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mercoledì 4 dicembre 2013
Da un'inchiesta del settimanale “L'Espresso” del 28 novembre 2013 (articolo di Gianluca Di Feo), che riprende i risultati (allarmanti) dell'ultimo “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque” pubblicato dall'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, http://www.isprambiente.gov.it/it) relativo al biennio 2009-2010, si riscontrano dati davvero inquietanti: sono stati trovati pesticidi nel 55% delle acque superficiali italiane, nel 28% delle quali in quantità superiori alla soglia di potabilità!! Un po' meglio la situazione delle falde: rilevati pesticidi nel 28% delle analisi, dei quali il 9,6% oltre la soglia di pericolo (ma ricordiamo che nelle falde i veleni si depositano lentamente). Qual'è l'area dove l'emergenza è più grave? La pianura padano-veneta, ove si pratica l'agricoltura estensiva (ove l'impiego di sostanze chimiche è davvero massiccio). Ecco alcuni dati: nei fiumi e nei laghi sono stati trovati pesticidi sopra i limiti di sicurezza in 111 prelievi nella Lombardia, in 93 nel Veneto, in 60 nell'Emilia Romagna, in 49 nel Piemonte, in 12 nella Toscana, in 8 nel Friuli Venezia Giulia, in 5 nella Sicilia e nella Campania, 3 nel Lazio; nelle acque sotterranee superata la soglia di pericolo in 87 prelievi nel Piemonte, in 38 nella Lombardia, in 28 nella Sicilia, in 14 nell'Emilia Romagna, in 12 nel Veneto, in 11 nel Friuli Venezia Giulia, in 4 nel Lazio e in 2 nella Toscana. Delle oltre 149.000 tonnellate di pesticidi agricoli venduti nel 2010, la maggior parte sono stati utilizzati proprio in Pianura Padana.
Naturalmente le colpe non sono tutte additabili all'agricoltura estensiva, ma anche ad un'industria che per decenni ha sversato senza regole nel territorio tonnellate di veleni. Il censimento dei siti più inquinati comprende 57 aree distribuite su tutto il Paese, e in queste zone vivono 6 milioni di persone (pari al 10% della popolazione!): le raffinerie di Napoli, Gela, Priolo e Marghera, le aziende chimiche di Brescia, Savona e Manfredonia, l'amianto dlele fabbriche di Casale Monferrato, di Broni e di Balangero, le discariche di rifiuti tossici in Campania, l'Ilva di Taranto, l'ex Italsider di Bagnoli, ecc... Si tratta di 57 “siti di interesse nazionale” così inquinati che hanno bisogno di provvedimenti d'urgenza per proteggere gli abitanti dalla minaccia ambientale. Il problema è che mancano organismi centrali con standard comuni, mentre la rete dei controlli fa acqua da tutte le parti: ogni Regione, ad esempio, agisce per conto suo decidendo in proprio come e quando fare le verifiche (alcune Regioni mandano dati parziali, addirittura alcune Regioni non rispondono proprio all'Ispra, come la Campania e la Liguria!!!). Inoltre, il rapporto dell'Ispra copre soprattutto i prodotti fitosanitari (quelli che uccidono le piante, per capirsi) mentre è carente sui biocidi (quelli che colpiscono invece insetti e parassiti, che sono talvolta ancora più pericolosi). E c'è anche un altro problema, tutto italiano: non si valutano i pericoli provocati dalla presenza contemporanea di più sostanze velenose (i limiti di legge prendono infatti in considerazione un singolo prodotto chimico ed i suoi effetti sulla salute, ma non il mix di veleni). A tal proposito si apprende dal rapporto “Pesticidi nel piatto” di Legambiente (http://www.legambiente.it) che solo lo 0,6% dei prodotti alimentari prodotti in Italia non rispetta i limiti di legge sui pesticidi contenuti, ma nel 17% degli alimenti vi si trovano più sostanze pericolose: ognuna presa singolarmente rispetta i livelli previsti, ma nessuno sa valutarne il pericolo del loro mix.
E qui entra in gioco, come sempre, la politica: l'elenco delle aree inquinate era già compilato nel 2001, ma da allora nessuna opera di bonifica è stata fatta. Nel frattempo centinaia e centinaia di milioni di euro sono stati utilizzati in questi anni dal Ministero dell'Ambiente solo per pagare gli stipendi dei commissari straordinari e per mantenere le strutture provvisorie destinate a contenere i danni (anzichè ripararli). E poi fiumi di denaro (sempre pubblico) per studi e soluzioni irrealizzabili proposte da varie società private. Questa è una classe politica? NO!
martedì 18 giugno 2013
VELENI SOMMERSI!
È il titolo di un articolo di Adriana Spera pubblicato sul numero di maggio 2013 della rivista mensile “La Nuova Ecologia” (http://www.lanuovaecologia.it/), dedicato al fatto che oltre la metà delle acque superficiali e più di un quarto di quelle sotterranee italiane sono contaminate da pesticidi.
Tutto ciò emerge dal rapporto nazionale “Pesticidi nelle acque” pubblicato in aprile dall'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, http://www.isprambiente.gov.it/it), che ha lo scopo non di controllare che l'acqua sia potabile per l'uomo ma che le acque siano pulite in modo da salvaguardare gli ecosistemi acquatici (senza dimenticare, comunque, che indirettamente anche l'uomo ne viene contaminato tramite la catena alimentare): il rapporto viene stilato sulla base dei monitoraggi delle acque che vengono comunicati all'ISPRA dalle Regioni e dalle ARPA, che poi vengono comunicati ai Ministeri dell'Ambiente, della Salute e delle Politiche Agricole. Ebbene, secondo questo rapporto nel biennio 2009-2010 i pesticidi rilevati nelle acque italiane sono stati di 166 tipi (erano 118 nel biennio 2007-2008...), mentre il 13.2% delle acque superficiali e il 7.9% di quelle sotterranee hanno presentato livelli di tossicità per gli organismi acquatici superiori ai limiti di legge.
Secondo l'ISTAT nell'agricoltura italiana viene impiegato addirittura il 33% dei fitosanitari che vengono utilizzati in tutta Europa!!! Ovvero 5.6 kg per ettaro, per un totale di oltre 140.000 tonnellate, con l'impiego di circa 350 sostanze diverse!
Si evince inoltre che nelle acque non sono presenti solo pesticidi (il cui uso è, peraltro, consentito dalla legge) ma anche sostanze sospettate di essere cancerogene, come l'atrazina (http://it.wikipedia.org/wiki/Atrazina) e la simazina (http://en.wikipedia.org/wiki/Simazine), che da tempo sono vietate anche per la loro lunga persistenza negli ambienti. Oltre a ciò nelle acque finiscono anche i biocidi, di cui però non si hanno purtroppo rilevamenti: si tratta di disinfettanti per la casa, insetticidi domestici, ecc... che contengono sostanze anch'esse in parte cancerogene (in alcuni di questi pesticidi sono state rilevate anche 23 sostanze diverse mescolate tra loro, miscele dagli effetti sconosciuti...).
A proposito di come viene realizzato il rapporto dell'ISPRA, bisogna anche dire che non tutte le Regioni, ahimè, forniscono i monitoraggi delle loro acque (ad esempio Liguria e Calabria non li hanno forniti per questo rapporto 2013...), mentre sono insufficienti per essere esaminati i monitoraggi inviati da Campania, Sardegna, Basilicata, Lazio e Molise: anzi, solo le regioni della pianura padano-veneta mandano regolarmente e in abbondanza i loro rilevamenti, a dispetto di tutte le altre Regioni. Che, purtroppo, non sono perseguibili se non mandano questi dati: e qui c'è una grave colpa del legislatore se c'è un buco normativo del genere.
In teoria questo rapporto servirebbe per intervenire in caso di inquinamento: effettivamente, in alcuni casi di grave inquinamento sono state poste in opera delle azioni che hanno risanato gli ambienti, ma c'è purtroppo da dire che (anche in questo campo) il confronto con l'Europa ci fa regredire di posizione, visto che a livello europeo le sostanze vietate sono molte di più (e quelle fuorilegge in Italia lo sono non per scelta nazionale ma perchè sono state revocate a livello europeo...). Anche qui devo citare la nostra cara e bellissima Costituzione, che all'art. 32 recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Anche qui, purtroppo, il nostro Paese si rivela come la solita "non" democrazia o democrazia incompiuta...
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Etichette: acque sotterranee, acque superficiali, atrazina, biocidi, inquinamento acque, ISPRA, pesticidi, simazina
mercoledì 16 gennaio 2013
SEMI DI MAFIA
Questo è il titolo dell'articolo che Vandana Shiva ha scritto nella sua rubrica "Terramadre" per la rivista La Nuova Ecologia (http://www.lanuovaecologia.it) nel numero di dicembre 2012. Prima di tutto vediamo chi è Vandana Shiva. Fonte wikipedia: Vandana Shiva (nata a Dehra Dunh, in india, il 5 novembre 1952) è attivista politica e ambientalista, si è battuta per cambiare pratiche e paradigmi nell'agricoltura e nell'alimentazione; si è occupata anche dei diritti sulla proprietà intellettuale, di biodiversità, biotecnologie, bioetica, ingegneria genetica e altro. Nel 1978 Shiva si laurea in fisica alla University of Western Ontario, Canada, con una tesi di dottorato in "Variabili nascoste e località nella teoria quantistica". Successivamente si occupa di ricerca interdisciplinare (scienza, tecnologia e politica ambientale) all'Indian Institute of Science e all'Indian Institute of Management di Bangalore. Nel 1982 fonda il Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy, un istituto di ricerca da lei diretto. Nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood Award. È tra i principali leader dell'International Forum on Globalization. La sua capacità dialogica l'ha spesso portata in giro per il mondo e spesso anche in Italia. Il 20 gennaio 2008 ha partecipato alla trasmissione Parla con me di Serena Dandini. Il 23 maggio 2010 ha partecipato alla trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio. Tra le sue battaglie, che l'hanno resa famosa anche in Europa, vi è quella contro gli OGM e la loro introduzione in India. Attualmente è la vicepresidente di Slow Food e collabora con la rivista di Legambiente La Nuova Ecologia. È anche membro del Comitato consultivo ad interim dell'Organizzazione per una società partecipativa (IOPS).
Nel suo articolo scrive: “L'unica ragione per la quale le colture sono state geneticamente modificate è quella di prendere i brevetti sulle sementi e incassare i diritti d'autore”. Ha ragione: ora si vogliono rivendicare i “diritti di proprietà intellettuale” sui semi, sulla biodiversità e sulle forme di vita, ma i semi non sono un'invenzione ma incarnano milioni di anni di evoluzione biologica e migliaia di anni di produzione degli agricoltori. Bellissimo questo pensiero, che condivido pienamente. Scrive ancora: “Quando le multinazionali rivendicano i brevetti, rivendicano illegalmente caratteristiche che la natura e gli agricoltori hanno evoluto negli anni. Questo non è innovazione né invenzione: è biopirateria”. Infatti quello che l'ingegneria genetaica ha fatto finora è stato quello di inserire nelle piante le caratteristiche tossiche dela tossina Bt e della resistenza agli erbicidi (un articolo delle rivista "Environmental Sciences Europe" ha dimostrato che dal 1996 – anno in cui sono state introdotte – ad oggi le colture geneticamente modificate hanno comportato ad un aumento dei pesticidi del 7%!). Come dice lei stessa, l'unico modo che le aziende hanno per spingere i semi OGM agli agricoltori è distruggere le alternative: lo fanno bloccando la produzione pubblica degli agricoltori, bloccando le aziende locali con accordi di licenza e rendendo i semi locali illegali mediante concessione di licenze obbligatorie e istituendo leggi di registrazione. Non è facile contrastare tutto ciò, si sta cercando di farlo con un'alleanza globale dei cittadini per la libertà delle sementi, per dire no ai brevetti e alle leggi sulle sementi che promuovono i semi industriali. LE SEMENTI SONO IL PRIMO ANELLO DELLA CATENA ALIMENTARE E LE GUERRE DEI SEMI STANNO PORTANDO A GUERRE ALIMENTARI. LE GUERRE DEI SEMI E DEL CIBO STANNO DIVENTANDO GUERRE DI CONOSCENZA.
C'è da ricordare che gli scienziati indipendenti che fanno ricerca di alta qualità su biosicurezza, salute ed impatto ambientale degli OGM vengono attaccati da una mafia organizzata che lavora per l'industria spacciandosi per scienza. Mi sento di concludere dicendo che non abbiamo bisogno di tutto ciò, non abbiamo bisogno delle colture OGM, e di pesticidi ce ne sono già abbastanza! Abbiamo bisogno di mantenere e conservare ciò che abbiamo, nel rispetto della salute di tutti noi e dell'ambiente in cui viviamo.
Nel suo articolo scrive: “L'unica ragione per la quale le colture sono state geneticamente modificate è quella di prendere i brevetti sulle sementi e incassare i diritti d'autore”. Ha ragione: ora si vogliono rivendicare i “diritti di proprietà intellettuale” sui semi, sulla biodiversità e sulle forme di vita, ma i semi non sono un'invenzione ma incarnano milioni di anni di evoluzione biologica e migliaia di anni di produzione degli agricoltori. Bellissimo questo pensiero, che condivido pienamente. Scrive ancora: “Quando le multinazionali rivendicano i brevetti, rivendicano illegalmente caratteristiche che la natura e gli agricoltori hanno evoluto negli anni. Questo non è innovazione né invenzione: è biopirateria”. Infatti quello che l'ingegneria genetaica ha fatto finora è stato quello di inserire nelle piante le caratteristiche tossiche dela tossina Bt e della resistenza agli erbicidi (un articolo delle rivista "Environmental Sciences Europe" ha dimostrato che dal 1996 – anno in cui sono state introdotte – ad oggi le colture geneticamente modificate hanno comportato ad un aumento dei pesticidi del 7%!). Come dice lei stessa, l'unico modo che le aziende hanno per spingere i semi OGM agli agricoltori è distruggere le alternative: lo fanno bloccando la produzione pubblica degli agricoltori, bloccando le aziende locali con accordi di licenza e rendendo i semi locali illegali mediante concessione di licenze obbligatorie e istituendo leggi di registrazione. Non è facile contrastare tutto ciò, si sta cercando di farlo con un'alleanza globale dei cittadini per la libertà delle sementi, per dire no ai brevetti e alle leggi sulle sementi che promuovono i semi industriali. LE SEMENTI SONO IL PRIMO ANELLO DELLA CATENA ALIMENTARE E LE GUERRE DEI SEMI STANNO PORTANDO A GUERRE ALIMENTARI. LE GUERRE DEI SEMI E DEL CIBO STANNO DIVENTANDO GUERRE DI CONOSCENZA.
C'è da ricordare che gli scienziati indipendenti che fanno ricerca di alta qualità su biosicurezza, salute ed impatto ambientale degli OGM vengono attaccati da una mafia organizzata che lavora per l'industria spacciandosi per scienza. Mi sento di concludere dicendo che non abbiamo bisogno di tutto ciò, non abbiamo bisogno delle colture OGM, e di pesticidi ce ne sono già abbastanza! Abbiamo bisogno di mantenere e conservare ciò che abbiamo, nel rispetto della salute di tutti noi e dell'ambiente in cui viviamo.
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domenica 25 novembre 2007
Prende piede l'AGRICOLTURA BIODINAMICA
Si conclude oggi 25 novembre 2007 il 26° Congresso Internazionale di Agricoltura Biodinamica, tenutosi per 4 giorni presso i saloni dell'Hotel Demidoff di Pratolino, alle porte di Firenze. L'agricoltura biodinamica segue regole molte rigorose indicate dal filosofo austriaco Rudolf Steiner (fondatore dell'antroposofia): riguarda prodotti di qualità come latte, yogurt, cereali, frutta e verdura (prodotti e certificati da Demeter), che stanno prendendo sempre più piede. Oggi i prodotti ottenuti dall'agricoltura biodinamica sono solo il 10% della produzione di tutta l'agricoltura biologica nazionale (che a sua volta è solo 1% dell'intero mercato alimentare nazionale...). Ad oggi l'agricoltura biodinamica in Italia occupa 25.000 ettari di terreno per un fatturato annuo di 30 milioni di euro: le aziende certificate come biodinamiche sono 295, mentre altre 80 sono in procinto di ricevere la certificazione. Ricordiamo che l'agricoltura biologica è quella che non fa uso di sostanze chimiche nella coltivazione dei prodotti, mentre l'agricoltura biodinamica è basata sull'utilizzo di terreni trattati con metodi che ricordano l'omeopatia seguendo maniacalmente anche gli astri, il cosmo e le costellazioni. A confermare l'interesse sempre maggiare del mondo scientifico verso l'agricoltura biodinamica è Carlo Triarico, storico della scienza e responsabile della sezione toscana dell'associazione nonchè docente di biodinamica al master della facoltà di Agraria dell'Università di Firenze, il quale sostiene che i loro prodotti sono molto migliorati e che i terreni trattati sono più fertili ed equilibrati. Ora anche altre università italiane si stanno dotando di master sull'agricoltura biodinamica (come quelle di Pistoia, Napoli e Bari), mentre cresce anche il numero di studenti che chiede di poter fare la tesi sulla biodinamica. Stefano Bettinelli, docente di genetica agraria di Firenze, paragona la svolta dell'agricoltura biodinamica ai risvolti positivi ottenuti negli ultimi anni dall'agopuntura: in pratica si tratta di alcune pratiche scientifiche spesso derise da molte persone ma che negli ultimi anni stanno catturando l'attenzione di molti visti i risultati positivi ottenuti. Un esempio di biodinamnica è il terreno trattato con il "Preparato 500": si tratta di letame conservato all'interno del corno di una vacca, sotterrato per 6 mesi, poi diluito in 70 litri d'acqua e sciolto nel terreno in proporzioni omeopatiche, meno di una goccia per metro quadro. Sembra una cosa ridicola ed invece è stato dimostrato (con un rigoroso studio scientifico) che i terreni così trattati sono più fertili, più equilibrati e più ricchi di sostanze organiche! Per maggiori informazioni http://www.agricolturabiodinamica.it. Altrochè prodotti OGM e agricoltura intensiva con impiego spietato di pesticidi...: siamo ancora a livelli molto bassi, ma l'agricoltura biodinamica sta prendendo sempre più piede così come il biologico.
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martedì 23 ottobre 2007
UE: sostituire i pesticidi più dannosi
Nella votazione di stamattina al Parlamento Europeo di Strasburgo si è dato il via libera alla revisione della normativa UE sui pesticidi: è stata infatti approvata in prima lettura e con grandissima maggioranza (455 voti favorevoli contro 137 no e 21 astenuti) una proposta che impone dei criteri ambientali e sanitari più restrittivi sull'autorizzazione alla commercializzazione dei pesticidi. In particolare, si dovranno sostitire i pesticidi più dannosi per l'ambiente e per la salute con altri più sicuri: inoltre, il testo approvato prevede l'esclusione dal mercato dei pesticidi cancerogeni, mutageni, teratogeni (che provocano malformazioni al feto), neurotossici, immunotossici e interferenti endocrini. Si è arrivati a questa proposta in quanto ormai il 40% della frutta e della verdura europea sono contaminati, con un campione su 30 addirittura fuori dai limiti di legge. La percentuale è leggermente più bassa in Italia (30%), con l'1.3% dei campioni fuori legge: c'è anche da dire che il nostro Paese è stato l'unico sinora ad avere vietato il terribile Carbendazim, un fungicida sospeso con D.M. del 03/02/2005. A proposito di chimica, l'ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche) da Helsinki ha divulgato, nell'ambito del sistema REACH, il calendario delle scadenze entro le quali produttori ed importatori dovranno registrare tutte le sostanze chimiche in base al nuovo regolamento n° 1907/2006. Così l'UE ha stabilito che:
- tra il 01/06/2008 e il 01/12/2008 sarà obbligatorio compiere la pre-registrazione delle sostanze chimiche;
- entro il 30/11/2010 dovrà essere effettuata la registrazione per alcune tipologie di sostanze chimihe relativamente ai loro quantitativi: si tratta delle sostanze chimiche CMR (cioè cancerogene, mutagene o tossiche per il sistema riprouttivo) prodotte od importate in misura uguale o superiore a 1 tonnellata annua, delle sostanze chimiche molto tossiche per ambiente marino in misura uguale o superiore a 100 tonnellate annue e delle altre sostanze chimiche in misura uguale o superiore a 1.000 tonnellate annue;
- entro il 31/05/2013 dovrà essere completata la registrazione per tutte le sostanze chimiche prodotte od importate in misura uguale o superiore a 100 tonnellate annue;
- entro il 31/05/2018 sarà obbligatoria la registrazione per tutte le sostanze chimiche prodotte od importate in misura uguale o superiore a 1 tonnellata annua.
Altri compiti dell'ECHA sono quello di fornire al pubblico informazioni sulle sostanze chimihe che sono state o sono soggette a valutazione, elaborare documenti destinati alle imprese ed inerenti gli obblighi da seguire e mettere in atto un servizio di assistenza tecnica.
Soddisfazione viene da parte di Legambiente... e anche dal sottoscritto!
- tra il 01/06/2008 e il 01/12/2008 sarà obbligatorio compiere la pre-registrazione delle sostanze chimiche;
- entro il 30/11/2010 dovrà essere effettuata la registrazione per alcune tipologie di sostanze chimihe relativamente ai loro quantitativi: si tratta delle sostanze chimiche CMR (cioè cancerogene, mutagene o tossiche per il sistema riprouttivo) prodotte od importate in misura uguale o superiore a 1 tonnellata annua, delle sostanze chimiche molto tossiche per ambiente marino in misura uguale o superiore a 100 tonnellate annue e delle altre sostanze chimiche in misura uguale o superiore a 1.000 tonnellate annue;
- entro il 31/05/2013 dovrà essere completata la registrazione per tutte le sostanze chimiche prodotte od importate in misura uguale o superiore a 100 tonnellate annue;
- entro il 31/05/2018 sarà obbligatoria la registrazione per tutte le sostanze chimiche prodotte od importate in misura uguale o superiore a 1 tonnellata annua.
Altri compiti dell'ECHA sono quello di fornire al pubblico informazioni sulle sostanze chimihe che sono state o sono soggette a valutazione, elaborare documenti destinati alle imprese ed inerenti gli obblighi da seguire e mettere in atto un servizio di assistenza tecnica.
Soddisfazione viene da parte di Legambiente... e anche dal sottoscritto!
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mercoledì 1 agosto 2007
ACQUA: quella italiana è super-inquinata da pesticidi!
Lo ha reso noto l'APAT (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e del Territorio) durante la conferenza stampa di presentazione del "Rapporto sul Piano Nazionale di Monitoraggio" coordinato nel triennio 2003-2005. Infatti è stato siglato un accordo tra Stato e Regioni per affidare all'APAT il coordinamento di monitoraggio delle acque per realizzare un buon sistema di controllo e di gestione dell'informazione delle nostre acque. Prima infatti i controlli effettuati dalle Regioni erano disomogenei ed effettuati solo su alcune sostanze, ora invece viene esteso a tutte le sostanze e in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale: l'accordo è ora scaduto ma c'è la volontà da tutte le parti di rinnovarlo. Ebbene, dalle indagini effettuate risulta che ogni anno si utilizzano in Italia ben 150.000 tonnellate di pesticidi che, se da un lato possono avere effetti positivi sui raccolti agricoli, dall'atro hanno effetti molto negativi per l'uomo e per l'ambiente visto che la maggior parte di essi finisce nelle nostre acque (fluviali e lacustri, superficiali e sotterranee). Sono state utilizzate ogni anno circa 400 sostanze attive in agricoltura, presenti con diverse formulazioni in alcune migliaia di prodotti commerciali! Molte di queste sostanze sono presenti anche nei biocidi (ovvero tutti quei prodotti che vengono utilizzati come disinfettanti, conservanti del legno, antincrostanti, pesticidi ad uso agricolo, ecc...) dei quali non si hanno a disposizione le informazioni inerenti le quantità utilizzate per cui non è possibile indicarne la loro incidenza sull'inquinamento ambientale. Sono stati rinvenuti nelle acque italiane 119 diversi tipi di pesticidi, di cui 112 in quelle superficiali e 48 in quelle sotterranee...: i controlli relativi all'anno 2005 sono stati effettuati su 3.574 monitoraggi e 10.570 campioni per un totale di 282.774 misure analitiche. Ebbene, in 485 punti di monitoraggio (ovvero il 47% del totale) delle acque superficiali è stata riscontrata la presenza di residui di pesticidi, di cui nel 27.9% dei casi in quantità superiori al limite imposto per le acque potabili; per le acque sotterranee sono stati rinvenuti residui di pesticidi in 630 punti di monitoraggio (il 24.8% del totale) di cui nel 7.7% dei casi in quantità oltre il limite. Tra tutti i pesticidi quelli in maggiore quantità rinvenuta vi sono gli erbicidi, tra cui gli erbicidi triazinici e alcuni prodotti di degradazione (i cosidetti metaboliti). Tra le aree maggiormente inquinate vi sono la pianura padano-veneta e alcune regioni del Centro-Sud: qui sono risultati contaminati il 51.5% dei punti di monitoraggio (dei quali il 29.2% oltre il limite) nelle acque superficiali e il 16.1% dei punti di monitoraggio (di cui il 2.7% oltre il limite) in quelle sotterranee. Tra l'altro, è stata ancora trovata la atrazina (una sostanza il cui divieto è vecchio di 20 anni...), a conferma del suo forte utilizzo in passato e della sua fortissima resistenza nell'ambiente! Forte anche la contaminazione di metolaclor, soprattutto in Valpadana: è presente nel 33% delle acque superficiali (nel 19% dei casi oltre il limite). Da segnalare anche la presenza di alcuni erbicidi utilizzati nelle risaie, come il bentazone che nell'11% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali risulta oltre il limite! I pesticidi da un lato sono positivi nel prevenire malattie alle colture agricole (consentendo quindi ottimi raccolti), ma se pensiamo che la maggior parte di essi finisce nella acque e che queste vengono impiegate nell'irrigazione agricola.... beh, allora forse ci dobbiamo porre alcuni dubbi su quello che mangiamo!!!
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Etichette: acqua, inquinamento acque, pesticidi, risorse idriche
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