mercoledì 27 febbraio 2008

EUROPA CENTRALE E BALCANICA: caldo record il 24-25 febbraio!!!

Riporto questo articolo realizzato in collaborazione con Nicola Cadeddu. Riguarda l'impressionante ondata di caldo che ha interessato domenica 24 febbraio e lunedì 25 febbraio 2008 buona parte dell'Europa centro-orientale, dopo l'ondata di forte gelo dei giorni precedenti!
L'articolo è apparso sul noto (e sempre ben aggiornato) sito meteo italiano http://www.meteogiornale.it.
Domenica segnaliamo questi nuovi record di febbraio: Innsbruck (Austria) 20,6°C (record precedente 18,7°C), Banja Luka (Bosnia) 23,8°C (precedente 22,7°C), Praga/Ruzyne (Repubblica Ceca) 19,2°C (precedente 18,1°C). Molto caldo anche in Germania: Monaco città 21,0°C, Stoccarda 20,5°C, Garmisch e Monaco-aeroporto 20,0°C, Oberstdorf 19,2°C, Augsburg 19,1°C. In Svizzera 22,8°C a Coira e 21,1°C a Visp. In Repubblica Ceca, oltre al valore di Praga, segnaliamo 21,0°C a Ceske Budejovice. Notevoli anche i 20,7°C di Salisburgo, in Austria. In Baviera, oltre ai valori già citati, spiccano i 19,7°C a Hohenpeissenberg (a 977 metri s.l.m.), ma anche gli 11,8°C ai 1835 metri del Wendelstein. Ben 10,0°C la temperatura a 850 hpa (1560 metri) sui cieli di Monaco alle 12 GMT di domenica.
Domenica calda anche nel sud della Polonia, dove Opole ha registrato una massima di 18,7°C, mentre Jelenia Gora si è fermata a 18,1°C e Wroclaw a 17,1°C (ben 13,9°C più della media delle massime del periodo!). A Wroclaw, il radiosondaggio delle 12 GMT registrava 6,4°C a 850 hpa (1527 metri).
Lunedì 25 febbraio Graz ha toccato 20,8°C (record di febbraio) ma vi è stata una raffica di record soprattutto nei Balcani. Ne citiamo alcuni: Loznica (Serbia) 25,6°C, Valjevo (Serbia) 25,4°C, Tuzla (Bosnia) 25,3°C, Banja Luka (Bosnia) 25,2°C, Smeredevska Palanka (Serbia) 24,4°C Beograd/Surcin (Serbia) 23,6°C, Kraljevo (Serbia) 23,4°C, Novi Sad (Serbia) 22,3°C. A Belgrado/Surcin il record precedente era 22,0°C. I 20°C lunedì sono stati superati in moltissime località in tutti gli stati della ex Jugoslavia come pure in Bulgaria e Romania. 24,7°C la massima a Gradiste (Croazia), 24,1°C a Veliko Tarnovo (Bulgaria), 23,6°c a Pleven (Bulgaria), 23,5°C a Nis (Serbia), 23,1°C a Bihac (Bosnia), 22,4°C a Osijek (Crozia), 22,2°C a Zagabria/Pleso (Croazia), 21,9°C a Caranesbes (Romania), 21,7°C a Crnomelj (Slovenia), 21,4°C a Sarajevo (Bosnia), 20,6°C a Craiova (Romania). Molti di questi valori sono nuovi record per febbraio.Le medie delle massime di febbraio sono 5,9°C a Sarajevo, 6,8°C a Tuzla, 5,8°C a Zagabria, 4,2°C a Craiova. Questi esempi sono indicativi dell'eccezionalità dell'onda di calore.
Il caldo è arrivato anche in Ucraina, con temperature massime, lunedì, di 21,3°C a Chernitsvi e 20,9°C a Ivano-Frankivs'k. In Ungheria, 18,8°C la massima di Budapest, nuovo record di febbraio, 14°C oltre la media delle massime di febbraio! Ancora più calde sono state Nagykanizsa (20,7°C), Baja (20,2°C), Kaposvar e Sopron (20,0°C), Gyor (19,6°C), Szeged (19,4°C). Alle 12 GMT 8,0°C si sono registrati sui cieli di Budapest, a 1531 metri, la quota a cui la pressione era 850 hpa. Situazione simile a Zagabria, con 8,4°C a 850 hpa (1539 metri).
La cartina meteorologica allegata, riferita alle temperature di lunedì 25 febbraio 2008, è eloquente...
Pensare alla intensa ondata di gelo sulle stesse zone dei giorni precedenti ed ora all'eccezionale ondata di caldo, con scarti tra l'una e l'altra anche di 30°C, ci dà l'idea di come si sta evolvendo il clima terrestre...

ALLEVAMENTI VENETI: continua la disputa sui nitrati...

Pochi giorni fa pubblicai un post relativo al problema dello smaltimento dei reflui degli allevamenti veneti, in particolare di quelli veronesi.
Riassumiamo la vicenda: nel 1991 viene pubblicata una direttiva dell’Unione Europea, detta “direttiva nitrati” (la n° 91/676/CEE), che prevede le modalità di smaltimento dei reflui degli allevamenti sui terreni agricoli al fine di proteggere le acque sorgive e delle falde dall’inquinamento provocato dagli azotati provenienti da fonti agricole utilizzate per la fertilizzazione dei terreni (come appunto i reflui animali). La normativa prevede, in caso di presenza di “ZVN” (zone vulnerabili da nitrati), un massimo di 170 kg di azoto per ettaro proveniente dallo spargimento di reflui vari. Secondo la UE, risulta vulnerabile quasi tutta la Valpadana e, nel Veneto, tutta la provincia di Rovigo, il bacino scolante della laguna di Venezia e 100 comuni sopra la fascia delle risorgive (dei quali 50 nel veronese). La Regione Veneto ha a lungo contestato questa “vulnerabilità” diffusa ma alla fine ha dovuto cedere: tra l’altro, l’Italia è in notevole ritardo circa l’attuazione della direttiva europea (guarda un po’…) tanto che l’ha recepita con il decreto Mipaf solo nel 2006 e fatta entrare in vigore il 1° gennaio 2008. A causa di questo notevole ritardo, la Comunità Europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro paese, però poi (su sollecito della Provincia di Verona e della Regione Veneto) ha concesso una proroga al 15 maggio 2008: se entro questa data non sarà risolto il problema di smaltimento dei reflui animali, allora si rischia il blocco di tutti i contributi comunitari destinati all’agricoltura e agli allevamenti, già previsti dal Piano di Sviluppo Regionale 2007-2013 (e potrebbero essere bloccati anche i fondi della Politica Agricola Comune per seminativi e zootecnica).
Fin qui i fatti. Il problema era stato sollevato poche settimane fa dal giornale locale “Primo Giornale”: ora è stato sollevato anche dal quindicinale (sempre locale) “Il Nuovo Giornale” del 21/02/2008. il primo aveva proposto come soluzione al problema la costruzione di impianti per l’incenerimento diretto dei reflui animali (da cui ottenere energia elettrica), il secondo propone invece “impianti di gassificazione con pirolisi”, che non sono tanto meglio. Si tratta infatti di impianti in cui i reflui degli allevamenti vengono sottoposti a pirolisi (un processo di decomposizione di sostanze organiche tramite calore) da cui ottenere energia elettrica (in pratica sono sempre degli inceneritori, responsabili dunque di quelle polveri sottilissime che vengono immesse in atmosfera e che sono molto pericolose per la salute umana). Si stanno proponendo questi impianti in quanto bisognerebbe smaltire i reflui animali in surplus trovando nuove superfici che però non ci sono. Nel mio precedente post avevo indicato nel biogas una possibile soluzione al problema dei reflui: dalla fermentazione dei reflui si ottiene gas metano da impiegare nelle abitazioni, mentre lo scarto viene poi utilizzato come fertilizzante. Michele Bertucco, responsabile regionale di Legambiente, è d’accordo con questa alternativa, anche se sottolinea che il prodotto residuo del biogas deve essere trattato prima di essere utilizzato come fertilizzante, altrimenti (se non trattato) risulta essere dannoso perché può contenere quantità di azoto addirittura superiori ai liquami al loro stato originale.
La situazione è molto complicata in quanto il tempo stringe: il 15 maggio 2008 è dietro l’angolo… E’ inspiegabile però il fatto che in 17 anni l’Italia non si sia mai mossa (la direttiva europea è del lontano 1991…), quindi non sarei così scandalizzato di fronte al taglio dei fondi europei ad agricoltura ed allevamenti che un po’ se la sono cercata! Non possiamo continuamente andare contro le normative europee: facciamo parte dell’Unione Europea, accettiamo (eccome!) i fondi comunitari (ai quali nessuno ha mai rinunciato!!!), ma respingiamo il rispetto delle regole. Questo non vuol dire essere comunitari… Ha assolutamente ragione Michele Bertucco quando dice: “E’ vero che le aziende vanno aiutate, ma è impensabile voler continuare a prendere soldi per portare avanti un tipo di allevamento intensivo, dannoso per la salute animale, per l’ambiente e soprattutto per i cittadini”. Ed ha ancora più ragione quando sostiene che il problema di tutti questi anni è stata la non riduzione del numero dei capi di bestiame per ettaro di terreno (al fine di giungere a quantità ragionevoli di reflui da smaltire in quell’ettaro): sarebbe ora di farlo, cercando di privilegiare gli allevamenti non intensivi oppure le aziende biologiche.
Questo doveva essere fatto molti anni fa, quando si era già a conoscenza del rischio che si correva. Se vogliamo parlare di sostenibilità ambientale (cercando di proteggere acqua ed aria dall’inquinamento derivante nel primo caso dai reflui scaricati nei terreni e nel secondo caso dalle polveri sottilissime e pericolose per la salute umana che escono dai camini degli inceneritori), le soluzioni sono due:

  • riduzione dei capi di bestiame negli allevamenti, adeguandoli in modo da poter arrivare ad un regolare smaltimento dei reflui sui terreni agricoli a disposizione;
  • mantenere gli attuali capi di bestiame ma ricorrere al biogas (ottenendo gas metano) ed utilizzare il residuo (una volta trattato) come fertilizzante in agricoltura.

Purtroppo, come sempre, si ricorrerà alla soluzione peggiore, che non sta in nessuna delle due appena proposte ma nell’incenerimento, ormai proposto da quasi tutti (purtroppo): ciò però contribuirà ad aumentare il rischio di tumori nella popolazione, ma questo nessuno ha il coraggio di dirlo…

LOMBARDIA: ecco la "legge vergogna" sull'urbanistica!

Si tratta di un emendamento di Davide Boni (Lega Nord), assessore lombardo all’Urbanistica, che ha ottenuto il via libera della Commissione Regionale Territorio (ricordiamo che la Regione Lombardia è guidata da una giunta di centro-destra): l’emendamento prevede che spetterà alla Regione l’ultima parola sull’edificazione anche nei parchi e nelle aree verdi! Naturalmente sono insorte, e giustamente, varie associazioni: Legambiente, WWF, Italia Nostra, Federparchi e FAI. Manca ancora l’approvazione definitiva, che avverrà a partire dal 4 marzo, ma sono sicuro al 100% che la giunta di centro-destra sarà perfettamente compatta nell’approvare la “legge 12” sul nuovo piano regionale del territorio che include anche l’emendamento sopraccitato. Quindi, in parole povere, si potranno rendere edificabili parchi ed aree verdi lombarde!!! L’articolo di approfondimento di Luca Beltrami Gadola, apparso sul quotidiano La Repubblica di martedì 26 febbraio 2008, spiega in maniera limpida i risvolti che hanno portato a questo emendamento scellerato: i Comuni interessati vogliono poter costruire in nuovi terreni per incassare dal rilascio dei “Permessi di Costruire” milioni e milioni di euro, mentre i proprietari dei suoli sono d’accordo in quanto vedono aumentare le valutazioni dei terreni stessi. Una vera e propria speculazione edilizia a danno del territorio. Si cerca di costruire attorno alle grandi città (come Milano), consentendo un progressivo spostamento della popolazione dal centro alla periferia: come sempre si scelgono sempre le strade peggiori per risolvere i problemi, così invece di recuperare l’esistente si costruisce sempre da zero sottraendo terra preziosa al verde (che è sempre meno!). E c’è il forte dubbio che tutti i nuovi edifici vengano venduti: ma che importa, l’importante è costruire, si ottengono i fondi (da vari enti, locali e comunitari) che probabilmente vengono “equamente” distribuiti fra proprietari e costruttori, mentre l’unico che ci perde è proprio il nostro vulnerabile territorio (cementificazione, inquinamento, rifiuti, ecc…).
Allo scoccare della polemica, lo stesso Boni ha detto: “Sono tranquillo come lo era due mesi fa. Perché questa norma non dà alcuna possibilità a nessuno di edificare dove non si può. Io sono per salvaguardare l’ambiente il più possibile, ma non per salvaguardare i 1900 euro al mese che guadagna ogni presidente di parco”. La dichiarazione naturalmente si commenta da sé… Gli da ragione Marcello Raimondi (Forza Italia), presidente della Commissione Territorio della Regione Lombardia: “Le nuove norme tutelano il territorio e i cittadini. Si prospetta così il disegno di una Lombardia ancora più bella. Con questa legge, ad esempio, tutte le strade e le infrastrutture di mobilità dovranno prevedere adeguate opere di mitigazione ambientale”. Bosi dice che non si edificherà dove non si può: ha ragione, visto che d’ora in poi nei parchi si potrà farlo!!! Una piccola modifica ai P.R.G. (o ai P.A.T., dove sono già attivi) e il terreno prima verde diverrà edificabile: tutto è possibile… Raimondi dice invece che tutte le nuove strade e le infrastrutture devono prevedere adeguate opere di mitigazione ambientale: non sarà certo con alcune aiuole lungo le strade che si sostituiranno i parchi edificati.
Qui è in pericolo il nostro territorio, già messo a dura prova dall’attività umana: si continueranno a strappare terreni coltivabili e polmoni verdi alle periferie delle città, quel verde prezioso ad ossigenare l’inquinata aria cittadina e che funge da termoregolatore del clima locale. Nuovi edifici, nuove strade, nuove fabbriche: si tratterà di creare nuovo traffico, peggioramento della qualità dell’aria, ulteriore aumento dei rifiuti, e tutto quanto è conseguente all’attività umana. Ma, come detto prima, gli interessi economici prevalgono: la classe politica è sempre la stessa, e mi meraviglio come può la maggior parte della popolazione accettare ancora questa classe politica (di centro-destra) che non è nuova a questi “delitti ambientali” e che, nonostante ciò, l’ha rivotata. Questo succede non solo a livello regionale ma anche a livello nazionale: vedi il quinquennio berlusconiano 2001-2006 fatto di speculazione edilizia, abusivismo edilizio, costruzione di strade ed autostrade ovunque, capannoni a non finire. E se penso che c’è il forte rischio che il 13-14 aprile 2008 la maggioranza che uscirà dalle elezioni politiche sarà di centro-destra, beh evidentemente ci sarà qualcosa che non va nel popolo italiano, che sinceramente non capisco (o, meglio, faccio finta di capire per non vergognarmi troppo di essere italiano).

domenica 24 febbraio 2008

RIFIUTI: se anche Santoro (e non solo) non ne parla a dovere…

Se anche Michele Santoro (ma anche Curzio Maltese di La Repubblica) parlano in maniera distorta di rifiuti, allora siamo davvero alla frutta! Perché dico questo? Presto detto. Giovedì sera 21 febbraio 2008 su RAI2 Michele Santoro dedica la sua puntata di Annozero all’emergenza rifiuti in Campania. La puntata inizia senz’altro bene, merito di un bellissimo e dettagliatissimo intervento del grande Travaglio che, senza peli sulla lingua (come al solito), parla di quanto successo in questi ultimi 15 anni in Campania a proposito di rifiuti, comprese le proteste negli anni scorsi di sindaci (anche di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) contro i termovalorizzatori, gli stessi che ora protestano perché non sono stati fatti! Poi però il dibattito si fa deludente: ospite, tra gli altri, in trasmissione c’è il deputato Brunetta (di Forza Italia) il quale afferma che, fino ad una settimana fa ne sapeva ben poco di rifiuti e, una volta raggiunto dall’invito di Annozero, si è messo a studiare sull’argomento! Beh, poteva risparmiarselo visto le buffonate che ha detto. Il bello (anzi il brutto!) è che Santoro (purtroppo) gli ha dato corda: nessuno, e dico nessuno, che abbia parlato seriamente in trasmissione di un’efficiente raccolta differenziata che sarebbe la premessa per non realizzare i famosi termovalorizzatori. Ho già spiegato più volte nei miei precedenti post quanto semplice sia (e sostenibile da un punto di vista ambientale) una filiera ecologica che prevede lo smaltimento dei rifiuti:

  • raccolta differenziata porta a porta (carta, plastica, vetro, alluminio, umido, secco, pile, farmaci scaduti, vestiti, oltre a servizi di smaltimento di rifiuti particolari come elettrodomestici, mobili, legno, metalli, ecc…);
  • riciclaggio di ogni tipo di materiale recuperabile: esistono veri e propri impianti per il riutilizzo dei materiali riciclati (la carta viene fatta macerare e ridotta a nuova cellulosa, la plastica viene rammollita e rimodellata in nuove forme, il vetro viene fuso oppure triturato per essere utilizzato per selciati stradali o materiali isolanti, l’umido e gli scarti da giardino vengono utilizzati come fertilizzanti in agricoltura, i vestiti vengono spediti alle popolazioni bisognose, il legno viene recuperato nelle falegnamerie, il metallo viene rifuso, le pile vengono riciclate, idem i farmaci scaduti, ecc…);
  • una volta fatta una raccolta differenziata ad hoc, il rifiuto secco non riciclabile si riduce ad appena il 10-15%, che può essere smaltito perfettamente nelle discariche: si chiudono e bonificano quelle pericolose e, allo stesso tempo, si individuano in terreni impermeabili dei siti per nuove discariche che possono essere a lungo efficienti per ospitare solo il rifiuto secco.

Naturalmente questo eviterebbe la costruzione di termovalorizzatori: constatato che anche i migliori filtri in circolazione sul mercato non trattengono le polveri sottilissime che escono dai camini degli inceneritori le quali sono pericolosissime per la salute umana (responsabili di gravi patologie, come i tumori), che questi inceneritori non possono funzionare solo col rifiuto secco, che comportano uno spreco di denaro incredibile col quale si possono invece realizzare più impianti di riciclaggio di materiale vario, che la (poca) energia prodotta dai termovalorizzatori si può ottenere (in quantità maggiore ed assolutamente pulita) da altre fonti come il fotovoltaico, il solare termico, l’eolico e il biogas, tutto ciò constatato non capisco perché questo nessuno lo dica. CERTO, PRIMA DI TUTTO BISOGNEREBBE AFFRONTARE IL PROBLEMA DEGLI IMBALLAGGI, PER RIDURRE DRASTICAMENTE LA MASSA DI RIFIUTI, MA ANCHE DI QUESTO NESSUNO NE PARLA! Non lo ha detto nessuno finora nei TG e nelle trasmissioni di approfondimento (nè in RAI né a Mediaset), né sui quotidiani né sulle riviste, tanto meno coloro che sono sempre stati favorevoli a raccontare come stanno le cose, anche in maniera scomoda e senza peli sulla lingua. Non lo ha fatto Michele Santoro su Annozero, ma non lo ha fatto neppure Curzio Maltese del quotidiano La Repubblica: nell’inserto “Il venerdì” del 22 febbraio 2008 del quotidiano per cui scrive, Maltese nel suo articolo intitolato “La sorpresa di una campagna elettorale basata sui rifiuti” si chiede preoccupato come mai in questi anni non si è arrivati a costruire i termovalorizzatori! Ma perché nessuno riesce ad esporre la tesi che io ho esposto sopra incentrata esclusivamente sulla raccolta differenziata, che è ripresa da molte personalità autorevoli che naturalmente non vengono invitate ad esporla? Così si nasconde la realtà dei fatti. Mi viene da pensare o che tutti vogliano coprire questi inceneritori perché costituiscono una immensa fonte di guadagno economico o perché sono spinti da semplice ignoranza: in ogni caso, si tratta di qualcosa di davvero inquietante, non so se sia più grave la prima o la seconda! Purtroppo in Italia questo succede per tante cose.
E, sempre a proposito di distorsione della realtà, mi sconcerta quanto detto da un altro autorevole giornalista di La Repubblica che ho sempre stimato per la sua visione dei problemi: Giorgio Bocca. Sempre nell’inserto “Il venerdì” del 22 febbraio 2008 del quotidiano per cui scrive, Bocca nel suo articolo intitolato “Ambiente, quei luoghi comuni sui rischi per la salute” si chiede come mai in Italia non si sia ancora optato per la scelta del nucleare, dipingendolo come la soluzione a tutti problemi. Certamente col nucleare si produrrebbe molta energia, tuttavia ne sono fortemente contrario (e l’ho già esposto in numerosi miei precedenti post) per i seguenti motivi:

  • costruendo adesso una centrale nucleare, questa sarebbe efficiente non prima di dieci anni, ma intanto?
  • la costruzione delle centrali nucleari comporterebbe una spesa economica incredibile, ma col stessa somma di denaro si costruirebbero molti più impianti di energia da fonte rinnovabile (fotovoltaico, solare termico, eolico, biogas, geotermia, ecc…);
  • la materia prima (l’uranio) è già in fase di esaurimento (si stimano riserve per non più di 25 anni) e costa sempre di più: una volta esaurito, che faremo?
  • smaltimento delle scorie nucleari: facciamo già fatica a smaltire i rifiuti domestici, come faremo con le scorie? Faremo affondare le navi cariche di scorie nel Mediterraneo?
  • dove troveremmo l’incredibile quantità d’acqua necessaria nei processi di raffreddamento delle centrali nucleari, visti i già attuali problemi idrici del nostro paese? Un solo dato: la Francia in un anno utilizza ben il 55% dell’acqua nazionale nelle centrali nucleari…
  • questioni di sicurezza: anche i più moderni impianti sono delle autentiche potenziali bombe atomiche!

Perché questo nessuno lo dice, neppure le autorità giornalistiche più autorevoli? Perché non domandarsi invece come mai si punta ancora poco sulle energie da fonti rinnovabili, o perché vengono respinte le centrali eoliche?
Si tratta di continue visioni distorte della realtà che influenzano però in maniera errata la maggior parte delle persone che purtroppo assimilano solo quello che viene loro detto da giornali e TV, indipendentemente che si tratti di boiate o cose serie. Con questo non voglio sminuire l’ottimo giornalismo che hanno sempre fatto (e che fanno tuttora) Santoro, Maltese e Bocca (secondo me tra i migliori giornalisti in circolazione, tra i pochi che si possono definire tali), ma questa volta mi sento di dire che hanno avuto una visione distorta ed errata delle possibili soluzioni a due problemi fondamentali per l’Italia: i rifiuti e l’energia. È questo un segnale che davvero in Italia la soluzione ai suoi problemi resta un’utopia…

EFFICIENZA ENERGETICA: bello o pulito?

Siamo tutti a conoscenza dei problemi energetici del futuro, di quante battaglie si stanno facendo per trovare le fonti indispensabili per produrre quantità maggiori di energia e, al contempo, rispettare l’ambiente (sia da un punto di vista del territorio sia per tagliare le emissioni di gas serra). Tuttavia, a proposito di energie rinnovabili, si stanno consumando “battaglie” tra coloro che le respingono in difesa del territorio (dunque sostenitori del BELLO) e coloro che le sostengono in difesa dell’atmosfera e del clima (dunque sostenitori del PULITO). Chi ha ragione? Sono numerosi gli episodi che stanno succedendo ultimamente, a dimostrazione di queste “battaglie”. Pensiamo al recente referendum tenutosi a Firenze sulla tramvia che dovrebbe passare in piazza Duomo, ove si sono invertite le parti: è il centro-destra ad essere contro la tramvia perché rovinerebbe il patrimonio artistico cittadino (!), mentre il centro-sinistra ne è giustamente favorevole per tagliare il traffico cittadino (come sempre lo scontro politico in Italia deve per forza contrapporre le parti politiche in ogni tema possibile). Pensiamo alla TAV in Valsusa, necessaria per spostare su ferrovia il trasporto merci allacciandosi alla rete europea, liberando così le nostre strade dai camion e contribuendo al taglio delle emissioni di gas serra, ma fortemente contrastata da alcune associazioni in difesa del territorio. Pensiamo alle centrali eoliche, fortemente respinte perché le loro pale sarebbero antiestetiche, un pericolo per gli uccelli e rumorose: personalmente, io le considero anche belle da vedere, danno l’idea di un paesaggio pulito. Insomma, ci sono molte contraddizioni un po’ in tutto il paese: certo, si dovrebbe cercare di creare un connubio tra BELLO e PULITO, oltre che UTILE. Molte sono le personalità importanti che si sono schierate, chi in difesa del BELLO e chi in difesa del PULITO. Ma io concordo perfettamente con quanto Carlo Petrini ha scritto sul quotidiano La Repubblica di mercoledì 20 febbraio 2008: etica ed estetica, giustizia e bellezza, sono state separate in età moderna: non era così nelle società precedenti. Ha ragione quando dice che i comitati si indignano di fronte a qualcosa di utile (come le pale eoliche, la TAV, il tram in centro storico) ma non si indignano di fronte alla cementificazione continua delle aree agricole e della aree protette, di fronte ai centri commerciali che sorgono come funghi, di fronte ai migliaia di Km di strade ed autostrade che si costruiscono privando di denaro le ferrovie, di fronte all’abbandono delle periferie delle città, ecc… A proposito di Firenze, il giornalista giustamente dice: “Prendiamo il caso del tram a Firenze in Piazza Duomo: quella è sempre stata una piazza di passaggio, un crocevia in cui transitano centinaia di bus al giorno. L’idea del tram non è esteticamente più brutta, ma è più ecologica e più silenziosa. Se proprio vogliamo guardare all’estetica allora che si facciano chiudere tutti quei negozi di marchi multinazionali le cui vetrine ed insegne si affacciano sulla stessa piazza: che c’entrano quelle scritte col bello?”. Effettivamente ha ragione… Ed ha ragione quando sostiene che una cosa utile non è mai brutta: è utile e pulito l’eolico, ma i comitati contestano questo e non le decine di centrali Enel che ancora funzionano a carbone; tutti si lamentano del traffico cittadino e dell’inquinamento dell’aria e poi contestano la tramvia e non le nuove strade ed autostrade; tutti vogliono preservare il territorio ma protestano per impianti fotovoltaici a terra e non per le migliaia di capannoni, di quartieri residenziali e di costruzioni abusive; tutti vogliono recuperare materia prima (riciclandola) e mantenere pulita l’aria ma ora sono tutti favorevoli ai termovalorizzatori. Insomma, qualcosa non và. Come dice ancora Petrini “Le contrapposizioni che si vengono a creare sono sempre più figlie di prese di posizione cieche e sorde, spesso strumentali… A volte mi sembra che per ragioni di opportunità, politica o economica, si sollevino falsi problemi mentre l’Italia sprofonda nel brutto e nell’ingiusto… Il bello e l’utile non vanno fatti andare d’accordo, perché in realtà sono una cosa sola, un valore ben più alto delle magagne da campagna elettorale o delle speculazioni di chi proprio non riesce ad arrestare la sua sete di denaro”.
Di questo passo però non risolveremo mai i problemi italiani in merito ad efficienza energetica e lotta al cambiamento climatico: così facendo, continueremo a restare legati ai combustibili fossili, ad inquinare in maniera inquietante, a non tagliare le emissioni di gas serra e quindi non contribuire alla lotta al cambiamento climatico, a respirare aria altamente inquinata e dunque ad ammalarci sempre di più. E non parlo da persona disinteressata alla protezione ambientale, anzi: io sono il primo a voler difendere il nostro territorio, ma non è bloccando la TAV, il tram in centro o le pale eoliche che lo si difende, ma lo si difende facendosi autori di battaglie contro l’edificazione selvaggia, contro l’abusivismo, contro le centrali a carbone, contro la continua costruzione di strade ed autostrade, ecc… Altrimenti non ne verremo mai fuori…

INQUINAMENTO: a rischio molte piante medicinali!

È davvero preoccupante il rapporto del BGCI (Botanic Gardens Conservation International), che rappresenta la più grande organizzazione mondiale che si occupa di protezione e conservazione della diversità delle piante: c’è infatti un forte pericolo di estinzione di erbe, piante ed alberi utilizzati a scopo medicinale! Ne parla, allarmato, anche Roberto Suozzi nel suo spazio “Erba voglio” dell’inserto “Salute” del quotidiano La Repubblica di giovedì 21 febbraio 2008.
Sono molte le cause che stanno portando ad una decimazione delle specie vegetali medicinali, tutte imputabili all’uomo:

  • distruzione dell’ambiente e degli ecosistemi, con le sue attività inquinanti e le sue costruzioni;
  • deforestazione selvaggia per far spazio a terreni agricoli e a pascoli;
  • urbanizzazione indiscriminata, con sottrazione di terreni prima naturali;
  • sovrappopolazione di alcune aree, con continua richiesta di terreni prima ricoperti di vegetazione e allargamento delle città;
  • raccolta indiscriminata delle piante medicinali e il loro eccessivo sfruttamento commerciale, attuati senza alcuna regola;
  • inquinamento di aria, acqua e terreno: piogge acide, fiumi inquinati e terreni deturpati stanno avvelenando queste piante;
  • cambiamento climatico: forti siccità, ondate di calore o di gelo molto intense, alluvioni, frane, ecc… stanno mettendo in serio pericolo la vegetazione di alcune zone.

Questo inquietante rapporto del BGCI (realizzato dalla dottoressa Blinda Hawkin, assieme ad un gruppo di collaboratori) è basato sui dati e sulle informazioni che arrivano dai giardini botanici di 120 paesi sparsi in tutto il mondo: ebbene, sarebbero ben 15.000 le piante medicinali in serio pericolo estinzione in tutto il mondo. Non si tratta di una semplice questione ambientale, come lo può essere l’estinzione di una specie vegetale, ma di un problema molto più grave che riguarda la medicina e la ricerca scientifica. Infatti, considerando che ben il 50% dei farmaci oggi utilizzati al mondo deriva da specie vegetali, l’estinzione delle piante medicinali metterebbe a forte rischio la salute di decine (o centinaia) di milioni di persone causando una vera e propria crisi sanitaria mondiale!!! Oltretutto, non solo molte piante ed erbe costituiscono un’importante forte dalla quale estrarre ed isolare nuove e più sofisticate molecole farmaceutiche utilizzabili nella cura di molte patologie, ma la maggior parte di queste molecole non possono essere riprodotte sinteticamente in laboratorio. Ecco perché esiste un forte rischio di crisi sanitari mondiale.
Sempre secondo il rapporto del BGCI, nei soli Stati Uniti ben il 70% dei nuovi farmaci deriva da fonti vegetali o comunque naturali, quindi la salute di milioni di persone dipende ancora dalle piante del nostro pianeta. Tra quelle più importanti e a rischio di estinzione ve ne sono due indispensabili alla cura di malattie gravissime: la Magnolia officinalis che contiene una sostanza (l’honokiolo) che ha una funzione antitumorale ed è utilizzabile anche nel trattamento di alcuni disturbi cardiovascolari, e il Taxus wallichiana dal quale si estraggono alcune importanti sostanze antitumorali.
Quindi, come detto più volte, l’uomo si sta dando la zappa sui piedi: la natura gli si sta rivolgendo contro, negli ultimi 50 anni ha inquinato in maniera sregolata senza pensare ai possibili effetti negativi. Effetti che si stanno manifestando negli ultimi anni, come il cambiamento climatico che sta creando all’uomo danni notevoli alle sue strutture e al territorio su cui vive (come l’inaridimento dei suoli), come l’aria inquinata che lo sta ammalando, come i prodotti alimentari indispensabili alla sua sopravvivenza che costano sempre di più in virtù delle sue scelte azzardate (vedi biocarburanti), fino alla notizia delle piante medicinali in via di estinzione che potrebbero portare seri problemi alla sua salute. Per ovviare al problema sanitario innescato dalla eventuale (e probabile) scomparsa delle piante medicinali, l’uomo sarà a costretto ad impegnare enormi risorse economiche nella ricerca di sostanze alternative per la farmaceutica, che rappresenterebbe un forte onere per la nostra società: doveva pensarci prima, forse ora è tardi per rimediare…

mercoledì 20 febbraio 2008

EMERGENZA RIFIUTI: lo smaltimento inizia dal negozio!

E’ il titolo di un interessante, quanto mai realistico, articolo di Gianpaolo Fabris apparso sull’inserto “Affari & Finanza” del quotidiano La Repubblica di lunedì 18 febbraio 2008. L’ho detto tante volte che il problema rifiuti, in Campania e ovunque, si risolve con un’ottima raccolta differenziata, il successivo riciclo dei materiali negli appositi impianti e il conferimento in discarica di solo quel 15% di rifiuti che non si possono riciclare: ma ho sempre sostenuto anche che, alla base di tutto ciò, ci dovrebbe essere una forte riduzione degli imballaggi dei prodotti che compriamo nei negozi. Come ribadisce lo stesso Fabris, ben 4/5 dei rifiuti è riconducibile alle confezioni dei prodotti che consumiamo: il cosiddetto “packaging” (gli imballaggi, appunto) da tempo non ha più la funzione di conservazione e trasporto dei prodotti bensì una funzione di pubblicità legata alla comunicazione e all’incantamento del consumatore. Purtroppo il consumatore medio è entrato nell’ottica che un prodotto è buono se fa bella figura negli scaffali del supermercato, e per fare bella figura deve essere super imballato. È un po’ il principio della “size impression”: si spinge il consumatore ad acquistare prodotti con grandi contenitori in quanto nella sua mente scatta quel meccanismo perverso che gli fa credere che ci possa essere dentro più prodotto (che poi invece non è…). Questo si tramuta in vantaggi economici per le industrie dei prodotti che si vendono (e per quelle degli imballaggi…), ma rappresenta una perdita economica per il consumatore. Naturalmente, tutto questo si tramuta infine in un peso per la società, sotto forma di quantità sempre più grandi di rifiuti da smaltire. Qualche aiuto alla riduzione dei rifiuti lo può dare anche il consumatore, ad esempio evitando tutti quei prodotti in scatola di carta o ferro o plastica che si possono tranquillamente trovare anche sfusi e allo stesso prezzo: quindi prediligere i legumi freschi a quelli in scatola, il tonno sfuso a quello in scatoletta, l’insalata fresca a quella in confezione, il minestrone fatto in casa a quello surgelato in confezione, la carne da macelleria a quella in confezione, le torte fatte in casa a quelle confezionate, il pesce fresco a quello in scatola surgelato, i sughi fatti in casa anziché pronti in vasetto, l’acqua di rubinetto a quella in bottiglia, i tovaglioli di stoffa a quelli di carta, le tazzine di ceramica per il caffè anziché i bicchierini in plastica, ecc…. Secondo uno studio pubblicato sul numero di febbraio del mensile di Legambiente "La nuova ecologia", così facendo una famiglia di 4 persone potrebbe ridurre i propri rifiuti di 2 kg ogni settimana, ovvero 100 kg all’anno! Certo, dovrebbe essere la grande distribuzione a proporre prodotti in maniera alternativa: in molti stati esteri vi sono già distributori di latte, in molti supermercati si vendono pasta, riso e detersivi sfusi ove ognuno va sempre con lo stesso contenitore. Pensate a quanti imballaggi si potrebbero evitare. Purtroppo viviamo in un periodo in cui la pubblicità (su TV, giornali, per strada, ecc…) la fa da padrona in quanto costituisce una immensa fonte di denaro, e quindi penso sia davvero utopia credere ad una prossima riduzione degli imballaggi!
Proprio a tal proposito, sabato 1° marzo 2008 Legambiente propone l’iniziativa DISIMBALLIAMOCI 2008: l’associazione sarà davanti a molto supermercati italiani per sensibilizzare i consumatori sul problema, orientandoli ad acquistare prodotti che abbiamo il minor scarto possibile oppure raccogliendo tutti gli imballaggi inutili dei prodotti appena acquistati (la scatola di cartone del dentifricio, gli imballaggi in nylon, le scatole di cartone contenenti più vasetti o barattoli, il polistirolo o le cassette di frutta e verdura, ecc….) per mandarli poi alla raccolta differenziata e al successivo riciclaggio. Tutti possiamo fare la nostra parte, in attesa di una svolta dai “quartieri alti”… Per informazioni sull’iniziativa contattare Legambiente al n° 02/45475777 o mandare una e-mail all’indirizzo barbara.abbruzzese@legambiente.org

“Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” a forte rischio…

Mi fa molto piacere aver letto ieri sul quotidiano La Repubblica un articolo di Giovanni Valentini intitolato “Giù le mani dal paesaggio”, col quale concordo perfettamente visto che le cose da lui scritte le sostengo anch’io da parecchio tempo (avendovi dedicato vari post). Nel mio precedente post, in merito a tale argomento, riportavo che era arrivata la tanto attesa e promessa (dal ministro Rutelli) riforma del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, predisposta dallo stesso Rutelli e varata in extremis dal Governo Prodi (uscente), alla quale lo stesso Valentini aveva dedicato un articolo sempre su La Repubblica: tuttavia manca ancora l’approvazione definitiva del nuovo Codice e il tempo stringe, visto che mancano meno di due mesi alle elezioni e, se quest’ultime fossero vinte dal centro-destra berlusconiano, il Codice rischierebbe la distruzione. L’ho detto tante volte e sono contento che personaggi di spicco (come Valentini) lo sottolineino spesso; in forza di una legge-delega già prorogata di due anni, il termine ultimo per ratificare il provvedimento scade il prossimo 1° maggio, e se vincesse il centro-destra…
Si tratta di una riforma importante: fondato sull’art. 9 della Costituzione, secondo il quale La Repubblica tutela il paesaggio ed il patrimonio storico ed artistico della Nazione”, il Codice prevede una cosa molto importante ovvero una pianificazione congiunta tra Stato e Regioni per l’elaborazione dei piani paesaggistici, subordinati al parere vincolante delle Sovrintendenze su qualsiasi intervento urbanistico o paesaggistico che incida su territori vincolati: in poche parole, il potere sul paesaggio affidato alle Regioni dalla legge sul federalismo (di bossiniana memoria) ritorna ora allo Stato, com’è giusto che sia e come prevede la Costituzione. Troppe cose durante il Berlusconi II sono state fatte contro la Costituzione: le Regioni, avendo il potere decisionale sul territorio e sul paesaggio, hanno fatto di tutto e di più (e quasi sempre male), arrivando alla deturpazione e alla speculazione che è sotto gli occhi di tutti, tanto prima o poi arriveranno i condoni (ah, nella puntata di “Porta a Porta” di martedì 12 febbraio 2008 su RAI1 Berlusconi ha ribadito che i condoni non sono così male… in pratica ha già spiegato metà politica economica di un suo possibile, e probabile, futuro governo). Ora, con la riforma del Codice, la competenza esclusiva sulla tutela del paesaggio ritorna allo Stato, anche in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n° 367/2007 del novembre scorso. Diamo merito di questa riforma del Codice ad una commissione di esperti presieduta dal professor Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa.
Tuttavia c’è un altro problema: prima dell’approvazione definitiva da parte del governo uscente, il Codice deve ottenere i pareri consultivi della Conferenza Stato – Regioni e delle competenti Commissioni parlamentari (Cultura e Ambiente): ciò che preoccupa è la Conferenza Stato – Regioni, in quanto alcune di queste stanno cercando di allungare l’iter procedurale per insabbiare il procedimento (vi sono sottobanco vari interessi economici…). E tra queste non vi sono solo regioni governate da giunte di centro-destra (come Lombardia e Veneto), ma anche alcune di quelle di colore opposto come la Toscana e la Calabria che stanno andando controcorrente a quelle regioni governate dal centro-sinistra che vogliono invece l’attuazione del Codice (e tra queste vi sono Piemonte, Sardegna, Puglia e Basilicata). Anche questo è uno dei cari effetti del federalismo che il vostro caro Bossi ha voluto (ed ottenuto) dall’amico Berlusconi.
Ecco perché mi inquieta così tanto una possibile (e , ahimè, probabile) vittoria di quello che sarebbe il Berlusconi III (candidato premier per la 5° volta!!): non è demagogia dire che si continuerebbe con un’edificazione insensata e sfrenata che strapperebbe ampi terreni indistintamente a zone ora adibite ad agricoltura, pascolo, foreste, aree protette, purché si costruisca (capannoni o villette o palazzi), anche contro legge perché “se si costruisce è un segno che l’economia è viva” (come sostengono molti consiglieri regionali di centro-destra)! Mi vengono i brividi… E poi vi aggiungiamo termovalorizzatori in ogni provincia italiana, operazioni fatte sottobanco, abusivismo favorito dalla promessa dei condoni edilizi, ponte sullo Stretto di Messina (che non è stato bocciato da Prodi, come sostiene Berlusconi, per i delfini dello stretto ma per ovvie ragioni di mancanza di strutture di primaria necessità sia in Sicilia sia in Calabria che dovrebbero essere realizzate ben prima del ponte!), strade ed autostrade ovunque anziché potenziare vie alternative (navigazione, ferrovie, ecc…) alla faccia dell’inquinamento dell’aria, energie rinnovabili boh? Tutto questo mi inquieta notevolmente: non che sia così entusiasmante l’alternativa ambientale del Partito Democratico, ma è sempre meglio di niente, diciamo che se da un punto di vista ambientale il PDL ha un animo bianco, il PD ce l’ha verdino (che non è verde ma è già qualcosa)!

martedì 19 febbraio 2008

ALLARME NITRATI dagli allevamenti veronesi!

Sulla rivista locale “Primo Giornale” del 12 febbraio 2008 (distribuito nella bassa pianura veronese) ho trovato un articolo dedicato all’allarme dei nitrati derivanti dai reflui degli allevamenti. Si tratta di un problema che non è nato oggi ma che si protrae da molti anni: il 15 maggio 2008 scade l’ultimatum dell’Unione Europea sulla Direttiva per regolamentare l’eliminazione dei reflui degli allevamenti (tale Direttiva prevede la definizione dei terreni dove sversare i reflui, divisi a seconda della capacità del terreno di trattenere i nitrati per evitare che entrino a contatto con le sottostanti falde acquifere). Ora gli allevatori sono sul piede di guerra perché, probabilmente, non saranno in grado di affrontare la nuova direttiva UE: i reflui degli allevamenti sono troppi da smaltire e, pertanto, 1600 allevamenti del Veronese sono a rischio chiusura. Si tratta per lo più di allevamenti avicoli (per un totale di 28.300.000 capi), cunicoli (conigli, con 457.890 capi), bovini (con 326.927 capi) e suini (con 202.950 capi), fino ai più piccoli allevamenti di ovini/caprini e di equini: tuttavia, sono gli allevamenti bovini quelli che producono più letame (120.481 mc/mese di letame) seguiti da quelli avicoli (78.039 mc/mese), per un totale complessivo (considerando ogni tipo di allevamento) di 24 milioni di kg di reflui all’anno! Il problema nasce dal fatto che, anche utilizzando tutti i 180.000 ettari disponibili della Provincia (considerando anche quelli ove non si potrebbe sversare), ne esce un carico di azoto medio per ettaro di 135 kg: togliendo i terreni che non si possono utilizzare (quindi montagne, colline, fiumi, aree urbanizzate, ecc…), il carico di azoto sale a 200 kg per ettaro: nelle zone vulnerabili (ovvero quelle con presenze di falde acquifere e sorgive) il limite UE è di 170 kg/ettaro, mentre per le altre zone è di 340. Qui nasce il problema, in quanto l’UE considera buona parte della Valpadana zona vulnerabile a causa della presenza del bacino del Po (con tutti i suoi numerosi affluenti e zone sorgive): inizialmente la Regione Veneto aveva proposto (nel 2004) un elenco di alcuni comuni vulnerabili, che ora è stato ampliato (la Regione è stata costretta) ed è al vaglio dell’UE, che entro il 15 maggio si deve pronunciare (se si pronunciasse in maniera negativa fermerebbe i contributi UE all’agricoltura per un valore di circa 60 milioni di euro…). È pur vero, tuttavia, che il problema non è nato ora ma molto tempo fa: l’Italia è infatti sotto infrazione addirittura dal 1991, anno da cui esiste questa Direttiva UE, e il nostro paese non si è mai adeguato… Ora la Regione Veneto sta puntando sul fatto che molti terreni della pianura sono di natura argillosa ed alluvionale e quindi tratterrebbero l’azoto in superficie, arrivando così ad un carico di 225 kg/ettaro di azoto: il problema però non si risolverebbe. E secondo voi cosa può spuntare come soluzione? I tanto famosi TERMOVALORIZZATORI!!! Si propone di realizzare dei piccoli termovalorizzatori per fare elettricità ed acqua calda, bruciando i reflui degli allevamenti (ormai è così di moda bruciare tutto…): se ne vogliono fare ben 7-8 solo nel Basso Veronese! Eh no! Ho sentito parlare di termovalorizzatori (in pratica, inceneritori) per settimane intere a proposito dell’emergenza rifiuti in Campania, dipingendoli come soluzione di tutti i mali: nessuna trasmissione televisiva e nessun quotidiano nazionale ha proposto soluzioni valide e pulite all’incenerimento, e ce ne sono (le ho elencate in numerosi miei post, basti pensare alla raccolta differenziata e ai conseguenti impianti di riciclaggio della plastica, della carta, del vetro, ecc…, tutto senza incenerimento e senza pericolo diossina o polveri sottilissime in atmosfera dannose alla salute). Ed ora mi si viene a riparlare di termovalorizzatori? Eh no! Anche in questo caso degli allevamenti, perché nessuno propone soluzione alternative pulite? Eppure ci sono: si chiamano BIOGAS. Trovo questa definizione: “per biogas si intende una miscela di vari tipi di gas (per la maggior parte metano, dal 50 all’80%!) prodotto dalla fermentazione batterica in anaerobiosi (ovvero in assenza di ossigeno) dei residui organici provenienti da rifiuti, vegetali in decomposizione, carcasse in putrescenza, liquami zootecnici o di fognatura. L’intero processo vede la decomposizione del materiale organico da parte di alcuni tipi di batteri, producendo anidride carbonica, idrogeno molecolare e metano”. Il gas prodotto dalla fermentazione viene catturato ed utilizzato per produrre calore ed elettricità, ad esempio nelle caldaie da riscaldamento e nei motori a scoppio. Si sono tra l’altro sviluppate ultimamente tecnologie molto avanzate che estraggono grandi quantità di biogas proprio dal letame prodotto dagli allevamenti. Sono molteplici i vantaggi di tipo energetico, ambientale ed agricolo che si ottengono col biogas: la CO2 prodotta dalla combustione del biogas è la stessa CO2 assunta dalle piante (e non come funziona per i combustibili fossili ove la CO2 viene emessa ex-novo); si evita al metano (che in ogni caso si produrrebbe in discarica) di svanire in atmosfera sotto forma di gas-serra; si produce energia da fonte rinnovabile evitando il gas metano di importazione; si dimenticano le discariche; si ha un miglioramento dell’economia delle aziende zootecniche e/o agricole; minori emissioni di gas-serra e zero emissioni di polveri sottili e diossina; migliore qualità dei fertilizzanti prodotti; riciclaggio economico dei rifiuti; minore inquinamento da odori; ridotta presenza di insetti; miglioramento delle condizioni sanitarie dell’azienda: guardate quante buone ragioni! Eppure…
Quindi per evitare lo sversamento dei liquami nei campi, non costruiamo questi maledetti TERMOVALORIZZATORI: costruiamo degli impianti (che, tra l’altro, costerebbero molto meno) ove depositare i reflui degli allevamenti per produrre biogas. Lo scarto dell’impianto può essere utilizzato come fertilizzante, la nostra aria resterebbe pulita (al contrario della presenza degli inceneritori…), avremmo un notevole risparmio energetico grazie al metano risparmiato e all’energia elettrica risparmiata. Tanti gli effetti positivi che, come sempre, non vengono mai presi in considerazione: il problema è che gli inceneritori fanno fare tanti soldini (sempre agli stessi…) ricevendo vari contributi per la loro costruzione, ma a noi e al nostro ambiente non pensa mai nessuno, nemmeno agli organi informativi così tanto schierati pro-inceneritori. Le polveri sottili se le respireranno però anche loro…

Incredibile ondata di gelo in GRECIA!!!

Ha davvero dell’incredibile l’ondata di gelo che in questo week-end 16-17 febbraio 2008 ha colpito la Grecia: si tratta di una violenta ondata di aria gelida di origine artica che ha interessato tutto l’Est Europa fino appunto alla Grecia e all’Egeo. Già nella Russia settentrionale si sono toccate in questi giorni punte minime di –40°C, mentre –15/-20°C sono stati registrati diffusamente in tutto l’Est Europeo (dalla Polonia alla Bulgaria), interessato da autentiche bufere di neve. Ma quello che è successo in Grecia ha davvero dell’incredibile.
Nel nord del paese si registra gelo record, con punte di –15°C e nevicate abbondantissime: quello che stupisce è però ciò che è accaduto ad Atene e in tutto l’Egeo. La capitale ha vissuto autentiche bufere di neve, con temperature fino a –4°C e ghiaccio ovunque, tanto che si sono accumulati ben 15 cm di neve in città e addirittura 40 cm sulle colline appena fuori città, con vento a 80 km/h (una vera e propria bufera di neve)!!! Davvero eccezionale, poi, la tromba d’aria con neve che ieri ha interessato la stessa Atene (vedi la foto che ho messo nella colonna di destra del mio blog)!!!!! Città paralizzata dalla neve: l’altra foto, sempre nella colonna destra del mio blog, riprende un angolo di Atene avvolto di neve e ghiaccio!!
Ma incredibile è la neve che è scesa in tutte le isole dell’Egeo, fino alle più meridionali Cicladi: nella foto si vede la spiaggia di Skopelos ricoperta di neve! Nel tardo pomeriggio di ieri neve anche nella nota Santorini e sulla costa settentrionale di Creta, con temperature prossime allo zero (all’aeroporto cretese di Souda, presso Chania, 0°C alle 13!). La principale città di Creta, Iraklio, ha visto la neve ieri sera (la media delle massime di febbraio è 15.5°C…). Vento forte ovunque: 72 km/h all’aeroporto del Pireo, 80 km/h all’isola di Limnos, 83 km/h ad Alexandroupoli, 88 km/h a Mykonos fino a 93 km/h a Naxos, Skyros e Mitilini. Anche il Peloponneso è sotto mezzo metro di neve, con temperature ben sotto lo zero.
E queste sono alcune temperature minime di stamattina 19 febbraio 2008: Tripolis (652 m s.l.m.) -12°C, Eleftherios (94 m) -9°C, Larissa (74 m) -8°C, Elefsis (31 m) -7°C, Alexandroupoli (3 m) -6°C, Lamia (144 m) -6°C, Limno (4 m) -5°C, Kavala Chrisoupolis (5 m) -5°C, Araxos (12 m) -3°C, Kalamata (8 m) -3°C, Salonicco (4 m) -3°C, Atene (15 m) -3°C, Chio (4 m) -3°C, Skyros (28 m) -3°C, Mitilini (5 m) -2°C, Samo (7 m) -1°C, Andravida (14 m) -1°C, Milos (183 m) 0°C, Zante (3 m) 2°C, Cantorini (36 m) 3°C, Rhodi (11 m) 3°C!!!!!
La colata gelida ha portato una bufera di neve anche ad Istanbul, mentre la neve è scesa addirittura in Libia: in Cirenaica, a Shahat (625 s.l.m.) neve con 0°C, mentre neve mista a pioggia è scesa lungo la costa libica ai confini con l’Egitto!!!
L’Italia è rimasta ai margini di questa colata di aria davvero gelida, tuttavia ciò non ha impedito ad una parte dell’aria fredda di penetrare nel nostro paese facendo registrare effetti che probabilmente sono stati sottostimati dai meteorologi: ieri, infatti, neve è caduta sulla costa ionica della Calabria (come a Crotone e Catanzaro), mentre la stazione di Pitagora ieri mattina alle 6:20 riportava l’inquietante dicitura meteorologica “neve fitta”!!! Sono stati persino registrati dei record storici: -1.0°C a Capo Palinuro (record storico per febbraio), -0.4°C nell’isola di Capri (mai sottozero a febbraio nella sua storia meteo), -6.5°C a Lamezia Terme (precedente record storico –4.9°C), -5.0°C a Catania Sigonella (precedente record storico –4.8°C), -5.0°C a Latina (record storico per febbraio), -25°C a Campo Imperatore (Abruzzo), fino all’eccezionale –0.2°C di Trapani che per la prima volta nella sua storia è scesa sotto lo zero!!!
Molto probabilmente anche questa intensa ondata di gelo è frutto del cambiamento climatico in atto sul nostro pianeta: negli ultimi anni, infatti, un vortice polare molto intenso e profondo (centrato sul Nord Atlantico) ha gonfiato spesse volte e a dismisura l’anticiclone delle Azzorre sull’Europa centro-occidentale e sull’Italia, privando queste zone dell’inverno (vedi gli ultimi due anni…). Questa posizione dell’anticiclone (che in questi ultimi giorni ha raggiunto un valore eccezionale di 1047 hPa sulle Alpi friulane!) devia le perturbazioni atlantiche verso il Nord Europa e, col suo moto circolatorio orario delle correnti, fa scendere l’aria artica presente sul Polo Nord verso l’Est Europa, ed è quello che è successo in questi giorni e spesso è successo negli ultimi 10 anni, tanto che è nevicato di più ad Atene in questi anni che in alcune località padane… L’ho già detto spesse volte, qualcosa si è inceppato sul clima europeo, stravolto da questi anticicloni sempre più potenti e duraturi, responsabili di violente ondate di caldo sull’Italia (vedi 2003 e le tre feroci ondate di caldo africano dell’estate 2007) e di non-inverni. Questo è il cambiamento climatico, e le responsabilità umane sono molto forti…

domenica 17 febbraio 2008

Ciclone IVAN sul Madagascar!

Il ciclone "Ivan", in azione sull'Oceano Indiano meridionale, è rinforzato sabato raggiungendo lo status di ciclone tropicale di "categoria 4" (su una scala di 5...). Sabato alle 18 GMT era centrato a 16,7°S 51,1°E (666 km a est-nordest di Antananarivo), ormai vicino alla costa orientale del Madagascar, con venti sostenuti fino a oltre 212 km/h (raffiche fino a oltre 250 km/h) che spiravano intorno ad un minimo di pressione di 937 hpa. "Ivan" si muoveva verso ovest a 12 km/h.

Il ciclone Ivan dovrebbe fare landfall sul Madagascar nordorientale, per il quale rappresenta una serissima minaccia, domenica mattina intorno alle 6 GMT, poco a nord di Toamasina (Tamatave), impattando come ciclone di "categoria 3", con vento sostenuto fino a oltre 190 km/h. Successivamente il ciclone dovrebbe percorrere il Madagascar dirigendosi verso sudovest, transitando con il minimo di pressione molto vicino alla capitale Antananarivo, con un rapido calo nell'intensità del vento, ma anche piogge torrenziali, localmente esaltate da fattori orografici. Tra le 18 GMT di venerdì e la stessa ora di sabato già 96 mm di pioggia sono caduti a Tamatave.

Fonte http://www.meteogiornale.it

Navi che "misteriosamente" affondano nei mari italiani...

Da ormai parecchi anni sta succedendo qualcosa di inquietante sui mari che circondano l’Italia, ovvero delle navi che “misteriosamente” affondano facendo perdere ogni traccia di sé. Si tratta di navi contenenti sostanze pericolose ed altamente inquinanti che vengono fatte affondare probabilmente (anzi, quasi sicuramente) per disfarsi di queste sostanze “ingombranti”!!! Il numero di febbraio 2008 del mensile di Legambiente “La nuova ecologia” dedica un articolo a questo problema e riporta una mappa col le navi che negli ultimi anni sono affondate misteriosamente sui mari italiani:

  • 16/05/1979: al largo di Locri (Calabria) affonda la nave “Aso”, contenente 900 tonnellate di solfato ammonico;
  • 31/10/1986: partita dal porto di Marina di Carrara, affonda sul Tirreno calabrese la nave “Mikigan”, bandiera italiana, contenete granulato di marmo;
  • 21/09/1987: partita dal porto di Marina di Carrara, affonda 50 km a sud di Reggio Calabria la nave “Rigel”, bandiera maltese, contenente probabilmente rifiuti (prima di partire venne caricata di blocchi di cemento…);
  • 09/12/1988: nello Ionio meridionale affonda la nave “Four Star I”, bandiera dello Sri Lanka, contenente sostanze tossiche;
  • 01/02/1991: al largo di Molfetta (Puglia) affonda la nave “Alessandro I”, contenente prodotti chimici e derivati del petrolio (poi in parte recuperati);
  • 14/03/1993: nel canale di Sicilia affonda la nave “Marco Polo”, bandiera maltese, contenente fusti radioattivi;
  • 07/11/1995: 50 miglia a nord di Ustica affonda la nave “Koraline”, bandiera tedesca, contenente acqua ossigenata non diluita e container con alte percentuali di radioattività (derivanti da torio 234, isotopo dell’uranio);

e la lista continuerebbe visto che sarebbero almeno 30 le navi affondate lungo le coste italiane con sospetti carichi di rifiuti tossici, molte di più di quelle affondate nell’intero Mediterraneo!!! Ci sono poi porti sospetti in questi traffici illeciti di sostanze tossiche, come quello di La Spezia (già ribattezzato “porto delle nebbie” e terminale delle “navi dei veleni”…) e di Marina di Carrara (ove nelle navi viene caricato il granulato di marmo delle vicine cave, per rendere più pesanti e quindi più facilmente affondabili le navi contenenti sostanze radioattive). I sospetti su questi strani affondamenti derivano dal fatto che gli stessi avvengono con condizioni meteorologiche assolutamente favorevoli (come mare calmo), senza il lancio di segnali di soccorso, denunciando i naufragi dando coordinate geografiche sbagliate, caricando le navi con blocchi di cemento per facilitarne l’affondamento, rinvenimento di fusti o container velenosi nei pressi del luogo del naufragio, equipaggi scomparsi nel nulla, omicidi misteriosi di autorità che indagano su questi traffici illeciti di rifiuti, ecc… tutte coincidenze che, come spesso dice Andreotti, “a pensar male di fa peccato ma spesso ci si indovina”! Su alcuni diari rinvenuti, a proposito dell’affondamento della nave “Rigel”, è stata addirittura ritrovata una copia del certificato di morte di Ilaria Alpi, la giornalista RAI misteriosamente uccisa il 20 marzo 1994 a Mogadiscio (Somalia) assieme al giornalista Miran Hrovatin: i due erano venuti a conoscenza di uno strano traffico di rifiuti tossici tra Italia e Somalia e per questo “fatti fuori” (e, a proposito, è stata bocciata la richiesta di archiviazione del caso Alpi-Hrovatin, facendo cadere il teorema di Taormina che, durante il governo Berlusconi…, arrivò alla fantasiosa conclusione che i due giornalisti furono uccisi in seguito ad un rapimento finito male!). anche questo inquieta… Dietro tutto ciò di nasconde anche la ‘ndrangheta, che gestisce questo traffico illecito di rifiuti e sostanze tossiche traendo vantaggi economici immensi: a proposito dell’uccisione di Ilaria Alpi, alcuni magistrati (grazie anche alle confessioni di alcuni pentiti) scoprirono dei traffici di fusti di sostanze tossiche e radioattive dirette in Somalia…
Per favorire la scoperta della verità circa lo smaltimento illecito dei rifiuti via mare è nato il “Comitato per la verità” (lanciato da Legambiente, che ha iniziato le sue denunce in merito nel 1994) costituito da magistrati, giornalisti, esponenti politici e familiari delle vittime. Alla scoperta della verità sta partecipando anche Marco Marchetti, geofisico che lavora all’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano) che si occupa dell’esplorazione del sottosuolo in campo ambientale ed è consulente della commissione di inchiesta sulle ecomafie presieduta da Roberto Barbieri. Presso la sede di Roma di questo istituto c’è un gruppo di persone che si occupa dell’esplorazione geofisica del sottosuolo per individuare rifiuti tossici e discariche abusive su richiesta e in collaborazione con i Carabinieri e col Corpo Forestale dello Stato, mentre presso la sede di Portovenere (La Spezia) c’è un altro gruppo di persone che si occupa di geofisica marina. Entrambi stanno collaborando alla ricerca delle verità. Anche Marchetti ha presenziato alla presentazione del “Comitato per la verità” suggerendo di istituire un tavolo tecnico-operativo per coordinare le ricerche dei relitti delle navi scomparse, raccogliendo la maggior quantità di informazioni possibili e mettendo a disposizione le migliori tecnologie di scandagliamento dei fondali marini come i rilievi magnetici in alta risoluzione (che individuano le masse ferrose e quindi le navi), oppure i rilievi con ecoscandaglio multifascio e sonar a scansione laterale (che individuano le strutture emergenti e la morfologia dei fondali) o ancora dei robot sottomarini.
Si tratta sicuramente di un lavoro lungo e laborioso, nonché costoso, ma che si rende necessario per individuare i relitti e recuperare le sostanze tossiche che vi sono contenute, evitando un prossimo futuro sversamento in mare di queste sostanze che causerebbero dei veri e propri disastri ecologici. E certo bisognerebbe rendere molto più severi i controlli sulle navi in partenza dai porti, il che eviterebbe di imbarcare sostanze “sospette”, punendo severamente i diretti interessati e scoraggiando così eventuali nuovi carichi sospetti. Anche questa è un’impresa ardua, ma si rende necessaria per evitare di trasformare i nostri mari in discariche: non vorrei che questa cosa succedesse in merito alle migliaia di tonnellate di rifiuti che si debbono smaltire in Campania. E credo possa essere anche una bella risposta al problema dello smaltimento delle scorie radioattive rivolta a chi tanto vuole il ritorno del nucleare qui in Italia: le scorie sono un problema serio e non ho ancora capito come i sostenitori del nucleare (perché ancora non lo hanno detto!) come vogliono smaltirle (anche se mi vengono i brividi a pensare a come potrebbero essere smaltite)…

sabato 16 febbraio 2008

EFFICIENZA ENERGETICA: basterebbe solo il fotovoltaico...

Traggo spunto da un interessante articolo pubblicato su www.aspoitalia.net il quale riprende una affermazione che ultimamente ricorre più volte, ovvero “Il fotovoltaico occuperebbe troppo spazio se lo dovessimo utilizzare per sostituire il petrolio”. Come tutti sappiamo il problema energetico è uno dei più gravi del nostro pianeta: il continuo aumento di energia da parte sia dei paesi industrializzati (in primis Europa e Nord America) sia dei paesi in fase di sviluppo economico (come Cina e India), la forte dipendenza dai combustibili fossili (petrolio e carbone), nonché la necessità di combattere questo cambiamento climatico sempre più veloce innescato dalle attività umane con le sue continue emissioni di gas serra in atmosfera (di cui i combustibili fossili sono i principali responsabili), bene, tutte queste motivazioni stanno spingendo molti governi a rivedere, necessariamente, il loro piano energetico, chi da solo, chi in comunità con altri paesi.
Per risolvere (o tamponare…) il problema dell’efficienza energetica si sta ricorrendo a vari metodi, da scala nazionale a scala locale: ad esempio i rigassificatori (enormi impianti da costruire nei porti dove far arrivare il gas metano in forma liquida estratto altrove), le tanto famose centrali nucleari, fino ad arrivare alle scelte locali come l’isolamento termico degli edifici, la chiusura al traffico veicolare dei centri cittadini, ecc… Alcuni paesi stanno già puntando sui rigassificatori che, certo, sono sempre meglio di un impianto petrolifero ma non sono certo la soluzione al problema; altri stanno puntando invece sul nucleare, ma sappiamo quanti motivi ci sono per respingerlo, e li ho citati in numerosi miei precedenti post (costi elevatissimi di costruzione, entrata in funzione dopo almeno 10 anni, problema dello stoccaggio delle scorie nucleari, scarsità sempre maggiore in natura della materia prima ovvero dell’uranio, rischi di sicurezza, quantità enormi d’acqua necessarie per il raffreddamento degli impianti). Per quanto riguarda le iniziative locali, queste sono lodevoli e, nel loro piccolo, danno un buon contributo all’efficienza energetica e alla lotta al cambiamento climatico: tuttavia, proprio per il fatto di essere iniziative locali e non intraprese da tutti, danno un contributo minimo a scala nazionale e mondiale. Allora che fare? Ci sono le tanto vituperate energie rinnovabili: solare, fotovoltaico, eolico, idroelettrico, biomasse, geotermia, sfruttamento del moto ondoso, ecc… Si tratta di quelle fonti di energia che risultano INESAURIBILI, sono in natura non perché formatisi nel corso dei secoli e presenti in giacimenti, ma perché fanno parte della natura stessa da miliardi di anni e di certo non finiranno se non con la fine del mondo… Di queste rinnovabili, quella più utilizzata attualmente è l’idroelettrico, ma è anche quella che dovremo abbandonare al più presto vista la carenza sempre maggiore di acqua sul nostro pianeta sia per i consumi sempre più elevati sia per le siccità sempre più prolungate che stanno interessando vaste aree del pianeta. Le altre invece sono perfettamente attuabili, senza limite. E, purtroppo, continuano ad arrivare i dati negativi relativi alla lotta contro i gas serra che l’Italia sta seguendo: i dati arrivano dal rapporto “Ambiente Italia 2008” di Legambiente, secondo il quale rispetto al 1990 i paesi dell’Unione Europea hanno ridotto le loro emissioni di gas serra del 7.9%, mentre l’Italia nello stesso periodo di tempo (1990-2005) ha addirittura aumentato le sue emissioni di ben il 12.1%: qualcosa è diminuito negli ultimi due anni (-1.2% nel 2006 rispetto all’anno precedente e -0.5% nel 2007), ma siamo ancora troppo lontani dall’obiettivo europeo di tagliare le emissioni del 20% entro il 2020, e lo si può fare solo con un piano energetico efficiente che preveda il massiccio impiego delle energie rinnovabili.
E, a proposito di energie rinnovabili, sorge una domanda che molti si stanno ponendo (soprattutto i sostenitori del nucleare, per tanti la panacea di tutti i mali …): abbiamo abbastanza posto per il fotovoltaico? Secondo loro no, in quanto il fotovoltaico occuperebbe troppo spazio se lo dovessimo utilizzare per sostituire il petrolio. Ecco, qui mi ricollego a questo interessante articolo trovato su www.aspoitalia.net, tratto in particolar modo da un articolo di Muneer. Guardate attentamente la mappa allegata: vedete quel quadratino tratteggiato nel bel mezzo del deserto dell’Arabia Saudita? Ebbene, secondo i calcoli, se quel quadrato fosse tappezzato di pannelli fotovoltaici al 20% di efficienza, sarebbe sufficiente a produrre energia per tutto il mondo tanta quanta ve ne servirebbe nel 2020! Tra l’altro il 20% di efficienza dei pannelli fotovoltaici è perfettamente raggiungibile, visto che ci sono già in commercio celle col 18.5% di efficienza: tuttavia, anche se dovessimo usare pannelli con la diffusa efficienza attuale (circa il 12%), basterebbe in proporzione allargare un pochino il quadratino… Quindi, ragazzi miei il posto ci sarebbe eccome!!! Certo, non è plausibile realizzare quel quadratino tratteggiato tutto nel deserto arabico, perché non riuscirebbe a mandare l’energia a tutto il pianeta: bisognerebbe scomporlo in piccoli quadrati e sparpagliarlo in tutto il mondo (come potrebbero essere 12 quadratini neri come quello racchiuso nel quadrato tratteggiato, da sistemare nei deserti di tutta la Terra), ma sarebbe ancora più efficiente frazionarli ancora di più ed installarli a macchia d’olio in tutto il pianeta al fine di raggiungere il maggior numero di aree possibili. Certo, i tempi ed i costi sarebbero piuttosto lunghi ed elevati, ma certo non più del nucleare (e sappiamo quanti rischi abbia quest’ultimo…). Il fotovoltaico, invece, non ha nessun rischio!
E stiamo parlando solo di fotovoltaico, quindi pensate se a questo aggiungessimo le pale eoliche nelle zone più ventose del mondo, lo stesso solare, la geotermia (così diffusa nel sottosuolo terrestre), lo sfruttamento del moto ondoso che sarebbe qualcosa di rivoluzionario, le biomasse e il biogas che si potrebbero fare ovunque. Pensate quanta energia potremmo produrre: ce ne sarebbe così tanta da alimentare altri pianeti! Insomma, la soluzione sarebbe a portata di mano per rivoluzionare il campo energetico mondiale, tuttavia dobbiamo combattere contro qualcosa di molto più grande che è fatto dei profitti economici derivanti in primis dal petrolio… e non è una battaglia facile.

ARGENTARIO: lotta dura contro l'abusivismo edilizio!

Siamo in una delle zone marine più belle della Toscana (e dell’Italia intera): il promontorio dell’Argentario. Un territorio che, come tantissimi altri nel nostro paese, è stato deturpato dall’abusivismo edilizio nel corso degli ultimi decenni, abusivismo senza freno che ha spinto le autorità a pensare a qualcosa di duro per poterlo contrastare, visto che spesso il fenomeno ha interessato zone paesaggistiche vincolate.
L’abusivismo è senza ombra di dubbio una piaga tremenda del nostro paese, tanto che ha trasformato il nostro territorio (già instabile) deturpandolo in vari suoi punti: un abusivismo che certamente ha trovato terreno fertile negli orribili condoni edilizi che, a cadenza più o meno regolare nel tempo, si sono alternati nel corso degli ultimi 20 anni (l’ultimo nel 2004 sotto il Governo Berlusconi, il quale fece anche il condono fiscale, il condono tombale...); questo ha spinto la gente ha costruire sempre di più e ovunque (tanto poi si condona!), anche perché quasi sempre mancano i controlli da parte delle amministrazioni locali (com’è possibile che un Comune non si accorga della costruzione di un edificio?). Tutto questo ha dunque comportato la distruzione di molte parti del territorio italiano.
Ora però arriva la linea dura messa in atto nell’Argentario contro le opere abusive (negli ultimi 30 anni vi sono state presentate ben 7.000 richieste di condono edilizio!): la procura di Grosseto ha ottenuto dal Gip la misura durissima del divieto di dimora a coloro che abitano in edifici abusivi! Si tratta di edifici completamente abusivi (ville, case di villeggiatura, ecc…) o di porzioni abusive di edifici (soprattutto piscine, che stanno nascendo irregolarmente ovunque creando uno spreco enorme di acqua che ormai comincia a scarseggiare anche all’Argentario, e che per individuarle sono state scattate fotografie aeree). Sono vari i casi che stanno venendo alla luce in questo angolo di Toscana: ne stanno pagando le spese non solo i proprietari di questi edifici abusivi, ma anche i costruttori (che, prima di iniziare i lavori, dovrebbero accertare se si tratta di opera autorizzata dal Comune oppure abusiva, e in quest’ultimo caso dovrebbero rifiutare l’appalto), i direttori dei lavori (che spesso accertano il falso), le amministrazioni comunali con i loro mancati controlli (sia durante la realizzazione dell’opera, sia durante il rilascio delle agibilità, sia infine per un continuo controllo del territorio). In appena una settimana i carabinieri della Compagnia di Orbetello (Argentario) hanno sequestrato appartamenti e ville per un valore di oltre 8 milioni di euro!!! Nel frattempo, le oltre 7.000 richieste di condono edilizio giacciono ferme negli uffici comunali in quanto i tecnici non hanno il tempo di poterle visionare (e nel frattempo si aggiungono altre opere abusive…): ma la procura di Grosseto ha un altro sospetto, ovvero che amministrazioni e funzionari abbiano in questi anni favorito gli abusi magari anche guadagnandoci sopra con strani giri di tangenti…, tanto che lo scorso novembre 2007 undici tra funzionari, ex-assessori e professionisti sono finiti sotto inchiesta per abuso d’ufficio e corruzione.
La lotta contro l’abusivismo è ora favorita dal “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, approvato nel 2004 e modificato alla fine dello scorso anno dal ministro Rutelli, con inasprimento delle pene per abusi paesaggistici: prima dell’entrata in vigore di questo Codice gli abusi edilizi in zone paesaggistiche vincolate erano considerati delle semplici contravvenzioni, mentre ora sono considerati dei veri e propri delitti puniti con la reclusione da 1 a 4 anni. Ecco perché ora si sta ricorrendo alla misura durissima di divieto di dimora a coloro che risiedono in edifici abusivi: già una cosa simile era stata applicata nel 2003 dalla Cassazione per un caso di palazzinari recidivi a Napoli.
Sarà certo una misura durissima, ma era necessaria per tentare di bloccare questa ventata di abusivismo edilizio e che spero venga applicata in tutte le aree paesaggistiche vincolate: è ora di dare un segnale forte, questi edifici abusivi non devono essere condonati ma vanno demoliti, e allo stesso tempo si devono condannare con pene esemplari anche coloro che hanno portato a queste costruzioni abusive come i funzionari comunali o i professionisti che li hanno coperti. Il nostro territorio deve essere tutelato: deve essere tutelato per l’armonia del nostro paesaggio ma anche, e soprattutto, per preservarlo dall’inquinamento (gli edifici abusivi comportano scarichi abusivi, rifiuti non denunciati, ecc..), dalla cementificazione selvaggia (gli edifici abusivi occupano suolo impedendo all’acqua piovana di penetrare nel terreno, aumentando così gli episodi alluvionali), dal dissesto geologico (gli edifici abusivi comportano scavi che destabilizzano i suoli con conseguente pericolo di frane), dal disboscamento (gli edifici abusivi comportano eliminazioni di vaste aree alberate, con stravolgimento degli ecosistemi e con inaridimento del suolo): quindi, vedete quanti pericoli possono comportare queste costruzioni abusive. Ma scusate, altrimenti che ci stanno a fare i “Piani Regolatori Comunali” (o i P.A.T., ove sono già stati approvati)?
Continuo tuttavia a ribadire il mio dubbio alla lotta all’abusivismo edilizio nei prossimi anni, stante il possibile (e quasi certo) ritorno al governo del centro-destra (anzi solo destra) di Berlusconi, fautore di vari condoni (tra i quali anche quello edilizio), e lo dico dopo aver sentito lo stesso Berlusconi (durante la puntata di martedì 12 febbraio 2008 di “Porta a Porta” su RAI1) ribadire senza nessun problema che i condoni alla fine non sono poi così male. E ci risiamo…

domenica 10 febbraio 2008

ITALIA: aumentano i rifiuti, ma non la raccolta differenziata...

Continuiamo a parlare di emergenza rifiuti in Campania e delle soluzioni per poter risolverla ma, nel frattempo, arrivano dati inquietanti relativi ai rifiuti prodotti in Italia: secondo il rapporto 2007 dell’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici), nel 2006 abbiamo prodotto 32.5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, ovvero il 2.7% in più rispetto al 2005 (quando furono 31.6 milioni) e, come si vede nella tabella, la crescita è costante da almeno 10 anni (nel 1996 si producevano 25.9 milioni di tonnellate di rifiuti…). Lo abbiamo detto tante volte e lo ribadiamo: alla base di tutto ciò ci sta un continuo aumento di imballaggi dei prodotti che quotidianamente compriamo al supermercato e nei vari negozi, qualsiasi cosa è avvolta di ogni tipo di quello che inevitabilmente sarà poi dello “scarto”, e tutto questo per riuscire a conquistare il consumatore. Il dato inquietante è questo: ogni italiano produce annualmente in media 550 kg di rifiuti, 1.5 kg al giorno, con punte di 700 kg in Toscana!!! A questo dato segue purtroppo un altro altrettanto negativo: la raccolta differenziata rimane stabile… L’obiettivo del 40% di raccolta differenziata previsto per legge nel 2007 è stato raggiunto solo dal Nord Italia nel 2006 (39.9%), mentre a livello nazionale siamo solo al 25.8% (il che significa che il restante 75% di rifiuti non viene riciclato e finisce per buona parte in discarica!). La raccolta differenziata è cresciuta leggermente rispetto al 2005, passando dal 24.2% al 25.8%: ma, con questi dati, siamo ancora troppo lontani dalla risoluzione del problema rifiuti. Tra le regioni più virtuose nel riciclaggio ci sono il Trentino-Alto Adige (49.1%), il Veneto (48.7%) e la Lombardia (43.6%), mentre ultime in classifica ci sono il Molise (solo il 5%!!!), la Sicilia (6.6%) e la Basilicata (7.8%), la Campania è ferma all’11.3%… Tra le province, la palma di migliore spetta a Novara col 68%, seguita da Verbania (66.4%) ed Asti (61.9%). Aumenta rispetto al 2005 la quantità di rifiuti mandati al recupero (8 milioni di tonnellate nel 2006): +5.9% per il legno, +5.3% per l’alluminio e +6.5% per la plastica. Purtroppo il 47.9% dei rifiuti finisce ancora in discarica, con una diminuzione di solo lo 0.7% rispetto al 2005: in Lombardia solo il 17% dei rifiuti finisce in discarica, mentre in Puglia vi finisce il 91%, in Molise il 93% e in Sicilia il 94%… I costi di gestione dovrebbero far capire che la raccolta differenziata converrebbe anche economicamente: nel 2005 il costo medio annuo pro capite è stato di € 123,12, dei quali il 48.8% è dovuto al conferimento in discarica, mentre solo il 16.8% è dovuto alla raccolta differenziata! C’è infine il problema dei rifiuti speciali: si tratta di 107.5 milioni di tonnellate che comprendono 46 milioni di tonnellate di rifiuti da costruzione e demolizione e 5.9 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi. Purtroppo di queste 107.5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, 101.6 milioni risultano gestite mentre i 6 milioni che mancano all’appello sono un pericolo per la sicurezza del paese ed una notevole fonte di guadagno per le ecomafie (chissà dove vanno a finire…).
L’ho già ribadito in molti miei precedenti post: la riduzione degli imballaggi sarebbe una gran cosa (ma non sono troppo ottimista nel fatto che possa essere attuata…), tuttavia un’ottima ed efficiente raccolta differenziata consentirebbe a ben l’85% dei rifiuti di essere riciclati nei vari stabilimenti addetti al riciclaggio (carta, cartone, plastica, vetro, alluminio, metalli, legno, umido, rifiuti ingombranti, medicine scadute, pile, rifiuti infiammabili), mentre solo il restante 15% (rifiuto secco) finirebbe in discarica, senza scomodare i tanto cari ai politici (e alle nostre tasche!!!) inceneritori (o termovalorizzatori, come li chiamano in Italia…), responsabili di problemi alla salute umana con le polveri ultra sottili che escono dai camini degli inceneritori. Per questo aspettiamo sempre dati positivi dalla raccolta differenziata che puntualmente, però, non arrivano. La solita Repubblica delle banane…

Ecco l'ISOLA DI PLASTICA nel Pacifico!!!

Alcuni mesi fa dedicai un post al “Pacific Trash Vortex”, un immenso vortice di plastica presente nell’Oceano Pacifico. Ora è arrivata la conferma dell’esistenza di questa immensa isola di spazzatura, precisamente nel Pacifico settentrionale: si tratta di due masse distinte, una “massa di rifiuti occidentale” che va da 50 miglia nautiche al largo della California fino alle Hawaii (mossa da correnti marine che si muovono in senso orario) e di una “massa di rifiuti orientale” che va dalle Hawaii fin quasi al Giappone (mossa da correnti marine che si muovono in senso antiorario). I biologi marini la chiamano “zuppa di plastica” e sta appena sotto il livello dell’acqua, per uno spessore di circa 10 metri. Quest’isola di rifiuti è stata scoperta per caso dal navigatore americano Charles Moore che, involontariamente, nel 1997 si è imbattuto in quest’area che sulle mappe nautiche è chiamata “il cerchio del Nord Pacifico”, ovvero un vortice in cui l’oceano circola più lentamente per l’assenza di vento e un sistema di pressione atmosferica estremamente alta. Lo stesso Moore si è poi auto impegnato ricercatore in quest’isola di plastica e in questi 10 anni è riuscito a definirvi i confini (quelli sopra descritti e visibili nella mappa allegata) e la consistenza (almeno 100 milioni di tonnellate di plastica): la notizia è stata diffusa in questi giorni dall’Indipendent di Londra. La vasta area di spazzatura è naturalmente una conseguenza delle attività umane: plastica proveniente da ovunque, dagli stabilimenti costieri alle navi fino ai pozzi petroliferi e sta comportando danni gravissimi all’ecosistema marino con moria di pesci, piante acquatiche, mammiferi marini ed uccelli.
Ecco quindi dove vanno a finire milioni di tonnellate di plastica provenienti da tutto il mondo e, come sempre, alla base di tutto ciò ci sta l’attività umana coadiuvata da due aspetti: il primo sta nella grande quantità di imballaggi che avvolgono i prodotti che quotidianamente compriamo (la cui riduzione sarebbe il primo passo verso una possibile risoluzione del problema rifiuti che interessa un po’ tutto il mondo), il secondo sta nel mancato riciclaggio della plastica (che viene applicato purtroppo in poche aree del mondo). Questi due aspetti (anzi, la loro mancata risoluzione) sta riempiendo i nostri mari di spazzatura che, per un gioco di correnti, sta andando tutta verso l’Oceano Pacifico. Quando interverremo? Probabilmente quanto l’Oceano Pacifico sarà completamente pieno…

PAESAGGIO: astuzie per farsi del male!

Ormai sono numerosi i post che ho realizzato finora sul continuo degrado del nostro territorio e del nostro paesaggio relativamente all’urbanizzazione selvaggia senza freno. Oggi ripropongo il tema dopo aver trovato sul quotidiano La Repubblica di sabato 09 febbraio 2008 un interessante articolo di Stefano Malatesta intitolato appunto “PEASAGGIO: ASTUZIE PER FARSI DEL MALE”, che tratta di astuzie varie che vengono applicate al fine di aggirare il problema delle limitazioni edificatorie in alcune zone. Pochi giorni fa si è svolto a Grosseto un convegno intitolato “L’albergo non è una casa” che aveva come tema alcuni incredibili abusi edilizi svoltisi in Toscana ma che sicuramente saranno stati effettuati in varie parti d’Italia. E la Toscana non è una regione qualunque: qui vi sono tra i più bei paesaggi italiani, fatti di colline che si perdono a vista d’occhio nelle quali l’uomo nei secoli è riuscito ad inserirsi con armonia cercando di rispettare il più possibile gli ecosistemi che fanno da base all’economia locale, permettendo così lo svolgimento di attività (come i forestieri, i pastori, gli agricoltori) che hanno permesso di ottenere prodotti culinari di alta qualità come l’olio, il vino, il cacio, il panforte, la finocchiona. L’uomo dunque ha cercato nei secoli di adattarsi a questi territori rispettandoli il più possibile… fino a pochi decenni fa! Infatti l’incuria umana ha spinto alcune menti malate di denaro a deturpare questi territori compiendo abusi che hanno dell’incredibile. Si tratta delle RTA, ovvero delle “residenze turistico alberghiere”: in pratica un metodo per aggirare dei limiti edificatori esistenti su alcune aree protette. Come funziona? Semplice: in genere il piano regolatore di una città proibisce la costruzione di qualsiasi tipo di edificio in zone protette o comunque con un elevato grado di qualità ambientale, poi si fa una finta ricognizione delle capacità ricettive turistiche della città facendo sapere che c’è bisogno di ulteriori posti letto per i turisti che entrano in città, poi (in deroga al piano regolatore) si procede alla realizzazione di alberghi in zone che possono attirare i turisti (come in queste zone protette, e così facendo nessuno insorge per non creare danno economico alla città…), infine gli alberghi una volta realizzati vengono trasformati (all’insaputa di tutti) in… appartamenti per privati!!! E qui si scopre una fitta rete di truffatori che da questo maquillage ci guadagnano fior fiore di quattrini: i costruttori, che fin dall’inizio dei lavori adibiscono l’edificio direttamente ad appartamenti per privati anziché a destinazione turistico-alberghiera (in difformità al progetto realizzato); i tecnici, che hanno realizzato il progetto e che alla fine dei lavori accertano il falso richiedendo l’agibilità dell’edificio come struttura alberghiera; i venditori, che cedono gli appartamenti ai privati come se nulla fosse e all’insaputa di quest’ultimi; i notai, che prima registrano i contratti di compravendita e poi ne stipulano i relativi atti di vendita dichiarando dunque il falso (ha ragione il giornalista Malatesta quando, a proposito dei notai, li paragona alla “prosa dell’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria”!). Tra l’altro, i costruttori in questo modo non solo truffano i compratori (ai quali viene fatto credere di diventare proprietari quando in realtà non lo sono!) ma anche lo Stato (in quanto i costruttori, dichiarando che si tratta di un albergo ma poi vendendolo per appartamenti privati, pagano meno tasse!). Infine ci mettiamo le amministrazioni comunali, con i loro mancati controlli (oppure con controlli taroccati…), che come spesso succede rilasciano i “permessi di costruire” senza poi realmente verificare l’operato in loco: una volta venute a conoscenza del problema, le amministrazioni comunali avrebbero il dovere di procedere alla denuncia di questi costruttori e alla conseguente demolizione degli edifici abusivi. Nessuna l’ha fatto: ma, anche ammettendo che avessero voluto chiudere un occhio sull’abuso, moltissime di queste amministrazioni hanno oltretutto evitato di fare il minimo che si poteva fare, ovvero chiedere almeno un cambio di destinazione uso da “albergo” a “residenza”, ma siccome questo passaggio avrebbe comportato il pagamento di oneri comunali da parte dei costruttori allora tutto è rimasto come prima…
A proposito di edificazione, sono emersi i dati della ricerca del Cresme e del Consiglio Nazionale degli Architetti sul “mercato della progettazione architettonica in Italia”: nel 2007 sono state realizzate in Italia ben 81.516 nuove costruzioni costate 67 miliardi di euro, delle quali il 75% è stato adibito ad uso abitativo. I fabbricati adibiti ad abitazione sono stati 43.100 (ovvero villini da 1 a 4 abitazioni, di cui 24.000 monofamiliari), le palazzine (da 5 a 15 abitazioni) sono state 11.000, mentre 3.874 sono stati gli edifici di edilizia residenziale con oltre 15 abitazioni. E poi 6.425 fra capannoni e laboratori, 3.332 edifici commerciali e turistici, 9.696 fabbricati per l’agricoltura e 3.119 per vari usi non residenziali. Infine un ultimo dato su cui riflettere: l’Italia detiene il primato europeo di architetti (ben 123.083), mentre la seconda in classifica (la Germania) ne ha 50.000… Si continua a costruire ex-novo senza recuperare gli edifici esistenti: si occupano nuove aree (a destinazione agricola, boschiva, ecc…) per la realizzazione di quelle unità immobiliari che si potrebbero ottenere invece da quel vastissimo patrimonio edilizio disabitato e decadente presente ovunque (come nei centri storici). Ma sapete, conviene economicamente di più costruire ex-novo…
Come sempre in Italia prevale l’arte dei furbetti, manca una cultura paesaggistica e territoriale ad ogni livello: si continua a costruire senza freno ovunque, in zone protette, di elevato valore storico-paesaggistico-ambientale, lungo il corso dei fiumi, in zone geologicamente instabili, deturpando quanto di buono abbiamo in Italia e con elevati rischi di dissesto idrogeologico, di disastri ambientali (come alluvioni), di inaridimento dei suoli, di distruzione di aree boschive. Mi viene sempre in mente un fatto successo lo scorso anno sulle rive del Lago Maggiore: in occasione della demolizione di alcune grandi opere abusive costruite sulle coste del lago, intervennero alcuni locali esponenti politici di centro-destra a fermare queste demolizioni “in quanto sono un segnale che l’economia è viva”! UN FATTO INQUIETANTE e, se penso che il 13 aprile ci sono elevatissime probabilità che al Governo ritorni l’armata Berlusconi, allora mi rassegno perché, se qualcosa era stato fatto dal punto di vista di protezione ambientale dal decaduto Governo Prodi, dal 13 aprile in avanti (e per almeno 5 anni, ahimè) si continuerà con l’abusivismo edilizio, tanto poi interverranno i condoni… Poi però non vi veniate a dire che non lo sapevate!