venerdì 28 marzo 2008

Ecco il nuovo “CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO”

Erano molti i timori che non ci fosse stato il tempo (causa la caduta del governo Prodi) e la volontà di ratificare il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”: promosso dal ministro Francesco Rutelli e predisposto da una commissione di esperti guidata dal professore Salvatore Settis, finalmente in nuovo Codice è stato ratificato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 19 marzo 2008. Si tratta di un passo importante per la difesa del territorio italiano, visto che dalla prima legge sul paesaggio del 25 settembre 1920 (che fu presentata dall’allora ministro della Pubblica Istruzione Benedetto Croce nel corso dell’ultimo governo Giolitti e approvata due anni dopo) si sono succedute leggine che non hanno impedito infinti abusi che hanno deturpato nel corso dei decenni il territorio del nostro paese. Questo nuovo codice è stato un passo necessario per combattere tutto quanto di peggiore è stato reso possibile in questi anni dal federalismo e dalla devolution, che hanno permesso alle Regioni di fare del territorio e dell’ambiente quel che hanno voluto. Ora però la tutela del paesaggio ritorna, finalmente, allo Stato. Il nuovo Codice ha preso spunto da quanto di più chiaro c’è scritto da 50 anni nella nostra Costituzione, ovvero da quell’art. 9 al cui primo comma si ribadisce che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” e al secondo comma ribadisce che “tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della Nazione”: ma sappiamo tutti cosa ne pensi il Centro-Destra della Costituzione italiana e i fatti lo hanno dimostrato… Ora finalmente è arrivato questo nuovo “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, che arriva dopo un’importante sentenza della Corte costituzionale dell’ottobre 2007 secondo la quale la tutela paesaggistica costituisce un valore primario e assoluto, come paradigma dell’identità nazionale. Per evitare che gli enti locali (Regioni, Province, Comuni) continuino a prendere decisioni di parte (e, quasi sempre, non in linea con la tutela del territorio) si è arrivati a questo nuovo Codice, che può essere considerato come la rifondazione ecologica del nostro paese.
Il nuovo Codice riguarderà la salvaguardia sia del territorio che dell’arte. Per quanto riguarda la salvaguardia del territorio, il Codice prevede la pianificazione come strumento di tutela e di disciplina da parte dello Stato, il quale emanerà delle linee guida a cui dovranno sottostare i piani regionali: inoltre, le Sovrintendenze dovranno emettere un parere vincolante preventivo sulla conformità dell’intervento ai piani paesaggistici. Per quanto riguarda la sub-delega ai Comuni, questi dovranno comprendere nel loro organico adeguate competenze tecniche e scientifiche, in modo da poter separare la materia urbanistica dalla tutela del paesaggio che per anni sono state un tutt’uno e questo è stato il male del nostro paese! Per quanto riguarda invece la tutela dell’arte, per bloccare quel saccheggio organizzato di opere d’arte sono state emanate norme molto più restrittive sulla circolazione internazionale e nuove norme per la salvaguardia del patrimonio immobiliare pubblico nel caso di dismissione o uso per la valorizzazione economica; è stata inoltre confermata la disciplina della Convenzione Unesco del 1970 sulla illecita esportazione dei beni culturali e sulle azioni per ottenere la restituzione.
Un esempio pratico di questo nuovo Codice è il decalogo per l’ambiente, il territorio ed il paesaggio che è stato proposto dalla rete dei Comitati Toscani, nel quale si parla di cementificazione, politiche energetiche, rifiuti, tutela dei beni culturali, ecc… Promotore di questa rete di comitati è stato Alberto Asor Rosa il quale, in un’intervista a Francesco Erbani del quotidiano La Repubblica, sostiene (giustamente) quanto importante sia stata l’approvazione del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” ma anche quanto la presente campagna elettorale sia estremamente povera di questi argomenti o non ne parli proprio per niente! Uno dei punti principali del decalogo è l’arresto del consumo di suolo, del quale io stesso ho trattato in molti miei precedenti post: a tal proposito Asor Rosa nell’intervista dice “L’espansione edilizia degli ultimi anni ha assunto proporzioni inimmaginabili. I dati dimostrano che è ormai scollegata da ogni esigenza abitativa. Noi chiediamo che, prima di consumare altro suolo, per ogni bisogno che vada al di là delle necessità sociali (le case per i giovani o per gli immigrati, per esempio) si riutilizzino strutture esistenti”.
Ha perfettamente ragione, ma non viene fatto, per il semplice motivo che i Comuni (proprio in seguito al taglio dei fondi statali avvenuto in seguito al federalismo) dal recupero dell’esistente non ottengono soldi da oneri di urbanizzazione e costo di costruzione, ma li ottengono dalle nuove costruzioni… Ora però si avvicinano le elezioni del 13-14 aprile 2008: se verranno confermati i sondaggi attuali, trionferà il Centro-Destra e sappiamo (purtroppo) l’idea che tale schieramento politico ha a proposito di territorio e paesaggio. Speriamo almeno che lascino intatto l’appena approvato “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”…

SMOG: quello cinese invade il Nord America!

Secondo una ricerca realizzata da un gruppo di fisici dell’atmosfera del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt (USA), i cui risultati verranno pubblicati sul “Journal of Geophysical Research – Atmospheres”, l’inquinamento atmosferico causato dalle attività umane si sposta da un continente all’altro vanificando (e, talvolta, annullando) gli sforzi fatti in alcuni paesi. In seguito a tale ricerca, è stata elaborata una mappa molto dettagliata dell’inquinamento atmosferico che interessa il nostro pianeta (è quella allegata al post): per effettuare le ricerche si è utilizzato lo strumento MODIS (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer) che si trova sul satellite americano “Terra”. Per inquinamento atmosferico è stato preso in considerazione quello causato dalle attività umane nelle città, dal traffico, dalle industrie e dai grandi incendi per la deforestazione. Hungbin Yu, responsabile della ricerca, ha affermato che per molti anni si è pensato ai paesi occidentali come ai primi (ed unici) responsabili dell’inquinamento atmosferico, ma ora qualcosa è cambiato in maniera molto profonda. I paesi in forte sviluppo economico stanno dando un contributo notevole in termini di inquinamento: la Cina, in particolare, in seguito al suo velocissimo sviluppo demografico ed industriale ha raddoppiato il suo inquinamento atmosferico in appena un decennio, tanto che le sostanze inquinanti presenti in atmosfera sono così tante che vengono ora sospinte dai venti verso altre zone, addirittura a migliaia di chilometri di distanza! Secondo i dati rilevarti dal satellite dal 2002 ad oggi, si è scoperto che la quantità di inquinanti partita dall’Asia e arrivata nel Nord America corrisponde al 15% di quella prodotta da USA e Canada, ed è un dato notevole se si considerano gli impegni presi da questi ultimi due paesi per ridurre le sostanze inquinanti in loco. Praticamente, la percentuale di inquinanti che arriva dall’Asia annulla la percentuale di inquinanti che si cerca di tagliare!!! Il trasporto delle sostanze inquinanti varia nel corso dell’anno: è molto intenso tra la fine dell’inverno e la primavera, quando i venti in quota sono molto sostenuti, mentre è minimo in estate. A volte le sostanze inquinanti ci impiegano appena una settimana per attraversare l’Oceano Pacifico! Secondo i rilievi, in 3 anni si sono mosse dalla Cina verso il Nord America ben 18 tonnellate di materiale inquinante, delle quali 4,5 depositatesi sugli USA e le altre sugli oceani circostanti. E la stessa cosa sta ora capitando all’Europa, che a sua volta sta ricevendo una parte delle sostanze inquinanti che vengono prodotte dalle industrie americane. Sembra il gioco del cane che si morde la coda…Quindi, quello dello smog è un problema planetario, che riguarda anche aree dove l’inquinamento non viene prodotto ma… vi arriva! Si stanno ora studiando gli effetti di questo smog vagante: si tratta di conseguenze complesse da studiare, visto che alcune sostanze inquinanti possono intrappolare il calore prodotto dalla Terra aumentando così il riscaldamento globale, mentre altre possono respingere l’energia solare diminuendo così l’effetto del riscaldamento globale, anche se sembra prevalere la prima ipotesi… Si tratta di un fenomeno nuovo, di cui non si era a conoscenza, e che potrà avere risvolti negativi sull’andamento climatico di alcune zone.
Tutto ciò sta a significare quanto siano piuttosto inutili i piani di taglio delle emissioni di CO2 a livello locale, come potrebbe essere quello in atto in Europa: questi piani dovrebbero essere intesi (ed applicati) a livello globale se si vuole tagliare queste emissioni di gas serra, altrimenti si correrà il rischio di attuare interventi (soprattutto economici) anche pesanti a livello locale che si dimostrerebbero però vani. E, nel frattempo, non verrebbe ripristinato quell’equilibrio atmosferico rovinato dalle attività umane e la cui alterazione sta stravolgendo il clima del nostro pianeta: urge una pianificazione globale di taglio delle emissioni di CO2 se si vuole decelerare il cambiamento climatico in corso…

mercoledì 19 marzo 2008

ITALIA: case raddoppiate dal 2000 ad oggi...

La campagna elettorale per le politiche del prossimo 13-14 aprile 2008 è in pieno svolgimento e, a proposito di case, ogni schieramento sta dando cifre sempre più grandi sul numero di case di costruire per fronteggiare l’esigenza dei giovani e delle famiglie: 500.000, 800.000, un milione di case, olè! Tuttavia mi sorge il dubbio che la volontà di far nuove case non dipenda dall’esigenza effettiva della popolazione, ma da qualcos’altro…
Proprio in questi giorni è uscito un rapporto del CRESME che, sulla base dei modelli ISTAT che vengono compilati dai tecnici per le pratiche edilizie, sta smentendo quanto si sta affermando in campagna elettorale: dal 2000 le case nuove in Italia sono aumentate di ben l’88%!!! Ma, mi sembra, che la popolazione italiana non sia aumentata dell’88% nello stesso lasso di tempo… Nel 2000 si sono costruite in Italia 159.000 nuove case, nel 2007 sono state ben 298.000 (più di quante ne furono denunciate nel 1985 in occasione del famigerato condono edilizio di Craxi, quando furono 290.000): considerando anche gli ampliamenti, nel 2007 il numero di nuove case aumenta nel 2007 a 336.000! Alcuni dati: nel 2007 si sono costruiti in Italia 134.263.706 mc di abitazioni, di cui 34.386.833 nel Nord-Ovest (+22.6% rispetto al 2004), 37.760.792 nel Nord-Est (+19.1%), 21.536.226 al Centro (+36.5%), 27.958.168 al Sud (+22.2%) e 12.621.688 nelle Isole (+28.8%). Le prime cinque province per mc costruiti nel 2007 sono state Milano con 7.292.405 mc, Roma con 7.032.486, Brescia con 4.075.359, Bari con 4.047.707 e Torino con 3.960.624, che assieme rappresentano il 19.7% dei mc costruiti in tutta Italia! E stiamo parlando solamente di abitazioni: se vi aggiungiamo anche gli edifici non residenziali come i capannoni, i negozi e i centri commerciali, allora il numero sale ulteriormente!
Ma come mai si costruisce così tanto? C’è tanta richiesta? Si potrebbe pensare di no, visto che la popolazione italiana è stabile da molti anni (salvo piccole variazioni): invece la richiesta c’è (anche se da sola non giustifica il forte aumento di case), solo che invece di recuperare gli edifici esistenti si preferisce costruirne di nuovi. Come mai? Semplice: dalle nuove costruzioni i Comuni intascano una enorme marea di denaro che deriva dagli oneri di urbanizzazione e dai costi di costruzione (nella prima fase) e dall’ICI (nella seconda fase), denaro che risolleva le casse comunali. Fra i Comuni con il maggior gettito pro-capite nel 2007 derivante da oneri ed ICI figurano Rimini (1° posto) con 478 euro pro-capite, poi Siena (469 euro), Roma (462 euro), Reggio Emilia (443 euro) e Catania (441 euro), mentre tra il 2005 e il 2007 tali gettiti sono aumentati di ben il 143% a Catania, del 94% a Lucca, del 57% a Cosenza, del 56% a Ragusa e del 54% a Crotone! Mediamente, di tutti questi introiti il 78% deriva dall’ICI e il restante 22% dai Permessi di Costruire (ex concessioni edilizie). Proprio per quanto riguarda i Permessi di Costruire, il forte aumento di nuove costruzioni dal 2000 al 2007 si giustifica col fatto che fino al 2000 gli incassi derivanti dalle ex concessioni edilizie (oneri di urbanizzazione e costo di costruzione) avevano un vincolo di destinazione, cioè dovevano essere utilizzati solo per investimenti comunali (come opere di urbanizzazione quali strade, marciapiedi, piazze, ecc…), mentre dal 2001 con l’entrata in vigore del “Testo Unico per l’Edilizia” tali gettiti di denaro possono essere utilizzati per coprire qualsiasi spesa comunale… Certo, i Comuni non sono da biasimare visto che il federalismo ha tagliato i fondi ai Comuni stessi che, per affrontare i propri problemi, devono far cassa in altra maniera.
Questo però comporta la ricerca continua di nuovi terreni ove realizzare nuove lottizzazioni e nuovi edifici (residenziali e non), strappandoli all’agricoltura e alle aree verdi circostanti le città: nel contempo, mentre le periferie si espandono, i centri storici si spopolano perché non si punta al recupero edilizio. Questo ha contraccolpi negativi sul nostro territorio, con diminuzione dei terreni agricoli e delle aree verdi, aumento del dissesto idrogeologico, aumento delle temperature cittadine, smog, ulteriore traffico: la soluzione sarebbe semplice, se solo si volessero recuperare quelle migliaia di fabbricati disabitati che si trovano nel centro delle città, bloccando così l’espansione in periferia e tutti i problemi che vi sono collegati. Ma così facendo i Comuni vedrebbero diminuire sensibilmente i propri introiti (visto che dalle ristrutturazioni e dai recuperi edilizi si incassano pochi oneri…) ma, come sempre, del nostro territorio non se ne preoccupa nessuno…

mercoledì 12 marzo 2008

LOMBARDIA: salta la legge "ammazzaparchi"

AVEVO PUBBLICATO POCHI GIORNI FA UN POST CIRCA LA PROBABILE APPROVAZIONE DI UN ARTICOLO DELLA LEGGE URBANISTICA LOMBARDA CHE AVREBBE CONSENTITO LA COSTRUZIONE DI NUOVI EDIFICI ANCHE ALL’INTERNO DEI PARCHI E DELLE AREE NATURALI.
ORA PERO ARRIVA LA NOTIZIA CHE FORSE NESSUNO SI ASPETTAVA (MA CHE IN CUOR SUO SPERAVA): L’ASSESSORE REGIONALE DAVIDE BONI HA RITIRATO L’EMENDAMENTO 13 BIS, IL COSIDDETTO “AMMAZZAPARCHI”, STRALCIANDOLO DALLA LEGGE URBANISTICA.
PER IL MOMENTO ALMENO LE AREE VERDI SONO SALVE…

Magari fossimo schiavi della scienza, invece lo siamo della religione…

Ormai è noto a tutti lo scontro tra mondo scientifico e mondo cattolico consumatosi alcune settimane fa in seguito al mancato intervento del Papa all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università La Sapienza di Roma. Riassumendo il fatto, il rettore dell’università invitò il Papa all’evento, 67 professori della stessa università lanciarono un appello per avvertire il Papa che durante l’inaugurazione avrebbe dovuto rispondere alle domande di coloro che la pensano diversamente, ma a quel punto il Papa declinò l’invito (non accettando, come tipico del pensiero vaticano, il contraddittorio). Peccato che, come sempre, l’informazione si sia dimostrata assolutamente di parte dipingendo il Papa come vittima assoluta di un complotto…
A proposito della teoria dell’evoluzionismo di Darwin, Papa Benedetto XVI nel settembre 2006, riunendo a Castelgandolfo il suo “circolo di allievi”, attaccò duramente il lavoro di Darwin affermando che “la sua teoria sull’evoluzionismo non è completamente dimostrabile perché mutazioni di centinaia di migliaia di anni non possono essere riprodotte in laboratorio”. Premesso che la teoria di Darwin è stata ampiamente dimostrata, anche ammettendo che non si possa dimostrare, vuole il Papa spiegarci come è dimostrabile la tesi del Vaticano? Beh, mi viene un po’ da sorridere… Nello stesso intervento disse anche che la ricerca scientifica da sola non è in grado di spiegare l’origine della vita, ma che l’inizio e lo sviluppo del mondo va letto secondo un disegno da ricondursi direttamente a Dio. Poco dopo a Ratisbona, durante una messa, disse: “O è la Ragione creatrice, lo Spirito, che opera tutto e suscita lo sviluppo oppure è l’Irrazionalità che, priva di ogni ragione, stranamente produce un cosmo ordinato in modo matematico e anche l’uomo e la sua ragione, ma se così fosse allora uomo e cosmo sarebbero il risultato causale dell’evoluzione e quindi in ultima istanza una cosa irragionevole”. Da non credere…
Nel 2005, il cardinale Schonborn (vicinissimo a papa Ratzinger) intervenendo sul New York Times aveva affermato che nell’opera dell’universo c’era la mano di un “disegnatore intelligente”: proprio in seguito a quell’affermazione tre scienziati americani (ovvero il fisico Lawrence Kraus e i biologi cattolici Francisco Ayala e Kenneth Miller) scrissero una lettera al Papa chiedendo alla Chiesa di non innalzare un nuovo muro tra mondo scientifico e religione.
Notizia di questi giorni (la riprendo da un articolo del giornalista Marco Politi, apparso sul quotidiano La Repubblica la scorsa settimana) è che monsignor Gianfranco Ravasi (presidente del Consiglio Pontificio per la Cultura) sta organizzando un convegno internazionale sull’evoluzionismo e le sue teorie che si terrà all’Università Gregoriana al quale parteciperanno premi Nobel, scienziati ed esperti di teologia e filosofia, credenti e non, per riaprire un dialogo tra fede ed evoluzionismo. Sembrerebbe una buona idea, se non fosse per il fatto che in seguito a questo annuncio lo stesso Ravasi afferma che “ci sono persone che considerano i cieli del tutto vuoti o al massimo popolati soltanto da satelliti. La sfida è di far guardare verso l’oltre, verso l’alto”. Ecco, ci risiamo, si tratterà in pratica della messa in atto da parte del Vaticano di un lavaggio dei cervelli… Ha ragione il giornalista Politi quando afferma che tutto questo è stato mosso dalla crescente paura del Vaticano: si è reso conto che mettere in questione l’evoluzionismo (ormai definitivamente verificato in campo biologico con gli studi sul Dna e sui geni) condurrebbe la Chiesa cattolica in un vicolo cieco. La paura del Papa è che la ricerca scientifica (ed in particolare la spiegazione scientifica dell’origine e dello sviluppo del mondo) porti a stabilire che la creazione del mondo non ha bisogno di Dio e ubbidisce solamente a leggi o mutamenti intrinsechi alla materia.
Obiettivamente: come posso credere che (come vorrebbe insegnarmi la religione cattolica) l’universo fu creato da Dio in sette giorni (creato come? Con la bacchetta magica?) e che l’umanità è cominciata da Adamo ed Eva? Forse lo avrei potuto credere nel 1800 o nei secoli precedenti, quando l’uomo (in linea generale) era ancora mentalmente sottomesso al pensiero religioso. Ma oggi, con l’evoluzione degli studi e della scienza come posso dar retta al Vaticano? E poi, scusatemi, io non voglio assolutamente che sia messo il bavaglio al Vaticano e alla Chiesa, ma voglio che ognuno intervenga esclusivamente sul proprio campo: la scienza continua ad esporre (e a provare) le sue teorie senza mai entrare (ed invadere) il campo cattolico, al contrario la Chiesa continua ad imporre (e a non provare) le sue teorie facendo tutto il possibile perché vengano recepite dal grande pubblico permettendosi di infiltrarsi in ogni campo per imporre la sua egemonia. La Chiesa ha paura per il fatto che sta perdendo quell’egemonia (religiosa, politica, sociale) che ha esercitato per secoli sui suoi sudditi, dimenticando che noi siamo cittadini italiani e non del Vaticano e che il nostro dovrebbe (ripeto dovrebbe) essere un paese laico in cui il mondo scientifico si dovrebbe muovere in maniera indipendente senza chiedersi in continuazione se quello che sta facendo può andare bene oppure no alla Chiesa (vedi fecondazione artificiale, vedi cellule staminali, vedi studi sugli embrioni, vedi aborto, vedi pillola abortiva, ecc…). Non ci dovrebbe neanche essere un confronto tra scienza e Chiesa, perché ognuno di questi due ranghi dovrebbe agire indipendentemente e nei loro spazi, il problema è che uno dei due (cioè l’ultimo che ho nominato…) non lo fa, e finché in Parlamento continueremo ad avere sudditi del Vaticano la situazione non potrà certo cambiare…

martedì 11 marzo 2008

EUROPA: via un ciclone, eccone un altro!

Tra dicembre e gennaio ne era già passato uno, appena 7 giorni fa era transitato "Emma" ed ora ecco un nuovo ciclone sull'Europa: si tratta di "Johanna"!!! Tra domenica notte 09 marzo 2008 e lunedì il ciclone ha investito l'Irlanda, gran parte del Regno Unito e il nord della Francia (vedi la splendida immagine satellitare di lunedì mattina).
Sono spirati venti molto intensi: 139 km/h la velocità registrata nella raffica più intensa ad Alderney, isola nel Canale della Manica. Nel Regno Unito citiamo anche i seguenti picchi di raffica: Mumbles 130 km/h, Langdon Bay, Scilly e Jersey 124 km/h, Culdrose e Plymouth 122 km/h, Guernsey 119 km/h. Molte le località dove si sono superati i 100 km/h. Ma è in Francia che si è registrata la raffica più violenta: ben 156 km/h a Pointe du Raz!! Da segnalare anche le seguenti raffiche: Vannes 137 km/h, La Hague 119 km/h, Le Talut 117 km/h e Caen 111 km/h. In Irlanda, raffica massima di 119 km/h a Valentia Island e di 105 km/h a Cork. Nel minimo depressionario si è registrata una pressione incredibilmente bassa, anche inferiore a 960 hPa!
Finora si contano 2 morti, entrambi in Francia. Danni gravissimi ovunque: 10.000 abitazioni tra Galles e Inghilterra sudoccidentale sono rimaste senza corrente, numerosi gli alberi caduti sulle strade dove il traffico è stato sovente reso difficile anche dagli allagamenti, disagi al traffico aereo con ritardi e cancellazioni, paralizzato quello marittimo. Diverse le auto danneggiate dagli alberi caduti e da altri detriti trasportati dal vento. Alcuni tetti di abitazioni e capannoni sono stati scoperchiati dalle violente raffiche. Ondate gigantesche hanno investito le zone costiere, danneggiando alcune abitazioni in Cornovaglia. Addirittura in Francia si è verificato lo "spiaggiamento" di una nave cargo olandese di 88 metri, arenatasi lunedì mattina verso le 8 su una spiaggia della Valdea!
I dati meteorologici sono presi dall'attentissimo sito meteo http://www.meteogiornale.it.
E non veniate a dirmi che si tratta solamente di un ciclo naturale...

“Come vincere la sfida dei rifiuti”…

Si potrebbe dire che negli ultimi mesi è aperto il dibattito su come risolvere il problema dei rifiuti che attanaglia la Campania (e non solo): si potrebbe dire ma non lo posso dire, perché dibattito non c’è, visto il coro (quasi) unanime di TV e giornali per i termovalorizzatori (in pratica inceneritori che producono energia). Dibattito è quando, su questo esempio, si propongono i termovalorizzatori e, allo stesso tempo, si espongono le loro “controindicazioni” (e, nel caso degli inceneritori, sarebbero tante…). Questo però non succede e così tutti coloro che propongono i termovalorizzatori ne tacciono i gravi problemi che conseguono. Ma lo sappiamo come la parola “dibattito” in Italia abbia un significato diverso rispetto ad altri paesi… Per fortuna ogni tanto riesco a scovare qualcuno che va controcorrente e che, con il senso del dovere, espone e tratta il problema dei rifiuti anche (e soprattutto) cercando di salvaguardare l’ambiente e la salute umana. Il titolo di questo mio post riprende fedelmente il titolo di un articolo del giornalista Guido Viale, apparso su una colonna a tutta pagina sul quotidiano La Repubblica di mercoledì 5 marzo 2008. L’articolo è molto lungo ma, vista la sua importanza, cercherò di farne un bel riassunto, anche perché condivido ogni singola riga di questo approfondito articolo. Il giornalista spiega che il problema dei rifiuti dipende da due tipi di culture: una “cultura della crescita” e una “cultura della sobrietà”. Analizziamole.
Per “cultura della crescita” intende la continua crescita dei rifiuti, che dipende dal costante aumento dei consumi della popolazione: ha ragione quando sostiene che “Il danno collaterale del consumo è costituito dai rifiuti, perché tutto ciò che viene prodotto è destinato a trasformarsi in rifiuto in un lasso di tempo sempre più breve”. La “cultura della crescita” ha sempre una soluzione pronta, che però quasi sempre non è dettata dalla ragione ma dalla convenienza: infatti per i rifiuti prima c’era la discarica (più o meno controllata), poi l’inceneritore (bruciare per far sparire), poi il termovalorizzatore (si è scoperto che dall’incenerimento si produce energia: ma nessuno dice che si tratta dell’energia più costosa che si sia mai prodotta sulla Terra visto che, oltretutto, brucia anche tutta l’energia che viene consumata per produrre in origine quei materiali che, anziché essere riciclati, vengono poi inceneriti!!!), infine il “ciclo integrato” con la separazione del rifiuto umido da quello secco e un po’ di raccolta differenziata, ma non troppa altrimenti il termovalorizzatore si spegne. Quali effetti? Pochissimi rifiuti vengono riciclati costringendo quindi al continuo utilizzo di nuova materia prima per produrre nuovo vetro, nuova plastica, nuova carta, ecc…; per non parlare di quelle polveri sottilissime che nemmeno i filtri più moderni dei camini degli inceneritori trattengono e che sono dannosissime per la salute umana (causano un sensibile aumento di tumori, patologie gravi e malformazioni); infine le enormi quantità di scarto da incenerimento (per il principio che “nulla si crea e nulla si distrugge”) che deve essere smaltito in discarica (molte delle quali non sono impermeabilizzate e continuano ad inquinare terreni e falde acquifere). A tal proposito vi consiglio di guardare la prima puntata della nuova serie di “Report”, il programma di RAI3 condotto dalla bravissima Gabanelli che, proprio domenica 09 marzo 2008, trattava delle sostanze tossiche che in questi anni sono state sepolte nelle discariche campane con effetti devastanti sul territorio…
Per “cultura della sobrietà” intende invece la possibile riduzione alla fonte dei rifiuti che produciamo. Iniziamo a ridurre gli imballaggi, ma questo dovrebbero farlo le aziende fornitrici dei prodotti ai supermercati. Oggi gli imballaggi rappresentano il 40% dei rifiuti urbani in peso e ben il 70-80% in volume: quindi, per abbatterli, servirebbe la vendita sfusa (come già succede in alcuni supermercati) di detersivi, caffè, latte, vino, pasta, riso, ecc… nonché la vendita di prodotti riutlizzabili e non più usa-e-getta (come i pannolini lavabili): sarebbe un grande aiuto alla riduzione dei rifiuti (all’argomento ho dedicato un post pochi giorni fa). E poi diffondere ovunque la raccolta differenziata porta-a-porta: questo servirebbe a responsabilizzare gli addetti perché intrattengano un rapporto diretto con gli utenti, realizzare impianti decentrati di compostaggio (per l’umido) e di recupero dei materiali (per plastica, vetro, carta, metalli, alluminio, ecc…), e infine incentivi agli acquisti ecologici (il cosiddetto “green procurement”) per gli enti pubblici e per le imprese in modo da fornire un mercato ai prodotti riciclati. La marea di soldi per costruire i termovalorizzatori potrebbe essere utilizzata per costruire gli impianti di riciclaggio, oltretutto con un risparmio incredibile in materia prima per non produrre nuovo prodotto. Si deve intervenire come già avevano previsto oltre trent’anni sia l’Ocse che l’Europa, ovvero “riusare, ridurre, riciclare e solo alla fine smaltire quello che rimane (anche in discarica)”. Il giornalista si domanda: ma se si fa tutto ciò, che cosa resta da bruciare in un termovalorizzatore? Quasi niente, ed ha ragione! Non l’acqua (il 60-70%) contenuta nel residuo organico sfuggito alla raccolta differenziata; non la carta talmente bagnata da non poter essere conferita insieme a quella riciclabile; non il vetro e le lattine che invece di bruciare assorbono calore;non la plastica (che potrebbe essere la minima parte dopo aver attuato una buona raccolta differenziata) che, essendo prodotta col petrolio, non potrà più essere considerata una fonte di energia rinnovabile ed usufruire di quegli incentivi che in passato hanno fatto ricchi i gestori degli inceneritori (soprattutto quello di Brescia): pensate a quella sciagurata idea di utilizzare i prelievi dalle nostre bollette dell’Enel (in origine riservati alle fonti rinnovabili come il solare, il fotovoltaico, l’eolico, ecc…) per costruire questi dannati inceneritori solo perché un furbastro aggiunse a “fonti rinnovabili” la parte “e assimilabili”. Furbizia tutta italiana, a danno naturalmente dei cittadini…
A proposito di inceneritori, proprio in questi giorni è uscito un dossier della Commissione Europea sull’inquinamento atmosferico provocato da vari tipi di sostanze tra cui le famigerate polveri sottili (PM10) e sottilissime (PM2.5, come quelle che escono dagli inceneritori): l’UE ha diramato una piantina dell’Europa in cui sono riportate le riduzioni in mesi dell’aspettativa di vita media della popolazione in seguito all’inquinamento dell’aria. Ebbene, le zone più a rischio sono la Valpadana e il Benelux con una riduzione della vita media fino a 36 mesi (ma in generale tutta l’Europa centro-orientale ha una riduzione di vita media tra 12 e 36 mesi)!!! Gli inceneritori non farebbero altro che peggiorare la situazione…
Come conclusione, riporto integralmente la parte finale dell’articolo di Guido Viale. “E allora? Allora, anche nel campo dei rifiuti la cultura della sobrietà ha soluzioni, anche tecnologicamente molto sofisticate, e tutte già sperimentate, per raggiungere risultati che la cultura della crescita non riuscirà mai a conseguire, immobilizzata com’è in attesa di inceneritori che sarà sempre più difficile e costoso realizzare e soprattutto far funzionare senza incentivi (negli Stati Uniti non se ne costruiscono più da 15 anni, mentre in molte città del Nord America la raccolta differenziata ha raggiunto il 60% in poco più di un anno). La crisi drammatica della Campania deve essere l’occasione per un ripensamento profondo e generale su queste alternative”. Complimenti al sig. Guido Viale per aver affrontato in maniera sensata e approfondita un problema così serio ma dalle soluzioni alla portata di mano: senza ombra di dubbio ammirevole visto che nel contesto generale (TV e giornali) è tutto un monologo fatto di… termovalorizzatori!

venerdì 7 marzo 2008

ITALIA: programmi elettorali a confronto su AMBIENTE ed ENERGIA

Siamo in campagna elettorale, le elezioni di avvicinano (13-14 aprile) e, giorno dopo giorno, su tutti i TG, i giornali e le trasmissioni televisive di approfondimento (e non…) vediamo i futuri candidati premier parlottare vagamente dei loro programmi elettorali senza però essere chiari e scendere nei particolari. Ma tant’è, siamo in Italia… Così sono stato costretto (per mio interesse personale) a cercarmi i programmi elettorali su internet per spulciare le idee di ogni schieramento su AMBIENTE ed ENERGIA, temi a me molto vicini.
Ormai sappiamo tutti quanto l’Italia, più di ogni altro paese europeo, debba dotarsi di un piano energetico efficiente per garantirsi una adeguata quantità di energia elettrica per il suo fabbisogno e, allo stesso tempo, di farlo in maniera pulita per rispettare (giustamente) i limiti imposti dal Protocollo di Kyoto per la lotta all’inquinamento e al cambiamento climatico in corso sul nostro pianeta. Per senso pratico (visto che la tornata politica si giocherà tra due schieramenti), ho raffrontato i programmi elettorali del PD (Partito Democratico, candidato premier Walter Veltroni) e del PDL (Partito Delle Libertà, candidato premier Silvio Berlusconi). Dalla lettura di tali programmi sono rimasto non solo deluso, ma addirittura sconvolto!

Partito Democratico. Il suo programma si riassume così:

  • rilancio del gas metano con potenziamento delle infrastrutture di rigassificazione, trasporto e stoccaggio del gas;
  • puntare moltissimo su energie rinnovabili, in primis il solare termico;
  • realizzazione dei termovalorizzatori;
  • tecnologie nuove con il sostegno al carbone pulito e al nucleare di quarta generazione;
  • regolamentazione e pianificazione del governo del territorio;
  • rilancio dei mezzi di trasporto alternativi come ferrovie e mezzi pubblici.

Partito Delle Libertà. Il suo programma si riassume così:

  • abolizione totale dell’eolico in tutto il territorio nazionale, come sostiene il forzista Renato Brunetta (ma poi nel programma è stato reinserito…);
  • sfruttare l’idroelettrico al massimo delle sue potenzialità;
  • realizzazione dei termovalorizzatori (il precedente Governo Berlusconi ne prevedeva almeno uno per provincia…);
  • rilancio del nucleare;
  • incentivi alla cogenerazione (produzione di energia ed acqua calda dall’incenerimento delle sostanze);
  • convertire il convertibile al carbone cosiddetto “pulito”;
  • rilanciare i rigassificatori;
  • dotarsi di elettrodotti e aumentare l’importazione di energia elettronucleare;
  • rilancio della famosa “Legge Obiettivo” e delle Grandi Opere tra cui il Ponte sullo Stretto e nuove autostrade.

Confrontando i due programmi, resto sbigottito. E mi pongo le seguenti domande.
Come può un candidato premier (sia Veltroni che Berlusconi), che dovrà governare un paese vulnerabile come il nostro, continuare a proporre i termovalorizzatori, ignorando (e facendoci ignorare) quelle polveri sottilissime che escono dai camini di tali impianti, che sono così sottili da non essere trattenute neppure dai filtri più moderni e sono così pericolose per la salute umana? Basterebbe un’efficiente raccolta differenziata (si può arrivare all’85%), una forte riduzione degli imballaggi, la realizzazione di impianti (anziché inceneritori) per il riciclaggio dei materiali differenziati (plastica, vetro, umido, carta, legno, metalli, ecc…), l’impermeabilizzazione delle discariche (che così riceverebbero solo la minima parte dei rifiuti), sfruttare il biogas che si otterrebbe dalla fermentazione dell’umido o dei reflui degli allevamenti.
Come può un candidato premier (sia Veltroni che Berlusconi), che dovrà governare un paese vulnerabile come il nostro, proporre il nucleare? Ci sono ad esso legati problemi ancora irrisolvibili: costi esagerati, tempistica infinita per la messa in esercizio degli impianti (almeno 10-15 anni se la costruzione della centrale cominciasse oggi), uranio in esaurimento (tra circa 25 anni…), smaltimento delle scorie radioattive (le bruceranno negli inceneritori…, opps termovalorizzatori?), quantità impressionanti d’acqua (che non c’è!) per raffreddare gli impianti (la Francia utilizza il 55% dell’intera acqua nazionale a tale scopo!!!), problema sicurezza.
Come può un candidato premier (sia Veltroni che Berlusconi), che dovrà governare un paese vulnerabile come il nostro, proporre il “carbone pulito”? Il carbone non è mai pulito ed, anzi, è uno dei peggiori responsabili delle emissioni di CO2. Per “carbone pulito” si intende immagazzinare la CO2 sotto terra: vi sembra una buona alternativa? A me no…
Come può un candidato premier (Berlusconi), che dovrà governare un paese vulnerabile come il nostro, bloccare totalmente l’eolico? Una fonte di energia rinnovabile, illimitata, assolutamente pulita, che può sfruttare le numerose zone ventose sparse nel nostro paese. E poi, non vorrete mica dirmi che una centrale a carbone è meglio di una pala eolica?
Come può un candidato premier (sia Veltroni che Berlusconi), che dovrà governare un paese vulnerabile come il nostro, continuare a proporre i rigassificatori? Si vuole a tutti i costi puntare sul gas metano pur sapendo dei rischi a cui siamo continuamente sottoposti durante la stagione invernale a causa delle crisi politiche dei paesi su cui transitano i gasdotti. Manteniamo pure le attuali forniture, ma non aumentiamole e puntiamo piuttosto su una riduzione dei consumi di gas incentivando il solare termico (che, a onor del vero, è presente nel programma del PD), l’isolamento degli edifici, il biogas, ecc…
Come può un candidato premier (Berlusconi), che dovrà governare un paese vulnerabile come il nostro, continuare a proporre nuove strade ed autostrade e riproporre il Ponte sullo Stretto? Dobbiamo combattere l’inquinamento atmosferico e liberare le nostre strade dal traffico su ruota e vogliamo continuare a costruire nuove strade ed autostrade? Basterebbe spostare buona parte del trasporto commerciale dalle strade alle ferrovie, magari sfruttando anche il trasporto fluviale e marittimo. Ma tutto rimane all’oscuro (e anche Veltroni è generico…). E il Ponte sullo Stretto? Beh, che dire: gli acquedotti del Sud Italia perdono in molti tratti anche oltre la metà della loro acqua e lui (Berlusconi) vuole realizzare il Ponte? Incomprensibile ed inquietante…
Sarebbero pochi i punti relativi ad AMBIENTE ed ENERGIA su cui una campagna elettorale seria dovrebbe puntare, non tanto per vincere, ma per rimettere in sesto l’Italia: sfruttamento massimo delle energie rinnovabili (in primis fotovoltaico, solare termico ed eolico, e coinvolgimento delle altre come il geotermico, il biogas, ecc…), potenziamento massimo della raccolta differenziata dei rifiuti e riciclaggio degli stessi evitando l’utilizzo di nuova materia prima, riduzione dei rifiuti con eliminazione degli imballaggi inutili (vedi supermercati che vendono i prodotti sfusi), lotta totale all’abusivismo edilizio, governo e tutela del territorio, potenziamento delle vie di trasporto alternative fuori delle città (ferrovie, fiumi, mare) e dentro le città (mezzi pubblici, tramvie, metropolitane, ecc…), ridurre la dipendenza da petrolio, carbone e gas metano, controlli seri e diffusi per combattere l’inquinamento di acqua, aria e suolo: sarebbero molte le idee, ma di tutte queste pochissime sono contenute in ambedue i programmi. E, purtroppo, questo è il male dell’Italia…

martedì 4 marzo 2008

SMALTIMENTO RIFIUTI: eliminiamo gli imballaggi!

È uno dei problemi maggiori che sta interessando il nostro paese: lo smaltimento dei rifiuti. Ne stiamo producendo sempre di più: 31 milioni di tonnellate lo scorso anno!!! L’emergenza rifiuti in Campania ha fatto emergere quanto di peggiore si potesse dire per risolvere questa grave emergenza. Un coro unanime di giornalisti, carta stampata e trasmissioni televisive sta martellando la popolazione con i termovalorizzatori (ricordiamolo, il termine con cui in Italia si chiamano gli inceneritori, unico caso al mondo… in fondo siamo un paese di poeti, no?). Non capisco perché nessuno parli di raccolta differenziata fatta ad hoc (con la quale si potrebbe riciclare fino all’85% dei rifiuti), degli impianti di riciclaggio (per plastica, vetro, carta, umido, metalli, legno, ecc…), delle discariche fatte secondo le normative (che, una volta ben isolate, dovrebbero così ospitare solo il 15% dei rifiuti che produciamo), del biogas che si potrebbe ottenere (come fonte di energiA rinnovabile). In realtà, tutto questo lo capisco e si tratta esclusivamente di interessi economici: ma così si nascondono alla popolazione i forti rischi alla salute derivanti sia dalle discariche non realizzate secondo normativa (con conseguente inquinamento di terra e falde acquifere) sia dei termovalorizzatori le cui polveri sottilissime (che escono dai camini sfuggendo anche ai più moderni filtri) sono pericolosissime per la salute umana con aumento dei tumori e patologie gravi. Nessuno ne parla: e tanto meno si parla della riduzione dei rifiuti che si può fare a monte, riducendo gli IMBALLAGGI dei prodotti che compriamo. Pensate che delle 31 milioni di tonnellate di rifiuti che produciamo ogni anno, quasi 13 milioni sono rappresentate da imballaggi i quali, tra il 2000 ed il 2006, sono aumentati di ben il 9% (1 milioni di tonnellate), la maggior parte delle quali finisce nelle discariche intasandole. Questo prossimo dato è ancora più inquietante: se il volume medio degli imballaggi contenuti in una borsa della spesa è pari al 5%, questo volume si tramuta poi in un bel 50% dei rifiuti in pattumiera!!! Ecco quindi che dovrebbe essere fatta una drastica riduzione degli imballaggi (assolutamente inutili) dei prodotti che compriamo: ne guadagneremmo sia in termini di protezione ambientale sia in termini economici. Ma, finalmente, qualcosa si sta movendo: il Piemonte è stata la prima regione italiana, nel 2006, a sovvenzionare un progetto con la vendita alla spina dei detersivi, e a ruota stanno seguendo altri prodotti. Così, gli Ecopoint della Crai sono provvisti di particolari organi a canne trasparenti dai quali scendono caffè, pasta, riso, legumi, spezie, caramelle, ecc.. nella quantità che si desidera da inserire in contenitori riciclabili. Il progetto “Detersivi self-service” è presente in 18 punti vendita piemontesi ed è attivo da novembre 2006: finora sono stati venduti 172.071 litri di detersivo con un risparmio di ben 101.847 flaconi (corrispondenti così a 6.11 tonnellate di plastica, 33.4 tonnellate di cartone, 17.05 tonnellate di CO2, 262.75 mwh di energia e 25.59 milioni di litri d’acqua). Infatti, il flacone si acquista una sola volta ad un prezzo di 50 centesimi di euro, lo si porta a casa e la volta successiva lo si porta dietro per riempirlo. NIENTE DI PIU’ SEMPLICE!!! Gli “Ecopoint Crai” sono finora 12 in Italia (con previsione di diventare 100 entro la fine del 2008) con vendita sfusa di detersivo, caffè, frutta secca, riso, latte, ecc… con un risparmio previsto in un anno di 750.000 confezioni e un risparmio economico per il consumatore compreso tra il 20 e il 70%!!! Altre catene stanno sperimentando lo sfuso, come la Coop, la Ipercoop e la Auchan, mentre 600 distributori di latte sfuso sono già presenti in Italia (ben 360 nella sola Lombardia). Qualcosa sta cambiando anche nella mentalità degli italiani, come sostiene Vanni Codeluppi, sociologo dei consumi all’Università di Modena e Reggio Emilia: “Nella vendita dei prodotti sfusi la spinta economica è sicuramente il motivo più forte, anche se forse c’è il fascino della nostalgia, di quando si comprava con i vuoti a rendere, quel tanto che si voleva. Con gli anni il consumatore si è fatto furbo, non si fa più sedurre come una volta dalle marche. Per questo credo che funzionino i prodotti sfusi, anche perché le grandi catene distributive diventano garanti della merce anche se non è del brand famoso o pubblicizzato”.
Potrebbe essere un’arma in più su cui puntare per convincere gli italiani a comperare sfuso: certo, i punti vendita si devono prima adeguare… E’ comunque vero che negli ultimi anni, ove la raccolta differenziata viene fatta seriamente, gli imballaggi vengono recuperati e riciclati: nel 2006, si è recuperato il 66% delle 561 milioni di tonnellate di acciaio differenziato, il 49% delle 72 milioni di tonnellate di alluminio, il 66% delle 4.470 milioni di tonnellate della carta, il 55% delle 2.852 milioni di tonnellate di legno, il 29% delle 2.090 milioni di tonnellate di plastica e il 59% delle 2.130 milioni di tonnellate di vetro. Pensate, però, alla drastica riduzione di questi milioni di tonnellate di imballaggi eliminandoli alla fonte: quindi, se abitate nei pressi di questi punti vendita approfittatene, potete dare il vostro contributo ambientale con una riduzione dei rifiuti e con un risparmio in termini di materiale prodotto, di acqua consumata, di petrolio utilizzato per la materia prima, ecc… e allo stesso tempo confidiamo nella sensibilità di tutte le catene di distribuzione nel recepire questa nuova formula…

02-03 marzo 2008: nuovo ciclone sull’Europa… e caldo eccezionale in Valpadana!!!

Ho già avuto occasione di ribadirlo in miei precedenti post: qualcosa si è inceppato sul clima europeo. Molto probabilmente è un’altra conseguenza del cambiamento climatico in corso nel pianeta: da alcuni anni a questa parte si è interrotto sul nostro continente il normale flusso oceanico con direttrice ovest-est (ovvero quello che di solito portava le perturbazioni dritte sul Mediterraneo e sull’Italia). Ora quel flusso si è interrotto e sull’Europa da alcuni anni prevalgono gli scambi meridiani, ovvero masse d’aria da nord verso sud e viceversa, responsabili di ondate di gelo più intense sull’est europeo (vedi quella recente in Grecia), di ondate di caldo feroci in risalita dal Nord Africa (ben 3 la scorsa estate sull’Italia) nonché siccità prolungate nel Mediterraneo.
Ecco, proprio in questo week-end 02-03 marzo 2008 l’ennesima eccezionale situazione meteorologica ha portato due eventi estremi: un nuovo ciclone extra-tropicale sull’Europa centrale ed una straordinaria ondata di caldo in Valpadana innescata dal vento di foehn.
Cominciamo dal ciclone. I cicloni extra-tropicali sono sempre transitati sull’Europa centro-settentrionale: quello che preoccupa è però la loro attuale frequenza, visto che fino a poco tempo fa ne transitava uno ogni 4-5 anni mentre ultimamente ne transita più di uno a stagione!! Ed ecco qua l’ennesimo ciclone (l’ultimo è di qualche settimana fa…): si tratta del ciclone “Emma”, transitato sull’Europa centrale causando ben 14 morti (6 in Germania, 4 in Austria, 2 in Olanda e 2 in Repubblica Ceca), numerosi feriti (anche gravi) e danni per decine di milioni di euro! La raffica di vento più intensa si è verificata sul Monte Wendelstein (1835 metri) sulle Alpi Bavaresi: ben 224 km/h!!! Seguono i 187 km/h sullo Zugspitze, i 163 km/h del Feldberg, i 158 km/h del Pilatus, i 154 km/h del Fichtelberg e del Grosser Arber, i 151 km/h del Saentis, i 148 km/h del Guetsch e del Brocken, i 146 km/h del Corvatsch. Ma vento forte anche nelle città: 141 km/h a Salisburgo e Vienna, 134 km/h a Zurigo, 140 km/h a Malin Head (Irlanda del Nord), 121 km/h a South Uist Range (Ebridi), 143 km/h sulla piattaforma danese di Tyra Oest (Mare del Nord), 143 km/h a Rousse (Bulgaria), 122 km/h a Sliven (Bulgaria), 126 km/h a Linz (Austria) e 119 km/h a Kiel (Germania).
Parliamo ora del caldo eccezionale in Valpadana. Le correnti settentrionali (innescate proprio dal ciclone “Emma”), sbattendo da nord sulla catena alpina, hanno innescato un forte vento di foehn su tutta la Valpadana (il vento in discesa dalle montagne si surriscalda per compressione di 1°C ogni 100 metri) dando vita ad una eccezionale ondata di caldo che ha fatto cadere moltissimi record storici: 26.9°C a Bologna (battuto il precedente record di 26.7°C del 21 marzo 2002), 27.2°C a Verona Villafranca (battendo i 26.2°C del 29 marzo 1989) e 27.6°C a Ferrara (superati i 25.3°C del 22 marzo 2002)!!! Ed ancora 24.7°C a Torino, 22.8°C ad Aosta, 24.8°C a Milano e comunque 24-26°C in tutta la Valpadana fino al Veneto centrale: quello che colpisce è stata l’estensione del fenomeno (ha interessato tutta la Valpadana), la sua intensità (temperatura quasi estive) e la sua precocità (caldo estivo addirittura alle soglie di febbraio)!!!
Si tratta di eventi meteo che si stanno verificando con una frequenza disarmante. I cicloni extra-tropicali si alternano sull’Europa ormai a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro (non c’è quasi il tempo di riparare i danni causati da un ciclone che già arriva quello successivo); gli eventi di foehn (con conseguenti incredibili ondate di caldo) stanno investendo con forza sempre maggiore la Valpadana (l’ultimo era stato poche settimane fa, mentre appena un anno fa si era verificata la “foehnata” del secolo con valori di 30°C nel cuneese). La potente ondata di gelo e neve che lo scorso mese di febbraio ha interessato l’Est Europa (e la Grecia in particolare) è stata seguita, dopo pochi giorni, da una altrettanto potente ondata di caldo, con aumenti termici dell’ordine di ben 30°C!!! Insomma, qualcosa si è inceppato sul clima europeo e questo sta avendo effetti devastanti su buona parte dell’Europa e anche sull’Italia: il cambiamento climatico è ormai una realtà e l’uomo si ostina a non vederlo, o quantomeno non riesce (o non vuole) capire che la responsabilità maggiore è sua e solo lui può arrestarlo (e tutti sappiamo come…).