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mercoledì 11 novembre 2015

Ecco i quaderni MANGIAPARCO

“Mangiaparco” è un'iniziativa editoriale promossa dal Ministero dell’Ambiente con il supporto di Federparchi (Federazione Italiana Parchi e Riserve naturali, http://www.parks.it/federparchi/).  Si tratta di un progetto promosso per conoscere da vicino le eccellenze agroalimentari italiane, per collegare l'evento di Milano ai campanili, ai campi, alle tavole del nostro Paese, per ampliarne l'efficacia. E' un viaggio alla scoperta dei luoghi di produzione del cibo e contemporaneamente del patrimonio culturale e paesaggistico, delle tradizioni e dell'ospitalità italiana. Ma è anche il racconto del rapporto che lega ogni prodotto tipico con il suo territorio: storia, arte, stile di vita. E' proprio per raccogliere questo straordinario patrimonio il Ministero dell'Ambiente ha ideato, nell'ambito dell'iniziativa Expo e Territori, il "Mangiaparco", un vero e proprio quaderno di ricette, dove per ogni parco sono descritti i prodotti tipici e alcune ricette della tradizione gastronomica della regione. Sono 16 le aree  protette raccontate nei 16 quaderni "Mangiaparco": 14 parchi Nazionali (Parco Nazionale -PN- d'Abruzzo, Lazio e Molise; PN Alta Murgia; PN Appennino Lucano, Val D'Agri, Lagonegrese; PN Aspromonte; PN Cilento Vallo di Diano, Alburni; PN Cinqueterre; PN Gargano; PN Gran Paradiso; PN Gran Sasso Monti della Laga; PN Majella; PN Monti Sibillini; PN Pollino; PN Val Grande; PN Vesuvio), 2 Aree Marine Protette (Torre Guaceto e Plemmirio) per un totale di oltre 170 prodotti e 110 ricette. I quaderni "Mangiaparco", saranno disponibili nei territori dei Parchi e on line dal sito, anche nella versione inglese. I quaderni si possono trovare al link http://www.parks.it/calendario/dettaglio-man.php?id=1731. 
Come ha detto il Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente dott.ssa Maria Carmela Giarratano, il sistema nazionale delle aree protette rappresenta per l'Italia un patrimonio storico, culturale, naturalistico  e valoriale assolutamente rilevante; dal nostro territorio straordinario per varietà biologica e bellezza naturalistica, discende una produzione agroalimentare sana e di alta qualità riconosciuta in tutto il mondo.

mercoledì 23 ottobre 2013

L'ultimo assalto alle AREE VERDI italiane

Traggo informazioni allarmanti da un articolo di Margherita D'Amico pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 21 ottobre 2013: trivellazioni, impianti a biogas, caccia, pale eoliche, commercio di fauna, cave ed elettrodotti sono i pericoli che incombono sui nostri parchi naturali, denunciati dalle maggiori associazioni ambientaliste ed animaliste. 
Partiamo da un pò di numeri. In Italia ci sono oggi 871 aree protette: 24 parchi nazionali, 30 aree marine protette, 147 riserve naturali, 134 parchi regionali, 365 riserve regionali e 171 aree protette regionali (http://www.parks.it). Per quanto riguarda i nostri parchi nazionali, la loro estensione è di 820.000 ettari, le piante in essi presenti assorbono ogni anno 145 milioni di tonnellate di CO2, in essi vi sono ben 57.000 specie animali (pari ad 1/3 di tutte quelle europee!) nonché 5.600 specie floreali (pari a ben il 50% di quelle europee, e di queste il 13,5% è endemico con una notevole diversità di ambienti e paesaggi!!). Per quanto riguarda invece le nostre aree protette, esse hanno una superficie complessiva di 3.212.000 ettari a terra e 2.853.000 ettari a mare, su 658 km di costa. A tale settore vengono annualmente destinati 250 milioni di euro, di cui 70 milioni dal Ministero dell'Ambiente e 180 milioni dalle Regioni: settore che da occupazione a circa 100.000 persone, di cui 10.724 nelle aree protette e 88.300 nell'indotto. Si tratta di numeri davvero importanti, ma d'altronde il nostro paese ha un patrimonio naturalistico che non ha eguali nel mondo, questo lo possiamo dire con fierezza. Dovrebbero bastare questi numeri per pensare che questo patrimonio naturalistico sia al sicuro, ma così non è e i pericoli sono quelli indicati ad inizio articolo: la preoccupazione deriva da una procedura d'urgenza votata qualche settimana fa dal Senato che sembra voglia apportare modifiche sostanziose alla Legge n° 394/91, l'unica legge in vigore in Italia dedicata alla tutela delle aree naturali protette (assieme alla Legge n° 157/92 che regolamenta la fauna selvatica e l'attività venatoria). È per questo che sono insorte le varie associazioni del settore: Cts, Fai, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, Pronatura, Touring Club italiano, WWF Italia, Enpa e Lav, tutte contrarie ad una riforma sommaria della legislazione esistente: una revisione ci potrebbe anche stare, nel senso però di una maggiore tutela di tali aree. Al contrario, invece, si vuole sfruttare le risorse presenti all'interno di tali aree considerando tale sfruttamento come la soluzione ottimale per gestire le aree stesse, e attraverso l'imposizione di dazi i parchi ripagherebbero da sé la loro manutenzione!!! Permettimi di dire: una FOLLIA!! Nei disegni di legge (bipartisan, PDL e PD...) si propongono lo sfruttamento, previo canone, di suolo, acqua e fauna nelle aree protette, nuovi pontili, coltivazione di idrocarburi, prospezione ed estrazione di petrolio, uccisione e vendita di animali... Tra l'altro pochi mesi fa il Consiglio di Stato, per un mero vizio di forma, ha clamorosamente cancellato lo status di aree protette per i siti della rete Natura 2000 riconosciuti dall'Europa: pertanto in Italia le aree protette comunitarie non sono tali!!! 
Ha ragione Annamaria Procacci, consigliere nazionale dell'Enpa, quando afferma che si è di fronte ad una sbalorditiva visione economistica del territorio protetto e che, dimenticando la priorità di preservare la natura e la biodiversità, non si affrontano quelli che in effetti sono i punti critici dell'attuale legislazione in materia ovvero la scarsità di finanziamenti, le nomine fortemente politicizzate e la subordinazione alle logiche territoriali, punti critici che secondo gli esponenti del Parlamento italiano si risolvono promuovendo sfruttamenti dal fortissimo impatto ambientale. Ma in che mani siamo? Come si può pensare ad una cosa del genere, per un patrimonio naturale che tutto il mondo ci invidia? Sono assolutamente senza parole.

domenica 24 ottobre 2010

FAI: l'appello al ministro del Turismo

"Il FAI vuole mettere a disposizione la propria esperienza per salvare il turismo del paese, che è a rischio. Il ministro Michela Vittoria Brambilla dice che è aumentato del 2%, ma quando vado in giro per l'Italia tutti gemono e si lamentano. I parchi inoltre, con i tagli previsti, sono a rischio di chiusura. Ma noi abbiamo la ricetta, che è data dalla creazione di circuiti in cui si associno arte, cultura, buon cibo e artigianato. Questa è la formula vincente, ci affidino i grandi centri culturali, perfino la valle dei Templi di Agrigento, noi sapremo come rilanciarli". Questo è l'accorato appello che Giulia Maria Crespi (Presidente del FAI - Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it) lancia a Michela Vittoria Brambilla (ministro del Turismo, http://www.michelavittoriabrambilla.it).
L'appello viene lanciato perchè con i continui tagli imposti dal Ministero dell'Economia le aree culturali e naturali italiane sono destinate alla chiusura e alla rovina: l'Italia dovrebbe essere al 1° posto nelle classifiche mondiali del turismo, perchè nessun altro paese al mondo ha un patrimonio storico-artistico-naturale come il nostro. Ma questo non sta succedendo, perchè in Italia le priorità del governo sono le centrali nucleari, costruire nuovi aereoporti (come l'ampliamento di Malpensa nel Parco del Ticino...), realizzare nuove strade/autostrade e il Ponte di Messina: per queste opere i soldi si trovano sempre. Ma, oltre che distruggere ulteriormente il territorio, lasciano senza fondi proprio quell'incredibile patrimonio storico-artsitico-naturale che abbiamo.
Il FAI è convinto di avere la ricetta giusta per rilanciare il turismo: ovvero collegare tra loro i luoghi di un territorio con circuiti piacevoli e lenti, contenendo anche le spese. Ne è convinto perchè in Piemonte il FAI è già riuscito in questo intento, e con grande successo: sono stati eccellentemente messi in collegamento tra loro castelli, il paesaggio, le montagne, la produzione locale e il buon cibo, creando un buon indotto e nuovi posti di lavoro.
L'esempio il Presidente del FAI lo fa sui tagli imposti ai parchi: ci sono in Italia 24 parchi nazionali e 144 parchi regionali, per i quali nel 2011 verranno stanziati 30 milioni (a fronte dei 54 stanziati in precedenza...). Come si può pensare, con sempre meno soldi, di continuare nella lotta per prevenire gli incendi, per contrastare l'abusivismo, per garantire la sicurezza contro il rischio idrogeologico? Ma queste cose sembrano non essere segnate come punti urgenti nell'agenda dei politici, soprattutto dell'attuale governo, impegnato com'è nella propaganda elettorale delle centrali nucleari e nell'urgentissima (ma solo per il Cavaliere) riforma della Giustizia (in questo drammatico momento economico la cosa principale sembra essere la separazione delle carriere dei giudici e il lodo Alfano...). E pensare che il turismo dovrebbe essere la prima industria del paese: a proposito, visitate il sito http://www.italia.it.
In Italia non si è ancora capito che dovrebbe essere la cosiddetta green economy a farci uscire da questa crisi: abbiamo bisogno contemporaneamente di creare migliaia di nuovi posti di lavoro e di investire sul patrimonio storico-artistico-naturale. Il connubio sarebbe importante per risolvere nello stesso tempo i due problemi, oltre che rilanciare il turismo aumentando le entrate per le casse dello Stato. Perchè gli italiani quando vanno a votare non si chiedono chi si sta impegnando in questo?

mercoledì 30 settembre 2009

ORGOGLIO AMBIENTALE IN ITALIA...

Angelo Aquaro, inviato del quotidiano La Repubblica, ha raccontato in questi giorni ai lettori del giornale un fatto molto interessante che sta accadendo negli Stati Uniti: si tratta di una trasmissione televisiva intitolata “The National Parks”, trasmessa dalla PBS (http://www.pbs.org/nationalparks/) che sta ottenendo un successo incredibile. Tutti sono incollati davanti alla TV per seguirla, tutti i giornali ne parlano, è pubblicizzata sui vagoni della metropolitana e si può seguire ad episodi addirittura su YouTube!
Ma di cosa si tratta? Semplicemente di un documentario in 6 puntate incentrato sui parchi nazionali degli USA, realizzato da Ken Burns, diciamo pure il Piero Angela americano. Il documentario è così ben fatto, semplice ed allo stesso tempo così interessante che tutti lo guardano: ricostruisce la conquista pubblica del territorio (dal 1864 quando Abramo Lincoln istituì il primo nucleo di quello che poi sarebbe diventato il parco nazionale di Yosemite), ripercorre l’ascesa di Roosevelt dal suo ranch in North Dakota a Washington, parla dell’attivismo del naturalista John Muir, tratta delle battaglie della gente comune per la protezione dell’ambiente.
Il documentario sta sollevando il problema del taglio dei fondi per il verde nazionale, soprattutto per vedere se il nuovo presidente Obama riuscirà ad aumentare questi fondi, dopo anni bui. Anche perché negli USA ci sono oggi ben 58 parchi naturali distribuiti ovunque (in 49 Stati su 50, manca solo il Delaware, per un totale di 84 milioni di acri occupati) ed addirittura 333 siti verdi protetti (tra cui l’isola su cui sorge la Statua della Libertà): tra i grandi parchi nazionali americani ricordiamo il Crater Lake (Oregon, istituito nel 1902 sul lago più profondo degli USA), lo Yosemite (California, istituito nel 1890, ospita ben 160 piante rare e l’89% del suo territorio è ancora selvaggio), lo Yellowstone (tra Wyoming, Montana e Idaho, istituito nel 1872, possiede ben 1.600 km di sentieri e mulattiere), il Rocky Mountains (Colorado, istituito nel 1915, presenta 578 km di sentieri e ben 150 laghi) e il Grand Canyon (Arizona, istituito nel 1919, occupa la splendida gola del fiume Colorado).
La stessa cosa potrebbe accadere in Italia? Certo, le trasmissioni di Piero Angela sono sempre seguite, ma a livello generale la situazione non è rosea. Al di la del fatto che ci sia una trasmissione TV oppure no che tratta dell’argomento, quello che ancora ci differenzia dagli USA è il profondo orgoglio nazionale che gli americani hanno per i loro parchi e che difendono fortemente, cosa che invece non succede in Italia, almeno a livello istituzionale, come giustamente afferma Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi (http://www.federparchi.it) In Italia ci sono 365 aree protette che vengono visitate ogni anno da ben 35 milioni di persone (http://www.parks.it): i nostri parchi sono quindi molto amati dalla gente, il problema è piuttosto dei finanziamenti statali che vengono elargiti in quantità sempre minori per l’ambiente. Quest’anno c’è stato un ulteriore taglio del 10% (pari a 2 milioni di euro) a tali finanziamenti: i soldi sono pochi ed arrivano in ritardo. Quello che in Italia non si capisce è che i parchi sono una risorsa economica (o almeno dovrebbero esserlo…): sono allo stesso tempo un luogo di conservazione della natura ed un luogo di interesse economico-turistico. Ma nessuno in Italia lo vuole capire, almeno a livello istituzionale: beh, se pensiamo che alcuni esponenti della maggioranza vorrebbero estendere la caccia a tutto l’anno (vedi post precedente), cosa potremo pretendere… Ah, il 2010 sarà l’anno mondiale della biodiversità: l’Italia sarà pronta? Mah…
E comunque permettetemi di dire un’ultima cosa: in una Tv (quella italiana) di culi, tette e veline (ho usato la stessa espressione del mio post sulle biblioteche) credo che un documentario come “The National Parks” non otterrebbe qui da noi lo stesso successo che sta ottenendo negli Stati Uniti. Altrimenti vorrebbe dire che il popolo italiano si starebbe svegliando, ma ne dubito fortemente…

lunedì 5 maggio 2008

WWF: "Salviamo il Delta del Po"

Il 9-10-11 maggio 2008 si terranno in Italia le GIORNATE DELLA BIODIVERSITA’, in occasione delle quali il WWF lancerà una campagna per salvare il Delta del Po, un’area unica in Italia e con poche esempi in tutto il pianeta in quanto a ricchezza di ecosistemi e di specie animali e vegetali, ed in particolare:
  • uccelli che nidificano: vi sono 1.040 coppie censite di cormorani, 640 coppie di marangoni e 330 coppie di aironi rossi;
  • uccelli che svernano: vi sono 28.490 esemplari di gabbiano, 17.230 di folaga, 12.600 di germano reale e 11.800 di gabbiano reale;
  • mammiferi: ve ne sono ben 42 specie, tra cui 200 esemplari di cervi e poi cavalli liberi, daini, lepri, scoiattoli, ricci, conigli, istrici, donnole, faine, puzzole e pipistrelli;
  • rettili: numerosi esemplari di tartaruga marina, testuggine palustre e testuggine dalle orecchie rosse;
  • anfibi: varie specie rare in via d’estinzione tra cui l’ululone dal ventre giallo (piccolo ma bellissimo rospo);
  • pesci: fra tutti vi è da ricordare l’anguilla, che da qui parte per le sue migrazioni.

Un’area quindi unica, anche per le specie vegetali (immense distese di boschi e macchia marittima), posta tra Chioggia (Veneto) e Comacchio (Emilia Romagna), che raccoglie l’ampio delta del maggiore fiume italiano che, proprio prima di sfociare in rame, si ramifica in numerose parti (Po Grande, Po di Levante, Po di Maistra, Po delle Tolle, Po di Gnocca, Po di Goro, Po di Volano, ecc…) e i cui detriti portati verso il mare ne stanno allargando nel tempo la sua estensione verso l’Adriatico. Proprio per questo il WWF ed il mensile GEO, in occasione delle Giornate della Biodiversità terranno il censimento e la mappatura degli animali che abitano in quest’area: 50 ricercatori, coordinati dal naturalista Fernando Spina dell’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, esploreranno l’intero delta del Po, divisi in piccoli gruppi, per lanciare una sfida in difesa di questa straordinaria zona che sta vivendo sempre di più la minaccia ambientale delle attività umane.
Proprio a tal proposito, una seria minaccia c’è già e si tratta di Euroworld, un’immensa colata di cemento per realizzare un parco divertimenti che intende riprodurre (in provincia di Rovigo) una gigantesca ricostruzione ad uso turistico dell’intero continente europeo (stile “Italia in miniatura”…), per una superficie di ben 124 kmq e con tanto di funicolare: ciò comporterebbe anche un aumento spropositato di traffico e di inquinamento, oltre che di distruzione di territorio protetto…
Ha ragione Fernando Spina quando sostiene che: “Difendere la biodiversità non significa semplicemente difendere il numero delle specie presenti in un determinato habitat, ma capire le interconnessioni, le relazioni esistenti tra specie e specie, di cui lo stesso uomo fa parte. La biodiversità non è qualcosa di estetico, da guardare, non è un lusso inutile, ma è la chiave della vita sul pianeta. Ogni specie è come una tessera di un immenso mosaico, ha una sua identità, certo, ma è solo la relazione con le altre tessere che ci permette di capire il disegno complessivo”.
Le Giornate della Biodiversità riguarderanno tuttavia l’intera nostra nazione, visto che l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di sistemi ecologici: 57.468 specie animali e 9.000 botaniche, e, come dice Enzo Venini (presidente del WWF Italia, http://www.wwf.it), la biodiversità è importante perché fa funzionare meglio gli ecosistemi: infatti, gli ambienti con biodiversità elevata dimostrano una maggiore resistenza al cambiamento (anche climatico) ed anche una maggiore resilienza, ovvero la capacità di tornare allo stato originario dopo essere stati deturpati.
Per saperne di più sulla magnifica area del Delta del Po, andate su http://www.deltadelpo.it oppure http://www.parcodeltapo.it.

giovedì 1 novembre 2007

Verde pubblico italiano: quanta incuria!

In Italia il verde pubblico è negli ultimi anni senza ombra di dubbio aumentato ed in molti casi anche in maniera considerevole (ad esempio Napoli è passata in pochi anni da 700.000 a 3.800.000 metri quadrati di verde pubblico). Sono molte le città italiane con una buona percentuale di verde: in base al verde urbano fruibile pro capite (ovvero mq/abitante) in testa c'è Lucca con 42,58 mq/abitante, poi Rimini (37,86), Rovigo (34,13), Massa (32,13), Pordenone (31,88), Modena (31,70), Prato (31,42), Venezia (29,83), Firenze (29,31) e Cuneo (27,25). Tra le ultime dieci posizioni troviano Foggia (1,53), Trieste (1,36), Crotone (1,31), Siracusa (1,18), Sassari (1,11), Caltanniseta (0,71), Trapani (0,71), Taranto (0,70), Catanzaro (0,48) e Messina (appena 0,40 mq/abitante!). Purtroppo però a questa realtà "quantitativa" non corrispone una realtà "qualitativa": molto spesso le aree verdi pubbliche sono lasciate all'incuria, un pò per menefreghismo, un pò per mancanza di fondi... fatto sta che in termini di qualità gli altri paesi europei (in primis Francia, Germania e paesi del Nord) sono alla lunga superiori all'Italia! La situazione è emersa nei giorni scorsi nel corso della riunione annuale dell'AIDTPG (Associazione Italiana Direttori e Tecnici di Pubblici Giardini), tenutasi a Pesaro: in pratica, a livello nazionale la quantità di verde pubblico aumenta, la qualità invece scende! Purtroppo in molti comuni italiani le spese per la gestione ordinaria (tra cui il verde pubblico) vengono regolarmente considerate una voce sulla quale risparmiare..., come sostiene Giampaolo Barbariol, presidente dell'AIDTPG. Se a ciò aggiungiamo l'incuria degli automobilisti, gli scavi stradali, il vandalismo, alcune epidemie (che prima hanno colpito olmi, cipressi e platani ed ora colpiscono palme ed ippocastani) e la siccità (che spinge a tagliare l'irrigazione), beh allora il quadro non è per niente confortante! Per far capire come sia la realtà europea, città come Barcellona e Lione spendono ogni anno circa 4,5 euro ogni metro quadrato per la manutenzione del verde pubblico: tale spesa scende a 1,50 euro a Roma, a 1,20 euro a Milano e ad appena 0,70 euro a Torino! Qualcosa non va: ora speriamo nei fondi stanziati dalla Finanziaria 2008, la quale prevede la creazione di un Fondo per nuovi parchi urbani con 150 milioni di euro in 3 anni, 1.000 nuove aree verdi nelle città e l'obiettivo di impiantare 6-8 milioni di nuovi alberi ed arbusti. Bene, ma il problema rimane sempre quello: manca la manutenzione del verde pubblico, che in certi casi paradossalmente si trasforma in una zona di degrado per la città! Se poi qualcuno sospende anche l'educazione ambientale nelle scuole (come già è successo), beh allora c'è poco da stare allegri per il futuro...