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venerdì 6 novembre 2015

La radio riscopre le onde medie

Nelle telecomunicazioni le onde medie sono una banda di frequenze dello spettro elettromagnetico comprese fra 300 kHz e 3000 kHz (pari a 3 MHz) molto comune nelle radiocomunicazioni. Le trasmissioni radio in onda media (indicate in inglese con Medium frequency, Medium wave o, impropriamente, AM) sono in larga parte del mondo la forma più utilizzata per trasmettere. È infatti improprio considerare una generica emissione in AM come emissione effettuata in onde medie poiché una emissione in AM può avvenire su qualunque frequenza radioelettrica e, in pratica, avviene almeno su tre bande distinte: onde medie, onde lunghe ed onde corte. La banda standard in onde medie è compresa tra i 525 kHz e i 1 715 kHz nel Nord America mentre in Europa generalmente va tra i 526 kHz e i 1 620 kHz. Per approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Onde_medie
Ora però le cose stanno per cambiare nel panorama delle telecomunicazioni italiane. Un cittadino italiano, Giorgio Marsiglio, ha vinto infatti un ricorso davanti all'Unione Europea contro il monopolio RAI delle onde medie. Vi consiglio a tal proposito la lettura dell'articolo di Aldo Fontanarosa pubblicato sul quotidiano la Repubblica di domenica 1° novembre 2015, al link http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/11/02/news/ritorno_al_futuro_la_radio_riscopre_le_onde_medie-126467189/.

venerdì 16 ottobre 2015

BANDIERA GIALLA compie 50 anni

Non sto parlando della famosissima canzone di Gianni Pettenati, e neppure della trasmissione televisiva condotta da Red Ronnie su Italia 1 nel 1983 e 1984, ma della trasmissione radiofonica della RAI.
Bandiera gialla è stata una trasmissione radiofonica italiana andata in onda nella seconda metà degli anni sessanta sul Secondo Programma Rai (la prima trasmissione si ebbe il 16 ottobre 1965, ultima il 9 maggio 1970). Era dedicata alle novità mondiali della musica e destinata a un pubblico giovanile. A condurla erano Gianni Boncompagni e Renzo Arbore. La prima ideazione del programma è di Boncompagni, che propose il titolo Sound ("suono" in inglese), richiamando le origini angloamericane della musica giovane allora all'avanguardia. La dirigenza RAI, nella persona di Luciano Rispoli, pensò di chiamarlo Bandiera gialla collegando tali generi musicali, all'epoca ancora pressoché banditi dalla radio italiana, al simbolo della quarantena per epidemia, appunto la bandiera gialla. Così il maestro Giulio Razzi, all'epoca direttore della Radio, accordò il consenso alla messa in onda. Per approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Bandiera_gialla_(programma_radiofonico)
Ricorre pertanto oggi il 50° anniversario della nascita della trasmissione radiofonica che ha fatto la storia della musica italiana. Per l'occasione Silvia Fumarola ha intervistato i due ideatori-conduttori Gianni Boncompagni e Renzo Arbore per il quotidiano la Repubblica: l'intervista la potete leggere al link http://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2015/10/13/news/bandiera_gialla_50_anni_con_la_radio_inventammo_i_giovani_-124943913/. Grande pagina della storia della cara e amata RAI.

giovedì 8 ottobre 2015

BERNACCA e gli uragani

Condivido appieno il messaggio che Alessio Grosso ha lanciato stamattina sul sito http://meteolive.leonardo.it/ nell'articolo in cui mostra il video del grande Edmondo Bernacca che nella trasmissione famosissima "Che tempo fa" su RaiUno del 4 settembre 1979 spiega come si formano gli uragani. Come dice lo stesso Grosso nel suo articolo: "Un Bernacca così non si può perdere. Questa è meteorologia, questa è televisione, questa è divulgazione". Ed ha perfettamente ragione: articolo e video li trovate al link http://meteolive.leonardo.it/news/In-primo-piano/2/guardate-bernacca-nel-79-racconta-sulla-rai-come-si-originano-gli-uragani-/44645/. Per i più giovani, Edmondo Bernacca è stato uno dei più grandi (anzi, forse il più grande) meteorologi italiani: la sua biografia la trovate al link https://it.wikipedia.org/wiki/Edmondo_Bernacca, mentre dall'archivio del quotidiano la Repubblica ecco il link relativo all'articolo dedicato alla sua morte http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/09/16/morto-bernacca.html.

giovedì 14 novembre 2013

Cara RAI, non chiudere "C'era una volta"

Ho ricevuto in questi giorni una mail da Change.org (piattaforma aperta che permette a chiunque di lanciare, promuovere e vincere una campagna per realizzare il cambiamento che vuole vedere, https://www.change.org/it) relativa ad una petizione contro la chiusura della trasmissione di Rai 3 “C'era una volta”, trasmissione televisiva di genere reportage/tv verità condotta da Silvestro Montanaro: ha avuto diverse edizioni, quasi sempre trasmesse in tarda serata, poco prima della mezzanotte. Durante ogni puntata viene presentato un servizio di 45 minuti circa, realizzato dallo stesso autore, Silvestro Montanaro, o da suoi collaboratori. I servizi sono spesso un crudo racconto della quotidiana violazione dei diritti umani in paesi in via di sviluppo. Spesso il servizio è la cronaca di un episodio vissuto direttamente dall'autore o raccontato da testimoni diretti. Altre volte il servizio mette in evidenza le contraddizioni e le trasformazioni nelle società. Il logo della trasmissione è il disegno di aquilone che ha come coda la frase "c'era una volta". Nel corso degli anni si è parlato della situazione del Brasile in merito alle ripercussioni causate dalla sua politica neo-liberista; delle contraddizioni della comunità delle ex colonie francesi; della situazione della Libia riguardo ai diritti umani; del fenomeno delle giovani donne dell'est europeo pronte a sposare anche uomini anziani pur di fuggire dalle inaccettabili condizioni di vita dei loro paesi; del turismo sessuale presente nelle zone più misere del mondo, dove nulla avviene liberamente bensì in condizioni di sfruttamento e violenza; della situazione dell'Africa, da un passato dominato da razzismo, colonialismo e sfruttamento indiscriminato delle risorse alle prospettive per un nuovo futuro; della lentezza delle operazioni di ricostruzione del paese dopo il terremoto di Haiti; della multinazionale mineraria Vale, che in Brasile avrebbe arrecato ingenti danni all'ambiente e ai lavoratori che chiedono giustizia; ecc... Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/C%27era_una_volta_%28programma_televisivo%29. Per approfondimenti http://www.ceraunavolta.rai.it
La petizione è stata lanciata per salvare la trasmissione dalla chiusura, perchè così ha deciso la Rai. Dice Fiorella Mannoia, firmataria della petizione: “C'era una volta sono i nostri occhi nel mondo, scuote le nostre coscienze, ci rende partecipi e vicini agli ultimi. Mi unisco al coro per chiedere alla rai di non perdere una così grande ricchezza del Servizio Pubblico”. Ebbene sì, “C'era una volta” è stato per oltre 10 anni un programma unico nel suo genere nella televisione italiana, che ha fatto tantissime inchieste (tra l'altro tradotte in molte lingue e ospitate nelle TV di tanti paesi) che hanno fatto luce su traffici e crimini internazionali e lanciato campagne nazionali ed internazionali contro il traffico di essere umani, la pedofilia, il turismo sessuale, i diritti delle donne e dei minori. 
Come può un Servizio Pubblico permettersi di eliminare un programma del genere? Dov'è il rispetto della qualità e del significato di Servizio Pubblico? Sarebbe già grave che lo facesse una TV privata, ma che lo faccia la Rai è davvero sconvolgente e scandaloso. Molti i firmatari: io ho firmato oggi. Fallo anche tu, magari riusciamo a tenere in vita uno dei pochi programmi seri, a sfondo culturale, della nostra TV.

domenica 19 maggio 2013

Se la TV pubblica non fa più storia

E' notizia di questi giorni la cancellazione dal prossimo palinsesto RAI della trasmissione “La storia siamo noi” di Giovanni Minoli: alcuni smentiscono, altri dicono che potrebbe essere trasmessa su altri canali RAI del digitale, altri ancora che resterà su RaiDue ma con un altro conduttore. Il fatto comunque che si metta in discussione la trasmissione o il suo giornalista la dice lunga sulla linea editoriale della ormai ex TV pubblica (che cos'ha ormai di pubblico nella sua funzione?): come si fa a mettere in discussione una delle pochissime trasmissioni che fa cultura (e con successo!!!), in onda da 12 anni, e il cui conduttore Giovanni Minoli nel 2012 si è aggiudicato a New York il premio “HistoryMakers International”, ovvero l'Oscar dei produttori televisivi di storia? Non ci sono parole...
“Se la TV pubblica non fa più storia” è il titolo di un articolo che Giovanni Valentini ha scritto nella sua rubrica "Il sabato del villaggio" sul quotidiano la Repubblica di sabato 18 maggio 2013, dedicato proprio a questo fatto. L'articolo comincia con una frase estrapolata dal libro “Come la penso” di Andrea Camilleri (2013, edito da Chiarelettere, pagg. 220): “La RAI commise l'imperdonabile errore di adeguarsi ai sistemi delle tv private tagliando dal palinsesto i programmi di minore ascolto, come ad esempio la prosa, vale a dire eliminando le trasmissioni più culturalmente impegnative”. É stato davvero un grande errore, e l'eliminazione de “La storia siamo noi” dal prossimo palinsesto RAI ne è la prosecuzione, oltre che la conferma. Ricordiamo che “La storia siamo noi” (http://www.lastoriasiamonoi.rai.it) è un contenitore culturale di approfondimento nel quale in ogni puntata viene trattato un argomento (si è parlato di fatti di economia, di politica, di cronaca, di storia, ecc...), dagli incidenti durante il G8 all'Unione Societica fino alla storia della nostra Repubblica: trasmissione che è stata un proseguo della precedente e altrettanto famosa “Mixer” (sempre condotta da Giovanni Minoli). Scrive Valentini: “La storia è la memoria di un Paese e di un popolo, la sua coscienza collettiva. L'archivio anagrafico della sua identità sociale e culturale. E perciò – quali che siano gli ascolti di questa trasmissione, peraltro più che lusinghieri – un servizio pubblico radiotelevisivo non può venire meno al dovere fondamentale di coltivare, aggiornare e tramandare quella memoria comune, a pena di rinnegare il proprio ruolo e la propria missione”. Concordo con Valentini quando scrive anche che Minoli appartiene alla migliore tradizione del giornalismo televisivo italiano, da Sergio Zavoli ad Andrea Barbato, da Piero Angela a Corrado Augias, da Lilli Gruber a Bianca Berlinguer fino a Milena Gabbanelli.
La RAI, se vuole sopravvivere, deve compiere un salto di qualità sul piano dell'informazione, dell'approfondimento e più in generale di tutta la sua programmazione editoriale: sarebbe educativo per chi la guarda, visto che il suo compito è stato questo quando il popolo italiano era uscito dall'ultima guerra mondiale e vista ancora la grande influenza che ha la TV (nel bene e nel male) sull'evoluzione culturale del popolo italiano. Perchè non imparare da La7? Sta facendo un'ottima programmazione culturale e i risultati (almeno di Auditel) le stanno dando ragione.

sabato 30 gennaio 2010

CACCIA: è fatta per le deroghe…

Ho seguito con tristezza in questi mesi le varie vicissitudini in merito al provvedimento del governo per consentire la caccia no-limits. E siamo arrivati, purtroppo, all’epilogo finale e disastroso: è ormai definitivo, manca solo l’approvazione finale (l’emendamento era stato bocciato alla Camera ma è stato riproposto al Senato con esito positivo). Ora passerà alle Regioni la delega per decidere quando, dove e come cacciare. Al contrario delle norme europee (dove i vari Stati continuano a mantenere una severa legge nazionale), qui in Italia si è ora delegato alle Regioni tutto in materia di caccia, e guarda caso a poche settimane dalle elezioni regionali… Inquietante davvero! Ora si usano persino gli animali per riuscire ad ottenere i voti!!!
Erano sorte molte polemiche in questi ultimi giorni in merito a questo provvedimento, anche di due esponenti del PDL. Infatti, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha affermato: “Su questo delicato argomento era stata faticosamente raggiunta un’intesa fra persone per bene di cui erano garanti il ministro Ronchi e il relatore; giudico quanto accaduto in aula una grave colpo di mano. Quel testo va ricorretto alla Camera reintroducendo le garanzie che erano previste, soprattutto sulla tutela delle specie protette e delle specie migratorie, che sono il fulcro di quella biodiversità di cui, tra l’altro, nel 2010 si celebra l’anno mondiale”. Sbotta anche il ministro del Turismo Michela Brambilla: “Il provvedimento non è assolutamente accettabile. La richiesta di turismo legato alla natura è in crescita e una caccia senza limiti metterebbe seriamente a rischio, oltre alla sicurezza dei cittadini, il patrimonio faunistico ed ambientale che attrae una forte domanda turistica. L’emendamento, inoltre, se definitivamente approvato, porterebbe all’aggravamento delle procedure di infrazione nei confronti dell’Italia e una sanzione pecuniaria elevatissima destinata a ricadere sui contribuenti”. Messaggi rimasti inascoltati…
Fatto sta che ora le Regioni potranno decidere in autonomia come applicare la normativa della caccia sul loro territorio: non è difficile immaginare che il Veneto (che già aveva deliberato, senza successo, sulla caccia no limits…) estenderà subito la caccia a tutto l’anno, in qualsiasi zona e per qualsiasi specie. Dopo varie proteste e in seguito alla mediazione del ministro delle Politiche Comunitaria Andrea Ronchi, si sono messe al riparo dalle deroghe regionali tre specie protette, ovvero la lepre, la volpe e il coniglio selvatico, che quindi non potranno essere cacciate da febbraio a settembre (come accade ora). Ma le altre specie… Tra le specie cacciabili ci saranno anche 34 specie di uccelli che si trovano già in cattivo stato di conservazione, come la pernice bianca, il fagiano di monte, la beccaccia, la quaglia, l’allodola e molte anatre, che ora correranno un serio pericolo di estinzione. Molte specie verrebbero infatti uccise anche nei periodi in cui volano verso la riproduzione.
Come la pensano gli italiani? Un recente sondaggio dell’IPSOS rivela che ben l’86% degli italiani è contrario ad allargare il periodo di apertura della caccia, il 94% non vuole dare in mano un fucile ai sedicenni (così come prevede l’emendamento) e il 91% non vuole che si spari nei parchi: poi però, quando si va a votare, queste cose gli italiani se le dimenticano, purtroppo… Ma alle urne se le ricorderanno invece i cacciatori che avranno invece via libera a sparare! Anche se comunque anche i cacciatori si sono spaccati sull’argomento: infatti, il Comitato Nazionale Caccia e Natura chiede la modifica dei calendari venatori solo nei termini e nei limiti della legge europea, mentre Arcicaccia denuncia il “bracconaggio elettorale”…
Per ultimo Angelo Bonelli, il nuovo presidente dei Verdi, ha annunciato una mobilitazione ma allo stesso tempo lancia una denuncia: “La RAI oscura l’ecologia”. Infatti giustamente afferma che “l’ambiente e l’ecologia sono stati espulsi dal nostro sistema radiotelevisivo. Questioni come l’inquinamento, i cambiamenti climatici, la salute dei cittadini, che in Europa e nel mondo sono diventati centrali, nei programmi di approfondimento delle nostre TV non hanno diritto di cittadinanza. Stiamo assistendo all’omicidio politico dei Verdi per eliminare dai palinsesti televisivi le questioni su cui i cittadini hanno il diritto di essere informati, a cominciare dallo smog che ogni anno nelle nostre città uccide 7400 persone, e dal nucleare che il governo vuole portare nelle nostre regioni senza consultare i cittadini”. Come dargli torto: avete mai visto “Porta a porta” di Bruno Vespa (in seconda serata su RAI1) ad insistere su inquinamento cittadino, caccia, problemi nucleari, cambiamento climatico, ecc…? No, ne avrà anche parlato (forse con cadenza… annuale), ma le sue trasmissioni di approfondimento sono ormai quasi sempre sull’operato del governo Berlusconi (operato naturalmente positivo…), sulle diete, sul Festival di Sanremo, sui vari omicidi (Cogne, Garlasco, ecc…). Vespa non vuole correre il rischio che i cittadini vengano a conoscenza di certi problemi! Eh no, bisogna diffondere amore…

lunedì 21 settembre 2009

REPORT non deve chiudere!!!

E' ormai una delle pochissime trasmissioni televisive basate sulla serietà e sull'inchiesta vera: sto parlando di REPORT, su RAI3, che in questa nuova stagione rischia di partire senza copertura legale da parte della RAI. Il motivo ufficialmente non si sa, ma sappiamo tutti da dove partono gli ordini: ormai siano allo sfascio (o meglio dire al "fascio"!!!). In poche parole, le azioni legali (che puntualmente vengono fatte contro le inchieste di Report) quest'anno se le dovrebbero pagare gli autori del programma. Ah: ricordiamo che delle centinaia di denunce rivolte alle inchieste, Report non ne ha persa neppure una, altrochè inchieste inventate... Comunque, vi scrivo perchè esiste una petizione: la trovate su http://www.firmiamo.it/reportnondevechiuderefirmalapetizione