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giovedì 9 ottobre 2014

Nasce il "CENTRO DI RIUSO E UTILIZZO"

Sul mensile "La Nuova Ecologia" di settembre 2014 ho trovato l'intervista ad Antonio Conti, che è portavoce di Rete Onu (http:///www.reteonu.it), ovvero Rete Nazionale Operatori dell'Usato, relativa al progetto del primo polo del riuso e riciclo in Italia, che dovrebbe sorgere a Roma. L'intervista la potete leggere al seguente link: http://volantino-roma.it/econews/intervista-ad-antonio-conti-recupero-al-centro. Finalmente anche il nostro Paese comincia a distinguersi nelle eccellenze della raccolta differenziata dei rifiuti. 

mercoledì 27 novembre 2013

ITALIA: come va il riciclo dei rifiuti elettronici?

I rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche o semplicemente rifiuti elettronici (talvolta citati anche semplicemente con l'acronimo RAEE, sono rifiuti di tipo particolare che consistono in qualunque apparecchiatura elettrica o elettronica di cui il possessore intenda disfarsi in quanto guasta, inutilizzata, o obsoleta e dunque destinata all'abbandono. I principali problemi derivanti da questo tipo di rifiuti sono la presenza di sostanze considerate tossiche per l'ambiente e la non biodegradabilità di tali apparecchi. La crescente diffusione di apparecchi elettronici determina un sempre maggiore rischio di abbandono nell'ambiente o in discariche e termovalorizzatori (inceneritore) con conseguenze di inquinamento del suolo, dell'aria, dell'acqua con ripercussioni sulla salute umana. Questi prodotti vanno trattati correttamente e destinati al recupero differenziato dei materiali di cui sono composti, come il rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, argento, oro, piombo, mercurio, evitando così uno spreco di risorse che possono essere riutilizzate per costruire nuove apparecchiature oltre alla sostenibilità ambientale. Questo tipo di rifiuti sono comunemente definiti RAEE e sono regolamentati dalla Direttiva RAEE, recepita in Italia dal Decreto "RAEE". È strettamente legata con la Normativa comunitaria RoHS 2002/95/CE. Per garantire la protezione dell'ambiente e inviare i RAEE a centri di trattamento adeguati, è prevista la raccolta differenziata di tali apparecchiature. Attualmente i cittadini possono conferire i propri rifiuti alle isole ecologiche; dal 18 giugno 2010 è possibile riconsegnare gratuitamente il rifiuto direttamente al rivenditore, all'atto dell'acquisto di un'apparecchiatura della medesima tipologia, tale procedura è definita "uno contro uno", ed è regolamentata dal D.M.65 del 8 marzo 2010. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Rifiuti_di_apparecchiature_elettriche_ed_elettroniche
Proprio su tale tipo di rifiuti c'era un bel articolo di Irene Maria Scalise sul quotidiano la Repubblica del 22 novembre 2013. Guardando la graduatoria europea dei rifiuti di apparecchiature elettroniche ed elettriche, l'Italia è solo al 16° posto per rifiuti trattati correttamente, con circa 4 kg all'anno per abitante (la media europea è di 8 kg per abitante, cifra che raddoppia nei paesi ecologisti...). Questo non significa che in Italia ci sono pochi rifiuti elettronici: significa che gli elettrodomestici che non usiamo più li teniamo in casa o nel ripostiglio, anziché smaltirli. Ed è stata l'associazione Ecodom (Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici, http://www.ecodom.it/), assieme ad Ipsos, ad avere realizzato la “Ricerca sulle condizioni di utilizzo e smaltimento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche da parte dei consumatori italiani” per capire quali e quanti sono questi elettrodomestici "dimenticati". Mentre una ricerca della Doxa ha trovato le motivazioni di tale fatto: su una scala media che va da 1 a 5 sui motivi per cui gli italiani non si liberano degli apparecchi in disuso 3.05 sono disinteressati, 2.76 sono oculati, 2.76 sono accumulatori, 2.73 sono pigri, 2.67 sono idealisti, 2.47 sono nostalgici, 2.29 sono diffidenti e 2.02 sono disinformati! E pensare quanto materiale prezioso si potrebbe recuperare da questi elettrodomestici inutilizzati: pensate che da un frigorifero si ottengono 28 kg di ferro, 6 kg di plastica e oltre 3 kg tra rame ed alluminio. Ecodom nel 2012 ha recuperato 62 mila tonnellate di materiale elettrico ed elettronico nel 2012, ma si può fare molto di più: si stima che oggi ci siano nelle famiglie italiane ben 200 milioni di elettrodomestici (grandi e piccoli) che non si usano più! Tra questi: videoregistratori, Tv a tubo catodico, condizionatori, friggitrici, macinacaffè, asciugatrici, tostapane, boiler elettrici, telecomandi, computer, radio, cellulari, ecc... Basti solo pensare che in Italia la quantità di rifiuti da apparecchi elettronici è diminuita del 17% nel 2012 rispetto all'anno precedente... 
Perchè non riciclarli? Ci sono in Italia 3.400 isole ecologiche ove portarli, che servono il 94% della popolazione, oppure si possono portare nel negozio ove si acquista il nuovo elettrodomestico. Il risparmio energetico che deriverebbe dal recupero di tali rifiuti sarebbe enorme: il solo uso delle materie prime ottenute dal recupero ha consentito un risparmio energetico nel 2012 pari al consumo annuale di una città di 60.000 abitanti (come Viterbo)!! Non fermiamo il business del riciclo. Pensate a quante materie prime si recuperano senza andare ad estrarle in natura.

martedì 19 novembre 2013

Rifiuti, SECOND LIFE

“Che fatica: raccolta differenziata e riciclo dei rifiuti, l'Italia è sempre in affanno”. Inizia così un articolo di Fabio Lepore pubblicato sul settimanale L'Espresso del 14 novembre 2013, dedicato alla seconda vita (second life, appunto) che possono avere i rifiuti, cosa che però stenta in italia. E infatti i dati sono inquietanti: ad oggi ancora il 42,1% dei rifiuti prodotti nel nostro Paese viene smaltito in discarica mentre il riciclaggio complessivo rappresenta appena il 34,4% della produzione. In questo molti paesi europei sono ben più avanti di noi: in Germania, ad esempio, ben il 63% dei rifiuti viene riciclato! Senza dimenticarci che l'Unione Europea chiede ai Paesi che ne fanno parte di arrivare nel 2020 almeno al 50% di riciclo... Certo, il trend è positivo in Italia: la raccolta differenziata è in costante aumento dal 2007, ci sono delle isole felici (Veneto e Trentino-Alto Adige) ove la raccolta differenziata mediamente è a ben il 62% dei rifiuti totali, ma al contrario ci sono Regioni al Sud Italia (come Calabria e Sicilia) ove la differenziata rappresenta appena il 13% del totale!!! Sono i dati forniti dall'Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (http://www.isprambiente.gov.it/it). 
Alcuni dati confortanti arrivano da specifici cicli di recupero dei rifiuti. Ad esempio, negli imballaggidi plastica il sistema consortile Conai (http://www.conai.org/) nel 2012 ha recuperato ben 8,4 milioni di tonnellate di rifiuti derivanti dagli imballaggi, pari a ben il 75,3% del totale immesso al consumo (con una percentuale di recupero del 65,6%9. Dati positivi anche per il riciclo dell'alluminio (lattine, scatolette, vaschette, bombolette e fogli: ricordiamo che l'alluminio può essere riciclato al 100% e in un numero illimitato di volte senza perdere le sue caratteristiche originali): il CIAL (http://www.cial.it/index.shtm), ovvero il consorzio degli imballaggi in alluminio, ha recuperato e ridato nuova vita nel 2012 a ben 40.700 tonnellate di imballaggi, pari al 59,4% del mercato, consentendo all'Italia di diventare il primo produttore europeo di alluminio riciclato. E parliamo anche della gomma: Ecopneus (http://www.ecopneus.it/), una società senza scopo di lucro che dal 2009 raggruppa sei società del settore, nel 2012 ha raccolto e trattato ben 240.140 tonnellate di pneumatici usati, che una volta lavorati vengono utilizzati per vari usi (in asfalti modificati, nelle superfici sportive, per la produzione di materiali edili, ecc...). 
L'obiettivo è dunque quello di migliorare il più possibile la raccolta differenziata: ricordiamo che solo una minima parte dei rifiuti che produciamo (10-15%) non è riciclabile, mentre tutto il resto può tornare a nuova vita, con riflessi solo che positivi nelle nostre vite: minori risorse naturali da utilizzare, abbattimento dei costi per la produzione dei materiali, abbattimento dei costi energetici per l'estrazione e la lavorazione delle materie prime, sempre meno discariche (a ciclo completo, quindi solo per il rifiuto secco, ne servirebbero davvero pochissime e di piccole dimensioni), mancato pericolo di inquinamento delle falde acquifere da parte delle stesse discariche, non più necessità di inceneritori (che solo col rifiuto secco non avrebbero più senso di esistere) con risvolti positivi sulla qualità dell'aria. 
Insomma, i risultati positivi sarebbero molteplici. Perchè tutto ciò in Italia non è possibile? Perchè ciò è ormai realtà solo in Veneto e Trentino-Alto Adige e non nelle altre Regioni italiane? Qui la mancanza dello Stato è davvero grave, e la scuola dovrebbe puntare di più sull'educazione ambientale. Resta tuttavia l'amarezza per le Amministrazioni di ogni grado (Statale, regionale, provinciale, Comunale) che non riescono ad imporre la raccolta differenziata: segno di un Paese non civile.

sabato 27 aprile 2013

Il successo del riciclo della carta in Italia

Questo post, che trae ispirazione da un articolo di Alessandro Codegoni pubblicato sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 5 aprile 2013, serve a sfatare una di quelle leggende metropolitane secondo cui noi differenziamo i rifiuti urbani i quali però poi verrebbero rimescolati tra di loro e buttati in discarica dalle ditte di raccolta. Non succede così cari cittadini, e qui vi riporto l'esempio della carta (bella l'iniziativa "Riciclo aperto" del Comieco, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, http://www.comieco.org, che fra l'11 e il 13 aprile scorsi ha permesso la libera visita degli impianti che riciclano la carta).
Vediamo intanto come funzione il riciclo della carta. Noi la differenziamo nell'apposito cassonetto, viene prelevata dalla ditta dei rifiuti che la porta ad una piattaforma di selezione dove vengono divisi cartoni, carta da archivio, giornali, ecc... eliminando gli scarti (plastica, cellophan, ecc...). Attenzione: meglio differenziamo la plastica, più i Comuni ci guadagnano perchè i Comuni stessi più riciclano bene e più incassano soldi per potersi ripagare la raccolta differenziata (con meno oneri a carico dei cittadini). Infatti il Comieco, così come i consorzi che riciclano gli altri tipi di rifiuti, viene finanziato da due fonti: una tariffa che le industrie pagano per il riciclo dei loro imballaggi di carta e cartone, e la vendita del materiale riciclato alle cartiere. Ebbene il 95% (quasi 120 milioni di euro nel 2011) viene girato ai Comuni. Senza dimenticare che le tre milioni di tonnellate di carta riciclate ogni anno in Italia comportano altri vantaggi quantificabili in 610 milioni di euro annui derivanti da minori emissioni di gas serra, risparmio sullo smaltimento in discarica, occupazione del personale del riciclo e valore del materiale generato (oltre che minor disboscamento!!). Dobbiamo infatti pensare che senza il riciclo della carta nel 2011 sarebbero servite in Italia ben 26 nuove discariche! Oggi l'Italia riesce a recuperare il 79,6% della carta che usa, quando la media europea è del 70,4% (almeno in questo siamo all'avanguardia!!!): peccato per quell'8% di carta che finisce nei termovalorizzatori, altrimenti la carta riciclata in Italia sarebbe l'87,6%!! Inoltre, la raccolta sempre più attenta e l'aumento di valore della carta da macero hanno permesso dal 2011 ad oggi di abbassare il contributo chiesto alle industrie per il riciclo da 22 a 6 euro a tonnellata, facendo risparmiare circa 40 milioni di euro al sistema economico. Certo la situazione non è ancora omogenea in tutto il Paese: al Sud Italia siamo mediamente ad un recupero di 30 kg di carta procapite all'anno, quando al Nord è di 50, a Roma la percentuale di riciclo è al 33,5% contro il 62,3% di Milano.
Cosa possiamo fare noi? Possiamo (anzi dobbiamo) stare il più attenti possibile al riciclo della carta, con pochi ma importanti accorgimenti. Eccoli: 1) eliminare possibilmente nastri adesivi, sacchetti, imbottiture o inserti di plastica (ad esempio le finestrelle delle buste); 2) appiattire le scatole e comprimere gli scatoloni per ridurre lo spazio; 3) non abbandonare la carta fuori dai contenitori; 4) non buttare con la carta il sacchetto di plastica che usate per trasportarla; 5) non mettere carta con residui di cibo o terra perchè contaminano la carta riciclabile (vanno nel rifiuto umido); 6) non mettere i fazzoletti di carta usati: sono quasi antispappolo e quindi difficili da riciclare; 7) non buttare gli scontrini con la carta in quanto sono fatti con carte termiche i cui cimponenti reagiscono al calore generando problemi nella fase di riciclo; 8) la carta oleata (tipo quella dei formaggi o degli affettati) non è riciclabile; 9) non gettare carta contaminata da sostanze velenose (vernici, solventi, ecc...) in quanto contamina la carta riciclata; 10) da maggio del 2012 il tetrapak (ad esempio i contenitori del latte) va gettato nella carta.
Col nostro piccolo contributo (seguendo gli accorgimenti di cui sopra) possiamo aiutare i consorzi di riciclo ad abbattere ulteriormente i costi di gestione e a far costare sempre meno la carta riciclata, oltre al vantaggio ambientale: è prima di tutto un dovere civico e morale.

domenica 10 febbraio 2013

Lotta al MERCURIO

Il mercurio è un elemento chimico con simbolo Hg e numero atomico 80. Si tratta di un metallo di transizione pesante, avente colore argenteo. È uno degli elementi della tavola periodica a essere liquido a temperatura ambiente, insieme al bromo e ad altri elementi. Il mercurio trova principale impiego nella preparazione di prodotti chimici industriali e in campo elettrico ed elettronico. Viene usato nei termometri, barometri, sfigmomanometri, coulombometri, pompe a diffusione e molti altri strumenti da laboratorio, scelto perché liquido, opaco e di alta densità. Tra i suoi impieghi in campo elettrico ed elettronico rientrano la realizzazione di interruttori, elettrodi, pile. In campo medico, l'amalgama di mercurio con altri metalli è usato per realizzare le otturazioni dentali. Il mercurio era già noto in tempi antichi in Cina e India; fu anche rinvenuto in tombe dell'Antico Egitto risalenti al 1500 a.C. In Cina, India e Tibet si riteneva che il mercurio prolungasse la vita, curasse le fratture e aiutasse a conservare la buona salute. Si narra che il primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang Di, sia impazzito e quindi morto per l'ingestione di pillole di mercurio che nelle intenzioni avrebbero dovuto garantirgli vita eterna. Gli antichi greci e romani lo usavano negli unguenti e come cosmetico. Per maggiori informazioni http://it.wikipedia.org/wiki/Mercurio_(elemento_chimico).
Perchè parlo del MERCURIO? Perchè lo scorso fine gennaio i rappresentanti di 140 nazioni di tutto il mondo si sono ritrovati a Ginevra per mettere a punto il primo accordo internazionale che eliminerà nel tempo le emissioni nell'ambiente di mercurio, che è molto tossico ed aggredisce molti organi umani (soprattutto cervello e sistema nervoso): l'accordo sarà firmato il prossimo mese di ottobre a Minamata, piccolo villaggio giapponese dove si scoprirono gli effetti devastanti del mercurio. In questo villaggio tutto partì negli anni '50 dai gatti che giravano in circolo per ore prima di cadere a terra morti; poi cominciarono a morire anche essere umani, a centinaia, mentre erano sempre di più i bambini che nascevano con hadicap. Dopo vari anni di studi si capì che l'industria chimica Chisso scaricava il mercurio dei processi lavorativi nella baia del villaggio e questo avvelenava il pesce che poi era alimento degli esseri umani (e dei gatti).
Apprendo la notizia da un articolo di Alex Saragosa sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repebblica dell'8 febbraio 2013. Spiega Nicola Pirrone, dell'Istituto sull'inquinamento atmosferico del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche, http://www.cnr.it) che nei prossimi anni coordinerà per l'ONU il monitoraggio globale dell'inquinamento da mercurio: “La riunione di Ginevra è solo un primissimo passo. Superando la resistenza di molti Paesi, come Cina, Australia e India, si è finalmente deciso di considerare le emissioni di mercurio un problema globale, e non una questione delle singole nazioni”. Come spiega lo stesso Pirrone, il mercurio una volta rilasciato come vapore in atmosfera va dove vuole, quindi si deposita in mare dove, trasformato dai batteri in metilmercurio, entra nella catena alimentare e la risale fino ad arrivare ai grandi predatori marini, finendo poi nell'organismo delle persone che si cibano di questo pesce. Quello del mercurio è un problema davvero serio, viste le grandi quantità che vengono ancora impiegate: ogni anno le attività umane rilasciano in atmosfera ben 2.300 tonnellate di mercurio (9 provengono dall'Italia) che derivano da centrali elettriche a carbone, inceneritori di rifiuti, miniere d'oro (il mercurio infatti sciglie l'oro), ecc..., mentre altre 1.500 tonnellate vengono immesse in atmosfera da fenomeni naturali come i vulcani.
Noi nel nostro piccolo possiamo fare la nostra parte: premesso che in una corretta filiera della raccolta differenziata gli inceneritori non servono, stiamo attenti a non buttare nel rifiuto secco oggetti che contengono mercurio (come lampadine fluorescenti, vecchi termometri, apparecchi elettronici, ecc...), ma portiamoli al vicino ecocentro che poi saprà come smaltirli correttamente (quindi avviandoli al riciclo).