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martedì 23 dicembre 2014

SICUREZZA NUCLEARE: un bel passo avanti

Mario Pirani nel suo editoriale pubblicato sul quotidiano la Repubblica di lunedì 22 dicembre 2014, intitolato “Un bel passo avanti sulla sicurezza nazionale”, ha riassunto molto bene i passi in avanti che il nostro Paese sta facendo in merito alla pluridecennale questione dello smantellamento delle centrali nucleari italiane: finalmente si muove qualcosa circa l'esecuzione del deposito delle scorie nucleari. L'articolo lo potete leggere al link http://www.selpress.com/istitutotreccani/esr_visualizza.asp?chkIm=21. Che sia la volta buona? Soprattutto per la sicurezza nazionale ed ambientale.

martedì 21 gennaio 2014

L'Italia dei rifiuti e dei miliardi sprecati

E' questo il titolo di un bel articolo di Mario Pirani nella sua rubrica “Linea di confine” sul quotidiano la Repubblica di lunedì 20 gennaio 2014. L'articolo è relativo al fatto che nei prossimi dieci anni il nostro Paese dovrà affrontare lo smantellamento definitivo delle 4 ex centrali nucleari di Trino Vercellese, Caorso, Latina e Garigliano, oltre che all'impianto di Bosco Marengo e alle installazioni Enea di Saluggia, Casaccia e Rotondella: come la definisce Pirani, si tratterà della maggiore opera di bonifica della storia del nostro Paese, un'operazione che si dovrebbe concludere con la realizzazione del “Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi”, ovvero un sito superficiale dove verranno sistemate tutte le scorie nazionali a bassa e media radioattività, accanto al quale è prevista la realizzazione di un grande parco tecnologico che ospiterà centri di ricerca e sperimentazione nel campo dei rifiuti e delle bonifiche ambientali. Il costo di tutto ciò? 6,5 miliardi di euro, una piccola parte già spesa in questi ultimi anni. E tutto nella mani della SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari), una società di Stato completamente pubblica creata dalla scissione dell'Enel nel 1999 (http://it.wikipedia.org/wiki/SOGIN): le risorse sono già disponibili e sempre pronte in quanto prelevate dalle bollette elettriche degli italiani... 
Ebbene, si tratta di una grande occasione di lavoro per l'agognata ripresa economica del nostro paese, con migliaia di posti di lavoro specializzati e la possibilità per alcune grandi aziende italiane (come ad esempio l'Ansaldo Nucleare o la Saipem) di qualificarsi e specializzarsi nel mercato europeo e mondiale per lo smaltimento delle centrali nucleari (tema che nei prossimi anni sarà sempre più sentito in tutto il mondo). Il problema che, giustamente, sottolinea Pirani è la mancanza purtroppo non dei soldi (per una volta tanto non è così!!) ma dell'esperienza operativa, oltre che dalla mancata partenza di un vero e proprio piano esecutivo che ha avuto come esiti finora solo il moltiplicarsi di poltrone, ruoli e consulenze (e di soldi pubblici....) oltre che dal continuo aumento delle scorie radioattive (provenienti da ospedali e da laboratori). 
C'è poi un problema politico. Finora ben tre Governi non sono riusciti a fissare dei paletti normativi per la realizzazione del succitato “Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi” (criteri di localizzazione, Autorità di controllo, ecc...). Cosa si dovrebbe fare: coinvolgere le popolazioni interessate, organizzare un serio dibattito pubblico, ottenere il consenso delle popolazioni locali con trasparenza ed obiettività, inserire nelle commissioni parlametari preposte alla valutazione delle persone che abbiano provata capacità professionale in materia (e non i soliti nomi per scopi politici...), definire dei tempi certi di autorizzazione nel rispetto delle normative per tutte le aprti in causa. 
Ha ragione, ahimè, Pirani quando a conclusione del suo articolo dice: “Nell'insieme un compito davvero arduo. Se fallissimo, il risveglio potrebbe rivelarsi tragico”. Ho seri dubbi, tuttavia, che questa classe politica ce la possa fare (o lo voglia fare...), ma lo spero vivamente, per il Paese.

martedì 19 novembre 2013

ITALIA: ancora nessun programma per le scorie nucleari

Ci sono 4 centrali nucleari in Italia, tutte chiuse: la centrale elettronucleare Enrico Fermi di Trino (VC) è un impianto dismesso avente un unico reattore da 260 MW di potenza elettrica netta, a uranio a medio arricchimento (circa il 4,5%), moderato ad acqua leggera e raffreddato secondo lo schema ad acqua pressurizzata (http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare_Enrico_Fermi); la centrale elettronucleare Caorso è una centrale elettronucleare situata nel comune di Caorso (PC) avente un unico reattore da 860 MW di potenza elettrica netta, a uranio leggermente arricchito, moderato ad acqua leggera e raffreddato secondo lo schema ad acqua bollente di generazione BWR4 (http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare_Caorso); la centrale elettronucleare Garigliano è una centrale elettronucleare situata nel comune di Sessa Aurunca (CE) avente un unico reattore da 160 MW di potenza elettrica netta, a uranio leggermente arricchito, moderato ad acqua leggera e raffreddato secondo lo schema BWR 1 (http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare_Garigliano); la centrale elettronucleare Latina è una centrale elettronucleare situata nella frazione di Borgo Sabotino del comune di Latina avente un unico reattore da 220 MW di potenza elettrica lordi e 200 MW netti, a uranio naturale, moderato a grafite e raffreddato con anidride carbonica (http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare_Latina). Ricordo che lo sfruttamento dell'energia nucleare in Italia ha avuto luogo tra il 1963 e il 1990: le quattro centrali nucleari italiane sono state chiuse per raggiunti limiti d'età, o a seguito dei referendum del 1987. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_nucleare_in_Italia. 
Ora c'è il problema dello smaltimento delle scorie nucleari: beh, non proprio da ora, ma dal 1987... E ad agosto 2015 scade il termine, imposto dall'Unione Europea, per presentare il programma per indicare il sito di stoccaggio delle scorie di queste centrali nonché i 5 centri di ricerca nucleare nel nostro Paese. Oggi però la preoccupazione è alta perchè il tempo passa e c'è il rischio di arrivare all'agosto 2015 senza un programma, rischiando la sanzione (l'iter prevede infatti tempi di 30 mesi...), in quanto ad oggi nulla è stato fatto dallo Stato. Quindi, oltre al danno, la beffa! Anche perchè c'è il rischio di pagare affitti esorbitanti ad altri Paesi dotati di depositi appositi! Preoccupazione lanciata anche da Natascia Ronchetti sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 15 novembre 2013. Come stanno al momento le cose? Tutto è in mano alla società di Stato Sogin (responsabile della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi compresi quelli prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare, per garantire la sicurezza degli italiani, salvaguardare l'ambiente e tutelare le generazioni future: ha il compito di localizzare, realizzare e gestire il Parco Tecnologico e il Deposito Nazionale; http://www.sogin.it/), che a sua volta attende le decisioni dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, http://www.isprambiente.gov.it/it). Per costruire poi l'impianto per stoccare le barre dei reattori riprocessate (90.000 metri cubi di scorie, comprese quelle di origine biomedicale e industriale) ci vogliono almeno ulteriori 5 anni... 
Senza dimenticare che entro 6 anni, come da accordi, l'Italia dovrà riportare in patria le barre dei reattori che si stanno riprocessando in Francia: siamo così sicuri che tra 6 anni tutto sarà pronto? Ho i brividi solo a pensarci!