giovedì 29 ottobre 2015
giovedì 22 ottobre 2015
Libri antichi bloccati
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Etichette: biblioteche, Dario Franceschini, libri antichi, patrimonio culturale, Umberto Eco
venerdì 16 ottobre 2015
Più soldi e personale per i BENI CULTURALI
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Etichette: art bonus, Legge di Stabilità, Mibac, Ministero Beni Culturali, patrimonio culturale
venerdì 9 ottobre 2015
18 OTTOBRE 2015: il patrimonio culturale svelato dal FAI
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2:53 PM
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mercoledì 15 ottobre 2014
Ecco la riorganizzazione del MINISTERO DEI BENI CULTURALI
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11:15 AM
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venerdì 8 novembre 2013
Riapre il museo di Paestum
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8:33 AM
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Etichette: archeologia, Borsa Mediterranea Turismo Archeologico, musei, Paestum, patrimonio culturale, patrimonio storico, turismo
giovedì 31 ottobre 2013
Turismo al Sud: l'effetto Pompei non basta più
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martedì 1 ottobre 2013
Una notte al MUSEO
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martedì 18 giugno 2013
Difendere il PAESAGGIO, si deve e si può
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Salviamo la BIBLIOTECA PALATINA di Parma
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domenica 13 gennaio 2013
ITALIA DA SALVARE e PRIMARIE DELLA CULTURA
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giovedì 27 dicembre 2012
Cultura: ritorno a NORD-EST
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mercoledì 26 dicembre 2012
CULTURA per rilanciare l'economia
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sabato 15 maggio 2010
E' quasi realtà il FEDERALISMO DEMANIALE
Il federalismo è uno dei cavalli di battaglia della Lega Nord, ovvero il trasferimento di molti poteri alle Regioni e agli enti minori: tra questi c'è anche il cosiddetto FEDERALISMO DEMANIALE. Ora, dopo gli ottimi esiti elettorali di marzo 2010, la Lega vuole accelerare l'approvazione di tale federalismo: in Commissione bicamerale è arrivata una bozza di parere sul federalismo demaniale, ma la Lega lo vuole portare al più presto al Consiglio dei Ministri in modo di centrare l'obiettivo della sua approvazione entro un anno dall'entrata in vigore della delega (ovvero il prossimo 21 maggio). Sembra che il voto sul parere sia fissato per mercoledì 19 maggio, e qui scatta il braccio di ferro con l'opposizione: il PD infatti chiede più tempo per verificare il testo. Al di là delle (inevitabili) polemiche politiche, vediamo di cosa si tratta: in poche parole è stata fatta una distinzione tra beni demaniali che resteranno sotto il controllo dello Stato e quelli che invece verranno ceduti e gestiti dagli enti minori. Più precisamente:
- beni non trasferibili: non si potranno trasferire (e quindi resteranno sotto il controllo statale) i beni di ambito sovraregionale (ad esempio fiumi importanti, come il Po, o grandi laghi, come quello di Garda), gli immobili statali con finalità istituzionali (ad esempio palazzi come Montecitorio e Palazzo Madama), porti ed aeroporti di rilevanza nazionale (come il porto di Genova o l'aeroporto Fiumicino), il patrimonio culturale in genere nonchè tutte le reti stradali, ferroviarie ed energetiche di interesse statale;
- beni trasferibili alle Regioni: si potranno trasferire quelli del demanio idrico e marittimo (ad esempio le spiagge e i laghi che bagnano più province di una stessa Regione), nonchè aeroporti e porti di interesse regionale;
- beni trasferibili alle Province: si potranno trasferire laghi chiusi e miniere che stanno in un'unica Provincia (come ad esempio il Lago di Bracciano, in provincia di Roma);
- beni trasferibili alle autonomie locali: si potranno trasferire a Regioni, Province, Comuni e città metropolitane i beni del demanio militare dismesso (come le caserme), le aree ed i fabbricati statali e le miniere.
Ricordiamo che il patrimonio demaniale attualmente disponibile nello Stato Italiano ha un valore di ben 3,2 miliardi di euro, dei quali una fetta importante spetta al demanio idrico e marittimo composto da 10.000 terreni, 9.127 fabbricati, 5.050 km di spiagge e 69 laghi naturali.
Ma cosa succederà col federalismo demaniale? I beni del demanio statale che si potranno cedere verranno ceduti alle autonomie locali in base allo schema sopra citato, le quali li potranno inserire come fondi immobiliari e venderli a privati o società: del ricavato, l'85% dovrà essere impiegato alla riduzione del debito locale (in caso di attivo dovrà essere reinvestimento sul posto), mentre il restante 15% verrà destinato al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato. Si prevede inoltre che ogni 2 anni vengano attribuiti agli enti locali i nuovi beni eventualmente resisi dispobili.
E qui ritorniamo alle polemiche politiche: si tratterà di una grande innovazione nella gestione del patrimonio demaniale statale (che potrebbe risanare molte casse vuote!) o si tratterà di una svendita di tale patrimonio col rischio di finire in mano a degli scellerati speculatori (che non sono pochi in Italia)? Beh, difficile dirlo: personalmente, sarei favorevole alla cessione agli enti locali (e quindi alla loro successiva vendita) degli edifici dismessi del demanio militare (magari obbligando gli acquirenti a riconvertirli in carceri), dei vari edifici di proprietà statale ma non di valore culturale e delle aree fabbricabili di proprietà statale. Ma di certo non sono favorevole alla cessione agli enti locali di beni naturalistici come fiumi, laghi, spiagge: qui ci sarebbe il fortissimo rischio di speculazione edilizia con i conseguenti problemi (urbanizzazione selvaggia, abusivismo, inquinamento). Staremo a vedere: ci vorrebbe una forte collaborazione tra maggioranza ed opposizione per arrivare al meglio, ma al meglio qui in Italia non ci pensa nessuno, purtroppo...
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lunedì 17 novembre 2008
Musei italiani: arriva il SUPER-MANAGER
Il super-manager è già stato scelto: si tratta di Mario Resca, che nell’ultimo anno è stato a capo di McDonald’s Italia, che dunque sarà colui che guiderà la “Direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione”. Resca, ferrarese, ha 62 anni, si è laureato nel 1969 alla Bocconi, è stato nel cda dell’Eni e della Mondatori, lo scorso mese di maggio era stato proposto da Berlusconi come commissario per l’Alitalia, è anche Presidente della Camera di commercio americana in Italia. Certo, Bondi aveva promesso che il super-manager sarebbe stato scelto con un concorso pubblico, ed invece la nomina è arrivata in altra maniera, e poi non si capisce bene la correlazione tra l’essere stato a capo di McDonald’s e il diventare esperto d’arte per valorizzare il patrimonio culturale italiano: speriamo bene. In tal senso sono numerose le critiche arrivate da ogni parte, da alcuni sindacati all’opposizione fino ad alcuni giornalisti.
Quali saranno i compiti del super-manager? Dovrà autorizzare i prestiti dei beni pertinenti alle raccolte per mostre ed esposizioni in Italia e all’estero; dovrà dichiarare il rilevante interesse culturale e scientifico delle mostre a cui verranno prestate le opere; dovrà dare un giudizio sul pagamento delle imposte mediante cessione di cose, anche di arte contemporanea. In particolare, l’art. 8 del nuovo D.P.R. (al punto 1 dello stesso articolo) prevede che la “Direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione” svolge le funzioni e i compiti non attribuiti alle direzioni generali e ai soprintendenti relativi alla tutela e alla valorizzazione delle raccolte. Una pecca della riforma di Bondi sarà invece l’eliminazione della direzione generale che si occupa dell’arte contemporanea, poco considerata dallo stesso Bondi: ha ragione Antonio Paolucci (direttore dei musei vaticani e già contattato da Bondi per diventare super-manager, che però ha rifiutato) quando dice che l’arte contemporanea dovrebbe essere almeno gestita dalla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, che ha una sua soprintendenza. Ricordiamo alcune cifre relative al patrimonio culturale italiano: negli ultimi 9 mesi sono state prestate dai musei italiani ben 12.000 opere d’arte a oltre 700 mostre, gallerie, ecc… (nel 15% dei casi si è trattato di prestiti con più di una destinazione): solo il 10% di questi 700 eventi è stato curato da soprintendenze e musei statali. La modifica al precedente D.P.R. voluta dal ministro Bondi è stata probabilmente spinta dall’aumento costante negli anni delle esposizioni di arte antica: negli ultimi 15 anni sono state (in Italia e all’estero) 376 nel 1993, 585 nel 1998 e 666 nel 2003. Ricordo anche che (al 2006) erano presenti in Italia 196 musei, 238 monumenti ed aree archeologiche e 39 circuiti museali, per un totale di ben 473 siti culturali. Era quindi necessaria l’istituzione di una figura unica che gestisca e coordini questo immenso patrimonio culturale.
Fin qui tutto bene, ma ci sono lati oscuri della vicenda che il giornalista Francesco Erbani ha esposto nel suo articolo “Il Belpaese a rischio: così si smantella la tutela” apparso sul quotidiano La Repubblica di sabato 15 novembre 2008. I dati sono inquietanti: infatti, la macchina della tutela del patrimonio artistico qui in Italia è in panne. Fra il 2011 ed il 2015 andranno in pensione tutti i funzionari assunti tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80, tutti assunti con concorsi. Poi nel tempo i concorsi si sono diradati fino quasi a scomparire… Ora è stato bandito un concorso per 55 architetti, 30 archeologi e 5 storici dell’arte: ma, ad esempio, di archeologi ne servirebbero 470 ed invece ce ne sono solo 340! C’è anche chi parla di smantellare il sistema delle soprintendenze (così come vuole la Lega Nord): infatti, l’approvazione del sistema federalista in Italia potrebbe trasferire la tutela del patrimonio culturale dallo Stato alle Regioni, Province e Comuni, e quando si trasferisce qualcosa alla gestione degli enti minori sappiamo come finisce… Tutto è dettato dalla necessità di fare tagli alle spese statali: la Finanziaria prevede tagli al ministero dei Beni culturali di 236 milioni nel 2009, 251 milioni nel 2010 e 434 milioni nel 2011!!! Quasi un miliardo di euro di tagli in tre anni: una mazzata per le gestione del patrimonio culturale italiano. Dobbiamo considerare che ben il 90% delle spese che nel prossimo triennio sosterranno le soprintende archeologiche è solo per la manutenzione (pulizie, impianti di condizionamento, riparazione di bagni e di recinzioni, ecc…), mentre solo un misero 10% va destinato ai restauri (la maggior parte di questo 10%) e ai nuovi scavi (che derivano ormai solo da scavi di metropolitane, parcheggi, palazzi, ecc…)!!! Stanno scadendo i contratti per la pulizia degli uffici di molte soprintendenze, le quali attingeranno a fondi speciali per ripianare debiti e pagare le bollette! Un altro dato preoccupante è la mancata circolare del governo (che generalmente viene emessa a luglio) sulla programmazione annuale e triennale dei restauri al patrimonio culturale.
La situazione non è quindi rosea: i tagli imposti dalla Finanziaria alla gestione del patrimonio culturale sono una vera e propria mazzata per la gestione della nostra millenaria storia, purtroppo a farne le spese sono sempre la scuola e la cultura, che stanno alla base della vita di un paese. È inutile che lo neghiamo: stiamo pagando e pagheremo ancora per decenni l’immenso debito pubblico causato negli anni ’80 da personaggi del calibro di Andreotti, Craxi, Fanfani, ecc… Come sempre manca la volontà di tagliare altre spese: una su tutte, che senso hanno oggi le Province (ammesso che mai ce l’abbiamo avuto)?
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Unknown
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8:36 AM
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