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sabato 30 gennaio 2010

CACCIA: è fatta per le deroghe…

Ho seguito con tristezza in questi mesi le varie vicissitudini in merito al provvedimento del governo per consentire la caccia no-limits. E siamo arrivati, purtroppo, all’epilogo finale e disastroso: è ormai definitivo, manca solo l’approvazione finale (l’emendamento era stato bocciato alla Camera ma è stato riproposto al Senato con esito positivo). Ora passerà alle Regioni la delega per decidere quando, dove e come cacciare. Al contrario delle norme europee (dove i vari Stati continuano a mantenere una severa legge nazionale), qui in Italia si è ora delegato alle Regioni tutto in materia di caccia, e guarda caso a poche settimane dalle elezioni regionali… Inquietante davvero! Ora si usano persino gli animali per riuscire ad ottenere i voti!!!
Erano sorte molte polemiche in questi ultimi giorni in merito a questo provvedimento, anche di due esponenti del PDL. Infatti, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha affermato: “Su questo delicato argomento era stata faticosamente raggiunta un’intesa fra persone per bene di cui erano garanti il ministro Ronchi e il relatore; giudico quanto accaduto in aula una grave colpo di mano. Quel testo va ricorretto alla Camera reintroducendo le garanzie che erano previste, soprattutto sulla tutela delle specie protette e delle specie migratorie, che sono il fulcro di quella biodiversità di cui, tra l’altro, nel 2010 si celebra l’anno mondiale”. Sbotta anche il ministro del Turismo Michela Brambilla: “Il provvedimento non è assolutamente accettabile. La richiesta di turismo legato alla natura è in crescita e una caccia senza limiti metterebbe seriamente a rischio, oltre alla sicurezza dei cittadini, il patrimonio faunistico ed ambientale che attrae una forte domanda turistica. L’emendamento, inoltre, se definitivamente approvato, porterebbe all’aggravamento delle procedure di infrazione nei confronti dell’Italia e una sanzione pecuniaria elevatissima destinata a ricadere sui contribuenti”. Messaggi rimasti inascoltati…
Fatto sta che ora le Regioni potranno decidere in autonomia come applicare la normativa della caccia sul loro territorio: non è difficile immaginare che il Veneto (che già aveva deliberato, senza successo, sulla caccia no limits…) estenderà subito la caccia a tutto l’anno, in qualsiasi zona e per qualsiasi specie. Dopo varie proteste e in seguito alla mediazione del ministro delle Politiche Comunitaria Andrea Ronchi, si sono messe al riparo dalle deroghe regionali tre specie protette, ovvero la lepre, la volpe e il coniglio selvatico, che quindi non potranno essere cacciate da febbraio a settembre (come accade ora). Ma le altre specie… Tra le specie cacciabili ci saranno anche 34 specie di uccelli che si trovano già in cattivo stato di conservazione, come la pernice bianca, il fagiano di monte, la beccaccia, la quaglia, l’allodola e molte anatre, che ora correranno un serio pericolo di estinzione. Molte specie verrebbero infatti uccise anche nei periodi in cui volano verso la riproduzione.
Come la pensano gli italiani? Un recente sondaggio dell’IPSOS rivela che ben l’86% degli italiani è contrario ad allargare il periodo di apertura della caccia, il 94% non vuole dare in mano un fucile ai sedicenni (così come prevede l’emendamento) e il 91% non vuole che si spari nei parchi: poi però, quando si va a votare, queste cose gli italiani se le dimenticano, purtroppo… Ma alle urne se le ricorderanno invece i cacciatori che avranno invece via libera a sparare! Anche se comunque anche i cacciatori si sono spaccati sull’argomento: infatti, il Comitato Nazionale Caccia e Natura chiede la modifica dei calendari venatori solo nei termini e nei limiti della legge europea, mentre Arcicaccia denuncia il “bracconaggio elettorale”…
Per ultimo Angelo Bonelli, il nuovo presidente dei Verdi, ha annunciato una mobilitazione ma allo stesso tempo lancia una denuncia: “La RAI oscura l’ecologia”. Infatti giustamente afferma che “l’ambiente e l’ecologia sono stati espulsi dal nostro sistema radiotelevisivo. Questioni come l’inquinamento, i cambiamenti climatici, la salute dei cittadini, che in Europa e nel mondo sono diventati centrali, nei programmi di approfondimento delle nostre TV non hanno diritto di cittadinanza. Stiamo assistendo all’omicidio politico dei Verdi per eliminare dai palinsesti televisivi le questioni su cui i cittadini hanno il diritto di essere informati, a cominciare dallo smog che ogni anno nelle nostre città uccide 7400 persone, e dal nucleare che il governo vuole portare nelle nostre regioni senza consultare i cittadini”. Come dargli torto: avete mai visto “Porta a porta” di Bruno Vespa (in seconda serata su RAI1) ad insistere su inquinamento cittadino, caccia, problemi nucleari, cambiamento climatico, ecc…? No, ne avrà anche parlato (forse con cadenza… annuale), ma le sue trasmissioni di approfondimento sono ormai quasi sempre sull’operato del governo Berlusconi (operato naturalmente positivo…), sulle diete, sul Festival di Sanremo, sui vari omicidi (Cogne, Garlasco, ecc…). Vespa non vuole correre il rischio che i cittadini vengano a conoscenza di certi problemi! Eh no, bisogna diffondere amore…

mercoledì 21 maggio 2008

La DESTRA mondiale si tinge di verde… ma non in Italia!

"Anche la DESTRA si scopre ecologista: per vincere le elezioni servono forti programmi a tutela del Pianeta. Ovunque, tranne che in Italia". A dirlo è Daniel Cohn-Bendit, l’ex leader del ’68 francese, icona del pensiero ambientalista e copresidente del gruppo Verde al Parlamento Europeo. Sono numerosi in tutto il mondo gli esempi di governi di destra (e non) che hanno vinto le elezioni puntando sull’ecologia:
  • ISLANDA: guidato dal 2006 dal premier Geir H. Haarde, il paese è governato da una destra che ha finanziato un piano per esportare la propria esperienza energetica in altri paesi, oltre ad aver puntato fortemente sulle energie rinnovabili (il paese produce ben l’80% del proprio fabbisogno energetico);
  • AUSTRALIA: guidato da dicembre 2007 dal leader laburista Kevin Rudd, il governo è stato eletto proprio per il suo impegno ecologista assunto in campagna elettorale (fino a dicembre 2007 il paese era guidato dalle destre che non avevano mai preso impegni per rispettare il Protocollo di Kyoto, primo impegno assunto invece del nuovo governo laburista);
  • DANIMARCA: guidato dal 2001 dal centro-destra (ora dal premier Anders Fogh Rasmussen), il governo si è impegnato da tempo per l’utilizzo di carburanti più puliti e per diminuire le emissioni di CO2 (anche se i risultati tardano un po’ ad arrivare…);
  • GERMANIA: guidato dalla cancelliera di centro-destra Angela Merkel, il governo si è dimostrato molto attento agli obiettivi del Protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni di CO2 (all’ultimo Forum sul Clima di Davos la Merkel ha invitato i vari Stati ad invidiare linee comuni per il dopo Kyoto);
  • NUOVA ZELANDA: guidato dalla leader laburista Helen Clark, il governo ha proibito la costruzione di centrali a gas o a carbone e programmato l’eliminazione di tutte le scorie tossiche (attualmente il paese produce il 70% del suo fabbisogno energetico);
  • SVEZIA: guidato dal 2006 dal leader moderato Fredrik Reinfeldt, il governo si è fortemente impegnato nella riduzione dei gas serra e finora c’è riuscito facendoli diminuire dell’8.75%, con l’impegno di raggiungere nuovi obiettivi entro il 2020. Vuole inoltre convincere paesi inquinanti come la Cina ad impegnarsi a ridurre le emissioni di CO2.

Grazie alle loro campagne elettorali basate sull’ambientalismo, tutti questi governi (di destra e di sinistra) sono riusciti a vincere le elezioni e a mettere in atto quanto promesso. Ci sono poi governi che hanno vinto puntando sull’ambientalismo ma che non stanno mettendo in pratica quanto promesso (Gran Bretagna, Costa Rica); altri in carica da molto tempo e che ora stanno pensando che è arrivato il momento di diventare un po’ più verdi (Cina); altri ancora ove la campagna elettorale in corso punta dritto sull’ambiente (USA) e su questo tema si deciderà il vincitore.
Insomma, in molti paesi europei (e non solo) le istanze ambientaliste (storicamente appannaggio della sinistra) sono entrate anche nei programmi di governo di destra e di centro: è la dimostrazione che l’opinione pubblica globale è molto attenta alla protezione ambientale, nessuno vuole lo sviluppo a discapito dell’ambiente, e lo dimostrano i risultati elettorali. Questo succede ovunque ma non, purtroppo, qui in Italia. Dice infatti Daniel Cohn-Bendit: “Oggi per vincere le elezioni servono solide proposte ecologiste. Ovunque, tranne che in Italia, dove con Berlusconi ha vinto l’egoismo, un pensiero che dice non pensare al domani, agli altri, allo Stato, ma pensa a te, oggi. In Nord Europa invece c’è una destra che guarda avanti, che non è regionalista come la Lega, ma che ha fatto tesoro del pensiero di intellettuali come Jurgen Habermas”. Dice anche che in Italia non ci sarà coscienza ecologica fino a quando non ci sarà un partito ambientalista forte (c’era, ma molto piccolo, ed ora è stato addirittura cancellato dal Parlamento, mentre tutti i partiti che vi sono entrati hanno una campagna ambientalista da far venire i brividi!). Come sempre l’Italia si distingue dagli altri… negativamente!!!
La dimostrazione di come la pensi l’elettorato di centro-destra (che da molti anni è la maggioranza degli italiani…) sta nell’editoriale di Maurizio Belpietro (di nota fede politica…) apparso sul settimanale Panorama del 22/05/2008 intitolato “Agli italiani fa paura il nuovo”. Secondo lui gli italiani a parole vogliono far crescere il paese, ma nella sostanza sono i primi a non volerlo fare, o ad averne paura. Dicendo questo, cita due esempi:

  • Saline Ioniche: piccolo paese calabrese, vicino al mare, dove un gruppo energetico svizzero vorrebbe costruirvi una centrale a carbone che impiegherebbe alcune centinaia di persone. La popolazione locale è però in rivolta: testuali parole di Belpietro “capeggiati da verdi e rifondatori comunisti, i cittadini temono l’inquinamento, anzi l’impatto ambientale in una zona da anni condannata al degrado”;
  • Rivalta Scrivia: paesino piemontese dove è in previsione la costruzione di una centrale per la produzione di biocarburante con bioetanolo ottenuto dal mais. La popolazione locale non ci sta: testuali parole di Belpietro “l’idea non piace agli abitanti i quali per avversarla prima hanno tirato in ballo i rischi per l’ambiente, poi problemi di collocazione (la fabbrica oscurerebbe la vista del Monte Rosa, che sta a 200 km di distanza), quindi lepri e fagiani (sarebbero disturbati dall’andirivieni di camion), infine la fame nel mondo (l’impianto trasformerebbe in benzina ecologica produzioni che potrebbero essere impiegate in campo alimentare, sottraendole alle tavole dei poveri)”.

Secondo Belpietro si tratta di due storie che nascono dalla stessa cultura e dicono di questo paese più di tante indagini sociologiche: si tratta (secondo lui) della “sindrome Nimby”, acronimo inglese di “Not in my back yard”, ovvero “non nel mio cortile”, dimostrando che (sempre secondo lui) l’opposizione al progetto ha poco a che fare con l’inquinamento, piuttosto con il timore del nuovo.
Diciamo che Belpietro non mi ha sorpreso in questo editoriale, in quanto lui rappresenta perfettamente il pensiero di destra e dell’elettorato berlusconiano: sviluppo e crescita ad ogni costo. All’elettore di destra interessa la crescita economica che gli garantisca soldi in tasca, poi quel che sarà sarà. Per l’elettorato di destra una centrale a carbone può essere costruita anche se inquina molto di più di centrale eolica o fotovoltaica purché impieghi centinaia di persone; per l’elettorato di destra nuove strade ed autostrade in più hanno più senso che puntare sul trasporto marino e ferroviario; per l’elettorato di destra l’espansione edilizia sfrenata ha più senso del recupero edilizio dell’esistente; per l’elettorato di destra le centrali nucleari hanno senso perché ce le hanno anche gli altri; per l’elettorato di destra gli inceneritori hanno senso perché fanno scomparire i rifiuti e danno elettricità. Un paese può crescere (e alla grande) anche avendo una coscienza ambientale, e molti paesi europei lo stanno dimostrando: perché l’Italia non lo capisce? Egoismo. Questo pensiero purtroppo mi spaventa, e molto, per il mio caro paese che tra speculazione edilizia, traffico, inquinamento, rifiuti e dipendenza energetica sta andando allo sfascio: purtroppo gli italiani da 15 anni a questa parte si sono berlusconizzati, perdendo di vista quel senso civico che dovrebbe contraddistinguere un popolo. E la scomparsa di un’anima verde dal Parlamento italiano non è assolutamente un buon segno…

giovedì 17 gennaio 2008

Le 5 regole del NUOVO AMBIENTALISMO

Traggo spunto da un interessante articolo del giornalista Alberto Asor Rosa apparso sul quotidiano La Repubblica di martedì 15 gennaio 2008, il quale sostiene che il nuovo ambientalismo si può riassumere in 5 punti. Eccoli:

  1. si occupa di tutto quanto riguarda la vita (qualsiasi forma di vita) tra il cielo e la terra;
  2. è un movimento propositivo, non negativo: ha in testa un progetto che si riferisce ad un diverso modo di intendere l’esistenza (sempre riferita a qualsiasi forma di vita);
  3. è assolutamente non violento;
  4. nasce dal basso, si autorganizza e si diffonde a macchia d’olio: diffida delle leggi sulla partecipazione votate dalle assemblee elettive, perché ritiene che la vera democrazia sia quella del confronto;
  5. non è l’antipolitica (per cui avverte una sovrana estraneità), ma una forma nuova ed inedita della politica, quella vera ed autentica fatta fuori del Palazzo.

Il giornalista scrive che quando manca anche uno solo di questi punti l’ambientalismo o stenta a manifestarsi o è appena in embrione, e quindi siamo in presenza di fenomeni collaterali o deviati o degenerati. A questi 5 punti il giornalista ne aggiunge un altro importante:

6. il neo-ambientalismo è profondamente autonomo, ma allo stesso tempo invoca che tutte le istituzioni svolgano appieno e seriamente i loro compiti e funzioni.

Un esempio di questo 6° punto potrebbe essere il problema rifiuti in Campania: la popolazione (mai così unita come ora) si sta battendo contro la distruzione del loro ambiente, contrapposta al mancato impegno delle istituzioni che, negli anni, ha portato a questa gravissima situazione. E un altro esempio è quello del distacco della classe politica italiana dal territorio e dalla sua protezione: un uso spregiudicato del territorio e del paesaggio a fini speculativi (e quindi solo a scopo di DENARO!) sta deturpando il nostro paese da nord a sud, e questo ormai da decenni e senza freno. Qualcosa si sta movendo in questi ultimi anni grazie soprattutto ai Ministeri più vicini a tali problematiche, come quelli dei Beni Culturali e dell’Ambiente (a tal proposito siamo ancora in attesa del nuovo “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” promesso da Francesco Rutelli e di cui ho già trattato in un mio precedente post). Manca tuttavia una programmazione seria (che si muova parallela verso la protezione del nostro territorio) tra Ministero dell’Ambiente e Ministero delle Infrastrutture: ne è un esempio il progetto di costruzione di una nuova autostrada che dovrebbe affiancare la grande strada statale Aurelia tra Civitavecchia e Grosseto. Il progetto è sostenuto dal Ministero delle Infrastrutture, mentre quello dell’Ambiente propone (giustamente) di allargare (visto che c’è la possibilità) la strada già esistente senza rubare ulteriormente paesaggio prezioso alla Maremma toscana! Eterno scontro…

Il giornalista Asor Rosa si chiede: “Che differenza c’è in termini etico-politici tra il malaffare di alcuni politici e l’assassinio perennemente irrimediabile d’un territorio? Pare a me che il secondo sia peggiore del primo. Se c’è un rischio di catastrofe – catastrofe ambientale, intendo, ma anche etico-politica – meglio adottare soluzioni più modeste, più ragionevoli, più a misura d’uomo. Altrimenti il circolo perverso non si spezzerà mai”. Ha perfettamente ragione su questo. Purtroppo dalle istituzioni non si è ancora riusciti ad ottenere quell’impegno necessario alla salvaguardia del nostro territorio e del nostro ambiente. Forse è per questo che nasce l’ambientalismo, persone normali e sensibili che vengono spinte dalla mancanza di fatti a procedere autonomamente: ve lo dice uno (il sottoscritto) che ha da poco fondato, con alcuni amici, un circolo aderente a Legambiente (si tratta del circolo di “PERLA BLU” del Colognese ed Est Veronese), per dare una svolta ad alcune gravi problematiche locali perennemente irrisolte (inquinamento del fiume locale, inceneritore della zona, degrado ambientale, speculazione edilizia, ecc…). E per fortuna che l’ambientalismo esiste…

domenica 2 dicembre 2007

FACOLTA' SCIENTIFICHE: boom di iscritti!

Una bella notizia arriva dalle università italiane: dopo il crollo inesorabile di iscrizioni iniziato nel 1989 e durato fino a poco tempo fa, le tre facoltà scientifiche di base, ovvero MATEMATICA, FISICA e CHIMICA, stanno invertendo la rotta. Finalmente! Negli ultimi due anni gli iscritti a Matematica sono aumentati di ben il 53% (da 1.237 a 1.884), quelli di Fisica del 25% (da 1.185 a 1.487) e quelli di Chimica del 24% (da 1.404 a 1.749). I dati sono relativi agli ultimi tre anni accademici 2005/2006, 2006/2007 e 2007/2008 (fino al 20 novembre). Nello specifico fa impressione il dato di Roma: +155% gli iscritti alla facoltà di Matematica!!! Il "miracolo" è stato presentato con entusiasmo in questi giorni nella sede della "Conferenza dei Rettori" da Luigi Berlinguer, presidente del Gruppo di lavoro interministeriale per lo sviluppo della cultura scientifica, e dal professor Nicola Vittorio, presidente della Conferenza nazionale dei presidi delle facoltà di Scienze. Certo, la strada da fare è ancora lunga perchè servono molti matematici, fisici e chimici in molte attività: dopo alcuni anni in cui tali materie erano state accantonate per vari motivi, ora il continuo parlare di ambiente, ecologia e materie connesse ha dato un imput notevole alle facoltà scientifiche. Lo stesso Nicola Vittorio ha dichiarato che "servirebbero, ad esempio, 3 milioni di euro per finanziare per il 2007/2008 il progetto lauree scientifiche che già coinvolge 30 sedi universitarie, 20.000 docenti e 60.000 studenti e prevede orientamento, formazione degli insegnanti e laboratori": una specie di appello ai ministeri dell'Università e dell'Istruzione, la cui risposta dovrebbe arrivare in questi giorni. Attendiamo, accogliendo intanto con grande entusiasmo questa bellissima notizia...

giovedì 1 novembre 2007

Francia: SARKOZY diventa "verde"!

Sinceramente sono rimasto sorpreso dalla nuova politica verde che il presidente francese Nicolas Sarkozy vuole attuare nel suo paese: una vera e propria rivoluzione verde! Si tratta per ora di proposte: vedremo se verranno tradotte in decreto legge (presumibilmente ad inizio anno) e se quindi verranno attuate.... L'idea comunque è buona. Vediamo in sintesi i punti di questa nuova politiva da attuare per la protezione dell'ambiente:
  • lampadine a incandescenza al bando dal 2010;
  • riduzione dei pesticidi di almeno il 50% nei prossimi 10 anni;
  • nuove regole per le costruzioni edilizie con incentivi per i risparmi a livello energetico;
  • introduzione di una tassa sulla produzione di CO2 (in pratica una carbon-tax): per non penalizzare troppo le imprese tale tassa dovrebbe essere accompagnata da una revisione della fiscalità che grava sul lavoro);
  • stop alla costruzione di strade e aeroporti se non per ragioni di sicurezza;
  • due nuove linee ferroviarie (con direzione nord-sud ed est-ovest) per il trasporto dei veicoli pesanti;
  • avvio dei lavori per 2.000 km di ferrovie ad alta velocità entro il 2020;
  • incremento del trasporto via mare verso l'Italia e la Spagna;
  • investimenti per 1 miliardo di euro in 4 anni per la ricerca nell'energia e nella biodiversità;
  • autorizazione ai Sindaci per introdurre i "paesaggi urbani".
Ha inoltre lanciato alcune proposte all'Unione Europea, come quella (rivolta alla Commissione) di studiare l'ipotesi di una tassa comunitaria sui prodotti importati da paesi che non rispettano il protocollo di Kyoto (questo colpirebbe, in maniera positiva per la Francia e per molti peasi europeri, quasi tutte le importazioni provenienti dall'Asia e soprattutto dalla Cina); un'altra ipotesi interessante è quella di un'aliquota IVA più bassa per i prodotti ecologici.
Finalmente una politica ambientale che non è più solo prerogativa della sinistra, ma anche governi di destra (notoriamente poco sensibili a questo tema) cominciano ad aprire gli occhi: certo non è il caso della destra italiana (e qui stendiamo un velo pietoso...). Molti i complimenti arrivati da ogni parte per il presidente francese, tranne dai Verdi (che parlano di fumo negli occhi) e di alcuni economisti secondo i quali il principio di precauzione avanzato da Sarkozy sarà un intralcio alla crescita economica (sembra detto da un esponente della destra italiana!). Come detto all'inizio dell'articolo, sono contento della svolta verde francese, certo ora aspettiamo e vediamo se effettivamente ad inizio anno tutto qusto sarà messo nero su bianco!

martedì 17 luglio 2007

Italia: la Cina ci dà lezioni in ecologia!

Poche settimane fa pubblicai un articolo relativo ad un rapporto internazionale sull'ambiente secondo il quale ogni anno in Cina muoiono 750.000 persone a causa dell'inquinamento. Scrissi anche che il governo comunista cinese tentò di censurare questa notizia affinchè non giungesse al popolo cinese. Ma due mesi fa è uscito uno studio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità secondo il quale ogni anno in Italia muoiono 100.000 persone per "cause ambientali". Facendo due conti, si scopre però che la popolazione cinese è 22 volte superiore a quella italiana, quindi in rapporto è molto più alta la percentuale di morti per inquinamento in Italia: il paradosso sta nel fatto che il governo italiano non ha fatto nessuna pressione affinchè non si pubblicasse questa notizia, per il semplice fatto che non importa a nessuno! Ha ragione Curzio Maltese de La Repubblica ad affermare nel suo articolo intitolato "E in ecologia ci dà lezioni anche la Cina" (apparso sull'inserto "Il Venerdì" del 13 luglio 2007) che tale situazione porta a trarre due conseguenze: una è che la rivoluzione industriale cinese sta producendo un costo sociale ben inferiore a quello prodotto dalle rivoluzioni industriali occidentali, l'altra è che dell'ambiente e del nostro paese agli italiani importa poco o nulla. Ha perfettamente ragione! Ha ragione nel ricordare che Veltroni è stato il primo leader in 60 anni di storia repubblicana che ha messo l'ambiente in testa all'agenda politica. E non poteva fare altrimenti dopo gli scempi e la vera e propria catastrofe ecologica che ha colpito l'Italia negli ultimi anni nella piena indifferenza dell'opinione pubblica, dei media e della classe politica. Senza andare tanto lontano, credo che il quinquennio Berlusconi sia stato di gran lunga il peggiore (e non solo in campo ambientale...): una lunga serie di condoni ha favorito abusivismo e colate di cemento, costruzioni di ogni tipo in ogni tipo di luogo, aree industriali a dismisura (vedi Veneto e Lombardia). Infatti, per la destra la distruzione dell'ambiente è segno di vitalità dell'economia: ha ragione Ennio Flaiano a dire che "Fra tutte le invasioni straniere dell'Italia, la più rovinosa è stata quella degli italiani". Ci preoccupiamo dei metodi di governo degli altri paesi e non del nostro: protestiamo contro l'inquinamento in Cina e, per paradosso, otteniamo anche qualche risultato positivo. Infatti, il governo cinese ha da poco regolarizzato lo sfruttamento delle cave di marmo cinesi (fortemente inquinanti) e questo ha spinto i capitalisti cinesi a comprare cave in paesi meno attenti all'ecologia e all'ambiente (sarà per questo che oggi quasi tutte le cave di marmo del Veneto sono di proprietà cinese)!!! E continuo a non darmi pace per come, dopo il quinquennio Berlusconi, ancora il 50% della popolazione lo abbia votato alle politiche del 2006 (e oggi la percentuale sarebbe ancora più alta...): questo conferma quanto dice Curzio Maltese (col quale concordo perfettamente), ovvero che dell'ambiente e del nostro paese agli italiani importa poco o nulla!