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venerdì 9 ottobre 2015

18 OTTOBRE 2015: il patrimonio culturale svelato dal FAI

Il prossimo 18 ottobre il FAI (Fonda Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it/) aprirà le porte a 500 monumenti sparsi in 130 città italiane, per far conoscere posti finora sconosciuti in occasione della giornata di mobilitazione straordinaria "Ricordiamoci di salvare l'Italia". Ha perfettamente ragione Antonio Cianciullo quando nel suo articolo "Questi tesori nascosti salveranno l'Italia" (pubblicato sul quotidiano la Repubblica dell'8 ottobre 2015) dice che in Italia c'è la domanda (un milione di persone fanno la fila nelle giornate di apertura straordinaria dei musei) e c'è l'offerta potenziale (l'Italia ha il più grande patrimonio storico-artistico-culturale del mondo), ma non c'è la piena disponibilità di tali beni culturali, spesso poco fruibili o addirittura ignoti. Questa giornata straordinaria del FAI serve proprio a questo, a scoprire posti di cui ignoriamo l'esistenza, ma che hanno un valore storico-culturale immenso soprattutto se consideriamo alla spinta che essi potrebbero dare al turismo e all'economia del nostro Paese. Per ogni dettaglio consultate il link http://www.fondoambiente.it/Cosa-facciamo/Index.aspx?q=ricordiamoci-di-salvare-l-italia.

lunedì 22 dicembre 2014

Rinasce il LAZZARETTO di Verona

Il Lazzaretto di Verona è un lazzaretto la cui costruzione iniziò nel gennaio 1549 a Verona in località Porto San Pancrazio, vicina all'Adige, allora adeguatamente distante dalla città (ora popoloso quartiere). Lo scopo fu di ricoverare i malati contagiosi in località isolata e agevolmente raggiungibile attraverso il fiume. Il lazzaretto fu progettato, secondo il Vasari, dall'architetto Michele Sanmicheli, anche se secondo altri storici fu opera di Giangiacomo Sanguinetto, il quale nel giugno 1548 presentò alle autorità cittadine un modello per il lazzaretto. Non sono state comunque trovate prove certe circa l'autore dell'opera. Il nuovo lazzaretto venne completato solamente nel 1628, e in tempo per la peste del 1630, portata dai soldati tedeschi. Per la città il contagio fu un vero disastro: basti pensare che nel 1626 erano stati censiti 53.333 abitanti, che si erano ridotti a 20.738 alla fine del contagio: morirono dunque 33.000 persone circa. Nel tentativo di arginare l'epidemia le autorità sanitarie e cittadine cercarono di confinare i malati al lazzaretto: al culmine della pestilenza all'interno si concentrarono più di 5.000 appestati. Per ulteriori approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Lazzaretto_di_Verona e http://lazzarettovr.jimdo.com/storia-del-lazzaretto-deutsch-und-englisch-version/. Per approfondimenti generali sui lazzaretti http://it.wikipedia.org/wiki/LazzarettoEbbene, lo scorso 3 ottobre 2014 il Comune di Verona ha ceduto il complesso storico al FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it), al quale era già stato ceduto nel 2012 il terreno circostante di tre ettari. È stato siglato un accordo col quale la Fondazione Cariverona si impegna a riqualificare, gestire e valorizzare questa storica area tramite un piano di sviluppo turistico a vocazione naturalistica e sportiva. Ecco un altro bel esempio di recupero storico-architettonico con ripercussioni turistiche e quindi economiche, facendo rivivere il patrimonio storico italiano.

venerdì 21 novembre 2014

E' uscito il libro del FAI

Si intitola “I luoghi del cuore” (edito da Rizzoli, 319 pagine, costo € 39,00) ed è stato scritto da Federica Armiraglio: è il libro del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it), che raccoglie al suo interno il censimento di 10 anni dei Luoghi del cuore (iluoghidelcuore.it), l'iniziativa lanciata dal 2003 proprio dal FAI con la quale ognuno poteva segnalare un bene storico-artistico-paesaggistico da salvare. All'interno del libro sono presenti ben 139 beni a rischio di degrado, segnalati appunto per chiederne il recupero. Come ricorda giustamente Antonio Cianciullo nel suo articolo in merito pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 19 novembre 2014, “quella che emerge non è l'Italia delle cartoline, ha una bellezza un po' meno spettacolare, alle volte quasi spigolosa nel suo rigore storico, ma ha la forza dell'autenticità. Inoltre salvarla significa non solo arrestare l'abbandono e il degrado delle aree interne recuperando beni ambientali e culturali importanti, ma anche fermare il dissesto idrogeologico, perché spesso basta un presidio per evitare che un pendio si trasformi in frana”. Ha proprio ragione.
Non dimentichiamo che la Convenzione europea del paesaggio (http://www.convenzioneeuropeapaesaggio.beniculturali.it) spiega perfettamente che è patrimonio paesaggistico quello che viene sentito come tale da coloro che lo abitano: e non dimentichiamo che un luogo segnalato come quelli del FAI attira attenzione e fondi, dando una spinta a superare la crisi. Il FAI siamo noi.

domenica 17 febbraio 2013

FAI: ecco i luoghi del cuore più votati

Si è tenuto alla fine dello scorso anno il censimento denominato “Il luogo del cuore” organizzato dal FAI (Fondo ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it), nel quale chiunque poteva votare un proprio luogo del cuore italiano (un monumento, un sito, un paesaggio, ecc...) che secondo lui era meritevole di essere protetto e/o recuperato. Questo censimento spontaneo del patrimonio artistico e culturale (così come l'ha definito Carlo Brambilla nel suo articolo sul quotidiano la Repubblica del 15 febbraio 2013) mette in gara tra loro gruppi di cittadini impegnati nella difesa di questo patrimonio: ebbene, nell'ultima edizione hanno votato ben un milione di persone, il doppio dell'ultima volta (nel 2011) e addirittura 40 volte di più del primo censimento del 2003 (quando votarono 24.200 persone). Dice Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario del FAI: “In questo momento di crisi e di confusione un milione di cittadini hanno voluto esprimersi con chiarezza, segno che continuano ad aumentare gli italiani che hanno capito l'importanza del paesaggio che ancora resiste intorno a loro”. Quali sono stati i luoghi più votati? Eccoli.
Al 1° posto la Cittadella di Alessandria, con 53.953 voti. Fatta costruire per volere di Vittorio Amedeo II di Savoia tra il 1726 e il 1728, costituisce uno dei più grandiosi monumenti europei nell’ambito della fortificazione permanente del XVIII secolo, uno dei pochi ancora esistenti in Europa (http://www.cittadelladialessandria.it e http://it.wikipedia.org/wiki/Cittadella_di_Alessandria). Tra le meglio conservate d'Italia, sorge sulla sponda sinistra del fiume Tanaro, nel comune di Alessandria. Dal 2006 la cittadella (già monumento nazionale) è stata inserita nella "Tentative List" per la candidatura alla Lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità UNESCO. Sui bastioni della cittadella venne innalzato il 10 marzo 1821, per la prima volta nella storia d'Italia, il vessillo tricolore da parte del congiurato colonnello Ansaldi. Oggi versa purtroppo in stato di totale abbandono, invasa da piante infestanti. Il progetto di recupero del FAI prevede il lavoro volontario di 800 detenuti del carcere di Alessandria che si sono resi disponibili per ripulire l'area. Davvero un peccato che un gioiello architettonico così versi in queste condizioni e che lo Stato non se ne faccia garante.
Al 2° posto si è classificata la Chiesa di San Nicola a San Paolo di Civitate, in provincia di Foggia, con 53.394 voti. Fondata nel '600 e distrutta con il terremoto del 1627, venne ricostruita entro il 1709: si tratta di una splendida chiesa a struttura barocca, con navata a sviluppo elissoidale. Ora è chiusa al culto dal 1999 ed interamente puntellata per la messa in sicurezza: per salvarla un comitato locale di cittadini ha mobilitato i foggiani in Italia e all'estero.
Al 3° posto un altro monumento foggiano, l'Abbazia Benedettina della SS. Trinità di Monte Sacro, sul Gargano. Costruita fra il X e l'XI secolo, comprende la chiesa abbaziale con la torre campanaria, le celle del dormitorio, il battistero, il refettorio con la cucina, cisterne, chiostro, cortile, magazzini, stalle e torre di vedetta. La chiesa presenta la facciata scandita da tre grandi arcate cieche a sesto acuto poggiate su colonne con capitelli che reggono gli archi del pronao e incorniciano il portale di accesso con lunetta decorata a intreccio geometrico. L'aula a tre navate absidate è divisa in cinque campate, con archi sorretti da pilastri. Sulla pareti dell'abside si notano tracce di affreschi. Poco lontano è il battistero a pianta quadra. Addossata al lungo dormitorio è la piccola cappella con abside. L'area è oggetto di studio da parte del Germanisches Museum di Norimberga.
Al 4° posto c'è il Rione Sanità di Napoli. Sorge ai piedi della collina di Capodimonte, a nord del nucleo storico: fu edificato alla fine del XVI secolo in un vallone utilizzato sin dall'epoca greco-romana come luogo di sepoltura. In questo rione sono sorti ipogei ellenistici e catacombe paleocristiane, come quelle di San Gennaro e San Gaudioso, stringendo una forte relazione tra uomo e morte che si è protratta nei secoli, dimostrata dal cimitero delle Fontanelle, adoperato per ospitare le vittime della grande peste del 1656. Ora vi si vuole realizzare il Museo di Totò.
Al 5° posto si è classificato il Real Sito di Carditello a San Tammaro, in provincia di Caserta: la tenuta (http://www.comune.santammaro.ce.it/content/real-sito-di-carditello) faceva parte di un gruppo di 22 siti della dinastia reale dei Borbone di Napoli posti nella Terra di Lavoro: questi siti non erano solo semplici luoghi per lo svago (soprattutto per la caccia) della famiglia reale borbonica e della sua corte, poiché in alcuni casi costituivano vere e proprie aziende, espressione di imprenditoria ispirata dalle idee illuministiche in voga in quei tempi. E' un complesso architettonico sobrio ed elegante di stile neoclassico, destinato da Carlo di Borbone (1716-1788) a luogo per la caccia e l'allevamento di cavalli e poi trasformato per volontà di Ferdinando IV di Borbone (1751-1825) in una fattoria modello per la coltivazione del grano e l'allevamento di razze pregiate di cavalli e bovini. Era immerso in una vasta tenuta ricca di boschi, pascoli e terreni seminativi, e si estendeva su di una superficie di 6.305 moggia capuane, corrispondenti a circa 2.100 ettari.
La lista intera sul sito http://www.fondoambiente.it. Condivido quanto scrive Carlo Brambilla nel suo articolo, ovvero che il censimento permette concretamente di combattere affinchè si aprano cantieri per il recupero dei siti. E condivido appieno anche quanto dice Marco Magnifico, vicepresidente del FAI: “L'intervento del FAI rappresenta il punto di partenza per innescare un circuito virtuoso di mobilitazione, capace di coinvolgere più soggetti possibile, dal Ministero dei Beni Culturali ai singoli cittadini”. C'è bisogno di tutti.

domenica 13 gennaio 2013

ITALIA DA SALVARE e PRIMARIE DELLA CULTURA

Questo è il titolo dell'articolo-inchiesta della giornalista Francesca Sironi pubblicato sul settimanale L'Espresso del 10 gennaio 2013. La prefazione all'articolo è del grande archeologo, storico dell'arte e giurista italiano Salvatore Settis, il quale afferma: "In Italia ci sono oltre 30.000 beni culturali censiti, tesori da proteggere e far conoscere ai turisti, ma raramente la loro tutela viene vista come una priorità. Mentendo, i governi continuano a dirsi fieri dell'importanza del patrimonio culturale, e intanto lo abbandonano. Non è che investiamo poco, è che disinvestiamo. È una peculiarità italiana, sotto la foglia di fico della crisi. Ma Obama ha detto che alla crisi si reagisce aumentando i fondi per la cultura, governi di destra come quelli di Sarkozy e della Merkel li hanno incrementati come una leva contro la crisi. La destra italiana invece ritiene la cultura un lusso inutile: la prova del nove è che il governo tecnico ha continuato le politiche di Berlusconi. La priorità numero uno è rinsanguare le Soprintendenze con nuove assunzioni e iniettare risorse economiche nel sistema. Per applicare la Costituzione e trovare i fondi serve una grande concertazione fra Stato, Regioni, Comuni e altre istituzioni; fra pubblico e privato. Occorre avere un'idea strategica e non tappare i buchi ogni volta che crolla un muro di Pompei. La sensibilità dei governi, con la devastante sequenza dei ministri Bondi-Galan-Ornaghi, è precipitata nel nulla. Cresce invece l'attenzione dei cittadini: sono almeno 30.000 le associazioni sorte a difesa del nostro patrimonio”. Parole assolutamente condivisibili quelle del professor Settis: il problema è che, nonostante l'urgenza, non ho ancora sentito nessuno parlarne nella campagna elettorale, e questa è una cosa gravissima. L'articolo-inchiesta del settimanale L'Espresso propone poi una lista di beni storico-culturali da salvare in Italia, proposti da intellettuali, critici e storici dell'arte, che riassumo di seguito. Philippe Daverio (critico d'arte, giornalista e conduttore televisivo francese naturalizzato italiano) propone Palazzo San Giacomo a Russi di Ravenna, Palazzo Chigi Albani di Soriano del Cimino (VT), Il Castello di Rivalta a Gazzola (PC), il Castello Colonna a Genazzano di Roma e le Cascine interne all'Abbazia di Chiaravalle (MI); Andrea Carandini (archeologo) propone gli Scavi archeologici di Pompei (NA), gli Scavi di Ostia antica (RM), Villa Adriana a Tivoli (RM), la Domus Area di Roma e gli Scavi archeologici di Roma antica; Silvia Ronchey (storica) propone la Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello (VE), le Chiese rupestri di Calvi (CE), il Monastero di San Nicola di Casole ad Otranto (LE), il sito di Heraclia a Cittanova tra San Donà di Piave ed Eraclea (VE) e il sito archeologico Antiche Mura a Jesolo (VE); Flavio Caroli (storico dell'arte) propone le opere del Mantegna di Mantova, il Complesso Monumentale della Badia a Cava dei Tirreni (SA), Villa Menafoglio Litta Panza di Biumo (VA), la Cascina Pozzobonelli (MI) e il Santuario di Caruberto a San Martino del Lago (CR); Paolo Coen (storico dell'arte) propone il Campo di internamento di Tarsia a Cosenza, Villa Bellavista di Buggiano a Pistoia, Palazzo Garignano a Torino, la Chiesa di San Giovanni a Carbonara di Napoli e i Bronzi di Riace (RC); Ilaria Borletti Buitoni (presidente del Fondo Ambiente Italiano) propone gli Scavi archeologici di Pompei (NA), il Circuito archeologico di Napoli, la Reggia di Carditello a San Tammaro (CE), la Cittadella di Alessandria e la costa siciliana da Gela ad Agrigento; Luciano Canfora (filologo classico, storico e saggista italiano) propone la Biblioteca dei Girolamini a Napoli, la Biblioteca nazionale di Bari, la Biblioteca nazionale di Palazzo Reale a Napoli, la Biblioteca estense di Modena e la Biblioteca del Liceo Dante di Firenze.
A proposito del Fondo Ambiente Italiano (http://www.fondoambiente.it), proprio questa associazione ha istituito le cosiddette PRIMARIE DELLA CULTURA (http://www.primariedellacultura.it): dal 7 al 28 gennaio 2013 si potrà votare su questo sito tre delle 15 proposte mirate a bloccare l'emorragia di attenzione verso il nostro patrimonio culturale ed ambientale. Quindi qui non si sceglie un candidato, ma le idee. le proposte più segnalate saranno presentate ai candidati alle prossime elezioni.
Stiamo parlando di un patrimonio storico-artistico-culturale che nessun Stato al mondo ha e che tutti ci invidiano, per non parlare del patrimonio naturalistico e paesaggistico. Continuo a non capire il disinteresse (chi più chi meno) di tutti i governi che si sono succeduti: IRRESPONSABILI! Anch'io faccio parte (ne sono fondatore con alcuni amici, nonché Segretario da sempre) di un'associazione che si occupa della protezione di questi patrimoni: si tratta del circolo "PERLA BLU" aderente a Legambiente (http://www.perlablu.it), e mi rendo conto che non è assolutamente facile ma dobbiamo dare il nostro contributo, tutti, stiamo facendo quello che purtroppo non fanno le istituzioni. Fatelo anche voi: fondate delle associazioni, fate dei comitati e denunciate agli Enti preposti (Comune, Soprintendenza, Provincia, ecc...) situazioni di degrado che stanno interessando chiese, monumenti, biblioteche, ville antiche e quant'altro della vostra zona. Io che sono veronese, vorrei denunciare (e lo stiamo già facendo col nostro circolo) il degrado in cui versa la maggior parte delle ben 4.000 ville venete antiche sparse tra Veneto e Friuli Venezia Giulia (http://www.villevenete.net): un patrimonio incredibile lasciato troppo spesso al degrado.

mercoledì 26 dicembre 2012

CULTURA per rilanciare l'economia

Guido Piovene (nato a Vicenza il 27 luglio 1907 e morto a Londra il 12 novembre 1974) è stato uno scrittore e giornalista italiano (per l'intera biografia http://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Piovene), che nel 1957 scrisse una delle sue più grandi opere, "Viaggio in Italia", nella quale disse: "L'Italia è sempre un paese confuso. Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci del giorno". Ringrazio la rivista del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fai.it) che ha citato questa frase in un articolo dello scorso autunno intitolato "Cultura italiana, prezioso volano dell'economia". Citazione che ha ormai ben 55 anni ma che è, purtroppo, quanto mai attuale.
Cominciamo da alcuni dati, riportati proprio da quell'articolo della rivista del FAI, che sono stati estrapolati dallo studio "L'Italia che verrà: Rapporto 2012 sull'industria culturale italiana", realizzato da Unioncamere (Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, http://www.unioncamere.gov.it/) in collaborazione con Fondazione Symbola (fondazione per le qualità italiane, http://www.symbola.net/). La cultura italiana produce una ricchezza pari al 5,4% del Pil per un totale di circa 76 miliardi di euro, dando lavoro a 1,4 milioni di persone (pari al 5,6% degli occupati in Italia): se però allarghiamo la cerchia anche alle imprese che producono cultura ai settori attivati dalla cultura stessa, allora si arriva ad una ricchezza prodotta totale pari al 15% del Pil coinvolgendo 4,5 milioni di persone (pari al 18,1% degli occupati). Dati niente niente male, dai quali si comprende facilmente quanto sia importante il patrimonio artistico e paesaggistico del nostro paese per la ripresa e il rilancio economico e civile dell'Italia. Nel succitato articolo è stato chiesto all'economista Marco Vitale e al Consigliere Delegato dell'Università Bocconi Bruno Pavesi quali sono i settori della cultura, del turismo e dei servizi sui quali bisogna puntare ed investire e quali sono le azioni da compiere. Entrambi concordano nel sottolineare nell'importanza delle attività di fondazioni no profit per la salvaguardia del patrimonio artistico e paesaggistico italiano (tra queste naturalmente il FAI, ma anche tutte quelle associazioni locali e/o nazionali che si impegnano in questo: permettetemi di citare pertanto anche il circolo PERLA BLU, aderente a Legambiente, di Cologna Veneta -VR- di cui sono Segretario, http://www.perlablu.it).
Dice Marco Vitale: "Vivere in centri urbani colti, gelosi e custodi dei propri beni e tradizioni, belli e tenuti bene migliora la gioia di vivere e il rispetto per la propria città da parte dei cittadini, e quindi l'efficienza individuale di questi ultimi e l'efficienza collettiva della comunità". A proposito della citazione di Guido Piovene di cui sopra dice: "Per invertire questa tendenza, il primo investimento da fare nel nostro paese è appunto evitare gli scempi e l'ulteriore distruzione del paesaggio e dei beni artistici e culturali italiani; il secondo è non fare niente per i turisti, ma fare solo per i cittadini, per le città e per i paesi, per orgoglio cittadino, per amore. I turisti seguiranno. Per fare ciò è indispensabile mobilitare le risorse private, sia dei grandi sponsor sia dei contributi, anche intenzionalmente piccoli, dei cittadini. Per le grandi aree a rischio, tipo Pompei, bisogna poi saper attrarre anche capitali ed energie internazionali". Giusto, ma io aggiungo che i cittadini devono pretendere dallo Stato uno sforzo non solo per evitare i continui tagli al Ministero dei Beni Ambientali e della Cultura, ma addirittura trovare ulteriori risorse per finanziarli.
Dice Bruno Pavesi: "Per sopravvivere economicamente nella competizione mondiale dobbiamo vendere qualcosa al resto del mondo, senza equilibrio della bilancia commerciale si fa la fine della Grecia. Il brand Italia nel mondo è forte, e la sua forza in buona parte deriva dall'immagine che il mondo ha dell'Italia come patria di una cultura raffinata. Mettere a repentaglio questa immagine è la cosa più stupida che potremmo fare, in una fase storica che sembra virare verso una nuova forma di mercantilismo. Il vero problema è che in un momento di ristrettezze dei bilanci pubblici e privati è inevitabile fare delle scelte. Evitare di fare ulteriori danni non costa nulla e sarebbe già molto, ma dovremmo anche immaginare che gli investimenti in cultura potrebbero contribuire a migliorare gli attivi dei nostri conti con l'estero".
Abbiamo quindi, noi italiani, un patrimonio storico-artistico-culturale-naturale-paesaggistico incredibile, senza eguali nel mondo: dai monumenti storici ai musei, dai tantissimi tipi di paesaggi alla gastronomia, dal teatro alla moda, via dicendo. Ribadisco quanto sopra: sarà davvero importantissimo il contributo privato (sia in termini economici sia in termini di impegno nelle associazioni locali conivolte in materia), ma lo Stato deve assolutamente invertire rotta senza tagliare, ma anzi aumentare, i prorpi investimenti nella difesa di questo immenso patrimonio culturale che abbiamo. E' l'ultima occasione per preservarlo e per farlo fruttare rilanciando l'economia.

giovedì 6 ottobre 2011

FAI: un SMS per salvare l'ITALIA

Anche quest'anno il F.A.I. (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it/) lancia la sua campagna di raccolta fondi per contribuire al recupero del patrimonio artistico e paesaggistico del nostro paese. La campagna si è resa necessaria sia per lo stato di degrado grave in cui versa da anni una parte del patrimonio storico-naturale-artistico italiano (spesso a causa dell'incuria e della deficenza umana), sia per i continui tagli ai fondi da parte dello Stato, rendendo ancora più difficoltose le opere di recupero. Pensate che negli ultimi 3 anni il governo ha tagliato al Ministero dei Beni Culturali 1/3 dei fondi e ciò ha dimezzato i restauri!!! In un paese come l'Italia, ma vi rendete conto?
Ecco quindi che il FAI si rivolge a noi cittadini: fino al 31 ottobre si può mandare un SMS al n° 45506 al costo di 2 euro. Con quello cche verrà raccolto si completerà il piano 2011 dei restauri che ha già reso fruibili tre beni storici-naturali, ovvero il negozio-vetrina creato da Carlo Scarpa in Piazza San Marco a Venezia per Adriano Olivetti, la meravigliosa cinquecentesca Villa dei Vescovi sui Colli Euganei e il bosco di San Francesco alle spalle del Sacro Convento (guardate sul sito
http://www.laterradifrancesco.it/), e naturalmente si avvierà il restauro di altri gioielli del nostro immenso patrimonio: sono già in previsione i recuperi di Punta Mesco (promontorio dalla vista mozzafiato sulle Cinque Terre), di 200 ettari di boschi e pascoli in quota sulla via che passa sulle Alpi Orobie, e della Torre Campatelli riportandola a com'era nel Trecento (è l'unica torre di San Gimignano rimasta perfettamente vuota).
Il FAI è fiducioso perchè vede l'interessamento della popolazione: dal 1999 al 2009 la spesa in cultura delle famiglie italiane è aumentata di ben il 24,3% ed è ancora in aumento. Quindi è un buon segnale.
Facciamo ognuno la nostra parte e dimostriamo alla classe politica che valiamo molto, ma molto, più dei suoi rappresentanti: aiutiamo il recupero di quel patrimonio storico-naturalistico-artistico che ci invida tutto il mondo.

mercoledì 24 novembre 2010

FAI... SCUOLA!

Voglio diffondere la notizia di questo progetto che mi è arrivata oggi al mio indirizzo e-mail, iniziativa del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it). Ecco la notizia.

"Il FAI e la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM lanciano per l’anno scolastico 2010/2011 un nuovo importante progetto nazionale dedicato alla scuola secondaria di II grado: la prima edizione del “Torneo del paesaggio”, un’iniziativa che gode del patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e del Comitato Italia 150 e che si propone di sensibilizzare i giovani allo straordinario patrimonio italiano. Il “Torneo del paesaggio” nasce dalla forte convinzione di FAI e IULM che l’educazione alla conoscenza e alla tutela del paesaggio, la cui difesa è una priorità assoluta per entrambe le Istituzioni, sia di fondamentale importanza per i giovani. Per i vincitori sono in palio speciali premi: soggiorni culturali per le classi finaliste e inviti per prestigiosi concerti FAI per i docenti referenti. Le chiediamo, quindi, di aiutarci a diffondere il progetto: Le saremmo molto grati se il Suo portale, potesse ospitare il banner e/o la notizia. A nostra volta saremo lieti di ringraziare tutti coloro che ci avranno aiutato attivando un link sul nostro sito dedicato alle scuole. RingraziandoLa anticipatamente per ciò che potrà fare e augurandoci di averLa al nostro fianco in questa iniziativa, Le inviamo i nostri più cordiali saluti".

Questa è la notizia, che diffondo molto volentieri: anzi, se potete diffondetela anche voi, è importante per migliorare il mondo scolastico e per aiutare i nostri giovani a crescere meglio. Per avere maggiori informazioni sul progetto visitate il sito http://www.faiscuola.it, sezione "Torneo del paesaggio".

domenica 24 ottobre 2010

FAI: l'appello al ministro del Turismo

"Il FAI vuole mettere a disposizione la propria esperienza per salvare il turismo del paese, che è a rischio. Il ministro Michela Vittoria Brambilla dice che è aumentato del 2%, ma quando vado in giro per l'Italia tutti gemono e si lamentano. I parchi inoltre, con i tagli previsti, sono a rischio di chiusura. Ma noi abbiamo la ricetta, che è data dalla creazione di circuiti in cui si associno arte, cultura, buon cibo e artigianato. Questa è la formula vincente, ci affidino i grandi centri culturali, perfino la valle dei Templi di Agrigento, noi sapremo come rilanciarli". Questo è l'accorato appello che Giulia Maria Crespi (Presidente del FAI - Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it) lancia a Michela Vittoria Brambilla (ministro del Turismo, http://www.michelavittoriabrambilla.it).
L'appello viene lanciato perchè con i continui tagli imposti dal Ministero dell'Economia le aree culturali e naturali italiane sono destinate alla chiusura e alla rovina: l'Italia dovrebbe essere al 1° posto nelle classifiche mondiali del turismo, perchè nessun altro paese al mondo ha un patrimonio storico-artistico-naturale come il nostro. Ma questo non sta succedendo, perchè in Italia le priorità del governo sono le centrali nucleari, costruire nuovi aereoporti (come l'ampliamento di Malpensa nel Parco del Ticino...), realizzare nuove strade/autostrade e il Ponte di Messina: per queste opere i soldi si trovano sempre. Ma, oltre che distruggere ulteriormente il territorio, lasciano senza fondi proprio quell'incredibile patrimonio storico-artsitico-naturale che abbiamo.
Il FAI è convinto di avere la ricetta giusta per rilanciare il turismo: ovvero collegare tra loro i luoghi di un territorio con circuiti piacevoli e lenti, contenendo anche le spese. Ne è convinto perchè in Piemonte il FAI è già riuscito in questo intento, e con grande successo: sono stati eccellentemente messi in collegamento tra loro castelli, il paesaggio, le montagne, la produzione locale e il buon cibo, creando un buon indotto e nuovi posti di lavoro.
L'esempio il Presidente del FAI lo fa sui tagli imposti ai parchi: ci sono in Italia 24 parchi nazionali e 144 parchi regionali, per i quali nel 2011 verranno stanziati 30 milioni (a fronte dei 54 stanziati in precedenza...). Come si può pensare, con sempre meno soldi, di continuare nella lotta per prevenire gli incendi, per contrastare l'abusivismo, per garantire la sicurezza contro il rischio idrogeologico? Ma queste cose sembrano non essere segnate come punti urgenti nell'agenda dei politici, soprattutto dell'attuale governo, impegnato com'è nella propaganda elettorale delle centrali nucleari e nell'urgentissima (ma solo per il Cavaliere) riforma della Giustizia (in questo drammatico momento economico la cosa principale sembra essere la separazione delle carriere dei giudici e il lodo Alfano...). E pensare che il turismo dovrebbe essere la prima industria del paese: a proposito, visitate il sito http://www.italia.it.
In Italia non si è ancora capito che dovrebbe essere la cosiddetta green economy a farci uscire da questa crisi: abbiamo bisogno contemporaneamente di creare migliaia di nuovi posti di lavoro e di investire sul patrimonio storico-artistico-naturale. Il connubio sarebbe importante per risolvere nello stesso tempo i due problemi, oltre che rilanciare il turismo aumentando le entrate per le casse dello Stato. Perchè gli italiani quando vanno a votare non si chiedono chi si sta impegnando in questo?

domenica 17 ottobre 2010

La valorizzazione delle VILLE VENETE

Il Veneto vanta un numero incredibile di ville antiche, denominate appunto VILLE VENETE: si tratta di oltre 4.000 edifici dall'immenso valore storico-culturale, purtroppo però spesso in decadenza. Esiste un istituto che si occupa di queste ville: è lo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete), consultabile al sito http://www.irvv.net. Le ville venete cominciarono a perdere la loro importanza prima con la fine nel 1797 della Serenissima e successivamente con la progressiva decadenza dell'agricoltura in seguito al ridursi della rendita agraria (le Ville possedevano molti ettari di campagna). Durante le due guerre mondiali queste Ville furono spesso utilizzate per scopi militari come sale comando, ospedali militari o addirittura deposito di munizioni: con l'inizio della metà del secolo scorso iniziò il totale inutilizzo di queste Ville e cominciò il loro decadimento. Proprio in quel periodo si cominciò a preoccuparsi della difesa di questo incredibile patrimonio, testimonianza della civiltà veneta antica: si organizzò così una grandissima mostra che girò tutta l'Europa per far conoscere queste ville, mostra che fu presentata come "Mostra denuncia" nel 1953 presso Villa Contarini Simes a Piazzola sul Brenta (vi parteciparono molti uomini di cultura ed enti/associazioni vari). Proprio da qui partì la difesa del patrimonio delle Ville Venete che, come ricordato prima, sono oltre 4.000, quasi tutte di notevoli dimensioni e composte da architettura varia (barchesse, giardini, oratori, nonchè affreschi, stucchi e materiali lapidei: c'è un altro interessante sito su tali ville, http://www.villevenete.net). Nacque anche l'Ente per le Ville Venete, istituito con la Legge n° 243 del 6 marzo 1958: si trattava di un consorzio tra Amministrazioni Provinciali per il Turismo delle province di Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Udine, Verona, Venezia e Vicenza (parecchie ville sono anche in Friuli Venezia Giulia) al quale lo Stato Italiano aveva delegato compiti specifici di tutela attraverso l'intervento economico (mutui e contributi) ma anche di competenza, quali l'espropriazione e la salvaguardia, attraverso la presenza di alcuni Soprintendenti nel Consiglio di amministrazione dell'Ente. Spesso purtroppo il contributo economico dei privati non è sufficiente: pensate solo alla manutenzione dell'edificio, al consolidamento dlele strutture, alla messa in sicurezza del manto di copertura, ai sistemi di sorveglianza, alla lotta contro l'umidità (date le grandi dimensioni, è assolutamente difficile e costoso riscaldare questi edifici), fino ad arrivare al pagamento dell'ICI (notevole, tra l'altro: a tal proposito, non si fa pagare l'ICI alle attività in Italia del Vaticano...). Scrivo tutto ciò perchè proprio ieri sabato 16 ottobre 2010 si è tenuto il convegno "La valorizzazione delle Ville Venete: istruzioni per l'uso", tenutosi presso Palazzo Ducale a Venezia e promosso dall'IRVV (di cui sopra). Durante il conveegno sono stati presentati alcuni libri realizzati appunto a sostegno delle Ville Venete, incentrati sulla catalogazione di queste ville, ma si è cercato soprattutto ddi coordinare una collaborazione tra enti e Soprintendenze per sostenere questi edifici. A tal proposito Marino Zorzato, vicepresidente della giunta regionale veneta nonchè assessore alla cultura, ha dichiarato: "La realtà delle Ville Venete è unica al mondo: è un nostro dovere valorizzare questo straordinario patrimonio. In questo impegno bisogna trovare la strada per mettere insieme le necessità pubbliche e il rapporto con i privati che, più che essere aiutati, hanno bisogno di essere considerati".
Verissimo, ma staremo ora a vedere gli esiti di questo convegno: deve essere assolutamente concreto questo impegno delle varie amministrazioni per salvare un patrimonio dal valore storico inestimabile. Non può sempre intervenire il FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it, noto per acquistare edifici storici in decadimento per rivalorizzarli), bisogna aiutare i privati pensando ad un nuovo utilizzo di queste ville (museo, sede di esposizioni, centro culturale, ecc...), altrimenti destinate alla morte.

giovedì 7 ottobre 2010

Quando a salvare l'ARTE ci pensa un SMS...

Ecco l'ultima campagna del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it): mandando un SMS al n° 45504 si donano 2 euro al FAI da destinare al recupero di un capolavoro naturale o dell'arte italiana (ma telefondando dalla rete Telecom si possono donare anche somme maggiori). La campagna, iniziata lo scorso 4 ottobre, andrà avanti fino al 31 ottobre 2010. I fondi raccolti serviranno innanzitutto per il recupero di:

  • Villa Fogazzaro, a Oria in Valsolda (vicino a Como), ove visse il grande scrittore Antonio Fogazzaro (autore di "Piccolo mondo antico"), donata al FAI dal marchese Giuseppe Roi, che presto diventerà un museo;
  • Punta Don Diego, nei pressi di Palau (Sardegna), ove insistono alcune fortificazioni militari risalenti al 1797, affidata in concessione per 12 anni al FAI nel 2003;
  • Baia di Ieranto, area incontaminata nella costa meridionale della penisola sorrentina, ove la mitologia indica l'approdo di Ulisse e dove ora è rinata la colonia corallina;
  • Torre Campatelli a San Gimignano, risalente al XII-XIII secolo, che sarà ora oggetto di restauro valorizzando i suoi arredi originari e la cappella privata.

I fondi che saranno avanzati serviranno poi per il recupero di altre opere: inoltre, il 16 ottobre in 25 città italiane ci sarà una ulteriore raccolta fondi da parte del FAI.
La campagna di raccolta fondi del FAI spiega contemporaneamente due aspetti molto importanti del nostro paese: da una parte la valorizzazione dell'immenso patrimonio storico-artistico-naturale dell'Italia, che non ha eguali nel mondo, del valore inestimabile, che presto svelerà quanto gli italiani sono legati a questo patrimonio; dall'altra la denuncia della gravissima situazione dei fondi che lo Stato destina (sempre meno) alla difesa di tale patrimonio.
Oltre al valore in sè della campagna del FAI, il fatto principale è la denuncia che questa campagna svela ai cittadini italiani: oltre ai tagli ai fondi già effettuati in questi ultimi anni, per il triennio 2011/2013 sono previste riduzioni di spesa per ulteriori 174 milioni!!! Chi lo salva questo patrimonio storico-artistico-naturale dal degrado? Lo può, e lo deve, fare solo lo Stato: ricordiamo che lo sancisce la Costituzione, ma nessuno se lo ricorda. La storia italiana, soprattutto recente, è fatta di condoni edilizi, dissesti idrogeologici mai affrontati, urbanizzazioni selvagge, disboscamenti continui, abbandono di edifici storici, ora anche i tagli ai (pochi) fondi. Come dice Ilaria Buitoni, presidente del FAI: "In momenti in cui sembra che si stia perdendo la bussola bisogna ricordarci chi siamo: siamo anche il nostro paesaggio, i nostri beni di arte e natura, pensare al paesaggio significa pensare al futuro". Parole assolutamente condivisibili.
E lo Stato che fa? Il governo Berlusconi, sempre meno sensibile a queste tematiche, anzichè tagliare i finanziamenti dei partiti, le spese folli del Parlamento, le Province, gli enti inutili, i fondi ai giornali di partito e le spese per stampare gli opuscoli del "buon governo" che presto raggiungeranno la casa di 10 milioni (milioni!) di famiglie italiane, taglia i finanziamenti alla polizia, alla scuola, all'arte e al territorio. Non vi sembra abbastanza per dare ancora fiducia a un governo che sta portando l'Italia alla devastazione, oltre che etica, anche culturale e naturale?

domenica 29 novembre 2009

Cambio di Presidente al FAI

Il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it) è un importante ente che si prende cura di molti edifici e paesaggi che fanno parte del patrimonio artistico ed ambientale italiano. Il FAI venne fondato nel 1975 da Giulia Maria Mozzoni Crespi, Renato Buzzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli, per contribuire alla tutela, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale italiano (il 28 aprile di quell’anno firmano l’atto costituente e lo statuto del FAI). In questi 34 anni il FAI ha acquisito importanti beni immobiliari in tutta Italia, di notevole importanza storica e artistica, tra i quali ci sono castelli (come quello di Avio -TN- e di Masino a Caravino -TO-), monasteri (come quello di Torba a Gornate Olona -VA-), abbazie (come quella di S. Fruttuoso a Camogli -GE-), giardini (come quello della Kolymbetra nella Valle dei Templi ad Agrigento), parchi (come quello di Villa Gregoriana a Tivoli -RM-), ville (come Villa Necchi Campiglio a Milano e Villa del Balbianello a Lenno -CO-), case d’arte (come la Casa Carbone a Lavagna -GE-), torri (come Torre di Punta Pagana a Rapallo -GE-), teatri (come il teatrino di Vetriano a Vetriano di Pescaglia -LU-) ed altri tipi di edifici (come l’ottocentesca edicola per giornali ex famiglia Gandolfi a Mantova, o la Bottega storia di barbiere ex eredi Giacalone a Genova, o ancora il Mulino di Baresi a Roncobello -BG-). Tra le ultime acquisizioni c’è Villa Necchi Campiglio a Milano, restaurata in tre anni e aperta al pubblico nel maggio 2008, mentre prossimamente sarà riaperta Villa dei Vescovi (del ‘500) posta nei Colli Euganei (Padova) e che sarà il primo bene del FAI nel Veneto. Proprio per far conoscere a tutti l’immenso patrimonio artistico italiano, ogni anno in primavera il FAI organizza le “Giornate del FAI”, durante le quali tutti i beni del FAI e molti altri sparsi per l’Italia sono visitabili gratuitamente. C’è anche un’altra iniziativa del FAI, ovvero i “Luoghi del cuore” con cui i cittadini votano il paesaggio o l’edificio più amato da conservare.
Ebbene, dal prossimo 1° gennaio 2010 il Presidente non sarò più la fondatrice del FAI Giulia Maria Mozzoni Crespi, che ad 86 anni e dopo 34 anni di presidenza ha deciso di lasciare il posto a Ilaria Buitoni Borletti. Chi è costei? Milanese, 53 anni, esponente di una storica famiglia imprenditoriale lombarda (suo nonno fondò la Rinascente), già membro del Consiglio di Amministrazione del FAI e presidente della sezione del FAI dell’Umbria dal 2007, è stata a lungo impegnata nel volontariato (presidente di Amref Italia onlus, ovvero African Medical and Research Foundation). La Borletti prenderà dunque il posto della signora Crespi (quest’ultima comunque resterà Presidente onorario del FAI con delega alle questioni ambientali). Intervistata da Carlo Brambilla sul quotidiano la Repubblica, la signora Crespi ha affermato: “Io ho ormai 86 anni e dopo 34 anni è giusto dare l’esempio e lasciare posto ai giovani. Ilaria ha una lunga esperienza nelle onlus e un grande senso manageriale, più forte del mio. Sarà quindi in grado di portare il FAI verso traguardi superiori e più alti”. Sempre la signora Crespi in un passo dell’intervista afferma: “Continuerò ad occuparmi di ambiente in un Paese dove imprenditori senza scrupoli distruggono il paesaggio, aiutati da politici che pensano soltanto al loro tornaconto immediato”. Quanto ha ragione, purtroppo…
Sempre sullo stesso quotidiano la Repubblica, viene intervistata anche la nuova presidente del FAI, la quale afferma che innanzitutto spera di raddoppiare in un paio d’anni le iscrizioni all’ente (oggi sono circa 75.000), visto che questo tipo di associazioni italiane non reggono il raffronto con quelle europee (ad esempio, il National Trust inglese conta la bellezza di tre milioni e mezzo di iscritti…). La ricetta del nuovo presidente sarà quella di migliorare la comunicazione del FAI, aumentando la presenza sui giornali ed in TV e, soprattutto, estendendo le proprie proprietà soprattutto al Centro-Sud Italia dove è maggiore il bisogno di tutela del paesaggio.
Alla domanda “Come si vince l’emergenza paesaggio?” il nuovo presidente risponde: “Con una maggiore collaborazione tra istituzioni pubbliche e private”. Personalmente sono d’accordo, c’è un enorme bisogno di proteggere l’incredibile patrimonio storico, artistico e ambientale del nostro paese, ma sono le istituzioni pubbliche che mi preoccupano… Per non parlare della scarsità degli aiuti statali!