mercoledì 31 ottobre 2007

Quanto paesaggio si è perso in Italia!

E' il titolo di un interessante articolo di Francesco Erbani apparso sul quotidiano La Repubblica di giovedì 25 ottobre 2007. Proprio in quello stesso giorno si è tenuto a Roma un convegno organizzato dalla Provincia di Roma e dal "Comitato per la Bellezza", che ha come tema principale la quantità sempre maggiore di suolo libero che ogni anno in Italia viene edificato: 240.000 ettari all'anno, quindi 3.000.000 di ettari di suolo libero da costruzioni che l'Italia ha perso tra il 1990 e il 2005!!! Secondo i dati ISTAT, si costruisce tanto ma soprattutto abitazioni private, costose ed in zone pregiate: in questo modo non si soddisfa il bisogno crescente di abitazioni e quindi si continua ad aggredire il paesaggio, rubando terreni all'agricoltura, a boschi e foreste. Fino a pochi anni fa il fenomeno interessava principalmente le coste, ora si è spostanto anche nelle zone interne. Si è constatato che è la Liguria la regione italiana che ha perso più terreni liberi: ben il 45% del suo territorio libero!!! Seguono la Calabria (26%), l'Emilia-Romagna e la Sicilia (22%), la Sardegna (21%) ed il Lazio (19%). La media nazionale è del 17% e non è poco, se poi a questo aggiungiamo anche le costruzioni abusive (non conteggiate dall'ISTAT), beh allora dobbiamo aggiungere almeno un altro 10%!! Il convegno è stato organizzato per trovare alcune soluzioni per frenare questo fenomeno: una delle vie indicate è quella di una legge che proponga un limite al consumo del suolo in ogni comune italiano, come già accade in molti paesi europei (lo conferma anche l'urbanista Vezio De Lucia che a tal proposito ha scritto il libro intitolato "No sprawl"): in Germania, infatti, dal 1998 è in vigore una legge che ha fissato in 30 ettari al giorno (quindi poco meno di 11.000 ettari all'anno) la quota di terreno nazionale libero che può essere edificato, ovvero 1/4 di quanto succedette fino a quella data (prima i terreni aggrediti erano 44.000 ettari l'anno, comunque sempre 1/6 di quelli italiani...); la legge fu voluta dall'allora Ministro dell'Ambiente Angela Merkel (ora premier). Quindi la situazione italiana è senza ombra di dubbio tra le peggiori! In Inghilterra vi è una tradizione ancora più antica: si è stabilito che per almeno il 70% le nuove costruzioni devono sorgere riciclando aree urbane esistenti, per esempio ex stabilimenti industriali. Per questo Londra è riuscita a soddisfare un incremento di 1.000.000 di persone in 10 anni senza togliere un metro quadro alla campagna circostante! Come sempre questo in Italia non succede: basta guardare i centri storici disabitati di nostre molte città... Dobbiamo dire che le colpe sono riscontrabili sia nelle Regioni in sede di approvazione di P.R.G., che tendono ad approvare sempre maggiori (sia numericamente che in termini di superfici) cambi d'uso di terreno da agricolo a residenziale-commerciale-industriale, sia nei Comuni che, per fare cassa, tendono a rilasciare Permessi di Costruire (le vecchie Concessioni) a go-go per nuove edificazioni piuttosto che per ristrutturazioni e/o recuperi edilizi (si raccolgono infatti molti più oneri dalle nuove edificazioni...). Per non parlare di come è stato deturpato il paesaggio della Valpadana con le centinaia di migliaia di capannoni, molti dei quali costruiti e mai utilizzati... Per la salvaguardia del nostro territorio è nato "SALVIAMO L'ITALIA", un appello promosso dalla Rete Toscana dei Comitati per la Difesa del Territorio coordinata da Alberto Asor Rosa: ad esso hanno adertito molti scrittori (come Andrea Camilleri), urbanisti (come Edoardo Salzano e Vezio De Lucia), architetti (come Vieri Quilici), storici, storici dell'arte, geografi, esponenti dell'ambientalismo e dei comitati. Nell'appello si scrive che il paesaggio italiano è stato deturpato da una legislazione troppo permissiva e dalle carenze e debolezze delle strutture di controllo dello Stato, ma soprattutto dagli orientamenti espressi dal ceto politico. Per questo bisogna organizzare una rete di controllo che parta dal basso, per fermare questo scempio del territorio.

TORINO: un grattacielo più alto della Mole!

In questi giorni infuria a Torino una durissima polemica per la proposta di realizzazione di un grattacielo: si tratta di una struttura progettata dal famosissimo architetto italiano Renzo Piano, alta complessivamente 200 metri (180 l'edificio + 20 le antenne), che presenterà una superficie complessiva di 50.000 mq per un totale di 2.000 addetti. Costerà tra i 300 e i 350 milioni di euro e la sua costruzione è prevista entro il 2011. L'edificio sarà realizzato per ospitare la sede della nuova banca nata dalla fusione dello scorso anno tra "San Paolo Imi" e "Banca Intesa". Fin qui nulla di strano, se non fosse per una foto circolata in questi giorni che propone uno sconvolgente skyline della città (si tratta di quella allegata). Tale foto è stata lanciata dal comitato del "no al grattacielo": oggi l'architetto Renzo Piano è intervenuto alla polemica descrivendo questa foto come un falso in quanto il nuovo grattacielo si troverà non così vicino alla Mole Antonelliana, ma a 2.4 km di distanza e quindi sarà meno visibile... Ricordiamo che la città di Torino mantiene questo morbido skyline addirittura dall'800, cercando di preservare nei decenni la città dalle costruzioni aggressive ed ingombranti. Infatti, fino ad oggi il palazzo più alto della città è il suo simbolo per eccellenza, ovvero la Mole Antonelliana, che con i suoi 167 metri di altezza primeggia sul fantastico fondo delle Alpi (seguono a ruota la Torre Littoria di Palazzo Castello con 84,5 metri d'altezza e la Torre della RAI con 74 metri...). In pratica, la domanda che molti torinesi si stanno ponendo è: "Nel 21° secolo ha ancora senso mutare lo skyline di una città?". Guido Montanari, docente di storia dell'architettura e tra i promotori del comitato del no, sostiene: "Torino ha un orizzonte che, eccetto la Mole e poi la Torre Littoria di Piazza Castello e il grattacielo della RAI, conserva le linee dell'Ottocento. E' una sua grande bellezza: così come hanno rivelato tutte le TV del mondo durante le recenti Olimpiadi. Perchè rovinarla? Il problema non è decidere se i grattacieli sono giusti o sbagliati, semmai invece se una città come Torino ne ha bisogno". Non c'è ombra di dubbio che i grattacieli progettati negli ultimi anni presentino forme armoniche e quindi ben inseribili nel contesto urbano delle grandi città, anche per una questione di spazi, ma di certo non si può sottovalutare il contesto urbano in cui il nuovo grattacielo viene inserito. Il nuovo edificio non creerebbe alcun problema in una città come Milano o come New York, che già hanno uno skyline modificato dalle super-strutture ormai da decenni (e che ormai costituiscono una parte importante di queste città), però visto che ancora esistono esempi (anche se pochi...) di grandi città che sono riuscite a preservare la loro struttura urbana nel tempo perchè allora rovinarle con simili strutture? Avrà anche ragione Renzo Piano nel denunciare che il fotomontaggio è esagerato, ma si tratta pur sempre di un palazzo di 200 metri che svetterà nel nulla e con sullo fondo le Alpi, e che non sarà certo proprio un belvedere... Salviamo almeno il salvabile...

martedì 23 ottobre 2007

Riscaldamento globale: l'uomo è innocente?

Più di qualche volta ho avuto accesi scambi di battute via mail col sito Meteolive.it ed in particolare col suo caporedattore Alessio Grosso: come i più fedeli lettori sapranno, Meteolive.it segue (soprattutto negli ultimi tempi...) una propria teoria sul riscaldamento globale in atto, definendolo un normale processo climatico della Terra come sempre ne sono successi in passato, indicando l'uomo assolutamente innocente in questo cambio climatico e, non posso non dirlo, pubblicando tesi assurde sulle fantomatiche cause di questo surriscaldamento (l'ultima è stata pubblicata proprio oggi e riguarda i raggi cosmici provenienti dallo spazio che avrebbero una forte influenza sul surriscaldamento terrestre...). Ah, Meteolive.it è stato il sito che ha censurato il Premio Nobel per la Pace ad Al Gore come "una follia ed una vergogna"!!! Ieri poi hanno superato se stessi, probabilmente senza rendersi conto di quanto stanno scrivendo: testuali parole sono state "Lo spettro di un inverno GELIDO spaventa un pò tutti in Italia: dalle istituzioni, ai serristi. La loro campagna, che punta a far credere che la Terra avrebbe un febbrone da cavallo, risulterebbe in parte vanificata da una stagione invernale d'altri tempi e metterebbe in crisi l'effetto Gore". Si riferiscono al fatto che nelle ultime settimane sono uscite alcune previsioni stagionali americane che danno per l'Europa un inizio inverno estremamente gelido, alle quali loro naturalmente fanno subito affidamento: dimenticandosi, però, che sono sempre stati i primi a mettere in discussione (giustamente) l'affidabilità delle previsioni meteo stagionali! Ma tant'è... Per fortuna però c'è ancora qualcuno con ha un pò di buonsenso e mi riferisco al sig. Buonaguidi di Meteorete.it (http://www.meteorete.it), già nominato in un mio precedente articolo inerente, il cui editoriale di oggi intitolato "La sa l'ultima? Arriva il freddo in anticipo: quindi il surriscaldamento non esiste!" è riferito proprio a quanto pubblicato ieri da Meteolive.it (che lui giustamente da buon signore non nomina...). Editoriale che sottoscrivo pienamente: io continuo a ribadire ormai da molto tempo che il cambiamento climatico in corso sulla Terra (volto ad un generale aumento termico) è un processo climatico come se ne sono sempre verificati sulla Terra, ma certamente quello attuale è molto più veloce ed intenso di quelli del passato proprio a causa dell'uomo e delle sue attività: credo proprio che non basterebbero due mesi di gelo per screditare la teoria del surriscaldamento, visto che è da più di un anno che l'Europa vive costantemente sopra le medie termiche (ma questo per Meteolive.it è solo un dettaglio)!!! Noi siamo assolutamente d'accordo sulla libertà di parola e di pensiero, ma non posso tacere su certe castronerie, non posso tacere su questi comportamenti che mettono in discussione la serietà stessa di coloro che mettono in auge queste teorie e allo stesso tempo condizionano chi li ascolta, non posso tacere quando sento dire che un inverno gelido screditerà l'effetto Gore, non posso tacere quando sento dire che alla prima alluvione si urla al cambiamento climatico, non posso tacere quanto sento dire che picchi di caldo si sono avuti anche nei primi anni del 1900: NON POSSO TACERE! Credo che la maggior parte di coloro che ci leggono capiscano che non è un'alluvione che deve far urlare al cambiamento climatico, ma è l'intensità e il verificarsi sempre maggiore di questi eventi che preoccupa di più, è il continuo susseguirsi di record di caldo o di sccità in varie parte del mondo che deve far preoccupare, è lo scioglimento sciagurato dei ghiacci dell'Artico che deve far preoccupare: tutto sta accadendo ad una velocità troppo elevata per essere un normale processo climatico, processo che MAI si era verificato in passato con queste caratteristiche e con questi effetti, e non riesco proprio a capire come Meteolive.it non riesca ad ammetterlo. Fa i giochini di qualcuno?

ESA: Europa alla conquista dello spazio!

L'ESA (Agenzia Spaziale Europea, http://www.esa.int) lo scorso mese di luglio aveva presentato 50 proposte di missioni spaziali per poter studiare a fondo il nostro Sistema Solare: di queste 50 proposte 8 sono state selezionate e verranno attuate in futuro. Eccole:
  1. LAPLACE: una missione che studierà Giove, la sua luna ghiacciata Europa e i suoi altri satelliti (sarà composta da tre piattaforme distinte per i tre diversi compiti);
  2. TANDEM: una missione che studierà Titano ed Encelado (due satelliti di Saturno: tra l'altro Titano rappresenta l'unica luna del sistema solare con un'atmosfera e laghi liquidi composti di metano). La sonda porterà un pallone aerostatico che girerà nell'atmosfera, alzandosi ed abbassandosi;
  3. XEUS: un duplice satellite che ruoterà attorno alla Terra costituendo un telescopio per lo studio a raggi X dell'universo;
  4. SPICA: appoggio ad una missione giapponese per costruire un telescopio spaziale che sarà utilizzato per studiare il cosmo all'infrarosso;
  5. CROSS-SCALE: un grappolo di 12 piccoli satelliti utilizzato per studiare il plasma (ovvero il gas di particelle cariche elettricamente) che circonda la Terra;
  6. MARCO POLO: una missione per raccogliere un campione di roccia da un asteroide (che passerà vicino alla Terra) e portarlo sul nostro pianeta;
  7. DUNE E SPACE: uno o due satelliti per studiare la "materia oscura" e "l'energia oscura";
  8. PLATO: una missione per cercare pianeti extrasolari simili alla Terra (cioè pianeti rocciosi su cui sia possibile la vita).
Le 8 missioni sono state raggruppate in due categorie: le prime 4 sono le "missioni L Class" e costeranno circa 650 milioni di euro, mentre le altre 4 sono le "missioni M Class" e costeranno circa 300 milioni di euro. L'ESA punta a realizzare almeno due di queste 8 missioni entro il 2017.
Ed intanto oggi è partita da Cape Canaveral alle 17:38 ora italiana la missione spaziale STS 120 - Esperia, alla quale partecipa anche un astronauta italiano, Paolo Nespoli: è stato lanciato il nuovo modulo NODO2 prodotto e sviluppato in Italia dall'ASI (Agenzia Spaziale Italiana, http://www.asi.it) per conto della NASA. Paolo Nespoli sarà il 5° italiano della storia ad andare nello spazio: la missione durerà 14 giorni e comprenderà ben 5 passeggiate spaziali, nelle quali si preparerà l'installazione del NODO2 il quale servirà poi a connettere i moduli americani e russi già in orbita a quelli degli altri partner internazionali, bloccati da tempo in un hangar del Kennedy Space Center a causa della tragedia del Columbia. Tre dei sei punti di attracco del NODO2 faranno da collegamento tra il laboratorio scientifico americano Destiny, il laboratorio europeo Columbus e quello giapponese Kibo. Buon viaggio!

VALPADANA: anch'essa ha la sua "nube bruna"!

Un mio articolo di alcune settimane fa trattava della gigantesca nube "tossica" che periodicamente ricopre l'Asia sud-orientale, creata dagli scarichi industriali e dal fumo proveniente da fuochi domestici ed incendi. Ora il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ne ha scoperto una analoga, anche se di dimensioni molto più piccole, sopra la nostra Valpadana, soprannominandola "Po Valley Brown Cloud", ovvero la nuvola bruna della Valle del Po. Il CNR ha scoperto la nube dalla base di rilevamento nel Centro del Monte Cimone dell'Aeronautica Militare (cima più alta dell'Appennino Settentrionale): il CNR è appena entrato a far parte della rete di monitoraggio denominata "Share", specializzata nelle osservazioni delle nuvole brune nel mondo, mentre le sue altre 7 stazioni per il rilevamento ad alta quota si trovano in Nepal, Uganda e Pakistan (quella che "segue" la nube asiatica è appostata a 5.000 metri di quota sul Monte Everest). Facciamo un confronto tra le due nubi (quella asiatica e quella padana): quella asiatica si estende tra l'Oceano Indiano, parte dell'India e la Cina Meridionale, mentre quella padana (molto meno estesa) ricopre tutta la Valpadana ad esclusione della costa adriatica interessata dalle brezze marine (è responsabile dei cieli lattiginosi invernali...); quella siatica ha uno spessore che arriva fino a 3 km da terra mentre quella padana arriva al massimo fino a 500 metri da terra; quella asiatica si forma da novembre fino a marzo-aprile (si dissolve con l'arrivo dei monsoni) mentre quella padana interessa tutto l'inverno (soprattutto durante i lunghi periodi di siccità e di nebbia); quella asiatica è prodotta da inquinamento urbano ed industriale e dalla combustione di materiali poveri per il riscaldamento (come legna o sterco essicato), mentre quella padana è prodotta da scarichi di autoveicoli, di industrie, di riscaldamento, di prodotti irrorati in agrioltura, da ceneri di incendi e anche da sabbia sahariana. La nube italiana si forma facilmente in quanto la Valpadana ha la forma di un catino, in cui si raccolgono tutti gli inquinanti: la sua "sfortuna" è quella di essere circondata da montagne su tre lati (Alpi a nord e ad ovest e Appennini a sud) e questo non consente un facile ricambio d'aria (bisogna solo sperare nei venti da est). C'è anche da dire che è una delle zone a più alta concentrazione industriale d'Europa, nonchè densamente popolata e sfruttata. Certamente la nube asiatica è molto più velenosa: contiene nitrati, solfati, ozono, anidride carbonica e black carbon (ovvero il residuo dei processi di combustione). Si tratta di sotanze finissime (della grandezza di un micron, cioè un milionesimo di metro) molto pericolose per la salute (in quanto non vengono trattenute dai peli del naso) e per l'ambiente: lo schermo causato da queste sostanze riduce la quantità di energia solare che raggiunge il suolo la quale viene così assorbita dall'atmosfera riscaldandola ulteriormente. Ciò si verifica anche in Valpadana, dove la perdita di raggi solari è di circa il 10%. Non siamo quindi ai livelli asiatici, ma di certo l'aria che respiriamo noi padani non è così pulita, anzi... (vedi le concentrazioni di PM10 nelle citta)!

UE: sostituire i pesticidi più dannosi

Nella votazione di stamattina al Parlamento Europeo di Strasburgo si è dato il via libera alla revisione della normativa UE sui pesticidi: è stata infatti approvata in prima lettura e con grandissima maggioranza (455 voti favorevoli contro 137 no e 21 astenuti) una proposta che impone dei criteri ambientali e sanitari più restrittivi sull'autorizzazione alla commercializzazione dei pesticidi. In particolare, si dovranno sostitire i pesticidi più dannosi per l'ambiente e per la salute con altri più sicuri: inoltre, il testo approvato prevede l'esclusione dal mercato dei pesticidi cancerogeni, mutageni, teratogeni (che provocano malformazioni al feto), neurotossici, immunotossici e interferenti endocrini. Si è arrivati a questa proposta in quanto ormai il 40% della frutta e della verdura europea sono contaminati, con un campione su 30 addirittura fuori dai limiti di legge. La percentuale è leggermente più bassa in Italia (30%), con l'1.3% dei campioni fuori legge: c'è anche da dire che il nostro Paese è stato l'unico sinora ad avere vietato il terribile Carbendazim, un fungicida sospeso con D.M. del 03/02/2005. A proposito di chimica, l'ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche) da Helsinki ha divulgato, nell'ambito del sistema REACH, il calendario delle scadenze entro le quali produttori ed importatori dovranno registrare tutte le sostanze chimiche in base al nuovo regolamento n° 1907/2006. Così l'UE ha stabilito che:
- tra il 01/06/2008 e il 01/12/2008 sarà obbligatorio compiere la pre-registrazione delle sostanze chimiche;
- entro il 30/11/2010 dovrà essere effettuata la registrazione per alcune tipologie di sostanze chimihe relativamente ai loro quantitativi: si tratta delle sostanze chimiche CMR (cioè cancerogene, mutagene o tossiche per il sistema riprouttivo) prodotte od importate in misura uguale o superiore a 1 tonnellata annua, delle sostanze chimiche molto tossiche per ambiente marino in misura uguale o superiore a 100 tonnellate annue e delle altre sostanze chimiche in misura uguale o superiore a 1.000 tonnellate annue;
- entro il 31/05/2013 dovrà essere completata la registrazione per tutte le sostanze chimiche prodotte od importate in misura uguale o superiore a 100 tonnellate annue;
- entro il 31/05/2018 sarà obbligatoria la registrazione per tutte le sostanze chimiche prodotte od importate in misura uguale o superiore a 1 tonnellata annua.
Altri compiti dell'ECHA sono quello di fornire al pubblico informazioni sulle sostanze chimihe che sono state o sono soggette a valutazione, elaborare documenti destinati alle imprese ed inerenti gli obblighi da seguire e mettere in atto un servizio di assistenza tecnica.
Soddisfazione viene da parte di Legambiente... e anche dal sottoscritto!

domenica 21 ottobre 2007

RISORSE INESPLORATE: lasciamo stare i mari e i Poli!!!

In conseguenza di un prossimo esaurimento delle risorse minerarie sulle terre emerse, vari Stati stanno cercando ora di imporre la loro sovranità sulle acque di mari ed oceani dei Poli terrestri al fine di sfruttare i presunti ricchi giacimenti rimasti finora inesplorati. La corsa è partita anche in vista dello scioglimento dei ghiacci dell'Artico, che consentirebbe un maggior sfruttamento dei fondali marini, ma ora il problema si pone anche per l'Antartico: infatti lo scorso 17 settembre la Gran Bretagna ha annunciato la rivendicazione di parte dei fondali marini dell'Antartide affermando che la decisione è "essenzialmente un'assicurazione sul futuro"! Infatti le leggi internazionali vigenti impediscono lo sfruttamento delle risorse minerali dell'area: il territorio dell'Antartide è infatti soggetto ad un trattato internazionale del 1961 che regola la convivenza tra gli Stati che vi svolgono esclusivamente attività di ricerca scientifica (la Gran Bretagna ha oggi due grandi stazioni di ricerca permanenti ed è stata la prima a sbarcare nell'Antartico nel 1908). La porzione di fondale marino al largo dell'Antartide a cui ambisce la Gran Bretagna ha una superficie di 2.600 kmq: tuttavia è ancora in corso una diatriba su quale sia il reale territorio interno e costiero (a causa della copertura variabile dei ghiacci): finora nessuno dei 7 Stati che rivendicano una fetta dell'Antartide si è prodigato per ottenere una risposta a questa diatriba. Già Australia, Cile ed Argentina avevano comunque recentemente avanzato una rivendicazione formale sull'Antartide... La Gran Bretagna si è mossa in quanto nel maggio 2009 scade il periodo entro il quale un paese deve consegnare le proprie rivendicazioni sullo zoccolo continentale in linea con le disposizioni di un trattato internazionale del 1982 sulla legge del mare, firmato sotto gli auspici dell'ONU e soggetto ad un lentissimo processo di ratifica: le rivendicazioni devono rispettare i limiti territoriali previsti dall'art. 76 del trattato, in base al quale il limite massimo di una rivendicazione non deve superare le 350 miglia nautiche dalla costa (circa 563 km). L'attuale limite delle acque territoriali è di 12 miglia (circa 20 km): ecco perchè la Gran Bretagna avanza le sue pretese... E' partita dunque la corsa per accaparrarsi le risorse minerarie inesplorate: petrolio e gas metano sulla terraferma prima o poi si esauriranno, quinidi poco importa distruggere Poli o fondali marini, l'importante è far funzionare una nazione, no? Non capisco coma possa essere consentito a dei paesi "spartirsi" un Polo e i suoi fondali: ci dovrebbe essere una legge ben chiara che sancisca la totale ed eterna inutilizzazione di questi Poli, ovvero i termoregolatori intatti (finora) del nostro Pianeta! Tanto vale quindi lanciare un appello alle energie rinnovabili come quello del mio precendete post su Gussing...

GUSSING, il paese a emissioni zero!

Gussing è un paesino di 4.000 abitanti posto sulle colline del Burgerland (Austria), ai confini con l'Ungheria, che è stato trasformato in un'isola pulita che porduce da sè, con quello che la natura gli mette a disposizione, tutta l'energia di cui ha bisogno ottenendola dal sole, dal mais, dal legno, dai rifiuti e dai grassi vegetali: con tutto questo si ottengono riscaldamento, elettricità e gas per tutto il paesino! L'uso dell'energia altrnativa ha permesso a Gussing di ridurre di ben il 93% le emissioni di biossido di carbonio e, oltretutto, di guadagnare ogni anno ben 500.000 euro dalla vendita alla rete nazionale del surplus energetico non utilizato: i proventi vengono quindi investiti in nuovi servizi per il paesino! In questi ultimi anni si è dovuto addirittura costruire un albergo (il Com Inn) per ospitare tutte le comitive che ogni anno vengono da tutto il mondo nel paesino per ammirare la favolosa coniugazione tra crescita economica e sostenibilità ambientale: si tratta di circa 5.000 persone ogni anno, da diplomatici a scienziati, a ricercatori fino a semplici visitatori. Tutto ciò ha consentito ai soldi (che prima lasciavano la città) a restare sul posto consentendo di creare ricchezza e lavoro. Soldi che sono stati investiti per permettere alle famiglie di Gussing di risparmiare per procurarsi energia: oggi risparmiano circa il 30-40% di quello che dovrebbero spendere! Negli ultimi 10 anni, poi, sono nate poi 60 aziende (legate alla produzione dei vari tipi di energia) per un totale di ben 1.200 posti di lavoro! Oggi Gussing è completamente autosufficiente dal punto di vista energetico: 8 diversi impianti che producono 22 megawattora di energia all'anno di cui 8 in surplus ceduti alla rete nazionale. Quindi Gussing è un chiaro esempio di come una città possa rendersi autosufficiente ottenendo energia (per riscaldamento, autoveicoli, consumi elettrici, ecc...) da ciò che la natura gli offre di pulito come il sole, il vento, i vegetali, il legno, i rifiuti, senza chiedere niente a nessuno e senza immettere gas-serra in atmosfera. Pensate ai benefici che si potrebbero ottenere se ogni paese seguisse questa linea in fatto di taglio alle emissioni di gas serra, in fatto di risparmio, in fatto di crescita economica, in fatto di protezione dell'ambiente: eppure non succede...

mercoledì 17 ottobre 2007

Cicloni sul Mediterraneo?

Sembrerebbe proprio così osservando le due mappe allegate! Si tratta di due formazioni depressionarie con caratteristiche "quasi tropicali"! La prima sta interessando (ormai da molte ore) l'arcipelago delle Baleari, con temporali molto intensi causati dal richiamo di correnti molto umide da sud-ovest (piogge torrenziali sulle isole e danni notevoli): la depressione tende a rimanere sul posto e ad autoalimentarsi. La seconda depressione si è formata a sud della Sicilia, sul Mar Libico e la sua pressione è così bassa da poterla classificare come una TLC, ovvero una "tropical like ciclone", in pratica un ciclone extra-tropicale ma con una struttura simile ai cicloni tropicali! La seconda immagine mostra invece una proiezione per venerdì 19 ottobre quando correnti molto fredde artiche raggiungeranno il Mediterraneo e potrebbero essere causa di eventi molto intensi: notate i venti che ruotano in senso antiorario attorno all'occhio del ciclone (quello rosso) previsto sul Mar Libico! In particolare quest'ulima depressione potrebbe raggiungere la forza di un uragano di 1° categoria!!! Eventi meteo sempre più estremi: sono anche loro frutto del cambiamento climatico in corso?

martedì 16 ottobre 2007

ALPI a rischio di sgretolamento...

Abbiamo visto tutti la scorsa settimana le impressionanti immagini dell'enorme frana che si è staccata da Cima Una (2.598 metri) in val Fiscalina nei pressi di Sesto Pusteria (Alto Adige): si è staccato un costone di 100 metri d'altezza, 30 metri di larghezza e 20 metri di profondità, per un totale di circa 60.000 mc di roccia! Diciamo subito che fenomeni simili sono piuttosto frequenti nelle Dolomiti, proprio per la loro morfologia e per il tipo di roccia di cui sono composte: tuttavia preoccupa l'aumentata frequenza di tali fenomeni. Alcuni studi stanno confermando che il clima ha una importanza non trascurabile su questi fenomeni, innescandoli o accelerandoli soprattutto a quelle quote dove la roccia convive con neve e ghiaccio: sono sempre più frequenti i fenomeni di gelo-disgelo che aprono notevoli fratture nella roccia, i ghiacciai si arretrano inesorabilmente privando di appoggio le pareti di roccia mentre l'aumento delle temperature sta fondendo il permafrost (ovvero il suolo gelato in profondità che fa da collante tra le placche rocciose instabili). Purtroppo l'aumento termico, il prolungarsi delle estati anche in alta quota, i periodi sempre più lunghi con temperature sopra lo zero e le precipitazioni nevose in costante diminuzione stanno facendo la loro parte: sono gli effetti evidenti del cambiamento climatico in corso. Infatti, come sostenuto dagli esperti, l'evoluzione delle Alpi è attuata da imponenti frane che quasi mai hanno a che fare con i cambiamenti climatici, ma certamente l'accelerazione di questi fenomeni negli ultimi anni è imputabile all'aumento termico: questa tesi la sostengono sia Giovanni Mortara (ricercatore del CNR-IRPI) che Claudio Smiraglia (presidente del Comitato Glaciologico Italiano). Il fenomeno non riguarda solo le Dolomiti ma un pò tutta la catena alpina sotto i 2.500 metri di quota. Infatti, è notizia di questi giorni che il Monte Bianco... è aumentato di 2 metri: le misurazioni effettuate lo scorso 15-16 settembre da tecnici ed esperti francesi hanno evidenziato che il Monte Bianco è aumentato di 2,15 metri negli ultimi due anni, arrivando a 4.810,90 metri di quota. Ed è aumentato anche il suo volume di ghiaccio al di sopra dei 4.800 metri, anzi è raddoppiato! Infatti, come spiega il meteorologo francese Yan Giezendanner, il riscaldamento globale sta favorendo un particolare fenomeno climatico sulle Alpi: in alta quota i ghiacciai si ingrossano, mentre quelli posti a media altitudine si stanno sciogliendo (rischiando la scomparsa) proprio a causa del marcato aumento termico che sta interessando gli strati medio-bassi (e non quelli alti) dell'atmosfera.

A proposito di cambiamento climatico...

Il paleoclimatologo William Ruddiman sostiene che "l'uomo influisce sul clima terrestre immettendo anidride carbonica da ben prima della rivoluzione industriale". Lo racconta meglio nel suo libero "L'aratro, la peste, il petrolio. L'uomo e il clima", uscito ieri nelle librerie italine ed edito da Università Bocconi Editore. Secondo le teorie riconosciute dalla comunità scientifica, le quantità di metano e anidride carboncia nell'atmosfera negli ulimi 10.000 anni sarebbero dovute scendere fino all'inizio dell'era industriale, ed invece le tracce lasciate in alcune carote di ghiaccio estratte nell'Antartide dimostrano che 5.000 anni fa il metano in atmosfera salì senza una ragione apparente: Ruddiman comincia così la sua investigazione scientifica e scopre che proprio 5.000 anni fa cominciò la messa a coltura risicola di ampie porzioni delle pianure del Sud-Est Asiatico: proprio sotto lo strato d'acqua necessario a coltivare il riso marciscono erbe di vario genere che durante la decomposizione rilasciano metano. Quindi i cosiddetti gas-serra aumentarono anche prima dell'era industriale: ma questo studio non vuole discolpare l'uomo dall'attuale cambiamento climatico ed infatti dimostra che proprio dall'era industriale, in appena 200 anni, l'uomo con le sue attività ha innalzato i livelli di metano di ben 4 volte rispetto a quelli degli 8.000 anni precedenti e di 2,5 volte quello dell'anidride carbonica! Quindi i gas-serra sono sempre esistiti e sempre hanno subito variazioni (positive e negative), ma mai hanno subito un aumento come quello dovuto allo sviluppo industriale. Tuttavia, a causa del ritardo con cui il clima reagisce all'incremento dei gas serra, l'aumento di temperatura media terrestre è stato finora solo di 0.6°C: il 50% dell'effetto dei gas già immessi in atmosfera si menifesterà nei prossimi 50 anni! Intanto leggetevi il libro...

LEGAMBIENTE: città italiane sempre più inquinate!

Ecco qua la "bella" notizia: a fronte della lotta all'inquinamento atmosferico si scopre che le città italiane sono sempre più... INQUINATE!!! E' quanto emerge da "ECOSISTEMA URBANO 2008", una ricerca realizzata da Legambiente e dall'Istituto di Ricerche Ambiente Italia: la ricerca è stata fatta prendendo in considerazione 27 parametri diversi (tra i quali la qualità dell'aria e la raccolta differenziata dei rifiuti) ed ha analizzato molte città e 103 capoluoghi di provincia. Purtroppo le buone politiche rimangono ancora dei casi isolati: nella metà delle città analizzate l'inquinamento ha raggiunto livelli allarmanti, il trasporto pubblico è sottoutilizzato e la raccolta differenziata dei rifiuti è ancora un tabù (è buona solo al Nord Italia). La 1° città classificata è Belluno, seguita da Bergamo e Mantova, 4° è Livorno, 5° Perugia e 6° Siena. In fondo alla classifica, ancora una volta, le città del Meridione: all'ultimo posto figura Ragusa, preceduta da Benevento e Frosinone. Le grandi città si trovano a metà classifica: Roma è 55° (comunque migliorata di 5 posizioni rispetto allo scorso anno), Milano è 58°, Torino è 74° mentre Napoli scivola di ben 24 posizioni al 91° posto! Nessun capoluogo di provincia ha comunque raggiunto una qualità generale del 100%: per avere una "città ideale" si dovrebbero sommare i seguenti dati: i 45,61 mq/abitante di zone a traffico limitato di Bergamo, i 45,28 mq/abitante di verde urbano di Lucca, il 66,69% di raccolta differenziata dei rifiuti di Novara, i 16 mg/mc di media annuale di PM10 di Isernia, i 4,68 mq/abitante di isole pedonali di Venenzia, le 42 auto circolati ogni 100 abitanti di Venezia (contro le 74 di Roma...), i 28,66 metri di piste ciclabili ogni 100 abitanti di Modena, i 9,0 mg/mc come media annuale di biossido di azoto di Potenza nonchè la scarsa dispersione delle rete idrica di Viterbo (solo il 4%!). Purtroppo la "città ideale" rimane ancora un'utopia... Preoccupa ancora molto la scarsa raccolta differenziata dei rifiuti a livello nazionale: bene al Nord ma malissimo al Centro-Sud, con mediamente 618 kg di rifiuti buttati da ogni italiano nel cassonetto e solo 120 kg recuperati e riciclati. E molto preoccupante è ancora la situazione dello smog: in 40 città le polveri sottili superano i livelli di allarme per la salute...

Cina: Lago Tai intossicato dalle industrie chimiche!

Il Lago Tai (in cinese Tài Hù, ovvero "grande lago") è il 3° lago più grande della Cina (2.250 kmq di superficie) e si trova nella pianura del delta del fiume Yangze (sul confine tra le provincie di Jiangsu e Zhejiang). Purtroppo il grande lago, a conferma della preoccupante situazione dell'inquinamento in Cina, sta letteralmente morendo: le centinaia di industrie chimiche che lo circondano lo stanno distruggendo con i loro scarichi i quali hanno infestato il lago di cianobatteri, chiamati anche alghe azzurre, che lo hanno colorato di verde fluorescente! Almeno 2 milioni di persone che abitano lungo i canali, le risaie e gli stabilimenti chimici attorno al lago non possono più utilizzare le sue acque per bere e cucinare (cosa che succedeva fino a poco tempo fa). La notizia arriva dal quotidiano La Repubblica ed è' l'ennesima conferma del fortissimo, sfrenato e preoccupante inquinamento che sta avvolgendo (anzi, sconvolgendo!) la Cina: purtroppo le associazioni ambientaliste (riconosciute come status giuridico nel 1994) sono ancora malviste dal Partito Comunista che considera gli ecologisti come una minaccia ancora più devastante del degrado delle acque. Purtroppo amministratori locali e nazionali non si fanno certo condizionare da problemi "ambientali" di fronte agli alti tassi di crescita economica... e, tra l'altro, godono ancora del controllo quasi totale della polizia e dei tribunali. Ne è l'esempio la storia di Wu Lihong, contadino quarantenne che da oltre 10 anni stava sostenendo una battaglia denunciando come proprio le moltissime industrie chimiche stessero devastando il lago con i loro scarichi: ebbene, nel processo a tali industrie Wu Lihong non ha potuto testimoniare in quanto lo scorso mese di maggio le autorità locali lo hanno arrestato ed un corrotto tribunale lo ha poi condannato a 3 anni di detenzione per reato di frode e di ricatto (naturalmente accuse inventate...): addirittura negli atti d'accusa si sosteneva che Wu Lihong avesse confessato (anche questo inventato)! E mentre il contadino era in prigione il lago... ha parlato da solo: nitrogeno, fosforo, residui non depurati delle lavorazioni chimiche, fertilizzanti e liquami hanno raggiunto valori mai registrati prima il che, unito alla mancanza delle piogge, ha ricoperto il lago di una densa coltre maleodorante lasciando per molti giorni senza acqua potabile oltre 2 milioni di persone nella città di Wuxi (grande città posta sulle sue coste settentrionali). In principio le autorità locali hanno parlato di "disastro naturale", ma poi i mezzi di comunicazione nazionale hanno mostrato le immagini delle industrie chimiche che versavano i loro liquami nel lago. Ciò però non è bastato a far ammettere il "disastro politico ed economico" da parte del governo nazionale e Wu Lihong è rimasto in carcere. Proprio in questi giorni a Pechino si è aperto in pompa magna il 17° Congresso del Partito Comunista Cinese: il segretario generale Hu Jintao tra le tante cose ha affermato: "Aumenteremo gli investimenti nel risparmio energetico, nel ridurre l'inquinamento dell'acqua, dell'atmosfera e dei terreni". Dovrebbe essere il minimo che un governo dovrebbe fare per il suo paese, tuttal'più se si tratta della Cina. Ma se penso alla sete di potere economico che avvolge il paese, al fatto che gli stanziamenti che da Pechino vanno verso l'interno finiscono per 9/10 nelle tasche delle corrotte autorità locali, al fatto che non esiste una stampa libera, alla corruzione della polizia e della magistratura, al divario economico enorme tra città e campagna, alla completa mancanza di regole e controlli di ogni genere sull'ambiente, beh sinceramente sono molto restio a credere alle parole del segretario generale...

ROCKALL: cosa non si fa per il petrolio...

Quello che vedete nella foto è Rockall, uno scoglio di granito della larghezza di 27 metri e dell'altezza di 23 che affiora in pieno Oceano Atlantico a 368 km dalle coste della Scozia e a 424 km da quelle dell'Irlanda. Un insignificante scoglio in balia delle onde dell'Oceano (che spesso lo sommergono durante le tempeste) che sta scatenando un caso politico tra quattro nazioni (Gran Bretagna, Irlanda, Islanda e Danimarca) per contendersi il possesso dell'isolotto (Rockall in lingua gaelico antico significa "roccia che ruggisce"). Perchè direte voi questa disputa? Ebbene, i fondali attorno all'isolotto nascondono grandi giacimenti di petrolio e gas metano! Ecco perchè tutti ne rivendicano la sovranità!!! Infatti, in base alle nuove norme delle Nazioni Unite fino al 2009 un Paese può rivendicare il sottosuolo marino in un raggio di 500 km attorno ai suoi possedimenti marittimi, purchè non vi siano dispute con altri paesi. Però in questo caso la dispusta esiste: da decenni Gran Bretagna ed Irlanda rivendicano la sovranità sullo scoglio, alle quali si sono poi aggiunte anche l'Islanda e la Danimarca (quest'ultima sostiene che lo scoglio faccia parte dell'arcipelago danese delle Isole Faroe!). Ora i quattro Stati hanno aperto una trattativa con l'obiettivo di reclamare congiuntamente presso l'ONU il possesso di Rockall e pretendere una porzione del sottosuolo marino per ciascuno. Se il negoziato fallisse scoppierebbe una guerra diplomatica... Già qualcosa di strano successe in passato: nel 1955 la Gran Bretagna mandò sull'isolotto due elicotteri Royal Marines per piantare la Union Jack; nel 1984 un soldato irlandese si impiantò nell'isolotto ma morì affogato; nel 1985 un commando britannico vi trascorse una settimana! Cosa non si fa per il petrolio...

venerdì 12 ottobre 2007

AL GORE-I.P.C.C.: a loro il PREMIO NOBEL PER LA PACE 2007

Il PREMIO NOBEL PER LA PACE 2007 è andato ad AL GORE e all'I.P.C.C. (Intergovernmental Panel on Climate Change), ovvero la commissione ONU sul clima: sono stati premiati per il loro lungo lavoro di ricerca di dati sul cambiamento climatico in atto sulla Terra dovuto anche all'attività umana, culminato nel film-documentario "An incovenient truth" (ovvero "Una scomoda verità"). Pochi giorni fa il Nobel per la Fisica 2007 è andato al tedesco Gerhard Ertl per la creazione dei dispositivi utili per limitare le emissioni di sostanze inquinanti dalle automobili (come le marmitte catalittiche) e per aver capito alcuni importanti processi chimici alla base di fenomeni ambientali (come l'assotigliamento dello strato dell'ozono): dunque lo potremo definire un filone eco-Nobel questo del 2007. La motivazione con cui sono stati premiati è stata "per i loro sforzi per costruire e diffondere una conoscenza maggiore sui cambiamenti climatici provocati dall'uomo e per porre le basi per le misure necessarie a contrastare tali cambiamenti". Persanalmente sono molto soddisfatto che il Nobel per la Pace quest'anno sia andato ad Al Gore e all'I.P.C.C. Lo scorso inverno sono stato al cinema a vedere il film-documentario "Una scomoda verità": certo, ci sono alcune inesattezze al suo interno e forse ci potrà essere anche stato (come paventato da alcuni) un sottile velo di propaganda politica, ma premiarlo col Nobel è stata l'azione giusta al momento giusto. Si è voluta premiare la volonta di alcune persone che hanno denunciato la grave situazione in cui versa il nostro pianeta, eseguendo un lavoro lungo e duro che, diciamoci la verità, non ha fatto nessun altro! Quindi, seppur con qualche neo, perchè non premiare un'azione finalmente a protezione del nostro pianeta? Naturalmente ci sono i detrattori, ci mancherebbe, e tra questi c'è (e su questo non avevo alcun dubbio!) la redazione del sito meteorologico Meteolive.it, che ormai da un bel pò di tempo non solo mette in dubbio il fatto che l'attuale cambiamento cliamatico sia causato anche dall'uomo ma, oltre ad esporre teorie assurde su questo, continua a denigrare il lavoro altrui come se la verità la stesse dicendo solo Meteolive.it! Infatti, proprio oggi il sito dedica un articolo all'argomento intitolandolo "Nobel per la Pace ad Al Gore: una follia e una vergogna". Un articolo molto offensivo verso i premiati e verso i premiatori definendo il Nobel per la Pace un premio "politicamente corretto", "inutile" e "molto pericoloso": è la conferma della poca educazione dei moderatori del sito. Io sono convinto di una cosa: nessun può dire con certezza che la ragione ce la dice Al Gore, ma allo stesso tempo nessuno può dire con altrettanta certezza che la ragione la dice Meteolive.it. Io, lettore e navigatore indipendente (e sottolineo "indipendente"), non so da che parte sta la ragione: penso solo (e sempre da "indipendente") che l'attuale cambiamento climatico sia un normale processo climatico come ne sono sempre successi nella miliardaria (in fatto di età!) storia della Terra, solo che quello attuale è senza dubbio fortemente accelerato da cause imputabili all'attività umana. Negare questo significa essere degli ipocriti, negare che i fenomeni meteo estremi attuali sono molto più diffusi di un tempo è da incoscenti. Proprio per questo oggi, tramite mail, ho risposto all'articolo di Meteolive.it scrivendo alla redazione che dovrebbero essere loro a vergognarsi di scrivere certe cose e di occuparsi di ben altre denunce (come le centrali Enel a carbone, come lo scarso impiego ed invstimento sull'eolico e sul solare, come il continuo puntare sul petrolio). E sapete cosa mi ha risposto Alessio Grosso, il previsore responsabile di Meteolive.it? Testuali parole: "Dica la verità che vorrebbe gettarci una bella molotov... da buon comunista irrispettoso del prossimo". Ah, quindi sarei io l'irrispettoso del possimo? E' la conferma di come funzionano le cose in Italia: tutto contro tutto e tutti contro tutti! Così però non si risolvono i problemi...

mercoledì 10 ottobre 2007

Cambiamento climatico: Polo Nord e Polo Sud in contrasto!

Continua la "lotta" tra i due Poli terrestri, lotta legata all'estensione dei loro ghiacci. Infatti, lo corso mese di settembre 2007 mentre il Polo Nord ha battuto il suo minimo storico di estensione della banchisa (pari a 2,9 milioni di kmq), il Polo Sud ha fatto invece registrare il suo massimo storico di estensione della banchisa (pari a 16,17 milioni di kmq, che sommati ai 13 milioni di kmq costantemente ghiacciati danno un valore di ben 30 milioni di kmq completamente ricoperti di ghiaccio durante l'inverno australe, praticamente come l'estensione dell'Africa)!!! Per quanto riguarda il Polo Nord, l'estate ed in particolare il mese di settembre sono risultati più caldi della norma anche di 5°C (vedi immagine allegata, col colore rosso fuoco): ciò ha comportato alla totale scomparsa di ghiaccio durante l'estate (e all'apertura del mitico passaggio a Nord-Ovest...), nonchè ad inquietanti prospettive di sfruttamento economico delle aree finora rimaste selvagge ed incontaminate che possiedono però nel loro sottosusolo enormi quantità di combustibili fossili e minerali! Lo scorso mese di settembre l'estensione media della banchisa artica è stata di 4,3 milioni di kmq (la media è di 7 milioni...), quindi ben 3,7 milioni di kmq di ghiaccio mancanti... Per quanto riguarda l'Antartico, qui la banchisa ha avuto, sempre nel settembre 2007, un'estensione media di 19,2 milioni di kmq, ovvero 0,5 milioni oltre la media (che è di 18,7 milioni). Quindi notizie fortemente negative arrivano dal Polo Nord, positive invece quelle che arrivano dal Polo Sud: tra le due desta più scalpore tuttavia la forte diminuzione del ghiaccio nell'Artico. Infatti, se guardiamo l'estensione dei ghiacci marini a livello globale, siamo in un tred nettamente negativo, visto che la loro estensione è stata di 1 milione di kmq inferiore alla media 1979-2000! Quindi le notizie rimangono pur sempre allarmanti: è una ulteriore conferma che il cambiamento climatico in corso sta fortemente trasformando il clima della Terra, apportando sempre più eventi meteo anteposti tra loro. Questo significa cambiamento cliamtico...

CINA: pericolo esaurimento acqua!

La Cina sta vivendo uno sviluppo economico davvero impressionante che sta celando, purtroppo, dei rischi gravissimi per la sua stessa esistenza: tra questi vi è la scarsità sempre più diffusa d'acqua. Prendiamo ad esempio la città di Shijiazhuang, metropoli di oltre 2 milioni di abitanti, capitale della provincia di Hebei posta nella Pianura Cinese Settentrionale: si ta espandendo rapidamente (lo scorso anno la crescita economica è stata di ben l'11%...), aumenta la popolazione, sorgono ovunque nuovi quartieri residenziali arricchiti di laghetti artificiali e aumenta il numero delle industrie: tutto aumenta... tranne l'acqua! Pensate, la falda freatica della città si abbassa di circa 1,2 metri all'anno!!! Questa città è stata presa ad esempio per rappresentare una situazione che ormai è tipica di buona parte della Cina, ed in particolare della citata Pianura Cinese Settentrionale: la Cina, oltre ad avere il 20% della popolazione mondiale, ha anche il 7% delle risorse idriche mondiali che però per i 4/5 sono concentrate nel Sud del paese. Se si aggiunge che a livello nazionale l'uso d'acqua è quintuplicato dal 1949 ad oggi, si comprende la difficoltà con cui il Governo cinese deve prendere certe scelte politiche per far fronte allo straordinario (e senza controllo) sviluppo demografico, industriale ed agricolo che richiede quantità sempre maggiori di acqua. Ad esempio, da un pò di tempo il Governo cinese sta puntando ad un potenziamento della coltivazione del grano nella Pianura Cinese Settentrionale, che però richiede enormi quantità d'acqua che invece sarebbe meglio preservare per la popolazione: ma ciò comporterebbe una riduzione delle attività agricole ed in particolare del grano, con gravi ripercussioni sull'alimentazione dei contadini ed anche sul prezzo internazionale del grano. Si comprende quindi la difficoltà delle scelte politico-economiche da parte del Governo cinese, che deve quindi percorrere strade alternative. Tra queste, vi è il rispolvero (nel 2002) di un vecchio progetto di ingegneria idraulica mai realizzato ed ideato nientemeno che dal defunto Mao Tze Tung: un progetto per il trasferimento delle acque dal Sud al Nord del paese, facendo incanalare più di 45.000 miliardi di litri d'acqua all'anno (ad un costo di 44 miliardi di euro...) lungo tre canali dal bacino del grande fiume Yangtze. Il progetto, se cominciato ora, terminerebbe nel 2050... Ricordiamo che la Pianura Cinese Settentrionale è popolata da ben 200 milioni di persone ma è scarsamente piovosa: per tale motivo il 60% dell'acqua di cui ha bisogno lo ricava dalla falda (che entro 30 anni potrebbe prosciugarsi, quando invece fino ad appena 100 anni fa l'acqua sgorgava già a 2,5 metri di profondità...). Nella Pianura questo ora non succede più, anzi: circa 5/6 delle terre umide si sono prosciugati, facendo scomparire gran parte dei ruscelli e dei torrenti naturali, mentre molti fiumi (un tempo navigabili) sono ora ridotti a dei letti inariditi... C'è da aggiungere che quella poca acqua che è rimasta è ormai fortemente inquinata da scarichi fognari ed industriali immessi nei fiumi senza alcun controllo! Politiche economiche errate, l'esplosione demografica, i cambiamenti climatici e l'inarrestabile crescita economica hanno portato a questi risultati, senza ormai via d'uscita, se non con opere colossali come il progetto di Mao che però richiede un investimento di tempo e di denaro davvero smisurato! Basta però una frase pronunciata da Wang Yongli, ingegnere capo all'ufficio per la conservazione delle acque della città di Shijiazhuang, per dare l'idea della filosofia cinese attuale: "Però la priorità è lo sviluppo". Caro ingegnere, ci risentiremo quando l'acqua sarà finita...

Protezione dell'ambiente: istituire una CORTE PENALE INTERNAZIONALE!

L'idea di istituire una CORTE PENALE INTERNAZIONALE PER LA TUTELA DELL'AMBIETE viene dalla International Academy of Environmental Sciences, ovvero una associazione culturale presieduta dal Premio Nobel per la Pace Adolfo Perez Esquivel. Antonino Abrami, ispiratore di questa proposta, ha affetmato che: "Il diritto si è sempre adeguato alle esigenze del tempo e oggi la minaccia di gas serra, che sono stati da più parti paragonati ad armi di distruzione di massa, richiede un'istituzione internazionale capace di dare forza al concetto di giustizia". La "Corte Penale Internazionale" è stata istituita nel 2002 per intervenire quando i sistemi giuridici nazionali non sono in grado di perseguire i crimini contro l'umanità (come per Milosevic in seguito ai genocidi nell'ex-Jugoslavia o per il ministro per gli affari umanitari del Sudan Ahmad Muhammad Harun coinvolto negli stupri del Darfur). Dal 2009, col voto di 2/3 dei firmatari (105 stati) sarà possibile modificare lo statuto includendo tra i delitti contro l'umanità anche il "disastro ambientale intenzionale". Certo, ci saranno da contrastare quei paesi che remeranno contro (e ce ne sono...), ma l'Europa in tal senso è sempre in prima fila: già nel febbraio 2007 la Commissione ha presentato una proposta di direttiva in cui si stabilisce una lista di aggressioni all'ambiente che in tutti gli Stati membri vanno considerate dei veri e propri crimini. L'allargamento delle competenze della "Corte Penale Internazionale" a una definizione molto ampia del concetto di catastrofe ambientale richiederà una trattativa molto lunga, però purtroppo ci sono già stati in passato disastri ambientali troppo grandi che sono rimasti senza colpevoli: basti pensare all'esplosione della centrale nucleare di Chernobyl dell'aprile 1986 oppure all'esplosione dell'impianto chimico di Bhopal nel dicembre 1984, ovvero la più grande catastrofe chimica della storia che causò ben 30.000 morti e 500.000 avvelenati (per darvi un'idea andate sul sito http://www.bhopal.net). Di questo nuovo progetto della Corte se ne era già discusso nella prima Conferenza dell'Accademia Internazionale di scienze ambientali (tenutasi a Venezia nell'ottobre 2003) e i cui principi sono stati riportati nella "Carta di Venezia 2006". Molto forte è l'invito lanciato dal Dalai Lama e da Adolfo Perez Esquivel a tutti gli Stati firmatari dello Statuto della "Corte Penale Internazionale" affinchè promuovano campagne di sensibilizzazione politico-istituzionale per la presentazione di una serie di emendamenti allo Statuto al fine di inserire il "disastro ambientale intenzionale" quale crimine contro l'umanità. Perchè non ci siano più disastri come quelli di Chernobyl o Bhopal e soprattutto perchè i colpevoli non restino più nell'anonimato...

La fine dei metalli...

Il petrolio sta finendo? Certo, ma il problema riguarderà anche i metalli che nel giro di pochi decenni potrebbero scomparire! E' l'allarme lanciato dal settimanale britannico New Scientist (e pubblicato dalla rivista italiana Focus nel numero di agosto 2007), secondo il quale gran parte dei metalli ora presenti sulla Terra rischiano di scomparire nell'arco di appena 50 anni! L'allarme deriva da una serie di studi effettuati sui dati dell'US Geological Survey (USA), sulle statistiche dell'ONU sull'incremento della popolazione mondiale e sugli studi dei maggiori esperti del settore. Riporto qui di seguito l'elenco dei metalli a rischio "estinzione" affiancati da due numeri: il primo indica il numero di anni entro cui il metallo terminerà se tutto il mondo lo consumasse ad un ritmo pari a quello attuale degli USA, mentre il secondo indica il numero di anni entro cui lo stesso metallo terminerà se il mondo continuasse a consumarlo al ritmo attuale. Ecco qui:
- rame (utilizzato per cavi elettrici, monete e sculture) 38-61
- oro (gioielli e protesi dentarie) 36-45
- indio (elettronica e schermi Lcd) 4-13
- piombo (tubazioni e batterie) 8-42
- nichel (batterie, pale per turbine e bigiotteria) 57-90
- platino (gioielli, marmitte catalittiche e celle a combustibile) 42-360
- argento (gioielli, catalizzatori e specchi) 9-29
- tantalio (lenti per fotocamere e ferri chirurgici) 20-116
- stagno (lattine, saldature e carta stagnola) 17-40
- uranio (armi e centrali nucleari) 19-59
- zinco (galvanizzazione dell'acciaio e integratori alimentari) 34-46
- alluminio (mezzi di trasporto, linee elettriche ed elettrodomestici) 510-1027
- antimonio (farmaci, fiammiferi e sostanze ignifughe) 13-30
- cromo (smalti, vernici e cromature) 40-143.
Se escludiamo l'alluminio, per il quale (per il momento...) non ci sono problemi, gli altri metalli esaminati sono in serio pericolo di estinzione con forti ripercussioni sulla vita dell'uomo. L'indio, fortemente utilizzato nell'industria elettronica, ha ora un prezzo che è passato da 60 dollari al kg del gennaio 2003 a ben 1.000 dollari al kg dell'agosto 2006, stante il suo rapido esaurimento!!! Per quanto riguarda il platino, non preoccupa tanto l'industria dei gioielli quanto invece l'ecologia dei trasporti: il platino è infatti usato (seppure in piccole quantità) nelle marmitte catalittiche delle automobili per ridurre le emissioni delle sostanze inquinanti (ogni anno tonnellate di questo metallo si volatilizzano nell'aria tanto che alcuni ricercatori all'Università di Birmingham stanno studiando un modo per estrarlo dalla polvere delle strade!!). Una considerazione sull'uranio: si vuole tanto puntare sul nucleare come fonte di energia futura ma, già con l'impiego attuale, tra 60 non ce ne sarà più!!! E il rame? Il suo prezzo sul mercato è triplicato negli ultimi 2 anni arrivando a costare 9.000 euro a tonnellata! Tre sono le soluzioni proposte per far fronte alla possibile carenza dei metalli:
1) si potrebbero utilizzare altre sostanze, ad esempio la plastica al posto del rame nelle tubature dell'acqua, oppure utilizzare più ferro che è molto più abbondante in natura;
2) riciclare i metalli in quanto sono "elementi chimici" e cioè sostanze non ulteriormente scomponibili: pertanto la loro quantità resta immutata dopo il riciclo (a differenza della plastica che invece si deteriora). Così il piombo potrebbe essere riciclato per oltre il 70%, l'alluminio per il 50%, l'oro per il 43%, il nichel per il 35% e il rame per il 30%;
3) estrarli dallo spazio o cercarli sulgi asteroidi o sulla Luna, ma qui entriamo nella fantascienza...

martedì 9 ottobre 2007

VAJONT - 09 ottobre 1963: per non dimenticare...

Esattamente alle ore 22:39 di quel 09 ottobre 1963 la città di Longarone veniva completamente spazzata via in pochi secondi dalla enorme massa d'acqua fuoriuscita dalla diga del Vajont: una massa rocciosa di 259 milioni di mc, con un fronte di quasi 2 km, si staccò dal Monte Toc e precipitò nella diga scatenando così un'onda gigantesca alta 250 metri che prima spazzò i paesi di Erto e Casso, poi scavalcò la diga e scese a valle ad una velocità impressionante di 80 km/h: in appena 3 minuti causò quasi 2.000 vittime! Voglio ricordare questa tragedia sia per le vittime sia perchè l'incuria umana non possa più permettere disastri simili. Perchè di incuria umana si trattò: certo, nei due mesi precedenti la piovosità era stata 3 volte superiore alla media e quindi anche l'azione dell'acqua ebbe la sua parte, ma non si può utilizzarla come scusa per coprire colpe umane inaccettabili. La zona era molto dissestata e soggetta a frane: il Monte Toc è infatti caratterizzato lungo il suo versante settentrionale da strati di roccia inclinati di circa 45° verso valle poggiati su strati di argilla che, sotto la spinta di alcuni agenti (come l'acqua), letteralmente scivolano verso il basso: i geologi lo sapevano. Era proprio il caso di fare la diga? Poi, le ripetute operazioni di riempimento e svuotamento dell'invaso della diga (fatte per collaudare il bacino) contribuirono ad instabilizzare ulteriormente il versante del monte. Molte furono le proteste (non ascoltate) dei vari comitati durante la realizzazione della diga: la SADE (ovvero la "Società Adriatica di Elettricità" che ha progettato e costruito la diga) "sperava" che la frana si manifestasse in maniera molto più lenta. Purtroppo sperando non si costruiscono delle "bombe"! Speriamo che serva, almeno, da esempio per evitare altri disastri...

venerdì 5 ottobre 2007

ROTTERDAM "Città dell'Architettura" nel 2007

E' ormai diventata una bella metropoli (oltre che un grandissimo porto) la città di ROTTERDAM, famosa in tutto il mondo per i tantissimi esempi di urbanistica ed edilizia contemporanea. Non a caso, i cittadini assicurano che proprio qui a Rotterdam fu costruito (nel lontano 1898) il primo grattacielo europeo! Per valorizzare la città, l'amministrazione locale ogni due anni dedica alla metropoli una serie di grandi iniziative: così nel 2001 è stata "Capitale Europea della Cultura", nel 2003 è stata "Città dell'Acqua" e nel 2005 è stata invece "Città dello Sport". Quest'anno invece è la "Città dell'Architettura". Si sono infatti da poco concluse le seguenti manifestazioni:
- "Site & Stories" dedicate a 40 siti architettonici contemporanei (tra questi lo storico Grande Magazzino De Bijenkorf, le celebri Cube House e l'Erasmus Bridge, che vedete anche nella foto);
- "Skyscraper Weekend" dedicato ai grattacieli della città;
- "Terza Biennale Internazionale dell'Architettura".
Altre manifestazioni seguiranno da qui sino alla fine del 2007, come l'Architecture Film Festival (che durerà fino al 14 ottobre) con documentari sui migliori edifici contemporanei di tutto il mondo, gli itinerari guidati nell'area del Delfshaven (fino al 31 dicembre) e la mostra (fino al 6 gennaio) dedicata all'architetto P.J.H. Cuypers (vissuto tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 e autore della Stazione Centrale di Amsterdam). Per vedere tutte le iniziative andate sul sito http://www.rotterdam2007.nl. Interessante sarà anche il Building Site Excavation Festival, che si chiuderà il 30 ottobre e consiste in una serie di visite ai nuovi edifici in costruzione nella città. Inoltre, fino al 6 gennaio prossimo al Netherlands Architecture Institute (un complesso creato da Jo Coenen in mezzo ad uno specchio d'acqua ed inaugurato nel 1993) saranno esposti disegni, progetti, foto e moltissimo materiale inedito dello stesso architetto Jo Coenen.
Ricordiamo che la città di Rotterdam fu pesantemente bombardata dalla Luftwaffe nel 1940 e solo la forte collaborazione tra l'amministrazione pubblica e i grandi architetti seppe ridare un volto nuovo alla città con un tipo di architettura che tuttora fa scuola nel mondo! Come non ammirare il quartiere Kop Van Zuid, chiamato la Manhattan sul Maas (il fiume cittadino), costruito sul vecchio porto e alla cui progettazione ha partecipato anche il nostro architetto italiano Renzo Piano. E come non restare incantati davanti al Kpn Telecom, il grattacielo inclinato sempre progettato da Renzo Piano. E come dimenticare l'Erasmus Bridge (vedi foto), il fantastico ponte ideato da Van Berkel & Bos, costruito tra il 1990 ed il 1996, lungo ben 802 metri per 139 metri d'altezza e 6800 tonnellate di peso: in città è chiamato "il cigno"per la sua forma. E ancora, si può ammirare il Fotomuseum, il Museo della Fotografia inaugurato lo scorso mese di aprile, ottenuto dal restauro di un vecchio edificio degli anni '50 al quale è stata data una forma ellittica. Infine non si possono non citare le famosissime Cube House, le case a forma di cubo ideate dall'architetto P. Blom. Immagini ed informazioni sono raccolte nell'inserto "Viaggi" di oggi del quotidiano La Repubblica. Una città che vale dunque la pena di visitare!

Tifone "Krosa" su Taiwan!

La stagione dei tifoni è in pieno svolgimento sul Sud-Est asiatico: pochi giorni fa l'ultimo tifone, denominato "Lekima", ha interessato il sud della Cina e il Vietnam con piogge torrenziali e venti a 130 km/h. Ma ora è già pronto un nuovo tifone, questa volta molto più violento del precedente ed uno dei più forti dell'intera stagione. Si tratta del tifone "KROSA" (prende il nome da un frutto vietnamita): ha già colpito le isole Ryu Kyu Meridionali ed ora è in procinto di investire l'isola di Taiwan, rinvigorito dopo aver attraversato il mare (vedi immagine satellitare). Infatti, ha già raggiunto la categoria 4 (su una scala di forza che arriva a 5...) con venti a 200 km/h e raffiche che sfiorano i 220!! L'occhio del tifone è attualmente a circa 350 km dalle coste sud-orientali di Taiwan e continua il suo percorso verso NW. Domani mattina dovrebbe essere sulle coste di Taiwan con venti a 210 km/h e raffiche fino a 230!! La capitale Taipei è in allerta... poi dovrebbe interessare le coste cinesi tra le città di Fuzhou e Nanping e virare, indebolito, verso NE. Giunto in prossimità di Shangai dovrebbe rinvigorire sulle acque oceaniche e puntare verso il Giappone Meridionale. Intanto Taiwan è in allerta: c'è il serio pericolo di inondazioni estese e danni molto ingenti (intanto molte navi militari sono state mandate dall'esercito in mare aperto per raccogliere dati sulla tempesta).

martedì 2 ottobre 2007

Portogallo: 1° centrale elettrica alimentata dal movimento del mare!

Si tratta della "PRIMA CENTRALE ELETTRICA ALIMENTATA DAL MOVIMENTO DEL MARE" ed è sorta ad Agucadora (Portogallo settentrionale): l'impianto è stato realizzato ad alcune miglia dalla costa ed è composto di tre macchinari, i Pelamis P-750 detti anche "serpentoni marini". Si tratta di apparecchiature ancorate al fondale marino che, grazie al movimento delle onde, mettono in funzione i motori che generano così energia elettrica. La centrale, realizzata dalla società scozzese OPD (Ocean Power Delivery), soddisferà le esigenze di 2.000 famiglie e consentirà ad un taglio di CO2 per circa 6.000 tonnellate annue! Se l'impianto manterrà le promesse iniziali, esso sarà dotato di ulteriori 100 Pelamis in grado di produrre 500 megawatt di elettricità (quindi per circa 350.000 abitazioni!). Inoltre, i costi diminuiscono del 15% ogni volta che nell'impianto sono aggiunti due Pelamis. Dunque, una centrale che genera energia da quello che di più naturale ci possa essere: il moto ondoso! Questo è il futuro...

Energia solare: rischio crisi del silicio...

Stiamo assistendo ad un boom dell'energia solare (ed era ora...), ma già sorgono alcuni problemi legati alla materia prima necessaria per la produzione delle celle solari: il silicio. In particolare, le preoccupazioni riguardano il forte aumento del costo del materiale e allo stesso tempo la carenza del materiale stesso. Teoricamente il silicio è il 2° elemento (dopo l'ossigeno) più presente nella crosta terrestre: la parte dispendiosa è però il processo di trasformazione del minerale (che deve diventare purissimo per essere semiconduttore) che incide per circa il 90% sul costo delle celle. Nel 2006 per la prima volta più della metà del silicio cristallino prodotto al mondo è stata utilizzata per fare celle solari. C'è da considerare che, oltre ad essere un materiale costoso, quasi la metà viene persa nella fase di fabbricazione delle celle. Un ulteriore spreco deriva da esigenze di resistenza meccanica che impongono che le fette di silicio utilizzate per le celle abbiano uno spessore di circa 330 micron (0.3 mm) mentre per realizzare la funzione fotovoltaica ne basterebbero pochi micron. Certo, la tecnologia sta permettendo un uso più efficiente del materiale, riciclando gli scarti del silicio e sperimentando metodi alternativi come la cellula solare a film sottile polimerica (cioè in plastica). Tuttavia, è in atto una crisi del silicio: era già stata prevista comunque nel 1999, ora la difficoltà a reperire il materiale sta comportando importanti ristrutturazioni a vantaggio delle imprese più reattive. Alcune imprese leader finora del mercato fotovoltaico stanno ora registrando un calo nel mercato in termini di volumi (e di introiti...) e stanno correndo ai ripari investendo in tecnologie alternative. La Sharp (dominatrice del settore negli ultimi 7 anni) è corsa ai ripari firmando dei contratti di fornitura di silicio a lungo termine a prezzi fissi ma elevati e a condizioni onerose (il chè ha portato ad un aumnto dei prezzi), ha investito in ricerca per sviluppare una tecnologia alternativa al silicio purificato mentre nei centri di lavorazione ha attuato un sistema di riciclo degli avanzi del silicio, non dimenticando che ha investito 40 milioni di dollari per la realizzazione a Toyama (Giappone) di una raffineria di silicio capace di trasformare 1.000 tonnellate di materia prima all'anno in grado di soddisfare circa il 20% della sua capacità produttiva. La società tedesca Q-Cells, invece, ha avuto un incremento del 52% nel 2006 della produzione di celle solari: questo grazie ad una ben pensata scorta di silicio accumulata nel 2004 prima dello scoppio del caro-silicio; inoltre non si vincola a contratti a lungo termine e stringe delle partnership tecniche con i fornitori di silicio inviando presso i loro centri di lavorazione dei suoi ingegneri per incrementare l'efficienza produttiva e migliorarne la qualità. Strategie diverse che credo alla fine ripagheranno, sia in termini economici sia (e soprattutto) ambientali: la tecnologia in questo ci aiuterà, anche ora che il silicio comincia a scarseggiare. Avanti con le energie rinnovabili...

Infrastrutture italiane: male i porti commerciali (mentre quelli turistici...)

Più passa il tempo e più ci si accorge di quanto le infrastrutture italiane siano ormai insufficienti per soddisfare le esigenze dei trasporti privati e delle attività economiche. In tal senso è intervenuto anche il Governo Prodi che con l'ultimo D.p.e.f. ha scremato la lista di opere da realizzare previste dalla vecchia Legge Obiettivo del 2001 (approvata dal Governo Berlusconi), dando priorità alle opere di maggiore impatto sull'economia italiana. Il fabbisogno individuato per fare ciò è di 32.149 milioni di euro e si punterà in particolare alla rete ferroviaria per lo sviluppo del Corridoio 5 e delle tratte meridionali del Corridoio 1, allo sviluppo delle cosiddette "autostrade del mare", allo sviluppo dell'aereoporto di Malpensa, al potenzionamento del Corridoio Tirrenico ed Adriatico, al rafforzamento delle trasversali peninsulari, al completamento dei lavori dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria (sarebbe ora!!!) e al decongestionamento del traffico cittadino nelle grandi città. Un dato su tutti per descrivere l'insufficienza delle attuali infrastrutture: secondo un sondaggio condotto da Format a metà settembre, oltre il 70% delle imprese italiane che operano nel settore dei trasporti e della logistica ritiene le infrastrutture insufficienti o addirittura del tutto carenti. Abbiamo 3000 km di costa ma le infrastrutture portuali arrancano: c'è bisogno di un dragaggio dei fondali, di un ammodernamento delle piattaforme logistiche e di uno sviluppo dei collegamenti tra porti e reti autostradali/ferroviarie. In particolare, si cerca di puntare sulle cosiddette "autostrade del mare", in modo da favorire il trasporto merci via mare. Certo, ci sono già molti progetti in atto per lo sviluppo dei porti commerciali italiani (dei quali molti già finanziati ed avviati), ma il problema resta legato ai tempi e alla burocrazia che ne rallentano la realizzazione in maniera vergognosa, facendoci arrancare rispetto al resto d'Europa. La Spagna, ad esempio, stanzia ogni anno 1,5 miliardi di euro per i porti di Barcellona e Valencia, il Marocco sta investendo sul porto di Tangeri, l'Egitto sta investendo sui porti 1,4 miliardi di euro, addirittura la città di Amburgo ha previsto stanziamenti di 3 miliardi di euro in 10 anni! Ha ragione Piero Luzzati, il direttore di Confetra (Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica), quando dice che: "Quello che manca è la cultura dell'efficienza: gli altri puntano alla velocità delle operazioni che moltiplica il numero dei container trattati, noi invece li taglieggiamo. La soluzione nel lungo periodo è da ricercarsi nel partenariato pubblico-privato, nel rafforzamento della portata innovativa della Legge Obiettivo del 2001, ampliando i poteri della Conferenza Stato-Regioni e limitando il ruolo di Comuni e Provincie, nell'ottimizzazione dell'utilizzo delle risorse esistenti, in una equilibrata ponderazione dei benefici ambientali e soprattutto nella semplificazione dell'intera filiera del trasporto e della logistica".
Il paradosso (l'Italia è un paese di paradossi...) è che, mente i porti commerciali arrancano, quelli turistici... vanno a gonfie vele!!! Negli ultimi anni, dopo il decreto Burlando del 1997, le procedure per la costruzione di un porto turistico si sono enormemente semplificate (prima ci volevano anche 10 anni): dopo il decreto, lo Stato ha delegato in ciò le Regioni (e molto spesso queste ai Comuni...) semplificando alla grande i tempi di esecuzione. Questo ha favorito un grande sviluppo del turismo nautico (che incide oggi per un 2.2% sul Pil), nonchè dei paesi affacciati sul mare: dove sono stati costruiti porti turistici si sono sviluppate attività legate alla gestione portuale (gestione degli ormeggi, manutenzione e carenaggio delle imbarcazioni, rifornimento, servizi diretti, ecc...), nonchè poli di attrazione commerciale ed urbanistica, attività varie (albergazione, ristorazione, ecc...) e un pullulare di eventi e manifestazioni sportive e nautiche. Solo nel 2006 sono stati realizzati in Italia 3.000 posti barca, portandoli ad un totale di 130.000 di cui 54.000 in porti turistici, 44.000 in approdi e 32.000 in punti di ormeggio. Attualmente sono in corso di realizzazione circa 35 progetti di nuovi porti turistici o di riqualificazione di quelli esistenti (tra cui quelli di Imperia, Siracusa, Marina di Pisa e Nettuno), i quali a loro volta riqualificano aree depresse. Tuttavia, la richiesta di posti barca è in continuo aumento e l'offerta non riesce più a soddisfarla: questo crea il rischio di un allontanamento delle barche verso le più attrezzate Francia e Spagna e le più concorrenziali Grecia, Croazia e Turchia.
Cosa si può concludere da tutto questo:
1) porti turistici: buona la situazione, anche se non bisogna perdere l'opportunità di costruirne di nuovi (vista la domanda sempre in aumento) e sempre nel rispetto dell'ambiente circostante (tutti gli interventi devono infatti essere accompagnati da opere di riqualificazione ambientale stabilite per legge). Sarebbe un peccato non approfittarne visto il notevole peso dell'attività turistica sull'economia nazionale;
2) porti commerciali: situazione molto meno buona rispetto a quelli turistici. C'è bisogno di un forte investimento per il potenziamento di quelli esistenti e la realizzazione di nuovi: strade ed autostrade sono ormai intasate di camion ed autoveicoli vari, sarebbe ora puntare sul trasporto marino visti anche i 3.000 km di costa che abbiamo e l'estensione dei mari che ci circondano.
Proprio la posizione centrale nel Mediterraneo dovrebbe giovare in tal senso all'Italia: non dimentichiamo che questo fatto le fece guadagnare in passato una posizione invidiabile rispetto al resto d'Europa facendo la fortuna della nostra economia (un esempio ne sono state le Repubbliche Marinare...) e che invece ora sta avvantaggiando i paesi laterali a noi, come la Spagna. Il rischio è quello di essere il paese con più km di costa e allo stesso tempo quello che non riesce a fare del suo mare una risorsa per la sua economia.

Caro-prezzo del grano: aumentare le piantagioni?

Sembra pensarla così l'Unione Europea che pochi giorni fa ha deciso, per calmare il prezzo del grano e del mais, di mettere a coltura nei paesi europei (ed anche in Italia) quella quota di terreno che annualmente resta incolta (si tratta della messa a riposo di alcuni terreni per evitare il tracollo dei prezzi). Si è fatto un gran parlare in queste ultime settimane (sopratutto nei telegiornali) del caro-prezzo di alcuni prodotti di prima necessità come pane, pasta, latte, ecc... dando adito (giustamente) alle lamentele dei consumatori ma senza spiegare loro le vere ragioni di questi considerevoli aumenti, che invece (per volere degli stessi tg...) vengono fatti percepire come una colpa dell'attuale governo. Non dicono purtroppo (e la maggior parte della gente non lo sa!) che il prezzo del grano duro (e quindi della materia prima) è aumentato di ben l'80% in un solo anno a livello globale: l'aumento è stato causato dalla sempre maggiore richiesta di grano da parte dei paesi in via di sviluppo (come Cina e India) e allo stesso tempo da una sempre minore di quantità di grano disponibile per l'alimentazione in quanto una buona fetta di esso è oggi impiegata per la produzione dell'etanolo necessario ai biocarburanti! Quindi sempre maggiore grano disponibile, maggiore domanda e prezzi in costante aumento! Altro che Governo... Questa è purtroppo l'informazione che abbiamo in Italia... Tornando alla soluzione presa dall'UE, per il 2008 essa rimette in utilizzo circa 3,8 milioni di ettari di terreno sperando che gli agricoltori li coltivino a grano: in Italia la superficie riutilizzata sarà pari a circa 180-200 mila ettari (circa il 10% dell'attuale superficie coltivata a frumento), per una potenziale maggiore produzione di grano di circa 700.000 tonnellate annue. Per quanto riguarda l'Italia, c'è poi in atto una speculazione (in atto da alcuni anni e mai controllata....) che permette rincari esorbitanti dei prezzi nei vari passaggi dal produttore, al commerciate, al venditore, al consumatore. Guardate nel grafico allegato com'è aumentato il prezzo dei prodotti ortofrutticoli dal 1995 ad oggi: l'Italia è ben distinguibile... Nello stesso schema è inoltre riportato l'aumento che subisce il prezzo di un prodotto in base ai passaggi che fa: con due intermediari il prezzo rispetto alla produzione è quasi 4 volte maggiore!!! Ci sono quindi due problemi di fondo:
1) uno a livello generale, che riguarda il prezzo salito alle stelle del grano (complici lo sviluppo demografico di Cina ed India e la richiesta di etanolo derivante dal grano per la produzione dei biocarburanti);
2) l'altro a livello nazionale, che sta nella speculazione dei prezzi in atto nei vari passaggi.
A livello globale stiamo pagando una politica sbagliata di protezione ambientale basata sui biocarburanti che sì limitano le emissioni di gas serra ma allo stesso tempo stanno privando di grano la popolazione mondiale; a livello nazionale stiamo invece pagando i mancati controlli sui prezzi da quando l'euro è entrato in vigore (in questo il Governo Berlusconi ha fatto praticamente zero ed ora la situazione è impossibilitata nel tornare alla normalità). Ecco perchè pasta, pane e latte sono aumentati in maniera così sostanziosa: altro che Governo Prodi... Sinceramente, quella di rimettere in utilizzo i terreni fermi non la vedo come la soluzione al problema, anche perchè non è detto (e questo è uno dei dubbi dell'UE) che gli agricoltori coltiveranno tutti i nuovi terreni a cereali....

lunedì 1 ottobre 2007

"PULIAMO IL MONDO 2007": ecco i risultati!

Si è conclusa ieri la 14° edizione di "PULIAMO IL MONDO 2007", la versione italiana di "CLEAN UP THE WORLD", durata 3 giorni (28-29-30 settembre) ed organizzata da Legambiente. Si tratta della più grande iniziativa di volontariato ambientale organizzata in Italia ed anche quella di quest'anno ha avuto un grande successo. Un week-end in cui moltissime persone, famiglie, associazioni, insegnanti e studenti si sono dedicate alla raccolta dei rifiuti abbandonati (di ogni genere!), al recupero dell'ambinete, alla sensibilizzazione della gente e alla creazione di una collaborazione tra pubblica amministrazione e cittadini. Hanno aderito ben 1.800 comuni italiani, con circa 500.000 volontari che hanno ripulito parchi, spiagge, strade, ecc... (in totale circa 5.000 aree). Così, a Roma i volontari hanno ripulito le rive del fiume Aniene e la pista ciclabile all'altezza della stazione Nomentana; a Genova si sono ripuliti i sentieri del parco di Villa Rosazza; a Torino si sono ripulite le strade del quartiere San Salvario; ad Amelia (TR) si sono liberate dai rifiuti le mura poligonali della città; a Vibonati (SA) si sono ripuliti 3 km di costa; nel Parco delle Alpi Apuane (Toscana) è stato ripulito l'Antro del Corchia (la grotta più visitata d'Italia, dove gli speleologi hanno dato vita all'iniziativa "PULIAMO IL BUIO"). Insomma, una lunga lista di aree ripulite alla faccia dell'incuria dell'uomo che ha gettato ogni genere di rifiuto: pneumatici, scarponi, falci, vestiti, frigoriferi, vasche da bagno, materassi, lavatrici, divani, scooter, biciclette, damigiane, tavoli, sedie, materiale isolante di uso industriale, recinzioni, mattoni, medicinali, tostapane, zaini, pentole, teli, ecc...: una varietà di rifiuti inimmaginabile per la nostra mente, eppure... "PULIAMO IL MONDO 2007" è stata organizzata in collaborazione col Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero della Pubblica Istruzione, la rappresentanza a Milano della Commissione Europea e dell'UNEP (Programma per l'Ambiente della Nazioni), l'UPI (Unione Provincie Italiane), Federparchi, UNCEM (Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani), l'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Fiseassoambiente. Fonte della notizia http://www.legambiente.eu. Perchè dobbiamo aver bisogno di queste manifestazioni per tenere pulito il mondo? Perchè la stessa fatica di gettare un rifiuto in un luogo qualsiasi non la impieghiamo per gettarlo negli appositi cestini, negli appositi bidoni della raccolta differenziata o negli appositi centri di raccolta (ormai ce ne sono ovunque, se non ci sono segnalatelo al vostro comune)? Il gesto è sempre quello, la fatica pure, il tempo impiegato anche: soltanto che il nostro caro ambiente resterebbe molto più pulito...e scusate se è poco! Ricordate che l'uomo per la Terra è un parassita...

YEMEN: disastrosa eruzione vulcanica!

ULTIM'ORA
una spettacolare ma disastrosa eruzione vulcanica ha sepolto una piccola isola del Mar Rosso, al largo delle coste dello Yemen. Si tratta dell'isola di Jazirt Mount al-Taira, della lunghezza di soli 3 km e posta a 140 km dalle coste yemenite. L'isola, in seguito ai getti di lava alti centinaia di metri, è stata ricoperta di lava in una sola notte. Il bilancio è di 4 morti (erano soldati che presiedevano l'isola).