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mercoledì 30 ottobre 2013

Scoperta la galassia più antica...

Una galassia è un grande insieme di stelle, sistemi, ammassi ed associazioni stellari, gas e polveri (che formano il mezzo interstellare), legati assieme dalla reciproca forza di gravità. Il nome deriva dal greco γαλαξίας (galaxìas), che significa "di latte, latteo": è una chiara allusione alla Via Lattea, la Galassia per antonomasia, di cui fa parte il sistema solare.Le galassie sono oggetti dalle vastissime dimensioni, che variano dalle più piccole galassie nane, contenenti poche decine di milioni di stelle, sino alle più imponenti galassie giganti, che arrivano a contare al loro interno anche mille miliardi di stelle, tutte orbitanti attorno ad un comune centro di massa. Nell'universo osservabile sono presenti probabilmente più di 100 miliardi di galassie; gran parte di esse ha un diametro compreso fra 1.000 e 100.000 parsec e sono di solito separate da distanze dell'ordine di milioni di parsec. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Galassia (il parsec è un'unità di misura di lunghezza usata in astronomia che significa "parallasse di un secondo d'arco" ed è definito come la distanza dalla Terra di una stella che ha una parallasse annua di 1 secondo d'arco. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Parsec). 
Parlo di galassie perchè apprendo da un articolo pubblicato sulla sezione “Scienze” del sito http://www.repubblica.it che è stata scoperta la galassia più antica e più lontana mai osservata dall'uomo: pensate, è nata quando l'universo aveva solo 700 milioni di anni, quindi è nata ben 13,1 miliardi di anni fa!! A scoprirla è stato un gruppo di ricercatori internazionali guidato da Steven Kinkelstein dell'Università di Austin in Texas (nel gruppo c'è anche l'italiano Adriano Fontana dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, http://www.inaf.it/it). La galassia si chiama z8_GND_5296 e la sua luce (arrivata a noi dopo 13,1 miliardi di anni) è stata scovata dal telescopio spaziale Hubble della NASA, in combinazione con i dati raccolti dallo spettrometro Mosfire posizionato alle Isole Hawaii. Sono state nel complesso 43 le galassie più distanti scovate dal telescopio spaziale Hubble, ma questa è risultata la galassia in assoluto più antica. 
Si tratta di una scoperta davvero importante, un altro passo nello studio delle epoche più remote della storia dell'Universo: si tratta quindi della galassia scoperta più vicina al Big Bang, con risvolti interessanti perchè, come sostiene lo stesso Fontana, è sorprendentemente piena di elementi pesanti formatisi in generazioni precedenti di stelle. Un altro passa in avanti nello studio dell'Universo.

martedì 19 febbraio 2013

540° anniversario della nascita di NICCOLO' COPERNICO

Niccolò Copernico (nati il 19 febbraio 1473 e morto a Frombork il 24 maggio 1543) fu un astronomo polacco famoso per aver portato all'affermazione la teoria eliocentrica. Fu anche un canonico, un giurista, un governatore, un astrologo e un medico. Copernico è in genere considerato un polacco discendente da una famiglia di origini tedesche. La sua teoria - che propone il Sole al centro del sistema di orbite dei pianeti componenti il sistema solare - riprende quella greca di Aristarco di Samo dell'eliocentrismo, la teoria opposta al geocentrismo, che voleva invece la Terra al centro del sistema. Merito suo non è dunque l'idea, già espressa dai greci, ma la sua rigorosa dimostrazione tramite procedimenti di carattere matematico. L'intera biografia al link http://it.wikipedia.org/wiki/Niccol%C3%B2_Copernico.
OGGI CADE IL 540° ANNIVERSARIO DELLA SUA NASCITA E PER QUESTO GOOGLE GLI HA DEDICATO PROPRIO OGGI UN DOODLE. 
L'importante è non dimenticare questi personaggi che hanno contribuito a cambiare il mondo.

domenica 27 gennaio 2013

UNESCO e il patrimonio astronomico mondiale

Un articolo intitolato “Trentamila anni di domande sul cielo” di Giovanni Sabato sul settimanale L'Espresso (http://www.espresso.it) del 10 gennaio 2013 mi ha dato l'idea dell'immenso patrimonio storico-astronomico presente sul nostro Pianeta: l'Osservatorio di Mount Wilson (USA) del 1904; il complesso di massi e rocce con graffiti astronomici precolombiani a Boca de Potrerillos in Messico; l'Osservatorio del vulcano Mauna Kea nelle Hawaii; il Centro cerimoniale di Chankillo (Perù) risalente a 2.200-2.500 anni fa con 13 torri di osservazione solare; i telescopi degli osservatori AURA nelle vette di Cerro Tololo and Cerro Pachòn (Cile); il Centro cerimoniale di 700 anni fa a Caguana (Portorico); il celeberrimo complesso di Stonehenge, l'ooservatorio astronomico altrettanto celebre di Greenwich e i Monasteri gemelli di San Pietro e Paolo, tutti in Inghilterra; i dipinti delle grotte di Lascaux di ben 18.000 anni fa, l'osso bovino con incisioni astronomiche della grotta di Thais, l'Osservatorio di Mudon di Parigi e la cattedrale di Salisburgo con varie meridiane, uno zodiaco e tre grandi orologi astronomici, tutti in Francia; il Pantheon di Roma, l'Acropoli di Alatri e il Battistero di Parma; gli osservatori delle Canarie (Spagna); il radiotelescopio di Stockert e la torre di Einstein a Potsdam, in Germania; l'arco geodetico di Struve presente in 34 località di 10 paesi europei allineanti dal Mar Artico norvegese al Mar Nero in Ucraina; la collina di Pnice vicino ad Atene dove Metone costruì un eliotropo (strumento per l'osservazione del solstizio); l'osso di babbuino con incisioni per i cicli lunari rinvenuto a Ishango (Repubblica Democratica del Congo) risalente a 27-18.000 anni fa; l'osservatorio reale di Capo di Buona Speranza in Sud Africa, fondato nel 1820, che è il più antico osservatorio permanente dell'emisfero sud e la prima grande istituzione scientifica in Africa; la tomba di Senenmut a Tebe, il tempio di Hathor a Dendera, le piramidi di Giza e il tempio di Ammone a Karnak, tutti in Egitto; il complesso di piramidi, necropoli e templi di Napata in Sudan; l'osservatorio di Ulugh Beg vicino a Samarcanda in Uzbekistan; l'osservatorio di Maraga in Iran; l'osservatorio Jantar Mantar a Jaipur in India; il complesso di Dengfeng, l'osservatorio di Taosi e l'antico osservatorio imperiale di Pechino, tutti in Cina; l'ooservatorio di Cheomseongdae in Corea; la riserva di cielo stellato di Aoraki-Mount Cook-Tekapo in Nuova Zelanda (un osservatorio sorto in un'area legalmente protetta dall'inquinamento luminoso per una fascia di 50 km); la piattaforma di Atituiti Ruga, osservatorio solare del 1450 in Polinesia francese. E la lista continuerebbe.
Si tratta di un immenso patrimonio fatto di osservatori, edifici, templi, pitture, iscrizioni, aree per l'osservazione, tombe, pratiche culturali, ecc... che ora sono inseriti nel “patrimonio astronomico dell'umanità” istituito dall'UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura, http://www.unesco.it) e dall'UAI (Unione Astronomica Internazionale, http://www.iau.org), per testimoniare come l'umanità fin dalla preistoria abbia sempre ammirato, interpretato e razionalizzato il cielo, mettendolo in relazione con le proprie vicende per soddisfare le proprie esigenze. Il tutto è ora consultabile sul portale http://www2.astronomicalheritage.net. Tutto questo parte da lontano: nel 2003 l'UNESCO riconoscendo il valore culturale dell'astronomia ha istituito la “Astronomy and World Heritage Initiative” (http://whc.unesco.org/en/astronomy/) e nel 2008 ha stretto accordi con l'UAI per valorizzarlo: ed ecco che nel 2012 è nato il portale di cui sopra. Questa idea nasce dal fatto che la maggior parte del patrimonio astronomico mondiale è in pericolo e questo progetto servirà a promuoverne la salvaguardia sollecitando l'interesse politico e pubblico. Finora solo un sito astronomico era patrimonio Unesco ed era l'arco geodetico di Struve, una serie allineata di 34 punti dal Mar Artico in Norvegia al Mar Nero in Ucraina contrassegnati da colonne, rocce, incisioni o fori, ed è ciò di quanto resta dei 265 nodi di riferimento che dal 1816 al 1851 l'astronomo Friedrich Struve collocò per determinare forme e dimensioni esatte della Terra, consentendo all'Europa di stabilire confini certi dopo il Congresso di Vienna.
Ora la stessa sorte toccherà a tutto il patrimonio astronomico mondiale. Il portale è in corso di aggiornamento e presto vi si aggiungeranno nuovi elementi: davvero un grande progetto per poter proteggere tutto quel patrimonio che testimonia il progredire della conoscenza astronomica sperimentata dall'umanità nel corso dei millenni.

giovedì 27 dicembre 2012

Fine 2013: arriva la SUPERCOMETA!

La notizia è stata data da vari giornali nelle ultime settimane: io l'ho scovata sulla rivista scientifica italiana Focus (http://www.focus.it): si tratta del passaggio di una supercometa nel nostro Sistema Solare per la fine del 2013. La cometa, chiamata provvisoriamente C/2012 S1 (ISON), è stata scoperta lo scorso 21 settembre 2012 da due astrofili russi (Vitali Nevski e Artyom Novichonok) presso l'Osservatorio amatoriale di ISON-Kislovodsk. Il suo viaggio è partito da lontano (probabilmente dalla nube di Oort, ovvero la regione ai confini del Sistema Solare ove ci sono miliardi di nuclei cometari): ora è ancora un piccolo puntino oltre Giove, in direzione della Costellazione del Cancro, trovandosi a 1 miliardo di Km dalla Terra e a 939 milioni di Km dal Sole. Ma ben presto si potrebbe tramutare in un grande spettacolo. Secondo gli esperti dovrebbe transitare alla minima distanza dal Sole (1,1 milioni di Km) alla fine del mese di novembre 2013. Quello che più colpisce e che sta facendo sognare astronomi ed astrofili è che la cometa potrebbe raggiungere una magnitudine visuale (ossia una luminosità) compresa tra -10 e -16: potrebbe quindi essere brillante addirittura come la Luna piena, forse molto di più!!! Anche se disturbata dalla luce solare (a causa della vicinanza prospettica al Sole) la cometa potrebbe persino essere visibile nel cielo diurno!! Sarebbe davvero uno spettacolo incredibile. 
Ci sono tuttavia ancora alcuni dubbi: bisognerà infatti attendere che la cometa superi un passaggio abbastanza ravvicinato con Marte all'inizio di ottobre 2013, sperando che non si disgreghi per il calore solare. Se tutto andrà bene, per noi europei il momento migliore per osservarla sarà la seconda metà di dicembre 2013. 
Si tratterebbe quindi di una Grande Cometa, ovvero di una cometa divenuta particolarmente brillante e spettacolare. Perché una cometa possa infatti essere denominata "Grande Cometa", questa deve essere visibile ad occhio nudo e raggiungere una buona notorietà anche al di fuori della comunità astronomica (per approfondimenti di astronomia http://www.astronomia.com). I documenti storici testimoniano ad oggi circa 900 comete osservate ad occhio nudo. Lo studioso Donald Yeomans ha fatto un elenco delle grandi comete analizzando gli avvistamenti dall'antichità ad oggi: delle 73 comete presenti nell'elenco 16 raggiunsero una magnitudine integrativa negativa e 16 ebbero una coda più lunga di 50°. La cometa di fine 2013 è già stata paragonata (se tutto andrà bene...) alla Grande Cometa del 1680: questa fu la prima ad essere individuata con un telescopio e la prima di cui sia stata calcolata l'orbita, e fu scoperta dall'astronomo tedesco Goittfriend Kirch (la sua orbita fu calcolata da un certo Isaac Newton...). Tale cometa arrivo a 940.000 Km dal Sole e fu registrata per la prima volta il 14 novembre 1680. 
Riuscirà la supercometa del 2013 a farci provare le stesse emozioni dell'ultima Grande Cometa di Hale-Bopp? Molti di noi la ricorderanno (io la ricordo benissimo): fu la più osservata del XX° secolo, divenne visibile ad occhio nudo nell'estate del 1996 e fu visibile per ben 18 mesi, fino alla fine del 1997, appena dopo il tramonto del Sole. Speriamo di sì, sarebbe davvero uno spettacolo fantastico. Non ci resta che aspettare e sognare...

venerdì 21 dicembre 2012

Arriva il SOLSTIZIO...

"Il solstizio in astronomia è definito come il momento in cui il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l'eclittica, il punto di declinazione massima o minima. Il fenomeno è dovuto alla inclinazione dell'asse di rotazione terrestre rispetto all'eclittica; il valore di declinazione raggiunta coincide con l'angolo di inclinazione terrestre e varia con un periodo di 41000 anni tra 22.1° e 24.5°. Attualmente è di 23°27' e l'angolo è in diminuzione. Il Sole raggiunge il valore massimo di declinazione positiva nel mese di giugno in occasione del solstizio di estate boreale, mentre raggiunge il massimo valore di declinazione negativa in dicembre, in occasione del solstizio di inverno boreale, corrispondente all'estate nell'emisfero australe. Da un esame di una tabella dei tempi dei solstizi si può verificare che il fenomeno ritarda di circa sei ore ogni anno (5 ore, 48 minuti e 46 secondi per la precisione), salvo subire un nuovo riposizionamento indietro ogni quattro anni, in conseguenza degli anni bisestili, introdotti proprio per evitare un progressivo disallineamento delle stagioni con il calendario. A causa di queste variazioni può capitare che il solstizio astronomico cada nell'emisfero nord (emisfero boreale) il 20 o il 21 giugno per l'estate, o il 21 o 22 dicembre per l'inverno". Questa è la definizione che ne dà Wikipedia. E quest'anno il solstizio d'inverno cadrà il 21 dicembre alle ore 12:11: stiamo quindi vivendo oggi la giornata più corta dell'anno nella nostra zona, intesa come giornata con il periodo di luce più corto. A tal proposito, non è assolutamente vero (come vuole la credenza popolare) che il giorno più corto dell'anno sia quello di Santa Lucia (13 dicembre): l'equivoco nasce dal fatto che il giorno di Santa Lucia è quello in cui il Sole tramonta più presto rispetto agli altri giorni dell'anno (nelle due settimane successive l'ora del tramonto si mantiene costante tra le 16:41 e le 16:42), ma nasce alle 7:31 mentre il 21 dicembre sorge alle 7:36. Pertanto il giorno con minor ore di luce è proprio il 21 dicembre, giorno del solstizio (che, come abbiamo visto, può cadere anche il 22 dicembre). 
Questo giorno si copre di tante storie, che hanno attraversato i secoli: il solstizio ispirò il "frammento 66" dell'opera di Eraclito di Efeso (560/480 a.C.), fu cantato da Omero nell'Odissea (133,137) e da Virgilio nell'Eneide (VI° libro). E allo stesso furono dati vari nomi: i Germani lo chiamarono "Yule" (ruota dell'anno), gli Scandinavi "Jul" (ruota solare), i Finnici "July" (tempesta di neve), i Russi "Karatciun" (giorno più corto), i Gallo-Celti "Alban Arthuan" (rinascita del Dio Sole). Ne ha dedicato un articolo il sito meteo 3Bmeteo (http://www.3bmeteo.it) a cura di Manuel Mazzoleni. E, in effetti, il solstizio d'inverno ha come significato il passaggio dalle Tenebre alla Luce, in quanto da tale giorno il Sole sarà sempre più presente nell'arco della giornata. Secondo la tradizione, le Porte Solstiziali sono controllate dai due Giovanni: il Giovanni Battista al solstizio d'estate e il Giovanni Evangelista al solstizio d'inverno. Il solstizio è chiamato anche "la porta", un tempo custodita dal guardiano Giano Bifronte (Giano era il dio degli inizi, materiali e immateriali, ed era una delle divinità più antiche e più importanti della religione romana, latina e italica): Giano Bifronte con l'avvento del Cristianesimo fu sostituito appunto dai due Giovanni che sono il simbolo di una contemporanea esistenza di due dimensioni, che durante i solstizi si congiungono e le porte sono aperte ed è permesso il varco. 
Uno dei simboli del solstizio d'inverno è il vischio, pianta sacra dei Druidi (i druidi costituivano l'elemento unificante ed erano i depositari della cultura del popolo celtico): il vischio era considerato la risoluzione di tutti i mali (è infatti una pianta parassita che si nutre sul tronco di altre piante ed era considerata una emanazione divina: ecco perché averne un rametto in casa è di buon augurio per il nuovo anno!).
Buon solstizio a tutti!

giovedì 16 ottobre 2008

Quando è l’astronomia a datare antichi fatti…

E’ successo per l’Odissea, il famosissimo poema di Omero, ove un fatto particolare è stato datato con precisione dagli astronomi Marcelo Magnasco della Rockefeller University di New York e Costantino Baikouzis dell’osservatorio argentino di La Plata, il cui studio è stato pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle Scienze. Ebbene, i due astronomi sono riusciti a datare con precisione il giorno in cui Ulisse, dopo essere tornato ad Itaca ed essersi fatto accogliere a corte come un mendicante, infilzò i proci col suo pesante arco in quanto intendevano convincere Penelope a scegliere tra di loro un nuovo marito: proprio quel giorno, infatti, Ulisse accettò di partecipare alla gara organizzata da Penelope, la quale aveva promesso di consegnarsi in sposa a colui che sarebbe riuscito a scoccare una freccia dal pesante arco del marito facendola passare per le fessure di dodici scuri. I due astronomi sono riusciti a datare questo giorno in seguito all’eclissi totale di sole citata da Omero nel 26° libro dell’Odissea: tale data è il 16 aprile del 1178 a.C.
I due astronomi hanno identificato in tutta l’Odissea quattro descrizioni dettagliate di eventi celesti che compaiono prima, durante e dopo la strage dei proci, ovvero:
1. il giorno della strage ci fu la luna nuova, che è un prerequisito dell’eclissi di sole;
2. sei giorni prima di quella data Venere era luminosa ed alta nel cielo;
3. 29 giorni prima di quella data l’ammasso delle Pleiadi e la Costellazione del Boote erano simultaneamente visibili al tramonto;
4. 33 giorni prima di quella data il pianeta Mercurio era alto nel cielo e ben visibile al tramonto.
Con i loro calcoli hanno dimostrato che quelli che potrebbero sembrare ambientazioni poetiche sono riferimenti astronomici precisi che si sono susseguiti con la stessa cadenza descritta da Omero a cavallo di un’eclissi totale di sole, che nell’Odissea accompagna la discesa dei proci nell’Ade. Grazie al computer, hanno ricostruito la posizione dei pianeti e delle costellazioni intorno a quell’eclissi ed hanno scoperto che i riferimenti dell’Odissea sono assolutamente coerenti: infatti, ognuno di questi fenomeni si produce indipendentemente dagli altri ed è quindi la loro concomitanza a poter indicare una data possibile. Hanno così scoperto che i quattro fenomeni si sono verificati tutti assieme in una sola data nel periodo compreso tra il 1250 ed il 1115 a.C., ovvero il 16 aprile 1178 a.C. Proprio il giorno dell’eclisse solare, il profeta Teoclimeno preannunciò che i proci, dopo la morte causata da Ulisse, sarebbero scesi nell’Ade mentre sulla Terra “cadeva una densa caligine ed il sole scompariva in cielo”. Già il greco Plutarco aveva interpretato le parole di Teoclimeno come un’eclissi totale di sole: i recenti studi hanno confermato che l’eclissi del 16 aprile 1178 a.C. si verificò proprio sul Mare Egeo. Questo sta ad indicare anche che la caduta di Troia avvenne tra il 1192 ed il 1184 a.C.
Lo studio dei due astronomi non è stato quello di provare la veridicità della storia raccontata da Omero, che viene invece lasciata ad altri, quanto invece come una scienza quale l’astronomia possa essere indispensabile per il posizionamento temporale di antichi fatti.

domenica 23 dicembre 2007

2009 ANNO INTERNAZIONALE DELL'ASTRONOMIA

La notizia era nell'aria da un pò di tempo (e ve l'avevo già anticipata in un mio precedente articolo) ma ora è ufficiale: il 2009 sarà l'ANNO INTERNAZIONALE DELL'ASTRONOMIA (in linguaggio internazionale IYA2009, ovvero International Year of Astronomy 2009). Lo ha proclamato l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella sua riunione del 20 dicembre 2007 accogliendo così la proprosta che l'UNESCO (l'organo della Nazioni Unite per l'Educazione e la Scienza) aveva avanzato nel dicembre 2005. Dopo il voto contro la pena di morte, ecco un altro grande risultato per l'Italia, visto che fu proprio il nostro paese nel 2006 ad essere promotore dell'iniziativa grazie soprattutto a Franco Pacini, direttore dell'Osservatorio Astrofisico di Arcieri (proprio vicino a tale Osservatorio sorge "Il Gioiello", la villetta dove Galileo trascorse gli ultimi anni della sua vita). Il 2009 è stato scelto in quanto vi cade il 400° anniversario di quel 1609 che fu un anno di scoperte senzazionali nel campo dell'astronomia (come i cratrei della Luna, i satelliti di Giove, le fasi di Venere e la polvere di stelle della Via Lattea). Il coordinamento dell'Anno Internazionale dell'Astronomia è affidato all'UNESCO (http://www.unesco.it), affiancata dalla IAU (International Astronomical Union) e dalla ESO (European Southern Observatory): proprio la IAU è la società scientifica che raggruppa tutti gli astronomi e gli astrofisici del mondo e la cui parte italiana è rappresentata dalla INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) promotrice proprio di questa iniziativa. Finora hanno firmato l'accordo per la celebrazione del 2009 ben 99 nazioni e 14 organizzazioni internazionali per la comunicazione ed educazione scientifica: in ogni nazione firmataria dell'accordo è stato disegnato un referente che per l'Italia è appunto l'INAF (http://www.inaf.it) che dovrà promuovere collaborazioni fra università, Science Center, società scientifiche ed appassionati di astronomia. Lo scopo dell'iniziativa è di aiutare tutta la popolazione mondiale a riscoprire il proprio posto e ruolo nell'universo attraverso una ritrovata consuetudine col cielo: infatti il motto dell'IYA2009 è "L'universo, a te scoprilo", facendo capire come la conoscenza scientifica possa contribuire ad un mondo più equo e pacifico.
Ecco alcune delle iniziative dell'Anno Internazionale dell'Astronomia:
  • "100 ore di Astronomia": progetto mondiale che includerà webcast in diretta su attività di osservazione condotte dai più grandi osservatori astronomici del mondo;
  • "Il Galieoscopio": realizzazione "fai da te" di un piccolo telescopio;
  • "Diario Cosmico": apertura di un blog tenuto da astronomi professionisti che racconteranno tutto di sè e del loro lavoro;
  • "Il Portale per l'Universo": metterà a disposizione le moltissime risorse sull'astronomia disponibili su internet (immagini, filmati, notizie, podcast, ecc...);
  • "Lei è un'Astronoma": iniziativa rivolta alla comunità astronomica femminile (su 4 astronomi uno è donna);
  • "Dark Sky Awareness": proteggere dall'inquinamento luminoso il cielo stellato;
  • "Astronomy and World Heritage": iniziativa per individuare e valorizzare luoghi e strutture legati alla storia dell'astronomia;
  • "Galileo - Programma di formazione per insegnanti": progetto per la formazione degli insegnanti in astronomia;
  • "La percezione dell'Universo": progetto internazionale di divulgazione dell'astronomia per avvicinare i bambini a tale campo;
  • "L'Universo della Terra": mostra delle più belle immagini astronomiche riprese dai telescopi terrestri e spaziali;
  • "Sviluppare l'Astronomia in una prospettiva globale": prevede una serie di iniziative nei paesi dove la ricerca astronomica è ancora poco sviluppata.
Per ulteriori informazioni http://www.astronomy2009.org

venerdì 23 novembre 2007

ASTRONOMIA: scoperta una voragine immensa nell'Universo!

La scoperta è stata fatta lo scorso mese di agosto 2007 da Lawrence Rudnik dell'università del Minnesota con i radiotelescopi del Vla (Very Large Array) ed ora ripresa e studiata da alcuni ricercatori dell'università del North Carolina a Chapel Hill (USA): c'è una voragine immensa nell'Universo che si trova tra 6 e 10 miliardi di anni luce dalla Terra. Si tratta di un volume di spazio immenso, con un diametro di ben 900 milioni di anni luce dove esiste il "nulla"! Infatti, osservandolo dagli strumenti, è visibile come una gigantesca macchia scura nel cielo, senza alcun puntino luminoso. E gli scienziati che l'hanno scoperto sono arrivati a questa conclusione: si tratta di un altro universo che sta oltre il nostro! Sarebbe una scoperta senza precedenti, in quanto non solo mai si era osservato un vuoto di simili dimensioni ma nessuna ipotesi sulla struttura dell'Universo lo aveva previsto. La spiegazione di cosa si tratta è stata data da Laura Mersini-Houghton della stessa università del North Carolina, la quale ha utilizzato la "teoria delle stringhe": si tratta di una teoria della fisica che ipotizza che la materia, l'energia, lo spazio ed il tempo siano la manifestazione di entità fisiche sottostanti chiamate appunto "stringhe", le quali vibrano in 10 dimensioni nello spazio-tempo e che formano le particelle subatomiche che originano gli atomi. Secondo questa teoria non esiste un solo Universo, bensì 10 alla 500 universi (ovvero 1 seguito da 500 zeri, una quantità impressionante!), ognuno con proprie leggi fisiche. Quando il nostro Universo si formò doveva interagire con gli altri Universi vicini e quel buco è proprio il risultato di quell'interazione avvenuta subito dopo la nascita del nostro Universo, che da allora continuò ad espandersi. Purtroppo non si può osservare cosa ci sia oltre quel buco, ma questo buco è l'impronta che un Universo diverso dal nostro ci ha lasciato all'inizio del tempo e dello spazio. Se la teoria fosse confermata, si tratterebbe di una scoperta davvero incredibile...

martedì 23 ottobre 2007

ESA: Europa alla conquista dello spazio!

L'ESA (Agenzia Spaziale Europea, http://www.esa.int) lo scorso mese di luglio aveva presentato 50 proposte di missioni spaziali per poter studiare a fondo il nostro Sistema Solare: di queste 50 proposte 8 sono state selezionate e verranno attuate in futuro. Eccole:
  1. LAPLACE: una missione che studierà Giove, la sua luna ghiacciata Europa e i suoi altri satelliti (sarà composta da tre piattaforme distinte per i tre diversi compiti);
  2. TANDEM: una missione che studierà Titano ed Encelado (due satelliti di Saturno: tra l'altro Titano rappresenta l'unica luna del sistema solare con un'atmosfera e laghi liquidi composti di metano). La sonda porterà un pallone aerostatico che girerà nell'atmosfera, alzandosi ed abbassandosi;
  3. XEUS: un duplice satellite che ruoterà attorno alla Terra costituendo un telescopio per lo studio a raggi X dell'universo;
  4. SPICA: appoggio ad una missione giapponese per costruire un telescopio spaziale che sarà utilizzato per studiare il cosmo all'infrarosso;
  5. CROSS-SCALE: un grappolo di 12 piccoli satelliti utilizzato per studiare il plasma (ovvero il gas di particelle cariche elettricamente) che circonda la Terra;
  6. MARCO POLO: una missione per raccogliere un campione di roccia da un asteroide (che passerà vicino alla Terra) e portarlo sul nostro pianeta;
  7. DUNE E SPACE: uno o due satelliti per studiare la "materia oscura" e "l'energia oscura";
  8. PLATO: una missione per cercare pianeti extrasolari simili alla Terra (cioè pianeti rocciosi su cui sia possibile la vita).
Le 8 missioni sono state raggruppate in due categorie: le prime 4 sono le "missioni L Class" e costeranno circa 650 milioni di euro, mentre le altre 4 sono le "missioni M Class" e costeranno circa 300 milioni di euro. L'ESA punta a realizzare almeno due di queste 8 missioni entro il 2017.
Ed intanto oggi è partita da Cape Canaveral alle 17:38 ora italiana la missione spaziale STS 120 - Esperia, alla quale partecipa anche un astronauta italiano, Paolo Nespoli: è stato lanciato il nuovo modulo NODO2 prodotto e sviluppato in Italia dall'ASI (Agenzia Spaziale Italiana, http://www.asi.it) per conto della NASA. Paolo Nespoli sarà il 5° italiano della storia ad andare nello spazio: la missione durerà 14 giorni e comprenderà ben 5 passeggiate spaziali, nelle quali si preparerà l'installazione del NODO2 il quale servirà poi a connettere i moduli americani e russi già in orbita a quelli degli altri partner internazionali, bloccati da tempo in un hangar del Kennedy Space Center a causa della tragedia del Columbia. Tre dei sei punti di attracco del NODO2 faranno da collegamento tra il laboratorio scientifico americano Destiny, il laboratorio europeo Columbus e quello giapponese Kibo. Buon viaggio!

mercoledì 5 settembre 2007

Continua l'infinito viaggio delle sonde Voyager nello spazio...

Si tratta di VOYAGER 1 e VOYAGER 2, due sonde spaziali della NASA lanciate in orbita nella lontana estate del 1977 e che tuttora sono in viaggio nello spazio interstellare ad una velocità di 1.600.000 km al giorno... Furono lanciate con l'obiettivo di studiare i pianeti Giove e Saturno, sfruttando un allineamento planetario vantaggioso che si verificò alla fine degli anni '70, e i risultati sono stati più che ottimi, superiori alle aspettative! "VOYAGER 1" fu lanciata in orbita il 5 settembre 1977: il 5 marzo 1979 sorvola Giove scoprendovi sulla sua superficie dozzine di uragani, ma scopre anche che sulla luna Io ci sono dei vulcani attivi che eruttano zolfo; il 12 novembre 1980 sorvola Saturno e scopre la presenza di nubi di metano sul suo satellite Titano. "VOYAGER 2" fu lanciata in orbita il 20 agosto 1977: il 9 luglio 1979 sorvola Giove, confermando i dati della precedente sonda, e scopre che sul satellite Europa potrebbe esserci un oceano sotto uno spessore di ghiaccio; il 26 agosto 1981 sorvola Saturno e scopre delle onde sugli anelli del pianeta; il 24 gennaio 1986 sorvola Urano studiando da vicino, per la prima volta, l'atmosfera del pianeta; il 25 agosto 1989 sorvola anche Nettuno scoprendo una macchia sulla superficie del pianeta e dei gayser sulla sua luna Tritone. Insomma, dei risultati davvero incredibili! Ma ora, dove sono? A distanza di 30 anni continuano a viaggiare verso il nulla: "VOYAGER 1" si trova ora a 15,5 miliardi di km dal Sole (tanto che lo vedono grande come le altre stelle...) mentre "VOYAGER 2" è a 12,5 miliardi di km dal Sole: alla fine del 2003 "VOYAGER 1" ha mandato sulla Terra dei dati che potrebbero indicare l'attraversamento dell'eliopausa, ovvero del confine tra sistema solare e spazio esterno. Tuttavia le loro energie non sono infinite: le sonde infatti hanno abbastanza energia elettrica e carburante per poter funzionare fino al 2020 (grazie ad un generatore a radioisotopi che produce poco più di 300 watt), dopodichè termineranno i loro contatti con la Terra (e precisamente col Deep Space Network della NASA, un sistema di potenti antenne che si trovano in varie parti del pianeta e raggiungono la Terra in 12-14 ore). Il loro viaggio però continuerà, e chissà...: al loro interno contengono un disco d'oro (come quello della foto) ove sono raccolti suoni e immagini del nostro pianeta e una spiegazione per come usarlo nell'eventualità che qualche civiltà sperduta ne venisse in possesso...
Sempre a proposito di astronomia, arriva dall'Università del Minnesota una scoperta che lascia "senza parole": esisterebbe nello spazio un "buco vuoto" grande 10.000 miliardi di km, cioè senza materia, che rappresenta l'esatto contrario di un "buco nero" (ove invece la concentrazione di materia è infinita). Si tratta quindi di una zona di universo completamente vuota, posta nella costellazione Eridano a circa 8 miliardi di anni luce dalla Terra: al suo interno nessun corpo celeste e niente materia oscura (ovvero il riempitivo dell'universo) nè tantomeno polvere cosmica. Naturalmente, nessuno si dà ancora una spiegazione a tale scoperta:un buco che risulta mille volte più grande di quello che si pensava... Gli scienziati sono arrivati alla scoperta uilizzando metodi di osservazioni molto particolari, con l'utilizzo e l'analisi delle cosiddette "radio-fotografie" con cui gli astronomi sono in grado di determinare la presenza o meno di corpi celesti. Al prossimo capitolo...

venerdì 1 giugno 2007

MARTE: scoperto un misterioso "buco nero"!

Alcune riprese molto ravvicinate (con una risoluzione di soli 20 metri!) effettuate dalla sonda Odyssey THEMIS hanno evidenziato l'esistenza sulla superficie di Marte di un misterioso "buco nero" (vedi foto)! Subito si pensava fosse un problema ottico dovuto al malfunzionamento del sensore fotografico del satellite, ma le successive riprese effettuate ad altissima risoluzione hanno confermato la presenza di tale buco. Si tratta di un foro del diametro di oltre 100 metri (!) e la sua scoperta ha destato molto stupore tra gli scienziati, visto che non erano mai state avvistate simili morfologie sulla superficie del pianeta! Molte le ipotesi: la più plausibile è quella che si potrebbe trattare di una enorme caverna in cui non penetra la luce solare e che potrebbe svilupparsi per centinaia di metri al di sotto della crosta del pianeta. Putroppo con l'attuale strumentazione non è possibile osservare i particolari interni del "buco nero", per questo gli scienziati potrebbero organizzare una missione spaziale proprio per questo mistero. Natuarlmente si stanno già scatenando le fantasie umane...

giovedì 3 maggio 2007

Pianeta.... o cometa?

Si tratta in realtà di un pianeta ma con la coda simile a quella di una cometa: si chiama HD 209458b (nome a dire il vero poco interessante...) ma molto particolare proprio per la sua coda. E' stato scoperto dal telescopio Hubble e si trova a 150 anni-luce dalla Terra (per arrivarci ci impiegheremmo 150 anni... viaggiando alla velocità della luce!!!). Il pianeta ruota intorno alla sua stella ad una distanza 20 volte inferiore a quella che divide la Terra dal Sole! Proprio a causa di questa vicinanza, i raggi della stella riscaldano così tanto il pianeta che il gas che si trova nella sua atmosfera (prevalentemente idrogeno) svanisce e disperdendosi nello spazio lascia una coda visibile (un pò come le comete). Alcuni scienziati ipotizzano che sulla sua coda vi siano anche particelle di acqua evaporata... ma è solo un'ipotesi. La foto è fornita dall'European Space Agency. Lo spazio non smette di stupirci...

giovedì 26 aprile 2007

Astronomia: scoperto il "pianeta-gemello" della Terra!

Forse chiamarlo "pianeta-gemello" è un pò un azzardo, ma la soddisfazione è tanta nell'aver scoperto un pianeta molto simile alla nostra Terra (nella ricostruzione grafica a sinistra ecco come potrebbe essere). Molto simile in quanto in base ad alcuni dati si presume che la sua temperatura sia compresa tra 0°C e 40°C, che la sua superficie sia ricoperta di roccia o di oceani (e non di gas) e che molto probabilmente ci sia acqua: tutto questo porta a pensare che ci possano essere forme di vita! La notizia arriva dall'Eso, l'European Southern Observatory di Ginevra: la scoperta è stata effettuata da un team di astronomi svizzeri, francesi e portoghesi tramite il telescopio da 3,6 metri dell'Eso della base a La Silla (Cile). Si tratta del più piccolo pianeta mai scoperto fuori dal nostro sistema solare: è grande una volta e mezza la Terra e dista "solo" 20,5 anni luce da noi (praticamente, viaggiando alla velocità della luce ci impiegheremmo 20 anni per arrivarci!!!). Ruota attorno ad un propio Sole: si tratta di una stella nana rossa chiamata "Giese 581", più piccola e più fredda rispetto al nostro Sole (la sua luce è 50 volte inferiore a quella solare), che è anche una delle 100 stelle più vicine alla Terra. Il nuovo pianeta impiega solo 13 giorni per compiere un giro intorno al proprio Sole (praticamente il suo anno dura 13 giorni!). Sicuramente, sarà una delle mete più importanti per le future missioni spaziali alla ricerca di forme di vita extra-terrestri: aspettiamo con ansia....

venerdì 2 marzo 2007

Saturno: eccezionali immagini dalla sonda Cassini!

Ecco qui qui alcune delle eccezionali immagini giunte sulla Terra dalla sonda Cassini relative al pianeta Saturno: la sonda era stata lanciata nel 1997 e si è inserita nell'orbita di Saturno nel 2004 dopo un viaggio di ben 7 anni ed un percorso di 3.500.000.000 km!!! Negli ultimi due mesi è riuscita a filmare e fotografare il pianeta da varie angolazioni: le foto sono disponibili sul sito ufficiale della NASA http://www.nasa.gov. Dalle foto sono scaturite immagini spettacolari soprattutto degli anelli del pianeta, che "sembrano un piatto d'argento che circondano un globo color rame" come ha detto Carolyn Porco, responsabile degli apparechi ottici della sonda dell'Istituto di scienze spaziali del Colorado. Davvero straordinarie....

martedì 20 febbraio 2007

Vi siete mai immaginati "la fine del mondo"? Ecco come potrebbe essere....

Questa splendida foto è stata scattata dal telescopio spaziale Hubble, messo in orbita dalla NASA attorno alla Terra. Si tratta di una enorme nube di gas al centro della quale vi è ancora visibile un puntino bianco: rappresenta la morte della stella NGC2440, identica al nostro Sole ed esplosa migliaia di anni fa (immagine arrivata ora sulla Terra dopo un viaggio di ben 4.000 anni-luce!). Questa foto rappresenta in pratica la nascita e la morte di quel sistema solare: dopo l'esplosione, gli atomi di quella stella (ovvero il puntino bianco della foto) si sono dispersi nello spazio e un giorno potrebbero aggregarsi in nubi per poi genrare altre stelle e, forse, forme di vita. E' quello che succederà anche al nostro Sole quando avrà bruciato tutto il suo idrogeno: tranquilli, però, questo accadrà tra 3 o 4 miliardi di anni e secondo gli scienziati per quella data gli esseri umani si saranno estinti....

mercoledì 7 febbraio 2007

Lo spazio è ormai una discarica di detriti....

E' stato lanciato un allarme da alcuni scienziati americani: nello spazio c'è ormai troppa spazzatura costituita da detriti provenienti dalle distruzioni dei satelliti in disuso (che, infatti, quando non sono più utilizzabili non vengono tirati a terra ma si procede alla loro distruzione mentre sono in orbita). Il problema principale è che questi detriti, pur piccoli che siano (fino a 10 cm), entrando in collisione con i satelliti esistenti ne causano danni gravissimi. Si calcola che i detriti che arrivano alle dimensioni di 10 cm sono almeno 10.000: l'ultimo grave episodio è la distruzione di un satellite cinese lo scorso 11 gennaio che ha aggiunto altri 1.000 detriti circa a quelli già esistenti. Tra questi detriti vi sono satelliti non più in funzione, razzi distrutti e residui di esplosioni. Gli scienziati ripetono che basta la collisione tra uno di questi detriti ed una navicella spaziale per distruggerla! Si stanno già studiando alcune soluzioni per recuperare questi detriti, ma al momento sono troppo costose. Ad oggi sono numerosi i satelliti in attività che ruotano attorno alla Terra e che svolgono varie ed importanti funzioni: per la meteorologia, per le telecomunicazioni, per i rilevamenti geofisici, ecc... Si rischia insomma una crisi orbitale....

giovedì 11 gennaio 2007

CIELO ITALIANO: visibile la cometa Mc Naught

Sarà visibile oggi al tramonto la cometa di Mc Naught, catalogata come C/2006 P1, scoperta dall'astronomo australiano Robert McNaught lo scorso 7 agosto 2006. La cometa passerà vicino al Sole, per cui sarà visibile più nitidamente vicino al tramonto o anche al sorgere del Sole. I luoghi favoriti saranno Canada, Scandinavia e Alaska, ma anche Stati Uniti ed Italia. Le previsioni orbitali dicono che potrebbe arrivare perfino a 25.400.000 km dal Sole il 12 gennaio, più vicina al Sole che di Mercurio (che è il pianeta che gli è più prossimo) e questo potrebbe darle una lucentezza ancora maggiore! Tuttavia tale vicinanza potrebbe anche distruggerla, anzi le probabilità che ciò avvenga sono del 94%, ma prima che ciò accada potrà risultare 40 volte più brillante di Venere!! Allora, nubi permettendo, buona visione....