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martedì 24 novembre 2009

SMOG IN DIRETTA SUL WEB

È stato creato un sistema di rilevamento dello smog (praticamente in diretta) che è on-line sul web: lo si può trovare sul sito http://eyeonearth.eu e rappresenta tutta l’Europa. Avvicinandosi alla zona prescelta si può trovare la centralina di rilevamento più vicina al punto dove siamo: si potranno così conoscere in tempo reale i dati relativi alle sostanze inquinanti presenti nell’aria.
Ricordo brevemente che tra le sostanze inquinanti più pericolose ci sono le PM10, ovvero quelle polveri finissime che hanno un diametro inferiore ai 10 micron, formate da metalli (come zinco, piombo e nichel) e da solfati, nitrati, amianto e scorie di cemento, così fini da penetrare facilmente nel nostro organismo causando gravi patologie (soprattutto alle vie respiratorie): tali polveri derivano dalla combustione degli idrocarburi, da processi industriali (come le fonderie e i cementifici) e dall’usura dei freni e delle gomme degli autoveicoli. Tra le altre sostanze inquinanti, troviamo gli ossidi di zolfo (che derivano dal riscaldamento domestico e da impianti industriali, responsabili di crisi asmatiche, bronchiti ed infiammazioni delle mucose delle vie respiratorie), gli ossidi di azoto (provenienti anch’essi dal riscaldamento domestico e da impianti industriali, ma anche dagli autoveicoli, e causano bronchiti, tracheiti, allergie, irritazioni e alterazioni in genere delle funzioni delle vie respiratorie), l’ozono (derivante generalmente dai catalizzatori delle auto, irritano le mucose delle vie respiratorie causando asma e disturbi respiratori), il monossido di carbonio (proveniente dagli autoveicoli, dal riscaldamento in generale e dai grandi impianti industriali come le acciaierie e le centrali elettriche, causano problemi all’apparato cardiovascolare e al sistema nervoso) e gli idrocarburi (provenienti dagli autoveicoli e dai grandi impianti industriali di combustione, causano cancro). In base ai dati storici, nel decennio 1997-2006 tra il 18 e il 50% della popolazione europea è stata esposta a polveri sottili, tra il 18 e il 42% a biossido di azoto e fino al 61% a ozono. Un quadro non proprio roseo…
È quindi importante sapere lo stato della qualità dell’aria del luogo dove dobbiamo recarci al fine di preservare la nostra salute. Ecco perché è stato messo a punto questo sistema per poter verificare in tempo reale la qualità dell’aria di molte località europee. Sul sito sopra menzionato vi sarà un semaforo che, in base alla quantità di sostanze inquinanti presenti nell’aria, indicherà rosso per “situazione a rischio”, giallo per “situazione di confine” e verde per “situazione regolare”.
Il nuovo servizio è stato lanciato lo scorso 18 novembre 2009 dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (http://www.eea.europa.eu/it) in collaborazione con Microsoft: elabora graficamente i dati forniti da 1.000 centraline sparse in 32 paesi europei, sarà attivo 24 ore su 24 e disponibile in ben 24 lingue (praticamente coinvolgerà ben 500 milioni di europei). Proprio grazie alla collaborazione con Microsoft, si è potuto creare questo sito all’avanguardia tecnologica in quanto utilizza il sistema cloud computing, che permette di utilizzare il software disponibile in rete: gli utenti potranno così lasciare i loro commenti oltre a poter consultare i rilevamenti sulla qualità dei mari, dei laghi e dei fiumi relativi a ben 22.000 località!
Un monitoraggio dello smog simile a quello europeo è cominciato anche in Italia: viene svolto nelle oasi del WWF (http://www.wwf.it) e servirà per trovare delle soluzioni di mitigazione dei danni tramite un piano di adattamento al quale stanno lavorando l’Università di Tuscia, il Corpo Forestale dello Stato e il Museo di Zoologia di Roma.
Quello del monitoraggio dello smog sarà uno strumento molto importante, sia per aiutare il cittadino che valuterà le situazioni di rischio di una esposizione prolungata in un ambiente inquinato, sia per aiutare i governi che potranno utilizzare i dati elaborati per varare piani di abbattimento dell’inquinamento e per contribuire di conseguenza alla lotta al cambiamento climatico. Si tratta di un tassello aggiuntivo per il monitoraggio dell’intero territorio, oltre a quello già operativo (dall’estate dal 2007) dell’acqua.

venerdì 7 novembre 2008

Verona: PM10 e polemiche continue...

In questi ultimi giorni ho dedicato due articoli a Verona (città capoluogo della provincia ove risiedo) che avevano come tema principale le famigerate polveri sottili PM10: uno riguardava la "furbata" dello spostamento della centralinea di rilevamento cittadina dal trafficatissimo Corso Milano all'interno di un parco (sotto un albero) contornato da condomini (naturalmente i valori di PM10 qui sono ben inferiori e questo è stato preso come un buon segnale dall'amministrazione cittadina che così può far vedere all'Italia che l'inquinamento a Verona è diminuito....: incredibile!); l'altro riguardava un'inquietante intervista (apparsa sul quotidiano locale L'Arena) al professore Perbellini (responsabile del reparto ospedaliero di Medicina) il quale sosteneva che il problema delle PM10 non è un problema e che quasi quasi fanno bene alla salute.
A questo mio ultimo articolo ha risposto Elena Giacomin, Presidente del Comitato veronose di Corso Milano (http://www.viviamocorsomilano.it), la quale mi informa di essere rimasta anche Lei esterefatta di fronte a questa intervista. Col suo benestare, pubblico la sua lettera di risposta.
"Sono Elena Giacomin, presidente del Comitato di Corso Milano: sono rimasta esterefatta anch'io nel leggere le dichiarazioni del Prof. Perbellini apparse su L'Arena di domenica 2 Novembre. In particolare, ci risulta che sia stata l’organizzazione mondiale della sanità OMS e non un “manipolo di epidemiologi facinorosi” a redigere le linee guida sulla qualita’ dell’aria. Nel 2005 addirittura le ha rese più restrittive abbassando i limiti consigliati e sollecitando i governi di tutto il mondo a migliorare la qualità dell’aria nelle città al fine di proteggere la salute delle persone messa rischio non solo dal “famigerato” particolato fine conosciuto come PM10 ma anche da altri fattori che spesso non vengono tenuti in doverosa considerazione come il biossido di zolfo, benzene e piro-benzene, biossido di azoto e ozono. Se da una parte non è corretto fare terrorismo psicologico, dall’altra è inaccettabile la semplificazione e banalizzazione di un problema che da anni coinvolge milioni di persone affermando come si legge nell’articolo che “…forse queste famigerate polveri sottili fanno bene”. A confermare le preoccupazioni dei cittadini ci pensa il Dipartimento di Prevenzione della USSL 20 di Verona che pubblica nel suo sito una sezione dedicata all’inquinamento (vedere igiene pubblica) e una serie di consigli riassunti in “COSA POSSO FARE PER PROTEGGERE ME E LA MIA FAMIGLIA?”. Si nota che è consigliato in primis di “seguire attentamente le notizie sull’inquinamento, e nei momenti critici stare in casa il più possibile”, dato che “in casa le concentrazioni degli inquinanti sono più basse all’interno che all’esterno”. Inoltre, “si sconsiglia l’esercizio fisico all’aperto perché più veloce si respira e più inquinanti penetrano nei polmoni”. Insomma se davvero non c’è di che preoccuparsi in quanto citiamo testualmente dall’intervista ”non sono stati fatti studi approfonditi”, “è tutto da dimostrare” o “non si sa da cosa è composto il particolato fine PM10” noi semplici cittadini ci chiediamo:
*Come mai l’OMS da anni lancia l’allarme sugli effetti dell’inquinamento sulla salute?
* Verona è stata coinvolta alcuni anni fa in uno studio denominato MISA 2 assieme ad altre 14 città italiane finalizzato ad osservare la correlazione degli effetti degli inquinanti espressi come variazioni percentuali di mortalità o ricovero ospedaliero: come mai i risultati del MISA2, riguardo la mortalità, dicono che l’aumento di rischio si manifesta entro pochi giorni dal picco di inquinamento (due giorni per il PM10, fino a quattro giorni per NO2 e CO)?
*Sulla composizione chimica e morfologica delle PM10 ci sono numerosi studi autorevoli come quelli fatti dall’Università di Perugia e ARPA Umbria del 30 maggio 2006 oppure il progetto PUMI (Particolato fine nell'atmosfera Urbana Milanese), facilmente reperibili: come si può quindi affermare che ancora non conosciamo la caratterizzazione fisico-chimica del particolato atmosferico e l’impatto che queste particelle hanno sulla salute dell'uomo e sull'ambiente?
Infine accogliendo l’invito e la rassicurazione del Prof. Perbellini sul fatto che le concentrazioni di agenti inquinanti sono decisamente maggiori all’interno dei locali rispetto all’esterno, lo invitiamo a passeggiare per due o tre ore continuativamente per i marciapiedi di Corso Milano nelle ore di punta, noi che ci viviamo sappiamo bene cosa lo aspetta, arrossamento degli occhi, prurito alla gola, difficoltà ad inspirare, senso di soffocamento. Saranno solo suggestioni? Nel dubbio della medicina “locale” ci affidiamo alle premure della Comunità Scientifica Internazionale che, pur non risolvendo alla base il problema, ha il coraggio di ammettere i pericoli ai quali andiamo incontro, lasciandoci la libertà di scegliere se accollarci il rischio o meno. Al bando il “terrorismo ambientale” ma altrettanto non facciamo campagna di disinformazione o banalizzazione, il cittadino è libero di scegliere QUANDO E’ PRIMA DI TUTTO BEN INFORMATO".
Naturalmente mi unisco a quanto detto da Elena Giacomin: è semplicemente inquietante come si voglia far tacere (e nascondere ai cittadini) un'emergenza del genere!

lunedì 3 novembre 2008

POLVERI PM10: se ci sono anche i detrattori…

Agli inizi di ottobre 2008 si è tenuto a Berlino un convegno (durato 5 giornate) al quale hanno partecipato 18.000 delegati dell’ERS (European Respiratory Society) incentrato sugli effetti delle polveri sottili PM10 sul nostro organismo. Il tema principale del convegno è stata la velocità con cui crescono i malati di bronchite cronica ostruttiva (BPCO) e di asma: solo in Italia queste due patologie colpiscono il 6.4% della popolazione, ovvero circa 4 milioni di italiani (da sola la BPCO è causa di 18.000 decessi l’anno nel nostro paese)!! Al convegno si è parlato anche di una recente ricerca fatta dall’Università di Berna, secondo la quale l’inquinamento atmosferico cittadino colpisce l’essere umano già quando è in grembo: la ricerca è stata fatta misurando la funzione respiratoria a 5 settimane di vita su 241 bambini nati da donne esposte in gravidanza a diversi livelli di PM10…
Leonardo Fabbri, presidente dell’ERS e direttore della clinica di malattie respiratorie dell’Università di Modena e Reggio Emilia, di fronte ai dati secondo i quali un malato su due colpito da patologie causate da PM10 non sa di esserlo, il 30% dei colpiti da asma non ha mai ricevuto una diagnosi e una gran parte (tra il 50 e il 75%) di quelli colpiti da bronchite cronica di diagnosi non ne hanno mai viste, afferma “la necessità di affrontare meglio le tematiche delle malattie respiratorie, con identificazione dei fattori di rischio, studiando l’impatto sui nostri polmoni di fumo ed inquinamento. E facendo tutti gli sforzi possibili per rimuovere queste cause dall’ambiente. O riduciamo i fattori di rischio o tra qualche anno la sanità assorbirà non più il 70% del bilancio delle regioni ma il 100%”.
Si tratta dunque di una situazione molto delicata e potenzialmente pericolosa: i tumori sono in sensibile aumento e comunque diventati una delle maggiori cause di morte soprattutto tra i 50enni (e in sensibile aumento quelli tra i giovani). Purtroppo, ci sono dei detrattori in merito secondo cui le PM10 non sono responsabili di tali patologie per la nostra salute, e se ci sono organi d’informazione che danno loro spazio allora proprio non si vede via d’uscita. È stata infatti pubblicata oggi su L’Arena (quotidiano della provincia di Verona) un’intervista al professor Luigi Perbellini, responsabile dell’Unità operativa di Medicina del Lavoro al Policlinico di Verona di Borgo Roma, che giudico senza mezzi termini sconvolgente, soprattutto per il fatto che si tratta di parole uscite dalla bocca di un esperto in medicina. Riporto alcuni punti salienti dell’intervista, condotta dalla giornalista Elena Zuppino:
• alla domanda sulle vittime causate da PM10, il professore risponde: “Ma quali vittime? Le dico solo questo: la Pianura Padana ha la più alta concentrazione di PM10 in Europa, Venezia e campagne comprese. Eppure noi italiani siamo i più longevi al mondo, dopo Francia e Giappone. Mi verrebbe da dire che forse queste famigerate polveri sottili fanno bene…”!
• alla domanda sulla diffusione di studi e dati allarmanti in merito agli effetti delle PM10, il professore risponde: “Siamo di fronte a delle semplici associazioni fatte da epidemiologi e non da medici. Registrare un incremento di infarti o di altre malattie e imputare della cosa l’inquinamento è un salto triplo mortale, senza nessuna base scientifica. Dimostratemi che le PM10, per esempio, agiscono sulla coagulazione del sangue, allora via ascolto”!
• alla domanda se le PM10 sono pericolose per l’uomo, il professore risponde: “Mostratemi una sola patologia che ha come causa queste polveri, oppure le PM2.5 portate in auge perché nessuno ha dimostrato qualcosa di scientifico sulle PM10. Pochi lo dicono: l’inquinamento dentro le nostre case è solitamente il doppio rispetto all’ambiente esterno. Per cui è giusto dire ‘apro le finestre di casa per far entrare un po’ di aria pulita’. In casa c’è il fumo di sigaretta, il fornello che brucia, il riscaldamento, il caminetto… E’ stato dimostrato che, quando non era ancora vietato fumare, in un ristorante 4-5 volte durante il giorno e continuamente durante la sera il livello PM10 raggiungeva i 700 microgrammi per metro cubo. Secondo gli allarmisti tutti i clienti avrebbero dovuto morire sul colpo, visto che il livello tollerato all’esterno è di 50”!!!
• alla domanda se le polveri sottili che si trovano all’esterno sono più nocive per l’uomo perché contengono cancerogeni, il professore risponde: “Non ci molto studi che hanno analizzato la composizione di PM10, perché sono costosi e i risultati ottenuti esprimono una variabilità amplissima. Inoltre, alcune molecole, come il cromo ad esempio, sono dei cancerogeni certi, ma assunti in dosi precise rinforzano la nostra salute. Tant’è che il cromo è contenuto negli integratori alimentari assunti dagli atleti. Un altro esempio è la tossina botulinica che ha fatto stragi un tempo e ora viene usata in medicina e per stirare le rughe delle signore. Bisognerebbe conoscere la componente positiva e negativa di questo particolato sottile”!!!
• alla domanda se non è il caso di assumere nei confronti delle PM10 un atteggiamento di prudenza controllandone l’emissione, il professore risponde: “Sulle polveri sottili ci sono tante belle ipotesi, ma una bella ipotesi non è un risultato scientifico da brandire come un’arma di terrore”!
Beh, che dire di fronte a quanto affermato da un esperto di medicina: sono sconcertato! Vorrei solo dire due cose al professore:
1) ammesso che sia vero il dato dei 700 microgrammi per metro cubo di PM10 all’interno di un ristorante, dobbiamo anche dire che non andiamo al ristorante tutti i giorni: nella migliore delle ipotesi ci si va una volta la settimana (per i più fortunati)… Pensiamo piuttosto a coloro che restano all’aperto con un valore di PM10 della metà (300 microgrammi per metro cubo), come nei centri storici e nelle vie cittadine, ma per molte ore del giorno per ogni giorno della settimana (per recarsi al lavoro, per andare al negozio, per camminare, per transitare per le strade, ecc…): credo siano molto più esposti questi che coloro che vanno al ristorante!
2) se il cromo assunto in certe dosi rinforza la propria salute, non è che una persona decida liberamente di respirare quanto cromo vuole: se è all’aperto in una strada cittadina respira quello che c’è ed è una quantità che non è neppure lontanamente avvicinabile a quella ‘buona’ per la nostra salute”.
Trovo semplicemente inquietante che si dia spazio a certe parole: siamo in un paese libero in cui ognuno può dire quello che vuole (fortunatamente), ma qui si sta fuorviando qualcosa di importante per la nostra salute. Così non si incentivano le amministrazioni comunali (che già fanno poco) a fare di più per la salute dei cittadini. L’unica cosa certa rimane la grande diffusione dei tumori: è il male del secolo e sinceramente non trovo altro connubio del tumore tranne che con l’inquinamento (di qualsiasi tipo esso sia) che colpisce qualsiasi cosa respiriamo o ingeriamo. Come mai tale male si è sviluppato sono in questo ultimo secolo e non prima?

giovedì 24 gennaio 2008

MAL'ARIA di Legambiente: l'iniziativa a sostegno della qualità dell'aria

MAL’ARIA è l’iniziativa annuale di Legambiente (che quest’anno si terrà dal 1° al 15 febbraio, sempre in tutta Italia), per sensibilizzare la popolazione sulla scadente qualità dell’aria che respiriamo nelle nostre città. Prendendo spunto dal dossier di Legambiente “Mal’aria di città 2008” (che potete trovare su http://www.legambiente.eu), voglio esporre in questo post lo stato di salute dell’aria delle nostre città e le soluzioni da attuare per risolvere il problema.
L’aria delle nostre città è avvelenata da sostanze inquinanti provenienti principalmente dal traffico cittadino, dai riscaldamenti delle abitazioni e dalle industrie: si tratta in particolare delle famigerate PM10, ovvero quelle polveri sottilissime che rimangono sospese nell’aria per molto più tempo delle altre sostanze inquinanti e che, inevitabilmente respirate, comportano gravi complicazioni alla nostra salute. Il problema si presenta particolarmente grave nelle città della Pianura Padana e soprattutto durante il periodo invernale: la Pianura Padana ha infatti una conformazione geografica che le è ostile per il ricambio d’aria, in quanto è contornata su tre lati da alte montagne (Alpi a nord e ad ovest ed Appennini a sud) ed è aperta sul mare solo ad est (da cui peraltro non provengono venti sufficienti a ripulire l’aria con costanza, come potrebbero essere invece quelli atlantici bloccati dalle nostre montagne). Capita invece soprattutto d’inverno in quanto la calma eolica e l’inversione termica (innescate dai frequenti anticicloni) causano una stagnazione al suolo delle sostanze inquinanti. Tutto ciò lo confermano i dati sui rilevamenti di PM10 nelle città italiane: la legge impone un limite massimo giornaliero di 50 microgrammi/metro cubo di PM10 nonché un numero massimo di 35 giornate annuali in cui poter superare tale limite, prevedendo (in caso di oltrepassamento dei limiti) delle sanzioni per le amministrazioni comunali le quali dovrebbero prendere provvedimenti seri ed adeguati per rispettare i limiti di legge. Ebbene, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2007 su 63 città italiane prese in esame da Legambiente ben 51 sono risultate fuori legge (si è considerata la centralina “peggiore” di ogni città), e queste sono le prime 10 posizioni:

1) TORINO, 190 giorni di superamento del limite di legge;

2) CAGLIARI, 162 giorni di superamento del limite di legge;

3) VICENZA, 140 giorni di superamento del limite di legge;

4) REGGIO EMILIA, 139 giorni di superamento del limite di legge;

5) FROSINONE, 137 giorni di superamento del limite di legge;

6) LODI, 134 giorni di superamento del limite di legge;

7) MILANO, 132 giorni di superamento del limite di legge;

8) VERONA, 131 giorni di superamento del limite di legge;

9) PESARO, 128 giorni di superamento del limite di legge;

10) ALESSANDRIA, 124 giorni di superamento del limite di legge;

alle quali seguono Piacenza, Modena, Padova, Roma, Cremona, Novara, Pavia, Rieti, Bergamo, Mantova, Ancona, Cesena, Palermo e Bologna con giorni di superamento del limite tra 122 e 104. Tra le più virtuose figurano Caserta e Belluno (12 giorni di superamento) e Viterbo (appena 4). I dati sono assolutamente veritieri e consultabili sui siti internet di molti Comuni, Province ed Arpa di quasi tutte le Regioni italiane. QUINDI PROPRIO NON CI SIAMO!!!
Alle PM10 sono poi da aggiungersi varie sostanze inquinanti provenienti dagli stabilimenti industriali, come ossidi di zolfo, benzene, monossido di carbonio, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, ecc… Anche le concentrazioni di ossido di azoto sono preoccupanti: considerando l’obiettivo di 40 microgrammi/metro cubo fissato per il 2010, oggi solo il 29% degli 82 capoluoghi di provincia che lo misurano risulterebbero in regola!!!
Sono principalmente tre i responsabili di queste sostanze inquinanti: il trasporto urbano, le attività industriali e la produzione energetica. E vero che negli ultimi 10 anni sono sensibilmente diminuite le sostanze inquinanti “pesanti” come l’ossido di zolfo (-68.4% nel 2005 rispetto al 1995), l’ossido di azoto (-38.3%), i composti organici volatili non metanici (-36.7%) e il monossido di carbonio (-46.5%). Tuttavia il livello delle PM10 (seppur diminuito del 26%) rimane tra le sostanze maggiormente presenti, complice soprattutto il trasporto urbano veicolare. Si parla molto in questi ultimi anni di vetture Euro 0,1,2,3,4, ecc…: tuttavia una recente elaborazione realizzata dall’ARPA della Lombardia e dal Politecnico di Milano ha individuato che tra il trasporto urbano le automobili sono quelle che inquinano “meno”. Infatti, un’auto a benzina “euro 0” produce quasi 50 mg di PM10 ogni km ed una “euro 4” ne produce circa 25, mentre un’auto diesel “euro 0” ne produce 220 mentre una “euro 4” ne produce 50. Al contrario, i furgoni e i SUV se “euro 0” producono 330 mg di PM10 ogni km mentre se “euro 4” ne producono 70, e addirittura i camion se “euro 0” ne producono ben 670 e se “euro 4” ne producono 160. I principali responsabili sono dunque i camion: ecco perché sarebbe più auspicabile applicare efficaci filtri antiparticolato sui vecchi camion.
È ormai un dato assodato la pericolosità delle PM10 per la nostra salute, soprattutto in anziani, bambini e persone a rischio come cardiopatici, diabetici o fumatori. Tra i principali effetti acuti documentati vi sono:

  • aumento della mortalità giornaliera per tutte le cause, soprattutto cardiovascolari;
  • aumento dei ricoveri per asma e malattia polmonare ostruttiva cronica;
  • aumento dei ricoveri per malattie cardiovascolari;
  • diminuzione della funzionalità polmonare e aumento dei sintomi respiratori acuti in bambini ed adulti.

Tra gli effetti a lungo termine vi sono invece la riduzione dell’aspettativa di vita di 1-2 anni, la diminuzione della funzionalità polmonare e l’aumento dei sintomi di bronchite sia in adulti che in bambini. E tutto questo è relativo solamente alle PM10: se prendiamo in considerazione anche le PM2.5 (polveri ulteriormente più sottili ed ancora più pericolose), ci rendiamo conto che la situazione è davvero grave.
Bisogna intervenire: l’attuale normativa in materia (ovvero il Decreto Legislativo n° 351/99) attribuisce alle Regioni la valutazione e la gestione della qualità dell’aria, ma alcune Regioni hanno poi delegato in materia le Province: il solito scaricabarile… Bisognerebbe intervenire in due maniere diverse, in base al tipo di sostanze inquinanti da abbattere. Infatti, l’inquinamento da monossido di carbonio e da benzene è essenzialmente un fenomeno locale e quindi si può affrontare a scala locale ad esempio col blocco del traffico o le targhe alterne, mentre l’inquinamento da PM10, ozono e biossido di azoto è un fenomeno su area vasta per cui le iniziative locali a poco servono. C’è inoltre da dire che le iniziative a scala locale, seppur lodevoli, servono quasi a niente a risolvere il problema inquinamento, in quanto la presenza di sostanze inquinanti in atmosfera è mediata da reazioni chimiche e fisiche particolari e la loro dinamicità è più lenta, il che fa svanire gli effetti delle soluzioni locali.
Ma allora che fare? Solo intervenendo pesantemente si riuscirebbe ad ottenere dei risultati. Ecco come:

  • trasporto pubblico: le nostre città sono invase di automobili. Gli autobus oggi sono pochi e vecchi: ne servono molti di più, nuove linee e nuovi autobus (magari elettrici o a gas metano). Inoltre, potenziamento delle metropolitane (ove esistenti), diffusione dell’uso del car-sharing (macchine utilizzate in comunione), invogliare i cittadini all’utilizzo dei mezzi pubblici con abbonamenti specifici ed opuscoli informativi;
  • piste ciclabili: realizzare piste ciclabili lungo tutte le vie delle città, in modo da mettere in condizione il cittadino di potersi muovere liberamente e in sicurezza con la bicicletta. Diffondere inoltre l’uso del bike-sharing (è già una realtà in alcune città europee): consiste in stazioni che noleggiano biciclette che, una volta utilizzate, si possono lasciare in qualsiasi altra stazione della città;
  • trasporto ferroviario: basta costruire strade e spostiamo il trasporto merci su rotaia, evitando di intasare di camion le strade che portano nelle città e nelle aree industriali;
  • energie rinnovabili: spingere i privati a munire le proprie abitazioni cittadine a munirsi di metodi per ottenere energia da fonti rinnovabili (come il solare – fotovoltaico), in modo da diminuire la loro dipendenza dal gas metano per il riscaldamento invernale o per l’acqua calda sanitaria di tutto l’anno. Apponendo poi un limite sensato di temperatura al timer degli edifici, si eviterebbero sprechi inutili di riscaldamento. Imitare inoltre altre città che stanno ricorrendo, sempre con energie rinnovabili, a fornire i cittadini di energia ed acqua calda con metodi puliti (ad esempio il teleriscaldamento).

Le possibilità sarebbero molteplici, servirebbe solo la volontà da parte delle amministrazioni locali di intervenire in maniera adeguata. Sì, servirebbe…ma quando si farà?

domenica 9 dicembre 2007

ITALIA in balia del traffico...

Ne abbiamo parlato tante volte e continuiamo a parlarne perchè il problema persiste: l'Italia è ormai soffocata dal traffico, soprattutto in città, complici lo scarso trasporto pubblico e la mancanza di piste ciclabili. Quindi tutti utilizzano sempre e solo l'auto: e chi ci rimette è l'aria delle città italiane, sempre più inquinata soprattutto per quanto riguarda le famigerate PM10, le polveri sottilissime che sono causa di gravi patologie nell'uomo. A confermare la gravità della situazione italiana è l'Eurobarometro, la statistica effettuata nei paesi dell'Unione Europea: in Italia ci sono 670 auto ogni 1.000 abitanti (come nessuno in Europa e 2° posto al mondo dietro agli USA che ne hanno 800 ogni 1.000 abitanti)!!! Il problema è che il trasporto pubblico è insufficiente e soprattutto manca la cultura da parte del cittadino per utilizzarlo: e pensare che l'Italia è uno dei paesi europei in cui bus e tram costano meno... Secondo molti italiani il problema del trasporto pubblico è che questi mezzi sono inadeguati, quantitativamente e qualitativamente, nonchè scarsamente accessibili: infatti solo il 65% degli italiani considera questi trasporti di facile accesso, tanto che siamo all'ultimo posto in Europa (prima è la Grecia col 95% di soddisfatti...). Per quanto riguarda le capitali europee siamo messi ancora peggio: a Roma solo il 40% degli abitanti è soddisfatto del trasporto pubblico contro il 70-75% di molte altre capitali e l'81% di Helsinki! Per non parlare dell piste ciclabili... Tutto questo non può fare altro che inquinare l'aria cittadina: la polveri sottilissime PM10 molto spesso superano il limite di legge di 50 microgrammi per metro cubo e di superamento massimo di tale limite per 35 giornate all'anno. I dati del 2007 sono inquietanti: Milano al 25/11/2007 aveva superato per 100 giornate tale limite, Frosinone al 25/11 per 106 giornate, Lodi al 25/11 107, Reggio Emilia al 26/11 110, Padova al 22/11 115, Cagliari al 18/11 115, Vicenza al 25/11 116, Verona al 23/11 121, Mestre al 25/11 127 e Torino (1° posto...) al 18/11 ben 149 giornate!!! Certo, qualche leggero miglioramento si è registrato rispetto al 2006 (ad esempio Verona lo scorso anno aveva avuto più di 200 giornate annue oltre il limite di legge...) ma ciò è stato favorito solo da condizioni meteorologiche diverse (più giornate ventose e piovose) e non da un miglioramento del trasporto pubblico o dalla diminuzione del traffico cittadino... Infatti ricordiamo che il traffico è responsabile mediamento del 70% delle PM10 sospese nell'aria, mentre il riscaldamento delle abitazioni varia da un 26% per il Nord Italia ad un 8% per il Sud. Quindi è proprio sul traffico che si dovrebbe intervenire, ma ciò finora non è successo (ed il problema è presente da molti anni): non vorrete mica far chiudere la cause automobilistiche italiane, eh?

lunedì 19 novembre 2007

Verona: ecco il "TRAFORO DELLE TORRICELLE"...

Verona è ormai una delle città più inquinate d'Italia per quanto riguarda le famigerate PM10, ovvero quelle polveri sottilissime provenienti soprattutto dai gas di scarico delle automobili che, proprio perchè sottilissime, rimangono sospese a lungo nell'aria e, respirate, causano gravi problemi alla salute umana (soprattutto alle vie respiratorie): anzi, negli ultimi anni la città veneta è stata al 1° posto in Italia per superamento del numero massimo di giorni consentiti per superare il limite di PM10 imposto dalla legge (il limite è di 35 giornate all'anno che però molto spesso diventano anche oltre 200!!). Certo, la posizione geografica è a suo sfavore: le montagne che si trovano alle sue spalle (verso nord) impediscono un ricambio d'aria la quale, dunque, ristagna sul posto. Il problema del traffico è quello pincipale per Verona: una città soffocata dalle auto ogni giorno, festivo o feriale che sia, in quanto composta da una rete viabile che porta dritta in centro il quale poi non offre posti di parcheggio. Ed ecco che ora (ma se ne parla da moltissimi anni) arriva il progetto "TRAFORO DELLE TORRICELLE", che negli anni ha creato polemiche a non finire tra la popolazione, ambientalisti e politici, progetto più volte presentato e poi rifatto. Ora l'attuale amministrazione del sindaco Tosi (Lega Nord) ha presentato il nuovo progetto con una variante (lo vedete nella foto): il traforo dovrebbe ora partire da Poiano e misurerà 2,3 km, poi dovrebbe proseguire per altri 9 km verso Verona nord fino a Parona, collegandosi con la strada di gronda (è previsto un nuovo ponte sul fiume Adige, vari svincoli nonchè un tratto in trincea coperta). Costo totale dell'opera previsto tra 260 e 280 milioni di euro, anche se manca ancora un piano finanziario perchè manca la disponibilità finanziaria delle due autostrade interessate al progetto, ovvero la A4 Milano-Venezia e la A22 Modena-Brennero. Qui scattano le polemiche da parte degli ambientalisti come Amici della Bicicletta, Italia Nostra, Legambiente e WWF, le cui perplessità le condivido pienamente: purtroppo dobbiamo ammettere, senza sforzare troppo il cervello, che l'opera risolverà in parte i problemi viabilistici di Verona nord e non del resto della città. Perchè il problema principale di Verona non è l'arrivarci in città (le vie di comunicazione ci sono), ma piuttosto dove poter parcheggiare l'auto in città! Essendo io stesso veronese (della provincia) e pur non avendo seguito a fondo la vicenda, mi sento ragionevolmente di dire che il nuovo tracciato non farà altro che incrementare il traffico delle zone che circondano Verona, aggravando ulteriormente la qualità dell'aria. Mi chiedo: ma quei 260-280 milioni di euro non potevano essere investiti (e forse si risparmiava anche!) in misure antitraffico e potenziando i mezzi pubblici? Pensate quante stazioni d'arrivo e nuovi tram si sarebbero potuti creare appena fuori dal centro di Verona che avrebbero poi portato molti automobilisti fino al centro i quali, a loro volta, potrebbero lasciare le proprie auto nei nuovi parcheggi che verrebbero creati. Si tratterebbe di una rete di trasporto attiva dalla periferia verso il centro della città, liberando le strade dal traffico. Pensate quante piste ciclabili si sarebbero potute creare, importando anche a Verona il sistema del "bike sharing" (si affittano le bici in un punto della città lasciandole poi in un altro), oppure nuove tramvie, bus a metano, ecc... Si tratta di idee di facile realizzazione (o comunque più facile della realizzazione del traforo!), che avrebbero solo effetti positivi sulla città: centro con auto solo per i residenti, miglioramento della qualità dell'aria anche in periferia, sacrificare qualche grande costruzione per ampi parcheggi, insomma ce ne sarebbero delle idee costruttive! Lo si fa ormai in quasi tutta Europa: Londra, Madrid, Parigi, Vienna, Monaco e Stoccolma, ad esempio, hanno soddisfatto il 67% della domanda di mobilità con il trasporto pubblico, rimediando così al traffico e alla qualità dell'aria. Perchè questo in Italia non si riesce a fare? Meglio devastare il nostro territorio con ulteriori nuove strade (come se non ce ne fossero già a sufficienza), così di macchine a Verona ne arriveranno ancora di più... Non si tratta quindi di un problema estetico, ma di un problema FUNZIONALE che solo gli occhi di alcuni non vogliono vedere...

mercoledì 11 luglio 2007

Lotta all'inquinamento: autobus italiani...in panne!!!

Si continua a parlare tanto delle soluzioni da perseguire per la lotta all'inquinamento cittadino, soprattutto per la lotta alle famigerate PM10: tra queste vi è senza dubbio il potenziamento del trasporto pubblico per diminuire l'enorme affluso di auto che quotidianamente invade le nostre città. Ma, almeno ad oggi, questa non è stata la via perseguita visto che dal rapporto di Legambiente sul trasporto pubblico locale risulta che, per una serie di disfunzioni storiche, economiche e funzionali, la rete pubblica non funziona come dovrebbe, anzi.... Intanto abbiamo gli autobus più vecchi d'Italia (9 anni in media contro i 7 anni di quelli europei) nonchè quelli che inquinano di più, anche perchè è piuttosto bassa la loro velocità di percorrenza: la velocità media è di 18 km/h ma si scende fino a 13.2 a Milano, 12.5 a Napoli, 9.5 a Foggia e 7.8 a Lodi!! Di conseguenza gli autobus sono sempre meno frequentati: in almeno metà dei 103 capoluoghi di provincia italiani è diminuito il numero di passeggeri rispetto al 2000, con punte di -35.2% a Torino (fa eccezione Roma con +30.8%)! La bassa velocità è naturalmente conseguenza di un traffico cittadino incredibile: in Italia abbiamo la più alta concentrazione di auto private (61 macchine ogni 100 abitanti!!). Aggiungiamo anche che molte città hanno una rete viaria molto ridotta per i trasporti pubblici: solo 9 città su 103 hanno almeno 5 km di rete ogni 1000 abitanti mentre a livello generale solo il 2.8% della rete cittadina è adibito a trasporto pubblico (fanno eccezione Verona, Varese, Milano e Avellino con punte del 14-20%)!!! Il problema maggiore sembra essere quello economico: la legge dal 1997 impone di coprire col costo dei biglietti almeno il 35% dei costi operativi ma la media attuale è del 29%... (ogni anno il rosso di tale settore supera i 4 miliardi di euro...). Una buona cosa sarebbe quella di acquistare mezzi pubblici ecologici, che ora rappresentano il 27.4% del parco mezzi totale: ma il risparmio energetico non derivererebbe da questo ma dal minor numero di auto in circolazione. Per arrivare a questo si dovrebbero potenziare le linee metropolitane e, naturalmente, almeno aumentare le linee cittadine riservate a bus pubblici: un esempio positivo è quello di Londra che, ponendo un ticket di ingresso alla città di 12 euro, ha fatto diminuire del 30% il traffico cittadino, ha fatto aumentare del 30% la velocità degli autobus e ha portato nella casse comunali 200 milioni di euro impiegati per la realizzazione di 280 km di corsie preferenziali! Bus efficienti, nuovi e più veloci spingerebbero molte più persone ad utilizzarli contribuendo così a diminuire il parco auto in circolazione e migliorando di conseguenza la qualità dell'aria che respiriamo...

giovedì 22 febbraio 2007

Le famigerate polveri sottili PM10!

E' ormai uno dei più gravi problemi di ogni città: l'inquinamento dell'aria che respiriamo. Inquinamento causato soprattutto dalle PM10, polveri sottilissime che, proprio per la loro leggerezza, rimangono continuamente sospese nell'aria cittadina favorite dalle enormi fonti inquinanti, dalla calma eolica e dalle vie cittadine racchiuse da fabbricati su ogni lato che impediscono il ricambio di aria. Si tratta di polveri molto pericolose per la salute umana: in quanto finissime, penetrano nei nostri polmoni apportando gravi malattie ed anche la morte, soprattutto nelle persone con certe patologie e comunque fisicamente più deboli (in primis bambini ed anziani). Un problema che si sta presentando di continuo ormai in tutte le città: il limite giornaliero di PM10 presenti nell'aria imposto dalla legge viene continuamente superato e con esso anche il numero massimo di giornate annue in cui si può superare tale limite (che è di 35, ma ormai molte città lo superano per 150/200 volte all'anno)!!! Eloquenti sono i dati del 2007, ch evidenziano una situazione gravissima favorita anche da una stasi meteorologica incredibile: dal 1° gennaio ad oggi, molte città della Val Padana hanno già superato il limite giornaliero 35-40 volte su 53, Torino 41 su 53, Venezia e Frosinone 42 su 53, Padova 45 su 53, Vicenza 46 su 53 e al "top" Verona con 47 giorni su 53!!! Uno studio del Csst, patrocinato dall'ACI (Automobile Club Italia) ha evidenziato che le fonti che più contribuiscono alle PM10 sono:
1) trasporti per il 49%;
2) industria per il 27%;
3) residenziale e terziario per l'11%;
4) agricoltura e foreste per il 9%;
5) produzione energia per il 4%.
Del 49% di PM10 fornite dai trasporti cittadini ben il 29% arriva da trasporti a gasolio, mentre si è scoperto che le vetture Euro 3 incidono solo per l'8% e le Euro 4 addirittura per l'1-2%!!!