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giovedì 29 ottobre 2015

MANTOVA Capitale Italiana della Cultura 2016

E' un'idea di Dario Franceschini, Ministro dei Beni Culturali, quella di istituire una Capitale Italiana della Cultura, da affiancare alla Capitale Europea della Cultura (che per il 2019 sarà l'italiana Matera). In questa prima edizione la lotta era tra Mantova, Aquileia, Como, Ercolano, Parma, Pisa, Pistoia, Spoleto, Taranto e Terni: l'ha spuntata Mantova. Le perdenti torneranno in gara per l'edizione 2017 (si deciderà il prossimo 25 gennaio) e poi dal 2018 la corsa andrà a regime. Il titolo è stato istituito dalle legge Art Bonus e viene assegnato da una giuria che seleziona progetti e recuperi del patrimonio presentati dalle varie città: alla città vincitrice va anche un milione di euro per realizzare il progetto presentato e l'esclusione delle risorse investite dal vincolo del patto di stabilità.
Dicevamo, l'ha spuntata Mantova: culla del Rinascimento, corte dei Gonzaga nonché Patrimonio dell'umanità per l'Unesco (assieme al Comune di Sabbioneta), Mantova è davvero un gioiello: per approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Mantova e http://www.turismo.mantova.it/. In un intervista il Sindaco Mattia Palazzi afferma che l'Amministrazione sta cercando di aprirla al mondo investendo sul recupero del patrimonio e sulla rigenerazione urbana: il progetto presentato dalla città punta su una riorganizzazione complessiva del territorio coinvolgendo 14 comuni e tutte le loro realtà economiche, dopo aver già fatto un investimento di 3 milioni di euro per il 2016 in un piano che comprende anche Palazzo Ducale, Torre della Gabbia, Palazzo Te, il food, la cultura e il 20esimo anniversario del Festival delle letterature. Complimenti alla città di Mantova e all'Amministrazione Comunale: grande esempio di come mantenere e far fruttare l'enorme patrimonio storico-culturale del nostro Paese.

giovedì 22 ottobre 2015

Libri antichi bloccati

Riprendo un articolo di Umberto Eco, intitolato appunto “Libri antichi bloccati”, pubblicato nel suo spazio “La bustina di Minerva” del settimanale L'Espresso del 22 ottobre 2015, che potete leggere al link http://espresso.repubblica.it/opinioni/la-bustina-di-minerva/2015/10/14/news/libri-antichi-bloccati-1.234289. Praticamente per un vuoto della recente legge sui beni culturali oggi è impossibile commerciare con l'estero i volumi antichi, bloccando così un mercato importante per l'Italia con ripercussioni negative sulle nostre già disastrate biblioteche. Il mercato dei libri antichi continua invece negli altri paesi europei, tranne alcuni controlli per i libri con valore superiore a 50.000 euro. 
Siccome l'unica protesta è apparsa sul “Giornale dell'Arte” (http://www.ilgiornaledellarte.com/) condivido l'appello lanciato da Umberto Eco, in modo che possa arrivare il prima possibile al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini.

venerdì 16 ottobre 2015

Più soldi e personale per i BENI CULTURALI

E' proprio questo il titolo di un articolo di Antonello Cherchi pubblicato sul quotidiano Il Sole 24 Ore del 16 ottobre 2015, relativo ai fondi stanziati per il Ministero dei Beni Culturali dalla Legge di Stabilità approvata ieri dal Consiglio dei Ministri. Un articolo interessante in cui apprendo tutti i numeri positivi in merito al MIBAC (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali). 
Intanto il bilancio del Ministero aumenterà dell'8% nel 2016 e del 10% nel 2017, dopo anni di continui tagli: 150 milioni di euro in più già per il 2016. Il fondo per la tutela del patrimonio (che già disponeva di 100 milioni l'anno per il triennio 2016-2018) sarà potenziato con 50 milioni nel 2016, 70 milioni nel 2017 e 65 milioni nel 2018. Anche il fondo “Grandi progetti culturali”, nato con il decreto art-bonus con una dote di 5 milioni per il 2014, 30 milioni per il 2015 e 50 milioni per il 2016, sarà potenziato con ulteriori risorse: 70 milioni in più per il 2017 e 65 milioni per il 2018. Sempre in tema di risorse, 25 milioni in più (da 115 a 140) nel 2016 per il tax credit per il cinema e l'audiovisivo; 30 milioni in più per archivi, biblioteche e istituti del ministero; 15 milioni in più per gli istituti culturali; 28 milioni (in 4 anni) per Matera Capitale della Cultura 2019; 10 milioni in più per il nuovo Enit che dovrà promuovere a livello internazionale il turismo italiano. Viene inoltre reso permanente e fissato al 65% lo sconto fiscale introdotto dall'art bonus, ovvero il credito d'imposta a favore di chi aiuta la cultura (http://artbonus.gov.it/). A proposito di ciò, l'Arcus (Società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo, http://www.arcusonline.org/) verrà incorporata da Ales (Arte Lavoro e Servizi, società in house del MIBAC, http://www.ales-spa.com/) la quale verrà riorganizzata e i suoi compiti saranno l'erogazione di servizi culturali, la valorizzazione del patrimonio e le attività di fundraising (http://www.fundraising.it/). Infine, ma non meno importante, l'assunzione al MIBAC di 500 persone per superare la carenza di personale a livelli specialistici dovuta al blocco delle assunzioni e all'età media troppo elevata: il bando e la selezione saranno entro il 2016 e dal 1° gennaio 2017 si inizierà con l'immissione nei ruoli a tempo indeterminato (saranno richiesti antropologi, architetti, archeologi, restauratori, esperti di promozione e comunicazione, archivisti, demoetnoantropologi, storici dell'arte e bibliotecari). 
Bene, ottime notizie: speriamo ora che queste misure arrivino intatte fino all'approvazione finale della Legge di Stabilità, prevista per dicembre...

venerdì 9 ottobre 2015

18 OTTOBRE 2015: il patrimonio culturale svelato dal FAI

Il prossimo 18 ottobre il FAI (Fonda Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it/) aprirà le porte a 500 monumenti sparsi in 130 città italiane, per far conoscere posti finora sconosciuti in occasione della giornata di mobilitazione straordinaria "Ricordiamoci di salvare l'Italia". Ha perfettamente ragione Antonio Cianciullo quando nel suo articolo "Questi tesori nascosti salveranno l'Italia" (pubblicato sul quotidiano la Repubblica dell'8 ottobre 2015) dice che in Italia c'è la domanda (un milione di persone fanno la fila nelle giornate di apertura straordinaria dei musei) e c'è l'offerta potenziale (l'Italia ha il più grande patrimonio storico-artistico-culturale del mondo), ma non c'è la piena disponibilità di tali beni culturali, spesso poco fruibili o addirittura ignoti. Questa giornata straordinaria del FAI serve proprio a questo, a scoprire posti di cui ignoriamo l'esistenza, ma che hanno un valore storico-culturale immenso soprattutto se consideriamo alla spinta che essi potrebbero dare al turismo e all'economia del nostro Paese. Per ogni dettaglio consultate il link http://www.fondoambiente.it/Cosa-facciamo/Index.aspx?q=ricordiamoci-di-salvare-l-italia.

mercoledì 15 ottobre 2014

Ecco la riorganizzazione del MINISTERO DEI BENI CULTURALI

Debbo dire che era da un bel pò di tempo che un Ministro dei Beni Culturali non faceva parlare così tanto del Ministero da lui guidato: quindi bravo, almeno su questo, all'attuale Ministro Dario Franceschini, che se non altro ha riaperto il dibattito su questo Ministero che ricopre (o dovrebbe ricoprire...) un ruolo di primaria importanza visto che gestisce il più importante patrimonio storico-culturale- artistico dell'intero pianeta. Ora ci sarà da valutare gli effetti della riorganizzazione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, di cui al Decreto Legge n° 83/2014 tramutato in Legge n° 106/2014. Al seguente link l'intero programma: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_513525077.html. Ora attendiamo i fatti.

venerdì 8 novembre 2013

Riapre il museo di Paestum

Paestum, nome latinizzato del termine Paistom con il quale venne definita dopo la sua conquista da parte dei Lucani, è un'antica città della Magna Grecia chiamata dai fondatori Poseidonia in onore di Poseidone, ma devotissima a Era e Atena. Si ritrova in età più recente come Pesto, nome mantenuto fino al 1926, quando venne ribattezzata nella versione attuale. L'estensione del suo abitato è ancora oggi ben riconoscibile, racchiuso dalle sue mura greche, così come modificate in epoca lucana e poi romana. È localizzata nella regione Campania, in provincia di Salerno, nel comune di Capaccio, a circa 30 chilometri a sud di Salerno (97 chilometri a sud di Napoli). È situata nella Piana del Sele, vicino al litorale, nel golfo di Salerno, verso il Cilento. Per ogni informazione http://it.wikipedia.org/wiki/Paestum
Vi scrivo di Paestum perchè apprendo la notizia da Stella Cervasio (articolo pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 6 novembre2013) che il prossimo 14 novembre sarà finalmente riaperto il Museo Archeologico Nazionale di Paestum (http://www.museopaestum.beniculturali.it/), museo in cui si trovano reperti, immagini 3D, video, installazioni interattive, archeologia viva del sito, dedicato alla dea Hera Argiva (nella mitologia e religione greca, Era o Hera era una delle divinità più importanti, patrona del matrimonio e del parto. Figlia di Crono e Rea, sorella e moglie di Zeus, era considerata la sovrana dell'Olimpo. Appena nata, fu brutalmente ingoiata dal padre, che intendeva ucciderla. Come tutti i suoi fratelli fu restituita alla vita grazie a uno stratagemma ideato da Meti e attuato da Zeus. Fu allevata nella casa di Oceano e Teti, e poi nel giardino delle Esperidi sposò Zeus; http://it.wikipedia.org/wiki/Era_%28mitologia%29). Il museo era stato chiuso in seguito ai danni subiti dall'esondazione del fiume Sele nel 2010. Tra i vari pezzi forti c'è la "Tomba del Tuffatore", ovvero una tomba a cassa della Magna Grecia costituita da cinque lastre calcaree in travertino locale che, al momento del ritrovamento, si presentavano fra loro accuratamente interconnesse e stuccate (l'eccezionalità della scoperta risiede nel fatto che le pareti del manufatto e, cosa ancor più insolita, la stessa lastra di copertura, sono interamente intonacate e decorate con pittura parietale di soggetto figurativo, realizzata con la tecnica dell'affresco). 
Tra l'altro, tra il 14 e il 17 novembre prossimi si terrà proprio qui a Paestum (come ogni anno) la XVI edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: si tratta di un evento fieristico che si svolge ogni anno a Capaccio-Paestum, ospitando gli operatori del mondo archeologico e turistico dell'area mediterranea. La Borsa ospita ogni anno diverse conferenze, rassegne su tematiche archeologiche nonché incontri a tema; è posta sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica. Dal 2005 viene assegnato ogni anno anche il "Premio Paestum" per coloro che si sono contraddistinti nella promozione del patrimonio culturale. Ecco i suoi numeri: 8.000 visitatori, 150 espositori di 30 paesi esteri, 50 tra conferenze ed incontri, 300 relatori e 350 operatori dell'offerta. Per informazioni http://www.borsaturismo.com/
Senza dubbio un ottima notizia la riapertura del Museo di Paestum, sia per il turismo sia per l'immenso patrimonio storico-culturale del nostro paese che, non mi stancherò di ripeterlo, tutto il mondo ci invidia. Non possiamo permetterci di lasciarlo al degrado e non renderlo fruibile al pubblico, sia per un fatto economico che di memoria storica.

giovedì 31 ottobre 2013

Turismo al Sud: l'effetto Pompei non basta più

Si intitola proprio “L'effetto Pompei non basta più, il turista straniero dimentica il Sud” l'articolo di Luisa Grion pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 28 ottobre 2013. Ecco i numeri, allarmanti, relativi al turismo storico-culturale al Sud Italia: il 48% dei monumenti italiani è al Sud Italia ma produce solo il 24,8% dei redditi complessivi (infatti su 113 milioni di euro incassati all'anno dai monumenti italiani, solo 28 arrivano dal Sud Italia); di questi introiti del Sud ben il 75% deriva da Ercolano, Pompei e Reggia di Caserta, mentre il restante 25% arriva dagli altri monumenti sparsi per tutto il Sud; un visitatore su tre entra gratis in tali monumenti (mediamente il 35% a livello nazionale, ma che sale al 42% al Sud); negli ultimi 15 anni le presenze nei siti culturali del Sud Italia sono rimaste invariate mentre sono aumentate del 30% a livello nazionale; l'industria culturale produce al Sud poco più di 12 miliardi di euro in valore aggiunto, mentre sono ben 27 nel solo Nord-Ovest; nel 2012 in Calabria sono arrivati 220.000 stranieri mentre in Lombardia ne sono arrivati addirittura 20 milioni!! 
Sono dati davvero allarmanti se consideriamo il potenziale storico-culturale che ha il Sud Italia: già a livello nazionale non siamo tanto capaci di far sfruttare questo immenso patrimonio storico-artistico-culturale. Ora, in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, questo settore dovrebbe essere uno di quelli per rilanciare la nostra economia, e invece... Stefano Boeri, ex assessore alla cultura di Milano nonché architetto ed urbanista, intervistato sempre per il quotidiano la Repubblica da Annarita Briganti, sostiene che il patrimonio storico-culturale del Sud Italia è a pezzi innanzitutto per la presenza maggiore di criminalità rispetto ad altre aree del Paese, ma soprattutto per l'assenza di una regia pubblica e di interlocutori solidi ed affidabili, e questo rende la gestione di tale patrimonio drammatica, soprattutto per la mancanza di servizi ed attrezzature. Ha ragione quando sostiene che la cultura produce valore solo se lo Stato non delega il suo ruolo (vedi l'esempio dei privati che finanziano il restauro di alcuni monumenti). In questo fa buona scuola la Regione Puglia, all'avanguardia nell'aver trasformato il suo paesaggio in bene culturale, e infatti sta dimostrando come ogni euro investito in cultura si moltiplica. 
Diceva (e credo pensi tuttora) il buon Giulio Tremonti che “Con la cultura non si mangia”: ahimè, ha torto pieno, visto l'enorme mole di lavoro che può creare l'immenso patrimonio storico-artistico-culturale-ambientale che abbiamo. Con la cultura si mangia eccome, potrebbe anzi essere uno dei volani per rilanciare questa stagnante economia. Continuo a chiedermi: ma in che mani siamo stati (e siamo tuttora)?

martedì 1 ottobre 2013

Una notte al MUSEO

Ha dichiarato in questi giorni Massimo Bray, ministro per i Beni Culturali (http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/index.html): “Avevamo domandato ai cittadini cosa si aspettavano dal ministero e in tanti hanno risposto: una notte al museo!”. E così è stato. Sabato 28 settembre 2013, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (http://valorizzazione.beniculturali.it/it/appuntamenti/417-gep-2013.html), molti musei, pinacoteche e spazi espositivi di tutta Italia sono rimasti aperti gratuitamente tra le ore 20 e le ore 24, chiamando l'iniziativa “Una notte al museo”
Ricordo che le Giornate Europee del Patrimonio, promosse dal Consiglio d'Europa con l’appoggio della Commissione europea, dal 1991 aprono ai cittadini le porte di monumenti e siti storici, artistici e naturalistici: la manifestazione coinvolge, in diversi fine settimana di settembre e ottobre, i 49 Stati Membri della Convenzione culturale europea, firmata nel 1954. In Italia il Ministero per i Beni e le Attività Culturali promuove le Giornate sin dal 1995, organizzando la fruizione gratuita di musei, mostre, convegni, concerti. Dal 2007 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha voluto al proprio fianco il Fondo Ambiente Italiano (FAI) in qualità di partner della manifestazione insieme ad Autostrade per l’Italia. Fonte wikipedia.it.
Dobbiamo ammettere che, finalmente, abbiamo un ministro per i Beni Culturali che sta facendo sentire la sua voce e sta agendo con forza per risollevare il mondo culturale italiano. Come ha ricordato Giovanni N. Ciullo in un suo articolo dedicato all'argomento pubblicato sull'inserto “D” del quotidiano la Repubblica di sabato 28 settembre 2013, il ministro Bray è stato il primo, dopo 30 anni, ad ottenere un decreto governativo dedicato esclusivamente alla cultura (il decreto dovrà essere convertito in legge entro il 9 ottobre). Tale decreto prevede: una nuova governance e un nuovo fondo di 75 milioni di euro per le fondazioni lirico-sinfoniche; il ripristino della “tax credit” per il cinema con 90 milioni di euro; l'istituzione di una “tax credit” per la musica con 4,5 milioni di euro per promuovere nuovi artisti e compositori; un “piano giovani” attraverso la selezione di 500 laureati under 35 per la digitalizzazione del patrimonio culturale e spazi statali affidati alla gestione di artisti under 35 con bandi pubblici; il restauro di siti come la Reggia di Caserta o Castel del Monte; il finanziamento di alcuni musei ((8 milioni per gli Uffizi di Firenze, 4 milioni per il Museo della Shoah di Ferrara, mentre per il polo di Pompei ci sarà un unico coordinamento per utilizzare al meglio i fondi già a disposizione). Il nuovo ministro vuole puntare tutto sui musei, ed ha ragione, vista l'importanza del nostro patrimonio storico-culturale: e pensare che oggi l'offerta culturale italiana ha un budget di 1.546 milioni di euro, pari ad appena il 0,20% del bilancio dello Stato e allo 0,11% del Pil... 
Io sono Segretario del circolo PERLA BLU (aderente a Legambiente) di Cologna Veneta: col circolo tre anni fa abbiamo fatto una cosa simile (era sabato 20 febbraio 2010), organizzando una visita guidata serale (a partire delle ore 21) al Museo Civico ed Archeologico cittadino (http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_civico_archeologico_di_Cologna_Veneta), con l'accompagnamento musicale di un suonatore di chitarra. È stata un'esperienza davvero molto bella, assai apprezzata dai numerosi partecipanti. Anche così si avvicina la popolazione alla cultura.

martedì 18 giugno 2013

Difendere il PAESAGGIO, si deve e si può

E' il titolo di un articolo pubblicato sul trimestrale “Il notiziario del FAI” del Fondo Ambiente Italiano (FAI, http://ww.fondoambiente.it) n° 127 di giugno-luglio-agosto 2013, numero peraltro tutto incentrato su questo tema. Ne parla nel suo editoriale anche Andrea Carandini, che dallo scorso 19 febbraio 2013 è Presidente del FAI al posto di Ilaria Borletti Buitoni. Carandini, noto archeologo italiano (http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Carandini) dice nel suo editoriale che bisogna coinvolgere sempre di più i cittadini nella difesa del nostro immenso patrimonio storico-paesaggistico, visto che lo Stato la sua parte la fa sempre meno purtroppo (il Ministero per i Beni e la Attività Culturali versa in una condizione disastrosa: appena 90 milioni di euro gli sono stati trasferiti dallo Stato per far fronte all'intero patrimonio nazionale, oltre che ad organici sempre più ridotti, servizi aggiuntivi da rifondare, siti in pericolo, ecc...). Ha perfettamente ragione quando, chiudendo il suo editoriale e parlando delle donazioni dei privati, dice: “Donare per l'interesse generale è una forza contagiosa. Se continueremo a crescere, arriveremo, prima o poi, a smuovere la montagna: ovvero una classe dirigente che non ha dato fino ad ora buona prova di sè”.
Quando si parla di qualche problema (sempre!!!) in questo Paese, si dice che dovrebbero essere fatte delle leggi più restrittive, dimenticandosi però che molto spesso le leggi esistono già, ma non vengono applicate! Nel caso della difesa del paesaggio l'Italia è da un punto di vista legislativo molto avanti, in quanto sono stati resi obbligatori i cosiddetti “Piani paesaggistici regionali”: a dire il vero erano già previsti dal Regolamento della Legge n° 1497 del 1937 e poi confermati dal nuovo “Codice dei beni culturali e del paesaggio” del 2004, e ad oggi parecchi Regioni li hanno adottati. Il problema è che ad oggi (a quasi 10 anni dal Codice del 2004) nessuna Regione ha completato l'iter di approvazione definitiva di questi Piani e qui le motivazioni (come spiega Roberti Cecchi, Sottosegretario ai Beni Culturali nel Governo Monti) sono varie: dalla mancanza di strumenti per la realizzazione dei progetti, al timore di doversi dotare di regole troppo restrittive (!) e in generale all'incapacità del nostro Paese (e del suo popolo!) di dotarsi di regole e di rispettarle. I Piani paesaggistici regionali sono di primaria importanza nella tutela del patrimonio culturale ed ambientale del nostro paese in quanto tendono a proteggere beni culturali e paesaggio come fossero un sistema unico, sottoposto allo stesso sistema di tutela e valorizzazione. Prima invece si è sempre pensato che beni culturali e paesaggio fossero due cose senza legami tra loro: infatti nel 1939 fu fatta una legge sui beni culturali ed una sulle bellezze naturali, mentre nel 1976 si affidò la competenza dei beni culturali allo Stato e quella del paesaggio alle Regioni. Ma non è così: il patrimonio culturale è tutto, monumenti e paesaggio, così come indicato nel successivo Codice del 2004. 
C'è quindi assoluto bisogno che le Regioni portino velocemente a compimento l'iter di approvazione dei Piani paesaggistici regionali e di renderli operativi (questo lo stato ad oggi, http://www3.unisi.it/did/dip-direcon/regionale.htm). Non c'è più tempo da perdere, e per fortuna ci sono le associazioni no profit che stanno facendo (e molto!) quello che dovrebbe fare lo Stato.

Salviamo la BIBLIOTECA PALATINA di Parma

La Biblioteca Palatina di Parma è una biblioteca pubblica situata all'interno del Palazzo della Pilotta. Il nome trae origine dal tempio di Apollo Palatino di Roma. Vi si accede salendo lo Scalone Imperiale, una maestosa doppia scalinata che porta anche alla Galleria nazionale, al Teatro Farnese e al Museo archeologico nazionale. In origine si chiamava Reale Biblioteca Parmense, nel periodo napoleonico assunse i nomi di Bibliothèque Imperiale e Bibliothèque de la Ville de Parme, durante il governo di Maria Luigia si chiamò Biblioteca Ducale e dopo l'unità d'Italia Biblioteca Nazionale. Fu fondata nel 1761 dai duchi Filippo e Ferdinando di Borbone e fu inaugurata ufficialmente nel maggio del 1769, alla presenza dell'imperatore d'Austria Giuseppe II. Il palazzo della Pilotta aveva già ospitato la Biblioteca Farnesiana, spostata a Napoli da Carlo III nel 1734. I locali furono adattati dall'architetto francese Ennemond Alexandre Petitot. L'opera di organizzazione fu affidata a Paolo Maria Paciaudi che, primo in Italia, utilizzò il sistema di catalogazione per autori a schede mobili. Sotto il governo di Maria Luigia la biblioteca crebbe: la duchessa, tramite il bibliotecario Angelo Pezzana, acquistò e poi donò alla biblioteca la collezione di Gian Bernardo De Rossi, costituita in gran parte da preziosissimi antichi volumi ebraici, e fece realizzare nel 1834 da Nicola Bettoli una nuova ala nella parte sud del palazzo, il Salone Maria Luigia, ora adibito a sala di lettura. Dall'unità d'Italia è una biblioteca statale. Nel 1889 fu istituita una sezione musicale. Dall'originario patrimonio di 40 mila volumi, oggi la Palatina conserva 708.000 fra volumi, opuscoli, fogli singoli, periodici cessati, 250 periodici correnti, 6.620 manoscritti, 75.000 carteggi, 3.042 incunaboli, 52.470 stampe e disegni e una vastissima raccolta di manoscritti ebraici, forse la più grande del mondo conservata in una biblioteca pubblica. È attiva dal 1889 una sezione musicale presso il Conservatorio Arrigo Boito, con oltre 160.000 unità e importanti fondi storici. Tra i carteggi importantissimo quello relativo alla corrispondenza tra Giuseppe Verdi e Giulio Ricordi. Nel 2008 è stata costituita la "Associazione amici della Palatina", il cui scopo è di promuovere iniziative connesse alla valorizzazione, conoscenza e funzionamento della Biblioteca Palatina e del Museo Bodoniano di Parma. L'associazione organizza vari eventi culturali di tipo letterario, storico e musicale. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_Palatina_(Parma). Nella foto la magnifica Sala della Lettura.
Parlo di questo perchè la Biblioteca Palatina (http://www.bibpal.unipr.it/) è un'istituzione in pericolo e le Delegazioni del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it) hanno rivolto il proprio progetto “Puntiamo i riflettori” ad essa (il progetto ha lo scopo di ridare vita ai beni scelti attraverso il contributo dei cittadini, salvando questi beni dall'abbandono e dal degrado valorizzandoli). Proprio in una delle sale della biblioteca nell'ottobre 2012 c'è stato un principio di incendio che ha provocato la chiusura di tutti gli spazi operativi e di rappresentanza rendendo impossibili le iniziative didattiche e le attività di consultazione e prestito (tra l'altro a fine anno è qui prevista la mostra per il bicentenario della morte di Giambattista Bodoni, famoso incisore, tipografo e stampatore italiano, http://it.wikipedia.org/wiki/Giambattista_Bodoni). 
C'è quindi bisogno di fondi per poter recuperare e riaprire questa magnifica biblioteca: anche qui purtroppo lo Stato non fa la sua parte, e bisogna quindi coinvolgere i cittadini. È stato attivato il conto corrente denominato “Riapriamo la Palatina” presso Cariparma/Credit Agricole, nonché il sito http://www.reopenpalatina.org/reopen/it/ con un appello per le donazioni. Il nostro aiuto è fondamentale: non dobbiamo rischiare di perdere beni del genere, che sono la nostra storia, la nostra identità e la nostra cultura.

domenica 13 gennaio 2013

ITALIA DA SALVARE e PRIMARIE DELLA CULTURA

Questo è il titolo dell'articolo-inchiesta della giornalista Francesca Sironi pubblicato sul settimanale L'Espresso del 10 gennaio 2013. La prefazione all'articolo è del grande archeologo, storico dell'arte e giurista italiano Salvatore Settis, il quale afferma: "In Italia ci sono oltre 30.000 beni culturali censiti, tesori da proteggere e far conoscere ai turisti, ma raramente la loro tutela viene vista come una priorità. Mentendo, i governi continuano a dirsi fieri dell'importanza del patrimonio culturale, e intanto lo abbandonano. Non è che investiamo poco, è che disinvestiamo. È una peculiarità italiana, sotto la foglia di fico della crisi. Ma Obama ha detto che alla crisi si reagisce aumentando i fondi per la cultura, governi di destra come quelli di Sarkozy e della Merkel li hanno incrementati come una leva contro la crisi. La destra italiana invece ritiene la cultura un lusso inutile: la prova del nove è che il governo tecnico ha continuato le politiche di Berlusconi. La priorità numero uno è rinsanguare le Soprintendenze con nuove assunzioni e iniettare risorse economiche nel sistema. Per applicare la Costituzione e trovare i fondi serve una grande concertazione fra Stato, Regioni, Comuni e altre istituzioni; fra pubblico e privato. Occorre avere un'idea strategica e non tappare i buchi ogni volta che crolla un muro di Pompei. La sensibilità dei governi, con la devastante sequenza dei ministri Bondi-Galan-Ornaghi, è precipitata nel nulla. Cresce invece l'attenzione dei cittadini: sono almeno 30.000 le associazioni sorte a difesa del nostro patrimonio”. Parole assolutamente condivisibili quelle del professor Settis: il problema è che, nonostante l'urgenza, non ho ancora sentito nessuno parlarne nella campagna elettorale, e questa è una cosa gravissima. L'articolo-inchiesta del settimanale L'Espresso propone poi una lista di beni storico-culturali da salvare in Italia, proposti da intellettuali, critici e storici dell'arte, che riassumo di seguito. Philippe Daverio (critico d'arte, giornalista e conduttore televisivo francese naturalizzato italiano) propone Palazzo San Giacomo a Russi di Ravenna, Palazzo Chigi Albani di Soriano del Cimino (VT), Il Castello di Rivalta a Gazzola (PC), il Castello Colonna a Genazzano di Roma e le Cascine interne all'Abbazia di Chiaravalle (MI); Andrea Carandini (archeologo) propone gli Scavi archeologici di Pompei (NA), gli Scavi di Ostia antica (RM), Villa Adriana a Tivoli (RM), la Domus Area di Roma e gli Scavi archeologici di Roma antica; Silvia Ronchey (storica) propone la Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello (VE), le Chiese rupestri di Calvi (CE), il Monastero di San Nicola di Casole ad Otranto (LE), il sito di Heraclia a Cittanova tra San Donà di Piave ed Eraclea (VE) e il sito archeologico Antiche Mura a Jesolo (VE); Flavio Caroli (storico dell'arte) propone le opere del Mantegna di Mantova, il Complesso Monumentale della Badia a Cava dei Tirreni (SA), Villa Menafoglio Litta Panza di Biumo (VA), la Cascina Pozzobonelli (MI) e il Santuario di Caruberto a San Martino del Lago (CR); Paolo Coen (storico dell'arte) propone il Campo di internamento di Tarsia a Cosenza, Villa Bellavista di Buggiano a Pistoia, Palazzo Garignano a Torino, la Chiesa di San Giovanni a Carbonara di Napoli e i Bronzi di Riace (RC); Ilaria Borletti Buitoni (presidente del Fondo Ambiente Italiano) propone gli Scavi archeologici di Pompei (NA), il Circuito archeologico di Napoli, la Reggia di Carditello a San Tammaro (CE), la Cittadella di Alessandria e la costa siciliana da Gela ad Agrigento; Luciano Canfora (filologo classico, storico e saggista italiano) propone la Biblioteca dei Girolamini a Napoli, la Biblioteca nazionale di Bari, la Biblioteca nazionale di Palazzo Reale a Napoli, la Biblioteca estense di Modena e la Biblioteca del Liceo Dante di Firenze.
A proposito del Fondo Ambiente Italiano (http://www.fondoambiente.it), proprio questa associazione ha istituito le cosiddette PRIMARIE DELLA CULTURA (http://www.primariedellacultura.it): dal 7 al 28 gennaio 2013 si potrà votare su questo sito tre delle 15 proposte mirate a bloccare l'emorragia di attenzione verso il nostro patrimonio culturale ed ambientale. Quindi qui non si sceglie un candidato, ma le idee. le proposte più segnalate saranno presentate ai candidati alle prossime elezioni.
Stiamo parlando di un patrimonio storico-artistico-culturale che nessun Stato al mondo ha e che tutti ci invidiano, per non parlare del patrimonio naturalistico e paesaggistico. Continuo a non capire il disinteresse (chi più chi meno) di tutti i governi che si sono succeduti: IRRESPONSABILI! Anch'io faccio parte (ne sono fondatore con alcuni amici, nonché Segretario da sempre) di un'associazione che si occupa della protezione di questi patrimoni: si tratta del circolo "PERLA BLU" aderente a Legambiente (http://www.perlablu.it), e mi rendo conto che non è assolutamente facile ma dobbiamo dare il nostro contributo, tutti, stiamo facendo quello che purtroppo non fanno le istituzioni. Fatelo anche voi: fondate delle associazioni, fate dei comitati e denunciate agli Enti preposti (Comune, Soprintendenza, Provincia, ecc...) situazioni di degrado che stanno interessando chiese, monumenti, biblioteche, ville antiche e quant'altro della vostra zona. Io che sono veronese, vorrei denunciare (e lo stiamo già facendo col nostro circolo) il degrado in cui versa la maggior parte delle ben 4.000 ville venete antiche sparse tra Veneto e Friuli Venezia Giulia (http://www.villevenete.net): un patrimonio incredibile lasciato troppo spesso al degrado.

giovedì 27 dicembre 2012

Cultura: ritorno a NORD-EST

Ogni anno l'Unione Europea designa la Capitale europea della cultura, ovvero una città che per il periodo di un anno ha la possibilità di mettere in mostra la sua vita e il suo sviluppo culturale: diverse città europee hanno sfruttato questo periodo per trasformare completamente la loro base culturale, e facendo ciò, la loro visibilità internazionale. Inizialmente si trattava della "Città europea della cultura", istituita il 13 giugno 1985 dal Consiglio dei Ministri su iniziativa di Melina Mercouri (allora Ministro della Cultura della Grecia). Da allora l'iniziativa ha avuto sempre più successo tra i cittadini europei e un crescente impatto culturale e socio-economico sui numerosi visitatori che ha attratto. Nel 1999 la "Città europea della cultura" è stata ribattezzata "Capitale europea della cultura" ed è ora finanziata attraverso il programma cultura 2000 (fonte wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Capitale_europea_della_cultura). La prima città a ricoprire tale ruolo fu Atene: per quanto riguarda l'Italia è toccato a Firenze nel 1986, a Bologna nel 2000 e a Genova nel 2004. Quest'anno il ruolo è toccato a Guimaraes (Portogallo) e Maribor (Spagna), mentre l'anno prossimo toccherà a Marsiglia (Francia) e Kosice (Slovenia). Il programma dell'Unione Europea ha già stabilito che nel 2019 il ruolo toccherà all'Italia (assieme alla Bulgaria), ma non sono ancora state designate le città. E qui c'è una novità: la candidatura di Venezia ma non come singola città bensì assieme a tutto il Nord-Est Italiano (Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia), il che sarebbe una novità assoluta per la storia della "Capitale europea della cultura". Ne ha dedicato un bel articolo Alessandra Carini intitolato “2013 Ritorno a Nord-Est” pubblicato sul settimanale d'informazione L'Espresso del 20 dicembre 2012. Per la verità, quella di Venezia non è l'unica candidatura, in quanto ci sono anche altre 21 città italiane (tra cui Milano, Matera, Siena e L'Aquila): ognuna meritoria per le proprie immense qualità, ma da buon veneto quale sono (abito nella Bassa Veronese) non posso che appoggiare la candidatura di Venezia assieme all'intero Nord-Est perché sarebbe un ottimo pretesto per far conoscere il Nord-Est non solo per essere il cuore produttivo ed economico del paese, ma anche per l'immenso patrimonio storico-artistico-paesaggistico che possiede. Il processo di selezione delle città inizierà nel 2013 quando verranno presentati i dossier di richiesta da parte delle varie città e nel 2015 una Commissione costituita dai rappresentanti dei Paesi segnalerà la città raccomandata con la candidatura: seguirà infine la nomina delle città da parte del Consiglio dei Ministri europeo. 
Ma torniamo al Nord-Est Italiano e alle sue qualità per presentare questa singolare candidatura, ripeto non come singola città ma come macro regione. Come dicevo prima, il Nord-Est è nell'immaginario collettivo area di sviluppo economico, di benessere, di capitalismo. Innocenzo Cipolletta, presidente del comitato promotore, ha affermato: “Venezia e il Nord-Est sono stati protagonisti di una crescita economica straordinaria, che affonda le radici in una cultura fatta di sapere manuale e intellettuale e di apertura al mondo. Così è nata un'economia moderna ed innovativa. Oggi che un modello di sviluppo sembra essersi esaurito, questo territorio può trovare nella cultura, intesa come sistema che abbraccia umanesimo, scienza e innovazioni tecnologiche, un nuovo motore di crescita”. Ha ragione. Su un territorio di 40.000 chilometri quadrati troviamo 1.132 comuni con ben 612 musei (tra cui quelli di Venezia e il Mart di Rovereto -TN-), oltre 4.000 ville venete di vario stile, le ville e la Vicenza del Palladio, le opere di Giotto e Mantegna a Padova, l'Arena a Verona, e ancora: Treviso, le città murate (come Montagnana e Cittadella), i castelli sparsi un po' ovunque (tra cui quelli molto belli alto-atesini), Marostica, Bassano del Grappa, Aquileia, bellezze paesaggistiche incredibili (dal Lago di Garda alla Lessinia, dalle Dolomiti ai Colli Euganei, dalla Laguna Veneta a quelle friulane, dalla Carnia al Carso), e tantissime altre. E poi 2 Festival del Cinema (a Trieste e Udine), molti altri festival, tanta gastronomia tipica, teatri, piazze.
Insomma: davvero un gran patrimonio storico-culturale-paesaggistico che troppo spesso è stato appannato da altre zone italiane (molto più pubblicizzate), probabilmente imprigionato da questa idea che Nord-Est fosse, come detto pocanzi, solo sviluppo economico, benessere e capitalismo, lavoro, lavoro, lavoro: no, c'è anche ben altro e sarei fiero se nel 2019 fosse proprio il mio Nord-Est ad essere, con Venezia, Capitale Europea della Cultura.

mercoledì 26 dicembre 2012

CULTURA per rilanciare l'economia

Guido Piovene (nato a Vicenza il 27 luglio 1907 e morto a Londra il 12 novembre 1974) è stato uno scrittore e giornalista italiano (per l'intera biografia http://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Piovene), che nel 1957 scrisse una delle sue più grandi opere, "Viaggio in Italia", nella quale disse: "L'Italia è sempre un paese confuso. Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci del giorno". Ringrazio la rivista del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fai.it) che ha citato questa frase in un articolo dello scorso autunno intitolato "Cultura italiana, prezioso volano dell'economia". Citazione che ha ormai ben 55 anni ma che è, purtroppo, quanto mai attuale.
Cominciamo da alcuni dati, riportati proprio da quell'articolo della rivista del FAI, che sono stati estrapolati dallo studio "L'Italia che verrà: Rapporto 2012 sull'industria culturale italiana", realizzato da Unioncamere (Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, http://www.unioncamere.gov.it/) in collaborazione con Fondazione Symbola (fondazione per le qualità italiane, http://www.symbola.net/). La cultura italiana produce una ricchezza pari al 5,4% del Pil per un totale di circa 76 miliardi di euro, dando lavoro a 1,4 milioni di persone (pari al 5,6% degli occupati in Italia): se però allarghiamo la cerchia anche alle imprese che producono cultura ai settori attivati dalla cultura stessa, allora si arriva ad una ricchezza prodotta totale pari al 15% del Pil coinvolgendo 4,5 milioni di persone (pari al 18,1% degli occupati). Dati niente niente male, dai quali si comprende facilmente quanto sia importante il patrimonio artistico e paesaggistico del nostro paese per la ripresa e il rilancio economico e civile dell'Italia. Nel succitato articolo è stato chiesto all'economista Marco Vitale e al Consigliere Delegato dell'Università Bocconi Bruno Pavesi quali sono i settori della cultura, del turismo e dei servizi sui quali bisogna puntare ed investire e quali sono le azioni da compiere. Entrambi concordano nel sottolineare nell'importanza delle attività di fondazioni no profit per la salvaguardia del patrimonio artistico e paesaggistico italiano (tra queste naturalmente il FAI, ma anche tutte quelle associazioni locali e/o nazionali che si impegnano in questo: permettetemi di citare pertanto anche il circolo PERLA BLU, aderente a Legambiente, di Cologna Veneta -VR- di cui sono Segretario, http://www.perlablu.it).
Dice Marco Vitale: "Vivere in centri urbani colti, gelosi e custodi dei propri beni e tradizioni, belli e tenuti bene migliora la gioia di vivere e il rispetto per la propria città da parte dei cittadini, e quindi l'efficienza individuale di questi ultimi e l'efficienza collettiva della comunità". A proposito della citazione di Guido Piovene di cui sopra dice: "Per invertire questa tendenza, il primo investimento da fare nel nostro paese è appunto evitare gli scempi e l'ulteriore distruzione del paesaggio e dei beni artistici e culturali italiani; il secondo è non fare niente per i turisti, ma fare solo per i cittadini, per le città e per i paesi, per orgoglio cittadino, per amore. I turisti seguiranno. Per fare ciò è indispensabile mobilitare le risorse private, sia dei grandi sponsor sia dei contributi, anche intenzionalmente piccoli, dei cittadini. Per le grandi aree a rischio, tipo Pompei, bisogna poi saper attrarre anche capitali ed energie internazionali". Giusto, ma io aggiungo che i cittadini devono pretendere dallo Stato uno sforzo non solo per evitare i continui tagli al Ministero dei Beni Ambientali e della Cultura, ma addirittura trovare ulteriori risorse per finanziarli.
Dice Bruno Pavesi: "Per sopravvivere economicamente nella competizione mondiale dobbiamo vendere qualcosa al resto del mondo, senza equilibrio della bilancia commerciale si fa la fine della Grecia. Il brand Italia nel mondo è forte, e la sua forza in buona parte deriva dall'immagine che il mondo ha dell'Italia come patria di una cultura raffinata. Mettere a repentaglio questa immagine è la cosa più stupida che potremmo fare, in una fase storica che sembra virare verso una nuova forma di mercantilismo. Il vero problema è che in un momento di ristrettezze dei bilanci pubblici e privati è inevitabile fare delle scelte. Evitare di fare ulteriori danni non costa nulla e sarebbe già molto, ma dovremmo anche immaginare che gli investimenti in cultura potrebbero contribuire a migliorare gli attivi dei nostri conti con l'estero".
Abbiamo quindi, noi italiani, un patrimonio storico-artistico-culturale-naturale-paesaggistico incredibile, senza eguali nel mondo: dai monumenti storici ai musei, dai tantissimi tipi di paesaggi alla gastronomia, dal teatro alla moda, via dicendo. Ribadisco quanto sopra: sarà davvero importantissimo il contributo privato (sia in termini economici sia in termini di impegno nelle associazioni locali conivolte in materia), ma lo Stato deve assolutamente invertire rotta senza tagliare, ma anzi aumentare, i prorpi investimenti nella difesa di questo immenso patrimonio culturale che abbiamo. E' l'ultima occasione per preservarlo e per farlo fruttare rilanciando l'economia.

sabato 15 maggio 2010

E' quasi realtà il FEDERALISMO DEMANIALE

Il federalismo è uno dei cavalli di battaglia della Lega Nord, ovvero il trasferimento di molti poteri alle Regioni e agli enti minori: tra questi c'è anche il cosiddetto FEDERALISMO DEMANIALE. Ora, dopo gli ottimi esiti elettorali di marzo 2010, la Lega vuole accelerare l'approvazione di tale federalismo: in Commissione bicamerale è arrivata una bozza di parere sul federalismo demaniale, ma la Lega lo vuole portare al più presto al Consiglio dei Ministri in modo di centrare l'obiettivo della sua approvazione entro un anno dall'entrata in vigore della delega (ovvero il prossimo 21 maggio). Sembra che il voto sul parere sia fissato per mercoledì 19 maggio, e qui scatta il braccio di ferro con l'opposizione: il PD infatti chiede più tempo per verificare il testo. Al di là delle (inevitabili) polemiche politiche, vediamo di cosa si tratta: in poche parole è stata fatta una distinzione tra beni demaniali che resteranno sotto il controllo dello Stato e quelli che invece verranno ceduti e gestiti dagli enti minori. Più precisamente:

  • beni non trasferibili: non si potranno trasferire (e quindi resteranno sotto il controllo statale) i beni di ambito sovraregionale (ad esempio fiumi importanti, come il Po, o grandi laghi, come quello di Garda), gli immobili statali con finalità istituzionali (ad esempio palazzi come Montecitorio e Palazzo Madama), porti ed aeroporti di rilevanza nazionale (come il porto di Genova o l'aeroporto Fiumicino), il patrimonio culturale in genere nonchè tutte le reti stradali, ferroviarie ed energetiche di interesse statale;
  • beni trasferibili alle Regioni: si potranno trasferire quelli del demanio idrico e marittimo (ad esempio le spiagge e i laghi che bagnano più province di una stessa Regione), nonchè aeroporti e porti di interesse regionale;
  • beni trasferibili alle Province: si potranno trasferire laghi chiusi e miniere che stanno in un'unica Provincia (come ad esempio il Lago di Bracciano, in provincia di Roma);
  • beni trasferibili alle autonomie locali: si potranno trasferire a Regioni, Province, Comuni e città metropolitane i beni del demanio militare dismesso (come le caserme), le aree ed i fabbricati statali e le miniere.

Ricordiamo che il patrimonio demaniale attualmente disponibile nello Stato Italiano ha un valore di ben 3,2 miliardi di euro, dei quali una fetta importante spetta al demanio idrico e marittimo composto da 10.000 terreni, 9.127 fabbricati, 5.050 km di spiagge e 69 laghi naturali.
Ma cosa succederà col federalismo demaniale? I beni del demanio statale che si potranno cedere verranno ceduti alle autonomie locali in base allo schema sopra citato, le quali li potranno inserire come fondi immobiliari e venderli a privati o società: del ricavato, l'85% dovrà essere impiegato alla riduzione del debito locale (in caso di attivo dovrà essere reinvestimento sul posto), mentre il restante 15% verrà destinato al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato. Si prevede inoltre che ogni 2 anni vengano attribuiti agli enti locali i nuovi beni eventualmente resisi dispobili.
E qui ritorniamo alle polemiche politiche: si tratterà di una grande innovazione nella gestione del patrimonio demaniale statale (che potrebbe risanare molte casse vuote!) o si tratterà di una svendita di tale patrimonio col rischio di finire in mano a degli scellerati speculatori (che non sono pochi in Italia)? Beh, difficile dirlo: personalmente, sarei favorevole alla cessione agli enti locali (e quindi alla loro successiva vendita) degli edifici dismessi del demanio militare (magari obbligando gli acquirenti a riconvertirli in carceri), dei vari edifici di proprietà statale ma non di valore culturale e delle aree fabbricabili di proprietà statale. Ma di certo non sono favorevole alla cessione agli enti locali di beni naturalistici come fiumi, laghi, spiagge: qui ci sarebbe il fortissimo rischio di speculazione edilizia con i conseguenti problemi (urbanizzazione selvaggia, abusivismo, inquinamento). Staremo a vedere: ci vorrebbe una forte collaborazione tra maggioranza ed opposizione per arrivare al meglio, ma al meglio qui in Italia non ci pensa nessuno, purtroppo...

lunedì 17 novembre 2008

Musei italiani: arriva il SUPER-MANAGER

Per i musei italiani arriva un SUPER-MANAGER: si tratta della rivoluzione proposta dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, che segue la riorganizzazione del ministero che già era stata attuata dal precedente ministro Rutelli con il D.P.R. del 21/11/2007 (che prevedeva l’unificazione delle soprintendenze e tagli nelle direzioni generali). Ma cosa farà questa nuova figura del super-manager? Sarà colui che gestirà i circa 400 luoghi italiani della cultura (musei, gallerie, siti archeologici, ville storiche) appartenenti allo Stato. Il testo (composto da 61 cartelle) di modifica al suddetto D.P.R. andrà in approvazione nel consiglio dei ministri del prossimo 28 novembre.
Il super-manager è già stato scelto: si tratta di Mario Resca, che nell’ultimo anno è stato a capo di McDonald’s Italia, che dunque sarà colui che guiderà la “Direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione”. Resca, ferrarese, ha 62 anni, si è laureato nel 1969 alla Bocconi, è stato nel cda dell’Eni e della Mondatori, lo scorso mese di maggio era stato proposto da Berlusconi come commissario per l’Alitalia, è anche Presidente della Camera di commercio americana in Italia. Certo, Bondi aveva promesso che il super-manager sarebbe stato scelto con un concorso pubblico, ed invece la nomina è arrivata in altra maniera, e poi non si capisce bene la correlazione tra l’essere stato a capo di McDonald’s e il diventare esperto d’arte per valorizzare il patrimonio culturale italiano: speriamo bene. In tal senso sono numerose le critiche arrivate da ogni parte, da alcuni sindacati all’opposizione fino ad alcuni giornalisti.
Quali saranno i compiti del super-manager? Dovrà autorizzare i prestiti dei beni pertinenti alle raccolte per mostre ed esposizioni in Italia e all’estero; dovrà dichiarare il rilevante interesse culturale e scientifico delle mostre a cui verranno prestate le opere; dovrà dare un giudizio sul pagamento delle imposte mediante cessione di cose, anche di arte contemporanea. In particolare, l’art. 8 del nuovo D.P.R. (al punto 1 dello stesso articolo) prevede che la “Direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione” svolge le funzioni e i compiti non attribuiti alle direzioni generali e ai soprintendenti relativi alla tutela e alla valorizzazione delle raccolte. Una pecca della riforma di Bondi sarà invece l’eliminazione della direzione generale che si occupa dell’arte contemporanea, poco considerata dallo stesso Bondi: ha ragione Antonio Paolucci (direttore dei musei vaticani e già contattato da Bondi per diventare super-manager, che però ha rifiutato) quando dice che l’arte contemporanea dovrebbe essere almeno gestita dalla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, che ha una sua soprintendenza. Ricordiamo alcune cifre relative al patrimonio culturale italiano: negli ultimi 9 mesi sono state prestate dai musei italiani ben 12.000 opere d’arte a oltre 700 mostre, gallerie, ecc… (nel 15% dei casi si è trattato di prestiti con più di una destinazione): solo il 10% di questi 700 eventi è stato curato da soprintendenze e musei statali. La modifica al precedente D.P.R. voluta dal ministro Bondi è stata probabilmente spinta dall’aumento costante negli anni delle esposizioni di arte antica: negli ultimi 15 anni sono state (in Italia e all’estero) 376 nel 1993, 585 nel 1998 e 666 nel 2003. Ricordo anche che (al 2006) erano presenti in Italia 196 musei, 238 monumenti ed aree archeologiche e 39 circuiti museali, per un totale di ben 473 siti culturali. Era quindi necessaria l’istituzione di una figura unica che gestisca e coordini questo immenso patrimonio culturale.
Fin qui tutto bene, ma ci sono lati oscuri della vicenda che il giornalista Francesco Erbani ha esposto nel suo articolo “Il Belpaese a rischio: così si smantella la tutela” apparso sul quotidiano La Repubblica di sabato 15 novembre 2008. I dati sono inquietanti: infatti, la macchina della tutela del patrimonio artistico qui in Italia è in panne. Fra il 2011 ed il 2015 andranno in pensione tutti i funzionari assunti tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80, tutti assunti con concorsi. Poi nel tempo i concorsi si sono diradati fino quasi a scomparire… Ora è stato bandito un concorso per 55 architetti, 30 archeologi e 5 storici dell’arte: ma, ad esempio, di archeologi ne servirebbero 470 ed invece ce ne sono solo 340! C’è anche chi parla di smantellare il sistema delle soprintendenze (così come vuole la Lega Nord): infatti, l’approvazione del sistema federalista in Italia potrebbe trasferire la tutela del patrimonio culturale dallo Stato alle Regioni, Province e Comuni, e quando si trasferisce qualcosa alla gestione degli enti minori sappiamo come finisce… Tutto è dettato dalla necessità di fare tagli alle spese statali: la Finanziaria prevede tagli al ministero dei Beni culturali di 236 milioni nel 2009, 251 milioni nel 2010 e 434 milioni nel 2011!!! Quasi un miliardo di euro di tagli in tre anni: una mazzata per le gestione del patrimonio culturale italiano. Dobbiamo considerare che ben il 90% delle spese che nel prossimo triennio sosterranno le soprintende archeologiche è solo per la manutenzione (pulizie, impianti di condizionamento, riparazione di bagni e di recinzioni, ecc…), mentre solo un misero 10% va destinato ai restauri (la maggior parte di questo 10%) e ai nuovi scavi (che derivano ormai solo da scavi di metropolitane, parcheggi, palazzi, ecc…)!!! Stanno scadendo i contratti per la pulizia degli uffici di molte soprintendenze, le quali attingeranno a fondi speciali per ripianare debiti e pagare le bollette! Un altro dato preoccupante è la mancata circolare del governo (che generalmente viene emessa a luglio) sulla programmazione annuale e triennale dei restauri al patrimonio culturale.
La situazione non è quindi rosea: i tagli imposti dalla Finanziaria alla gestione del patrimonio culturale sono una vera e propria mazzata per la gestione della nostra millenaria storia, purtroppo a farne le spese sono sempre la scuola e la cultura, che stanno alla base della vita di un paese. È inutile che lo neghiamo: stiamo pagando e pagheremo ancora per decenni l’immenso debito pubblico causato negli anni ’80 da personaggi del calibro di Andreotti, Craxi, Fanfani, ecc… Come sempre manca la volontà di tagliare altre spese: una su tutte, che senso hanno oggi le Province (ammesso che mai ce l’abbiamo avuto)?