Visualizzazione post con etichetta condono edilizio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta condono edilizio. Mostra tutti i post

domenica 7 novembre 2010

Così l'edilizia è selvaggia!

Questo è il titolo di un articolo di Francesco Erbani sul quotidiano la Repubblica di giovedì 4 novembre 2010, dedicato all'uscita di un libro dell'urbanista Paolo Berdini intitolato "Breve storia dell'abuso edilizio in Italia. Dal ventennio fascista al prossimo futuro" (pubblicato da Donzelli, pagg. 166, costo € 16,50). Un libro in cui l'urbanista spiega i motivi che nei decenni hanno spinto gli italiani all'abuso edilizio, che addirittura dal Lazio in giù è diventato un modo di essere dell'attività edilizia (quasi come parcheggiare l'auto in seconda fila!).
Partiamo da alcune cifre. Dal 1948 ad oggi sono stati realizzati ben 4.600.000 edifici abusivi, il che vuol dire una media di 74.000 ogni anno (203 al giorno), nei quali vivono oggi circa 6 milioni di persone!!! IMPRESSIONANTE! Quasi la metà degli abusi edilizi è stata commessa al Sud Italia (se aggiungiamo il Lazio si arriva al 64%!). Quando nasce l'abusivismo? Nasce durante il Fascismo (ma forse addirittura prima): esplode però negli anni '50, nell'immediato dopoguerra che vedeva il nostro paese uscire distrutto dalla seconda guerra mondiale, probabilmente per il mancato intervento pubblico allora nell'edilizia che mettesse a disposizione case a prezzo contenuto (non era ancora esploso il boom economico). Come sostiene Berdini, questo però non doveva essere l'unica spiegazione, ma ce ne dovrebbe essere stata anche una geografica visto che sin da allora l'abusivismo si era concentrato soprattutto al Sud e non omogeneamente in tutto il territorio italiano (omogeneamente era invece uscito distrutto economicamente dalla guerra). Si parte dall'abusivismo cosiddetto "familiare" (chi costruisce l'edificio abusivo per la propria famiglia) diffuso nell'immediato dopoguerra, fino ad arrivare all'abusivismo cosiddetto "economico" degli anni '60-'70 (sulla necessità dei più deboli piomba la speculazione che lottizza, costruisce e vende senza richiedere nessuna licenza edilizia). Dalla fine degli anni '70 (e ancor più nei decenni successivi) l'abusivismo diventa di "pura valorizzazione", che consiste nella costruzione delle famigerate seconde case (a fine di capriccio) in aree ove non si potrebbe costruire perchè ad alto valore paesaggistico o a rischio idro-geologico (come la campagna romana, la valle dei Templi di Agrigento, le coste siciliane, campane, sarde e calabresi, le aree fragili di Sarno e del Messinese, il Vesuvio, le isole minori tra cui Ischia, ecc...).
Abusivismo edilizio è non solo costruire dove non si può, ma è anche (e soprattutto) un pericolo costante per il dissesto idro-geologico, per l'aumento delle frane, per la perdita di valore del nostro paesaggio, per lo svuotamento dei centri storici delle città e la conseguente sempre maggiore urbanizzazione, per gli scarichi fognari illegali, per l'inquinamento. Ma tant'è: l'italiano è sempre stato poco inlcine al rispetto delle regole: in Europa è diffuso un "patto sociale riconosciuto" per cui la pianificazione urbanistica è accettata dalle autorità pubbliche, dagli operatori economici e dai cittadini. In italia invece non vige questo patto, ma anzi vige un patto non scritto fra chi amministra e chi è amministrato tendente a non rispettare le regole perchè si considera l'edificare come un diritto proprio inseparabile dal possesso del suolo.
In tutto questo i famigerati condoni edilizi hanno avuto un ruolo devastante: ne sono stati fatti tre (nel 1985, nel 1994 e nel 2004), che hanno messo nella testa delle persone il principio che la sanatoria edilizia è un normale sistema di governo del territorio (infatti nei decenni gli abbattimenti di illeciti edilizi sono stati davvero una miseria). Proprio in questi giorni sto leggendo il libro di Roberto Ippolito "Il Bel Paese maltrattato: viaggio tra le offese ai tesori d'Italia" (edito da Bompiani, pagg. 380, costo € 18,00), nel quale il capitolo 3° "La pretesa della legalità" è dedicato all'abusivismo edilizio soprattutto nell'isola di Ischia, dove raggiunge percentuali inqualificabili, che purtroppo a cadenza regolare comporta frane e dissesti idro-geologici con perdita di vite umane. Da pelle d'oca...
Concludo citando (perchè condivido pienamente) la parte terminale dell'articolo di Erbani: "L'abusivismo è destinato a continuare perchè la pratica dei condoni non si è arretrata. E l'esperienza insegna che i condoni non occorre farli, basta prometterli per scatenare la corsa al mattone illegale". Anche qui lo Stato ha le sue pesanti responsabilità, sia per i condoni edilizi permessi sia per la mancanza di controlli e di prevenzione, permettendo lo sfascio del territorio e la perdita di vite umane. Praticamente un non-Stato del quale vergognarsi.

domenica 20 giugno 2010

MESSINA: se l'alluvione non ha insegnato NIENTE...!

Ci risiamo: ogni qualvolta un evento alluvionale o franoso interessa un angolo del nostro paese, seguono dichiarazioni rassicuranti delle autorità sul fatto che si sarebbe combattuto contro l'uso indiscriminato e scellerato del territorio. Lo scorso mese di ottobre 2009 un'alluvione aveva imvestito una piccola parte del territorio messinese della costa ionica (area di Giampilieri): certo, le precipitazioni erano state eccezionali, con punte di 300-400 mm d'acqua scaricati in pochissime ore, tuttavia l'uso illecito che l'uomo ha fatto del territorio ha portato alla catastrofe con la morte di 31 persone (oltre a 6 dispersi e danni incalcolabili). Tutto questo per mancata pulizia dei corsi d'acqua, disboscamento dei pendii, non esecuzione delle opere di rafforzamento idrogeologico, abusivismo edilizio e, ancor peggio, concessioni edilizie rilasciate laddove non si potrebbe costruire.
Sono passati neanche 9 mesi e... NON E' CAMBIATO NIENTE! Da un'indagine di Paolo Casicci (intitolata "A Messina hanno inventato il sacco edilizio legale") pubblicata sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 18 giugno 2010, scopro che tre palazzine stanno sorgendo su un pendio scosceso del quartiere Annunziata di Messina e che, a monte, un muro di contenimento è stato spezzato dalle piogge invernali (senza essere riparato...); scopro che poco più a nord, sempre a Messina, sul fiume Trapani una ditta sta sbancando parte del terreno adibito ad area verde per compensare il notevole carico di alcune palazzine in costruzione su un altro pendio; scopro che da gennaio 2010 ad oggi sono state avanzate ai Comuni ben 47 richieste di "Permesso di Costruire" per nuovi residence e villaggi sparsi sui pendii dei Monti Peloritani e lungo le 51 fiumare cittadine che degradano verso il mare. L'importante è che questi nuovi residence abbiano "vista mare"... Alcune denunce sono state fatte dall'Associazione Mediterranea per la Natura (http://www.migrazione.it/).
Davvero incredibile come l'interesse economico sia davvero più importante non solo del rispetto dle nostro territorio, ma addirittura della vita umana! E questo grazie alla legge urbanistica siciliana e al menefreghismo degli uffici tecnici comunali: tale legge prevede infatti il silenzio-assenso nel caso in cui, passati 120 giorni, il Comune non si esprima su una richiesta di "Permesso di Costruire". E spesso non si esprime: per mancanza di tempo? Mah... Molto probabilmente per corruzione e tangenti che vengono fatte circolare nei Comuni... Naturalmente non sono tutti corrotti: Giuseppe Corvaja, assessore all'Urbanistica del Comune di Messina, parla di "piano sregolatore" ed ora ha intimato la revisione di alcune concessioni rilasciate troppo frettolosamente (o non rilasciate...). Si sta consumando un "sacco edilizio legale" con cui la mafia ricicla il denaro.
Come può essere che il Piano Regolatore Comunale preveda (perchè così è stato approvato!) delle zone di completamento edilizio (ove quindi poter costruire) su intere aree di collina, sapendo che quei pendii sono instabili (senza quindi fare opere per rinforzarli)? Come è possibile che vengano previste aree lottizzabili in zone a forte rischio idrogeologico? E' normale secondo voi che in una città in continuo calo demografico si continuino a costruire edifici residenziali? C'è una sola risposta a tutte queste domande: il denaro, sporco maledetto denaro. Alla prossima alluvione, intanto, morirà qualche altro innocente, ma coloro che continuano a costruire ove non si potrebbe contunueranno a farlo perchè sono così animali che questo termine è un'offesa per gli animali veri! Tanto poi arriva qualche condono...

sabato 30 gennaio 2010

ABUSIVISMO EDILIZIO E IPOCRISIA...

Proprio in questi giorni ad Ischia si sono verificati violenti scontri tra alcuni abitanti del luogo e i poliziotti mandati per consentire la demolizione di una villetta abusiva. Infatti, un provvedimento firmato dai pm Antonio D’Alessio e Aldo De Chiara previsto la demolizione di un edificio abusivo ad un solo piano, di 70 mq: all’arrivo della ruspa alcuni abitanti del posto sono insorti contro la demolizione e ne è scaturita una manifestazione violenta in cui sono rimasti feriti alcuni poliziotti mandati sul posto per consentire la demolizione. Una signora del luogo, intervistata da un TG nazionale, afferma che la colpa di questo è delle istituzioni che negli anni non ha permesso di costruire in certi luoghi. Sì, avete letto bene: i residenti hanno costruito perché nel tempo le istituzioni hanno sempre vietato a loro di costruire e loro avevano bisogno di costruire! INCREDIBILE!!! Poi però viene giù una frana, come successo poche settimane fa, investe questi edifici, ci scappa il morto e poi si pretende che lo Stato paghi. Eh no cari miei, qui non ci siamo proprio.
Certamente lo Stato ha le sue colpe profonde quando non destina denaro pubblico a sufficienza per la difesa del territorio e quindi per mettere in sicurezza alcuni luoghi, ed hanno le loro colpe anche le istituzioni (dallo Stato al Comune) quando non viene attuata una vera politica urbanistica, quando si permette di costruire legalmente su terreni dove non si potrebbe, quando manca un’attività di sorveglianza e di controllo per impedire che le opere abusive arrivino a compimento. Ma non dobbiamo però dimenticare le colpe dei cittadini: è il cittadino incoerente che si ostina a voler costruire su zone dove è vietata la costruzione, su terreni dissestati, sui letti dei fiumi, nei pendii fragili: poi però ci si lamenta se una frana distrugge la propria abitazione e ci scappa il morto.
Una politica di salvaguardia del cittadino e del territorio va fatta e condotta da ambo le parti, dalle istituzioni e dai cittadini, altrimenti se lo fa una sola parte non se ne verrà mai fuori. Ci sono ad Ischia centinaia di case abusive, ed è ora di demolirle (e così si dovrà fare in tutta Italia): si devono demolire per evitare il degrado completo del territorio, si devono demolire per garantire la sicurezza delle altre costruzioni limitrofe, si devono demolire per la semplice incolumità di che le abita. Lo Stato deve garantire l’incolumità dei suoi cittadini: altrimenti facciamo un accordo, ovvero voi residenti rimanete nelle vostre case abusive ma alla prossima frana silenzio e non pretendere un solo centesimo di euro per la ricostruzione!
È arrivato il momento di fare il pugno duro. Ha ragione l’assessore regionale campano all’Urbanistica Gabriella Cundari quando sostiene che “il continuo ricorso da parte del governo alla procedura del condono ha abituato la gente a costruire in modo abusivo con la certezza che dopo pochi anni sarebbe giunta la norma risanatrice”. Parole sante!!! E come risponde il governo? Al Senato è stato fatto in questi giorni un emendamento al decreto Milleproroghe (firmato dai pidiellini Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli, ma appoggiato anche da alcuni esponenti PD…) il quale vorrebbe riaprire il condono edilizio fino al 31 dicembre 2010 per poter condonare gli abusi realizzati fino al 31 marzo 2003 anche su beni ambientali e paesaggistici, in barba ad ogni norma possibile!!! SCELLERATI. Lo ricordate Berlusconi nell’ultima campagna elettorale per le politiche 2008? “Mai più nessun condono edilizio” disse. Eh sì… Già il “Piano casa”, voglio dire… non è stato un gran atto per il nostro territorio, visto che si può costruire in deroga alle normative vigenti: se ora passasse anche il nuovo condono…
Le colpe sono di tutti, amministrazioni e cittadini, ma basta essere incoerenti: i Comuni tornino (o meglio dire, comincino) a fare una seria politica di controllo del territorio (un edificio abusivo non si fa in una settimana, possibile che edifici enormi non vengano visti durante la loro costruzione?), ma allo stesso tempo i cittadini si rendano consapevoli che se in un luogo non si può costruire un motivo c’è e va rispettato. Ed ora avanti con le demolizioni!

venerdì 16 novembre 2007

"La battaglia per il bello, nel paese dei geometri"!

Questo è il titolo di un articolo scritto da Francesco Rutelli e pubblicato ieri dal quotidiano La Repubblica. Il ministro Rutelli ha partecipato recentemente all'Assemblea del Fondo per l'Ambiente Italiano, ove più di qualcuno presente in sala gli ha chiesto se la colpa dei guasti al paesaggio italiano sia dei geometri. A tale domanda il ministro ha risposto in maniera non sempre adeguata, alternando affermazioni giuste e condivisibili ad altre per la verità un pò di... convenienza. Infatti, ha ragione quando sostiene che la colpa è un pò di tutti, dai Sindaci alle Commissioni Edilizie dei Comuni, alle Regioni e ai loro mancati piani paesistici, ai legislatori degli ultimi 50 anni, alla committenza pubblica e privata quasi sempre assente nelle strategie. Ha ragione anche quando dice che ci troviamo di fronte ad un fallimento generale in tema di protezione del paesaggio italiano e che per combattere questo male si devono sconfiggere tre mali che sono la forte e costante crescita dei valori immobiliari negli ultimi anni (che rende remunerativo qualsiasi intervento edificatorio in ogni angolo del paese), la confusione dei poteri e la mancanza di programmazione delle trasformazioni del terriotorio nonchè la cattiva qualità delle progettazioni. Dopo questa bella premessa il ministro nel suo articolo afferma: "E' evidente che i geometri italiani sono una categoria piena di sobrie e serie qualificazioni tecniche (io per primo le ho apprezzate, in molti campi, nella esperienza di Sindaco di Roma), ma nessuno potrà negare che moltissime costruzioni mono-bi-trifamiliari realizzate in ogni parte d'Italia dagli anni '60 (spesso con poca attenzione a tipologie storicizzate e alla scelta dei materiali) e centinaia di migliaia di pratiche di condono edilizio portino anche quelle firme". Facendo io parte della categoria citata (sono iscritto all'Albo dei Geometri della Provincia di Verona) non posso non commentare questa affermazione e soprattutto non posso condividerla: diciamo pure come stanno le cose, i geometri non approvano i loro progetti, ma i loro progetti sono sottoposti a Commissione Edilizia per essere giudicati se sono in contrasto con normative locali, regionali o statali. Se fossero in contrasto non verrebbero approvati: se lo fossero significa che esiste una corruzione generale. Dunque, se dal 1960 ad oggi sono state costruite migliaia di mono-bi-trifamiliari è perchè i Piani Regolatori Generali prima e i Piani Attuativi Territoriali ora lo prevedono: prevedono lotti assemblabili con costruzioni assemblabili. P.R.G. e P.A.T. non vengono redatti, stesi, analizzati, approvati e pubblicati dai geometri!!! Stesso discorso vale per i condoni edilizi: cosa avrebbe dovuto dire un geometra al proprio cliente che gli chiede di eseguire la sua pratica di condono edilizio? "No, guarda, non posso perchè il tuo abuso non rispetta certi parametri paesaggistici". Ma per piacere! Condanniamo piuttosto chi ha avuto la brillante idea dei famigerati condoni edilizi (1985, 1994 e l'ultimo del 2006 in era Berlusconi...): io per primo sono sempre stato disgustato dal "condono edilizio", tuttavia nulla mi vieta di sanare un abuso. Se poi questo abuso comporta danni paesistici e ambientali, toccherebbe al Comune respingerlo, rifiutando il condono e restituendo al cliente le somme già pagate anticipatamente. Purtroppo non è quasi mai successo perchè i i soldi hanno accecato anche i Comuni, e continuano a farlo: basti pensare alle migliaia di euro che raccolgono da interventi edilizi di mono-bi-trifamiliari o da costruzioni industriali. Succedono cose che lasciano attonite, ad esempio perequazioni edilizie che fanno pagare ai clienti somme elevatissime di denaro oppure piani edilizi per l'insediamento di migliaia di nuovi abitanti in città che hanno al massimo 10-20 mila persone e che così ricevono contributi a dismisura. Purtroppo abusivismo, corruzione, tangenti, leggi urbanistiche confusionarie (e soprattutto troppo interpretabili) hanno consentito di deturpare il nostro territorio e lo stanno permettendo tuttora. Rutelli proprone di riformare il "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio" per rendere obbligatoria la co-pianificazione tra lo Stato (che ha il potere esclusivo della tutela del paesaggio) e le Regioni (che dovrebbero elaborare i piani), nonchè inasprire le sanzioni per i danni al paesaggio (a proposito da 6 mesi giace in Parlamento un ddl...) e chiudere in maniera definituva ai condoni edilizi. Innovazioni che meritano attenzione, ma non vorrei andassero solo ad infoltire il già vasto campo della legislazione esistente: le leggi già ci sono, purtroppo non vengono rispettate e soprattutto nessuno controlla che siano rispettate. Il fatto che molti Comuni italiani stanno ora rinunciando alla Commissione Edilizia Comunale (le pratiche vengono analizzate ed approvate da un solo singolo tecnico... bah) mi dice che la situazione non cambierà...