendono in piazza contro la costruzione di una centrale a carbone. È la conferma di come l’Italia sia un paese anomalo… Ci sono regioni italiane nel centro-sud con punti notevolmente ventosi: perché non impiantare queste benedette pale eoliche come già stanno facendo in buona parte d’Europa? Non dico di costruirle nei pressi dei paesi, ma in zone isolate: e poi non sarebbero così brutte da vedere, anzi. Per quanto riguarda il fotovoltaico, se ci fosse un impegno serio da parte dello Stato, da solo potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico nazionale: recenti studi hanno addirittura dimostrato che coprendo di pannelli fotovoltaici un quadrato del deserto arabico delle dimensioni di 200x200 km, si riuscirebbe a fornire energia elettrica all’intero pianeta!!! Ma allora perché non puntarvi? È assolutamente pulito e piuttosto economico: in molte aree del sud Europa stanno costruendo grandi centrali fotovoltaiche che stanno servendo di energia intere città. Qui invece niente. Venerdì 23 maggio 2008 ho trovato sul quotidiano La Repubblica un articolo di un lettore il quale poneva il problema della sua abitazione campana: la Sovrintendenza ai Beni Culturali ad Ambientali di Caserta ha annullato l’autorizzazione (rilasciata dal Comune di Solopaca, in provincia di Benevento) ad installare pannelli fotovoltaici su una falda della copertura della sua abitazione in quanto per vincoli paesistici e per il mantenimento dei borghi non possono essere rimosse le tegole della copertura stessa (anche se si trattava di una falda interna al cortile e di tegole che non erano antiche ma del 1986 messe in seguito al terremoto): la stessa situazione sta riguardando buona parte del territorio campano. Ma è possibile che simili ostacoli possano bloccare la diffusione nel nostro paese di una fonte di energia illimitata nel tempo, pulita ed economica? Sì, è possibile ed è un controsenso tutto italiano che la Germania (ripeto, la Germania!) produca 2.000 gigawattore di elettricità dal fotovoltaico e noi con le potenzialità solari che abbiamo ne produciamo appena 35, ovvero ben 57 volte in meno dei tedeschi. Ah, ma il nucleare risolverà ogni problema…

mercoledì 7 novembre 2007

Insisto sul mio personale "NO AL NUCLEARE"!

Ho già pubblicato vari post in passato su tale argomento ma non posso ora non tornarci visto che domani ricorre il ventennale del famoso referendum tenutosi in Italia per l'abrogazione del piano nazionale sulla localizzazione delle centrali nucleari: era l'8-9 novembre 1987, quasi 30 milioni di italiani si recarono a votare (quasi quanto le politiche!!!) e di questi ben 20.894.110 votarono SI' all'abrogazione di quanto richiesto. In pratica l'80.6% degli italiani disse NO AL NUCLEARE: certo, era ancora fresco il ricordo della tragedia di Chernobyl, ma non poteva essere solo questo. Nel 1987, avendo 12 anni, non avevo naturalmente diritto al voto ma sicuramente sarei stato in quell'80.6% degli italiani! E tuttora continuo a ribadire il mio personale "NO AL NUCLEARE", visto anche il gran parlare che se ne sta facendo nelle ultime settimane, soprattutto dopo aver letto da qualche sondaggio che molti italiani sarebbero ora pronti a rilanciare il nucleare. Mi dispiace per il caro popolo italiano che purtroppo (come su moltissime cose) anche su questo argomento rimane assolutamente disinformato, soprattutto per il fatto che nessuno lo informa! Ormai molti paesi europei hanno puntato sul nucleare: Olanda e Belgio hanno una centrale nucleare, la Svezia 3, l'Ungheria 4, la Svizzera e la Finlandia 5, la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca 6, la Spagna 9, la Germania 17, il Regno Unito 23 e la Francia addirittura 59! Nel mondo ci sono 439 centrali nucleari, per una potenza installata di 371.647 Mw, di cui 197 in Europa (per una potenza di 169.499 Mw), 110 nel Nord America, 73 in Asia, 3 nel Sud America e 2 in Africa. Il mondo scientifico, ma anche politico, si sta spaccando tra favorevoli e contrari. I favorevoli (tra cui il ministro Pierluigi Bersani e Umberto Veronesi) sostengono il nucleare perchè il "il prezzo del petrolio è alle stelle, i combustibili fossili si stanno esaurendo e riduce l'inquinamento da CO2". Vero, ma gli effetti collaterali disastrosi perchè non li dicono? Semplice, perchè nessuno vorrebbe più il nucleare se sapesse le conseguenze negative. Ormai molti sono concordi che sono almeno 6 gli aspetti negativi del nucleare:
1) i costi di costruzione di una centrale nucleare sono elevatissimi ed inoltre l'energia prodotta non sarebbe così conveniente: come affermato dal Dipartimento dell'Energia americano, se oggi si decidesse di costruire una nuova centrale, l'impianto sarebbe pronto dopo il 2010 e 1 chilowattora di energia prodotta verrebbe a costare 6,13 centesimi di dollaro contro i 4,96 di quella prodotta dal gas, i 5,05 da fonte eolica e i 5,34 da quella a carbone. Dove li troverebbe lo Stato italiano tali denari, visto che già adesso la situazione economica dello Stato non è delle migliori?
2) lo smaltimento delle scorie nucleari (o perlomeno per mantenere in sicurezza i luoghi dove vengono depositate tali scorie) comporta sforzi economici enormi: ad esempio, il cimitero per le scorie che gli USA vogliono costruire nello Yucca Mountain (Nevada) è costato 18 anni di ricerca e ben 9 miliardi di dollari, senza offrire tra l'altro le garanzie necessarie;
3) l'uranio non abbonda: al ritmo di consumo attuale ci dovrebbe essere un deficit già nel 2025! Vale la pena costruire centrali (investendo miliardi di euro) se tra pochi anni non avranno più la materia prima per poter funzionare?
4) finito l'uranio si potrebbe utilizzare il plutonio, ma così facendo si accentuerebbe ancora di più il rischio attentati terroristici: le centrali nucleari diventerebbero delle vere e proprie "armi di distruzione di massa";
5) nelle centrali nucleari vengono impiegate per i processi di raffreddamento dei reattori quantità impressionanti di acqua: la Francia, ad esempio, utilizza ben il 55% dell'acqua nazionale per tali processi, tanto che durante l'estate 2003 entro in crisi!!! Dove la troverebbe l'acqua l'Italia visto che già ora, in seguito alle sempre più frequenti siccità, si riscontrano problemi gravissimi per l'agricoltura e per la popolazione?
6) i reattori di 4° generazione, ovvero quelli più sicuri, saranno pronti solo nel 2040: è così sensato puntare ora su quelli ben meno sicuri di 2° o 3° generazione?
Alla luce di tutte queste conseguenze negative, come può un paese come l'Italia sostenere il nucleare? Lo sappiamo tutti che l'Italia ha problemi non riscontrabili, ad esempio, negli altri stati europei. Perchè i favorevoli al nucleare non ci dicono come risolverebbero questi problemi? Ha ragione Jeremy Rifkin, teorico dell'ecomomia dell'idrogeno e consulente dell'Unione Europea per le strategie energetiche, quando dice che l'Italia non riesce (o non vuole..., aggiungo io) a sfruttare quelle risorse di cui abbonda e che molti paesi europei le invidiano, ovvero sole e vento. Già da tempo si sarebbe potuto investire su queste (ed altre) energie rinnovabili, ed invece niente: tuttora mancano programmi di investimento ed incentivi degni di un progetto a livello nazionale per puntare sulle energie rinnovabili. Diciamoci la verità, non basta certo incentivare il singolo cittadino perchè si metta il suo pannello solare sul tetto! E' a livello nazionale che manca la volontà di fare ciò: solo puntando sull'efficenza energetica degli edifici e sulle varie fonti di energie rinnovabili (solare, eolico, geotermico ed idroelettrico) si potrebbero tagliare del 35% le emissioni italiane di CO2 rispetto al 1990 e produrre energie in quantità, con un risparmio economico notevole. Siamo purtroppo schiavi di una classe politica (indistintamente tra destra e sinistra) incapace di agire e che a sua volta è schiava di interessi economici atti a favorire alcuni tipi di energia (e probabilmente anche qualcuno...). Ed intanto ci raccontano sempre le solite balle...

giovedì 10 maggio 2007

Nucleare: le ultime scorie italiane partiranno per la Francia...

Le ultime scorie nucleari presenti in Italia (si tratta di 235 tonnellate) sono in partenza per la Francia, precisamente per La Hague (in Normandia): è il risultato dell'accordo siglato tra l'italiana Sogin e la francese Areva. Le prime a partire (probabilmente in autunno) saranno le 190 tonnellate di scorie della centrale atomica di Caorso, poi toccherà alle 45 tonnellate concentrate nelle centrali vercellesi di Trino e di Saluggia. Ma non sarà un "addio" come si potrebbe pensare: l'Italia, infatti, le darà alla Francia per compattarle e metterle in sicurezza e ce le restituirà entro il 31/12/2025 compattate e sicure (ma grazie!), naturalmente dietro una spesa per l'Italia di ben 250 milioni di euro... Il materiale radioattivo sarà spedito in Francia tramite treno per un totale di 29 trasporti: 16 partiranno da Caorso, 10 da Saluggia e 4 da Trino. Le barre di materiale radioattivo saranno inserite in giganteschi cilindri (i cosiddetti "cask") i quali saranno caricati su tir e, alla stazione più vicina, caricati sui vagoni. I treni andranno ad una velocità piuttoto lenta (40 km/h) ma costante, con divieto assoluto di fermarsi (per evitare gli scossoni alle barre caricate), naturalmente sotto la supervisione di centinaia di agenti. Certo, sarebbe stato meglio sbarazzarsene per sempre di queste scorie radioattive ma, guardando il lato positivo, è già qualcosa disfarsene per 15 anni, tempo durante il quale le centrali nucleari italiane verranno bonificate e messe in sicurezza ed in parte smantellate. Al ritorno in Italia, i "cask" (in origine 40) dovrebbero essere 11, di cui 5 di vetro e 6 di residui misti: toccherà all'Italia poi trovare un sito idoneo per lo stoccaggio finale (abbiamo un pò di anni per pensarci...). Tuttavia, a proposito del nucleare, oggi arriva una notizia inquietante: l'opposizione, andando contro le posizioni anti-nucleari del Governo Prodi, è riuscita a far passare due emendamenti al DDL energia per rilanciare il nucleare!!! Il primo emendamento impegna il governo "a creare condizioni favorevoli all'installazione di impianti di energia elettrica mediante carbone pulito ed energia nucleare in Italia e all'estero", mentre il seocndo impegna il Governo "a creare, attraverso l'attivazione di negoziazioni e stipule di accordi internazionali, le condizioni favorevoli per la promozione di società italiane che intendono investire in impianti situati all'estero per la produzione di energia e combustibile nucleare". E intanto, nella vicina e tecnologica Inghilterra, nel giro di pochi giorni si sono verificati ben quattro gravi guasti agli impianti nucleari mentre tre centrali saranno chiuse per manutenzione! Speriamo che il Governo Prodi riesca a prendere posizione contro le volontà nucleari del centro-destra, altrimenti....