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venerdì 21 giugno 2013

Legambiente: DOSSIER BIODIVERSITA' 2013

E' stato pubblicato il Dossier Biodiversità 2013, realizzato (come ogni anno) da Legambiente: lo potete trovare al link http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/biodiversita-rischio-1), e cerca di fare il punto della situazione sullo stato della biodiversità a livello nazionale e internazionale. Quest'anno il Dossier è aggiornato con i dati della Lista Rossa Italiana, pubblicata a fine maggio dal Comitato Italiano dell'IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, http://www.iucn.it) e da Federparchi (Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali, http://www.federparchi.it/): la Lista Rossa Italiana, che elenca lo stato di conservazione delle specie, ha preso in considerazione la flora e i vertebrati terrestri e marini indicando per ogni specie esaminata il grado di minaccia. Inoltre il Dossier Biodiversità 2013 contiene un Focus sulla tutela della biodiversità delle zone umide, a cui hanno collaborato Ambiente Italia (un gruppo leader in Italia e in Europa nella ricerca e nella consulenza, che opera nel campo dell'analisi, della pianificazione e della progettazione ambientale, e che si occupa anche di formazione e gestisce campagne di comunicazione, http://www.ambienteitalia.it/) e l'Università delle Marche (http://www.univpm.it/Entra/). Il Dossier è composto delle seguenti parti: 
  • Introduzione
  • Cos’è la biodiversità
  • Lo stato della biodiversità
  • La perdita di biodiversità 
  • I fattori di perdita di biodiversità 
  • I cambiamenti climatici 
  • La perdita degli habitat e il cambiamento della destinazione d’uso dei terreni 
  • Il sovrasfruttamento e l’uso non sostenibile delle risorse naturali 
  • Le fonti inquinanti 
  • L’introduzione di specie aliene 
  • Le illegalità nelle aree protette 
  • Focus: La biodiversità e la tutela delle zone umide 
  • Il contributo di Legambiente alla tutela della biodiversità 
  • I progetti LIFE.
 Davvero interessante. Speriamo sia tema di lettura anche al Ministero dell'Ambiente...

giovedì 17 giugno 2010

Ecco il PARADISO TERRESTRE...

Non si potrebbe definire diversamente l'arcipelago delle Isole Fernando de Noronha (http://www.ilhadenoronha.com.br/), posto nell'Oceano Atlantico a nord-est del Brasile: si tratta di 21 piccole isole vulcaniche, poste poco più a sud dell'Equatore, a 350km dalle coste brasiliane.
L'isola principale, l'isola di Fernando de Noronha (che dà il nome a tutto l'arcipelago), è l'unica abitata: l'arcipelago (la cui superficie è di 18 kmq, abitato da circa 2.000 persone) è baciato da ben 3200 ore di sole all'anno e fa parte dello stato brasiliano del Pernambuco. Ebbene, si tratta di uno dei posti più isolati del mondo: nel 1988 è stato dichiarato Parco Nazionale e nel 2001 è diventato Patrimonio Unesco. Tutto questo grazie alla bellezza dei suoi luoghi (le sue acque, continuamente analizzate, sono tra le più pulite dell'intero Oceano Atlantico) ma, soprattutto, grazie all'incredibile varietà di flora e fauna, un vero e proprio santuario ecologico.
In queste piccole isole nidificano ben 40 specie di uccelli marini e terrestri, vi sono ben 15 delle 18 specie di coralli conosciuti in Brasile e 230 specie di molluschi e pesci dai colori incredibili! Tra gli uccelli molti sono rari, come l'Elaenia ridleyana, la Vireo gracilirostris e la Zenaida auriculata, oltre a fregate, rondini di mare e sterne. Per non parlare dei molti delfini: c'è addirittura un anoglo dell'arcipelago chiamato Dolphin Lookout dove alle 5 del mattino di ogni giorno si possono ammirare questi animali. Su alcune spiagge nidificano anche le tartarughe.
Naturalmente, per mantenere integro questo paradiso le isole non sono aperte al turismo di massa: per poterci andare è necessario un permesso dello Stato del Pernambuco (il quale concede solo visti per 400 visitatori alla volta) e, inoltre, si paga una tassa di soggiorno di circa 30 euro al giorno.
Un vero e proprio paradiso della biodiversità: non potevo non parlarne dopo aver letto l'articolo di Anna Maria De Luca sul quotidiano la Repubblica del 16 maggio 2010, soprattutto in questo 2010 dichiarato "Anno Internazionale della Biodiversità": qquesti paradisi devono rimanere assolutamente integri, sono una testimonianza di com'era la Terra milioni di anni fa...

venerdì 4 giugno 2010

ELBA: “UN NIDO PER OGNI RONDINE”

Il 2010 è stato dichiarato “Anno Internazionale della Biodiversità” (http://www.biodiversita2010.ch) e un piccolo comune dell'Isola d'Elba ha pensato bene di contribuire alla salvaguardia della biodiversità: stiamo parlando di Marciana Marina (http://www.marciana-marina.eu), piccolo paesino posto lungo la costa della parte nord-occidentale dell'isola.
Cosa ha fatto l'Amministrazione comunale di questo paese? Ha appena apportato una modifica al Regolamento Edilizio per facilitare la nidificazione di rondini e rondoni sui tetti delle abitazioni! Avete letto bene: le nuove norme apportate prevedono il ripristino delle vecchie tegole sui tetti delle case, ovvero quelle con i coppi aperti nelle prime file, per permettere l'ingresso di rondini e rondoni che utilizzano questi fori per riprodursi. Nelle ristrutturazioni edilizie e nelle nuove costruzioni si dovrà pertanto tenere conto di questo “nuovo” sistema, oltre ad utilizzare intonaco rugoso per facilitare la costruzione dei nidi sotto i cornicioni degli edifici.
Davvero una bella iniziativa, visto anche il sensibile calo di presenze negli ultimi anni di questi uccelli (soprattutto il rondone), e questo non solo per l'inquinamento ma anche per il fatto che le recenti ristrutturazioni edilizie hanno comportato la chiusura di tutti i fori sui tetti delle abitazioni.
Già qualcosa era stato fatto in passato in altre parte d'Italia (ad esempio due anni fa Milano e Rozzano fecero installare dei nidi artificiali in alcuni parchi e in alcuni edifici), ma un'iniziativa del genere è senza ombra di dubbio la prima in Italia.
Finalmente un bel segnale da parte di un'Amministrazione comunale, che si dimostra sensibile al grave problema ambientale: non può farci che piacere vista anche l'importanza ambientale dell'isola che fa parte del meraviglioso Parco dell'Arcipelago Toscano (http://www.islepark.it). Perchè non suggerite un qualcosa del genere anche al vostro Comune? Fate sentire la vostra voce: scrivete al vostro Comune una lettera in modo che possa essere discussa in Consiglio Comunale, che contenga questa iniziativa o comunque qualcosa che possa portare alla difesa della biodiversità. I risultati si ottengono con la collaborazione di tutti.

PAESAGGIO, la carta d'identità delle aree rurali

Il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali (http://www.politicheagricole.it) ha elaborato un "Piano Strategico Nazionale" con l'obiettivo di sostenere la competitività del settore, di valorizzare l'ambiente, di migliorare la qualità della vita nelle zone rurali e di allargare le potenziali fonti di reddito delle aziende.
Tale Piano, infatti, come obiettivo principale si propone l'integrazione tra biodiversità ed agricoltura, riconsocendo a quest'ultima un ruolo molto importante sia per la conservazione nelle aziende delle specie vegetali ed animali in via d'estinzione sia per la tutela degli habitat che hanno un'elevata valenza naturale.
Tutto questo parte dalla riforma comunitaria dell'Health Check, che ha lanciato come sfida la difesa agroambientale per valorizzare i prodotti locali e per salvaguardare il paesaggio promuovendo l'adozione di pratiche agricole tradizionali rispettose dell'ambiente, il recupero dei manufatti rurali di pregio e il mantenimento delle sistemazioni agrarie caratteristioche di ogni area.
Naturalmente l'Italia non poteva tirarsi indietro visto che ha il primato mondiale della biodiversità: 665 specie coltivate e 55.600 specie animali!!! Per tutelare questo patrimonio sono stati pertanto stanziati ben 17,6 miliardi di euro fino al 2013, cofinanziati dall'Unione Europea: nei Piani Regionali sono previsti incentivi a favore degli agricoltori per la conservazione delle specie vegetali e per la salvaguardia delle 123 razze animali in via di estinzione.
Il fondo si chiama "Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale: l'Europa investe nelle zone rurali". Per informazioni e modalità di accesso ai finanziamenti andate sul sito http://www.reterurale.it oppure sul sito della vostra regione.

sabato 6 febbraio 2010

2010 ANNO DELLA BIODIVERSITA’

Il 2009 è stato l’anno del clima, mentre questo 2010 è stato dichiarato dall’Onu ANNO INTERNAZIONALE DELLA BIODIVERSITA’: l’iniziativa nasce dalla forte esigenza di proteggere la grandissima varietà di specie vegetali ed animali presenti sul nostro pianeta, e soprattutto dall’esigenza di impedire che altre 30.000 specie si estinguano anche quest’anno dalla Terra (secondo le stime degli esperti). L’argomento era già stato trattato nel 1992 in una Convenzione della Biodiversità varata durante la famosa Conferenza Mondiale sul Clima tenutasi a Rio De Janeiro: ora in questo 2010 tale Convenzione dovrebbe servire ai paesi di tutto il mondo per prendere dei seri provvedimenti per evitare l’estinzione di queste specie e per la protezione del mondo vegetale ed animale in genere.
Ne ha parlato anche Fulco Pratesi nel suo articolo intitolato “Son tornate le cicogne” pubblicato sul settimanale di attualità L’espresso del 4 febbraio 2010, il quale giustamente dice di non illudersi visto che “se si deve giudicare dai risultati dell’appena trascorso Anno del Clima non ci sarà molto da stare allegri sugli esiti di questa seconda mobilitazione globale”
Comunque già molti paesi che hanno sottoscritto la Convenzione sulla Biodiversità (ovvero ben 167, pari all’87% del totale!) hanno già elaborato Strategie nazionali e Piani d’azione per rallentate le estinzioni nel mondo vegetale ed animale. Tra queste c’è anche l’Italia? Ovviamente no, come al solito: certo, il nostro paese è stato il primo a sottoscrivere il Countdown 2010 (ovvero un accordo per fermare le estinzioni entro quest’anno) ed ha promosso durante il G8 dell’Ambiente tenutosi ad aprile 2009 la cosiddetta Carta di Siracusa. Eppure al momento nessuna azione concreta…: come dice Pratesi nel suo articolo, l’unica legge che si occupa in Italia della fauna selvatica è quella sulla caccia del 1992!! E di certo l’ultimo provvedimento in materia di caccia deprime ancora di più gli animi: passata l’ultima approvazione (quasi certa) al Senato, ogni Regione potrà deliberare liberamente in materia di caccia (contro ogni regola comunitaria: ma che ci facciamo allora nella UE? Mah…), permettendo così ai cacciatori di sparare in qualsiasi periodo dell’anno, in qualsiasi zona, di giorno e di notte, sulla neve, cacciando specie anche protette. Non aiuterà certo il lavoro per evitare l’estinzione di alcune specie animali.
Dobbiamo anche dire che l’Italia ha un mondo animale e vegetale davvero invidiabile: ha il record della UE per il numero di specie viventi, e pochi altri paesi al mondo possono vantare un così ampio mondo vegetale ed animale, con ben 11.700 specie vegetali e 4.700 specie animali entrambe endemiche (cioè che si trovano solamente qui nel nostro paese) . Ed è anche vero che in questi ultimi anni il lavoro sapiente del Ministero dell’Ambiente e delle varie associazioni ambientali (WWF, Legambiente, Greenpeace, Lipu, ecc…) sono riuscite non solo ad evitare l’estinzione di alcune specie ma addirittura a favorirne il ripopolamento: così oggi possiamo osservare la lontra, l’orso bruno alpino, la cicogna, il lupo (erano 100 esemplari nel 1973, mentre oggi sono 1.000), il cervo sardo (erano 100 esemplari negli anni ’70, mentre oggi sono 7.000!), il gipeto (grosso avvoltoio alpestre caratterizzato da un ciuffo di penne sotto la gola, detto anche avvoltoio degli agnelli, che si considerava estinto nel 1960!!), il muflone, l’avvoltoio grifone e il fenicottero, solo per citarne alcuni; e pensiamo anche alle foche monache che oggi si possono osservare all’isola del Giglio (arcipelago toscano) e su alcune coste sarde.
Dati entusiasmanti ma che non devono far dormire sugli allori: di fronte alla grande varietà di specie animali e vegetali presenti nel nostro paese, che tutto il mondo ci invidia, il governo dovrebbe elaborare (così come richiesto dal WWF) una Strategia nazionale ed un Piano d’azione per la biodiversità, prendendo in considerazione ogni specie vegetale ed animale (pesci d’acqua dolce, pesci di mare, invertebrati, insetti, rettili, ecc…), ponendo dei limiti molto severi all’urbanizzazione e allo sconsiderato uso del suolo che si sta facendo da anni qui in Italia, cercando di proteggere gli habitat naturali dove vivono molte di queste specie e regolamentando severamente anche la pesca. E infatti sono molte le specie in Italia ancora a rischio di estinzione: solo citando il mondo animale ricordiamo la pernice bianca, la gallina prataiola, l’avvoltoio capovaccaio, il delfino comune, il tonno rosso, la trota macrostigma, il pelobate fosco (piccolo rospo) e l’aquila del Bonelli (ce ne sono solo 15 esemplari!), e comunque la lontra anche se non si è estinta è sempre in pericolo perché ce ne sono solo 260 esemplari (stesso discorso vale per l’orso bruno, con meno di 100 esemplari).
E il nostro governo cosa fa? Niente, assolutamente niente. Oltre che ad una scellerata legge di regolamentazione regionale della caccia, si occupa di legittimo impedimento, immunità parlamentare, processo breve, diritti televisivi, energia nucleare, condono edilizio, mentre il caro Ministero dell’Ambiente continua ad essere praticamente inesistente (soprattutto mai come in questi ultimi anni, ahimè…).

sabato 13 dicembre 2008

Arca di Noè... alle Orcadi del Sud!

Quando si parla di biodiversità la mente porta subito al formidabile arcipelago delle Galapagos, al largo dell’Ecuador, dove approdò Darwin nel 1835 per compiere i propri studi sull’evoluzione avendo a disposizione sul posto una incredibile quantità di specie animali. Ma ora è stata fatta una scoperta sensazionale da una spedizione britannica: c’è un arcipelago di isole al largo dell’Antartide che possiede più specie animali delle Galapagos!!! Si tratta delle Orcadi del Sud, poste a 350 miglia a nord-est della Penisola Antartica: due isole principali (Isola du Couronnement e Isola Laurie) più vari isolotti, per una superficie complessiva di 620 kmq (quella delle Galapagos è di 8.100…). Le isole fanno parte dal 1962 del Territorio Antartico britannico (anche se sono rivendicate dall’Argentina…) e sono state scoperte nel 1821 dai cacciatori di foche e da Gorge Powell e Nathaniel Palmer. La spedizione britannica, del British Antarctic Survey, ha scoperto in queste isole ben 1.224 specie animali e 50 classi biologiche: delle 1.224 specie animali, 821 sono state scoperte sul fondo del mare!
La notizia è stata pubblicata in questi giorni sul Jornal of Biogeography e sulla stampa britannica e, in l’Italia, sul quotidiano La Repubblica di mercoledì 3 dicembre 2008: una notizia che stravolge quanto pensato finora sulle biodiversità, ovvero che fossero concentrate principalmente nelle zone equatoriali. Infatti, le Orcadi del Sud non sono il posto al mondo con il maggior numero di specie animali (infatti ce ne sono di più alle Hawaii, alle Canarie o ai Caraibi), ma rovesciano la teoria secondo la quale le aree equatoriali fossero quelle col maggior numero di specie, escludendo quindi quelle a clima freddo. Ora si è scoperto che questo angolo di Polo Sud ha più specie animali della giungla tropicale!!! Infatti David Barners, capo della spedizione, al quotidiano Guardian di Londra ha rilasciato un’intervista dicendo: “Da tanto tempo c’era la convinzione che i Tropici sono ricchi di flora, che le regioni polari sono povere di fauna e che quelle a metà strada sono una via di mezzo. Questa è stata la prima volta che un gruppo di studiosi e accademici ha potuto esaminare attentamente la fauna di un arcipelago polare ed è saltato fuori che non è povero di vita animale proprio per niente”.
Il lavoro della spedizione britannica non è stato per niente facile, soprattutto per le proibitive condizioni meteo (venti gelidi e violenti e temperature di decine di gradi sottozero) e per gli attacchi animali (orche e leoni marini). La spedizione è stata fatta con la nave James Clark Ross e lo stesso Barners (che ha fatto immersioni in tutto il mondo) dopo essersi immerso in quello gelide acque ha affermato: “Non penso di avere mai visto così tante specie di animali marini riunite tutte in un solo posto”!
Dobbiamo anche dire che la spedizione britannica era partita con un altro scopo: studiare i cambiamenti nella biodiversità provocati dal surriscaldamento globale, considerato che l’Antartide è una delle zone al mondo dove la temperatura media sta aumentando più velocemente (+3°C negli ultimi 50 anni…). Da qui poi la sensazionale scoperta. Secondo Alessandro Giannì, biologo e responsabile della Campagna Mare di Greenpeace (http://www.greenpeace.it), i risultati di questo studio dovrebbero far riflettere sulla necessità di tutelare con lo strumento della riserva marina anche i Poli: il fattore principale dell’immensa biodiversità delle Orcadi del Sud è la stabilità degli habitat che favorisce la speciazione permettendo relazioni complesse tra organismi. Purtroppo questa stabilità è ora in forte pericolo in quanto lo scioglimento continuo dei ghiacci sta favorendo una pesca irresponsabile nonché l’attività esplorativa delle risorse minerarie (nonostante viga una moratoria sull’estrazione)… C’è quindi assolutamente bisogno di proteggere le aree polari in quanto hanno sempre regolato il clima del nostro pianeta: alterarle, significa alterare il loro clima (già in corso di mutamento) e, conseguentemente, quello dell’intero pianeta con ripercussioni imprevedibili…

domenica 18 maggio 2008

AMBIENTE e BIODIVERSITA’: estinzioni record!

L’allarme arriva dal rapporto “2010 and beyond: rising to the biodiversity challenge” elaborato dal WWF e pubblicato in questi giorni: si stanno verificando estinzioni record tra le biodiversità e questo comporterebbe problemi molto seri per il futuro come carestie, mancanza d’acqua ed epidemie in funzione della conseguente distruzione del territorio in seguito alla scomparsa progressiva delle biodiversità.
In base a tale rapporto, si è scopre che l’IPV (Indice del Pianeta Vivente) è in costate discesa dal 1970 ad oggi: da 1 qual’era nel 1970, questo valore è sceso fino a 0.725 in questi ultimi anni (per gli uccelli tale valore è sceso da 1 a 0.861, per le specie marine da 1 a 0.788, per le specie terrestri da 1 a 0.749 e per le specie di acqua dolce da 1 a 0.678). Che cos’è l’IPV? L’Indice del Pianeta Vivente può essere definito come l’andamento delle popolazioni delle specie viventi, ovvero la loro variazione numerica nel tempo, e permette di capire lo stato di salute delle biodiversità. Per arrivare alla valutazione di questo IPV, sono state prese in esame 4.000 popolazioni di vertebrati tra 302 specie di mammiferi, 241 di pesci, 83 di anfibi e 40 di rettili.
James Leape, direttore generale del WWF International, spiega: “La biodiversità è il pilastro della salute del nostro pianeta ed ha un diretto impatto sulle nostre vite. Lasciare che essa si riduca significa che milioni di persone avranno presto a che fare con mancanza di cibo, pestilenze e scarsità di acqua. E nessuno deve pensare che ne sarà immune. Minore biodiversità, infatti, significa un minor numero di piante da cui estrarre medicine, maggiore vulnerabilità ai grandi disastri ambientali e maggiori effetti legati al riscaldamento globale”.
La responsabilità di questa grave situazione è imputabile all’uomo e alle sue attività: esso ha trasformato ben l’80% delle terre emerse, causando una perdita profonda degli ambienti naturali che sono stati più o meno trasformati e spesso frammentati (infatti la frammentazione di un ecosistema è grave quanto la sua trasformazione: basti pensare alla frammentazione delle foreste tropicali, in seguito alla costruzioni al loro interno di strade o alla creazione di pascoli). Come dice Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia (http://www.wwf.it), servirebbe che la politica prendesse atto che la diminuzione delle biodiversità è un grave problema per il nostro territorio, oltre che un problema globale.
Tornando ai dati del rapporto WWF, si scopre che:

  • l’IPV degli uccelli si è ridotto del 30% dal 1995 al 2005: in particolare, l’avvoltoio egiziano (neophron percnopterus) sta scomparendo in seguito alla perdita del suo habitat naturale in Africa e nel sud dell’Europa;
  • l’IPV delle specie marine è sceso del 28% dal 1995 al 2005: in particolare, il pesce chitarra (rhinobatos horkelii) è diminuito di ben il 96% dal 1984 al 1994 a causa della distruzione del suo habitat naturale lungo le coste del Brasile;
  • l’IPV delle specie terrestri è sceso del 25% dal 1970 al 2008: recentemente, anche l’orso bianco è entrato tra le specie in via di estinzione, a causa della forte alterazione delle zone artiche ove vive;
  • l’IPV delle specie di acqua dolce è sceso del 29% dal 1995 al 2005, ma in forte calo sono anche i rettili (-25%) e gli anfibi (25%).

In totale, la diminuzione media della popolazione delle specie viventi sull’intero pianeta è stata di ben il 27% begli ultimi 35 anni. Le proiezioni non sono certo confortanti: se la situazione dovesse continuare così (e, purtroppo, credo continuerà così…) la vita sulla Terra potrebbe raggiungere uno stadio assai pericoloso per la propria sopravvivenza nell’arco di 50-70 anni.
E, sempre dal rapporto WWF, emerge l’ECOLOGICAL FOOTPRINT, ossia l’impronta dell’uomo sull’ambiente che misura la richiesta dell’uomo alla biosfera per produrre risorse a lui necessarie per la sopravvivenza. Prendendo come valore di base 1 quello in cui la richiesta dell’uomo è esattamente quella che la biosfera è in grado di offrirgli, nel 1961 tale valore era pari a 0.50 (ovvero l’uomo chiedeva alla biosfera metà di quello che c’era a disposizione) mentre oggi è di 1.25 (quindi la biosfera non è più in grado di soddisfare completamente le esigenze dell’uomo). Il costante aumento della popolazione sul pianeta e lo sviluppo frenato delle società porterà ad una continua richiesta di materia alla biosfera, devastandola completamente.
Sono 5 le cause principali di questo forte calo delle biodiversità: il cambiamento climatico, l’inquinamento, la distruzione degli habitat, la diffusione delle specie invasive e non autoctone, l’eccessivo sfruttamento di alcune specie. Proprio dal 19 al 30 maggio 2008 si terrà a Bonn un incontro internazionale sulla biodiversità, nel quale gli Stati partecipanti dovranno prendere serie decisioni per salvaguardare queste biodiversità, anche se forse è tardi per correre ai ripari. Il cerchio si sta chiudendo, l’uomo è rimasto miope di fronte agli allarmi lanciati dagli ambientalisti negli ultimi anni e la natura presto farà il suo corso…

lunedì 5 maggio 2008

WWF: "Salviamo il Delta del Po"

Il 9-10-11 maggio 2008 si terranno in Italia le GIORNATE DELLA BIODIVERSITA’, in occasione delle quali il WWF lancerà una campagna per salvare il Delta del Po, un’area unica in Italia e con poche esempi in tutto il pianeta in quanto a ricchezza di ecosistemi e di specie animali e vegetali, ed in particolare:
  • uccelli che nidificano: vi sono 1.040 coppie censite di cormorani, 640 coppie di marangoni e 330 coppie di aironi rossi;
  • uccelli che svernano: vi sono 28.490 esemplari di gabbiano, 17.230 di folaga, 12.600 di germano reale e 11.800 di gabbiano reale;
  • mammiferi: ve ne sono ben 42 specie, tra cui 200 esemplari di cervi e poi cavalli liberi, daini, lepri, scoiattoli, ricci, conigli, istrici, donnole, faine, puzzole e pipistrelli;
  • rettili: numerosi esemplari di tartaruga marina, testuggine palustre e testuggine dalle orecchie rosse;
  • anfibi: varie specie rare in via d’estinzione tra cui l’ululone dal ventre giallo (piccolo ma bellissimo rospo);
  • pesci: fra tutti vi è da ricordare l’anguilla, che da qui parte per le sue migrazioni.

Un’area quindi unica, anche per le specie vegetali (immense distese di boschi e macchia marittima), posta tra Chioggia (Veneto) e Comacchio (Emilia Romagna), che raccoglie l’ampio delta del maggiore fiume italiano che, proprio prima di sfociare in rame, si ramifica in numerose parti (Po Grande, Po di Levante, Po di Maistra, Po delle Tolle, Po di Gnocca, Po di Goro, Po di Volano, ecc…) e i cui detriti portati verso il mare ne stanno allargando nel tempo la sua estensione verso l’Adriatico. Proprio per questo il WWF ed il mensile GEO, in occasione delle Giornate della Biodiversità terranno il censimento e la mappatura degli animali che abitano in quest’area: 50 ricercatori, coordinati dal naturalista Fernando Spina dell’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, esploreranno l’intero delta del Po, divisi in piccoli gruppi, per lanciare una sfida in difesa di questa straordinaria zona che sta vivendo sempre di più la minaccia ambientale delle attività umane.
Proprio a tal proposito, una seria minaccia c’è già e si tratta di Euroworld, un’immensa colata di cemento per realizzare un parco divertimenti che intende riprodurre (in provincia di Rovigo) una gigantesca ricostruzione ad uso turistico dell’intero continente europeo (stile “Italia in miniatura”…), per una superficie di ben 124 kmq e con tanto di funicolare: ciò comporterebbe anche un aumento spropositato di traffico e di inquinamento, oltre che di distruzione di territorio protetto…
Ha ragione Fernando Spina quando sostiene che: “Difendere la biodiversità non significa semplicemente difendere il numero delle specie presenti in un determinato habitat, ma capire le interconnessioni, le relazioni esistenti tra specie e specie, di cui lo stesso uomo fa parte. La biodiversità non è qualcosa di estetico, da guardare, non è un lusso inutile, ma è la chiave della vita sul pianeta. Ogni specie è come una tessera di un immenso mosaico, ha una sua identità, certo, ma è solo la relazione con le altre tessere che ci permette di capire il disegno complessivo”.
Le Giornate della Biodiversità riguarderanno tuttavia l’intera nostra nazione, visto che l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di sistemi ecologici: 57.468 specie animali e 9.000 botaniche, e, come dice Enzo Venini (presidente del WWF Italia, http://www.wwf.it), la biodiversità è importante perché fa funzionare meglio gli ecosistemi: infatti, gli ambienti con biodiversità elevata dimostrano una maggiore resistenza al cambiamento (anche climatico) ed anche una maggiore resilienza, ovvero la capacità di tornare allo stato originario dopo essere stati deturpati.
Per saperne di più sulla magnifica area del Delta del Po, andate su http://www.deltadelpo.it oppure http://www.parcodeltapo.it.

lunedì 28 gennaio 2008

NATURA: apre la "banca della biodiversità"!

Inutile negarlo: stiamo vivendo in un periodo in cui la nostra natura e tutte le sue specie (animali e vegetali) sono in serio pericolo a causa delle azioni negative compiute dall’essere umano. Deforestazione, inquinamento atmosferico, del suolo e delle acque, industrializzazione selvaggia, espansione edilizia senza freno, dissesto idro-geologico, agricoltura intensiva, colture OGM, distruzione degli ecosistemi, pesca selvaggia, cambiamento climatico indotto dai gas serra, sono tutta una serie di azioni che hanno come unico responsabile l’azione dell’essere umano il quale, però, non si rende conto che facendo ciò sta mettendo in serio pericolo l’esistenza di varie specie. A conferma di tutto ciò arriva la seria preoccupazione della popolazione: da un sondaggio Eurobarometro, realizzato dalla Commissione Europea nei 27 Stati membri, emerge che ben il 90% degli europei ritiene che la perdita delle biodiversità sia un grave problema! I cittadini più preoccupati sono quelli greci, portoghesi e rumeni. Dal sondaggio emerge che molti europei sono preoccupati della perdita di biodiversità non solo a livello locale ma anche a livello globale. Stavros Dimas, commissario UE all’ambiente, ha affermato che la perdita delle biodiversità in corso è irreversibile e che dal 1970 l’UE si sta impegnando a preservare le risorse ambientali ponendosi come obiettivo l’arresto della perdita di biodiversità in Europa entro il 2010, anche se questo sarà possibile solamente con l’attuazione di strategie comuni tra tutti gli Stati comunitari. Sempre secondo il sondaggio, i cittadini europei concordano che per il 27% la causa principale della perdita di biodiversità è dovuto all’inquinamento dell’aria e dell’acqua e ai disastri riconducibili all’azione dell’uomo (come incidenti industriali e perdite di petrolio), seguono poi in ordine il cambiamento climatico, l’agricoltura intensiva, la deforestazione, la pesca selvaggia e la costruzione di strade, edifici ed aree industriali. Visto che il problema è così grave e soprattutto che la popolazione europea è così sensibile in materia, arriva la notizia che è pronta la “banca della biodiversità” (a cui avevo dedicato un post alcuni mesi fa), almeno per preservare le specie vegetali: si tratta del più grande centro di raccolta semi mai realizzato che si trova in un paesino delle Isole Svalbard (Norvegia), nascosto sotto una montagna, ove verranno conservati (a bassa temperatura e in un posto blindato e sicurissimo) i semi di molte specie vegetali. L’annuncio è stato dato dal “Global Crop Diversity Trust”, una Ong che si occupa della conservazione delle biodiversità. Cary Fowler, direttore della Ong succitata, afferma che sono in arrivo tutti i semi dell’agricoltura internazionale, creando i più grandi depositi di semi di riso, grano, mais e fagioli ma anche di tutti gli altri vegetali, molti dei quali sparirebbero se non ne venisse conservato il loro genoma. L’azione potrà servire nel caso di scomparsa improvvisa delle biodiversità a causa, ad esempio, dell’esplosione di una bomba atomica o di nuove malattie alle piante. Fra i primi 200.000 semi (che partiranno entro fine mese) ci saranno anche 150.000 campioni di grano provenienti da 100 diversi paesi e finora conservati a Città del Messico. Il nuovo sito sarà inaugurato il prossimo 26 febbraio 2008.
E, a proposito di deforestazione, questa ha raggiunto livello record nel corso del 2007 in Amazzonia! Da agosto a dicembre 2007 l’area ha perso ben 7.000 kmq di foresta, in controtendenza al lieve miglioramento che si era verificato negli ultimi tre anni. La conferma arriva dal Ministero dell’Ambiente di Brasilia. Gilberto Camara, direttore dell’ente di ricerche spaziali brasiliano che monitora i due satelliti di osservazione in orbita permanente sull’Amazzonia, afferma che mai si erano verificati disboscamenti così estesi come quelli avvenuti nei mesi di novembre e dicembre 2007! Diciamo che tale situazione è peggiorata per una contraddizione del governo Lula: infatti, mentre il Ministero dell’Ambiente cerca in tutti i modi di contenere la deforestazione, il Ministero dell’Agricoltura (appoggiato dalle banche pubbliche) aumenta i sussidi e gli incentivi statali per l’ottenimento di terreni agricoli e da pascolo dall’Amazzonia, a causa della forte richiesta sul mercato di soia e carne. Tutto ciò non aiuta certo la difesa delle biodiversità e la lotta al cambiamento climatico.
Nel frattempo arriva però una buona notizia: sono state scoperte nuove specie in Vietnam, precisamente nella foresta pluviale delle montagne Annamite poste nella provincia di Thua Thien Hue (Vietnam centrale), una zona remota e quasi inesplorata nota come “Corridoio Verde” perché costituisce un vero e proprio corridoio ecologico tra il Parco Nazionale Bach Ma e la Riserva Naturale Phong Dien. Vi sono state scoperte 11 nuove specie (l’annuncio arriva dal WWF): si tratta di 1 serpente, 2 farfalle, 5 orchidee e 3 specie di altre piante. Sono state trovate anche altre 10 specie di piante, tra cui 4 orchidee, ancora sotto esame ma è probabile che anche queste siano finora sconosciute. Per quanto riguarda il serpente, definito dal labbro bianco (Amphiesma leucomystax), ha una fiammata bianca e gialla che dalla bocca scende dietro la testa mentre sul corpo è cosparso di macchie rosse, vive vicino ai ruscelli e può raggiungere gli 80 cm di lunghezza. Per quanto riguarda le due specie di farfalle (salgono intanto ad 8 le nuove specie di farfalle scoperte nella zona dal 1996 ad oggi!), una fa parte del genere Zela e compie voli rapidi e precisi, mentre l’altra è un nuovo genere nella sottofamiglia delle Satyrinae. Per quanto riguarda le 5 nuove specie di orchidee, tre sono completamente prive di foglie (caso molto raro per le orchidee), non contengono clorofilla e crescono sulla materia in decomposizione (come avviene per molti funghi). Per quanto riguarda le altre 3 specie vegetali, vi sono una specie di Arum con bellissimi fiori gialli e foglie a forma di imbuto attorno ai fiori, e due specie di aspidistra di cui una con un grande fiore quasi nero e l’altra con fiori gialli. Le specie sono state scoperte per la prima volta tra il 2005 ed il 2006 e, come tutte le altre specie già note della zona, indicano la ricchezza della biodiversità presente su quest’area forestale: vi sono infatti anche specie rare di rane, tigri, il rarissimo leopardo nebuloso (a cui dedicai un post), varie specie di scimmie come i langur e i gibboni dalle guance bianche, e la saola (o pseudorice) ovvero una specie di bovide selvatico scoperto nel 1992. Ora però anche questo “Corridoio Verde” è in serio pericolo per la crescente deforestazione, la caccia e l’estrazione di risorse naturali, il tutto per assecondare interessi economici derivanti da un eventuale sviluppo dell’area: sono in pericolo 15 specie di rettili ed anfibi e 6 specie di uccelli.
Come sempre, non appena arrivano buone notizie sulla biodiversità terrestre, ecco arrivare puntuali quelle negative sul pericolo che queste specie corrono proprio a causa dell’azione umana: come può il genere umano non capire che lui non è il colonizzatore del nostro pianeta e che il nostro habitat va protetto per poter garantire alla Terra quella biodiversità che l’ha contraddistinta per millenni e che noi, in pochi decenni, stiamo distruggere? Come può l’interesse umano prevalere sulla conservazione dell’ambiente in cui lui stesso vive? Come può? Eppure può…

martedì 13 novembre 2007

Natura: conservare la BIODIVERSITA'!

La Convenzione sulla Biodiversità, elaborata a Rio De Janeiro nel 1992:
- afferma il valore intrinseco della diversità biologica;
- riconosce che l'esigenza principale per la conservazione della varietà naturale consiste nella salvaguardia "in situ" degli habitat e degli ecosistemi;
- richiama l'attenzione sui danni derivanti dalla perdita di biodiversità, danni culturali, scientifici, economici ed ecologici.
Domenica 11 novembre 2007 si è concluso a Puebla (Messico) il 5° Congresso Slow Food per un'alimentazione sana in nome della sicurezza alimentare e della biodiversità: vi hanno partecipato 49 delegazioni mondiali, tra cui l'indiana Navdanya il cui fondatore Maya Yani ha giustamente dichiarato che "la biodiversità selvatica è essenziale a preservare il patrimonio genetico del pianeta. Ma la biodiversità, come dire, domestica, il patrimonio storico dell'agricoltura mondiale è altrettanto importante e, forse, preservarla anche più urgente". Infatti, in oltre 10.000 anni di agricoltura l'uomo ha saputo trovare le colture giuste per ogni tipo di clima e di terreno: ora l'agricoltura industriale sta cancellando (assieme a condizioni climatiche sempre più avverse) molte di queste colture tradizionali. Ad esempio, quando c'è stato il violentissimo tsunami nel sud-est asiatico, il mare ritirandosi ha riempito di sale le risaie delle coste mediridionali dell'India, rendendo impossibili i raccolti: tuttavia, esiste una qualità di riso, (selezionata e conservata nel tempo dagli abitanti del luogo) che resiste al sale e ciò ha permesso alla continuazione della coltivazione delle risaie. Questo significa BIODIVERSITA': avere un "archivio" di piante in grado di garantire la continuità e poter sostituire in qualsiasi momento una coltura in difficoltà, al fine di prevenire eventuali problemi (come carestie) alla popolazione. Il problema rimane oggi l'agricoltura industriale: frumento e riso hanno sconfitto la fame in alcune aree del mondo, ma sono diventate ormai delle "mono-colture" in molti stati: nel Bangladesh coprono ben il 96% della terra coltivabile, nelle Filippine il 90%!!! L'uniformità genetica può essere disastrosa, perchè significa che nessuna pianta è più in grado di resistere ad una singola malattia o ad un improvviso cambiamento climatico: è un pericolo che si sta già materializzando in alcuni paesi, come in Cina (dove nel 1949 si coltivavano oltre 10.000 varietà di riso scese a solo 1.000 nel 1970!!), in Messico (i 4/5 delle varietà di mais coltivate nel 1930 sono scomparse) e negli USA (perso il 95% delle varietà di cavoli e il 94% di quelle di piselli). Nel corso del 1900 sono andate perdute finora ben 250.000 varietà vegetali: l'Europa ha perso l'80% delle proprie varietà agricole e gli USA il 93%!! Oggi appena 30 tipi di piante nutrono il 95% della popolazione mondiale, mentre il restante 5% della popolazione (i più poveri ed emarginati) si nutre di migliaia di piante e ,proprio perchè poveri, hanno sviluppato tecniche e semi capaci di produrre in situazioni difficili e precarie: in pratica stanno dando insegnamenti al mondo sviluppato!!! Il poblema è che, se per motivi legati al clima, al territorio o alle malattie cominciano a scomparire quelle 30 colture basilari dell'alimentazione mondiale, la maggior parte dei paesi non ha "piante surrogate" in grado di sostituire quelle attuali in quanto negli anni non si è pensato di preservare le migliaia di varietà che la natura ci aveva donato. A tal proposito due anni fa l'ONU ha istituito le "banche dei semi", al fine di conservare un certo numero di piante in grado di diversificare le colture in caso di necessità (carestia, cambiamento climatico, malattie delle piante, ecc...): solo con la BIODIVERSITA', e non con OGM/colture transgeniche, si riuscirà a garantire la sicurezza di derrate alimentari alla popolazione mondiale, sempre più condizionata da un'agricoltura di scala industriale.