venerdì 31 ottobre 2008

ARCHEO-CONDONO: la replica dell'on. Carlucci...

Mi rifaccio al mio post di ieri inerente l'archeo-condono riproposto in essere dall'onorevole Gabriella Carlucci (del PDL). La polemica, lo ricordo, era partita da Salvatore Settis (Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali) sul quotidiano La Repubblica di questi giorni e riguardava il cosiddetto "archeo-condono", riproposizione di un vecchio emendamento di alcuni anni fa dello stesso on. Carlucci che consentiva ai possessori di beni archeologici datati prima del 476 d.C. di poterne sanare la loro posizione illegale ,aprendone così le strade al facile guadagno e privando i musei italiani della millenaria storia del nostro paese.
Ma ecco che arriva la secca smentita (ma quante smentite arrivano da questo governo?) dell'onorevole Carlucci, che ha inviato al quotidiano una lettera dicendo: "Niente di più falso. I due emendamenti di cui si parla non esistono e ovviamente non sono mai stati presentati. Sfido chiunque a produrre documenti che attestino il contrario. Non c'è traccia di alcuna proposta di modifica in materia, presentata dalla sottoscritta". Dunque, le cose sono due: o l'onorevole ci crede rimbecilliti oppure è semplicemente fusa. Infatti, il sindacato UIL dei Beni Culturali (per il tramite del suo segretario Gianfranco Cerasoli) ha prodotto i documenti che attestano quanto fatto dall'onorevole: i testi dei due emendamenti, contrassegnati dai numeri 2076 e 2077 e presentati prima della scadenza dei termini (avvenuta giovedì 23 ottobre alle ore 12), erano negli uffici della Camera dei Deputati (precisamente nel fascicolo provvisorio di fotocopie allestito dalla segreteria della Commissione Bilancio della Camera), hanno lo stesso titolo (entrambi articolo 2 bis da aggiungere all'articolo 2 della legge finanziaria: "Riemersione di beni culturali in possesso di privati") anche se il primo è articolato in 13 punti e il secondo solo in 9, ed inoltre (cosa importante) in calce a tutti e due si legge la firma autografa di Gabriella Carlucci... Non ho parole di fronte alla faccia tosta! Non si è fatta attendere la risposta di Settis: "E' bello che l'onorevole Carlucci sia così indignata di fronte all'accusa di aver ri-presentato nel 2008 una norma identica a quella da lei stessa presentata nel 2004: vuol dire che ci ha ripensato e che, a differenza di molti, è capace di vergognarsi". Tra l'altro, il ripensamento dell'on. Carlucci è avvenuto prima della mattina del 28 ottobre, quando ormai gli emendamenti erano stati stampati, distribuiti ai deputati e immessi ufficialmente nel sito: quindi ormai la frittata era stata fatta...
Semplicemente inquitante e sorprendente come la classe politica si prenda gioca della gente comune: il problema risale sempre alla cosiddette "liste bloccate", ovvero al fatto che quando si va alle elezioni noi possiamo votare per un partito (o coalizione) senza però poter sciegliere i deputati (che invece sono scelti dai vincitori). Secondo voi, col voto di preferenza (espresso quindi dai cittadini) la Carlucci sarebbe diventata onorevole? Ho qualche dubbio...

giovedì 30 ottobre 2008

CIBI OGM: paure e informazione

E' stata condotta un'intervista inerente i cibi OGM, fatta dall'Istituto Nazionale Ricerche Demopolis tra l'1 e il 10 ottobre 2008 su un campione di 1.510 cittadini italiani: dall'intervista risulta che il 65% degli intervistati è contrario ai cibi OGM in funzione dei rischi per la propria salute e il 13% è contrario in quanto danneggiano la produzione di qualità, per un totale di ben il 78% di contrari! Solo il 4% è completamente d'accordo, mentre il 18% è d'accordo ma solo se fosse accertata l'assenza di rischi per la salute e l'ambiente. I risultati dell'intervista (visibili nell'immagine allegata) sono stati oggetto di dibattito nel corso del convegno "OGM e mass media in Italia" che si è tenuto alcuni giorni fa a Roma. Nel corso del convegno è stato presentato il rapporto Mediabiotech, curato dalla docente di Linguistica Grazia Basile, in collaborazione con Simona Galasso e Maria Teresa Valenti: tale rapporto ha preso in considerazione la stampa "generalista", la stampa di opinione, i periodici ed alcune trasmissioni televisive e radiofoniche. Dal rapporto è emerso che i giornali dedicano poco spazio alla spiegazione degli OGM e, quando ne dedicano qualche spazio, non vengono riportate le fonti delle informazioni. Lo scopo del rapporto è stato quello di evidenziare la scarsa preparazione delle persone in tema di OGM e che la maggior parte delle persone è "spaventata" ma senza averne una motivazione fondata, diciamo per una fobia generale. Secondo il rapporto, quindi, il dibattito sugli OGM è ancora troppo specialistico, poco idoneo ad informare e coinvolgere, nonchè poco efficace.
Posso essere d'accordo sul fatto che ci sia poca informazione in merito, e questo è un grave handicap, ma non credo che la gente sia così spaventata senza essere informata, avrà i suoi buoni motivi: tuttavia, sempre dall'intervista è emerso che il 92% degli intervistati vorrebbe avere maggiori informazioni dai mass-media, il 40% vorrebbe più informazioni su cibo e salute dai quotidiani, il 29% dai periodici, il 21% dalla radio, il 78% dalla TV ed il 18% da internet.
Io sono fermamente contrario agli OGM: per questa mia posizione mi sento di darvi come riferimento il sito http://www.liberidaogm.org.

TARANTO: trovata diossina nella carne degli allevamenti!!!

Continua la bufera sulle acciaierie Ilva di Taranto: è notizia di questi giorni il ritrovamento di diossina nella carni del bestiame di molti allevamenti attorno a Taranto. Si tratta di circa 100 allevamenti da controllare in un’area fino a 15-20 km dall’area industriale tarantina e già 1.300 capi da abbattere in 8 di questi allevamenti (decisione arrivata dall’ASL, d’accordo con la Regione e con l’ARPA). Il ritrovamento della diossina è stato accertato dalle analisi condotte dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo: la diossina è stata trovata nella carne di pecore, capre e agnellini (ma sono state trovate anche altre sostanze pericolose, come i pcb che sono cancerogeni per l’uomo). Si stanno cercando ora dei macelli in grado di smaltire in garanzia questi animali (al momento ancora vivi): si vuole infatti avere la certezza assoluta che queste carni non finiscano sul mercato.
Il fatto ha animato un acceso dibattito politico, soprattutto in seguito alla decisione del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo di cambiare l’intera commissione AIA (quella che decide sulle AIA, ovvero le Autorizzazioni Integrate Ambientali) sostituendo i tecnici che erano stati nominati dal precedente ministro dell’Ambiente (di parte politica opposta…) Alfonso Pecoraro Scanio: il cambiamento è stato attuato con un decreto dello scorso 6 agosto 2008, nominando i nuovi 23 professionisti (tra cui ingegneri, giuristi e chimici) che dovranno decidere sul rilascio delle future AIA inerenti (anche) le acciaierie Ilva (ricordiamolo, il più grande impianto siderurgico d’Europa, posto praticamente dentro la città di Taranto…). Non si conoscono le motivazioni del cambiamento dell’intera commissione, però (come dice Andreotti) “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”… Si trattava infatti di personaggi di elevatissima conoscenza tecnico-scientifica: perché sostituirli? Mah… Fatto sta che ora il rilascio delle AIA alle acciaierie Ilva risulterà più semplice di prima, come se la situazione in città non fosse già disastrosa: negli anni ne sono state commesse di cotte e di crude, ed oggi gli abitanti tarantini respirano quantità di diossina e di sostanze cancerogene che non hanno riscontri in altre parti d’Europa! Infatti, secondo l’EPER (ovvero il Registro Europeo per l’Inquinamento) attesta una proiezione annua di emissioni di diossina nelle acciaieri Ilva di ben 171 grammi, ovvero l’ammontare complessivo delle emissioni di diossina degli impianti industriali di Svezia, Austria, Spagna ed Inghilterra messi assieme!!! Ricordiamo anche che il proprietario dell’Ilva, Emilio Riva, lo scorso 11 ottobre è stato condannato in appello a due anni di reclusione per inquinamento, danneggiamento del bene pubblico e mancata sicurezza nei reparti dello stabilimento: nonostante ciò, figura tra i soci della CAI (Compagnia Aerea Italiana), quindi tra i “salvatori” di Alitalia… Voglio anche ricordare la sottoscrizione “Non lasciate morire Taranto di cancro” promossa dall’AIL (Associazione Italiana Leucemie) e già firmata da oltre 7.000 cittadini tarantini: i parlamentari del PDL però non ci sentono… Un ultimo dato inquietante: nel 2006 il precedente governo Berlusconi fissò il limite per l’emissione di diossina a 10.000 nanogrammi per metro cubo, contro quello di 0,4 (dicesi zero virgola quattro, non diecimila!!!) stabilito dal protocollo europeo Aarhus…
Il parlamentare del PD Francesco Boccia ha affermato: “La scelta del ministro Prestigiacomo, che ha commesso lo stesso errore del predecessore, è vergognosa. Ecco perché ora è il momento di fare una scelta chiara e coraggiosa, cosa che mai nemmeno gli ambientalisti hanno fatto in questi anni: bisogna decidere tra l’industria e la salute. A Taranto preferiscono vivere”. Legambiente nazionale parla di “un regalo del ministero all’azienda”, mentre Peacelink (l’associazione tarantina che in questi anni si è battuta contro l’inquinamento dell’Ilva) afferma, tramite il suo Presidente Alessandro Marescotti: “La contaminazione della catena alimentare impone una scelta drastica: la legge regionale deve essere approvata entro la fine dell’anno” (si tratta di una legge che impone all’Ilva il dimezzamento delle diossine).
Il quotidiano La Repubblica ha pubblicato la notizia del ritrovamento di diossina nelle carni degli allevamenti tarantini lunedì 27 ottobre 2008: sull’edizione di ieri dello stesso quotidiano, il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo ha risposto affermando di aver “letto con grandissimo stupore” quanto apparso sul giornale in merito alla vicenda dell’Ilva!!! Per prima cosa mette la vicenda su una questione politica, intendendo che “l’inquinamento fa male quando governa Berlusconi, mentre quando governa Prodi i camini emettono delicati effluvi alla lavanda”: caro ministro, allora non ha capito proprio niente! In merito al ricambio di tutti i membri della commissione AIA, il ministro si giustifica col fatto che la precedente commissione ha emesso solo 4 pareri su un totale di 160 richieste e tutti nell’ultimo giorno in cui è stata in carica (a scioglimento annunciato). Secondo il ministro, la commissione non si è mai espressa nei confronti dell’Ilva, né pro né contro la diossina: allora dovrei credere che la prossima commissione si esprimerà contro l’Ilva se sarà necessario? Ho paura di no. Sull’area di Taranto è stato firmato all’inizio del 2008 un accordo di programma circa il dimezzamento delle sostanze inquinanti da parte dell’Ilva: secondo tale programma, l’azienda dovrebbe realizzare un impianto per dimezzare queste emissioni, ma il Comune non ha rilasciato l’autorizzazione a realizzarlo perché ricadeva su un sito inquinato, serviva il via libera del Ministero dell’Ambiente che non è arrivato dal predecessore Pecoraro Scanio: la Prestigiacomo afferma (fiera) di averlo ora dato. C’è da vantarsene? Va bene costruire su un sito inquinato? Non ci sono altri siti? Inquietante… Nella parte finale della lettera a La Repubblica il ministro Prestigiacomo scrive: “Caro Direttore, la vicenda di Taranto è troppo seria per essere oggetto di speculazioni politiche stagionali. Noi siamo consapevoli della complessità dei problemi e stiamo intervenendo con impegno e responsabilità per ridurre radicalmente le emissioni nocive senza, possibilmente, costringere alla chiusura un’impresa che dà lavoro a mezza Taranto”.
Certo, caro ministro, ma allo stesso tempo l’intera Taranto rischia di morire di tumori vari provocati da anni ed anni di inalazioni di diossina e sostanze nocive. Ma queste affermazioni non dovrebbero stupirmi, visto che è lo stesso ministro dell’Ambiente che (assieme al suo esecutivo) chiede all’Unione Europea di poter non rispettare il protocollo che prevede la riduzione dei gas serra (unico paese europeo, assieme alla Polonia…). Ed è lo stesso ministro dell’Ambiente che proprio in questi giorni afferma che “l’Italia è uno dei paesi europei che inquina di meno”: dovrebbe rispondere (ma non lo fa) sull’innalzamento del limite della diossina da 0,4 a 10.000 nanogrammi per metro cubo (!!) promosso dal suo “capo” nel precednete esecutivo di centro-destra o sulle fondate preoccupazioni dell’AIL… Questo la dice lunga sulla sua capacità di gestire il Ministero dell’Ambiente, credo una delle scelte peggiori per tale Ministero nell’intera storia repubblicana.

GOVERNO BERLUSCONI: torna l’archeo-condono…

Nell’ultima campagna elettorale della scorsa primavera, Berlusconi (leader del PDL e poi eletto Presidente del Consiglio) promise che mai nessun condono sarebbe stato attuato nel corso del suo governo. Ed invece ecco qua un bel condono: l’archeo-condono!
L’onorevole del PDL Gabriella Carlucci ha infatti presentato due versioni di uno stesso emendamento, la n° 2076 e la n° 2077, chiamato “Riemersione di beni culturali in possesso di privati”: si tratta di una riedizione di quello che era già stato a suo tempo chiamato “archeo-condono”, ovvero l’emendamento n° 5119 proposto nel 2004 dall’onorevole Gianfranco Conte, dalla stessa Gabriella Carlucci e da alcuni altri deputati, poi ritirato, ripresentato come emendamento n° 30.068 nella Finanziaria 2005 ma sconfitto anche grazie al voto contrario di esponenti dello stesso governo Berlusconi, tra cui il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani e il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas. Ieri ne ha parlato anche Salvatore Settis sul quotidiano La Repubblica.
Ma cosa dice questo emendamento riproposto dall’onorevole Carducci? Cita: “I privati possessori o detentori a qualsiasi titolo di beni mobili di interesse archeologico antecedenti al 476 d.C., non denunciati né consegnati a norma delle disposizioni del Codice dei Beni Culturali, ne acquisiscono la proprietà mediante comunicazione alla Soprintendenza competente per territorio”. Naturalmente, per facilitare ulteriormente le cose ai fortunati possessori, non servirebbe nessuna documentazione particolare per attestare la provenienza del bene che si possiede, ma basterebbe fare una dichiarazione che attesti il possesso o la detenzione in buona fede e pagarne le spese di catalogazione (spese che, tra l’altro, si pagheranno non in base al valore storico, artistico o archeologico del bene, ma in base al numero dei beni che sono oggetto della dichiarazione, e potrebbero variare da € 300 ad € 10.000!!!)!!! Scusate i punti esclamativi, ma è davvero incredibile. Ma c’è di più (come se questo non fosse già troppo): escludendo solo quei beni per i quali la Soprintendenza dichiari che si tratti di oggetti di particolarissimo interesse culturale, tutti gli altri (cito) “possono essere oggetto di attività contrattuale a titolo gratuito o oneroso, e la loro circolazione è libera, in deroga alle disposizioni del Codice dei Beni Culturali”, e ciò varrebbe sia per la circolazione all’interno del nostro paese che all’esterno!!!
Si tratta praticamente dell’esatta riedizione dell’emendamento proposto nel 2004, in occasione del quale il senatore Giuseppe Vegas (allora sottosegretario all’Economia) disse che si trattava di una “sanatoria per i tombaroli”, mentre l’onorevole Gioacchino Alfano era preoccupato del fatto che questa norma avrebbe incentivato il saccheggio del sottosuolo alla ricerca di reperti sui quali poi dichiarare legittima appropriazione.
Questo è infatti il grave pericolo che comporterebbe questo emendamento, ovvero un commercio "legale" di reperti archeologici: si sanerebbero migliaia di reati per il possesso (fino a quel momento) illegale di beni di valore storico-archeologico e ciò permetterebbe a collezionisti, trafficanti di antichità e mercanti disonesti a vendere in Italia e all’estero i “loro” beni archeologici ricavandone immense somme di denaro e, allo stesso tempo, privando i musei del nostro paese delle testimonianze della sua millenaria storia.
Questo emendamento potrebbe far saltare quel processo, iniziato alcuni mesi fa e fortemente voluto dal Ministero dei Beni Culturali, che sta consentendo la restituzione ai musei italiani di numerosi beni storici e archeologici da parte di musei stranieri. Si tratta di un processo al quale hanno speso molte fatiche anche la magistratura, l’Avvocatura dello Stato e i Carabinieri, che per molto tempo si sono battuti per far prevalere quel principio secondo il quale qualsiasi bene archeologico è di pertinenza dello Stato. Se passasse l’emendamento, si aprirebbe in Italia un’immensa caccia al tesoro: tanto basterebbe fare una dichiarazione di “possesso in buona fede”, pagare qualche euro e rivendere il proprio bene a cifre immensamente superiori. Tra l’altro, l’emendamento prevederebbe che il Ministero dei Beni Culturali è obbligato per legge ad “assicurare la più sollecita ed ampia diffusione della conoscenza della presente legge presso l’opinione pubblica, avvalendosi anche dei mezzi di comunicazione di massa”: ma vi rendete conto, è pazzesco!!!
Sono proprio curioso (e, soprattutto, preoccupato…) di vedere cosa farà il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi in occasione della votazione che si terrà su questo emendamento: voterà contro il proprio esecutivo per il bene della storia del nostro paese?

martedì 28 ottobre 2008

Perchè non si ascoltano mai le PREVISIONI METEOROLOGICHE?

Riporto integralmente questo articolo tratto dal sito http://www.meteogiornale.it, relativo ad una intensa ondata di maltempo che ha colpito nello scorso week-end 25-26 ottobre 2008 il Nord-Ovest della Gran Bretagna.
Piogge torrenziali, grandine, fiumi straripati e vento a oltre cento chilometri orari. Si è scatenato l'inferno, nel pomeriggio di sabato 25 ottobre, sulle montagne del Lake District, in Cumbria, nordovest dell'Inghilterra, dove si stava svolgendo la celebre Original Mountain Marathon. I 2500 atleti in gara sono stati costretti a cercare riparo dentro rifugi, stalle, baite diroccate. Ma la maggior parte di loro, circa 1700 secondo la polizia inglese, è stata costretta a pernottare all'addiaccio. Inevitabili le polemiche contro gli organizzatori, terribili i racconti terrorizzati di chi è sopravvissuto alla vicenda. E' stato davvero uno scenario da film ad alta tensione quello in cui si è svolta, nello scorso weekend, la Original Mountain Marathon inglese. Uno scenario che ha richiamato alla mente la tragica corsa sullo Zugspitze, in Germania, durante la quale, a luglio, due atleti sono morti per ipotermia e crisi respiratoria nel mezzo di una tremenda bufera di neve. Stavolta non ci sono stati morti, ma secondo le autorità si è trattato di un vero miracolo. La corsa, con 2500 atleti al via, era partita sabato mattina nonostante le piogge torrenziali e le pessime previsioni meteo. Verso mezzogiorno il nubifragio è diventato così forte da far esondare fiumi e torrenti e le raffiche di vento impossibili da sopportare. Gli organizzatori hanno così deciso, per la prima volta nei 41 anni di storia della gara, di annullarla. Non lo hanno fatto prima, dichiarano gli organizzatori, perchè l'Original Mountain Marathon è celebre anche come "test di sopravvivenza". Per completare il percorso, di circa 80 chilometri, molti impiegano 36 ore e i corridori, che gareggiano a coppie, devono avere con sè materiali come tende, sacchi a pelo e cibo. Secondo quanto riferito da alcuni atleti, viene organizzata in questo periodo proprio perchè il meteo avverso è una delle difficoltà da superare. Quando la gara è stata annullata, i soccorsi hanno inviato un elicottero della RAF e 100 uomini nella zona, alla ricerca degli atleti che nel frattempo si erano dati alla macchia in cerca di un riparo. Pochi fortunati hanno trovato posto nei rifugi della zona, altri si sono riparati in fattorie, fienili, granai, miniere dismesse o baite. Molti hanno però dovuto trascorso la fredda notte all'addiaccio sulle montagne. "Abbiamo assistito a terribili scene di panico" raccontano i soccorritori, che solo domenica pomeriggio hanno completato le operazioni di recupero degli atleti. Una dozzina di corridori è stata ricoverata per ferite o per ipotermia. Due persone hanno subito fratture alle gambe, una ha riportato delle serie lesioni spinali precipitando nell'acqua gelida di un ruscello. Un atleta ha dichiarato: "E' stata la peggiore esperienza di tutta la mia vita in montagna. Pioggia e grandine scendevano quasi in orizzontale e il vento soffiava a raffiche di 140 chilometri orari. Non ho mai visto niente di simile, sembrava il diluvio universale raccontato nella Bibbia". Queste le dichiarazioni di un altro partecipante alla gara: "Il vento continuava a spingerci, continuavamo a rischiare di cadere sulle rocce, rischiando di romperci una gamba. La visibilità era zero, la pioggia così forte che i nostri indumenti antipioggia non servivano a niente. I sentieri erano trasformati in fiumi, i piedi affondavano. Eravamo inzuppati e rischiavamo di congelare". Come detto, si è scatenata la polemica. Polizia e soccorso alpino, che avevano sconsigliato lo svolgersi della manifestazione, hanno accusato gli organizzatori di "mancanza di buon senso" per aver voluto dare ugualmente il via alla corsa. "I soccorsi sono costati migliaia di sterline - dicono le autorità - e questo disastro era annunciato. Inoltre era noto che sulle montagne dove si svolge la corsa non c'è nemmeno copertura per i cellulari". Ma gli organizzatori hanno replicato: "A questa gara partecipa gente preparata. Sanno come affrontare gli imprevisti in montagna, non sono degli alpinisti improvvisati". Sul Great Dun Fell, nei Monti Pennini, le raffiche di vento hanno raggiunto, sabato 25 ottobre, i 129 km/h. Tra le 6 e le 18 GMT, nella regione, sono caduti 48 mm a Shap e 45 a Keswick.
Questo è un ulteriore esempio di come le previsioni meteorologiche siano in molti casi non prese in considerazione, quando invece sono diventate (grazie alla loro precisione, soprattutto nel breve peruiodo) necessarie per prevenire certi disastri. Purtroppo, il meteo ha poco spazio nell'informazione...

giovedì 23 ottobre 2008

RAVENNA: ora si tassa anche la pioggia!!!

Mi vien da dire che si cerca in qualsiasi maniera di scovare denaro dalle tasche dei cittadini. E così a Ravenna hanno pensato di far pagare ai cittadini una tassa sulla pioggia!!! Sì, sì, avete capito bene, sulla pioggia! Lo scorso mese di gennaio l’ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) ha approvato infatti una delibera nella quale si stabilisce che a Ravenna e provincia si dovrà pagare, oltre al consumo idrico, anche lo smaltimento della pioggia, e tale contributo sarà incluso nella bolletta dell’acqua. Non solo, ma la delibera prevede anche il recupero del denaro non pagato per lo smaltimento della pioggia degli anni 2005-2006-2007!
Naturalmente, questo ha scatenato l’ira dei cittadini e delle associazioni dei consumatori (tra cui l’Adoc, l’Adiconsum, Federconsumatori e la Lega dei Consumatori), ma anche dei sindacati (Cgil, Cisl e Uil) e di varie categorie (come Api, Confindustria, Cna e Confartigianato). La polemica ha investito anche la politica, visto che la lista civica comunale “Per Ravenna” ha inviato un esposto al “Comitato per la Vigilanza sull’uso delle risorse idriche” (che fa parte del Ministero dell’Ambiente) per avere spiegazioni in merito: il presidente di tale Comitato, Roberto Passino, ha dato ragione ai contestatori ed ha scritto all’ATO di Ravenna per correggere la discussa delibera in quanto l’attuale normativa esclude che i costi per lo smaltimento delle acque meteoriche possano essere imputabili al servizio idrico. Quindi il Ministero dell’Ambiente dà ragione ai contestatori, mentre a favore della delibera si è espresso Livio Zanichelli, assessore regionale all’Ambiente dell’Emilia Romagna, il quale sostiene invece che il costo dello smaltimento delle acque meteoriche spetta ai cittadini. Dato che il fatto era stato pubblicato dal quotidiano La Repubblica lunedì 29 settembre 2008, lo stesso Lino Zanichelli rispose pochi giorni dopo al quotidiano affermando che non si tratta di una “tassa sulla pioggia” in quanto il costo del trattamento di depurazione delle acque piovane è obbligatorio per legge dagli anni ’90 ed è stato riconfermato dal Codice Nazionale sull’Ambiente del 2006, considerando che anche le acque piovane sono contaminate dalle sostanze inquinanti presenti sul manto stradale. Ok, ma che c’entrano i cittadini con le acque provenienti dalle sedi stradali? Sulla stessa line d’onda è Gianluca Dradi, assessore all’Ambiente del Comune di Ravenna, il quale afferma che esiste una legge regionale che prevede ciò e che i costi della collettività (come lo smaltimento delle acque piovane) se non si pagano nella bolletta vengono recuperati sulla fiscalità generale… Ecco, come volevasi dimostrare: è più sicuro raccogliere i soldi di smaltimento dalle bollette dei cittadini (che le bollette le pagano sempre…) piuttosto che recuperarli dalla fiscalità generale (spesso dubbia...), e poi come fanno i cittadini ad avere la certezza che il recupero dei costi di smaltimento viene tolto dalla fiscalità generale per essere trasferito in bolletta? E se vi fosse un (non innocente e molto probabile…) doppione? Tanto pagano sempre i cittadini…
La stessa lista civica comunale “Per Ravenna” ha annunciato che farà ricorso alla magistratura per imporre all’ATO il rispetto della legge violata e per chiedere il risarcimento danni a tutela dei diritti degli utenti. Il capogruppo della lista Alvaro Ancis ha giustamente affermato: “Si tratta di una tassa mascherata da tariffa. Quel costo non deve essere incluso nella bolletta dell’acqua, ma recuperato attraverso la fiscalità generale, allo stesso modo con cui, per esempio, il costo dell’illuminazione pubblica non si può certo trasferire sulla bolletta dei consumi privati di elettricità, o il costo della manutenzione delle strade non è trasferibile sulle tariffe dei carburanti dei veicoli stradali…”.
Intanto siamo ad ottobre, le bollette dell’acqua hanno subito un aggravio medio a carico dei cittadini ravennati del 3% e, nonostante a marzo il Ministero dell’Ambiente abbia chiesto all’ATO di modificare la delibera, a tutt’oggi la correzione non è ancora stata fatta. Tra l'altro sempre col dubbio se tale onere caricato in bolletta sia stato eliminato dalla fiscalità generale. Ed io pago…

mercoledì 22 ottobre 2008

La scuola italiana non valorizza l’arte…

Traggo spunto da un’inchiesta di Simonetta Fiori, apparsa sul quotidiano La Repubblica di venerdì 06 giugno 2008. L’Italia ha un primato eccezionale in tutto il mondo: è l’unico paese dove la storia dell’arte è una materia scolastica, a dimostrazione dell’immenso patrimonio storico – artistico di cui gode il nostro paese (tanto che anche il presidente francese Sarkozy ha deciso di introdurla dal prossimo anno in tutte le scuole di ogni ordine e grado: recentemente, infatti, Pierre Baquè e Vincent Maestracci, rappresentanti dell’Educational nazionale francese per l’insegnamento delle arti hanno fatto incursione al palazzo romano della Pubblica Istruzione…).
Tuttavia c’è qualcosa che tende a spegnere l’entusiasmo proprio per il tipo di insegnamento dell’arte nelle nostre scuole: diciamo che lo studio dell’arte (inserito 85 anni fa dalla riforma dell’istruzione di Giovanni Gentile) nel corso dei decenni è rimasto fermo nel tempo, non si è adattato all’evolversi della scuola italiana, tanto che l’ANISA (ovvero l’associazione che dal 1950 raccoglie i docenti italiani di storia dell’arte) considera ancora oggi tale materia (come 85 anni fa) “Cenerentola dell’insegnamento classico in Italia”. Nonostante le varie riforme attuate in campo scolastico nel corso di questi decenni, nelle scuole (soprattutto nei licei classici) non è cambiato granché e, addirittura, la materia figura sotto diversi nomi in molti istituti secondari superiori. Per fare un esempio, nel 1930 le ore di insegnamento di storia dell’arte erano una in prima liceo, una in seconda e due in terza: tali orari sono rimasti invariati nel tempo e sono così ancora oggi!! Già Francesco Rutelli (nella veste dell’allora ministro dei Beni Culturali) aveva cercato due anni fa di modificare tale situazione, senza ottenere però grandi risultati: dopo religione, è la disciplina meno presente nei licei classici, e spesso c’è chi ritiene insufficienti le ore di educazione fisica e più che decorose quelle (poche) di storia dell’arte… Molte volte, quell’unica ora settimanale viene posizionata nell’ultima ora giornaliera, come fosse un passatempo…
Proprio alla crisi che sta vivendo questa materia, Cesare De Seta ha dedicato il libro “Perché insegnare la storia dell’arte” (126 pagine, edito da Donzelli, al prezzo di € 13,50): nel libro si cerca di spiegare la mancanza di rapporto tra l’insegnamento della materia e l’immenso patrimonio storico e naturale di cui gode il nostro paese, senza confronti con altri paesi del pianeta. Si cerca di individuare i motivi che hanno portato la storia dell’arte a diventare (anzi, rimanere…) ai margini della scuola italiana: purtroppo fin dagli inizi c’è stato uno scollegamento tra storia dell’arte ed altre materie correlate come storia, letteratura e filosofia, riducendo storia dell’arte come una materia per pochi e ridotta ad un solo fatto estetico, ridotta ad abbellimento piuttosto che nutrimento necessario alla crescita culturale e morale di una persona, manca soprattutto l’insegnamento del rispetto del patrimonio pubblico. Alessandra Rizzi, che scrive per il quadrimestrale “Ricerche di storia dell’arte” diretto da Antonio Pinelli, cita un inquietante sondaggio che è stato fatto tra gli studenti del primo anno della facoltà di Lettere di Bologna con indirizzo Dams Arte: ebbene, dovendo porre in senso cronologico alcuni grandi fenomeni stilistici, molti hanno collocato la civiltà greco-romana dopo Bisanzio mentre altri propendono per la sequenza Bizantino – Gotico – Rococò – Romanico – Neoclassico - Rinascimentale, altri ancora considerano Catilina la moglie di Nerone, o addirittura che il Duomo di Milano sia in stile bizantino!!! Il FAI ha condotto un’inchiesta il cui titolo è “I giovani italiani e l’arte”, realizzato da Astra Ricerche tra gli italiani di età 15-24 anni: il 38% dichiara disinteresse per l’arte, il 21% dimostra un interesse medio mentre il 41% dichiara interesse coinvolgente. Secondo questi ragazzi la storia dell’arte così come viene insegnata a scuola presenta tre limiti principali: un limite quantitativo (pochissime ore di insegnamento e con rare visite ai musei), un limite qualitativo (l’insegnamento dell’arte è scollegato dalle materie correlate come storia, letteratura, economia e geografia) e un limite programmatico (non si riescono mai a completare i programmi annuali scolstici, tra l’altro poco esaurienti sui significati sociali dell’architettura o sulle grandi correnti connesse al design, al cinema e alla moda). E questo lo dicono gli studenti, non gli studiosi… Non si può dar torto a Vittorio Sgarbi che, all’epoca in cui era sottosegretario dei Beni Culturali, elogiò Letizia Moratti (allora ministro dell’Istruzione) per aver escluso l’arte dalle materie scolastiche perché così l’aveva salvata dalla distruzione della scuola… Tuttavia, la rifondazione della scuola italiana va fatta proprio partendo dal potenziamento dell’insegnamento di quelle materie indispensabili a livello culturale per la formazione dei ragazzi, e tra queste annovero (oltre alla storia dell’arte) anche la geografia, messa ancor più da parte in questi anni e quasi scomparsa da molti indirizzi scolastici.

GETA, l’imperatore cancellato: ritrovato il busto.

È stato ritrovato ad Orvieto un busto dell’imperatore romano GETA, precisamente negli scavi archeologici (condotti dall’Università di Macerata) in località Campo Della Fiera ai piedi della rupe di Orvieto, in un’area dove le ricerche dirette da Simonetta Stopponi stanno portando alla luce il “Fanum Voltumnae”, ovvero il santuario federale degli Etruschi. Ne ha scritto anche Giuseppe M. Della Fina sul quotidiano La Repubblica di sabato 30 agosto 2008, a testimonianza dell’importanza del ritrovamento: il busto è stato ritrovato nei pressi di un edificio sacro.
Ma chi era GETA? Era il figlio secondogenito di Settimio Severo e Giulia Domna e regnò a Roma dal 209 al 212 d.C. prima col padre e col fratello Caracalla, poi assieme solo a quest’ultimo. Fu proprio suo fratello Caracalla (poi rimasto famoso nel tempo…) a farlo uccidere non volendo dividere il potere con lui che invece stava aumentando la propria popolarità sia nell’esercito sia nell’elite culturale romana: assieme a Geta, fece uccidere da un sicario anche il giurista Papiniano, con un colpo di scure… Presso il santuario etrusco di Orvieto in quelle settimane venne dato l’ordine di distruggere eventuali immagini di Geta proprio per cancellarlo dalla memoria delle persone. Tuttavia, probabilmente un sacerdote o un soldato che aveva studiato sui testi di Papiniano scelse diversamente facendo seppellire il busto senza danneggiarlo (addirittura appoggiandovi la testa sopra una pietra): ed ecco che è arrivato integro sino ai giorni nostri. Per maggiori informazioni su chi era Geta http://it.wikipedia.org/wiki/Geta.
Onore agli archeologi che continuano nei loro pesanti lavori per portare alla luce pagine di storia ancora sconosciute o prive di testimonianza diretta.

martedì 21 ottobre 2008

SMOG: che escamotage a Verona!

Sappiamo quanto sia inquinata l’aria delle nostre città, in particolare quelle della Valpadana che, per questioni climatiche, morfologiche ed economiche, è una delle zone a maggior concentramento di sostanze inquinanti di tutta l’Europa.
Esiste una precisa normativa nel nostro paese che fissa il limite massimo giornaliero di PM10 oltre il quale dovrebbe scattare il blocco del traffico veicolare, oltre che prevedere un limite massimo annuo di giornate in cui questo limite può essere superato. Purtroppo molte città padane superano molto spesso il limite giornaliero che, nell’arco dell’anno, arriva anche a superare le 200 giornate!!! Per la misurazione di queste sostanze ci sono apposite centraline di rilevamento, poste lungo le strade trafficate delle città.
Siccome dai dati di queste centraline si decide poi sul blocco del traffico cittadino (o piani simili), si stanno scoprendo alcuni escamotage (tipici italiani…) per ingannare la realtà. È quello che è successo a Verona: recentemente Federico Sboarina, assessore comunale all’ambiente, ha rassicurato i cittadini veronesi sui livelli di inquinamento delle polveri sottili PM10 affermando che tali valori sono migliorati nonostante fossero decaduti i provvedimenti di blocco del traffico. Come è stato possibile? Semplice: nessuno provvedimento, la centralina di rilevamento posta lungo il trafficato Corso Milano è stata spostata all’interno di un parco!!! GENIALE!!! A tal proposito si è creato il Comitato “Viviamo Corso Milano” (http://www.viviamocorsomilano.it), il cui Presidente Elena Giacomin ha affermato: “Non si può parlare di miglioramento dell’aria se la centralina è in un parco anziché sulla strada. Il 3 aprile scorso abbiamo chiesto alle istituzioni competenti chiarimenti in merito allo spostamento della centralina Arpav da Corso Milano al parco di via Sesini e avevamo espresso perplessità per i miglioramenti (anche al di sopra del 10%) che si stavano verificando dopo lo spostamento”. Cosa ha risposto l’Arpav? Che lo spostamento della centralina è stato reso necessario per adeguare la posizione della stessa alle linee guida Apat e che la stazione quando era in Corso Milano era troppo vicina ad un incrocio e alle fronde di alcuni alberi... Ma non poteva la centralina essere spostata in un altro punto di Corso Milano, oppure in un’altra strada trafficata? Che bisogno c’era di metterla al centro di un parco cittadino, contornato da condomìni, sotto una pianta e circondata da una siepe? Ha ragione il Comitato “Viviamo Corso Milano” quando dice che la centralina sta ora misurando una situazione ambientale di quartiere e non di traffico urbano intenso, alterando quindi la realtà dell’inquinata aria che avvolge le strade cittadine, ove effettivamente la popolazione si sposta e vi abita (la maggior parte delle costruzioni si trova proprio lungo le strade, mentre il parco Sesini è una delle pochissime aree verdi cittadine). Si sta quindi distorcendo la realtà.
Come ricorda il presidente del Comitato “Viviamo Corso Milano”, l’inquinamento dell’aria ha forti e gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini e il mancato impegno ad ovviare alla gravità della situazione costituisce un fatto perseguibile dalla legge penalmente: lo scorso mese di aprile sono stati rinviati a giudizio il Presidente della Regione Toscana ed il Sindaco di Firenze per non aver adottato misure di contenimento dei livelli di inquinamento. La normativa europea recepita da quella regionale impone l’adozione di seri piani di risanamento dell’aria e di piani di azione da parte delle amministrazioni comunali: l’escamotage adottato a Verona serve per mettere a riparo “legale” l’amministrazione cittadina? Vorrei tanto pensare che si tratta di una semplice coincidenza, ma come cita una famosa frase del senatore Andreotti “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, per questo mi vengono in mente i soliti squallori italiani: la salute dei cittadini è, purtroppo, sempre messa in secondo piano. Se solo l’aria inquinata fosse bella colorata, allora forse ci si penserebbe un pochino, è il solito problema dell’inquinamento invisibile…

Ancora una volta il Papa contro gli scienziati…

Papa Ratzinger ha puntato ancora il dito verso gli scienziati, affermando: “La scienza moderna a volte segue solo il facile guadagno e tenta di sostituirsi al Creatore con arroganza, senza essere in grado di elaborare principi etici, mettendo in grave pericolo la stessa umanità”. Lo ha detto parlando ai partecipanti al convegno sul decennale della Fides et Ratio, l’enciclica che Giovanni Paolo II° nel 1998 dedicò al rapporto tra scienza e fede. Il Papa ha poi continuato: “Non possiamo nasconderci che la ricerca si è volta soprattutto all’osservazione della natura nel tentativo di scoprirne i segreti. Ma il desiderio di conoscere la natura si è poi trasformato nella volontà di riprodurla. Questo non può che aprire scenari pericolosi, non sempre gli scienziati indirizzano le loro ricerche per il bene dell’umanità. Il facile guadagno o, peggio ancora, l’arroganza di sostituirsi al Creatore svolgono, a volte, un ruolo determinante”. E ancora: “La fede non teme il progresso della scienza e gli sviluppi a cui conducono le sue conquiste quando queste sono finalizzate all’uomo, al suo benessere e al progresso di tutta l’umanità”.
Beh, che dire: permettetemi di dire che, dal mio punto di vista, si tratta di uscite fuori luogo, e se c’è qualcuno che teme il progresso della scienza questa è proprio la Chiesa: il continuo intervenire su campi a Lei non consoni (scienza, politica, economia, ecc…) dimostrano il suo patimento di non essere più al centro della vita quotidiana delle persone, e ciò più per demeriti propri che altrui. Molte idee cattoliche sono invariate da decenni e non sono più al passo con i tempi: il continuo respingere l’uso degli anticoncezionali per combattere l’AIDS nei paesi poveri (meglio lasciarli morire questi poveretti?), i continui attacchi alla ricerca scientifica, la feroce campagna contro l’aborto (i figli degli stupri li adotta forse il Vaticano?), la respinta dell’eutanasia (è vita uno stato vegetativo da molti anni?), la respinta delle teorie evoluzioniste di Darwin (la Terra è stata creata dal nulla da qualcosa di “superiore”?), beh mi sembrano tutte scelte che la gente e la società non accetta più, ne è stata subdola per secoli finché la Chiesa ne ha potuto controllare le menti bigotte.
Scienza e fede non potranno mai correre sullo stesso binario: la persona deve essere assolutamente libera di credere in qualcosa di superiore, oppure di credere nella ricerca scientifica e quello che la scienza ha già spiegato, oppure di credere ad entrambe, ma non deve essere la Chiesa a dirlo e ad imporlo, ma la persona a scegliere. Chi è la Chiesa per imporre il proprio pensiero? I pensieri si imponevano nel Ventennio…
Come dice giustamente l’astronoma Margherita Hack, ci saranno anche scienziati che pensano solo ai soldi ma che sono la minima parte, mentre la maggior parte lavorano seriamente e spesso in condizioni precarie. Il Vaticano dovrebbe prima guardarsi in casa propria, visto che ha anche uno Stato… Gode di immensi benefici da parte dello Stato italiano, oltre che percepire immensi guadagni dall’8 per mille (in maniera un po’ rocambolesca, tra l’altro…). Lo dice (a ragione) anche Carlo Bernardini, docente di fisica alla Sapienza di Roma: “Il Papa che incassa l’8 per mille non può parlare di soldi a noi, che in questi giorni lottiamo per non far annegare l’università. Di che etica ci viene a parlare un Papa che ha visitato gli Stati Uniti e non ha sollevato l’argomento della pena di morte? Sono uno dei fondatori dell’Unione degli Scienziati per il disarmo perché credo che la lotta contro la guerra e le armi di distruzione di massa vada condotta con mosse concrete, non con gli argomenti di principio. Giovanni Paolo II° considerava fede e ragione due elementi compatibili tra loro. Ognuno restava delle sue convinzioni, ma almeno c’era rispetto reciproco. Questo Papa ha una posizione molto più arretrata e il discorso di oggi dimostra che non ha timore di mettere i piedi nel piatto”.
Il problema principale per il nostro paese è l’immenso spazio che l’informazione (carta stampata e TG) dà al Vaticano: l’Angelus deve essere la notizia di tutti i TG domenicali, ogni spostamento papale deve essere comunicato al TG e sui giornali. Dobbiamo ammetterlo: siamo tutti, ripeto tutti, schiavi della Stato pontificio e dell’imposizione delle sue idee, come se in Italia non avessimo già poche grane… Il giuornalista Michelle Serra, rispondendo ad un lettore sulla rivista "Il Venerdì", ha riassunto alla perfezione questa situazione: per i clericali è libera solo la scelta che si associa alle lore (legittime) indicazioni, mentre per i laici è libera e lecita anche una scelta non conforme alle loro opinioni. Un laico divorzia ma non pretende che divorzi il clericale, un clericale non divorzia e pretende che nemmeno il laico divorzi.

giovedì 16 ottobre 2008

Non solo crisi finanziaria, ma crisi globale…

Alcune settimane fa il quotidiano La Repubblica ha pubblicato un’interessante intervista di Riccardo Staglianò a Jeremy Rifkin, economista ed attivista ambientalista americano, che è Presidente della “Foundation on Economic Trends” e della “Greenhouse Crisis Foundation”. L’intervista è stata fatta in seguito alla gravissima crisi finanziaria che sta sconvolgendo il nostro pianeta e la frase che riassume tutta l’intervista è la seguente: “La crisi non è una ma sono tre. Quella del credito è quella di cui tutti parlano, ma sono quelle simultanee dell’energia e del riscaldamento globale a renderla peggiore delle altre che abbiamo conosciuto, inclusa quella del ‘29”. L’intervista prosegue così (in neretto le domande, in corsivo le risposte).
Il peggio ha da venire? “Temo di sì, perché per il momento si cura una crisi ma non le altre due, che intanto peggiorano. Ognuna alimenta l’altra, accelerandola. Partiamo dalla prima: negli USA usciamo da quasi vent’anni di spese pazze basate sulle carte di credito. In questo modo abbiamo sostenuto la nostra economia ma anche quelle straniere. Però, mentre nel 1991 avevamo il 9% di risparmi, oggi siamo al reddito negativo, un ossimoro che dice che spendiamo di più di quanto guadagniamo. Con stipendi stagnanti che, in termini di potere d’acquisto, sono scesi. Così le banche, dopo aver regalato le Visa, hanno pensato bene di inventarsi qualcos’altro: regalare i mutui a gente che non aveva come ripagarli. Con le conseguenze cui assistiamo oggi”.
Alla prima crisi lei aggiunge quella dell’energia. Ci spiega? “L’11 luglio, quando il petrolio è arrivato a 147 dollari al barile, abbiamo raggiunto ciò che io chiamo il picco della globalizzazione, un punto di non ritorno cruciale. Tutti i prezzi sono cresciuti perché il greggio serve per produrre quasi ogni merce. La capacità di acquisto scendeva, l’inflazione saliva e l’economia è entrata in stallo. E se anche, come è successo nelle ultime settimane, il costo del barile è sceso, l’effetto dell’aggiustamento non regge. Perché la verità è che l’oro nero ha raggiunto il suo peak pro capite già nel 1979: la sua disponibilità non potrà crescere mentre questo è il destino del suo prezzo. Che innescherà di nuovo la spirale descritta”.
E la terza crisi? “E’ quella più nuova, quella degli effetti in tempo reale del riscaldamento climatico. Gli uragani si moltiplicano, da Katrina ad Ike, e spazzano via assieme alle vite anche miliardi di dollari. Che le assicurazioni non riescono più a coprire. L’impatto del clima impazzito sull’agricoltura è pesantissimo. E questo fattore, se già gli altri due non fossero già abbastanza complessi da risolvere, è quello più difficilmente arginabile nel breve periodo”.
Vuol dire che quest’offensiva a tridente è inarrestabile? “No, un modo c’è. Ovvero concentrarsi sull’alba della terza rivoluzione industriale piuttosto che sul tramonto della seconda, sul futuro anziché sul passato. Mi spiego. Puntando sulle energie rinnovabili, costruendo case ecologiche, auto elettriche e così via si potrebbe rivitalizzare l’economia reale in questi anni sventuratamente trascurata a favore della finanza”.
Sì, ma prima che il sol dell’avvenire fotovoltaico sorga, il sistema creditizio potrebbe andare definitivamente a gambe all’aria, non crede? “Le do una brutta notizia. Il trilione di dollari dei contribuenti americani già spesi per i vari salvataggi, da Fannie Mae e Freddie Mac in poi, basteranno a coprire una parte ridicola del buco. Si tratta di ripianare quasi vent’anni di debiti: è un piano naif che non funzionerà. Meglio spendere quei soldi per finanziare un passaggio rapido alla terza rivoluzione, che invertirà la tendenza innescando un circolo virtuoso, creando milioni di posti di lavoro. So che la gente vorrebbe uscire da questo pantano domani, ma non è possibile”.
Davvero peggio della Grande Depressione? “Direi di sì. Allora c’era una mostruosa crisi di credito ma un sacco di energia, e del global warming non si parlava neanche. Adesso questi tre elefanti si muovono tutti in una piccola stanza. E non promettono niente di buono”.
Proprio nessuna speranza? “Non ne vedo per gli USA ma per l’Europa sì. Soffrirete della nostra crisi ma avete risparmi delle famiglie, una valuta forte, maggiori esportazioni. E un modello sociale meno iniquo. Anni di neoliberismo sfrenato ci hanno sbalzato fuori dal posto di leader economico”.
E, a proposito della grande quantità di risorse che consumiamo, come ogni anno ad un certo punto cade l’Earth Overshoot Day, ovvero il giorno in cui il reddito annuale a nostra disposizione finisce e gli esseri umani viventi continuano a sopravvivere chiedendo un prestito al futuro, che viene calcolato dal Global Footprint Network (l’associazione che misura l’impronta ecologica, ovvero il segno che l’uomo lascia sul pianeta prelevandovi ciò di cui ha bisogno per vivere ed eliminando ciò che non gli serve più, cioè i rifiuti): nel 1961 metà della Terra (precisamente il 55%) era sufficiente per soddisfare le esigenze dell’intera umanità. Nel 1995 avevamo già consumato più di quanto veniva prodotto, tanto che l’Earth Overshooy Day cadde il 21 novembre. Nel 2005 tale data si è anticipata al 2 ottobre, mentre quest’anno è caduta addirittura il 23 settembre considerato che abbiamo consumato più del 40% di quello che la natura ci aveva offerto!!! Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, con questo trend nel 2050 tale data si anticiperà addirittura al 1° luglio… Naturalmente vi è un notevole squilibrio tra Stato e Stato: se il modello di vita degli USA venisse esteso a tutto il pianeta ci vorrebbero ben 5.4 Terre, con lo stile Regno Unito 3.1, con lo stile tedesco 2.5 e con quello italiano 2.2…
Cifre disastrose: è partita l’autodistruzione…

Verona: “DIOSSINA: NO AGLI INCENERITORI”

Si è conlcuso martedì 14 ottobre 2008 a Verona (in zona Fiera) il X° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica: il tema della sessione è stato “tumori ed ambiente”. Naturalmente si è parlato a lungo di diossina e, a tal proposito, Patrizia Gentilini, oncologa medica di Forlì e membro dell’associazione “Medici per l’ambiente” ha affermato: “E’ un cancerogeno esistente in natura che viene prodotto da combustioni in presenza di cloro, quindi anche quando brucia un bosco. Ma non per questo dobbiamo sentirci autorizzati ad aumentare la quantità di questa pericolosa sostanza con inutili combustioni, quando i rifiuti potrebbero essere eliminati e riciclati in altro modo”. Purtroppo, secondo l’inventario europeo delle diossine la quantità di diossina prodotta in un anno in Italia è dovuto per ben il 64% dalla combustione di rifiuti urbani, industriali ed ospedalieri, e solo per l’1% dal traffico veicolare!!! Naturalmente, l’oncologa Gentilini si è dichiarata assolutamente contraria agli inceneritori: secondo alcuni studi, l’incidenza dei tumori aumenta tanto quanto diminuisce la distanza da un impianto di incenerimento. Non tutti gli oncologi presenti alla conferenza si sono però dichiarati contrari all’incenerimento, come Giuseppe Tirelli, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’IRCCS di Aviano, il quale punta sui miglioramenti tecnici apportati negli ultimi anni agli inceneritori e sui benefici ottenuti dall’introduzione di questi impianti. Sinceramente, mi viene un brivido pensare che ci siano oncologi favorevoli agli inceneritori: ma come si fa appoggiare la distruzione dei rifiuti mediante combustione, quando l’incenerimento dovrebbe essere l’ultimo procedimento da perseguire per risolvere il problema rifiuti? Dico questo per due motivi principali:
• nessuno può dire con certezza che dai camini degli inceneritori non escano diossina o altre sostanze: anzi, svariati studi stanno dimostrando che anche i più moderni filtri dei camini degli inceneritori non riescono a trattenere le polveri ultrasottili che derivano dalla combustione, polveri che sono dannosissime per la nostra salute in quanto entrano facilmente nel nostro organismo;
• anziché l’incenerimento, ci dovrebbe essere il recupero dei rifiuti: un’ottima raccolta differenziata consentirebbe di recuperare ben l’85% dei rifiuti, dalla plastica al vetro, dalla carta ai metalli, dall’umido agli scarti da giardino, dalle pile ai farmaci scaduti, dai rifiuti ingombranti al vestiario, dal legno ai prodotti pericolosi, mentre solamente il 15% finirebbe in discarica (la parte secca). Questo avrebbe un duplice vantaggio: servirebbero molte meno discariche (che considerando il tipo di rifiuto, ovvero la parte secca, non comporterebbero pericoli per il territorio circostante), e soprattutto si risparmierebbe una incredibile quantità di materia prima per creare nuovi prodotti (la plastica può essere fusa e riusata in nuova forma, il vetro può essere fuso, la carta viene macerata e riciclata, l’umido e gli scarti da giardino vengono convertiti in fertilizzanti, ecc…).
Inutile girarci tanto attorno: purtroppo la sciagurata idea di inserire l’incenerimento nella categoria delle “energie rinnovabili ed assimilabili” (!!!) ha permesso di erogare valanghe di milioni di euro per la costruzione di questi impianti di combustione, a dispetto della protezione dell’ambiente e della salute umana. E nessuno è ancora riuscito a bloccare questo scempio. Il denaro, insomma, vale più della nostra salute… E intanto, secondo i dati dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in Italia si muore sempre meno di tumore perché sono migliorate le cure (140.000 morti nel 2007, 125.000 stimati nel 2008), ma i casi continuano, al contrario, ad aumentare (240.000 casi nel 2007, 250.000 stimati nel 2008). Ma, cosa volete, contano di più i famosi certificati verdi CIP6…

“Che tempo fa” o… “Che smog farà”?

Potrebbe essere questa una nuova rubrica del futuro, “Che smog farà”, magari affiancata all’ormai immancabile “Che tempo fa”. È un’idea dell’Unione Europea che ha deciso di aprire una nuova finestra informativa per permettere a tutti di organizzare la vita quotidiana diminuendo l’impatto dell’inquinamento. Si cercherà infatti di prevedere la quantità delle varie sostanze inquinanti nell’aria, il che potrà servire a pianificare con maggiore efficacia le misure necessarie a ridurre il rischio. Pertanto gli stop alle auto, le targhe alterne o le domeniche a piedi potranno essere organizzate in maniera più oculata: probabilmente non si riuscirà ad abbassare notevolmente il livello medio mensile di smog, ma almeno le punte dell’inquinamento.
Al progetto europeo ha partecipato anche l’ISAC, ovvero l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR di Bologna: Alberto Maurizi, ricercatore dell’ISAC, spiega che per seguire questo nuovo tipo di analisi si è dovuto modificare lo statuto dell’ECWMF (il centro europeo che si occupa di previsioni meteorologiche), adattandolo allo studio dell’inquinamento per vedere l’effetto a livello sanitario. Il nuovo progetto si chiama GEMS ed impegna 31 laboratori di vari stati.
Per stabilire quanto inquinamento ci sarà in un dato paese in una data precisa si segue un calcolo complesso che tiene conto dei dati meteorologici e di quelli chimici per la formazione delle sostanze inquinanti: per calcolare le possibili combinazioni tra i 35 composti chimici esaminati verranno utilizzate 100 equazioni matematiche. Si tratterà di elaborazioni molto complesse e che dovranno tener conto di molte variabili, si tratterà insomma di calcolare l’andamento delle emissioni e di incrociarlo con i dati riguardanti l’umidità dell’aria, i venti, le temperature, la radiazione solare, ecc…
Basta andare sul sito http://gems.ecmwf.int per vedere come, a seconda dell’impostazione di calcolo scelta, le mappe dell’Europa si colorino diversamente cliccando sulla presenza di ozono, biossido di azoto o monossido di azoto. Entro un paio d’anni si prevede di trovare un’intesa metodologica che permetterà di unificare i vari modelli arrivando ad una previsione ufficiale di tre giorni che comprenderà un numero superiore di inquinanti.
Quindi, si tratterà di un servizio senz’altro utile: sapremo non solo il tempo che farà ma anche la qualità dell’aria che respireremo. Positivo è stato il commento di Roberto Bertolini, responsabile del centro dell’Organizzazione Mondiale di Sanità sul global warming, secondo il quale ne beneficeranno soprattutto gli anziani, chi soffre di patologie respiratorie e le persone allergiche o asmatiche. Si sono già fatti alcuni calcoli e i risultati sono davvero interessanti: facendo uno studio sulle 13 maggiori città italiane (per un totale di circa 9 milioni di abitanti), si è scoperto che tenendo gli inquinanti sotto il livello di 30 microgrammi per metro cubo si riuscirebbero a salvare molte vite: per i bambini sotto i 15 anni si eviterebbero 301.000 casi di malattie respiratorie alle vie profonde e 26.000 casi di bronchiti croniche, mentre per tutte le persone sopra i 15 anni si eviterebbero 497.000 casi di attacchi d’asma e ben 4.700.000 casi di malattie respiratorie alle vie profonde.
Dovremmo pazientare circa due anni ma ne varrà veramente la pena, soprattutto per la nostra salute.

Quando è l’astronomia a datare antichi fatti…

E’ successo per l’Odissea, il famosissimo poema di Omero, ove un fatto particolare è stato datato con precisione dagli astronomi Marcelo Magnasco della Rockefeller University di New York e Costantino Baikouzis dell’osservatorio argentino di La Plata, il cui studio è stato pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle Scienze. Ebbene, i due astronomi sono riusciti a datare con precisione il giorno in cui Ulisse, dopo essere tornato ad Itaca ed essersi fatto accogliere a corte come un mendicante, infilzò i proci col suo pesante arco in quanto intendevano convincere Penelope a scegliere tra di loro un nuovo marito: proprio quel giorno, infatti, Ulisse accettò di partecipare alla gara organizzata da Penelope, la quale aveva promesso di consegnarsi in sposa a colui che sarebbe riuscito a scoccare una freccia dal pesante arco del marito facendola passare per le fessure di dodici scuri. I due astronomi sono riusciti a datare questo giorno in seguito all’eclissi totale di sole citata da Omero nel 26° libro dell’Odissea: tale data è il 16 aprile del 1178 a.C.
I due astronomi hanno identificato in tutta l’Odissea quattro descrizioni dettagliate di eventi celesti che compaiono prima, durante e dopo la strage dei proci, ovvero:
1. il giorno della strage ci fu la luna nuova, che è un prerequisito dell’eclissi di sole;
2. sei giorni prima di quella data Venere era luminosa ed alta nel cielo;
3. 29 giorni prima di quella data l’ammasso delle Pleiadi e la Costellazione del Boote erano simultaneamente visibili al tramonto;
4. 33 giorni prima di quella data il pianeta Mercurio era alto nel cielo e ben visibile al tramonto.
Con i loro calcoli hanno dimostrato che quelli che potrebbero sembrare ambientazioni poetiche sono riferimenti astronomici precisi che si sono susseguiti con la stessa cadenza descritta da Omero a cavallo di un’eclissi totale di sole, che nell’Odissea accompagna la discesa dei proci nell’Ade. Grazie al computer, hanno ricostruito la posizione dei pianeti e delle costellazioni intorno a quell’eclissi ed hanno scoperto che i riferimenti dell’Odissea sono assolutamente coerenti: infatti, ognuno di questi fenomeni si produce indipendentemente dagli altri ed è quindi la loro concomitanza a poter indicare una data possibile. Hanno così scoperto che i quattro fenomeni si sono verificati tutti assieme in una sola data nel periodo compreso tra il 1250 ed il 1115 a.C., ovvero il 16 aprile 1178 a.C. Proprio il giorno dell’eclisse solare, il profeta Teoclimeno preannunciò che i proci, dopo la morte causata da Ulisse, sarebbero scesi nell’Ade mentre sulla Terra “cadeva una densa caligine ed il sole scompariva in cielo”. Già il greco Plutarco aveva interpretato le parole di Teoclimeno come un’eclissi totale di sole: i recenti studi hanno confermato che l’eclissi del 16 aprile 1178 a.C. si verificò proprio sul Mare Egeo. Questo sta ad indicare anche che la caduta di Troia avvenne tra il 1192 ed il 1184 a.C.
Lo studio dei due astronomi non è stato quello di provare la veridicità della storia raccontata da Omero, che viene invece lasciata ad altri, quanto invece come una scienza quale l’astronomia possa essere indispensabile per il posizionamento temporale di antichi fatti.