giovedì 31 gennaio 2008

MAURITIUS e REUNION circondate dai cicloni!

Riporto integralmente l'articolo ripreso dal sito meteogiornale.it, sempre attento alle situazioni meteorologiche di tutto il mondo: l'articolo tratta della particolare situazione meteo che sta interessando le Isole Mauritius e Reunion, nell'Oceano Indiano sud-occidentale, letteralmente circondate da due cicloni tropicali! Nella foto satellitare allegata (delle ore 21 GMT di mercoledì 30 gennaio 2008) si vedono le due piccole isole attorniate dai due ammassi nuvolosi circolari: si tratta dei cicloni "Gula" e "Fame".
Il ciclone "Gula" si muove sulla parte occidentale dell'Oceano Indiano Meridionale, a est del Madagascar settentrionale. Mercoledì alle 12 GMT, "Gula" era un "categoria 1", accompagnato da venti sostenuti fino a 129 km/h, centrato a 16,6°S 60,0°E, circa 40 miglia a sud-est di Cargados Carajos Shoals (Mauritius) e 280 miglia a nord-est dell'isola di Mauritius. "Gula" si muoveva verso sud a 11 km/h. La previsione indica un ulteriore spostamento verso sud, con ulteriore lieve rinforzo dei venti. "Gula" dovrebbe interessare con piogge intense e forte vento l'isola di Mauritius, transitando poco a est di essa, nella giornata di giovedì (oggi), successivamente è ancora da valutare il rischio che corre l'isola francese della Reunion. Già le due isole hanno registrato forti precipitazioni: tra le 18 GMT di martedì e la stessa ora di mercoledì 130 mm di pioggia a Saint Brandon (Mauritius) e 75 mm a Saint-Denis (Reunion). In quest'ultima le piogge sono state portate però da "Fame".
L'Oceano Indiano meridionale ospita infatti un altro sistema perturbato tropicale, la tropical storm "Fame". "Fame" ha fatto "landfall" nel nord-ovest del Madagascar ad inizio settimana, ha attraversato la montuosa isola per emergere in mare aperto al largo della costa est, riprendendo vigore a contatto con le calde acque dell'Oceano. Mercoledì alle 12 GMT era centrata a 21,8°S 52,8°E, 190 miglia a ovest-sudovest di Saint-Denis (Reunion), accompagnata da vento sostenuto fino a 65 km/h. "Fame" si spostava verso sud a soli 5 km/h. La tempesta è prevista in lento indebolimento e in ulteriore spostamento verso sud, in mare aperto.

mercoledì 30 gennaio 2008

Chi sono i padroni del PAESAGGIO?

È questo il titolo di un interessante articolo di Giovanni Valentini apparso lunedì 28 gennaio 2008 sul quotidiano La Repubblica. Se lo domanda il giornalista e me lo chiedo anch’io: ma questo paesaggio di chi è? Ormai è sotto gli occhi di tutti lo scempio che è in atto da decenni e che sta distruggendo il nostro territorio: urbanizzazione selvaggia, disboscamenti, incendi “guidati”, speculazioni edilizie, aree industriali a non finire (e molti capannoni vuoti…), cementificazione senza freno, abusivismo edilizio (e successivi condoni…), inquinamento dell’aria, inquinamento dell’acqua, inquinamento del terreno, discariche abusive, distruzione di aree protette, rifiuti (con incenerimento selvaggio degli stessi), che lunga sarebbe questa lista!!! Eppure continua, supportata solo ed unicamente da interessi economici (e politici…). Come sempre, a rimetterci sono i cittadini ed il nostro caro territorio. La mancanza poi di governi stabili negli ultimi decenni ha portato al collasso totale: le cose buone fatte da un governo, venivano poi automaticamente distrutte dal successivo (e la situazione non è rosea attualmente, visto l’incombere del centro-destra che nei suoi anni di governo ci ha abituato ai condoni edilizi e alla cementificazione selvaggia). Ora finalmente è arrivata la tanto attesa e promessa (dal ministro Rutelli) riforma del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, predisposta dallo stesso Rutelli e varata in extremis dal Governo Prodi (uscente): tale riforma segue a distanza di quattro anni la legge-delega del ministro Giuliano Urbani. Giovanni Valentini ha ragione quando afferma che è arrivato il momento giusto (con questa riforma) per dare inizio ad una “rifondazione ecologica” del nostro paese o, come lui stesso la definisce, una “nuova Italia, più ordinata, più pulita e dunque più vivibile”. Certo, ora dobbiamo affidarci alle Commissioni parlamentari che dovranno ratificare entro tre mesi i 184 articoli del decreto legislativo: se l’esito sarò positivo, allora potrà partire veramente questa “rifondazione ecologica”, tuttavia sarei uno sciocco a credere al 100% che, se il prossimo governo fosse di centro-destra (come assai probabile e guidato da Berlusconi…), questo approverebbe tutti gli articoli del decreto stesso!!! E il solito problema politico italiano…
Il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” è fondato sull’art. 9 della Costituzione Italiana nel quale è previsto che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della Nazione: l’innovazione importante regola i rapporti tra Stato centrale ed enti locali, cercando di eliminare quell’eccesso di delega che per molto tempo ha prodotto (in materia ambientale, ma anche in altri campi) una sovrapposizione e frammentazione di poteri decisionali tra Regioni, Province e Comuni, che ha portato solo ad una gran confusione e ad una perdita di legalità, di chiarezza e di interesse per la collettività. In pratica, se la protezione di un bene ambientale riguarda più Regioni, o più Province o più Comuni, allora è giusto che in tal caso intervenga e decida lo Stato centrale, il quale dovrà tuttavia vigilare anche sulle azioni svolte dalla singola Regione, Provincia o Comune, al fine di evitare il verificarsi di situazioni sgradevoli o di parte…
La riscrittura del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, elaborata da una commissione speciale con un lavoro durato 14 mesi e presieduta dal professor Salvatore Settis, è stata avallata in corso d’opera dalla Corte Costituzionale con l’importante sentenza n° 367/2007 dello scorso mese di novembre: secondo la Consulta, la tutela del paesaggio costituisce un valore primario ed assoluto, e perciò rientra nella competenza esclusiva dello Stato, precedendo e limitando il governo del territorio attribuito (dal federalismo…n.d.r.) ai governi locali. In tal senso il federalismo è stato distruttivo… Scatta quindi l’obbligo della stesura dei cosiddetti “piani paesaggistici” congiuntamente tra Stato e Regioni, subordinati poi al parere delle Sovrintendenze su qualsiasi intervento urbanistico o paesaggistico che interessa territori vincolati. Inoltre, il ministero dei Beni e delle Attività Culturali avrà il potere di apporre vincoli paesaggistici “ex novo” (attualmente il 47% del territorio italiano è protetto ma ha una configurazione tale da richiederne una continua tutela e salvaguardia): bisogna combattere le cosiddette “aree grigie” (così le chiama Rutelli), ovvero quelle aree in cui l’urbanizzazione selvaggia provoca un consumo del territorio senza ricorrere all’abusivismo, ma crea costruzioni legali che rappresentano comunque un serio pericolo per il nostro territorio (vedi gli ecomostri…). Bisogna quindi intervenire per apporre dei vincoli su tali aree.
Come commento a tutto ciò, riporto pari pari la conclusione dell’articolo di Giovanni Valentini il quale sostiene che: “Il paesaggio appartiene dunque a tutti. Non è né di destra né di sinistra. È una grande risorsa collettiva, ambientale e anche economica, da cui dipendono la salute dei cittadini, lo sviluppo del turismo e la stessa occupazione del settore, oltre all’identità e all’immagine del Paese. C’è da auspicare perciò che, nonostante le convulsioni della politica nazionale, la riforma del Codice venga approvata in tempo utile, quale che sia il governo in carica e la maggioranza parlamentare che lo sostiene”. Concordo pienamente, ma temo per l’evolversi della prossima situazione politica italiana, salvo miracoli…

martedì 29 gennaio 2008

RISTRUTTURAZIONI e RISPARMIO ENERGETICO: continuano le detrazioni fiscali

La Finanziaria 2008 (varata dal Governo Prodi) e il successivo decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2007 continuano a prevedere le detrazioni fiscali già esistenti nel campo dell’edilizia, in particolar modo per quanto riguarda le ristrutturazioni ed il risparmio energetico (così come trattato oggi dall’inserto “Affari & Finanza” del quotidiano La Repubblica nello spazio Energia & Ambiente).
RISTRUTTURAZIONI. È stato prorogato fino al 31 dicembre 2010 il bonus IRPEF del 36% che potrà essere utilizzato dai contribuenti per effettuare qualsiasi tipo di ristrutturazione edilizia, compresi gli interventi finalizzati al risparmio energetico. Il tetto massimo di spesa su cui poter calcolare la detrazione del 36% sarà di € 48.000,00 e riferito alla singola unità immobiliare. Il successivo recupero della detrazione IRPEF avverrà in dieci quote annuali di pari importo (agevolazioni ulteriori per gli ultra 75enni). Naturalmente l’impresa che effettuerà i lavori dovrà rilasciare regolari fatture. Possono beneficiare della detrazione fiscale il proprietario dell’immobile, il nudo proprietario, il titolare di un diritto reale di godimento (come usufrutto, uso, abitazione e superficie), l’inquilino, il comodatario, i soci di cooperative divise ed indivise, ma anche il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile. Tra le spese soggette a detrazione non vi sono solo quelle edili ma anche la progettazione, le altre prestazioni professionali, il compenso corrisposto per la relazione di conformità degli impianti, l’IVA, l’imposta di bollo nonché gli oneri pagati al Comune per il “Permesso di Costruire” o per la “Denuncia Inizio Attività” necessari per eseguire i lavori. Prima dell’inizio lavori, il contribuente dovrà trasmettere (tramite raccomandata) al Centro Operativo di Pescara una comunicazione di inizio lavori compilando l’apposito modello che si può scaricare facilmente dal sito http://www.agenziaentrate.it oppure mandarla presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Sempre tramite raccomandata, il contribuente dovrà inviare all’ASL competente le generalità del committente e quelle dell’impresa esecutrice dei lavori. Le spese devono essere pagate esclusivamente tramite bonifico bancario o postale in cui risultino la causale del versamento, il codice fiscale del contribuente e il numero di partita IVA del beneficiario del pagamento. Sempre a proposito di ristrutturazioni, è stata prorogata di altri 3 anni l’IVA agevolata del 10%.
RISPARMIO ENERGETICO. È stato prorogato fino al 31 dicembre 2010 il bonus fiscale del 55% per le opere atte al risparmio energetico su edifici esistenti; è stata anche semplificata la documentazione necessaria ad ottenere il bonus. C’è una novità: come per la detrazione IRPEF, anche la detrazione dall’imposta lorda potrà essere recuperata ma in un numero di quote annuali di pari importo non inferiore a tre e non superiore a dieci (la scelta sarà fatta dal contribuente all’atto della prima detrazione). Varia la casistica per la detrazione:

  • valore massimo della detrazione fiscale pari ad € 100.000,00 per gli interventi di “riqualificazione energetica” di edifici esistenti che conseguono la riduzione almeno del 20% (rispetto ai valori imposti dalla legge) dei consumi energetici per la climatizzazione invernale;
  • valore massimo della detrazione fiscale pari ad € 60.000,00 per gli interventi specifici su pareti e finestre. Per le finestre si dovrà ottenere una riduzione delle dispersioni termiche attraverso la sostituzione delle strutture esistenti;
  • valore massimo della detrazione fiscale pari ad € 60.000,00 per gli interventi di installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda da utilizzare ad usi domestici o industriali;
  • valore massimo della detrazione fiscale pari ad € 30.000,00 per gli interventi di sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale con la fornitura e posa in opera di tutte le apparecchiature necessarie all’installazione di impianti dotati di caldaie a condensazione.

I beneficiari della detrazione fiscale possono essere tutti i contribuenti (persone fisiche, professionisti, società ed imprese) che possiedono (a qualsiasi titolo) l’immobile oggetto dei lavori. L’agevolazione per gli interventi che producono un risparmio energetico consiste in una detrazione dall’imposta lorda, che può essere attuata sia sull’IRPEF sia sull’IRES, fino ad un massimo del 55% delle spese sostenute. Come riferimento vale sempre la singola unità immobiliare; gli importi dei lavori effettuati dall’impresa dovranno essere riportati in fattura. Entro 60 giorni dal termine dei lavori, i contribuenti dovranno trasmettere all’ENEA (via internet sul sito http://www.acs.enea.it oppure tramite raccomandata) la copia dell’attestato di certificazione o di qualificazione energetica e la scheda informativa relativa agli interventi realizzati (questa scheda può essere compilata direttamente sul sito). Il pagamento delle spese sostenute dovrà essere fatto sempre esclusivamente tramite bonifico bancario o postale in cui risultino la causale del versamento, il codice fiscale del contribuente e il numero di partita IVA del beneficiario del pagamento.
Nel frattempo si stanno moltiplicando anche gli incentivi locali da parte di Regioni, Province e Comuni, soprattutto per installare pannelli solari e sostituire le vecchie caldaie: attenzione, però, che mentre il bonus fiscale del 55% è compatibile con altre agevolazioni non fiscali (come contributi e finanziamenti), al contrario le detrazioni d’imposta non sono compatibili con altre agevolazioni fiscali previste a livello nazionale (come quella del 36%). Quindi o l’una o l’altra, fate voi i conti… Riporto un esempio per ogni Ente: cito la Regione Sardegna che ha stanziato 15 milioni di euro tra il 2007 ed il 2010 per erogare un contributo per l’installazione di impianti fotovoltaici integrati nelle strutture edilizie di potenza non superiore a 20 kW (il contributo coprirà fino al 20% delle spese sostenute); cito la Provincia di Roma che ha varato un bando per la concessione di contributi ai cittadini che intendono sostituire le vecchie caldaie domestiche con altre nuove ad elevato risparmio energetico e basso impatto ambientale; cito il Comune di Riccione che ha stanziato € 100.000,00 per l’erogazione di contributi per l’installazione di impianti fotovoltaici e solari termici da parte di privati e società.
Quindi, perché non approfittare di tutte queste agevolazioni? Se dovete ristrutturare, fatelo in maniera ragionevole ed adeguata in modo da poter trasformare la vostra casa in un contenitore ad alto risparmio energetico, tramite (ad esempio) la sostituzione dei vetri normali con quelli isolanti, l’apposizione di isolamento sulla copertura o sulle pareti perimetrali, l’installazione di pannelli solari sulla copertura, la sostituzione della vecchia caldaia con quelle di nuova generazione: sono tutti piccoli accorgimenti con i quali risparmierete in termini economici (in elettricità e riscaldamento) e contribuirete alla protezione ambientale (pensate a quante emissioni di CO2 si possono risparmiare contribuendo così alla lotta contro il cambiamento climatico). L’azione del singolo contribuente non vale molto, ma pensate che contributo può dare l’unione di tutti i nostri aiuti…

lunedì 28 gennaio 2008

DIFESA DELL'AMAZZONIA: eppure si parla ancora di autostrade...

Nel precedente post ho riportato il record di deforestazione che si è verificato in Amazzonia nel corso del 2007, soprattutto tra agosto e dicembre (distrutti ben 7.000 kmq di foresta). Qualcosa bisogna assolutamente fare, soprattutto per preservare la biodiversità e per poter continuare la lotta al cambiamento climatico. Ora il governo brasiliano, per correre ai ripari, vuole coinvolgere le tribù indigene nella difesa dell’Amazzonia adottando delle forme di sfruttamento “intelligenti” che richiamano tecniche del passato. Già negli anni ’70 molti ambientalisti tremarono quando i generali golpisti lanciarono un progetto faraonico per la costruzione di autostrade che tagliavano l’Amazzonia da nord a sud e da est ad ovest, e intanto da allora il 10% della foresta è stato bruciato… Ora le cose non vanno meglio visto che il governo socialista di Lula vuole nuovamente pianificare la costruzione di queste autostrade: a questa notizia, un gruppo di scienziati del “Conservation International”, guidati da Tom Killen, ha azzardato una previsione inquietante secondo la quale l’impatto delle nuove strade tra 40 anni comporterebbe la distruzione di buona parte della foresta pluviale. A sentire il governo brasiliano, il piano di realizzazione delle nuove autostrade, finanziato dalla governativa IIRSA (Integrazione Infrastrutture Regionali Sud America), è certamente diverso dal piano di distruzione del secolo scorso e prevede, accanto alle autostrade, delle vaste aree protette, progetti di agricoltura biologica e produzioni eco-sostenibili, il tutto basato sulle tecniche da sempre utilizzate dalle tribù indigene le quali sono considerate i “migliori” sfruttatori dell’Amazzonia (tesi sostenuta anche dal biologo e geologo ambientalista Joao Merirelles Filho). Personalmente continuo a nutrire numerosi dubbi sul fatto di attuare questi progetti all’interno del più grande polmone verde del nostro pianeta, per le seguenti motivazioni.

  1. AGRICOLTURA: è vero che nel Cinquecento l’Amazzonia aveva più abitanti di adesso (oltre un milione di persone, era la zona più popolata delle Americhe), i quali sfruttavano i terreni più fertili periodicamente sommersi (le cosiddette “terre nere”) ove praticavano l’agricoltura irrigua e non quella estensiva, però è anche vero che il terreno dell’Amazzonia è il più povero del mondo. Infatti, il suo bacino è antichissimo (risale a 650 milioni di anni fa), le sue rocce sono state dilavate dalle piogge nel corso dei millenni e sono quindi poverissime di minerali (soprattutto fosforo e potassio indispensabili in agricoltura), tanto che solo il 10.7% dei terreni è adatto all’agricoltura mentre la foresta si alimenta da sola (le radici degli alberi sono infatti superficiali e sfruttano il sottile strato di humus che si forma con la caduta delle foglie e dei tronchi). Tra l’altro i terreni, una volta disboscati, restano fertili sono tra i 3 e i 5 anni: servirebbe?
  2. PIOGGIA: in Amazzonia le piogge sono per metà autoprodotte dall’umidità creata dalla vegetazione mentre l’altra metà arriva dall’Atlantico (ciclo svelato da uno studio del geologo Eneas Salati). Se la foresta scomparisse, le piogge si dimezzerebbero (stime ottimiste..) mentre la temperatura media aumenterebbe sensibilmente si circa 10°C, con forti ripercussioni sul clima terrestre. Servirebbe?
  3. ALLEVAMENTO: secondo l’Imazon (Istituto do Homem e Meio Ambiente da Amazonas) il tasso di rendimento degli allevamenti nei terreni disboscati è in media solo del 3.6% l’anno. E 2/3 dei terreni disboscati sono adibiti a pascolo… Ciò comporta solamente una forte perdita di foresta con ripercussioni sulle piogge e sul clima locale e globale. Servirebbe?

Leggo purtroppo da qualche parte che il progetto autostradale avrebbe effetti positivi su tutta l’Amazzonia (effetti di tipo economico s’intende): il legname anziché essere bruciato potrebbe essere commerciato, la capitale Manaus potrebbe tornare ai fasti di un tempo quando aveva il monopolio della gomma naturale che serviva a produrre i pneumatici, le tribù indigene che non hanno ancora avuto contatti con i bianchi potrebbero svilupparsi facendo ottimi affari ad esempio con le multinazionali dei cosmetici e dell’olio di noce, il Rio delle Amazzoni ed il Rio Negro potrebbero essere navigabili da grande navi come la maestosa “Queen Elisabeth” (visto che alla confluenza i due fiumi sono larghi 12 km e profondi 100 metri), addirittura si potrebbe sviluppare un mercato dei pesci visto che nel Rio Negro ci sono 474 specie di pesci ornamentali! Personalmente inorridisco di fronte a queste idee: se è vero che l’impiego razionale di questi sistemi porterebbe ad uno sviluppo economico dell’Amazzonia, dall’altro è inutile negare che ciò comporterebbe un aumento della popolazione, dell’urbanizzazione e delle industrie con scarichi inquinanti in aria ed acqua, un conseguente cambio del clima locale con forti ripercussioni sul clima terrestre, la deforestazione comunque, lo stravolgimento dell’habitat naturale che circonda il grande fiume con serio pericolo estinzione di specie animali e vegetali. Da decenni continuiamo a dire che l’Amazzonia è il “polmone verde” del nostro pianeta: l’unica cosa che si dovrebbe fare è mantenerlo tale, visto che non sono molte le zone sulla Terra che hanno una tale capacità regolatrice sul clima del nostro pianeta. E, in fatto di lotta al cambiamento climatico, non è poco… LASCIAMO STARE L’AMAZZONIA!!!

NATURA: apre la "banca della biodiversità"!

Inutile negarlo: stiamo vivendo in un periodo in cui la nostra natura e tutte le sue specie (animali e vegetali) sono in serio pericolo a causa delle azioni negative compiute dall’essere umano. Deforestazione, inquinamento atmosferico, del suolo e delle acque, industrializzazione selvaggia, espansione edilizia senza freno, dissesto idro-geologico, agricoltura intensiva, colture OGM, distruzione degli ecosistemi, pesca selvaggia, cambiamento climatico indotto dai gas serra, sono tutta una serie di azioni che hanno come unico responsabile l’azione dell’essere umano il quale, però, non si rende conto che facendo ciò sta mettendo in serio pericolo l’esistenza di varie specie. A conferma di tutto ciò arriva la seria preoccupazione della popolazione: da un sondaggio Eurobarometro, realizzato dalla Commissione Europea nei 27 Stati membri, emerge che ben il 90% degli europei ritiene che la perdita delle biodiversità sia un grave problema! I cittadini più preoccupati sono quelli greci, portoghesi e rumeni. Dal sondaggio emerge che molti europei sono preoccupati della perdita di biodiversità non solo a livello locale ma anche a livello globale. Stavros Dimas, commissario UE all’ambiente, ha affermato che la perdita delle biodiversità in corso è irreversibile e che dal 1970 l’UE si sta impegnando a preservare le risorse ambientali ponendosi come obiettivo l’arresto della perdita di biodiversità in Europa entro il 2010, anche se questo sarà possibile solamente con l’attuazione di strategie comuni tra tutti gli Stati comunitari. Sempre secondo il sondaggio, i cittadini europei concordano che per il 27% la causa principale della perdita di biodiversità è dovuto all’inquinamento dell’aria e dell’acqua e ai disastri riconducibili all’azione dell’uomo (come incidenti industriali e perdite di petrolio), seguono poi in ordine il cambiamento climatico, l’agricoltura intensiva, la deforestazione, la pesca selvaggia e la costruzione di strade, edifici ed aree industriali. Visto che il problema è così grave e soprattutto che la popolazione europea è così sensibile in materia, arriva la notizia che è pronta la “banca della biodiversità” (a cui avevo dedicato un post alcuni mesi fa), almeno per preservare le specie vegetali: si tratta del più grande centro di raccolta semi mai realizzato che si trova in un paesino delle Isole Svalbard (Norvegia), nascosto sotto una montagna, ove verranno conservati (a bassa temperatura e in un posto blindato e sicurissimo) i semi di molte specie vegetali. L’annuncio è stato dato dal “Global Crop Diversity Trust”, una Ong che si occupa della conservazione delle biodiversità. Cary Fowler, direttore della Ong succitata, afferma che sono in arrivo tutti i semi dell’agricoltura internazionale, creando i più grandi depositi di semi di riso, grano, mais e fagioli ma anche di tutti gli altri vegetali, molti dei quali sparirebbero se non ne venisse conservato il loro genoma. L’azione potrà servire nel caso di scomparsa improvvisa delle biodiversità a causa, ad esempio, dell’esplosione di una bomba atomica o di nuove malattie alle piante. Fra i primi 200.000 semi (che partiranno entro fine mese) ci saranno anche 150.000 campioni di grano provenienti da 100 diversi paesi e finora conservati a Città del Messico. Il nuovo sito sarà inaugurato il prossimo 26 febbraio 2008.
E, a proposito di deforestazione, questa ha raggiunto livello record nel corso del 2007 in Amazzonia! Da agosto a dicembre 2007 l’area ha perso ben 7.000 kmq di foresta, in controtendenza al lieve miglioramento che si era verificato negli ultimi tre anni. La conferma arriva dal Ministero dell’Ambiente di Brasilia. Gilberto Camara, direttore dell’ente di ricerche spaziali brasiliano che monitora i due satelliti di osservazione in orbita permanente sull’Amazzonia, afferma che mai si erano verificati disboscamenti così estesi come quelli avvenuti nei mesi di novembre e dicembre 2007! Diciamo che tale situazione è peggiorata per una contraddizione del governo Lula: infatti, mentre il Ministero dell’Ambiente cerca in tutti i modi di contenere la deforestazione, il Ministero dell’Agricoltura (appoggiato dalle banche pubbliche) aumenta i sussidi e gli incentivi statali per l’ottenimento di terreni agricoli e da pascolo dall’Amazzonia, a causa della forte richiesta sul mercato di soia e carne. Tutto ciò non aiuta certo la difesa delle biodiversità e la lotta al cambiamento climatico.
Nel frattempo arriva però una buona notizia: sono state scoperte nuove specie in Vietnam, precisamente nella foresta pluviale delle montagne Annamite poste nella provincia di Thua Thien Hue (Vietnam centrale), una zona remota e quasi inesplorata nota come “Corridoio Verde” perché costituisce un vero e proprio corridoio ecologico tra il Parco Nazionale Bach Ma e la Riserva Naturale Phong Dien. Vi sono state scoperte 11 nuove specie (l’annuncio arriva dal WWF): si tratta di 1 serpente, 2 farfalle, 5 orchidee e 3 specie di altre piante. Sono state trovate anche altre 10 specie di piante, tra cui 4 orchidee, ancora sotto esame ma è probabile che anche queste siano finora sconosciute. Per quanto riguarda il serpente, definito dal labbro bianco (Amphiesma leucomystax), ha una fiammata bianca e gialla che dalla bocca scende dietro la testa mentre sul corpo è cosparso di macchie rosse, vive vicino ai ruscelli e può raggiungere gli 80 cm di lunghezza. Per quanto riguarda le due specie di farfalle (salgono intanto ad 8 le nuove specie di farfalle scoperte nella zona dal 1996 ad oggi!), una fa parte del genere Zela e compie voli rapidi e precisi, mentre l’altra è un nuovo genere nella sottofamiglia delle Satyrinae. Per quanto riguarda le 5 nuove specie di orchidee, tre sono completamente prive di foglie (caso molto raro per le orchidee), non contengono clorofilla e crescono sulla materia in decomposizione (come avviene per molti funghi). Per quanto riguarda le altre 3 specie vegetali, vi sono una specie di Arum con bellissimi fiori gialli e foglie a forma di imbuto attorno ai fiori, e due specie di aspidistra di cui una con un grande fiore quasi nero e l’altra con fiori gialli. Le specie sono state scoperte per la prima volta tra il 2005 ed il 2006 e, come tutte le altre specie già note della zona, indicano la ricchezza della biodiversità presente su quest’area forestale: vi sono infatti anche specie rare di rane, tigri, il rarissimo leopardo nebuloso (a cui dedicai un post), varie specie di scimmie come i langur e i gibboni dalle guance bianche, e la saola (o pseudorice) ovvero una specie di bovide selvatico scoperto nel 1992. Ora però anche questo “Corridoio Verde” è in serio pericolo per la crescente deforestazione, la caccia e l’estrazione di risorse naturali, il tutto per assecondare interessi economici derivanti da un eventuale sviluppo dell’area: sono in pericolo 15 specie di rettili ed anfibi e 6 specie di uccelli.
Come sempre, non appena arrivano buone notizie sulla biodiversità terrestre, ecco arrivare puntuali quelle negative sul pericolo che queste specie corrono proprio a causa dell’azione umana: come può il genere umano non capire che lui non è il colonizzatore del nostro pianeta e che il nostro habitat va protetto per poter garantire alla Terra quella biodiversità che l’ha contraddistinta per millenni e che noi, in pochi decenni, stiamo distruggere? Come può l’interesse umano prevalere sulla conservazione dell’ambiente in cui lui stesso vive? Come può? Eppure può…

sabato 26 gennaio 2008

PAESAGGIO ITALIANO: ecco la legge di tutela

Nonostante la crisi politica di questi giorni, il Consiglio dei Ministri ha varato giovedì 24 gennaio 2008 (giorno della crisi, appunto) il decreto che tutela il nostro paesaggio in modo da preservarlo diversamente da come successo fino ad oggi (ove la tutela era rivolta solo a poche opere dell’arte e della natura), ovvero in una visione globale che spazia dal turismo all’agricoltura di qualità, dal “made in Italy” di successo alle strutture di ricerca avanzate. Il decreto segue l’importante sentenza del 14 novembre scorso della Corte Costituzionale secondo la quale il paesaggio deve avere un valore “primario ed assoluto” (argomento al quale dedicai un post). Così come indicato dalla Convenzione europea ratificata nel 2004, bisognerà preservare il nostro paesaggio da ogni azione volta a distruggerlo o che, anche indirettamente, ne porti al danneggiamento (e questo è successo per l’intero periodo dal dopoguerra ad oggi, ed è ancora in atto…).
Il decreto prevede quattro innovazioni:

  • la partecipazione obbligatoria del Ministero dei Beni Culturali all’elaborazione congiunta con le Regioni di quelle parti del paino che riguardano beni paesaggistici;
  • la salvaguardia del patrimonio culturale immobiliare di proprietà pubblica in caso di dismissione, in modo da evitare le svendite di tali immobili solo per incassare denaro;
  • la semplificazione e l’accelerazione dei procedimenti amministrativi per i pareri richiesti alle Sovrintendenze;
  • l’istituzione di una struttura tecnica, presso il Ministero dei Beni Culturali, per l’abbattimento degli ecomostri.

Soddisfazione è arrivata da parte degli ambientalisti che da anni si stanno battendo contro l’abusivismo edilizio, la speculazione immobiliare, il degrado e l’abbandono di ampie zone del nostro territorio: ha ragione la senatrice dei Verdi Loredana De Pretis che forse è giunto il momento di eliminare la barriera tra paesaggio ed urbanistica, quando invece dovrebbero essere complementari per la protezione del primo.
E, a proposito di abusivismo edilizio, sono numerose le buone notizie che sono arrivate da tutta Italia nelle ultime settimane a proposito di azioni volte alla lotta all’abusivismo stesso e al degrado ambientale. Eccone alcune:

  • è partito in questi giorni l’abbattimento del più grande ecomostro del Lazio, quello dell’Isola di Ciurli (località Salto di Fondi), in provincia di Latina: l’abbattimento, ad opera del Comune, è iniziato dopo quasi 40 anni (ripeto, 40 anni!), con grande soddisfazione di Legambiente Lazio che per 20 anni ha condotto questa lunga battaglia. Dopo la sentenza definitiva nel processo istituito per tale abusivismo, la Regione Lazio ha disposto i soldi per la demolizione ed ha inoltre inserito la lottizzazione di Ciurli all’interno del Monumento naturale del Lago di Fondi;
  • il 22 gennaio 2008 sono stati sequestrati 50 appartamenti ed altrettanti box auto nel comune di Mileto, in provincia di Napoli, derivanti da speculazioni edilizie e lottizzazione abusiva. L’abuso interessa un’area di 11.000 mq per un valore di ben 12 milioni di euro. Questo sequestro non è altro che il 3° capitolo dell’operazione campana “Dirty House” da parte della Guardia di Finanza: prima, infatti, nell’ottobre 2006 furono sequestrati, sempre a Mileto, 150 appartamenti abusivi per un valore di 30 milioni di euro, mentre nel giugno 2007 furono sequestrati ben 183 appartamenti e 155 box auto abusivi posti su un’area di 7.000 mq per un valore complessivo di 70 milioni di euro!
  • il 21 dicembre 2007 60 appartamenti abusivi vengono sequestrati a Marano, in provincia di Napoli: nell’occasione Michele Buonuomo, presidente di Legambiente Campania, ha lanciato l’allarme “L’abusivismo è il crocevia di condotte criminali che alimentano connivenze dei pubblici poteri con la camorra”, tanto che nel settore edilizio tra gestione degli appalti, imprese edili e cave abusive vi sono ben 54 differenti clan della camorra (ovvero quelli messi in luce dalla magistratura e dagli atti parlamentari, in realtà sono molti di più…) che si spartiscono una torta di centinaia di milioni di euro;
  • il 19 dicembre 2007 a Pomezia (a sud di Roma), in località costiera di Santa Procura, sono stati messi i sigilli a 71 appartamenti abusivi: si tratta di appartamenti (del valore di 10 milioni di euro) che erano stati adibiti ad abitazione nonostante la concessione edilizia permettesse solamente la costruzione di edifici commerciali. Inoltre l’edificio presentava una cubatura notevolmente superiore a quella massima consentita nel lotto;
  • il 13 dicembre 2007 viene sequestrata a Bari una strada abusiva: si tratta di un tratto dell’asse viario (in corso di costruzione) che collegherà la zona industriale di Bari all’austostrada A14, per il quale i carabinieri del NOE di Bari hanno ipotizzato reati urbanistici, ambientali e di sicurezza del cantiere. Si tratta di un’area di 15.000 mq posta nel comune di Bitonto: i lavori erano stati autorizzati dal Comune di Modugno ma non da quello di Bitonto (e questo ha fatto pensare, appunto, che i lavori fossero abusivi); tra l’altro sono stati riscontrati nell’area depositi di materiali tossici, tra cui eternit.

Insomma, qualcosa comincia a muoversi e in maniera diffusa, e non mi stupisce affatto (e, anzi, ne sono fiero) che tutto questo si sia amplificato sotto il Governo Prodi: al contrario, sono invece molto preoccupato per l’attuale situazione politica in quanto la caduta del Governo Prodi comporterà (salvo miracoli!) il ritorno al Governo di quella destra (nel nome di Berlusconi) che per parecchi anni ha fatto dell’espansione edilizia ad ogni costo la sua politica principale, contro ogni regola di protezione ambientale e paesaggistica. Ma, una volta salito al Governo, Berlusconi risolverà tutto nella maniera più semplice: basterà rifare i condoni, e nulla sarà più illegale!!! Ahimè…

giovedì 24 gennaio 2008

AIRC: diamo un aiuto con le "Arance della Salute"

"Contro il cancro la nostra forza sei tu. Anche quando scegli un'arancia rossa". Questo è lo slogan che aprirà la 19° edizione dell'iniziativa "Le arance rosse della salute AIRC" prevista per sabato 26 gennaio 2008 in 2.500 piazze italiane. Ricordiamo che l'AIRC è l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (http://www.airc.it). Con un piccolo contributo (in cambio di un bel sacchetto di arance rosse di Sicilia) si potrà continuare a finanziare i progetti per la ricerca sul cancro, uno dei mali del secolo che solo con enormi sforzi potrà essere combattuto. Quindi facciamo tutti un piccolo sforzo per un grande aiuto: ve lo chiede anche il sottoscritto in qualità di socio ordinario dell'AIRC. Per traovare la piazza più vicina a voi chiamate il nuemro 840.001.001 oppure andate sul sito http://www.arancedellasalute.it

MAL'ARIA di Legambiente: l'iniziativa a sostegno della qualità dell'aria

MAL’ARIA è l’iniziativa annuale di Legambiente (che quest’anno si terrà dal 1° al 15 febbraio, sempre in tutta Italia), per sensibilizzare la popolazione sulla scadente qualità dell’aria che respiriamo nelle nostre città. Prendendo spunto dal dossier di Legambiente “Mal’aria di città 2008” (che potete trovare su http://www.legambiente.eu), voglio esporre in questo post lo stato di salute dell’aria delle nostre città e le soluzioni da attuare per risolvere il problema.
L’aria delle nostre città è avvelenata da sostanze inquinanti provenienti principalmente dal traffico cittadino, dai riscaldamenti delle abitazioni e dalle industrie: si tratta in particolare delle famigerate PM10, ovvero quelle polveri sottilissime che rimangono sospese nell’aria per molto più tempo delle altre sostanze inquinanti e che, inevitabilmente respirate, comportano gravi complicazioni alla nostra salute. Il problema si presenta particolarmente grave nelle città della Pianura Padana e soprattutto durante il periodo invernale: la Pianura Padana ha infatti una conformazione geografica che le è ostile per il ricambio d’aria, in quanto è contornata su tre lati da alte montagne (Alpi a nord e ad ovest ed Appennini a sud) ed è aperta sul mare solo ad est (da cui peraltro non provengono venti sufficienti a ripulire l’aria con costanza, come potrebbero essere invece quelli atlantici bloccati dalle nostre montagne). Capita invece soprattutto d’inverno in quanto la calma eolica e l’inversione termica (innescate dai frequenti anticicloni) causano una stagnazione al suolo delle sostanze inquinanti. Tutto ciò lo confermano i dati sui rilevamenti di PM10 nelle città italiane: la legge impone un limite massimo giornaliero di 50 microgrammi/metro cubo di PM10 nonché un numero massimo di 35 giornate annuali in cui poter superare tale limite, prevedendo (in caso di oltrepassamento dei limiti) delle sanzioni per le amministrazioni comunali le quali dovrebbero prendere provvedimenti seri ed adeguati per rispettare i limiti di legge. Ebbene, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2007 su 63 città italiane prese in esame da Legambiente ben 51 sono risultate fuori legge (si è considerata la centralina “peggiore” di ogni città), e queste sono le prime 10 posizioni:

1) TORINO, 190 giorni di superamento del limite di legge;

2) CAGLIARI, 162 giorni di superamento del limite di legge;

3) VICENZA, 140 giorni di superamento del limite di legge;

4) REGGIO EMILIA, 139 giorni di superamento del limite di legge;

5) FROSINONE, 137 giorni di superamento del limite di legge;

6) LODI, 134 giorni di superamento del limite di legge;

7) MILANO, 132 giorni di superamento del limite di legge;

8) VERONA, 131 giorni di superamento del limite di legge;

9) PESARO, 128 giorni di superamento del limite di legge;

10) ALESSANDRIA, 124 giorni di superamento del limite di legge;

alle quali seguono Piacenza, Modena, Padova, Roma, Cremona, Novara, Pavia, Rieti, Bergamo, Mantova, Ancona, Cesena, Palermo e Bologna con giorni di superamento del limite tra 122 e 104. Tra le più virtuose figurano Caserta e Belluno (12 giorni di superamento) e Viterbo (appena 4). I dati sono assolutamente veritieri e consultabili sui siti internet di molti Comuni, Province ed Arpa di quasi tutte le Regioni italiane. QUINDI PROPRIO NON CI SIAMO!!!
Alle PM10 sono poi da aggiungersi varie sostanze inquinanti provenienti dagli stabilimenti industriali, come ossidi di zolfo, benzene, monossido di carbonio, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, ecc… Anche le concentrazioni di ossido di azoto sono preoccupanti: considerando l’obiettivo di 40 microgrammi/metro cubo fissato per il 2010, oggi solo il 29% degli 82 capoluoghi di provincia che lo misurano risulterebbero in regola!!!
Sono principalmente tre i responsabili di queste sostanze inquinanti: il trasporto urbano, le attività industriali e la produzione energetica. E vero che negli ultimi 10 anni sono sensibilmente diminuite le sostanze inquinanti “pesanti” come l’ossido di zolfo (-68.4% nel 2005 rispetto al 1995), l’ossido di azoto (-38.3%), i composti organici volatili non metanici (-36.7%) e il monossido di carbonio (-46.5%). Tuttavia il livello delle PM10 (seppur diminuito del 26%) rimane tra le sostanze maggiormente presenti, complice soprattutto il trasporto urbano veicolare. Si parla molto in questi ultimi anni di vetture Euro 0,1,2,3,4, ecc…: tuttavia una recente elaborazione realizzata dall’ARPA della Lombardia e dal Politecnico di Milano ha individuato che tra il trasporto urbano le automobili sono quelle che inquinano “meno”. Infatti, un’auto a benzina “euro 0” produce quasi 50 mg di PM10 ogni km ed una “euro 4” ne produce circa 25, mentre un’auto diesel “euro 0” ne produce 220 mentre una “euro 4” ne produce 50. Al contrario, i furgoni e i SUV se “euro 0” producono 330 mg di PM10 ogni km mentre se “euro 4” ne producono 70, e addirittura i camion se “euro 0” ne producono ben 670 e se “euro 4” ne producono 160. I principali responsabili sono dunque i camion: ecco perché sarebbe più auspicabile applicare efficaci filtri antiparticolato sui vecchi camion.
È ormai un dato assodato la pericolosità delle PM10 per la nostra salute, soprattutto in anziani, bambini e persone a rischio come cardiopatici, diabetici o fumatori. Tra i principali effetti acuti documentati vi sono:

  • aumento della mortalità giornaliera per tutte le cause, soprattutto cardiovascolari;
  • aumento dei ricoveri per asma e malattia polmonare ostruttiva cronica;
  • aumento dei ricoveri per malattie cardiovascolari;
  • diminuzione della funzionalità polmonare e aumento dei sintomi respiratori acuti in bambini ed adulti.

Tra gli effetti a lungo termine vi sono invece la riduzione dell’aspettativa di vita di 1-2 anni, la diminuzione della funzionalità polmonare e l’aumento dei sintomi di bronchite sia in adulti che in bambini. E tutto questo è relativo solamente alle PM10: se prendiamo in considerazione anche le PM2.5 (polveri ulteriormente più sottili ed ancora più pericolose), ci rendiamo conto che la situazione è davvero grave.
Bisogna intervenire: l’attuale normativa in materia (ovvero il Decreto Legislativo n° 351/99) attribuisce alle Regioni la valutazione e la gestione della qualità dell’aria, ma alcune Regioni hanno poi delegato in materia le Province: il solito scaricabarile… Bisognerebbe intervenire in due maniere diverse, in base al tipo di sostanze inquinanti da abbattere. Infatti, l’inquinamento da monossido di carbonio e da benzene è essenzialmente un fenomeno locale e quindi si può affrontare a scala locale ad esempio col blocco del traffico o le targhe alterne, mentre l’inquinamento da PM10, ozono e biossido di azoto è un fenomeno su area vasta per cui le iniziative locali a poco servono. C’è inoltre da dire che le iniziative a scala locale, seppur lodevoli, servono quasi a niente a risolvere il problema inquinamento, in quanto la presenza di sostanze inquinanti in atmosfera è mediata da reazioni chimiche e fisiche particolari e la loro dinamicità è più lenta, il che fa svanire gli effetti delle soluzioni locali.
Ma allora che fare? Solo intervenendo pesantemente si riuscirebbe ad ottenere dei risultati. Ecco come:

  • trasporto pubblico: le nostre città sono invase di automobili. Gli autobus oggi sono pochi e vecchi: ne servono molti di più, nuove linee e nuovi autobus (magari elettrici o a gas metano). Inoltre, potenziamento delle metropolitane (ove esistenti), diffusione dell’uso del car-sharing (macchine utilizzate in comunione), invogliare i cittadini all’utilizzo dei mezzi pubblici con abbonamenti specifici ed opuscoli informativi;
  • piste ciclabili: realizzare piste ciclabili lungo tutte le vie delle città, in modo da mettere in condizione il cittadino di potersi muovere liberamente e in sicurezza con la bicicletta. Diffondere inoltre l’uso del bike-sharing (è già una realtà in alcune città europee): consiste in stazioni che noleggiano biciclette che, una volta utilizzate, si possono lasciare in qualsiasi altra stazione della città;
  • trasporto ferroviario: basta costruire strade e spostiamo il trasporto merci su rotaia, evitando di intasare di camion le strade che portano nelle città e nelle aree industriali;
  • energie rinnovabili: spingere i privati a munire le proprie abitazioni cittadine a munirsi di metodi per ottenere energia da fonti rinnovabili (come il solare – fotovoltaico), in modo da diminuire la loro dipendenza dal gas metano per il riscaldamento invernale o per l’acqua calda sanitaria di tutto l’anno. Apponendo poi un limite sensato di temperatura al timer degli edifici, si eviterebbero sprechi inutili di riscaldamento. Imitare inoltre altre città che stanno ricorrendo, sempre con energie rinnovabili, a fornire i cittadini di energia ed acqua calda con metodi puliti (ad esempio il teleriscaldamento).

Le possibilità sarebbero molteplici, servirebbe solo la volontà da parte delle amministrazioni locali di intervenire in maniera adeguata. Sì, servirebbe…ma quando si farà?

mercoledì 23 gennaio 2008

Caso LA SAPIENZA-CHIESA: ora dico la mia!

A distanza di qualche giorno, lo potrei definire un presagio il mio post pubblicato alcuni giorni prima che scoppiasse il caso LA SAPIENZA-CHIESA, inerente il difficile rapporto che da secoli esiste tra SCIENZA e CHIESA, a causa dell’ingerenza di quest’ultima. Poi è successo quello che tutti sappiamo: ora, a distanza di giorni, mi sento di dire la mia. Mi sento di dare il mio appoggio e la mia solidarietà al professore Marcello Cini e agli altri 66 docenti dell’Università La Sapienza di Roma, firmatari della richiesta di non permettere al Papa di intervenire all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università stessa in nome della laicità della ricerca. Sono con loro e con me lo sono i già 10.000 italiani che hanno aderito alla raccolta firme in sostegno a tali docenti.
Lo dico rammaricato soprattutto per il caso politico che ne è scaturito: quasi tutte le televisioni e quasi tutti i quotidiani (ovvero tutte e tutti quelli di peso) hanno fatto credere all’Italia intera (la quale c’è cascata…) che il Papa sia stato censurato. NIENTE DI PIU’ FALSO! Premesso che non era certamente l’occasione giusta per ospitare il Papa nell’Università, visto che era l’inaugurazione dell’anno accademico, i docenti sarebbero stati anche disposti ad accogliere il Papa purché questi avesse accettato le domande di studenti e docenti ed eventualmente le loro obiezioni: dato che la Chiesa (e il Papa che la rappresenta) non accettano il dibattito ed il confronto (loro tipica caratteristica), il Vaticano ha deciso di rifiutare l’invito. E non è necessario che ce lo spieghino, visti i fatti degli ultimi anni. Sarete d’accordo con me che la Chiesa non accetta il dialogo? Penso proprio non possiate dire il contrario… E poi il Papa nell’Angelus di domenica scorsa dice al popolo presente nella piazza di “essere più tollerabili con le opinioni altrui”? Lui ci parla di essere tolleranti? Ma non è lui, con la Chiesa, ad essere assolutamente contrario ai principi della legge 194 sull’aborto, alla ricerca scientifica con uso degli embrioni, all’eutanasia, al divorzio, alla fecondazione assistita, alle coppie di fatto, al riconoscimento delle persone omosessuali, all’uso dei preservativi per la lotta all’AIDS, e la lista sarebbe lunga? Come può? Eppure…
Eppure succede. Succede che la Chiesa continua nella sua forte ingerenza nella vita del nostro paese dimenticando forse che essa ha un proprio Stato (il Vaticano) e che nel 1989 la Corte Costituzionale ha sancito che “il principio supremo della laicità dello Stato è uno dei principi della forma di Stato delineata nella Carta Costituzionale della Repubblica”. La conferma ne è la durissima conferenza stampa di ieri da parte della CEI (nella persona di Bagnasco) contro tutti i problemi dell’Italia. Succede che la Chiesa (imponendo l’obiezione di coscienza ai medici) vieti la sperimentazione embrionale per curare malattie gravissime finora incurabili, lasciando quindi morire migliaia di persone. Succede che la Chiesa continui a far morire di AIDS milioni di persone nel mondo per non autorizzare l’utilizzo dei metodi anticoncezionali (come il preservativo) affermando che l’unico metodo accettabile è la verginità. Il problema è che la maggior parte dei cattolici sono suoi sudditi e come tali obbediscono, dimenticando la RAGIONE!
Come può essere credibile una Chiesa che vuole trattare tematiche scientifiche applicando la Bibbia, respingendo le teorie dell’evoluzionismo di Darwin e affermando che l’uomo è nato da Adamo ed Eva e dal frutto proibito? Come ha fatto la Chiesa nel corso dei secoli ad incarcerare scienziati che affermavano teorie contrarie alle ragioni evangeliche (vedi caso Galileo)? Come può Fisichella (portavoce del Papa) andare da Bruno Vespa a “Porta a Porta” (anzi, ad essere invitato…) ad affermare che “la religione è scienza”? Eppure…
Il problema non sta tanto in quello che la Chiesa dice (che è comunque molto grave), ma nel fatto che la maggior parte delle persone è soggiogata dalla Chiesa, è plasmata dal pensiero cattolico, trasformandosi in sudditi del Vaticano. Questo blocca l’evolversi della scienza!
Forse la Chiesa dovrebbe valutare con attenzione i risultati del sondaggio di Eurispes sulla fiducia degli italiani sulle istituzioni, che anticipa il rapporto per il 2008: per la prima volta la fiducia nella Chiesa scende sotto il 50% (precisamente al 49.7%), con una diminuzione dei consensi di ben il 10% rispetto al 2007, che a sua volta erano già diminuiti del 6% rispetto al 2006. Vuoi vedere che metà Italia è comunista? Peccato che non lo sia al Parlamento!
La ricerca scientifica e l’evolversi della scienza sono le specchio di un paese libero, democratico e sviluppato: questo finora in Italia non è ancora accaduto. C’è forse solo un’altra religione al mondo che impone un’ingerenza simile nella vita dei paesi in cui è praticata: l’ISLAM. E con questo ho detto tutto…

RIFIUTI CAMPANIA: le ragioni di Pianura...

Ho già abbondantemente espresso in vari precedenti post le mie opinioni e le possibili soluzioni per risolvere la situazione dei rifiuti in Campania. Siamo però tutti d’accordo che, anche scegliendo la strada (necessaria) della raccolta differenziata e del recupero dei materiali, per risolvere momentaneamente la situazione (ovvero per qualche mese per predisporre i nuovi piani di raccolta rifiuti) si devono aprire delle discariche. Il super-commissario De Gennaro ha ora reso pubblico il suo piano per fronteggiare l’emergenza: si devono quindi riaprire delle discariche. Purtroppo tra queste vi è quella, ormai famosa, di Pianura.
Mi dispiace essere in disaccordo, ma non possono non essere d’accordo con gli abitanti di Pianura: come può essere riaperta una discarica che dista poche centinaia di metri dal centro abitato e che per ben 43 (dicesi quarantatre!) anni ha ospitato rifiuti di ogni genere inquinando a dismisura? Come possono gli abitanti credere che questa sia l’ultima volta che ospiteranno rifiuti visto che la stessa promessa era già stata fatta diverse volte in passato? Perché non avere il coraggio di individuare altri siti? Sono state riaperte altre discariche, sono stati individuati punti di stoccaggio temporaneo, se ne poteva individuare uno in più e risparmiare Pianura dal disastro ambientale! Perché di questo si tratta. Sono di questi giorni, infatti, le dichiarazioni di Massimo Scalia, insegnante di Fisica all’Università La Sapienza di Roma, che è stato parlamentare dei Verdi e che tra il 1998 ed il 2000 ha presieduto la Commissione di inchiesta sui rifiuti. In queste sue dichiarazioni afferma che, durante le sue indagini, fu accertato che a Pianura finirono sicuramente i fanghi velenosi dell’ACNA di Cengio: l’ACNA è l’Azienda Coloranti Nazionali ed Affini di Cengio (Savona), che con i suoi scarichi ha devastato la valle del fiume Bormida applicando per almeno 50 anni un omicidio volontario dell’ambiente circostante. Le acque del fiume erano diventate rosse e sulle sue rive non vi era più vegetazione; poi il 23 luglio 1988 dalle sue ciminiere scaturì una nube di anidride solforosa pericolosissima. Per ovviare al problema, dal 1988 e fino al 1999 ogni tipo di rifiuto (quasi esclusivamente tossico!) della fabbrica fu portato nella discarica di Pianura. Nel 1999 fu istituita una Commissione speciale per la bonifica dell’ACNA, il cui commissario è stato fino al 2005 Stefano Leoni, il quale afferma che tra il 1999 ed il 2005 la valle del Bormida è stata liberata da ben 300.000 metri cubi di sali sodici, nei quali erano presenti 250.000 mc di fanghi velenosi che sono stati stoccati nelle miniere di sale di Halle (Germania); restavano tuttavia ancora 3,5 milioni di mc di peci nocive da smaltire! La Commissione ha accertato che per decenni la fabbrica aveva prodotto esplosivi e poi vernici, individuando ben 280 categorie di composti chimici tra cui molti di assolutamente pericolosi (diossine, ammine, composti di zolfo, cianuro, azoto, ammoniaca, ecc…): purtroppo non si è riusciti ad accertare cosa era stato smaltito prima del 1999, e soprattutto dove: ma molti parlano di navi cariche di fanghi velenosi fatte affondare e di camion che hanno sversato nella discarica di Pianura!!! Nicola De Ruggero, assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, afferma che sono state almeno 800.000 mila le tonnellate di rifiuti di Cengio smaltite a Pianura!! A questo aggiungiamo che pochi anni fa la società che gestiva i terreni della discarica fu sottoposta ad interdizione perché non era in regola con la normativa antimafia. Poi mai nessuno pensò di bonificarla. Nel tempo le varie amministrazioni comunali hanno fatto effettuare solo carotaggi superficiali, mai andati oltre i 20 metri di profondità. Ora esiste il forte dubbio (che è quasi una certezza) che proprio al di sotto di questi 20 metri ci siano i fanghi velenosi di Cengio, depositati senza nessun trattamento e su un terreno fortemente permeabile: ciò significa inquinamento delle falde acquifere. Gettare ora nuovi rifiuti al di sopra di quelli esistenti significa allontanare ancor di più (forse per sempre…) la bonifica e l’isolamento della discarica: sarebbe un vero disastro ambientale! Il nuovo peso al di sopra di quello esistente eserciterebbe una ulteriore pressione alterando l’equilibrio della discarica, causando dei cedimenti ed eventuali esalazioni di sostanze molto pericolose. E non sono solo i rifiuti tossici di Cengio ad essere stati smaltiti a Pianura (e in altre discariche campane), visto che ve ne sono arrivati da varie parti del Nord, ovvero da quelle Regioni che ora si rifiutano di smaltire i rifiuti in eccesso della Campania… Tutto il mio appoggio dunque agli abitanti di Pianura!

ABU DABI: nasce la "città ad emissioni zero"!

Si chiamerà MASDAR (che in arabo significa “La Fonte”): si tratta di una grande città futuristica che sarà costruita nel mezzo del deserto affacciato sul Golfo Persico, nei pressi della città di Abu Dabi (capitale degli Emirati Arabi Uniti). Sarà realizzata in un luogo assai inospitale, ove d’estate le temperature massime raggiungono i 50°C all’ombra e dove non esistono acqua, vegetazione né animali: deserto puro! Eppure si tratterà di una vera e propria città interamente eco-sostenibile, cioè in grado di funzionare soltanto ad energie rinnovabili senza produrre alcuna emissione di gas serra. Ecco perché sarà anche chiamata la “Città del Sole”. Il progetto è dell’architetto inglese Norman Foster, l’autore del grattacielo Gherkin (quella soprannominato Cetriolo) e del Millennium Bridge di Londra, della cupola del Reichstag di Berlino e del grattacielo Hearst di New York. La nuova città sarà cinta di mura, ospiterà 50.000 abitanti, avrà case alte al massimo 4 piani, non vi circoleranno auto e avrà strade larghe al massimo 3 metri. Come detto, produrrà zero emissioni di gas serra in quanto non circoleranno veicoli e l’energia sarà prodotta esclusivamente da fonti rinnovabili, soprattutto solare-fotovoltaico ed eolico. Inoltre, produrrà pochissimi rifiuti: infatti ben il 99% di questi verrà riciclato. I consumi d’acqua saranno ridotti del 50% rispetto alla media di consumo pro-capite: l’acqua potabile sarà portata dal mare e desalinizzata con impianti ad energia solare, mentre l’acqua per usi industriali e civili sarà totalmente riciclata. Per i trasporti, funzioneranno solo quelli pubblici (metropolitana superveloce e taxi su rotaie senza autista): nessuno degli abitanti lavorerà a più di 200 metri di distanza da un mezzo pubblico. Saranno tre i livelli di trasporto per smistare il traffico: uno sopraelevato, uno all’altezza della strada protetto da portici ed uno sotterraneo. Tutti gli edifici saranno costruiti con materiali riciclabili e rinnovabili. L’idea di creare una città completamente eco-sostenibile è venuta per dare la dimostrazione che è possibile attuare una politica per il taglio delle emissioni di gas serra (e dunque per la lotta al cambiamento climatico), anche se è stata certamente favorita dalla ricchezza del paese dovuta alle riserve petrolifere (Abu Dabi ha 423.000 abitanti con un reddito medio annuo di 12.000.000 di euro a testa!): è anche vero che gli Emirati Arabi Uniti detengono il record di emissioni di gas serra nocivo per abitante…
Certo, qualche perplessità mi aleggia in testa: se è vero che l’idea di una città completamente eco-sostenibile è veramente ottima in chiave futura per il taglio delle emissioni di gas serra, è pur vero che per la sua realizzazione si utilizzeranno i proventi economici di quella famigerata sostanza (il petrolio!) responsabile per prima dell’inquinamento atmosferico e, di conseguenza, del cambiamento climatico! Diciamo che è un po’ un controsenso: con la costruzione della città eco-sostenibile verranno tagliate quelle emissioni di gas serra che la sua costruzione ha invece reso necessarie!!! Se veramente l’Emirato volesse dare un contributo al taglio dei gas serra, sarebbe più auspicabile investire quei petrol-dollari finora ricavati per diminuire la dipendenza energetica del paese da combustibili fossili (esclusivamente petrolio) e, di conseguenza, aumentare la quantità di energia derivante da fonti rinnovabili come impianti solari ed eolici (viste soprattutto la forte insolazione e la dinamicità del vento della zona!). Forse, allora, la campagna anti-emissioni gas serra dell’Emirato sarebbe più credibile…
E intanto, poco più in là, a Dubai sorgerà un nuovo arcipelago di isole artificiali in cui costruire abitazioni di lusso ed alberghi da sogno: dopo quelli a forma di palma e a forma di globo terrestre, ora arriva l’arcipelago a forma di… universo: si chiamerà infatti “The Universe”!!! Per non smentirsi: sono gli effetti del petrolio…

domenica 20 gennaio 2008

ARTE: torna in Italia il vaso di Eufronio!

Finalmente, dopo 37 anni, torna in Italia un gioiello dell’arte: il vaso di Eufronio. Il reperto archeologico, che da ieri si può ammirare a Roma al Quirinale nella mostra “Nostoi, i capolavori ritrovati” (ove sono raccolte 70 opere recuperate in tutto il mondo), è stato restituito al nostro paese dal “Metropolitan Museum” di New York, arrivando ieri mattina all’Avvocatura dello Stato dentro una scatola turchese: ieri sera il Ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli l’ha esposto poi al Quirinale. Dal 2 marzo sarà perennemente esposto a Villa Giulia di Roma, sede del Museo Nazionale Etrusco.
Ma cos’ha di tanto particolare questo vaso? Si tratta di un vaso (vedi foto) alto 45,7 cm per un diametro di 55,1 cm: è datato al 515 a.C. ed il solo integro dei 27 vasi dipinti da Eufronio, uno dei massimi artisti dell’Attica ed il più abile del cosiddetto “Gruppo dei Pionieri” (ovvero quei pittori tardo-arcaici che svilupparono la tecnica a figure rosse). Il vaso (trafugato da una tomba di Greppe Sant’Angelo, frazione di Cerveteri, nel 1971) presenta sul lato principale del cratere una raffigurazione di uno degli episodi della guerra di Troia, ovvero al morte di Sarpedonte, l’eroe figlio di Zeus e Laodamia che combatteva come alleato dei Troiani. Nel lato secondario del vaso sono invece decorati dei giovani che si stanno armando prima della battaglia. Eufronio fu così importante che sul Partenone di Atene c’è un monumento a lui dedicato. Il valore enorme di questo vaso sta non solo nella sua integrità ed eccezionale stato di conservazione, ma anche per il fatto che riporta sia la firma di Eufronio sia quella del vasaio Euxitheos, segno appunto che già all’epoca era considerata una delle loro migliori opere.
Tutto ciò è stato possibile grazie alle intese firmate nei mesi scorsi tra il ministero dei Beni Culturali del nostro paese con il “Getty” di Los Angeles e il “Metropolitan Museum” di New York: ora è stato concluso anche un nuovo accordo con la collezione americana “White Levi” (la quale è pronta a restituire altri reperti), mentre si è in procinto di riacquisire materiale proveniente dal Medio Oriente e dal Nord Europa.
Sicuramente un bel punto a favore della cultura italiana. È nella cultura che si rispecchia la popolazione di uno stato.

SCUOLA: perchè non si insegna più la GEOGRAFIA?

L’allarme arriva dalla Gran Bretagna, precisamente da un dossier del ministero dell’Istruzione: gli alunni studiano poco la GEOGRAFIA e, tra l’altro, la scuola non la insegna quasi più! Tanto che gli studenti inglesi che nell’anno scolastico 2006-2007 hanno studiato geografia per gli esami alle medie superiori sono stati 213.123, ovvero l’11% in meno rispetto al periodo 2005-2006 e addirittura il 33% in meno rispetto al 1997-1998!!! Di questi solo 31.653 hanno ottenuto il massimo dei voti (il 12% in meno rispetto allo scorso anno ed il 25% in meno rispetto al 1997-1998), mentre ben il 25% degli insegnanti di geografia non hanno fatto studi di geografia!!! Quella descritta potrebbe essere una fotografia di altri paesi europei, anche dell’Italia: nel 2005-2006, in seguito ad un’indagine condotta dall’INVALSI (Istituto Nazionale per la VALutazione del SIstema educativo di istruzione e formazione sugli apprendimenti degli alunni italiani), il 65% degli studenti che frequentavano il primo anno della scuola superiore non ha risposto correttamente alla domanda su quali fossero i fattori che determinano il clima di una regione, il 60% non sa cos’è il solstizio, per molti il Po sfocia nel Mar Tirreno, il Gran Sasso è sulle Alpi e, dulcis in fundo, Pistoia è in… Nebraska!!! Lo dice sconsolato Gino De Vecchis, presidente dell’AIIG (Associazione Italiana Insegnanti di Geografia) e lo ha confermato Giuseppe Fioroni in qualità di ministro della Pubblica Istruzione.
Diciamo che i problemi sono due:

  1. in molte scuole non si insegna più la geografia;
  2. nelle restanti scuole la si insegna poco ed in una maniera errata.

Per quanto riguarda il primo punto, è assodato che in molte scuole la geografia è sparita dalle materie dei corsi scolastici: ve lo posso testimoniare anch’io, visto che nei miei studi di geometra condotti tra il 1989 ed il 1994 (tra l’altro in un corso sperimentale, chiamato “Sperimento 5”, più attento alle problematiche ambientali…) la geografia non è mai stata, in nessuno dei 5 anni, materia d’insegnamento!!! Perché?
Per quanto riguarda il secondo punto, nelle restanti scuole la geografia si insegna per pochissime ore settimanali e tra l’altro nella maniera peggiore, quella che fa annoiare gli studenti tanto da arrivare al punto di odiarla al pari della matematica! La geografia non è solo individuare dov’è uno stato, o qual’è la sua capitale, oppure qual è il suo fiume principale (e magari i suoi affluenti in ordine geografico)!! E, tra l’altro, molto spesso gli insegnati di geografia sono professori di Lettere o Scienze che insegnano contemporaneamente altre materie alle quali danno più spazio: al liceo scientifico, ad esempio, la geografia la insegna il professore di Scienze, al liceo classico la insegna il professore di Storia mentre negli istituti tecnici viene insegnata per un solo anno oppure non viene proprio insegnata (ad esempio nel corso per geometri)!
È una carenza grave della scuola (italiana e non) se la geografia è passata in secondo piano (o addirittura in terzo…): una grave mancanza culturale e sociale. Poterla (e doverla) insegnare è importante, innanzitutto per saper dover localizzare un continente, un mare, uno stato, una città, una regione, un fiume, ma soprattutto è importante insegnarla in una maniera diversa affrontando varie tematiche di una nazione come il suo sistema economico, il suo sviluppo storico-demografico, la sua popolazione, ecc… il tutto collegato allo studio e all’approfondimento di una serie di problematiche attuali come il cambiamento climatico, l’effetto serra, la desertificazione, la sovrappopolazione delle città, l’urbanizzazione selvaggia, le migrazioni, lo spopolamento delle campagne, l’inquinamento nelle sue varie forme, le energie rinnovabili, le dispute commerciali, la spiegazione e la risoluzione dei conflitti attuali. Insomma, sono davvero tante le tematiche che delle buone lezioni di geografia potrebbero affrontare per crescere e plasmare alunni in grado, una volta maturi, di diventare persone informate e preparate a dare il loro prezioso apporto alla risoluzione di gravi problemi del nostro pianeta. Lo sappiamo che l’ignoranza umana sta alla base di molte problematiche: confidiamo nella nuova iniziativa dell’AIIG, intitolata “Nuove indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione”. Così facendo, probabilmente anche la geografia diventerebbe più simpatica da insegnare (per i professori) e da apprendere (per gli alunni)…

21GIUGNO "GIORNATA MONDIALE DELL'IDROGRAFIA"

Il 29 novembre 2005 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ufficializzato la “GIORNATA MONDIALE DELL’IDROGRAFIA”, da tenersi il 21 giugno di ogni anno per rendere omaggio a tutte quelle persone che hanno contribuito (e contribuiscono) alla ricerca e alla salvaguardia della vita umana in mare. Quella del 21 giugno non è una data scelta a caso: il 21 giugno di 2600 anni fa (solstizio d’estate alle ore 20:06) grazie a Talete, al Sole e alla Piramide di Cheope nasceva la TOPOGRAFIA, il 21 giugno 1902 moriva l’Ammiraglio Magnaghi che era stato il padre dell’Idrografia italiana e primo direttore dell’Istituto Idrografico di Genova, mentre il 21 giugno 1921 veniva fondata a Montecarlo l’Organizzazione Idrografica Internazionale. Il messaggio di tale giornata è che “la conoscenza è condizione necessaria alla salvaguardia e alla tutela dell’ambiente marino”: infatti, salvaguardare e tutelare l’ambiente marino significa salvaguardare e tutelare più dei 2/3 della superficie del nostro pianeta e più del 70% della popolazione mondiale che oggi vive lungo le coste. Alla base di questo, ci deve essere un ottimo Istituto Idrografico di Stato che fornisca i dati batimetrici ed oceanografici (nonché scientificamente validati) necessari allo studio dell’ambiente marino e alla navigazione in sicurezza. Nel 2007 la “GIORNATA MONDIALE DELL’IDROGRAFIA” è stata dedicata al tema intitolato “La cartografia elettronica, elemento essenziale per la sicurezza e lo sviluppo delle attività in mare”. Genova, sede dell’Istituto Idrografico, ha un primato invidiabile forse in tutto il mondo per quanto riguarda le scienze geografiche come geodesia, topografia e cartografia. Ad esempio, l’origine delle coordinate geografiche nazionali (il cosiddetto “punto di emanazione del sistema geodetico”) fu stabilito all’interno dell’Osservatorio Astronomico di Forte San Giorgio, sede fino al 1942 dell’Istituto Idrografico della Marina prima di cedere la sua funzione (che ha ancora oggi) all’Osservatorio Astronomico di Monte Mario a Roma. Altro esempio è l’origine del sistema altimetrico (legata alla definizione di “livello medio del mare”), che fu posto sul mareografo fondamentale italiano nella stazione mareografica di Genova, gestita e controllata dall’Istituto Idrografico della Marina dal 1884: tutte le quote altimetriche di tutti i rilevamenti italiani, chiamate “quote sul livello medio del mare”, corrispondono al dislivello rispetto allo zero definito dal livello medio del mare al mareografo Fondamentale di Genova nel periodo 1937-1946. Un ulteriore esempio è dato dalla sincronizzazione degli orologi: l’Osservatorio Idrografico di Genova fu tra i primi in Italia ad assumersi la responsabilità del controllo e della riparazione dei cronometri della Marina e aveva quindi la necessità di determinare accuratamente l’ora, di conservarla con un insieme di orologi a pendolo, di confrontarla con quella determinata da altri istituti europei (come Greenwich) e di disseminarla (almeno nell’area portuale della città). Infine, un primato spetta a Genova per l’insegnamento delle scienze geografiche: il Master Universitario di II° livello in Geomatica Marina è il primo corso di alta formazione specialistica organizzato in Europa e orientato allo studio interdisciplinare dell’ambiente marino e costiero (il corso è nato per specializzare gli Ufficiali della Marina Italiana e di altri paesi interessati ai rilievi idro-oceanografici). Come dicevamo all’inizio, nel 2007 il tema della “GIORNATA MONDIALE DELL’IDROGRAFIA” è stato la cartografia elettronica, in grado di sostituire tutte le mappe nautiche in formato cartaceo: l’Istituto Idrografico di Genova dal 2000 al 2007 ha prodotto (con un lavoro incredibilmente difficile) oltre 200 carte elettroniche utili alla navigazione (raccolgono dati di batimetria, segnalamenti sonori, luminosi e radioelettrici, completandoli con le relative descrizioni riportate su pubblicazioni dedicate come portolani, elenchi fari, ecc…). L’Italia si è inoltre fatta promotrice verso i paesi del Mediterraneo e del Mar Nero di una cooperazione tramite il progetto V-RENC, ovvero “Virtual Regional ENC” dove ENC sta per la sigla delle carte elettroniche (Electronic Navigational Chart): vi hanno aderito Grecia, Marocco, Algeria, Tunisia, Turchia, Malta, Slovenia, Croazia, Serbia, Romania ed Ucraina; il progetto ha consentito la revisione, la verifica e, in alcuni casi, la creazione da zero delle ENC. Un ultimo progetto italiano sta nella formazione del personale e nell’ammodernamento dei Servizi Idrografici non solo dei paesi firmatari del progetto V-RENC ma anche di Libia e Mauritania. La protezione del nostra pianeta parte anche dal mantenere in salute il nostro caro mare…

Previsioni corrette... in peggio: 2007 5° anno più caldo!

Lo ha confermato la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). Il 2007 è stato il 5° anno più caldo dalla metà del 1800 ad oggi, ovvero da quanto esistono misurazioni meteo affidabili: la temperatura media annua terrestre è stata di 0.55°C superiore della media! Ci sono tuttavia da fare delle considerazioni: la temperatura media è stata calcolata prendendo in considerazione sia le temperature misurate sopra gli oceani sia quelle misurate sulla terraferma. Se le prendiamo singolarmente, il 2007 è stato il 9° anno più caldo per le zone oceaniche, mentre è stato il più caldo in assoluto per la terraferma!!! Gli oceani, solitamente più freddi della terraferma, quest’anno lo sono stati in maniera particolare a causa della corrente fredda della Nina (opposta alla corrente calda del Nino) che ha interessato il Pacifico centro-orientale. Quindi il 2007 si è piazzato 5° solo per un’anomalia marina, altrimenti a livello generale si sarebbe piazzato tra i primi tre posti!! E comunque ricordiamo che 9 dei 10 anni più caldi di sempre si sono concentrati dal 1995 ad oggi… Molto allarmato è Michele Colacino, dirigente dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del CNR, il quale ha affermato: “La fotografia del 2007 conferma l’attualità dell’allarme lanciato dall’IPCC, l’Intergovernamental Panel on Climate Change: ormai non facciamo che registrare record di caldo che si succedono senza interruzione. Gli anni Ottanta sono stati i più roventi della storia della meteorologia. Poi gli anni Novanta li hanno battuti. Ora il primato se lo sta aggiudicando il primo decennio del nuovo secolo. La serie continua ad allungarsi in modo impressionante”. Il cambiamento climatico è ormai una realtà ed è sotto gli occhi di tutti: l’aumento della temperatura media terrestre sta sconvolgendo la nostra atmosfera con fenomeni meteo estremi sempre più diffusi. È proprio l’aumento di tali fenomeni a preoccupare, così come diligentemente riportato nella mappa apparsa sul quotidiano La Repubblica di giovedì 17 gennaio 2008 a cura di Antonio Cianciullo e Luigi Bignami. Ecco quali sono stati:

  • AMERICA CENTRO-NORD: intensità record degli incendi in Alaska (nella zona di North Slope), terza minore estensione della neve in primavera nell’emisfero nord, la peggiore tempesta invernale tra il nord degli USA ed il sud-est del Canada (coinvolte 300.000 persone), tempesta subtropicale in maggio nel nord-est degli USA seguita da una siccità record, violenta ondata di caldo ad agosto negli USA centrali (50 morti), seconda stagione per intensità di incendi in California, l’uragano Hamberto a settembre sconvolge la costa sud degli USA, l’uragano Noel è il peggiore nei Carabi per numero di morti (124), l’uragano Dean è il terzo peggiore di sempre nell’Atlantico (venti a 270 km/h), disastrose inondazioni in Costarica in ottobre con frane e centinaia di morti;
  • SUD AMERICA: l’uragano Felix sconvolge la costa nord diventando il secondo peggiore degli ultimi decenni (venti a 270 km/h), inondazioni record in Bolivia (200.000 persone senza casa e 70.000 ettari di coltivazioni distrutti), in Uruguay le peggiori inondazioni dal 1959 (110.000 persone senza casa), in Argentina inverno eccezionalmente freddo con neve a Buenos Aires (non accadeva dal 1918) e addirittura in zona attraversate dal Tropico del Capricorno (!);
  • AFRICA: inondazioni disastrose (come non accadeva da decenni) in Sudan, Burkina Faso, Uganda e Mozambico (danni gravissimi ovunque), inverno eccezionalmente freddo in Sudafrica (neve a Johannesburg ove non accadeva dal 1981), all’isola La Reunion si stabilisce il record mondiale di piogge (4.000 mm d’acqua in appena 3 giorni!!!);
  • ASIA: il tifone Fitow (con venti a 157 km/h) investe la metropoli Tokyo, a luglio il tifone Man-Yi (venti a 160 km/h) investe nuovamente il Giappone ed è il più forte dal 1951 ad oggi, in Cina a luglio si verificano le peggiori inondazioni degli ultimi 56 anni con 500.000 sfollati e decine di morti (vicino a Chongqing cadono ben 2227 mm d’acqua in appena 24 ore!!!), la peggiore siccità dal 1940 a d oggi si verifica nella regione cinese di Gansu seguita da piogge ed inondazioni che colpiscono ben 13,5 milioni di persone, il tifone Lekima investe in settembre il Vietnam (è il peggiore degli ultimi 45 anni), in Bangladesh a novembre transita il violento ciclone Sidr (con venti a 240 km/h, il peggiore dal 1991) che causa oltre 3.000 morti e colpisce 8,5 milioni di persone, la Penisola Arabica è investita dal ciclone Gonu (il peggiore della storia, con venti a 260 km/h);
  • OCEANIA: in Australia a marzo arriva il ciclone Gonu (vento a 205 km/h, il peggiore dal 1975), le peggiori inondazioni degli ultimi 30 anni colpiscono lo stato australiano del New Sputh Wales, sempre in Australia si verifica il secondo febbraio più caldo dal 1950, mentre il 2007 è stato il 6° anno consecutivo di siccità nel Murray-Darling Basin;
  • ARTICO: ghiacci ridotti al minimo storico, tanto che la loro estensione è inferiore di ben il 23% rispetto al precedente record negativo del 2005!

Si tratta di una serie lunghissima di fenomeni meteo estremi: questi fenomeni, ricordiamolo, si sono sempre verificati, quello che preoccupa è ormai la loro frequenza (oltre che la loro maggiore intensità): per questo dobbiamo avere l’onesta di ammettere che il cambiamento climatico in corso è ormai una realtà e non il frutto di alcune menti malate. Qualcosa si sta inceppando nel clima del nostro pianeta, i colpevoli siamo noi e noi saremo i destinatari dei suoi tragici effetti: è un po’ come il gatto che si morde la coda! Nel frattempo molti pensano: finché tocca agli altri, stiamo tranquilli… Non è questa la soluzione al problema! Se tutto il mondo scientifico fosse d’accordo sul cambiamento climatico, forse qualcosa si sarebbe già potuto fare…

giovedì 17 gennaio 2008

DIOSSINA: chiuso l'inceneritore di Terni!

Ho parlato tanto in questi giorni di inceneritori e del fatto che, secondo me, sono la soluzione peggiore per il problema rifiuti. Ho già ampiamente argomentato le motivazioni che mi portano ad affermare ciò, quindi leggetevi i miei precedenti post. Quello che è accaduto a Terni conferma le mie paure: la Procura della Repubblica ha disposto il sequestro dell’inceneritore di Terni con un provvedimento basato sul disastro ambientale perpetrato dall’impianto di incenerimento dei rifiuti. L’ASM (Agenzia Speciale Multiservizi) il 14 gennaio ha affisso al cancello dell’impianto il seguente comunicato al personale che “Gli impianti di termovalorizzazione, selezione e trasferenza, per cause di forza maggiore, non sono accessibili e pertanto tutto il personale è posto provvisoriamente in libertà fino a nuova disposizione”. Tra l’altro è stato comunicato ai 32 operai di recarsi, entro 48 ore, presso lo studio medico del dottor Barconi per sottoporsi ad esame radiologico! L’avviso di garanzia è stato mandato al sindaco di Terni Paolo Raffaelli (di centro-sinistra), nonché all’intero vertice della municipalizzata che gestisce l’inceneritore. L’inceneritore di Terni ha 32 anni e dallo scorso mese di dicembre è chiuso temporaneamente per lavori di manutenzione straordinaria: brucia oltre il 50% dei rifiuti della città e dell’intera provincia. Ora è arrivata l’inchiesta di sette pagine del Pubblico Ministero Elisabetta Massini, la quale parla chiaro: in questi anni è stato compiuto uno scempio ambientale.
Questi i punti:

  • dal 2003 i liquami dell’inceneritore venivano scaricati nel fiume Nera oltrepassando qualsiasi limite di concentrazione fissato dalla legge per il mercurio e per i residui di altri metalli (selenio, cadmio, cromo, nichel, piombo, rame, zinco e manganese!). E l’ASM ne era al corrente al punto di arrivare a “diluire” tali liquami aggiungendo acque di raffreddamento provenienti dalle torri dell’impianto;
  • i forni bruciavano senza autorizzazione anche ciò che non avrebbero potuto bruciare: per tale motivo negli anni sono stati scaricati in atmosfera acido cloridrico e diossine, causate da una combustione tenuta al di sotto dei limiti (850 gradi) e dissimulata dal false attestazioni dei cicli di lavorazione. Tra l’altro, avrebbero anche bruciato rifiuti radioattivi: a tal proposito si sono verificati 5 incidenti nel corso del 2007, per la maggior parte dovuti all’incenerimento di rifiuti ospedalieri. Naturalmente, il Sindaco ha fornito tabelle sull’inquinamento dell’aria “in regola”…
Ho già riportato in alcuni precedenti miei post del caso dell’inceneritore posto nella mia zona, precisamente a Cologna Veneta (VR): costruito con autorizzazioni false (in tal senso sono stati processati e condannati un ex Sindaco e un ex Segretario Comunale), per molto tempo l’impianto ha bruciato anche rifiuti riciclabili, facendo riscontrare quantità molto elevate di diossina e polveri sottilissime nell’aria, finché le battaglie dei cittadini hanno portato alla sua chiusura. E come non ricordare la squallida storia dell’arresto dei dirigenti dell’A.R.P.A.V. della Regione Veneto, avvenuta alcuni anni fa in quanto gli stessi “regolavano” (in maniera positiva) le tabelle relative all’inquinamento dell’aria e dell’acqua…
Ecco, sono queste storie deprimenti che mi portano ad affermare che gli inceneritori sono la soluzione peggiore al problema rifiuti: sono troppo elevati i rischi di degrado ambientale derivanti da corruzione, malaffare, delinquenza, ecc.. che inevitabilmente accerchiano gli organi di dirigenza di tali impianti, trasformandoli dunque in veri e propri “mostri” in grado di inquinare terra, acqua ed aria fino a far ammalare i nostri corpi. Resta sempre il solito problema: la maggior parte delle persone è plasmata da televisioni e quotidiani sul fatto che l’inceneritore fa sparire i rifiuti, non denunciando però l’inquinamento invisibile… Non ho altro da aggiungere!