venerdì 29 novembre 2013
giovedì 17 ottobre 2013
Centenario inizio 1° Guerra Mondiale: mancano i fondi... in ITALIA!
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mercoledì 10 luglio 2013
Partecipiamo alle RIFORME COSTITUZIONALI
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domenica 28 novembre 2010
Disastri prevedibili...
Questo è il titolo di un articolo del'architetto Massimiliano Fuksas (http://www.fuksas.it) apparso sul settimanale L'espresso della scorsa settimana (http://espresso.repubblica.it), dedicato ai tagli indiscrimanti fatti alla difesa del territorio, commentando la recente grave alluvione su alcune aree del Veneto (Veronese, Vicentino e Padovano).
Testualmente dice Fuksas: "Se negli anni fossero stati finanziati reali studi approfonditi su argini, grandi bacini, e magari canali minori, quello sarebbe stato un investimento capace di impedire allo Stato di spendere domani molto di più". Ha perfettamente ragione: in Italia la parola "prevenzione" non esiste, si tende sempre a tagliare, soprattutto in questo ultimo governo Berlusconi dove un incredibile Giulio Tremoni (ministro dell'Economia) sta tagliando proprio dove non si dovrebbe tagliare, ovvero scuola, cultura, difesa del territorio, difesa dell'ambiente, volontariato. E, come ho già detto in vari post, non si taglia dove effettivamente si dovrebbe tagliare:
- spese del Parlamento e della politica in generale (4 miliardi di euro all'anno);
- spese delle Province (2 miliardi di euro all'anno);
- spese militari (addirittura 8 miliardi di euro all'anno);
e molte altre che non sto qui ad elencare.
Finora sono stati buttati (in quasi 20 anni) circa 800 milioni di euro in Campania senza risolvere la questione rifiuti. Continuerò a pubblicare le varie spese folli che non si vogliono tagliare: abbiamo visto dei 70.000 euro pubblici buttati per attaccare mani (e pene!) ad una coppia di statue a Palazzo Chigi (per volontà "estetica" del Presidente del Consiglio...), abbiamo visto delle decine di milioni di euro buttati nell'area di Pompei in questi anni per le cose più disparate (e intanto il sito, patrimonio dell'umanita Unesco, è in condizioni vergognose...). Ed ora ecco l'ennesima spesa folle di questo governo: quasi 400.000 euro (pubblici) spesi per portare in Italia al "Festival del Cinema" di Venezia dello scorso settembre tale Michelle Bonev, attrice-imprenditrice bulgara che ha solo il merito di essere amica (stretta...) del Presidente del Consiglio italiano, per la quale è stato addirittura inventato un premio per l'opera "Goodbye mama". 400.000 euro (nostri) per alloggio e cene dell'attrice e della delegazione che l'ha accompagnata (40 connazionali...). E intanto il paese va in rovina: cadono monumenti storici, non si fanno opere in difesa del territorio, si taglia all'istruzione e alla cultura per creare degli ignoranti. E' la famosa propaganda elettorale: ma cari italiani, non siete ancora stanchi di tutto ciò?
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domenica 7 novembre 2010
I tagli del governo e le tragedie...
Abbiamo ancora vive negli occhi le immagini dell'alluvione in Veneto di questi giorni: io abito a Bevilacqua, nella pianura veronese, e l'acqua delle alluvioni si è fermata ad una ventina di km da casa mia ma ha comunque interessato e sconvolto zone e città che conosco e che frequento spesso, come Soave e Monteforte d'Alpone (oltre che Brenzone e Malcesine) nel Veronese, Saletto nel Padovano, Caldogno nel Vicentino (oltre che la stessa Vicenza). Certamente si è trattato di un fenomeno meteorologico eccezionale: in tre giorni sono caduti fino a 450-500 mm d'acqua nelle montagne veronesi e vicentine, quelle da cui partono i fiumi che poi sono esondati o hanno rotto gli argini (Bacchiglione, Guà-Frassine, Chiampo, Fratta, Alpone, Tramigna), che unite allo scioglimento delle nevi cadute in precedenza ha causato una delle più gravi alluvioni che abbiano mai colpito il Veneto. Tuttavia, il dato meteo eccezionale non deve fungere da causa di questo disastro: purtroppo le cause sono sempre quelle. Si va dal mancato rafforzamento degli argini dei fiumi, alla sempre meno manutenzione agli argini stessi (in più punti letteralmente bucati da nutrie e volpi), alla mancata pulizia degli alvei dei fiumi, alla mancata costruzione dei bacini di sfogo (in questa alluvione i pochissimi comuni che si sono dotati di bacini di sfogo, come Montebello Vicentino, si sono salvati), alla mancata manutenzione delle paratie e delle idrovore. C'è anche da aggiungere la scarsa preparazione della Regione ad affrontare una situazione simile, un pò perchè non abituata ad eventi del genere e un pò perchè forse si è sempre pensato che non sarebbe mai capitato. Si tratta di tutti lavori che non vengono fatti per la sempre più critica mancanza di fondi: i Comuni ne hanno sempre meno (soprattutto dopo l'abolizione dell'ICI) e il governo ne stanzia pochissimi, continuando a tagliare (con la scusa della crisi economica). E' proprio di questi giorni la polemica nata tra Stefania Prestigiacomo (ministro dell'Ambiente) e Giulio Tremonti (ministro dell'Economia): il Ministero dell'Ambiente ha ricevuto circa 1.650.000.000 di euro nel 2008, che sono già scesi a circa 738.000.000 in questo 2010 e che con la "legge di stabilità" scenderanno a 514.000.000 nel 2011 arrivando a 498.000.000 nel 2013 (vuol dire un taglio del 60% in pochi anni)!!!
E' notizia di ieri il crollo della "Schola Armaturarum Juventis Pompeiani" a Pompei, dovuta con tutta probabilità alle infiltrazioni d'acqua, un altro pezzo importantissimo del nostro patrimonio storico-artistico che se va: la mancata messa in sicurezza per scarsità di fondi mette in luce il taglio dissennato di fondi da parte del governo.
Siamo ancora in un grave periodo di crisi economica, e cosa fa il governo? Un buon governo naturalmente taglia, ma non può tagliare i fondi per l'ambiente, per il territorio, per il dissesto idro-geologico, per il patrimonio storico-artistico (che non ha eguali al mondo), per la cultura e per l'istruzione. Sono tutti campi sui quali è necessario non tagliare per mantenere in sicurezza il territorio (e di conseguenza le vite umane!) e per mantenere florida un'economia che trova proprio nel turismo una fonte indispensabile. Invece Tremonti che fa? Taglia proprio in questi campi e non taglia invece sulle folli spese militari, sui costi esorbitanti del Parlamento, sulle inutili Province (che invece continuano ad aumentare), sulle auto blu, sui finanziamenti ai partiti (che a suo tempo il popolo italiano aveva scelto di eliminare...), per non parlare di un governo che investirà miliardi di euro sulle centrali nucleari (no comment!), sul Ponte di Messina, permette a degli animali di rubare soldi statali tramite gli appalti truccati, fa leggi per evitare al Presidente del Consiglio di non pagare centinaia di milioni di euro di tasse (vedi caso Mondadori). Sono soldi che dovrebbero servire a mettere in sicurezza il territorio e qundi la sua popolazione.
E le vite umane spezzate dalle tragedie del territorio, causate dalla negligenza statale? Chi ne risponde? A questo punto l'unico responsabile dovrebbe essere lo Stato, è lui che con la sua incuria e il suo disinteresse comporta la perdita di vite umane. Come può uno Stato permettere tutto ciò? In questi casi si dovrebbe portare lo Stato in tribunale: non è più possibile che gli amministratori dello Stato, che noi eleggiamo perchè facciano il nostro interesse, quando arrivino a Roma facciano tutto fuorchè i nostri interessi! Una vita umana, anche una sola, dovrebbe valere molto di più di quattro maledetti soldi. Io al posto di Tremonti non avrei tanto la coscienza a posto, semplicemente perchè mi sentirei un omicida!
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giovedì 7 ottobre 2010
Quando a salvare l'ARTE ci pensa un SMS...
Ecco l'ultima campagna del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it): mandando un SMS al n° 45504 si donano 2 euro al FAI da destinare al recupero di un capolavoro naturale o dell'arte italiana (ma telefondando dalla rete Telecom si possono donare anche somme maggiori). La campagna, iniziata lo scorso 4 ottobre, andrà avanti fino al 31 ottobre 2010. I fondi raccolti serviranno innanzitutto per il recupero di:
- Villa Fogazzaro, a Oria in Valsolda (vicino a Como), ove visse il grande scrittore Antonio Fogazzaro (autore di "Piccolo mondo antico"), donata al FAI dal marchese Giuseppe Roi, che presto diventerà un museo;
- Punta Don Diego, nei pressi di Palau (Sardegna), ove insistono alcune fortificazioni militari risalenti al 1797, affidata in concessione per 12 anni al FAI nel 2003;
- Baia di Ieranto, area incontaminata nella costa meridionale della penisola sorrentina, ove la mitologia indica l'approdo di Ulisse e dove ora è rinata la colonia corallina;
- Torre Campatelli a San Gimignano, risalente al XII-XIII secolo, che sarà ora oggetto di restauro valorizzando i suoi arredi originari e la cappella privata.
I fondi che saranno avanzati serviranno poi per il recupero di altre opere: inoltre, il 16 ottobre in 25 città italiane ci sarà una ulteriore raccolta fondi da parte del FAI.
La campagna di raccolta fondi del FAI spiega contemporaneamente due aspetti molto importanti del nostro paese: da una parte la valorizzazione dell'immenso patrimonio storico-artistico-naturale dell'Italia, che non ha eguali nel mondo, del valore inestimabile, che presto svelerà quanto gli italiani sono legati a questo patrimonio; dall'altra la denuncia della gravissima situazione dei fondi che lo Stato destina (sempre meno) alla difesa di tale patrimonio.
Oltre al valore in sè della campagna del FAI, il fatto principale è la denuncia che questa campagna svela ai cittadini italiani: oltre ai tagli ai fondi già effettuati in questi ultimi anni, per il triennio 2011/2013 sono previste riduzioni di spesa per ulteriori 174 milioni!!! Chi lo salva questo patrimonio storico-artistico-naturale dal degrado? Lo può, e lo deve, fare solo lo Stato: ricordiamo che lo sancisce la Costituzione, ma nessuno se lo ricorda. La storia italiana, soprattutto recente, è fatta di condoni edilizi, dissesti idrogeologici mai affrontati, urbanizzazioni selvagge, disboscamenti continui, abbandono di edifici storici, ora anche i tagli ai (pochi) fondi. Come dice Ilaria Buitoni, presidente del FAI: "In momenti in cui sembra che si stia perdendo la bussola bisogna ricordarci chi siamo: siamo anche il nostro paesaggio, i nostri beni di arte e natura, pensare al paesaggio significa pensare al futuro". Parole assolutamente condivisibili.
E lo Stato che fa? Il governo Berlusconi, sempre meno sensibile a queste tematiche, anzichè tagliare i finanziamenti dei partiti, le spese folli del Parlamento, le Province, gli enti inutili, i fondi ai giornali di partito e le spese per stampare gli opuscoli del "buon governo" che presto raggiungeranno la casa di 10 milioni (milioni!) di famiglie italiane, taglia i finanziamenti alla polizia, alla scuola, all'arte e al territorio. Non vi sembra abbastanza per dare ancora fiducia a un governo che sta portando l'Italia alla devastazione, oltre che etica, anche culturale e naturale?
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venerdì 16 luglio 2010
La manovra finanziaria uccide il paesaggio!
Cosa è successo? Ecco in poche parole. La Commissione Bilancio al Senato ha emendato l'art. 49 della manovra finanziaria (ddl n° 2228), su proposta del presidente della Commssione Azzolini (del PdL), prevedendo di declassare la D.I.A. (Denuncia Inizio Attività) in S.C.I.A. (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), ovvero un'autocertificazione dell'impresa esecutrice dei lavori o di un tecnico (geometra, ingegnere, architetto) con la quale si comunica l'immediata esecuzione dei lavori escludendo ogni tipo di successivo controllo (l'articolo recita infatti: “L'attività oggetto della segnalazione può essere iniziata alla data di presentazione della segnalazione”). Cosa succederà? Si potrà in alcuni casi edificare, anche in zone vincolate, senza alcuna autorizzazione: il Comune potrà intervenire solo entro i successivi 30 giorni (molto improbabile...) e solo in caso di presenza di danno grave e irreparabile al patrimonio artistico, all'ambiente e alla salute. Sì, come no, vedendo come funzionano le cose in Italia...
Come ricorda Settis nel suo articolo, questa norma è in contrasto con quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, in base al quale il silenzio-assenso o la D.I.A. non possono mai riguardare beni e interessi di valore costituzionale come il paesaggio e il patrimonio storico – artistico (in tal senso si era pronunciata anche la Corte Costituzionale con le sentenze n° 26 del 1996 e n° 404 del 1997). La stessa nostra Costituzione, lo ricordo ancora una volta, all'art. 9 recita: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico della Nazione”. Sarà ancora così se passerà la manovra? Non credo proprio... Tra l'altro è già stato deciso il voto di fiducia alla manovra: siamo ormai al fascismo puro!
Allarmante anche il voler modificare l'art. 41 della Costituzione sulla libertà d'impresa (l'art. 41 la prevede purchè non sia in contrasto con l'utilità sociale): ebbene, appena un mese fa Tremonti ha proposto di estendere al massimo la libertà d'impresa, senza nessun controllo o limite: se la proposta dovesse essere approvata, si potrà fare impresa a qualunque costo, continuando a cementificare e a distruggere suolo vergine. Inquietante!
Sull'ambiente e sul patrimonio artistico prevale dunque il popolo delle partite IVA, a tutti i costi: questo è il metodo scelto dal governo Berlusconi per combattere la crisi, ma l'Italia è l'unico paese democratico ove si combatte la crisi in questa maniera. Ma tanto il popolo è sovrano, ha votato Berlusconi e bisogna farlo governare, no? Perchè questi italiani non si svegliano? Cosa deve ancora fare di grave questo personaggio malato per far capire alla gente che ha solo portato l'Italia al disastro, in ogni campo? Non ho più parole, veramente, sono esausto nonché demoralizzato per lo stato di degrado e di abbandono in cui versa il mio paese, degrado fisico e mentale. Una provocazione: a questo punto eliminiamo il Ministero dell'Ambiente, tanto a cosa serve?
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sabato 19 giugno 2010
Parco del Vesuvio o... Parco dei Rifiuti?
Com'è possibile che succeda ancora tutto questo? Com'è possibile che una volta che Berlusconi è diventato Presidente del Consiglio tutti lo hanno lodato per aver risolto il problema dei rifiuti a Napoli senza sapere cosa è realmente successo, e cosa sta ancora accadendo? I soliti servi del potere, Tg in primis!!! La raccolta differenziata è ancora utopia in Campania: perchè non si fa? Perchè non si vuole riciclare? Perchè costruire sempre nuove discariche? E soprattutto, perchè all'interno di un parco? Continuo a domandarmi come può la maggioranza degli italiani approvare ancora una simile vergogna, continuando a votare un individuo del genere? E' in atto un imbarbarimento generale della società italiana e il merito (anzi, il demerito) è solo e unicamente di questo personaggio che sta facendo quello che gli passa per la testa fregandosene di rispetto dell'ambiente, inquinamento, libertà di stampa, cultura ed informazione veritiera. Quello del Parco del Vesuvio ridotto a discarica è solo uno dei risultati: e intanto gli anni passano...
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sabato 6 febbraio 2010
2010 ANNO DELLA BIODIVERSITA’
Ne ha parlato anche Fulco Pratesi nel suo articolo intitolato “Son tornate le cicogne” pubblicato sul settimanale di attualità L’espresso del 4 febbraio 2010, il quale giustamente dice di non illudersi visto che “se si deve giudicare dai risultati dell’appena trascorso Anno del Clima non ci sarà molto da stare allegri sugli esiti di questa seconda mobilitazione globale”…
Comunque già molti paesi che hanno sottoscritto la Convenzione sulla Biodiversità (ovvero ben 167, pari all’87% del totale!) hanno già elaborato Strategie nazionali e Piani d’azione per rallentate le estinzioni nel mondo vegetale ed animale. Tra queste c’è anche l’Italia? Ovviamente no, come al solito: certo, il nostro paese è stato il primo a sottoscrivere il Countdown 2010 (ovvero un accordo per fermare le estinzioni entro quest’anno) ed ha promosso durante il G8 dell’Ambiente tenutosi ad aprile 2009 la cosiddetta Carta di Siracusa. Eppure al momento nessuna azione concreta…: come dice Pratesi nel suo articolo, l’unica legge che si occupa in Italia della fauna selvatica è quella sulla caccia del 1992!! E di certo l’ultimo provvedimento in materia di caccia deprime ancora di più gli animi: passata l’ultima approvazione (quasi certa) al Senato, ogni Regione potrà deliberare liberamente in materia di caccia (contro ogni regola comunitaria: ma che ci facciamo allora nella UE? Mah…), permettendo così ai cacciatori di sparare in qualsiasi periodo dell’anno, in qualsiasi zona, di giorno e di notte, sulla neve, cacciando specie anche protette. Non aiuterà certo il lavoro per evitare l’estinzione di alcune specie animali.
Dobbiamo anche dire che l’Italia ha un mondo animale e vegetale davvero invidiabile: ha il record della UE per il numero di specie viventi, e pochi altri paesi al mondo possono vantare un così ampio mondo vegetale ed animale, con ben 11.700 specie vegetali e 4.700 specie animali entrambe endemiche (cioè che si trovano solamente qui nel nostro paese) . Ed è anche vero che in questi ultimi anni il lavoro sapiente del Ministero dell’Ambiente e delle varie associazioni ambientali (WWF, Legambiente, Greenpeace, Lipu, ecc…) sono riuscite non solo ad evitare l’estinzione di alcune specie ma addirittura a favorirne il ripopolamento: così oggi possiamo osservare la lontra, l’orso bruno alpino, la cicogna, il lupo (erano 100 esemplari nel 1973, mentre oggi sono 1.000), il cervo sardo (erano 100 esemplari negli anni ’70, mentre oggi sono 7.000!), il gipeto (grosso avvoltoio alpestre caratterizzato da un ciuffo di penne sotto la gola, detto anche avvoltoio degli agnelli, che si considerava estinto nel 1960!!), il muflone, l’avvoltoio grifone e il fenicottero, solo per citarne alcuni; e pensiamo anche alle foche monache che oggi si possono osservare all’isola del Giglio (arcipelago toscano) e su alcune coste sarde.
Dati entusiasmanti ma che non devono far dormire sugli allori: di fronte alla grande varietà di specie animali e vegetali presenti nel nostro paese, che tutto il mondo ci invidia, il governo dovrebbe elaborare (così come richiesto dal WWF) una Strategia nazionale ed un Piano d’azione per la biodiversità, prendendo in considerazione ogni specie vegetale ed animale (pesci d’acqua dolce, pesci di mare, invertebrati, insetti, rettili, ecc…), ponendo dei limiti molto severi all’urbanizzazione e allo sconsiderato uso del suolo che si sta facendo da anni qui in Italia, cercando di proteggere gli habitat naturali dove vivono molte di queste specie e regolamentando severamente anche la pesca. E infatti sono molte le specie in Italia ancora a rischio di estinzione: solo citando il mondo animale ricordiamo la pernice bianca, la gallina prataiola, l’avvoltoio capovaccaio, il delfino comune, il tonno rosso, la trota macrostigma, il pelobate fosco (piccolo rospo) e l’aquila del Bonelli (ce ne sono solo 15 esemplari!), e comunque la lontra anche se non si è estinta è sempre in pericolo perché ce ne sono solo 260 esemplari (stesso discorso vale per l’orso bruno, con meno di 100 esemplari).
E il nostro governo cosa fa? Niente, assolutamente niente. Oltre che ad una scellerata legge di regolamentazione regionale della caccia, si occupa di legittimo impedimento, immunità parlamentare, processo breve, diritti televisivi, energia nucleare, condono edilizio, mentre il caro Ministero dell’Ambiente continua ad essere praticamente inesistente (soprattutto mai come in questi ultimi anni, ahimè…).
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mercoledì 24 dicembre 2008
Il futuro della RICERCA in Italia...
Ignazio Marino (a ragione) sostiene come in questi ultimi mesi siano apparse quasi quotidianamente sui giornali nazionali svariate ricette per risolvere la grave crisi economica, ma pochissimi di questi giornali hanno proposto soluzioni che considerino la ricerca scientifica (insieme al merito, alla trasparenza e alla competenza) la chiave di volta del futuro dell’Italia. Nel suo articolo punta il dito sui disastrosi tagli apportati alla ricerca dal governo, contrariamente a quanto succede in altri paesi europei: la Francia ha deciso di investire il 2% del proprio Pil in ricerca scientifica, la Svezia addirittura oltre il 4%, mentre l’Italia già con la precedente Finanziaria 2007 aveva ridotto questa percentuale all’1.1%, ora con la nuova Finanziaria 2008 è stata ulteriormente ridotta allo 0.9% (nell’Europa comunitaria solo Portogallo e Grecia hanno fatto peggio di noi…)!
Come possono i giovani ricercatori italiani promuovere le loro iniziative se ne vengono continuamente tagliati i fondi? E come possono imporsi se purtroppo le cattedre universitarie vengono spesso assegnate con criteri di clientelismo? Questo è il problema. Certo, per cambiare direzione si deve ripensare l’intero sistema e questo richiede molto tempo, ma si può cominciare (perché si deve cominciare!!!) con piccoli e decisivi segnali. Ad esempio, come ricorda lo stesso Marino, con gli emendamenti alla Finanziaria 2007 sono stati assegnati 15 milioni di euro ai progetti di 26 giovani ricercatori, per metà stranieri, scelti tra oltre 1.700 candidati da un gruppo di scienziati under 40 con il criterio del “peer review” (ovvero la valutazione tra pari). Successivamente, nella Finanziaria 2008 lo stesso Marino era riuscito ad inserire finanziamenti per 81 milioni di euro: dunque soldi già stanziati, pronti da assegnare, ma che sono in forte pericolo in quanto il relativo bando di concorso dovrebbe essere pubblicato entro il prossimo 31 dicembre 2008 dal Ministero della Salute e da quello dell’Università e della Ricerca, purtroppo mancano solo pochi giorni… A tal proposito, il ministro Sacconi lo scorso 7 novembre aveva promesso (che parola inflazionata!!) al Quirinale, di fronte al Presidente della Repubblica, che avrebbe fatto quanto di sua competenza per consentire ai nostri giovani ricercatori di avere un bando tutto per loro… Ha ragione Marino quando dice che: “Questo mero passaggio formale, in cui non v’è da investire nuovi denari, permetterebbe tra l’altro al Governo Berlusconi una straordinaria operazione di marketing politico. Ma allora perché ci vuole tanto a mettere una firma? Ormai al 31 dicembre mancano pochi giorni. Un assurdo conto alla rovescia che forse vedrà i corrotti, padri e figli delle clientele accademiche, festeggiare il Capodanno due volte e i nostri migliori cervelli, caparbiamente al lavoro negli scantinati delle facoltà per due lire, due volte sentirsi sconfitti, magari ripensando alla generosa offerta di un ateneo americano, rifiutata con la speranza di un futuro in Italia”.
E poi ci domandiamo perché i nostri migliori cervelli in questi anni sono emigrati all’estero (e continuano a farlo): se c’è da tagliare, non si esita a farlo in ricerca, scuola, cultura e ambiente, proprio in quei settori che sono alla base della vita culturale, sociale e civile di un intero Paese. Non si pensa minimamente, invece, a tagliare in spese parlamentari (stipendi, auto blu, privilegi di ogni tipo), per enti vari (in primis, le inutili Province, che anzi prolificano!), per finanziamenti ai partiti (che si vinca o si perda!). Il nostro paese ha un gap enorme da un punto di vista culturale rispetto agli altri paesi europei: d’altronde, cosa possiamo aspettarci da uno Stato che da 20 anni è abituato a seguire le programmazioni televisive di Mediaset (poi trasportate, purtroppo, in RAI!) e che da 14 anni è lo specchio di Silvio Berlusconi (a fasi alterne, al governo per tre volte e all’opposizione), proprio colui che è controllore di Mediaset? Non possiamo purtroppo aspettarci proprio niente, questo è il problema, visto che nessun altro paese europeo (ma potremmo superare anche i confini continentali) è nella nostra situazione!!!
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venerdì 31 ottobre 2008
ARCHEO-CONDONO: la replica dell'on. Carlucci...
Ma ecco che arriva la secca smentita (ma quante smentite arrivano da questo governo?) dell'onorevole Carlucci, che ha inviato al quotidiano una lettera dicendo: "Niente di più falso. I due emendamenti di cui si parla non esistono e ovviamente non sono mai stati presentati. Sfido chiunque a produrre documenti che attestino il contrario. Non c'è traccia di alcuna proposta di modifica in materia, presentata dalla sottoscritta". Dunque, le cose sono due: o l'onorevole ci crede rimbecilliti oppure è semplicemente fusa. Infatti, il sindacato UIL dei Beni Culturali (per il tramite del suo segretario Gianfranco Cerasoli) ha prodotto i documenti che attestano quanto fatto dall'onorevole: i testi dei due emendamenti, contrassegnati dai numeri 2076 e 2077 e presentati prima della scadenza dei termini (avvenuta giovedì 23 ottobre alle ore 12), erano negli uffici della Camera dei Deputati (precisamente nel fascicolo provvisorio di fotocopie allestito dalla segreteria della Commissione Bilancio della Camera), hanno lo stesso titolo (entrambi articolo 2 bis da aggiungere all'articolo 2 della legge finanziaria: "Riemersione di beni culturali in possesso di privati") anche se il primo è articolato in 13 punti e il secondo solo in 9, ed inoltre (cosa importante) in calce a tutti e due si legge la firma autografa di Gabriella Carlucci... Non ho parole di fronte alla faccia tosta! Non si è fatta attendere la risposta di Settis: "E' bello che l'onorevole Carlucci sia così indignata di fronte all'accusa di aver ri-presentato nel 2008 una norma identica a quella da lei stessa presentata nel 2004: vuol dire che ci ha ripensato e che, a differenza di molti, è capace di vergognarsi". Tra l'altro, il ripensamento dell'on. Carlucci è avvenuto prima della mattina del 28 ottobre, quando ormai gli emendamenti erano stati stampati, distribuiti ai deputati e immessi ufficialmente nel sito: quindi ormai la frittata era stata fatta...
Semplicemente inquitante e sorprendente come la classe politica si prenda gioca della gente comune: il problema risale sempre alla cosiddette "liste bloccate", ovvero al fatto che quando si va alle elezioni noi possiamo votare per un partito (o coalizione) senza però poter sciegliere i deputati (che invece sono scelti dai vincitori). Secondo voi, col voto di preferenza (espresso quindi dai cittadini) la Carlucci sarebbe diventata onorevole? Ho qualche dubbio...
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giovedì 30 ottobre 2008
GOVERNO BERLUSCONI: torna l’archeo-condono…
L’onorevole del PDL Gabriella Carlucci ha infatti presentato due versioni di uno stesso emendamento, la n° 2076 e la n° 2077, chiamato “Riemersione di beni culturali in possesso di privati”: si tratta di una riedizione di quello che era già stato a suo tempo chiamato “archeo-condono”, ovvero l’emendamento n° 5119 proposto nel 2004 dall’onorevole Gianfranco Conte, dalla stessa Gabriella Carlucci e da alcuni altri deputati, poi ritirato, ripresentato come emendamento n° 30.068 nella Finanziaria 2005 ma sconfitto anche grazie al voto contrario di esponenti dello stesso governo Berlusconi, tra cui il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani e il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas. Ieri ne ha parlato anche Salvatore Settis sul quotidiano La Repubblica.
Ma cosa dice questo emendamento riproposto dall’onorevole Carducci? Cita: “I privati possessori o detentori a qualsiasi titolo di beni mobili di interesse archeologico antecedenti al 476 d.C., non denunciati né consegnati a norma delle disposizioni del Codice dei Beni Culturali, ne acquisiscono la proprietà mediante comunicazione alla Soprintendenza competente per territorio”. Naturalmente, per facilitare ulteriormente le cose ai fortunati possessori, non servirebbe nessuna documentazione particolare per attestare la provenienza del bene che si possiede, ma basterebbe fare una dichiarazione che attesti il possesso o la detenzione in buona fede e pagarne le spese di catalogazione (spese che, tra l’altro, si pagheranno non in base al valore storico, artistico o archeologico del bene, ma in base al numero dei beni che sono oggetto della dichiarazione, e potrebbero variare da € 300 ad € 10.000!!!)!!! Scusate i punti esclamativi, ma è davvero incredibile. Ma c’è di più (come se questo non fosse già troppo): escludendo solo quei beni per i quali la Soprintendenza dichiari che si tratti di oggetti di particolarissimo interesse culturale, tutti gli altri (cito) “possono essere oggetto di attività contrattuale a titolo gratuito o oneroso, e la loro circolazione è libera, in deroga alle disposizioni del Codice dei Beni Culturali”, e ciò varrebbe sia per la circolazione all’interno del nostro paese che all’esterno!!!
Si tratta praticamente dell’esatta riedizione dell’emendamento proposto nel 2004, in occasione del quale il senatore Giuseppe Vegas (allora sottosegretario all’Economia) disse che si trattava di una “sanatoria per i tombaroli”, mentre l’onorevole Gioacchino Alfano era preoccupato del fatto che questa norma avrebbe incentivato il saccheggio del sottosuolo alla ricerca di reperti sui quali poi dichiarare legittima appropriazione.
Questo è infatti il grave pericolo che comporterebbe questo emendamento, ovvero un commercio "legale" di reperti archeologici: si sanerebbero migliaia di reati per il possesso (fino a quel momento) illegale di beni di valore storico-archeologico e ciò permetterebbe a collezionisti, trafficanti di antichità e mercanti disonesti a vendere in Italia e all’estero i “loro” beni archeologici ricavandone immense somme di denaro e, allo stesso tempo, privando i musei del nostro paese delle testimonianze della sua millenaria storia.
Questo emendamento potrebbe far saltare quel processo, iniziato alcuni mesi fa e fortemente voluto dal Ministero dei Beni Culturali, che sta consentendo la restituzione ai musei italiani di numerosi beni storici e archeologici da parte di musei stranieri. Si tratta di un processo al quale hanno speso molte fatiche anche la magistratura, l’Avvocatura dello Stato e i Carabinieri, che per molto tempo si sono battuti per far prevalere quel principio secondo il quale qualsiasi bene archeologico è di pertinenza dello Stato. Se passasse l’emendamento, si aprirebbe in Italia un’immensa caccia al tesoro: tanto basterebbe fare una dichiarazione di “possesso in buona fede”, pagare qualche euro e rivendere il proprio bene a cifre immensamente superiori. Tra l’altro, l’emendamento prevederebbe che il Ministero dei Beni Culturali è obbligato per legge ad “assicurare la più sollecita ed ampia diffusione della conoscenza della presente legge presso l’opinione pubblica, avvalendosi anche dei mezzi di comunicazione di massa”: ma vi rendete conto, è pazzesco!!!
Sono proprio curioso (e, soprattutto, preoccupato…) di vedere cosa farà il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi in occasione della votazione che si terrà su questo emendamento: voterà contro il proprio esecutivo per il bene della storia del nostro paese?
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Unknown
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