Visualizzazione post con etichetta distruzione territorio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta distruzione territorio. Mostra tutti i post

venerdì 29 novembre 2013

Un inno per l'ambiente contro il cemento

Mi ha davvero colpito questa lettera che ho trovato ieri sul quotidiano la Repubblica, intitolata proprio “Un inno per l'ambiente contro il cemento”, che recita così. 
“Disboscamenti indiscriminati e cemento. Pare proprio che l'uomo abbia intrapreso, senza ripensamenti, una guerra contro la natura. E sono in pochi coloro che scendono nelle piazze per anticipare il loro sdegno alle previste nuove catastrofi. Molti vorrebbero una casa in riva al mare, e non solo, e sono pronti a sacrificare l'ambiente senza calcolare le conseguenze. Quanto durerà? Facciamoci venire a mente il testo del brano “Eppure soffia” di Pierangelo Bertoli. Impariamolo e proponiamolo come inno dell'ambiente”. 
La canzone è del 1977 e questo è il testo: “E l'acqua si riempie di schiuma, il cielo di fumi, la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi, uccelli che volano a stento malati di morte, il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte, un'isola intera ha trovato nel mare una tomba, il falso progresso ha voluto provare una bomba, poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita, invece le porta la morte perché è radioattiva. Eppure il vento soffia ancora, spruzza l'acqua alle navi sulla prora e sussurra canzoni tra le foglie, bacia i fiori li bacia e non li coglie. Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale, ha dato il suo putrido segno all'istinto bestiale, ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario, e presto la chiave nascosta di nuovi segreti così copriranno di fango persino i pianeti, vorranno inquinare le stelle la guerra tra i soli, i crimini contro la vita li chiamano errori. Eppure il vento soffia ancora, spruzza l'acqua alle navi sulla prora e sussurra canzoni tra le foglie, bacia i fiori li bacia e non li coglie, eppure sfiora le campagne, accarezza sui fianchi le montagne e scompiglia le donne fra i capelli, corre a gara in volo con gli uccelli. Eppure il vento soffia ancora!!!". Potete ascoltarla al link http://www.youtube.com/watch?v=hOxLD7Eb9h4
Sono d'accordo col lettore: proponiamo questa canzone come inno dell'ambiente, istituiamolo per legge, in modo che venga studiato ed imparato in tutte le scuole, di ogni ordine e grado.

giovedì 3 ottobre 2013

Le alluvioni di GENOVA: per non dimenticare...

Il portale meteolive.leonardo.it pubblica oggi al link http://meteolive.leonardo.it/news/Amarcord/11/Quando-la-pioggia-fa-paura-430mm-in-12-ore-su-Genova-/34392/ un articolo dove si ricorda la terribile alluvione che colpì il capoluogo ligure il 27 settembre 1992, quando addirittura 430 mm d'acqua caddero in appena 12 ore.
Al link http://it.wikipedia.org/wiki/Alluvione_di_Genova_del_7_ottobre_1970 trovate invece l'alluvione disastrosa del 7 ottobre 1970, mentre al link http://it.wikipedia.org/wiki/Alluvione_di_Genova_del_4_novembre_2011 quella altrettanto disastrosa del 4 novembre 2011. 
Tutto questo per non dimenticare: per non dimenticare le perdite umane, i danni ingentissimi provocati, la distruzione della città e... l'incuria umana. La conformazione geografica della città la esporrà sempre a fenomeni pluviometrici estremi, ma mai come qui l'opera umana ha le sue gravi colpe: pianificazione urbanistica pessima e mancata messa in sicurezza del territorio, oltre che prevenzione inesistente. Che questo serva da lezione per il futuro.

lunedì 23 settembre 2013

Se la TRAGEDIA DEL VAJONT non ha insegnato nulla...

La strage del Vajont è il disastro occorso il 9 ottobre 1963 nel neo-bacino idroelettrico artificiale del Vajont, dovuto alla caduta di una colossale frana dal soprastante pendio montuoso nelle acque del sottostante e omonimo bacino lacustre alpino, alla conseguente tracimazione dell'acqua contenuta nell'invaso con effetto di dilavamento delle sponde del lago, al superamento dell'omonima diga da parte del fronte d'acqua generato fino all'inondazione e distruzione degli abitati del fondovalle veneto, tra cui lo sventurato paese di Longarone, da allora tristemente celebre. La storia e gli effetti di tale disastro ormai li conoscono tutti, comunque una descrizione dettagliata la trovate ai link http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_del_Vajont e http://www.vajont.net/
Scrivo questo perché tra pochi giorni cade il 50° anniversario da quella immane tragedia, che provocò migliaia di morti ed una distruzione totale. Ieri il quotidiano la Repubblica ha pubblicato in merito una lettera del bravo Paolo Rumiz intitolata “Lo spettro della diga lassù sghignazza ancora”. Ecco la lettera, che mi permetto di pubblicare integralmente. 
In Italia gli anniversari luttuosi sono fatti per seppellire i problemi e non per risolverli: per attirare folle di curiosi, autorità presenzialiste e conniventi, e talvolta per trasformare le popolazioni offese in attori professionisti del loro stesso lutto. È un fatto che, nonostante l'evento planetario del '63 e i fiumi d'inchiostro versati su di esso, nulla è cambiato nella politica energetica italiana e in quella delle grandi opere. Stessa arroganza, stessa sicumera, stesso modo di snobbare il parere di chi sa, stessa sottovalutazione degli allarmi delle popolazioni locali, stesso trionfalismo cementizio sulla pelle dell'ambiente. Per questo si defilano da tempo in questo argomento uomini come Marco Paolini, autore della memorabile orazione civile sulla frana del '63, e Mauro Corona, l'elfo che porta nella penna e nelle mani la memoria di queste montagne, autori senza i quali forse il ricordo del Vajont sarebbe stato rimosso del tutto. Quella diga intatta che incombe sulla valle del Piave come uno scudo normanno minaccia ancora queste montagne. Pochi sanno che le acque del Vajont sono contabilizzate ancora nel bilancio energetico delle Alpi. La loro mancanza autorizza sciagurati prelievi alternativi, desertifica il Piave, fa del fiume sacro della patria il corso d'acqua più artificiale del mondo. Un deserto di ghiaia. Se il Vajont contasse ancora nella memoria nazionale, non si sarebbe consentito quel 'Vajont alla rovescia' subìto dai fiumi del Mugello, letteralmente risucchiati nel tunnel dell'alta velocità Bologna-Firenze. Se avesse cambiato qualcosa nella procedura delle grandi opere, non si imporrebbe in quel modo la Tav in Val di Susa. Se la sicurezza degli italiani contasse davvero qualcosa, il governo non si darebbe tanto da fare per costruire nel cuore di Trieste un terminal di gas liquido ritenuto pericoloso dall'intera comunità scientifica internazionale. Lo spetto è dunque lì. Trionfa, sghignazza, deride più di allora le popolazioni offese. Eco perché il silenzio è la sola risposta. Niente inni, niente messe, niente auto blu. Chi vuol ricordare davvero vada lassù di notte, da solo, con la nebbia, tra quelle ghiaie lunari, a sentire la voce dei morti, quando nei boschi non echeggia che il bramito dei cervi in amore, a genuflettersi davanti allo squarcio immane, alla ferita che i signori dell'energia, fino a un minuto prima della catastrofe, si ostinarono a non vedere”
Davvero bella questa lettera di Rumiz e, ahimè, quanta verità. Il Vajont nulla ha insegnato, visto quello che poi si è fatto nei successivi 50 anni nel resto del Paese... E l'uomo nulla ha capito della forza della natura. A tal proposito concludo con una frase che il grandissimo e compianto Giorgio Bocca scrisse su Il Giorno l'11 ottobre 1963: “In tempi atomici si potrebbe dire che questa è una sciagura pulita, che gli uomini non ci hanno messo le mani, tutto è stato fatto dalla natura, che non è buona, non è cattiva, ma indifferente. E ci vogliono queste sciagure per capirlo! Non uno di noi moscerini vivo se la natura si decidesse a muoverci guerra”. Ecco, questo l'uomo non l'ha ancora capito.

sabato 20 aprile 2013

Lo scempio dell'autostrada in MAREMMA

Ieri Giovanni Valentini ha scritto sul quotidiano la Repubblica un articolo dedicato allo scempio della nuova Autostrada Tirrenica che andrà a sconvolgere la Maremma. Oggi sullo stesso quotidiano Nicola Caracciolo, Presidente Onorario di Italia Nostra Toscana (http://www.italianostra.org/?tag=toscana), scrive una lettera che mi permetto di pubblicare integralmente perchè la condivido e condivido con lui il dolore per questo scempio, dolore che sento sia come cittadino sia come tesserato di un circolo di Legambiente (circolo PERLA BLU di Cologna Veneta -VR- di cui sono Segretario da anni, http://www.perlablu.it). Ecco la lettera.
"L'articolo sull'Autostrada Tirrenica di Giovanni Valentini, uscito ieri, descrive esattamente la posizione del Comune di Orbetello. Italia Nostra da oltre 20 anni si oppone al progeto di autostrada, che sconvolge il paesaggio, l'agricoltura e il turismo di una delle zone più belle d'Italia. Dovunque l'autostrada progettata passi fa danni. Il progetto attuale ha, tra gli altri, il grande difetto di mettere gli uni contro gli altri i Comuni della zona, ognuno, qualche volta, credendo di salvarsi a spese del vicino. C'è un movimento popolare forte, fatto di comitati locali (tra cui il popolarissimo Colli e Laguna di Orbetello), che condividono la nostra opposizione e noi di Italia Nostra siamo stati i primi ad avanzare. In breve: non vogliamo che si regali l'Aurelia a una società privata, la Sat; chiediamo che si metta in sicurezza la stessa Aurelia e si prenda a modello, per i tratti paesistici di tutta la Maremma, quanto fatto dai francesi in Camargue. Lì, per il fascino di quel territorio, l'autostrada si ferma e riprende dove fa meno guai. Tutta la Maremma va preservata; ha fatto bene il Sindaco di Orbetello, Monica Paffetti, a chiedere di riconsiderare tutto il progetto e siamo grati a Valentini di aver suggerito di rinunciare all'autostrada. Il pedaggio, come dice bene Valentini, non lo impone certo l'Europa. E il pedaggio vuol dire affiancare il tracciato autostradale con una serie di strade complanari che del territorio fanno carne da macello. C'è un altro argomento: i costi dell'operazione che sembra un classico assalto alle casse dallo Stato. I guadagni – eventuali – vanno alla Società Autostrada Tirrenica, le perdite all'Anas, cioè al contribuente. E la Maremma piange".
C'è bisogno di preservare il nostro bellissimo territorio, e la Maremma toscana ne è un tratto esemplare. Basta con le logiche della cementificazione e del trasporto su strada: c'è bisogno di una visione più ampia di territorio, che in Italia si fatica ancora ad avere... Ma perchè in questo paese non si riesce a parlare di "sviluppo sostenibile"?

domenica 18 settembre 2011

UNA FIRMA CONTRO CHI DETURPA IL TERRITORIO

Nella rubrica di Corraudo Augias (c.augias@repubblica.it) del quotidiano la Repubblica di sabato 17 settembre 2011 un lettore gli scrive una lettera in merito alla distruzione del nostro territorio. Una lettera molto significativa, che mi permetto di riproporre in molti suoi passaggi. Scrive il lettore: "La questione morale, a sinistra, non è soltanto non prendere tangenti! E' di un esponente PD, Burlando, la legge che sta consentendo a molti amministratori, destra e sinistra, di massacrare i litorali: 35 porti ogni 100 km. Sono PD gli amministratori che hanno consentito operazioni di speculazione edilizia che in Toscana stanno distruggendo quello che era considerato patrimonio dell'umanità, il nostro paesaggio storico. Salvatore Settis ed altri denunciano questa distruzione da anni, nel silenzio assoluto della maggior parte dei dirigenti delle sinistre (delle destre ovviamente non merita neppure parlare!). A Cecina un sindaco PD ha regalato l'area della foce del Cecina a un gruppo di privati per un'operazione di speculazione che Italia Nostra ha definito uno stupro paesaggistico e una bomba ambientale. La questione morale riguarda non solo chi amministra, ma tutti noi che vediamo e non denunciamo. Le amministrazioni passeranno, questo governo pure: l'Italia sfigurata, la distruzione delle risorse anche economiche dei nostri figli, la distruzione del nostro stesso volto, della nostra identità morale e spirituale: questo purtroppo resterà".
Condivido pienamente, come risponde lo stesso Augias, la preoccupazione e il dolore civile dell'autore della lettera: quante verità, purtroppo... Mi colpisce la sua seguente frase: "La questione morale riguarda non solo chi amministra, ma tutti noi che vediamo e non denunciamo". Ha pienamente ragione! E quanta ignoranza e menefreghismo vedo in generale tra i cittadini, basta vedere la mancanza di senso civico alla base: quanti rifiuti lungo le strade e nei fossati, quante discariche abusive, quante costruzioni abusive, quanta cementificazione e distruzione di paesaggi naturali, quanti sfregi agli edifici storici, e nessuno (o pochissimi...) denunciano. Se manca questa coscenza civile alla base, figurarsi a livello politico...
Il giornalista Augias ricorda che lo scorso 24 agosto, per ricordare il sindaco di Pollica Angelo Vassallo (assassinato dalla camorra), da Assisi è stata inviata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una petizione per fermare questa maledetta distruzione del nostro territorio. Tale petizione la si può trovare sul sito http://ospitassisi.cittadella.org.
Mi unisco all'appello di Augias: firmiamo questa petizione per proseguire l'impegno del sindaco di Pollina che è stato ucciso dalla camorra perchè si opponeva allo strazio del territorio e all'utilizzo del porto del paese da parte della criminalità per commerciare droga. Se non lo fa la politica, dobbiamo farlo noi: difendiamo in ogni modo il nostro territorio!

domenica 20 giugno 2010

MESSINA: se l'alluvione non ha insegnato NIENTE...!

Ci risiamo: ogni qualvolta un evento alluvionale o franoso interessa un angolo del nostro paese, seguono dichiarazioni rassicuranti delle autorità sul fatto che si sarebbe combattuto contro l'uso indiscriminato e scellerato del territorio. Lo scorso mese di ottobre 2009 un'alluvione aveva imvestito una piccola parte del territorio messinese della costa ionica (area di Giampilieri): certo, le precipitazioni erano state eccezionali, con punte di 300-400 mm d'acqua scaricati in pochissime ore, tuttavia l'uso illecito che l'uomo ha fatto del territorio ha portato alla catastrofe con la morte di 31 persone (oltre a 6 dispersi e danni incalcolabili). Tutto questo per mancata pulizia dei corsi d'acqua, disboscamento dei pendii, non esecuzione delle opere di rafforzamento idrogeologico, abusivismo edilizio e, ancor peggio, concessioni edilizie rilasciate laddove non si potrebbe costruire.
Sono passati neanche 9 mesi e... NON E' CAMBIATO NIENTE! Da un'indagine di Paolo Casicci (intitolata "A Messina hanno inventato il sacco edilizio legale") pubblicata sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 18 giugno 2010, scopro che tre palazzine stanno sorgendo su un pendio scosceso del quartiere Annunziata di Messina e che, a monte, un muro di contenimento è stato spezzato dalle piogge invernali (senza essere riparato...); scopro che poco più a nord, sempre a Messina, sul fiume Trapani una ditta sta sbancando parte del terreno adibito ad area verde per compensare il notevole carico di alcune palazzine in costruzione su un altro pendio; scopro che da gennaio 2010 ad oggi sono state avanzate ai Comuni ben 47 richieste di "Permesso di Costruire" per nuovi residence e villaggi sparsi sui pendii dei Monti Peloritani e lungo le 51 fiumare cittadine che degradano verso il mare. L'importante è che questi nuovi residence abbiano "vista mare"... Alcune denunce sono state fatte dall'Associazione Mediterranea per la Natura (http://www.migrazione.it/).
Davvero incredibile come l'interesse economico sia davvero più importante non solo del rispetto dle nostro territorio, ma addirittura della vita umana! E questo grazie alla legge urbanistica siciliana e al menefreghismo degli uffici tecnici comunali: tale legge prevede infatti il silenzio-assenso nel caso in cui, passati 120 giorni, il Comune non si esprima su una richiesta di "Permesso di Costruire". E spesso non si esprime: per mancanza di tempo? Mah... Molto probabilmente per corruzione e tangenti che vengono fatte circolare nei Comuni... Naturalmente non sono tutti corrotti: Giuseppe Corvaja, assessore all'Urbanistica del Comune di Messina, parla di "piano sregolatore" ed ora ha intimato la revisione di alcune concessioni rilasciate troppo frettolosamente (o non rilasciate...). Si sta consumando un "sacco edilizio legale" con cui la mafia ricicla il denaro.
Come può essere che il Piano Regolatore Comunale preveda (perchè così è stato approvato!) delle zone di completamento edilizio (ove quindi poter costruire) su intere aree di collina, sapendo che quei pendii sono instabili (senza quindi fare opere per rinforzarli)? Come è possibile che vengano previste aree lottizzabili in zone a forte rischio idrogeologico? E' normale secondo voi che in una città in continuo calo demografico si continuino a costruire edifici residenziali? C'è una sola risposta a tutte queste domande: il denaro, sporco maledetto denaro. Alla prossima alluvione, intanto, morirà qualche altro innocente, ma coloro che continuano a costruire ove non si potrebbe contunueranno a farlo perchè sono così animali che questo termine è un'offesa per gli animali veri! Tanto poi arriva qualche condono...

sabato 30 gennaio 2010

ABUSIVISMO EDILIZIO E IPOCRISIA...

Proprio in questi giorni ad Ischia si sono verificati violenti scontri tra alcuni abitanti del luogo e i poliziotti mandati per consentire la demolizione di una villetta abusiva. Infatti, un provvedimento firmato dai pm Antonio D’Alessio e Aldo De Chiara previsto la demolizione di un edificio abusivo ad un solo piano, di 70 mq: all’arrivo della ruspa alcuni abitanti del posto sono insorti contro la demolizione e ne è scaturita una manifestazione violenta in cui sono rimasti feriti alcuni poliziotti mandati sul posto per consentire la demolizione. Una signora del luogo, intervistata da un TG nazionale, afferma che la colpa di questo è delle istituzioni che negli anni non ha permesso di costruire in certi luoghi. Sì, avete letto bene: i residenti hanno costruito perché nel tempo le istituzioni hanno sempre vietato a loro di costruire e loro avevano bisogno di costruire! INCREDIBILE!!! Poi però viene giù una frana, come successo poche settimane fa, investe questi edifici, ci scappa il morto e poi si pretende che lo Stato paghi. Eh no cari miei, qui non ci siamo proprio.
Certamente lo Stato ha le sue colpe profonde quando non destina denaro pubblico a sufficienza per la difesa del territorio e quindi per mettere in sicurezza alcuni luoghi, ed hanno le loro colpe anche le istituzioni (dallo Stato al Comune) quando non viene attuata una vera politica urbanistica, quando si permette di costruire legalmente su terreni dove non si potrebbe, quando manca un’attività di sorveglianza e di controllo per impedire che le opere abusive arrivino a compimento. Ma non dobbiamo però dimenticare le colpe dei cittadini: è il cittadino incoerente che si ostina a voler costruire su zone dove è vietata la costruzione, su terreni dissestati, sui letti dei fiumi, nei pendii fragili: poi però ci si lamenta se una frana distrugge la propria abitazione e ci scappa il morto.
Una politica di salvaguardia del cittadino e del territorio va fatta e condotta da ambo le parti, dalle istituzioni e dai cittadini, altrimenti se lo fa una sola parte non se ne verrà mai fuori. Ci sono ad Ischia centinaia di case abusive, ed è ora di demolirle (e così si dovrà fare in tutta Italia): si devono demolire per evitare il degrado completo del territorio, si devono demolire per garantire la sicurezza delle altre costruzioni limitrofe, si devono demolire per la semplice incolumità di che le abita. Lo Stato deve garantire l’incolumità dei suoi cittadini: altrimenti facciamo un accordo, ovvero voi residenti rimanete nelle vostre case abusive ma alla prossima frana silenzio e non pretendere un solo centesimo di euro per la ricostruzione!
È arrivato il momento di fare il pugno duro. Ha ragione l’assessore regionale campano all’Urbanistica Gabriella Cundari quando sostiene che “il continuo ricorso da parte del governo alla procedura del condono ha abituato la gente a costruire in modo abusivo con la certezza che dopo pochi anni sarebbe giunta la norma risanatrice”. Parole sante!!! E come risponde il governo? Al Senato è stato fatto in questi giorni un emendamento al decreto Milleproroghe (firmato dai pidiellini Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli, ma appoggiato anche da alcuni esponenti PD…) il quale vorrebbe riaprire il condono edilizio fino al 31 dicembre 2010 per poter condonare gli abusi realizzati fino al 31 marzo 2003 anche su beni ambientali e paesaggistici, in barba ad ogni norma possibile!!! SCELLERATI. Lo ricordate Berlusconi nell’ultima campagna elettorale per le politiche 2008? “Mai più nessun condono edilizio” disse. Eh sì… Già il “Piano casa”, voglio dire… non è stato un gran atto per il nostro territorio, visto che si può costruire in deroga alle normative vigenti: se ora passasse anche il nuovo condono…
Le colpe sono di tutti, amministrazioni e cittadini, ma basta essere incoerenti: i Comuni tornino (o meglio dire, comincino) a fare una seria politica di controllo del territorio (un edificio abusivo non si fa in una settimana, possibile che edifici enormi non vengano visti durante la loro costruzione?), ma allo stesso tempo i cittadini si rendano consapevoli che se in un luogo non si può costruire un motivo c’è e va rispettato. Ed ora avanti con le demolizioni!

domenica 27 dicembre 2009

PARCHI NAZIONALI E LE LOBBY…

Ho trovato sul settimanale L’Espresso del 22 dicembre 2009 un’interessante inchiesta di Roberto Di Caro intitolata “PARCHI NAZIONALI: l’assalto delle lobby”, dai contenuti piuttosto allarmanti in merito ai nostri parchi nazionali.
Partiamo come sempre dai dati: ci sono oggi in Italia 23 parchi naturali nazionali (il 24° era stato istituito nel 1998 in Sardegna, tra il Golfo di Orosei ed il massiccio montuoso del Gennargentu, solo che non è mai nato e nel 2008 una sentenza del TAR l’ha cancellato): sembrerebbe una cifra elevata, tuttavia numerosi paesi europei hanno un numero ben più elevato di parchi nazionali e soprattutto una maggiore superficie protetta. Se poi consideriamo la vastità e la varietà dei paesaggi e degli ambienti italiani, beh allora dovremmo essere i primi in materia. Invece… Arriviamo al tasto dolente dei finanziamenti: l’ultimo governo Prodi aveva stanziato per i parchi nazionali 70 milioni di euro, poi la successiva Finanziaria del governo Berlusconi ha cancellato ben 22 milioni di fondi, e sono annunciati altri tagli… Vogliamo infine parlare dell’attuale Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo: a lungo è stato criticato (giustamente) il precedente ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio per la sua incompetenza, ma francamente ora siamo andati in peggio! Ha ragione Angelo Bonelli, neopresidente dei Verdi, quando afferma che l’attuale ministro vuole piazzare i “suoi” negli enti di gestione dei parchi naturali (ci aveva già provato pochi mesi fa con le Commissioni Via, Vas, Covis e Ippc ma il TAR le ha dato, giustamente, torto): purtroppo anche Lei, come tutti i ministri del PDL, ha una visione dell’amministrazione del nostro Paese che è incentrata sul potere, sul favorire, sul “piazzare qualcuno”, ed è proprio questo che non va nel nostro paese. Dovremmo eleggere dei ministri che governano per il bene del nostro paese e non per il bene/interessi propri o di qualcuno a loro vicino, perché questo da troppo tempo sta succedendo. Questo porta inevitabilmente alla deriva, così come sta accadendo ai parchi naturali: i finanziamenti sono sempre meno, ma gli enti che gestiscono questi parchi per garantirne la sopravvivenza sono costretti (ahimè) a ricorrere ad altre fonti di guadagno che sono contrarie ai principi di salvaguardia dell’ambiente.
È l’esempio della Duna di Lesina (in provincia di Foggia), una sottile striscia di terra lunga 20 km che divide il Mare Adriatico dalla Laguna di Lesina, all’interno del Parco del Gargano: si tratta davvero di un piccolo paradiso naturale, chiamato anche Bosco Isola visto che è tutto un susseguirsi di lecci, salici, eriche, corbezzoli e macchia mediterranea in genere popolata da testuggini, 70 specie di uccelli che si riproducono (tra cui l’airone rosso e il tarabuso che qui nidificano) e le anguille. Si tratta dell’area più protetta d’Europa: vi sono state attribuite tutte le sigle possibili in materia di protezione ambientale (sic, ate, iba, zps, zona A, ex-legge 1939 ovvero sito di importanza comunitaria, zona a protezione speciale, important bird area, vincolo paesaggistico ed idrogeologico, ecc…): praticamente non si può toccare nulla, giustamente, visto l’importanza ambientale dell’area. Ed invece sapete cosa accadrà? All’interno dell’area verrà realizzato addirittura un villaggio turistico: si chiamerà “Ecovillaggio”, ma alla faccia della protezione ambientale consiste in 80 strutture abitative, 200 posti letto, parcheggi, 5 corpi accessori per sala convegni, reception, ristoranti e centri servizi, oltre ad un ettaro di pannelli solari ed un contorno di pale eoliche, per un totale di ben 19.430 mc!!! INCREDIBILE!! Ma c’è di più: è già in previsione la realizzazione di altre due lottizzazioni turistiche attorno a questo villaggio, ovvero “Tenuta del Gargano” (nell’agro di Cagnano Varano a 300 metri dall’area protetta) e “Lesina Due” (a 100 metri dall’area protetta), per un totale di 330 villette ed un campo da golf per 3.167 nuovi residenti!!! E, naturalmente, per completare il tutto è prevista anche la realizzazione di tre porti turistici…
Ma com’è possibile tutto questo? La realizzazione di queste strutture comporterà la distruzione di migliaia di mq di area ora ricoperta di vegetazione, con la conseguente distruzione di un habitat unico al mondo, la realizzazione di nuove strade con conseguente forte inquinamento atmosferico ed acustico, la modifica del clima locale, il rischio di inquinamento delle acque lacustri e marine, la realizzazione di una rete fognaria per lo smaltimento dei liquami (dove andranno?). Mi domando ancora: com’è possibile? L’unica spiegazione è il denaro: il denaro nella prima fase (pensate a quanti oneri di urbanizzazione e costo di costruzione incasserà il Comune…) e il denaro nella seconda fase (quello che incasseranno le ditte che gestiranno l’area: certamente, un’ottima operazione di marketing…). C’è purtroppo un problema nell’attuale legislazione di tutela dei parchi: la legge-quadro 394 sulle aree protette, promulgata 18 mesi fa e ideata da Fulco Pratesi (ex presidente del Wwf e e del Parco Nazionale d’Abruzzo) prevede che i parchi devono diventare economicamente produttivi, e forse è qui il guaio, perché ne approfittano i diretti interessati (i proprietari, ovvero i Comuni e i privati): negli USA, ad esempio, non è così, visto che le aree protette sono interamente di proprietà del demanio e quindi non si possono toccare. In Italia, invece, gli uffici tecnici dei parchi badano di più a strade, parcheggi ed opere di urbanizzazione che alla conservazione della natura. E pensare che l’area protetta italiana è la minima parte dell’intero territorio nazionale: è proprio necessario costruire in queste aree? Non si può costruire dove si può costruire? Ma no, volete mettere come si vendono le villette in un’area immersa nella natura…? INQUIETANTE, OLTRE CHE SCANDALOSO! È proprio il paese delle lobby, non possiamo definirlo altrimenti il nostro, anche perché sennò saremmo volgari…