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giovedì 9 ottobre 2014

OGM si, OGM no...

In questi ultimi giorni un dibattito interessante si sta svolgendo sulle pagine del quotidiano la Repubblica sul tema degli OGM: OGM si, OGM no? Gli OGM sono un male o un bene per la società? Lo scontro duro tra sostenitori e denigratori degli OGM va avanti ormai da molti anni, senza essere arrivati ad una conclusione congrua. Ecco perché ritengo molto interessante il dibattito succitato: sono intervenuti sulle pagine del giornale prima Vandana Shiva (attivista ed ambientalista indiana), poi Elena Cattaneo (accademica italiana, ora anche senatrice a vita), Carlo Petrini (gastronomo e scrittore italiano, fondatore di Slow Food) e infine Umberto Veronesi (famoso oncologo), ognuno dei quali con posizioni diverse sugli OGM (chi contrari come Vandana Shiva e Carlo Petrin, e chi favorevoli come Elena Cattaneo ed Umberto Veronesi). Ognuno ha le proprie ragioni ed è interessante leggerle e capirle, senza pregiudizi.
Ieri Michele Serra ha scritto un bel articolo sul quotidiano la Repubblica, intitolato "L'importanza di coltivare il dubbio sugli OGM", che potete leggere a questo link: http://giacomosalerno.com/2014/10/08/limportanza-di-coltivare-il-dubbio-sugli-ogm-michele-serra/. Un articolo a conclusione del dibattito precedente: a voi la lettura, per poi arrivare ognuno alle proprie valutazioni. L'importante è affrontare il dibattito, non negarlo.

venerdì 4 ottobre 2013

Un PATTO MONDIALE per proteggere la terra fertile

Lo scorso mese di maggio a Milano è stata lanciata dall'economista Andrea Farinet e dallo scrittore Giancarlo Roversi la Carta dei diritti della terra coltivata, un documento che dovrebbe servire ad assicurare al suolo fertile diritti inviolabili. Apprendo la notizia da un articolo di Alex Saragosa sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica di alcune settimane fa. 
Infatti la FAO, ovvero l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (http://www.fao.org/home/en/ e http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_delle_Nazioni_Unite_per_l%27alimentazione_e_l%27agricoltura), ha stimato che oggi solo il 46% dei terreni della Terra ha una fertilità stabile o in crescita, mentre il 34% è stato degradato dall'operato umano più o meno gravemente e il restante 20% è addirittura improduttivo. Di questo passo, non saremo più in grado di dar da mangiare alla popolazione mondiale. In crescita continua. La speranza è quella di ratificare la Carta da parte delle nazioni che saranno presenti all'Expo 2015 di Milano, che sarà dedicato appunto a cibo ed agricoltura. 
Per la verità esiste già una Carta della Terra (http://it.wikipedia.org/wiki/Carta_della_Terra), ma questa proposta entra più nello specifico. Come sostiene la microbiologa Anna Benedetti, che dirige il Centro di ricerca per lo studio delle relazioni tra pianta e suolo, “la fertilità del terreno, un mix di sabbia, argilla e sostanza organica formatosi nel corso dei millenni, è garantita dal continuo ciclo di quanto ci cresce sopra. Ma l'uomo forza la sua produttività con lavorazioni, irrigazioni e fertilizzazioni che possono far tornare il suolo a uno sterile stato minerale” (ad esempio in Africa il suolo è rovinato dalle monocolture, negli USA dai grandi macchinari che lo compattano, in Cina dagli scarichi industriali, in Italia dalla cementificazione). Altro grave problema, a livello mondiale, è la sottrazione della sostanza organica con i raccolti, perdita che viene compensata con i fertilizzanti minerali artificiali anziché con fertilizzanti naturali come il letame o il compost, il che fa perdere coesione al suolo che quindi è più soggetto all'erosione della pioggia. Ci sono già leggi in materia in Europa, che regolano le pratiche agricole per rendere sostenibile l'uso dei suoli, ad esempio dosando le fertilizzazioni sia minerali che organiche: ma anche qui v'è da dire che molti agricoltori (soprattutto in Valpadana) eccedono con lo spargimento di letame nel terreno, che in dose eccessive provoca solo un danno!
Ha ragione il giornalista Saragosa quando a conclusione del suo articolo afferma che solo se l'Europa riuscirà a dimostrare di poter conciliare l'agricoltura ad alta produttivtà con il rispetto della fertilità, allora le sue buone pratiche potrebbero essere esportate nel resto dle mondo, alleviando il problema dell'alimentazione che si sta aggravando sempre di più. Ricordando che, in tal senso, gli OGM non sono per niente la soluzione...

mercoledì 16 gennaio 2013

SEMI DI MAFIA

Questo è il titolo dell'articolo che Vandana Shiva ha scritto nella sua rubrica "Terramadre" per la rivista La Nuova Ecologia (http://www.lanuovaecologia.it) nel numero di dicembre 2012. Prima di tutto vediamo chi è Vandana Shiva. Fonte wikipedia: Vandana Shiva (nata a Dehra Dunh, in india, il 5 novembre 1952) è attivista politica e ambientalista, si è battuta per cambiare pratiche e paradigmi nell'agricoltura e nell'alimentazione; si è occupata anche dei diritti sulla proprietà intellettuale, di biodiversità, biotecnologie, bioetica, ingegneria genetica e altro. Nel 1978 Shiva si laurea in fisica alla University of Western Ontario, Canada, con una tesi di dottorato in "Variabili nascoste e località nella teoria quantistica". Successivamente si occupa di ricerca interdisciplinare (scienza, tecnologia e politica ambientale) all'Indian Institute of Science e all'Indian Institute of Management di Bangalore. Nel 1982 fonda il Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy, un istituto di ricerca da lei diretto. Nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood Award. È tra i principali leader dell'International Forum on Globalization. La sua capacità dialogica l'ha spesso portata in giro per il mondo e spesso anche in Italia. Il 20 gennaio 2008 ha partecipato alla trasmissione Parla con me di Serena Dandini. Il 23 maggio 2010 ha partecipato alla trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio. Tra le sue battaglie, che l'hanno resa famosa anche in Europa, vi è quella contro gli OGM e la loro introduzione in India. Attualmente è la vicepresidente di Slow Food e collabora con la rivista di Legambiente La Nuova Ecologia. È anche membro del Comitato consultivo ad interim dell'Organizzazione per una società partecipativa (IOPS). 
Nel suo articolo scrive: “L'unica ragione per la quale le colture sono state geneticamente modificate è quella di prendere i brevetti sulle sementi e incassare i diritti d'autore”. Ha ragione: ora si vogliono rivendicare i “diritti di proprietà intellettuale” sui semi, sulla biodiversità e sulle forme di vita, ma i semi non sono un'invenzione ma incarnano milioni di anni di evoluzione biologica e migliaia di anni di produzione degli agricoltori. Bellissimo questo pensiero, che condivido pienamente. Scrive ancora: “Quando le multinazionali rivendicano i brevetti, rivendicano illegalmente caratteristiche che la natura e gli agricoltori hanno evoluto negli anni. Questo non è innovazione né invenzione: è biopirateria”. Infatti quello che l'ingegneria genetaica ha fatto finora è stato quello di inserire nelle piante le caratteristiche tossiche dela tossina Bt e della resistenza agli erbicidi (un articolo delle rivista "Environmental Sciences Europe" ha dimostrato che dal 1996 – anno in cui sono state introdotte – ad oggi le colture geneticamente modificate hanno comportato ad un aumento dei pesticidi del 7%!). Come dice lei stessa, l'unico modo che le aziende hanno per spingere i semi OGM agli agricoltori è distruggere le alternative: lo fanno bloccando la produzione pubblica degli agricoltori, bloccando le aziende locali con accordi di licenza e rendendo i semi locali illegali mediante concessione di licenze obbligatorie e istituendo leggi di registrazione. Non è facile contrastare tutto ciò, si sta cercando di farlo con un'alleanza globale dei cittadini per la libertà delle sementi, per dire no ai brevetti e alle leggi sulle sementi che promuovono i semi industriali. LE SEMENTI SONO IL PRIMO ANELLO DELLA CATENA ALIMENTARE E LE GUERRE DEI SEMI STANNO PORTANDO A GUERRE ALIMENTARI. LE GUERRE DEI SEMI E DEL CIBO STANNO DIVENTANDO GUERRE DI CONOSCENZA.
C'è da ricordare che gli scienziati indipendenti che fanno ricerca di alta qualità su biosicurezza, salute ed impatto ambientale degli OGM vengono attaccati da una mafia organizzata che lavora per l'industria spacciandosi per scienza. Mi sento di concludere dicendo che non abbiamo bisogno di tutto ciò, non abbiamo bisogno delle colture OGM, e di pesticidi ce ne sono già abbastanza! Abbiamo bisogno di mantenere e conservare ciò che abbiamo, nel rispetto della salute di tutti noi e dell'ambiente in cui viviamo.

domenica 23 novembre 2008

OGM all’assalto del biologico

È il titolo dell’articolo che il giornalista Carlo Petrini ha scritto per il quotidiano La Repubblica giovedì 20 novembre 2008. Dal 1° gennaio 2009 entrerà in vigore il nuovo regolamento comunitario per il biologico, il quale equiparerà l’agricoltura biologica a quella convenzionale per quel che riguarda la contaminazione accidentale da OGM! Fino a poco tempo fa si trattava di una bozza di regolamento per il biologico, alla quale si erano opposti fin da subito varie organizzazione (come Slow Food e Coldiretti) ed anche lo stesso Parlamento europeo (tra l’altro a grande maggioranza): questa bozza prevedeva che la soglia di contaminazione accidentale da OGM (al di sotto della quale continua essere lecito etichettare come biologici gli alimenti contaminati) fosse dello 0.9%, ovvero la stessa percentuale applicata nell’agricoltura convenzionale. A questo si erano ribellate le varie organizzazioni ed il Parlamento europeo i quali volevano invece che questa percentuale fosse molto più bassa, ovvero lo 0.1%, al fine di garantire al consumatore la massima sicurezza alimentare: si chiedeva lo 0.1% perché era il minimo tecnicamente rilevabile, al di sotto del quale gli strumenti di rilevamento non funzionano. In pratica si pensava (lecitamente) che se c’è traccia di OGM non si può parlare di biologico (http://www.liberidaogm.org).
Ed, invece, le cose sono andate diversamente: la Commissione ha ignorato il voto addirittura dello stesso Parlamento europeo, una cosa incredibile, considerate anche le molte voci di protesta che si erano sollevate da più parti. Credo proprio abbia ragione il sig. Carlo Petrini quando dice che: “L’unica spiegazione che mi sono dato è veramente sgradevole. Ha a che fare con la volontà politica di danneggiare ancora una volta le produzioni sostenibili e di qualità, favorendo le lobby del ‘tanto peggio tanto meglio’, economicamente potentissime, che nella mancanza di rigore normativo non possono che proliferare”.
Naturalmente questa nuova normativa sarà una batosta per l’agricoltura biologica europea ma, soprattutto, italiana: nel 2007 nel nostro paese sono stati coltivati a biologico 1.150.000 ettari di terreno impiegando oltre 50.000 operatori (di cui più di 43.000 sono produttori). E qui riporto un altro passo dell’articolo di Petrini: “La difesa dell’autentico made in Italy, della qualità e della tipicità dei nostri prodotti, del senso stesso della dieta mediterranea, passa dalla difesa delle produzioni biologiche, passa dalle mani di quanti creano profitto e benessere, nel senso più completo, senza danneggiare il pianeta. Ebbene, sembra che questi signori nessuno abbia voglia di proteggerli. Per lo meno non a Bruxelles”.
Ha ragione lo stesso Petrini quando dice che dovremmo essere superiori: anche se dal 1° gennaio 2009 entrerà in vigore la nuova normativa, i coltivatori italiani di biologico dovrebbero continuare ad essere “completamenti liberi da OGM”, lasciando la percentuale dello 0.9% ad altri coltivatori scellerati. In tale maniera non si correrebbero rischi di procedure d’infrazione da parte dell’Unione Europea, si correrebbe il rischio di fare la figura di quelli che all’agricoltura biologica tengono davvero (e sarebbe una bella figura), e si garantirebbe la massima trasparenza delle informazioni ai consumatori.
Concludo con la parte finale dell’articolo di Petrini, chiarissima e che descrive alla perfezione quello che potrebbe succedere: “Altrimenti tutti noi dal 1° gennaio 2009 avremo una ragione in meno per comprare biologico, da qualunque parte dell’Europa esso provenga. E l’unico biologico di cui potremo ancora fidarci sarà quello dei paesi più poveri, quello che producono biologico per forza (e dunque per davvero) e non per regolamento”…

giovedì 30 ottobre 2008

CIBI OGM: paure e informazione

E' stata condotta un'intervista inerente i cibi OGM, fatta dall'Istituto Nazionale Ricerche Demopolis tra l'1 e il 10 ottobre 2008 su un campione di 1.510 cittadini italiani: dall'intervista risulta che il 65% degli intervistati è contrario ai cibi OGM in funzione dei rischi per la propria salute e il 13% è contrario in quanto danneggiano la produzione di qualità, per un totale di ben il 78% di contrari! Solo il 4% è completamente d'accordo, mentre il 18% è d'accordo ma solo se fosse accertata l'assenza di rischi per la salute e l'ambiente. I risultati dell'intervista (visibili nell'immagine allegata) sono stati oggetto di dibattito nel corso del convegno "OGM e mass media in Italia" che si è tenuto alcuni giorni fa a Roma. Nel corso del convegno è stato presentato il rapporto Mediabiotech, curato dalla docente di Linguistica Grazia Basile, in collaborazione con Simona Galasso e Maria Teresa Valenti: tale rapporto ha preso in considerazione la stampa "generalista", la stampa di opinione, i periodici ed alcune trasmissioni televisive e radiofoniche. Dal rapporto è emerso che i giornali dedicano poco spazio alla spiegazione degli OGM e, quando ne dedicano qualche spazio, non vengono riportate le fonti delle informazioni. Lo scopo del rapporto è stato quello di evidenziare la scarsa preparazione delle persone in tema di OGM e che la maggior parte delle persone è "spaventata" ma senza averne una motivazione fondata, diciamo per una fobia generale. Secondo il rapporto, quindi, il dibattito sugli OGM è ancora troppo specialistico, poco idoneo ad informare e coinvolgere, nonchè poco efficace.
Posso essere d'accordo sul fatto che ci sia poca informazione in merito, e questo è un grave handicap, ma non credo che la gente sia così spaventata senza essere informata, avrà i suoi buoni motivi: tuttavia, sempre dall'intervista è emerso che il 92% degli intervistati vorrebbe avere maggiori informazioni dai mass-media, il 40% vorrebbe più informazioni su cibo e salute dai quotidiani, il 29% dai periodici, il 21% dalla radio, il 78% dalla TV ed il 18% da internet.
Io sono fermamente contrario agli OGM: per questa mia posizione mi sento di darvi come riferimento il sito http://www.liberidaogm.org.

domenica 25 novembre 2007

Prende piede l'AGRICOLTURA BIODINAMICA

Si conclude oggi 25 novembre 2007 il 26° Congresso Internazionale di Agricoltura Biodinamica, tenutosi per 4 giorni presso i saloni dell'Hotel Demidoff di Pratolino, alle porte di Firenze. L'agricoltura biodinamica segue regole molte rigorose indicate dal filosofo austriaco Rudolf Steiner (fondatore dell'antroposofia): riguarda prodotti di qualità come latte, yogurt, cereali, frutta e verdura (prodotti e certificati da Demeter), che stanno prendendo sempre più piede. Oggi i prodotti ottenuti dall'agricoltura biodinamica sono solo il 10% della produzione di tutta l'agricoltura biologica nazionale (che a sua volta è solo 1% dell'intero mercato alimentare nazionale...). Ad oggi l'agricoltura biodinamica in Italia occupa 25.000 ettari di terreno per un fatturato annuo di 30 milioni di euro: le aziende certificate come biodinamiche sono 295, mentre altre 80 sono in procinto di ricevere la certificazione. Ricordiamo che l'agricoltura biologica è quella che non fa uso di sostanze chimiche nella coltivazione dei prodotti, mentre l'agricoltura biodinamica è basata sull'utilizzo di terreni trattati con metodi che ricordano l'omeopatia seguendo maniacalmente anche gli astri, il cosmo e le costellazioni. A confermare l'interesse sempre maggiare del mondo scientifico verso l'agricoltura biodinamica è Carlo Triarico, storico della scienza e responsabile della sezione toscana dell'associazione nonchè docente di biodinamica al master della facoltà di Agraria dell'Università di Firenze, il quale sostiene che i loro prodotti sono molto migliorati e che i terreni trattati sono più fertili ed equilibrati. Ora anche altre università italiane si stanno dotando di master sull'agricoltura biodinamica (come quelle di Pistoia, Napoli e Bari), mentre cresce anche il numero di studenti che chiede di poter fare la tesi sulla biodinamica. Stefano Bettinelli, docente di genetica agraria di Firenze, paragona la svolta dell'agricoltura biodinamica ai risvolti positivi ottenuti negli ultimi anni dall'agopuntura: in pratica si tratta di alcune pratiche scientifiche spesso derise da molte persone ma che negli ultimi anni stanno catturando l'attenzione di molti visti i risultati positivi ottenuti. Un esempio di biodinamnica è il terreno trattato con il "Preparato 500": si tratta di letame conservato all'interno del corno di una vacca, sotterrato per 6 mesi, poi diluito in 70 litri d'acqua e sciolto nel terreno in proporzioni omeopatiche, meno di una goccia per metro quadro. Sembra una cosa ridicola ed invece è stato dimostrato (con un rigoroso studio scientifico) che i terreni così trattati sono più fertili, più equilibrati e più ricchi di sostanze organiche! Per maggiori informazioni http://www.agricolturabiodinamica.it. Altrochè prodotti OGM e agricoltura intensiva con impiego spietato di pesticidi...: siamo ancora a livelli molto bassi, ma l'agricoltura biodinamica sta prendendo sempre più piede così come il biologico.

giovedì 1 novembre 2007

OGM: l'Italia chiede il bando UE

L'Italia, durante il Consiglio dei Ministri Europei dell'Ambiente tenutosi a Lussemburgo lo scorso 30 ottobre 2007, per voce del sottosegretario all'Ambiente Laura Marchetti, ha lanciato una proposta chiedendo all'Unione Europea di bloccare ogni autorizzazione alla coltivazione ed importazione dei prodotti OGM fino a quando non saranno modificate radicalmente le norme in materia. L'iniziativa italiana ha tra gli scopi quello di aumentare i poteri dell'EFSA di Parma (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare), permettendo così di scrivere di sua iniziativa le analisi sui rischi legati all'autorizzazione di ogni nuovo prodotto geneticamente modificato. Infatti, finora l'EFSA non ha condotto studi indipendenti (per mancanza di fondi...) sulle richieste di approvazione degli OGM avanzate dalle multinazionali, basando quindi le proprie decisioni su studi finanziari eseguiti dalle stesse multinazionali (che sono naturalmente di parte...). Lo denuncia anche Mario Capanna, presidente della Fondazione dei Diritti Genetici, nonchè molti esperti europei. L'esempio pià eclatante è quello della "superpatata", un tubero transgenico prodotto dalla Basf e autorizzato dall'EFSA (che si è dovuta fidare degli studi favorevoli delle multinazionali...) ma subito bloccato dal Commissario Ue all'Ambiente Stavros Dimas grazie ad una ricerca dell'OMS secondo cui l'ingresso della "superpatata" nella catena alimentare metterebbe a rischio la salute umana rendendo il nostro organismo resistente agli antibiotici. L'Italia, inoltre, con la propria iniziativa chiede di rendere più trasparenti le procedure UE per l'autorizzazione alla coltivazione o importazione dei nuovi prodotti OGM: infatti, finora i grandi Stati non sono mai riusciti a creare delle maggioranze in grado di bloccare o approvare un nuovo prodotto, rimettendo la scelta nelle mani della sola Commissione che nella quasi totalità dei casi concede il via libera... ignorando così il parere dei governi e dei suoi milioni di cittadini contrari. L'iniziativa italiana (che sarà esaminata nei prossimi mesi) è stata accolta da 13 paesi europei (Francia, Germania, Austria, Portogallo, Olanda, Belgio, Polonia, Irlanda, Cipro, Malta, Romania, Ungheria e Repubblica Ceca): contrari invece gli altri 14 (tra cui l'Inghilterra da sempre favorevole al transgenico..). Speriamo bene: speriamo di continuare a parlare (e a mangiare) di patate e non di "superpatate"...