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venerdì 9 ottobre 2015

18 OTTOBRE 2015: il patrimonio culturale svelato dal FAI

Il prossimo 18 ottobre il FAI (Fonda Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it/) aprirà le porte a 500 monumenti sparsi in 130 città italiane, per far conoscere posti finora sconosciuti in occasione della giornata di mobilitazione straordinaria "Ricordiamoci di salvare l'Italia". Ha perfettamente ragione Antonio Cianciullo quando nel suo articolo "Questi tesori nascosti salveranno l'Italia" (pubblicato sul quotidiano la Repubblica dell'8 ottobre 2015) dice che in Italia c'è la domanda (un milione di persone fanno la fila nelle giornate di apertura straordinaria dei musei) e c'è l'offerta potenziale (l'Italia ha il più grande patrimonio storico-artistico-culturale del mondo), ma non c'è la piena disponibilità di tali beni culturali, spesso poco fruibili o addirittura ignoti. Questa giornata straordinaria del FAI serve proprio a questo, a scoprire posti di cui ignoriamo l'esistenza, ma che hanno un valore storico-culturale immenso soprattutto se consideriamo alla spinta che essi potrebbero dare al turismo e all'economia del nostro Paese. Per ogni dettaglio consultate il link http://www.fondoambiente.it/Cosa-facciamo/Index.aspx?q=ricordiamoci-di-salvare-l-italia.

venerdì 21 novembre 2014

E' uscito il libro del FAI

Si intitola “I luoghi del cuore” (edito da Rizzoli, 319 pagine, costo € 39,00) ed è stato scritto da Federica Armiraglio: è il libro del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it), che raccoglie al suo interno il censimento di 10 anni dei Luoghi del cuore (iluoghidelcuore.it), l'iniziativa lanciata dal 2003 proprio dal FAI con la quale ognuno poteva segnalare un bene storico-artistico-paesaggistico da salvare. All'interno del libro sono presenti ben 139 beni a rischio di degrado, segnalati appunto per chiederne il recupero. Come ricorda giustamente Antonio Cianciullo nel suo articolo in merito pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 19 novembre 2014, “quella che emerge non è l'Italia delle cartoline, ha una bellezza un po' meno spettacolare, alle volte quasi spigolosa nel suo rigore storico, ma ha la forza dell'autenticità. Inoltre salvarla significa non solo arrestare l'abbandono e il degrado delle aree interne recuperando beni ambientali e culturali importanti, ma anche fermare il dissesto idrogeologico, perché spesso basta un presidio per evitare che un pendio si trasformi in frana”. Ha proprio ragione.
Non dimentichiamo che la Convenzione europea del paesaggio (http://www.convenzioneeuropeapaesaggio.beniculturali.it) spiega perfettamente che è patrimonio paesaggistico quello che viene sentito come tale da coloro che lo abitano: e non dimentichiamo che un luogo segnalato come quelli del FAI attira attenzione e fondi, dando una spinta a superare la crisi. Il FAI siamo noi.

martedì 18 giugno 2013

Difendere il PAESAGGIO, si deve e si può

E' il titolo di un articolo pubblicato sul trimestrale “Il notiziario del FAI” del Fondo Ambiente Italiano (FAI, http://ww.fondoambiente.it) n° 127 di giugno-luglio-agosto 2013, numero peraltro tutto incentrato su questo tema. Ne parla nel suo editoriale anche Andrea Carandini, che dallo scorso 19 febbraio 2013 è Presidente del FAI al posto di Ilaria Borletti Buitoni. Carandini, noto archeologo italiano (http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Carandini) dice nel suo editoriale che bisogna coinvolgere sempre di più i cittadini nella difesa del nostro immenso patrimonio storico-paesaggistico, visto che lo Stato la sua parte la fa sempre meno purtroppo (il Ministero per i Beni e la Attività Culturali versa in una condizione disastrosa: appena 90 milioni di euro gli sono stati trasferiti dallo Stato per far fronte all'intero patrimonio nazionale, oltre che ad organici sempre più ridotti, servizi aggiuntivi da rifondare, siti in pericolo, ecc...). Ha perfettamente ragione quando, chiudendo il suo editoriale e parlando delle donazioni dei privati, dice: “Donare per l'interesse generale è una forza contagiosa. Se continueremo a crescere, arriveremo, prima o poi, a smuovere la montagna: ovvero una classe dirigente che non ha dato fino ad ora buona prova di sè”.
Quando si parla di qualche problema (sempre!!!) in questo Paese, si dice che dovrebbero essere fatte delle leggi più restrittive, dimenticandosi però che molto spesso le leggi esistono già, ma non vengono applicate! Nel caso della difesa del paesaggio l'Italia è da un punto di vista legislativo molto avanti, in quanto sono stati resi obbligatori i cosiddetti “Piani paesaggistici regionali”: a dire il vero erano già previsti dal Regolamento della Legge n° 1497 del 1937 e poi confermati dal nuovo “Codice dei beni culturali e del paesaggio” del 2004, e ad oggi parecchi Regioni li hanno adottati. Il problema è che ad oggi (a quasi 10 anni dal Codice del 2004) nessuna Regione ha completato l'iter di approvazione definitiva di questi Piani e qui le motivazioni (come spiega Roberti Cecchi, Sottosegretario ai Beni Culturali nel Governo Monti) sono varie: dalla mancanza di strumenti per la realizzazione dei progetti, al timore di doversi dotare di regole troppo restrittive (!) e in generale all'incapacità del nostro Paese (e del suo popolo!) di dotarsi di regole e di rispettarle. I Piani paesaggistici regionali sono di primaria importanza nella tutela del patrimonio culturale ed ambientale del nostro paese in quanto tendono a proteggere beni culturali e paesaggio come fossero un sistema unico, sottoposto allo stesso sistema di tutela e valorizzazione. Prima invece si è sempre pensato che beni culturali e paesaggio fossero due cose senza legami tra loro: infatti nel 1939 fu fatta una legge sui beni culturali ed una sulle bellezze naturali, mentre nel 1976 si affidò la competenza dei beni culturali allo Stato e quella del paesaggio alle Regioni. Ma non è così: il patrimonio culturale è tutto, monumenti e paesaggio, così come indicato nel successivo Codice del 2004. 
C'è quindi assoluto bisogno che le Regioni portino velocemente a compimento l'iter di approvazione dei Piani paesaggistici regionali e di renderli operativi (questo lo stato ad oggi, http://www3.unisi.it/did/dip-direcon/regionale.htm). Non c'è più tempo da perdere, e per fortuna ci sono le associazioni no profit che stanno facendo (e molto!) quello che dovrebbe fare lo Stato.

Salviamo la BIBLIOTECA PALATINA di Parma

La Biblioteca Palatina di Parma è una biblioteca pubblica situata all'interno del Palazzo della Pilotta. Il nome trae origine dal tempio di Apollo Palatino di Roma. Vi si accede salendo lo Scalone Imperiale, una maestosa doppia scalinata che porta anche alla Galleria nazionale, al Teatro Farnese e al Museo archeologico nazionale. In origine si chiamava Reale Biblioteca Parmense, nel periodo napoleonico assunse i nomi di Bibliothèque Imperiale e Bibliothèque de la Ville de Parme, durante il governo di Maria Luigia si chiamò Biblioteca Ducale e dopo l'unità d'Italia Biblioteca Nazionale. Fu fondata nel 1761 dai duchi Filippo e Ferdinando di Borbone e fu inaugurata ufficialmente nel maggio del 1769, alla presenza dell'imperatore d'Austria Giuseppe II. Il palazzo della Pilotta aveva già ospitato la Biblioteca Farnesiana, spostata a Napoli da Carlo III nel 1734. I locali furono adattati dall'architetto francese Ennemond Alexandre Petitot. L'opera di organizzazione fu affidata a Paolo Maria Paciaudi che, primo in Italia, utilizzò il sistema di catalogazione per autori a schede mobili. Sotto il governo di Maria Luigia la biblioteca crebbe: la duchessa, tramite il bibliotecario Angelo Pezzana, acquistò e poi donò alla biblioteca la collezione di Gian Bernardo De Rossi, costituita in gran parte da preziosissimi antichi volumi ebraici, e fece realizzare nel 1834 da Nicola Bettoli una nuova ala nella parte sud del palazzo, il Salone Maria Luigia, ora adibito a sala di lettura. Dall'unità d'Italia è una biblioteca statale. Nel 1889 fu istituita una sezione musicale. Dall'originario patrimonio di 40 mila volumi, oggi la Palatina conserva 708.000 fra volumi, opuscoli, fogli singoli, periodici cessati, 250 periodici correnti, 6.620 manoscritti, 75.000 carteggi, 3.042 incunaboli, 52.470 stampe e disegni e una vastissima raccolta di manoscritti ebraici, forse la più grande del mondo conservata in una biblioteca pubblica. È attiva dal 1889 una sezione musicale presso il Conservatorio Arrigo Boito, con oltre 160.000 unità e importanti fondi storici. Tra i carteggi importantissimo quello relativo alla corrispondenza tra Giuseppe Verdi e Giulio Ricordi. Nel 2008 è stata costituita la "Associazione amici della Palatina", il cui scopo è di promuovere iniziative connesse alla valorizzazione, conoscenza e funzionamento della Biblioteca Palatina e del Museo Bodoniano di Parma. L'associazione organizza vari eventi culturali di tipo letterario, storico e musicale. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_Palatina_(Parma). Nella foto la magnifica Sala della Lettura.
Parlo di questo perchè la Biblioteca Palatina (http://www.bibpal.unipr.it/) è un'istituzione in pericolo e le Delegazioni del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it) hanno rivolto il proprio progetto “Puntiamo i riflettori” ad essa (il progetto ha lo scopo di ridare vita ai beni scelti attraverso il contributo dei cittadini, salvando questi beni dall'abbandono e dal degrado valorizzandoli). Proprio in una delle sale della biblioteca nell'ottobre 2012 c'è stato un principio di incendio che ha provocato la chiusura di tutti gli spazi operativi e di rappresentanza rendendo impossibili le iniziative didattiche e le attività di consultazione e prestito (tra l'altro a fine anno è qui prevista la mostra per il bicentenario della morte di Giambattista Bodoni, famoso incisore, tipografo e stampatore italiano, http://it.wikipedia.org/wiki/Giambattista_Bodoni). 
C'è quindi bisogno di fondi per poter recuperare e riaprire questa magnifica biblioteca: anche qui purtroppo lo Stato non fa la sua parte, e bisogna quindi coinvolgere i cittadini. È stato attivato il conto corrente denominato “Riapriamo la Palatina” presso Cariparma/Credit Agricole, nonché il sito http://www.reopenpalatina.org/reopen/it/ con un appello per le donazioni. Il nostro aiuto è fondamentale: non dobbiamo rischiare di perdere beni del genere, che sono la nostra storia, la nostra identità e la nostra cultura.