domenica 28 novembre 2010

Disastri prevedibili...

Questo è il titolo di un articolo del'architetto Massimiliano Fuksas (http://www.fuksas.it) apparso sul settimanale L'espresso della scorsa settimana (http://espresso.repubblica.it), dedicato ai tagli indiscrimanti fatti alla difesa del territorio, commentando la recente grave alluvione su alcune aree del Veneto (Veronese, Vicentino e Padovano).
Testualmente dice Fuksas: "Se negli anni fossero stati finanziati reali studi approfonditi su argini, grandi bacini, e magari canali minori, quello sarebbe stato un investimento capace di impedire allo Stato di spendere domani molto di più". Ha perfettamente ragione: in Italia la parola "prevenzione" non esiste, si tende sempre a tagliare, soprattutto in questo ultimo governo Berlusconi dove un incredibile Giulio Tremoni (ministro dell'Economia) sta tagliando proprio dove non si dovrebbe tagliare, ovvero scuola, cultura, difesa del territorio, difesa dell'ambiente, volontariato. E, come ho già detto in vari post, non si taglia dove effettivamente si dovrebbe tagliare:

  • spese del Parlamento e della politica in generale (4 miliardi di euro all'anno);
  • spese delle Province (2 miliardi di euro all'anno);
  • spese militari (addirittura 8 miliardi di euro all'anno);

e molte altre che non sto qui ad elencare.
Finora sono stati buttati (in quasi 20 anni) circa 800 milioni di euro in Campania senza risolvere la questione rifiuti. Continuerò a pubblicare le varie spese folli che non si vogliono tagliare: abbiamo visto dei 70.000 euro pubblici buttati per attaccare mani (e pene!) ad una coppia di statue a Palazzo Chigi (per volontà "estetica" del Presidente del Consiglio...), abbiamo visto delle decine di milioni di euro buttati nell'area di Pompei in questi anni per le cose più disparate (e intanto il sito, patrimonio dell'umanita Unesco, è in condizioni vergognose...). Ed ora ecco l'ennesima spesa folle di questo governo: quasi 400.000 euro (pubblici) spesi per portare in Italia al "Festival del Cinema" di Venezia dello scorso settembre tale Michelle Bonev, attrice-imprenditrice bulgara che ha solo il merito di essere amica (stretta...) del Presidente del Consiglio italiano, per la quale è stato addirittura inventato un premio per l'opera "Goodbye mama". 400.000 euro (nostri) per alloggio e cene dell'attrice e della delegazione che l'ha accompagnata (40 connazionali...). E intanto il paese va in rovina: cadono monumenti storici, non si fanno opere in difesa del territorio, si taglia all'istruzione e alla cultura per creare degli ignoranti. E' la famosa propaganda elettorale: ma cari italiani, non siete ancora stanchi di tutto ciò?

I misteri di GIOTTO ad Assisi...

Ho trovato un articolo di Francesca Giuliani sul quotidiano la Repubblica di venerdì 26 novembre 2010, dedicato ad alcune scoperte sensazionali relative ai dipinti di Giotto nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi (San Francesco, patrono d'Italia, è nato ad Assisi il 26/09/1182 ed è morto sempre ad Assisi il 03/10/1226, vero nome Francesco Giovanni di Pietro Bernardone, http://www.san-francesco.it/). Tutto parte da quanto scoperto da Chiara Frugoni nei suoi studi (http://www.einaudi.it/libri/autore/chiara-frugoni/0001585): lei è docente medievista e probabilmente la più grande studiosa di San Francesco d'Assisi ( ha scritto anche la "Guida alle storie di Francesco", edita da Einaudi). E sui dipinti di Giotto dedicati al Santo nella basilica di Assisi ha trovato vari misteri che secondo lei celano un codice nascosto.
Nel celebre dipinto "L'approvazione della Regola" (realizzato da Giotto tra il 1290 e il 1295, vedi immagine sopra) viene rappresentata l'approvazione della regola francescana da parte di papa Innocenzo III: nel dipinto si vede il papa che srotola un cartiglio a San Francesco che inizia dicendo "Talis est regula et vita minorum fratrum...". C'è però un errore: l'incontro tra San Francesco e papa Innocenzo III avviene (realmente) nel 1209 ma la regola è approvata molto più tardi, nel 1223, e da papa Onorio III (quando appunto ufficialmente inizia l'Ordine francescano). E' un errore o Giotto cela un mistero? Secondo la studiosa, Giotto cela un mistero, sono le cosiddette "favole giottesche", che la studiosa ha scoperto elaborare tutte le scritte contenute nei dipindi di Giotto facenti parte del ciclo di San Francesco, scoprendo così storie nelle storie ed immagini create in una stratificazione infinita di simboli, tutto questo per glorificare l'intero ordine francescano (e quindi non solo San Francesco) soprattutto nel periodo del papato di Niccolò IV (1288-1292), che è stato il primo pontefice appartenente a questo ordine.
Il ciclo pittorico di Giotto dedicato a San Francesco ha anche una precisa disposizione all'interno della Basilica ad Assisi: parte infatti dall'abside, gira intorno alla navata e ritorna all'abside, perchè da qui entrava il pontefice (il senso è che San Francesco è partito da Assisi e, diventando papa un uomo del suo ordine, arriva a Roma, intendendo quest'ultima come massimo traguardo spirituale).
Un altro mistero svelato è nel dipinto "La liberazione dell'eretico Pietro da Alife", liberazione dovuta all'intervento dal cielo di San Francesco: nel dipinto il prigioniero esce da una colonna coclide (ovvero la citazione medievale della famosa colonna Traiana: infatti, la colonna coclide è un tipo di monumento onorario inventato dai Romani, consistente in una grande colonna isolata decorata da un fregio che vi si arrotola sopra e che contiene una scala a chiocciola all'interno ). Il vescovo che testimonia questo miracolo è Giacomo Colonna, che faceva parte della potente famiglia protetta proprio da papa Niccolò IV, e questo spiega l'allusione con lo strano edificio a forma di colonna.
Altro piccolo mistero svelato è contenuto nel dipinto "Accertamento delle stimmate": nella parte in alto a sinistra c'è un oggetto misterioso, rimasto tale per moltissimo tempo, ma che ora si è scoperto si tratti di un tabernacolo che si teneva sospeso per evitare l'attacco dei topi alle ostie.
La studiosa Frugoni è dunque arrivata alla conclusione che il ciclo di Giotto celebra non solo San Francesco ma anche l'autoglorificazione dell'ordine francescano e quella del suo pontefice Niccolo IV. Una pagina di arte, storia e cultura davvero incredibile: complimenti alla studiosa Frugoni e comunque e sempre incredibile grande GIOTTO!

Cosa succede quando compriamo un libro?

Ho trovato un interessante editoriale di Stefano Mauri sulla rivista "Il libraio" nel numero di Natale 2010 (http://www.illibraio.it), intitolato appunto "Cosa succede quando compriamo un libro?". Riporto testualmente la parte iniziale dell'editoriale.
"I nostri soldi li incassa il libraio. Ne tiene poco più di un terzo, che gli basta appena per sostenersi. Il distributore ne tiene circa un decimo per pagare i costi di diffusione e dà il resto all'editore. L'editore ne dà circa un decimo all'autore e paga tutte le altre spese. Cioè le numerose persone che rendono possibile quel libro. Quando va bene, all'editore resta in tasca tra il 2 e il 5% del prezzo, che però ha già investito in un altro libro. Grazie alle royalties gli autori di maggior successo possono dedicare il loro tempo a scrivere. Grazie al loro libro un nuovo talento viene riconosciuto. Ho visto molti casi di successo passare da qui in vent'anni. Arriva un manoscritto che ci piace. E' come un seme. Si pubblica la prima opera. L'editore fa il possibile perchè i lettori ne capiscano il valore e l'importanza. Se il libro piace c'è il passaparola e il successo. Magari il libro vince un premio, l'auote diventa collaboratore di un quotidiano, di un periodico o va in televisione. L'editore si assicura i diritti dei prossimi libri che scriverà pagando nuovi e più lauti anticipi. Ecco che è nato un autore, cioè un pensatore indipendente che si guadagna da vivere con la sua opera, se vuole".
Un bel editoriale che riassume come funziona il mondo del libro, dalla scrittura di un'opera alla sua vendita. Inutile ricordare quanto importante sia leggere, dobbiamo leggere, di tutto, per arricchirci culturalmente, gli italiani poi ne hanno bisogno in particolare... Come dice lo stesso Mauri nel suo editoriale "Librai, agenti, editori e lettori appartengono a un mondo di libertà e curiosità che considera ancora i soldi uno strumento e non un fine. E che consente a spiriti creativi, indipendenti e intelligenti di esprimersi migliorando la nostra percezione del mondo e il nostro passaggio terrestre". Al contrario di quello che ormai succede nel mondo della musica, rovinata da interessi puramente commerciali...
E' proprio per confermare quanto scritto in precedenza che mi sento di consigliarvi un libro: si tratta di "Regole" (sottotitolo "Perchè tutti gli italiani devono sviluppare quelle giuste e rispettarle per rilanciare il paese"), scritto da Roger Abravanel e Luca D'Agnese, edito da Garzanti, pagg. 376, costo € 18,60. Mai come in questo periodo il nostro paese ha bisogno di regole, anzi di rispetto delle regole (che ci sono...). Il libro punta sul fatto che in Italia ci sono persino troppe leggi, norme e regolamenti (spesso anche complicate), che molte volte non vengono rispettate: chi non le rispetta viene spesso condonato o amnistiato, molti si adattano all'elusione di massa, e allora cosa si fa? Si creano altre leggi, più severe, che però non servono a niente: si crea un circolo vizioso dal quale l'Italia non riesce ad uscire e si blocca, perdendo credibilità (soprattutto all'estero). Ecco perchè bisogna mettere in vita un processo che porti i cittadini ad essere informati (correttamente...), partecipando alla definizione e al miglioramento delle regole anche basandosi su una scuola che deve formare i futuri uomini, diffondendo senso civico, rispetto delle regole, rispetto altrui, senso dello Stato.

giovedì 25 novembre 2010

La diffusione degli ECOMUSEI

In merito all'argomento ho trovato un interessante articolo di Carlo Petrini sul quotidiano la Repubblica del 24 novembre 2010, intitolato "Visita all'ecomuseo" Carlo Petrini è fondatore del movimento SlowFood, http://www.slowfood.it). Ma che cos'è un ecomuseo? Prendo la definizione che trovate sul sito http://www.ecomusei.it, secondo il quale una delle definizioni più efficaci di ecomuseo è quella originariamente proposta da Riviére e de Varine e che fa riferimento alle differenze fra musei tradizionali ed ecomusei, ovvero che il museo è caratterizzato da collezione-immobile-popolazione, mentre l'ecomuseo è caratterizzato da patrimonio-territorio-popolazione (la definizione sulla quale lavora il Laboratorio Ecomusei è quella di un patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un territorio), contraddistinto da:

  • “Patto” non sono norme che obbligano o proibiscono qualcosa ma un accordo non scritto e generalmente condiviso;
  • "Comunità” sono i soggetti protagonisti e non solo le istituzioni poiché il loro ruolo propulsivo deve essere accompagnato da un coinvolgimento più largo dei cittadini;
  • “Prendersi cura” significa conservare ma anche saper utilizzare, per l’oggi e per il futuro, il proprio patrimonio culturale in modo da aumentarne il valore anziché consumarlo.;
  • “Territorio” inteso non solo in senso fisico, ma anche come storia della popolazione che ci vive e dei segni materiali e immateriali lasciati da coloro che lo hanno abitato in passato.

Georges Henry Rivière in Francia dichiarò negli anni '70: “L'ecomuseo è uno specchio dove la popolazione si guarda, per riconoscersi in esso, dove cerca spiegazioni del territorio al quale è legata, unite a quelle delle popolazioni che l’hanno preceduta, nella discontinuità o nella continuità delle generazioni”. Secondo l’articolo 1 della “Carta nazionale degli ecomusei francesi”, "l’ecomuseo è un’istituzione culturale che assicura, in modo permanente, su un dato territorio, con la partecipazione della popolazione, le funzioni di ricerca, conservazione, valorizzazione di un insieme di beni naturali e culturali rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che vi si manifestano”. E ancora, un altro francese, Hugues de Varine sostiene che "l’ecomuseo è una azione portata avanti da una comunità, a partire dal suo patrimonio, per il suo sviluppo. L’ecomuseo è quindi un progetto sociale, poi ha un contenuto culturale e infine s’appoggia su delle culture popolari e sulle conoscenze scientifiche. Quello che non è: una collezione, una trappola per turisti, una struttura aristocratica, un museo delle belle arti etc. Un ecomuseo che sviluppa una collezione importante e ne fa il suo obbiettivo non è più un ecomuseo, poiché diventa schiavo della sua collezione".

Gli ecomusei sono nati in Francia negli anni '70 mentre sono arrivati più tardi in Italia (sono partiti in Piemonte nel 1995), dove sono stati istituiti tramite leggi regionali. Si tratta di musei a cielo aperto, che invece di essere rappresentati da un edificio sono costituiti da un intero territorio, il cui pubblico non è il visitatore ma la popolazione stessa. Ci sono ecomusei dedicati al paesaggio, a mestieri antichi, a minoranze culturali, alla memoria, a produzioni locali, ecc...: sono tantissimi e li potete vedere nel sito che vi ho accennato prima.
Come dice Petrini nel suo articolo "l'ecomuseo è un patto con il quale la comunità si prende cura del territorio": è un modo esemplare di vivere slow la propria terra (parole dello stesso Petrini), che nell'articolo afferma che messi tutti assieme gli ecomusei sono un catalogo della ricchezza del nostro paese e una risorsa turistica non indifferente.
Si tratta quindi di un modo esemplare per proteggere il nostro territorio, per salvaguardare caratteristiche importanti del nostro habitat: certo, le sempre più scarse risorse pubbliche rappresentano un serio impedimento alla diffusione di questi progetti, tuttavia ci sono fortunatamente tanti volontari che continuano ad impegnarsi in questo (e, come detto nel precedente post, continuano a sostituirsi allo Stato...).

Il FAMIGERATO taglio al 5 per mille...

Credo che FAMIGERATO sia il termine esatto per commentare il taglio al 5 per mille previsto dall'ultima Finanziaria 2011 (ancora da approvare). I dati sono eloquenti: la Finanziaria 2007 ha previsto 400 milioni di euro dal 5 per mille per le varie associazioni (di cui 353 milioni erogati), la Finanziaria 2008 ha previsto 400 milioni di euro (di cui 397,3 milioni erogati), la Finanziaria 2009 ha previsto 400 milioni di euro (ma zero euro erogati...), la Finanziaria 2010 ha previsto 400 milioni di euro (ma zero euro erogati), la Finanziaria 2011 ha tagliato i fondi a 100 milioni! Un taglio di ben il 75%!!! E il 5 per mille versato dagli italiani, che prima andava al volontariato e alle varie associazioni, dove andrà?
Sono 16 milioni gli italiani che ogni anno scelgono il 5 per mille: come si può evincere dal sito http://www.5-per-mille.it/ il contribuente può destinare la quota del 5 per mille della sua imposta sul reddito delle persone fisiche apponendo la firma in uno dei quattro appositi riquadri che figurano sui modelli di dichiarazione. È consentita una sola scelta di destinazione, ma il contribuente può altresì indicare il codice fiscale dello specifico soggetto cui intende destinare direttamente la quota del 5 per mille. Se guardiamo i dati della dichiarazione dei redditi dell'anno 2009, mediamente ogni contribuente che ha scelto il 5 per mille ha versato € 28,81 al volontariato, € 28,69 alla ricerca scientifica, € 26,29 alla ricerca sanitaria e € 29,21 alle associazioni sportive: complessivamente sono stati distribuiti nel 2009 278,6 milioni di euro al volontariato, 65,9 milioni di euro alla ricerca sanitaria e 64,1 milioni di euro alla ricerca scientifica (oltre che 6,9 milioni di euro ad associazioni sportive).
E quest'anno? La riduzione del 75% dei fondi del 5 per mille da evolvere alle varie associazioni comporterà un disastro in molti settori, soprattutto nel volontariato. Da cosa nasce il volontariato? Questa la chiara definizione che trovo su wikipedia: "Volontariato è un'attività libera e gratuita svolta per ragioni private e personali, che possono essere di solidarietà, di giustizia sociale, di altruismo o di qualsiasi altra natura. Nasce dalla spontanea volontà dei cittadini di fronte a problemi non risolti, o non affrontati, o mal gestiti dallo Stato e dal mercato. Per questo motivo il volontariato si inserisce nel "terzo settore" insieme ad altre organizzazioni che non rispondono alle logiche del profitto o del diritto pubblico". A proposito di volontariato, http://www.volontariato.com/.
E lo Stato cosa fa? Taglia e mette in allarme proprio il mondo del volontariato. Sono migliaia le associazioni in Italia che si occupano di volontariato (impiegando con continuità 1,1 milioni di italiani e saltuariamente 4 milioni), nei più svariati campi: dalla protezione della natura alla difesa di beni storico-artistici, dall'aiuto a persone bisognose alla lotta contro malattie gravi. In tutti questi campi il volontariato si sostituisce allo Stato: e lo Stato taglia. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti taglia: taglia sulla cultura, sull'istruzione, sull'ambiente ed ora sul volontariato. E come più volte abbiamo detto non taglia sui costi esorbitanti del Parlamento (la politica italiana costa 4 miliardi di euro all'anno: ma i nostri amati parlamentari si sono già tagliati lo stipendio di 1.000 euro, che quindi è sceso da 14.000 a 13.000 euro netti al mese..., oltre che maturare la pensione dopo appena 2 anni e mezzo di legislatura!!), non taglia sulle maledette Province (2 miliardi di euro all'anno), non taglia sulle spese militari (8 miliardi di euro all'anno)! E a proprosito di spese militari, è sconcertante quanto è appena stato deliberato dallo Stato in materia: 100 milioni di euro spesi per i sistemi d'arma, 200 milioni di euro per 10 elicotteri AW-139, 13 miliardi (miliardi!) di euro per 131 cacciabombardieri e 4 miliardi (miliardi!) di euro per 41 Eurofighter!!! E l'opposizione tace!
Ha ragione Marco Granelli, presidente di CSVnet (Coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato, http://www.csvnet.it) quando a Lucio Cillis del quotidiano la Repubblica ha recentemente dichiarato: "Guerra e produttori d'armi contano più dei volontari, di famiglie colpite dalla crisi, di anziani e disabili non autosufficienti". VERGOGNA NAZIONALE!!

mercoledì 24 novembre 2010

FAI... SCUOLA!

Voglio diffondere la notizia di questo progetto che mi è arrivata oggi al mio indirizzo e-mail, iniziativa del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it). Ecco la notizia.

"Il FAI e la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM lanciano per l’anno scolastico 2010/2011 un nuovo importante progetto nazionale dedicato alla scuola secondaria di II grado: la prima edizione del “Torneo del paesaggio”, un’iniziativa che gode del patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e del Comitato Italia 150 e che si propone di sensibilizzare i giovani allo straordinario patrimonio italiano. Il “Torneo del paesaggio” nasce dalla forte convinzione di FAI e IULM che l’educazione alla conoscenza e alla tutela del paesaggio, la cui difesa è una priorità assoluta per entrambe le Istituzioni, sia di fondamentale importanza per i giovani. Per i vincitori sono in palio speciali premi: soggiorni culturali per le classi finaliste e inviti per prestigiosi concerti FAI per i docenti referenti. Le chiediamo, quindi, di aiutarci a diffondere il progetto: Le saremmo molto grati se il Suo portale, potesse ospitare il banner e/o la notizia. A nostra volta saremo lieti di ringraziare tutti coloro che ci avranno aiutato attivando un link sul nostro sito dedicato alle scuole. RingraziandoLa anticipatamente per ciò che potrà fare e augurandoci di averLa al nostro fianco in questa iniziativa, Le inviamo i nostri più cordiali saluti".

Questa è la notizia, che diffondo molto volentieri: anzi, se potete diffondetela anche voi, è importante per migliorare il mondo scolastico e per aiutare i nostri giovani a crescere meglio. Per avere maggiori informazioni sul progetto visitate il sito http://www.faiscuola.it, sezione "Torneo del paesaggio".

lunedì 22 novembre 2010

Le domande esistenziali...

Ogni sabato il quotidiano "la Repubblica" esce nelle edicole con l'inserto "La Repubblica delle Donne", una rivista molto interessante sul mondo femminile e non solo (consultate il sito http://dweb.repubblica.it/). All'inizio della rivista da un pò di tempo c'è una rubrica (anonima!) in cui vengono pubblicate varie domande. Una famosa frase di Yves Montand rivolta a Barbra Streisand in "L'amica delle 5 e mezza" (film del 1970) recita: "Credo che le risposte rendano saggi. Ma le domande rendano umani". Assolutamente vero: è per questo che ora ho deciso di pubblicare le domande più belle che trovo ogni sabato su questa rubrica, un pò per suscitare ilarità e un pò per renderci umani (oltre che saggi), quindi questo articolo lo aggiornerò di continuo. Anzi, chiedo a voi di rispondermi citando alcune domande buffe come quelle che starete per leggere.

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 20 novembre 2010:
Avete detto addio alle foglie?
Se lecco un inceberg, è dolce o salato?
Invecchiare è dimenticarsi dei budini?
Da quando in qua si rottama un rottame?
Gli sgabelli sono jazz dentro?
Guardate il mondo dritto negli occhi? Quindi sapete dov'è

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 27 novembre 2010:
Chi ha premuto il cancelletto?
Siete tipi da infatti
Ciò che v'interessa è anche ciò che v'importa?
Trattenete lacrime altrui?
Sareste più felici se quelli che fanno le previsioni del tempo in TV si vestissero secondo il tempo che farà?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 4 dicembre 2010:
La vostra faccia è una confessione?
Dimettersi è reato?
Preferite "collegati" invece che credenti?
La mela è più atletica della pera?
Vorreste essere famosi ma avete orrore di essere conosciuti?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 11 dicembre 2010:
Il mezzo è il pestaggio?
Avete lacune belle?
Cosa aspettate?
Blu. Avete un minuto: vi viene in mente qualcosa di più bello?
Vi affidate all'invisibile intelligenza dei pigiami?
Se la domanda è: siete contenti? Quale volete come domanda successiva?
Valorizzare? Minimizzare? In ogni caso ci voglione fregare?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 18 dicembre 2010:
Ci siete come non mai?
Il fatto che la frutta sia più o meno delle stesse dimensioni delle mani, non vi sembra una bella coincidenza? No? Ci avete pensato bene?
Se il 2010 è stato bunga bunga, tablet, vuvuzela, tea party, wikileaks, vajassa... perchè il 2011 parli in modo che si capisca chiamiamo l'esorciccio?
In questo periodo le vostre sensazioni ingrassano?
Le domande vi fanno strano perchè non chiudono la porta?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 15 gennaio 2011:
La neve è contenta di cadere?
Alle nuovole mancano le federe?
Avete scoperto per quale parte del corpo vivete?
E' arrivata l'ora di friggere?
Ormai è ormai?
I P.S. sono scomparsi perchè non ci ricordiamo più quello che ci eravamo dimenticati?

Da "La Repubblia delle Donne" di sabato 29 gennaio 2011:
Avete tenuto il conto dei baci potenziali perduti?
Lo sapete anche voi, vero, che nel caffè c'è qualcosa di sospetto?
Siete mai riusciti a mangiare la foglia? Poi vi sono venuti i lucciconi?
Cosa aspettate a dire: oooops?
Ci mettete ardore?
"Non ti preoccupare per me": dopo è la catastrofe?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 5 febbraio 2011:
Vincere è dormire meglio?
La vita comincia con uno tsunami e finisce con un bacio?
Quanto è bello avere un tappetino sotto i piedi?
I cani odiano anche le email?
Siete riusciti a capire cosa pensa Jack Nichilson?
Cincischiate il giusto?
L'avocado è in dolce attesa?
Il vostro computer non annuisce abbastanza?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 5 marzo 2011:
Avete svernato bene?
Il mondo non sarebbe più bello se ci fossero più animali di cui non si distingue la testa dalla coda?
Avete bisogno di una bella paura per starci dentro al sicuro?
Il futuro ha un odore diverso dal presente?
La vostra, è roba forte?
Se avete una vista sulla luna, cosa vi manca?
Una volta la gente alle domande rispondeva spesso: dipende. Ora molto meno? Secondo voi da che dipende?
Andreste a vedere un film di Greenaway intitolato: "Il fornitore, il selezionatore, l'istruttrice e l'utilizzatore finale"?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 12 marzo 2011:
Siete pronti per l'uso?
Avete una missione? Possiamo conoscerla?
Tra quello che aspettate e quello che vi aspettate c'è differenza?
Domodossola esiste solo per poter dire D come...?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 26 marzo 2011:
Avete già conosciuto l'essere umano più umano che ci sia?
Vi sentite troppo perequati, troppo poco?
Parlate solo con i conosciuti?
Prima volete sempre vedere i numeri?
Avete messo l'antifurto ai vostri desideri?
Ma poi, navigate senza limiti?
Avete le mani libere?
Scusa. Cosa? Niente. Ok. Ok?
Chi sa spiegare per quale motivo sui pacchi della pasta è sempre più difficile trovare dov'è scritto il tempo di cottura?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 19 marzo 2011:
Avete già provato a sdraiarvi sulla croccante erba marzolina?
La cosa si fa spessa?
Soddisfate i parametri standard delle coccole?
Non c'è niente come il marrone Coppa del Nonno?
No tav no cav no mav?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 2 aprile 2011:
Conoscete qualcuno che odi i canguri?
Se ci fosse un oggetto chiamato come voi, quale vorreste che fosse?
Vi sentite tutt'al più un parente generico medio?
Tutti gli occhi chiusi vedono lo stesso niente? Allora potrebbero vedersi tra loro?
Non capite perchè? Perchè non capite?
Cosa pensano i punti quando le rette gli passano accanto senza toccarli?
Vi state preparando al giorno in cui un litro di benzina costerà più dell'automobile?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 9 aprile 2011:
Gli alberi si battono le mani?
Tutto qui?
Vi sentite sprecati dentro di voi?
Ci pensate, prima di stringere le mani?
Ma poi, avete capito perchè è morto l'orso Knut?
Non sareste niente senza chi?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 23 aprile 2011:
Se anche gli yogurt sono su Facebook, è ora di fuggire su Marte?
Vi fidate di persone più informate di voi su di voi?
Le vostre gambe alludono già all'estate?
Per quanto ancora?
Il mondo vi attraversa troppo intensamente?
Pagare sta diventando difficile come guadagnare?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 30 aprile 2011:
Se non ci fossero tavoli di vetro saremmo più trasparenti?
La vostra strategia consiste nel non avere forma, così uno si concentra sui contenuti?
Perchè mai si chiede cosa vuoi diventare soltanto a chi è ancora piccolo?
Qual'è la popolazione del paradiso?
Aprite il frigo non per la fame ma per avere una risposta?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 7 maggio 2011:
Le barche a vela viste di profilo sono punti interrogativi a cui il mare risponderà?
Alcune parti di voi devono restare sconosciute?
Chi manca all'appello?
Ma se vi ricordate di dimenticarlo, perchè non vi ricordate di ricordarlo?
Fate parte della megafauna carismatica?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 14 maggio 2011:
Siete bravissimi a postdire?
Piacete alle applicazioni che piacciono?
Basta lavarsi i denti con il dito per sentirsi un altro animale?
L'allergia è il nostro modo per piangere sulla natura versata?
Parlate fino a giorno avanzato?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 18 giugno 2011:
Giugno è il più bambino dei mesi?
Siamo diventati il nostro debito?
Vi fidate di un vegetariano che mette un giubbotto di pelle?
Gli speaker di Isoradio sono la prova che esistono altri pianeti abitati?
Conoscete uno scultore di nuvole?
Perchè i falò li fanno sempre gli altri?
Ufficialmente è ufficialmente scomparso?
Al ristorante vorreste che apparecchiassero anche per il vostro smartphone?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 17 settembre 2011:
Metteranno il confessionale nelle abnche?
E' finalmente ora di dare un bacio a temperatura ambiente?
Hai già inccontrato il più grande spettacolo dpo il bing bang?
Gratis è il nuovo stipendio?
Avete mai svelato l'arcano?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 24 settembre 2011:
Quando ci stupiranno con effetti normali?
Se nasce un nuovo Stato ma non è online, esiste davvero?
Nessuno corre più come Rin Tin Tin?
Quanto vi manca qualcuno che non vi capisca?
Ma è saltata la luce?
Contrari alle deroghe pesanti?
Avete piedi pieni di ricordi?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 8 ottobre 2011:
Spritz: da una rivoluzione arancione si è passati alla dittatura?
Vi sentite commerciali o calpestabili?
In ottobre siamo tutti un pò più canadesi?
E' sempre ora di una bella coincidenza?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 22 ottobre 2011:
Un brodo di velluto: in sintesi, l'autunno?
Chi dorme nudo fa un pò parte del regno animale?
Lavorate anche mentre state lavorando?
Più matite meno messaggi?
Sapete cosa succederà della vostra provincia? E chi siete per saperlo?
Esiste un silenzio più silenzioso di quello tra fratelli?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 29 ottobre 2011:
Avete una faccia "del giorno" per ogni mattina?
Perchè "abbreviazione" è una parola così lunga?
Generazione ACCIDIA: Appena Chiuso Collegamento Internet Divento Improvvisamente Apatico?
E' sabato ed è novembre: Cosa ci sfugge?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 5 novembre 2011:
Il colore del thè che bevete è un indicatore del vostro impegno sociale?
I vostri telefoni sanno più cose di voi delle vostre mamme?
Sfilarsi l'orologio all'alba è un segno di rispetto nei riguardi del sole?
Chi ha inventato il colore corridoio scolastico?
Quando non si capisce, come si fa a capire se davvero non si è capito o non si è capito se si è capito?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 12 novembre 2011:
Ci sono animali considerati più belli dagli altri animali?
Chi ha insegnato recitazione alle foglie che cadono?
Perchè i fantasmi dicono buuu?
I vostri pensieri assomigliano a un'albicocca matura in un cesto di pere grinzose?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 10 dicembre 2011:
Il caffè è un'abbreviazione di carenza d'affetto?
Cosa fate per l'insonnia delle stelle?
Siete molto nevosi?
Visti da dentro, siete ancora più belli?

Da "La Repubblica delle Donne" di sabato 17 dicembre 2011:
Ma se cosa fatta capo ha, cosa capo fatto ha?
State cercando qualcuno con la giusta dose di sbagliato?
Le palpebre sono i nostri anfibi?
Da che distanza siete più belli?

Alla prossima...

domenica 21 novembre 2010

CULTURA: se i soldi ci sono e si buttano dalla finestra...

Ha fatto molto scalpore il crollo dell'edificio, avvenuto pochi giorni fa, nell'area degli scavi di Pompei, avvenuto per la mancata manutenzione (infiltrazioni d'acqua dalla copertura fino alle fondamenta), che sta portando a galla il terribile stato in cui versa l'intera area degli scavi di Pompei (patrimonio mondiale dell'umanità...) e sta alimentando il dibattito politico (e non solo) sui tagli al ministero dei Beni Culturali.
Più volte ho scritto, e sappiamo, di quanto sia importante per l'Italia il suo patrimonio storico-artistico (oltre che quello naturale), che non ha eguali al mondo e che rappresenta, oltre che immenso orgoglio, una voce importantissima dell'economia italiana. E più volte ho scritto dei famigerati tagli di fondi effettuati dal ministero dell'Economia, tramite il suo rappresentante Giulio Tremonti, ai ministeri dei Beni Culturali, dell'Ambiente e dell'Istruzione, tutto per combattere (a sua detta) la grave crisi economica che ci sta colpendo. Certo, se si deve tagliare (e bisogna tagliare) non lo si può fare in questi campi. Tuttavia, bisogna ammettere che c'è anche qualcos'altro che non funziona, qualcosa di sconvolgente, che sta nel modo in cui vengono spesi i fondi che restano. Ho trovato un'interessante inchiesta sul settimanale L'Espresso, a cura di Emiliano Fittipaldi e Claudio Pappaiani, nel numero del 18 settembre 2010, dedicata appunto alla marea di soldi destinati a Pompei: che fine fanno? Ecco qui come. 70.000 euro per una visita agli scavi del Presidente del Consiglio Berlusconi, 11.000 euro per la pulizia delle aree in vista di questa visita e 9.600 euro per l'accoglienza dello stesso Berlusconi, ma alla fine Berlusconi non arriverà mai...; 12.000 euro per lo spostamento di 19 pali della luce; 100.000 euro per il potenziamento dell'illuminazione delle strade esterne al sito; 99.000 per le transenne dell'area; 91.000 ad un Centro di ricerche musicali per l'installazione di planofoni (per la diffusione del suono nello spazio); 665 euro per cambiare le serrature di un punto di ristoro; 47.000 euro per organizzare l'evento "Torna la vite"; 185.000 euro per il progetto "PompeiViva" (soldi dati alla onlus romana CO2 Crisis Opportunity fondata da Giulia Minoli, figlia di Gianni Minoli e Matilde Bernabei, che ha avuto come testimone di nozze Gianni Letta, casualità..., sposando Salvo Nastasi, direttore generale del ministero dei Beni Culturali, altra casualità...). E ancora: 547.000 euro per il progetto intitolato "Archeologia e Sinestesia"; 72.000 euro all'associazione Mecenate 90 (presidente onorario Gianni Letta, sempre casualità...) per un'indagine conoscitiva sul pubblico...; 724.000 euro all'Università Tor Vergata per lo sviluppo di tecnologie sostenibili (uno dei Commissari Straordinari dell'area, Marcello Fiori della Protezione Civile, nominato da Sandro Bondi, è stato docente all'Università Tor Vergata, ennesima casualità...); 1.668 euro per i nuovi arredi dell'ufficio di Fiori; 1.700 euro per la divisa dell'autista di Fiori; 4.000 euro per la parete attrezzata dell'ufficio di Fiori; 10.000 euro per un altro ufficio di Fiori presso l'Auditorium; 113.000 euro per lo spettacolo "Pompei in scena"; 955.000 euro per il progetto multimediale alla casa di Polibio; 600.000 euro per la mostra "Pompei e il Vesuvio"; 1.200.000 euro per l'illuminazione della casa di Bacco; 260.000 euro in un anno per lo staff di Fiori (che passa da 5 a 12 componenti...); 149.000 euro annui per lo stesso Fiori (oltre al suo già gratificante stipendio da dirigente del ministero dei Beni Culturali); 125.000 euro per 4 co.co.co. di fiducia di Fiori; 250.000 euro per il personale distaccato di Fiori; 185.000 euro per la ricarica delle carte di credito per tutti i componenti dello staff (interni ed esterni) per rimborsi spese di missione; 500.000 euro destinati ai servizi per la stagione teatrale 2010-2011; 275.000 euro dati a Legambiente per la formazione di volontari; 42.000 euro spesi per alcuni volumi di storia; 17.000 euro investiti in televisori Lcd; 1.000 euro per sfoltire un solo pino vicino agli uffici della sovrintendenza. E la lista sarebbe lunghissima, spese per un totale di milioni di euro (dello Stato, quindi nostri) che servono a tutto (e a tutti) fuorchè alla messa in sicurezza di Pompei...
E a Roma? Il Presidente del Consiglio Berlusconi, proprio pochi giorni fa, convince Bondi a spendere ben 70.000 euro per munire di mani e pene il gruppo scultoreo in marmo alto 2.2 metri, risalente al 170 d.C., costituito da due statue che raffigurano il dio della guerra (col volto dell'imperatore Marco Aurelio) e la dea dell'amore (col volto di Faustina), esposto a Palazzo Chigi. Come mai? Berlusconi era stufo di vedere le statue mutilate... Abituato alla chirurgia estetica, ha pensato bene di rovinare per sempre il valore storico che aveva il gruppo marmoreo prima dlel'intervento, e naturalmente buttando dalla finestra 70.000 euro (dello Stato, quindi nostri).
Non voglio aggiungere niente altro a queste cifre: perchè non c'è niente da aggiungere, le cifre si commentano da sole, e fotografano alla perfezione quel male oscuro italiano (mai così forte come in questo quasi ventennio Berlusconiano) fatto di apparizione, propaganda elettorale, favoritismi clientelari e arricchimenti personali ai danni dello Stato. E intanto il patrimonio storico-culturale crolla, e con se la storia e la memoria del paese...

QUALE STORIA SIAMO NOI

Ieri sabato 20 novembre 2010 ho trovato un articolo molto interessante sul quotidiano la Repubblica, scritto da Simonetta Fiori nello spazio "R2 Cult", intitolato "Quale storia siamo noi". Tutto è partito da uno studioso inglese, Simon Schama, che sul giornale Guardian ha stilato una classifica delle dieci date che hanno segnato la storia della Gran Bretagna. Alla vigilia dei 150 anni dell'anniversario della proclamazione dell'unità d'Italia, è stata chiesta la stessa cosa a tre storici italiani, stilando una classifica delle 10 date che, secondo loro, hanno segnato la storia del Paese. Prima vediamo le loro risposte e poi commentiamo.
Massimo L. Salvadori: 1) 17 marzo 1861, viene conferito il titolo di Re d'Italia a Vittorio Emanuele II; 2) 8 ottobre 1876, avviene il discorso di Depretis a Stradella chiedendo una "feconda trasformazione dei partiti"; 3) 3 novembre 1903, Giolitti che, dopo aver chiuso la "crisi di fine secolo", diventa Primo Ministro dando il via a grandi riforme politiche e sociali; 4) 30 ottobre 1922, Mussolini arriva al potere portando il paese alla catastrofe nel 1943; 5) 25 aprile 1945, avviene l'atto conclusivo della lotta di Resistenza al nazifascismo; 6) 22 dicembre 1947, con 453 voti favorevoli e 62 contrari viene approvato il testo della Costituzione (che entrerà in vigore il 1° gennaio 1948); 7) 18 aprile 1948, la Democrazia Cristiana vince le elezioni politiche come primo partito moderato dopo la coalizione governativa anti-fascista; 8) 9 maggio 1978, viene ritrovato, senza vita, il corpo del rapito Aldo Moro che segna il culmine dell'attacco delle forze eversive terroristiche allo Stato; 9) 17 febbraio 1992, segna l'inizio di Tangentopoli con l'arresto del socialista Mario Chiesa; 10) 11 maggio 1994, si apre il primo governo Berlusconi e con sè l'era berlusconiana.
Guido Crainz. 1) Il racconto della nuova nazione nell'800, che avviene tramite la letteratura grazie alle "Confessioni di un italiano" di Ippolito Nievo, a "I Malavoglia" di Giovanni Verga e a "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa; 2) la grande emigrazione di fine '800; 3) la prima guerra mondiale, che coinvolge l'Italia quando è ancora un paese fragile e contadino; 4) la nascita della radio, grazie a Guglielmo Marconi, e l'inizio delle trasmissioni nel 1924; 5) la seconda guerra mondiale, che porta il nostro paese alla distruzione, e la Resistenza, che porta la liberazione del paese dal nazifascismo; 6) la ricostruzione post-guerra, che si identifica nel referendum del 2 giugno 1947 con la scelta della Repubblica, nel voto dato alle donne e nella Costituzione; 7) il miracolo italiano tra gli anni '50 e '60, che porta alla rinascita e alla modernizzazione della società italiana; 8) i movimenti collettivi degli anni '60 e '70 (dai sessantottini al femminismo) e il rinnovamento civile del paese; 9) la testimonianza di Pier Paolo Pasolini che testimonia il declino del modo contadino e la mutazione antropologica del paese; 10) la nascita dell'euro.
Adriano Prosperi. 1) Il periodo 1796-1814, vede la Rivoluzione francese e l'età napoleonica che segnano l'inizio, indiretto, della Nazione italiana; 2) 17 marzo 1861, con l'elezione del re d'Italia Vittorio Emanuele II; 3) 1863, viene fatta la Legge Pica per combattere il brigantaggio al Sud d'Italia (rimasta in vigore fino al 1865); 4) 20 settembre 1870, presa di Roma che porta alla separazione della Chiesa dallo Stato italiano; 5) 1892, a Genova nasce il primo partito politico di massa, ovvero il Partito Socialista; 6) luglio 1900, a Monza Gaetano Bresci uccide re Umberto I; 7) 1912, il suffragio universale maschile che vede ancora le donne escluse dal voto; 8) la prima guerra mondiale; 9) il periodo 1919-1938, che vede la salita al potere del fascismo per arrivare alle famigerate leggi razziali; 10) il periodo 8 settembre 1943 - 1° gennaio 1948 durante il quale succede di tutto (fuga del re, decapitazione dello Stato, occupazione tedesca, Repubblica di Salò, deportazione degli ebrei, la Resistenza armata, la Liberazione, la fine della Monarchia, il voto alle donne e la nascita della Costituzione).
Anche voi potete scegliere le vostre 10 date: basta andare al link del quotidiano la Repubblica http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/11/20/news/storia-9305319/ e votare sullo speciale dedicato all'argomento. Sembra una banalità questa lista, invece descrive un popolo e la sua storia, e soprattutto porta a porsi molte domande che, si spera, possano portare ad un cambiamento del paese. Personalmente mi ha colpito molto l'ultima data indicata dallo storico Massimo L. Salvadori: ovvero l'era berlusconiana come ultimo evento che ha cambiato la storia del Paese. Ahimè, ha perfettamente ragione. A quando la prossima data di cambiamento? La vedo molto lontana, purtroppo...

martedì 16 novembre 2010

ALLUVIONE e satira preventiva...

Non potevo non pubblicare questa vignetta con tanto di commento dell'autore, apparsa sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 12 novembre 2010. E' stata realizzata da Massimo Bucchi (http://www.massimobucchi.com) nel suo spazio sull'inserto chiamato "Sottovuoto": la pubblico perchè fotografa alla perfezione lo stato delle cose italiane, ma più che la vignetta rende perfettamente l'idea della situazione del nostro paese il commento di Bucchi che segue la vignetta, che pubblico integralmente perchè, pur trattandosi di satira, espone in maniera assolutamente intelligente la grave situazione che stiamo vivendo. Ecco il commento. "Se non andate alla montagna, la montagna verrà da voi. Per ulteriori delucidazioni rivolgetevi al Sindaco di Idro. Un battello, il mio regno per un battello. Fangoscia. Il Piave seguita a mormorare, ma gli altri fiumi sono incazzatissimi. Il Fiume Giallo a nord, è colpa dei cinesi? L'acqua esonda perchè non ha ancora ricevuto il bonifico? Nuotate, nuotate, qualcosa resterà. Gracidano le frane. D'altronde siamo sempre stati un'economia sommersa. Se il cavallo non beve, berranno gli elettori. Allo studio la Casa della Protezione della Giovane. Annegata. Ma forse c'è già. Sulle strade extraurbane tenete sempre i fari accesi, doveste mai investire un pesce. L'unico possibile vantaggio è che, se non riuscite ad andare in ufficio, presto l'ufficio verrà da voi". Nella tragedia, direi esilerante, oltre che assolutamente veritiera.

domenica 7 novembre 2010

Volontariato e solidarietà

Ho trovato un interessante articolo di Antonella Barina sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 29 ottobre 2010, intitolato "E se volessi dare una mano, a chi potrei rivolgermi?" che la giornalista ha scritto per la sua rubrica Solidarietà. Mi ha colpito molto e vorrei rendere partecipe quanta più gente possibile nel campo del volontariato, che vede tantissime persone impegnate nella difesa dell'ambiente, nel lavoro con i bambini, nell'assistenza agli anziani, nell'aiuto ai barboni, nella cooperazione internazionale, nella protezione degli animali, e la lista sarebbe lunghissima. Tanto che oggi ci sono in Italia ben 43.500 associazioni, che vedono impegnate centinaia di migliaia di italiani pronti a dare una mano agli altri (l'associazione è infatti un ente senza finalità di lucro costituito da un insieme di persone fisiche o giuridiche legate dal perseguimento di uno scopo comune). Italiani che sono rappresentati per la maggior parte da donne e da giovani sotto i 29 anni, che sono giovani in attesa di lavoro, pensionati con tempo libero, genitori con figli grandi, tutte persone che decidono di impiegare il loro tempo libero per la collettività, oltre che a studenti e professionisti che invece di tempo libero ne hanno molto meno. Ci sono ancora moltissimi italiani che rientrano in queste categorie e che vorrebbero impegnare il loro tempo libero o che sono mossi dalla volontà di dare un aiuto ma che non sanno a quale associazione iscriversi.
Per facilitare questa scelta sono stati istituiti in Italia 78 "Centri di Servizio per il Volontariato" (http://www.csvnet.it), con 414 sportelli diffusi in tutto il territorio nazionale, ai quali ci si può rivolgere per avere un aiuto sulla scelta dell'associazione più vicina e più bisognosa (spiegano come muoversi, fanno corsi di formazione e periodi prova). Questi centri gestiscono buona parte del volontariato italiano e sono finanziati per legge dalle fondazioni bancarie proprio per sostenere il no profit: nel solo 2009 sono stati quasi 19.000 gli italiani che hanno usufruito gratis dei servizi di consulenza di questi centri, potendo usufruire di ben 54.000 ore di formazione.
Importante è l'attività svolta dai "Centri di Servizio per il Volontariato" nelle scuole: nel 2009 sono state ben 1.824 le scuole (di ogni grado, dalle materne alle superiori) coinvolte in attività di volontariato, per un totale di 163.000 studenti impegnati, proponendo film, mostre, giochi, testimonianze di volontari, sensibilizzazione alla solidarietà, oltre che visite e stage formativi presso alcune associazioni.
Scrivo ancor più volentieri questo articolo perchè anch'io da tre anni contribuisco al volontariato: con alcuni amici abbiamo fondato un circolo facente parte a Legambiente. Si tratta del circolo PERLA BLU (http://www.perlablu.it) con sede a Cologna Veneta (VR), che si occupa di difesa del territorio, di lotta ad ogni forma di inquinamento e di iniziative culturali (percorsi storici, formazione scolastica, ecc...). Da tre anni ne sono il Segretario e lo faccio davvero molto volentieri: rendersi utili alla collettività ti dà una gioia immensa, perchè metti a disposizione un pò del tuo tempo libero per fare ciò che le amministrazioni locali non riescono (o non vogliono) fare. E' l'aiuto di tutti che riesce a rendere un paese migliore: lo Stato, ricordatelo sempre, siamo noi e noi lo facciamo funzionare, anche nell'aiuto agli altri e al territorio.

Così l'edilizia è selvaggia!

Questo è il titolo di un articolo di Francesco Erbani sul quotidiano la Repubblica di giovedì 4 novembre 2010, dedicato all'uscita di un libro dell'urbanista Paolo Berdini intitolato "Breve storia dell'abuso edilizio in Italia. Dal ventennio fascista al prossimo futuro" (pubblicato da Donzelli, pagg. 166, costo € 16,50). Un libro in cui l'urbanista spiega i motivi che nei decenni hanno spinto gli italiani all'abuso edilizio, che addirittura dal Lazio in giù è diventato un modo di essere dell'attività edilizia (quasi come parcheggiare l'auto in seconda fila!).
Partiamo da alcune cifre. Dal 1948 ad oggi sono stati realizzati ben 4.600.000 edifici abusivi, il che vuol dire una media di 74.000 ogni anno (203 al giorno), nei quali vivono oggi circa 6 milioni di persone!!! IMPRESSIONANTE! Quasi la metà degli abusi edilizi è stata commessa al Sud Italia (se aggiungiamo il Lazio si arriva al 64%!). Quando nasce l'abusivismo? Nasce durante il Fascismo (ma forse addirittura prima): esplode però negli anni '50, nell'immediato dopoguerra che vedeva il nostro paese uscire distrutto dalla seconda guerra mondiale, probabilmente per il mancato intervento pubblico allora nell'edilizia che mettesse a disposizione case a prezzo contenuto (non era ancora esploso il boom economico). Come sostiene Berdini, questo però non doveva essere l'unica spiegazione, ma ce ne dovrebbe essere stata anche una geografica visto che sin da allora l'abusivismo si era concentrato soprattutto al Sud e non omogeneamente in tutto il territorio italiano (omogeneamente era invece uscito distrutto economicamente dalla guerra). Si parte dall'abusivismo cosiddetto "familiare" (chi costruisce l'edificio abusivo per la propria famiglia) diffuso nell'immediato dopoguerra, fino ad arrivare all'abusivismo cosiddetto "economico" degli anni '60-'70 (sulla necessità dei più deboli piomba la speculazione che lottizza, costruisce e vende senza richiedere nessuna licenza edilizia). Dalla fine degli anni '70 (e ancor più nei decenni successivi) l'abusivismo diventa di "pura valorizzazione", che consiste nella costruzione delle famigerate seconde case (a fine di capriccio) in aree ove non si potrebbe costruire perchè ad alto valore paesaggistico o a rischio idro-geologico (come la campagna romana, la valle dei Templi di Agrigento, le coste siciliane, campane, sarde e calabresi, le aree fragili di Sarno e del Messinese, il Vesuvio, le isole minori tra cui Ischia, ecc...).
Abusivismo edilizio è non solo costruire dove non si può, ma è anche (e soprattutto) un pericolo costante per il dissesto idro-geologico, per l'aumento delle frane, per la perdita di valore del nostro paesaggio, per lo svuotamento dei centri storici delle città e la conseguente sempre maggiore urbanizzazione, per gli scarichi fognari illegali, per l'inquinamento. Ma tant'è: l'italiano è sempre stato poco inlcine al rispetto delle regole: in Europa è diffuso un "patto sociale riconosciuto" per cui la pianificazione urbanistica è accettata dalle autorità pubbliche, dagli operatori economici e dai cittadini. In italia invece non vige questo patto, ma anzi vige un patto non scritto fra chi amministra e chi è amministrato tendente a non rispettare le regole perchè si considera l'edificare come un diritto proprio inseparabile dal possesso del suolo.
In tutto questo i famigerati condoni edilizi hanno avuto un ruolo devastante: ne sono stati fatti tre (nel 1985, nel 1994 e nel 2004), che hanno messo nella testa delle persone il principio che la sanatoria edilizia è un normale sistema di governo del territorio (infatti nei decenni gli abbattimenti di illeciti edilizi sono stati davvero una miseria). Proprio in questi giorni sto leggendo il libro di Roberto Ippolito "Il Bel Paese maltrattato: viaggio tra le offese ai tesori d'Italia" (edito da Bompiani, pagg. 380, costo € 18,00), nel quale il capitolo 3° "La pretesa della legalità" è dedicato all'abusivismo edilizio soprattutto nell'isola di Ischia, dove raggiunge percentuali inqualificabili, che purtroppo a cadenza regolare comporta frane e dissesti idro-geologici con perdita di vite umane. Da pelle d'oca...
Concludo citando (perchè condivido pienamente) la parte terminale dell'articolo di Erbani: "L'abusivismo è destinato a continuare perchè la pratica dei condoni non si è arretrata. E l'esperienza insegna che i condoni non occorre farli, basta prometterli per scatenare la corsa al mattone illegale". Anche qui lo Stato ha le sue pesanti responsabilità, sia per i condoni edilizi permessi sia per la mancanza di controlli e di prevenzione, permettendo lo sfascio del territorio e la perdita di vite umane. Praticamente un non-Stato del quale vergognarsi.

I tagli del governo e le tragedie...

Continuano a verificarsi fatti nel nostro paese che danno assolutamente ragione a chi (me compreso) continua a lamentarsi (e a indignarsi) dei tagli imposti dal governo a vari settori, come ad esempio il patrimonio storico-artistico e il territorio, in forza della crisi economica.
Abbiamo ancora vive negli occhi le immagini dell'alluvione in Veneto di questi giorni: io abito a Bevilacqua, nella pianura veronese, e l'acqua delle alluvioni si è fermata ad una ventina di km da casa mia ma ha comunque interessato e sconvolto zone e città che conosco e che frequento spesso, come Soave e Monteforte d'Alpone (oltre che Brenzone e Malcesine) nel Veronese, Saletto nel Padovano, Caldogno nel Vicentino (oltre che la stessa Vicenza). Certamente si è trattato di un fenomeno meteorologico eccezionale: in tre giorni sono caduti fino a 450-500 mm d'acqua nelle montagne veronesi e vicentine, quelle da cui partono i fiumi che poi sono esondati o hanno rotto gli argini (Bacchiglione, Guà-Frassine, Chiampo, Fratta, Alpone, Tramigna), che unite allo scioglimento delle nevi cadute in precedenza ha causato una delle più gravi alluvioni che abbiano mai colpito il Veneto. Tuttavia, il dato meteo eccezionale non deve fungere da causa di questo disastro: purtroppo le cause sono sempre quelle. Si va dal mancato rafforzamento degli argini dei fiumi, alla sempre meno manutenzione agli argini stessi (in più punti letteralmente bucati da nutrie e volpi), alla mancata pulizia degli alvei dei fiumi, alla mancata costruzione dei bacini di sfogo (in questa alluvione i pochissimi comuni che si sono dotati di bacini di sfogo, come Montebello Vicentino, si sono salvati), alla mancata manutenzione delle paratie e delle idrovore. C'è anche da aggiungere la scarsa preparazione della Regione ad affrontare una situazione simile, un pò perchè non abituata ad eventi del genere e un pò perchè forse si è sempre pensato che non sarebbe mai capitato. Si tratta di tutti lavori che non vengono fatti per la sempre più critica mancanza di fondi: i Comuni ne hanno sempre meno (soprattutto dopo l'abolizione dell'ICI) e il governo ne stanzia pochissimi, continuando a tagliare (con la scusa della crisi economica). E' proprio di questi giorni la polemica nata tra Stefania Prestigiacomo (ministro dell'Ambiente) e Giulio Tremonti (ministro dell'Economia): il Ministero dell'Ambiente ha ricevuto circa 1.650.000.000 di euro nel 2008, che sono già scesi a circa 738.000.000 in questo 2010 e che con la "legge di stabilità" scenderanno a 514.000.000 nel 2011 arrivando a 498.000.000 nel 2013 (vuol dire un taglio del 60% in pochi anni)!!!
E' notizia di ieri il crollo della "Schola Armaturarum Juventis Pompeiani" a Pompei, dovuta con tutta probabilità alle infiltrazioni d'acqua, un altro pezzo importantissimo del nostro patrimonio storico-artistico che se va: la mancata messa in sicurezza per scarsità di fondi mette in luce il taglio dissennato di fondi da parte del governo.
Siamo ancora in un grave periodo di crisi economica, e cosa fa il governo? Un buon governo naturalmente taglia, ma non può tagliare i fondi per l'ambiente, per il territorio, per il dissesto idro-geologico, per il patrimonio storico-artistico (che non ha eguali al mondo), per la cultura e per l'istruzione. Sono tutti campi sui quali è necessario non tagliare per mantenere in sicurezza il territorio (e di conseguenza le vite umane!) e per mantenere florida un'economia che trova proprio nel turismo una fonte indispensabile. Invece Tremonti che fa? Taglia proprio in questi campi e non taglia invece sulle folli spese militari, sui costi esorbitanti del Parlamento, sulle inutili Province (che invece continuano ad aumentare), sulle auto blu, sui finanziamenti ai partiti (che a suo tempo il popolo italiano aveva scelto di eliminare...), per non parlare di un governo che investirà miliardi di euro sulle centrali nucleari (no comment!), sul Ponte di Messina, permette a degli animali di rubare soldi statali tramite gli appalti truccati, fa leggi per evitare al Presidente del Consiglio di non pagare centinaia di milioni di euro di tasse (vedi caso Mondadori). Sono soldi che dovrebbero servire a mettere in sicurezza il territorio e qundi la sua popolazione.
E le vite umane spezzate dalle tragedie del territorio, causate dalla negligenza statale? Chi ne risponde? A questo punto l'unico responsabile dovrebbe essere lo Stato, è lui che con la sua incuria e il suo disinteresse comporta la perdita di vite umane. Come può uno Stato permettere tutto ciò? In questi casi si dovrebbe portare lo Stato in tribunale: non è più possibile che gli amministratori dello Stato, che noi eleggiamo perchè facciano il nostro interesse, quando arrivino a Roma facciano tutto fuorchè i nostri interessi! Una vita umana, anche una sola, dovrebbe valere molto di più di quattro maledetti soldi. Io al posto di Tremonti non avrei tanto la coscienza a posto, semplicemente perchè mi sentirei un omicida!