mercoledì 26 dicembre 2007

Isole italiane: continua lo scempio edilizio!

Il patrimonio delle isole minori italiane ha un valore inestimabile, fatto di coste incontaminate, mari cristallini, paesaggi incantevoli, boschi, macchie mediterranee, tantissime varietà di animali terrestri e marini e di uccelli, molte tracce di storia ed arte, tradizioni locali imperdibili: tutto questo le rendono uniche, dall'arcipelago toscano a quello laziale, dalle isole della costa Campana alle Tremiti, dalle Eolie alle Egadi, da Pantelleria alle Pelagie, dalle tantissime isolette sarde e quelle sparse lungo le migliaia di coste italiane. UN PATRIMONIO UNICO ED INVIDIABILE! Così diverse tra loro ma allo stesso tempo così ricche di storia e natura da non permettere a niente e nessuno di essere distrutte. Attualmente le isole minori italine vivono di turismo, e non potrebbe essere altrimenti visto la loro bellezza: tuttavia in alcune di queste la situazione sta sfuggendo di mano, soprattutto per quanto riguarda l'espansione edilizia. La sempre maggior richiesta turistica ha spinto (e sta spingendo) molte amministrazioni comunali a chiudere non solo un'occhio... ma anche quell'altro, permettendo la distruzione di paesaggi unici per far posto a strade, porti e nuove costruzioni. E dove non ci arrivano i Comuni, ci pensano i privati con le costruzioni abusive... Tutto (come sempre) in nome del Dio DENARO: col tempo il prezzo degli edifici è salito alle stelle in tali isole (anche 4.000-5.000 euro al mq!), spingendo i privati a costruire sempre di più, anche dove non si sarebbe potuto. Intanto loro vendono, poi il condono edilizio sanerà tutto... e tutti saranno felici e contenti. Ma le nostre isole, che fine faranno? Proprio lunedì 24 dicembre 2007 il quotidiano La Repubblica ha dedicato una delle sue numerose inchieste proprio a questo tema intitolandolo "Il paradiso assediato dal cemento", a cura di Giovanni Valentini, relativo all'abusivismo che sta distruggendo l'isola di Procida (posta nel braccio di mare che separa l'isola di Ischia dalla costa campana). Proprio in quest'isola giaccono circa 3.000 istanze di condono edilizio (si va dalle finestre alle sopraelevazioni che hanno rovinate le tipiche cupole isolane a vere e proprie costruzioni): pensate però a quanti soldini incasserà il Comune (si parla di ben 750.000 euro per il solo 2007), e questo succede in buona parte delle altre isole... Per non parlare dei problemi correlati al numero sempre maggiore di ingressi turistici: l'invasione di auto e motorini che ogni anno è permessa nelle varie isole (sembra di essere in città!), alla qualità dell'aria, ai monumenti storici abbandonati, ai supermercati che crescono come funghi, alle montagne di rifiuti fino all'esaurimento delle riserve di acqua potabile!!! Pensate che un gruppo di personaggi famosi (tra cui Renzo Arbore, Margherita Buy, Antonio Lubrano, Lorenza Foschini, Ennio Morricone e Renzo Piano) sono arrivati al punto di lanciare un appello per fermare lo scempio dell'isola di Procida: ma ci devono arrivare i personaggi famosi a fare ciò? Non dovrebbero arrivarci le amministrazioni comunali? Evidentemente no...
Non ultima, arriva la notizia che nell'isola di Lipari (nelle siciliane Eolie) verrà in futuro costruito un megaporto in grado di riparare almeno 400 barche tra cui anche navi da crociera, con la realizzazione di muri alti 4 metri che lo separano dal lungomare con bracci che si allungano per oltre 80 metri, mentre tutt'attorno sorgeranno saune, boutique di alta moda, centri di bellezza per cani di razza, officine meccaniche specializzate nell'assistenza a yacht e panfili, insomma una vera e propria città! Il tutto per una spesa complessiva di almeno 100 milioni di euro: inutile dire che l'amministrazione comunale di Lipari (che in consiglio comunale ha approvato tale progetto) è di centro-destra (il sindaco Mariano Bruno è di Forza Italia)... Uno scempio edilizio che va ad intaccare un altro angolo dalla bellezza incredibile delle isole Eolie: l'unico scopo è quello di incassare DENARO (anche perchè la società "Lipari Porti Spa" che gestirà il porto sarà formata per un 30% dal Comune stesso...). Chiarissimo il messaggio arrivato dall'UNESCO (http://www.unesco.it): siccome le isole Eolie fanno parte del suo patrimonio mondiale, se si dovesse realizzare quel porto le isole saranno estromesse dall'UNESCO con gravissime ripercussioni sul suo turismo.
Nell'uno (Procida) o nell'altro caso (Lipari), e comunque in tutti i casi delle isole minori italiane, prevarrà il buon senso o, ancora una volta, il DENARO? E pensare che sarebbe piuttosto semplice garantire la difesa di tali isole (http://www.isoleitalia.it): ammodernizzare i porti esistenti anzichè costruirne di nuovi e faraonici, mettere un numero chiuso di visitatori all'anno (io per 4 volte ho visitato le Eolie e sono il primo a dire che ci deve essere un numero chiuso), impedire l'accesso alle auto in alcune isole, preservare certi tratti di costa e di paesaggio dall'urbanizzazione selvaggia, respingere (e dunque far demolire) almeno gli abusi edilizi più eclatanti ed in contrasto con la difesa ambientale, insomma ci sarebbero varie vie perseguibili per poter coniugare la difesa di tali isole col sostentamento economico dei suoi abitanti impegnati nel turismo. Invece si tende sempre ad aumentare, aumentare, aumentare ed ancora aumentare il flusso turistico (con tutti gli annessi ed i connessi) finchè le isole scoppieranno una ad una, diventando come delle vere e proprie città. Confido sempre nel BUONSENSO, ma quello che ho io mi dice che sto sbagliando...

domenica 23 dicembre 2007

2009 ANNO INTERNAZIONALE DELL'ASTRONOMIA

La notizia era nell'aria da un pò di tempo (e ve l'avevo già anticipata in un mio precedente articolo) ma ora è ufficiale: il 2009 sarà l'ANNO INTERNAZIONALE DELL'ASTRONOMIA (in linguaggio internazionale IYA2009, ovvero International Year of Astronomy 2009). Lo ha proclamato l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella sua riunione del 20 dicembre 2007 accogliendo così la proprosta che l'UNESCO (l'organo della Nazioni Unite per l'Educazione e la Scienza) aveva avanzato nel dicembre 2005. Dopo il voto contro la pena di morte, ecco un altro grande risultato per l'Italia, visto che fu proprio il nostro paese nel 2006 ad essere promotore dell'iniziativa grazie soprattutto a Franco Pacini, direttore dell'Osservatorio Astrofisico di Arcieri (proprio vicino a tale Osservatorio sorge "Il Gioiello", la villetta dove Galileo trascorse gli ultimi anni della sua vita). Il 2009 è stato scelto in quanto vi cade il 400° anniversario di quel 1609 che fu un anno di scoperte senzazionali nel campo dell'astronomia (come i cratrei della Luna, i satelliti di Giove, le fasi di Venere e la polvere di stelle della Via Lattea). Il coordinamento dell'Anno Internazionale dell'Astronomia è affidato all'UNESCO (http://www.unesco.it), affiancata dalla IAU (International Astronomical Union) e dalla ESO (European Southern Observatory): proprio la IAU è la società scientifica che raggruppa tutti gli astronomi e gli astrofisici del mondo e la cui parte italiana è rappresentata dalla INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) promotrice proprio di questa iniziativa. Finora hanno firmato l'accordo per la celebrazione del 2009 ben 99 nazioni e 14 organizzazioni internazionali per la comunicazione ed educazione scientifica: in ogni nazione firmataria dell'accordo è stato disegnato un referente che per l'Italia è appunto l'INAF (http://www.inaf.it) che dovrà promuovere collaborazioni fra università, Science Center, società scientifiche ed appassionati di astronomia. Lo scopo dell'iniziativa è di aiutare tutta la popolazione mondiale a riscoprire il proprio posto e ruolo nell'universo attraverso una ritrovata consuetudine col cielo: infatti il motto dell'IYA2009 è "L'universo, a te scoprilo", facendo capire come la conoscenza scientifica possa contribuire ad un mondo più equo e pacifico.
Ecco alcune delle iniziative dell'Anno Internazionale dell'Astronomia:
  • "100 ore di Astronomia": progetto mondiale che includerà webcast in diretta su attività di osservazione condotte dai più grandi osservatori astronomici del mondo;
  • "Il Galieoscopio": realizzazione "fai da te" di un piccolo telescopio;
  • "Diario Cosmico": apertura di un blog tenuto da astronomi professionisti che racconteranno tutto di sè e del loro lavoro;
  • "Il Portale per l'Universo": metterà a disposizione le moltissime risorse sull'astronomia disponibili su internet (immagini, filmati, notizie, podcast, ecc...);
  • "Lei è un'Astronoma": iniziativa rivolta alla comunità astronomica femminile (su 4 astronomi uno è donna);
  • "Dark Sky Awareness": proteggere dall'inquinamento luminoso il cielo stellato;
  • "Astronomy and World Heritage": iniziativa per individuare e valorizzare luoghi e strutture legati alla storia dell'astronomia;
  • "Galileo - Programma di formazione per insegnanti": progetto per la formazione degli insegnanti in astronomia;
  • "La percezione dell'Universo": progetto internazionale di divulgazione dell'astronomia per avvicinare i bambini a tale campo;
  • "L'Universo della Terra": mostra delle più belle immagini astronomiche riprese dai telescopi terrestri e spaziali;
  • "Sviluppare l'Astronomia in una prospettiva globale": prevede una serie di iniziative nei paesi dove la ricerca astronomica è ancora poco sviluppata.
Per ulteriori informazioni http://www.astronomy2009.org

ENERGIA SOLARE: ecco la mappa della NASA

Quella che vedete è la mappa solare della NASA che ha realizzato usando 24 anni di informazioni provenienti da satelliti americani ed europei che costantemente monitorano l'intera superficie terrestre registrando, tra i tantissimi dati, anche l'irraggiamento solare. E così si può notare come le aree più assolate siano la parte centrale dell'Oceano Atlantico, la parte orientale dell'Oceano Pacifico Centrale, la parte dell'Oceano Indiano prospicente l'Africa, l'area tra Sudan-Libia-Egitto-Ciad, il Tibet e quasi l'intera Australia. Ma qual'è lo scopo di tale mappa? Due sono gli scopi: il primo è quello di individuare le aree del pianeta dove (più di altre) è necessario proteggere la pelle dai raggi solari, mentre il secondo è quello di individuare i luoghi dove è più conveniente installare impianti per la produzione di energia solare fotovoltaica (visto il grande bisogno che c'è di produrre energia da fonti rinnovabili). Il picco più elevato di assolamento si è riscontrato nelle porzioni succitate degli Oceani Pacifico ed Atlantico con 6,92 chilowatt di energia prodotta per ora per ogni metro quadrato, seguite dal Niger con 6,75 chilowattora. Per farvi capire l'utilità di questa mappa, prendete come esempio ciò che ha fatto il Marocco: utilizzandola, il paese ha calcolato quanti pannelli solari sarebbero stati necessari per alimentare le proprie stazioni telefoniche nei luoghi più remoti e, dopo aver scoperto che ne bastava un numero limitato, ha rimosso i generatori diesel sostituendoli con centrali solari! E' sicuramente un buon inizio per la diffusione delle energie rinnovabili anche nei paesi più remoti e meno sviluppati, nonchè un ottimo aiuto al taglio dei gas serra per la lotta al cambiamento climatico in corso.

2007: 6° anno più caldo della storia della meteorologia!

Lo ha affermato Michel Jarraud, direttore dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale : il 2007 è stato il 6° anno più caldo della storia della meteorologia, almeno da quando esistono rilevazioni meteo (da circa 200 anni). Molti i segnali che facevano presagire tale dubbio: nella sola Europa gli scorsi inverno e primavera hanno avuto temperature medie superiori alla norma di ben 4°C, per non parlare delle devastanti tre ondate di caldo africano sul Mediterraneo Centrale (Italia ed Europa Orientale) nel corso dell'estate! Molti i segnali anche del cambiamento climatico in corso, creati dallo squilibrio termico, un pò in tutto il pianeta: la stagione più umida in Inghilterra dal 1766 ad oggi, il violento ciclone extra-tropicale "Kyrill" dello scorso gennaio nell'Europa Centrale, la freddissima e prolungata stagione invernale nel Sud America con nevicate fin quasi al Tropico del Capricorno (!), la riduzione record dei ghiacci del Polo Nord con la conseguente apertura per la prima volta nella storia del mitico passaggio a Nord-Ovest, la gravissima siccità durata ben 6 mesi che ha interessato il sud-est degli USA, l'alluvione in Uruguay (la peggiore dal 1959 ad oggi), le tremende alluvioni in Africa (Sudan e Mozambico) e in Cina, il violentissimo ciclone "Sidr" in Bangladesh, e la lista continuerebbe... Insomma, una escalation di fenomeni che presi singolarmente non dicono niente (visto che si sono sempre verificati sulla Terra) ma che presi tutti assieme danno un quadro allarmante proprio per il loro ripetersi nel corso di un breve periodo (come un anno). Lo stesso 2007 con la sua temperatura media potrebbe rientrare nella normale storia della meteorologia (come già capitato in passato): ma c'è un dato che smentisce tale affermazione. Infatti il decennio 1998-2007 è stato il più caldo della storia delle meteorologia (tra 0.4 e 0.7°C oltre la media), 12 dei 13 anni più caldi dal 1850 ad oggi sono concentrati nel periodo 1995-2007 mentre gli anni più roventi sono stati in ordine di classifica (dal 1° in giù) il 1998, il 2005, il 2001, il 2003, il 2004, il 2006 (questo a pari merito col 2007)! Questi dati parlano da soli: non c'è ombra di dubbio che si tratti di un cambiamento climatico assai veloce, tanto che negli ultimi 50 anni ha avuto una velocità doppia rispetto all'andamento dell'ultimo secolo. E qui entra in gioco l'uomo con le sue attività: credo non ci sia più bisogno di dire che i gas di scarico emessi dalle attività umane stiano contribuendo alla grande a tale cambiamento climatico con l'effetto serra, il conseguente aumento della temperatura media terrestre e lo sconvolgimento climatico che ciò comporta. Le recentissime trivellazioni effettuate al Polo Sud hanno inoltre confermato che negli ultimi 650.000 anni mai la concentrazione di CO2 era stata così elevata come in questo ultimo secolo (e non è una coincidenza che lo sviluppo industriale si sia verificato proprio in questo secolo)!!! A tal proprosito si è conclusa da poco la 13° Conferenza dell'ONU sul Clima, tenutasi a Bali: è stato approvato il documento che serve ad avviare due anni di negoziati mondiali per arrivare al summit sul clima che si terrà a Copenaghen nel 2009, per poi varare un nuovo accordo di riduzione dei gas serra per il dopo 2012 (ovvero il dopo Protocollo di Kyoto). L'accordo tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo è molto difficile ma è assolutamente necessario per evitare l'intensificazione del cambiamento climatico in corso: bisogna almeno limitare i danni che abbiamo fatto!

domenica 16 dicembre 2007

Energia eolica: al vento non manca il fiato...

Scusate la battuta (che non è mia ma l'ho trovata sull'inserto di un quotidiano) ma fotografa perfettamente il quadro dell'energia eolica (http://www.energia-eolica.it). Abbiamo un gran bisogno di energie rinnovabili, un pò perchè quelle da combustibili fossili si esauriranno, un pò (e soprattutto) perchè si tratta di energie pulite che riescono a dare un contributo notevole alla lotta contro le emissioni di CO2 e di conseguenza per frenare il cambiamento climatico in corso. Diciamo pure che sole e vento sono inesauribili: ci sono sul nostro pianeta da miliardi di anni e ci saranno ancora per altrettanti! Sembra tuttavia che qualcosa (o qualcuno...) remi contro l'eolico: ricordiamo che è l'energia rinnovabile più economica, la più avanzata dal punto di vista tecnologico e quella che presenta le maggiori possibilità di sviluppo. A livello mondiale il mercato dell'eolico si sta espandendo: se nel 1995 la potenza complessiva installata era di 4.800 megawatt, oggi è passata ad oltre 70.000 (nel solo 2006 la potenza delle centrali eoliche è aumentata del 26%). Ci sono zone europee dove l'eolico è già una realtà consolidata: pensate che in Danimarca oltre il 20% del fabbisogno elettrico è coperto dall'eolico (pensando di arrivare al 35% entro il 2030), la Spagna è all'8% (con intenzione di arrivare al 16% entro il 2010) e la Germania è al 6.5% (qui vi sono oggi in funzione 19.000 centrali eoliche per oltre 21.000 megawatt di potenza). Negli ultimi anni si sta diffondendo il principio per cui le centrali eoliche si potranno installare anche in mare dove i venti soffiano più forti e il rendimento sarebbe superiore del 40% di quelle a terra. Già sono stati realizzati alcuni grandi impianti eolici offshore (Danimarca, Mar Baltico, baia di Liverpool). Per aumentare invece la resa delle centrali eoliche a terra si sta ricorrendo al "repowering", ovvero alla sostituzione dei vecchi impianti di prima generazione con nuove macchine più potenti (sta già succedendo nel nord della Germania): si è scoperto che con la metà degli impianti esistenti ed il doppio della potenza si ottiene un rendimento addirittura triplo! Qui in Italia per l'eolico siamo ancora molto indietro: certo, non tutto il territorio italiano è spazzato da venti sostenuti, ma ci sono zone come le Alpi, le isole maggiori ed in genere il Tirreno dove il vento soffia con costanza ed intensità per buona parte dell'anno. Allora perchè non sfruttarlo? Qui entramo in discorso complicato che coinvolge le associazioni ambientaliste. Ad ogni progetto di impianto eolico scoppia infatti una polemica sulle pale che genererebbero un impatto ambientale grave, che sarebbero un pericolo per alcuni uccelli e che causerebbero rumore. Da buon ambientalista quale sono, non posso associarmi a queste polemiche perchè le trovo fuori posto: premesso che a me personalmente queste pale eoliche piacciono perchè le trovo in un certo senso "affascinanti" in quanto mi danno l'idea di un ambiente pulito e tranquillo, però anche considerandole un affronto all'occhio umano non si può remarne contro visto che allora dovremmo innestare una polemica ogni qualvolta viene piantato un traliccio Enel (e non ditemi che è bello da vedere!) o un semplice palone dell'energia elettrica o del telefono o le antenne per i cellulari o ancora le centrali a carbone! Scusatemi ma proprio non riesco a capire: come si fa a respingere un impianto eolico per queste motivazioni? Io sono il primo a dire che dovrà essere preservato l'ambiente che ci circonda (ci sono le apposite V.I.A., valutazioni di impatto ambientale) e che tali impiant dovranno essere realizzati lontani dai centri abitati, ma da qui ad esserne contro sempre e comunque mi sembra esagerato visto quanto è grave il problema delle emissioni di gas serra e della lotta al cambiamento climatico. Se poi consideriamo che in ogni Finanziaria (indipendentemente che al governo ci sia una coalizione di centro-destra o di centro-sinistra) vengono previsti stanziamenti solo per strade ed autostrade, beh allora abbiamo capito tutto... Ma allora, faccamo tutti un passo indietro e collaboriamo insieme, no?

Urbanistica: la città del futuro

Traggo spunto da un'intervista che il giornalista Francesco Erbani ha fatto all'architetto Richard Burdett e pubblicata sul quotidiano La Repubblica di venerdì 14 dicembre 2007. Richard Burdett, oltre che famoso architetto, è stato consulente del sindaco di Londra Ken Livingstone e da anni sta studiando quanto la struttura fisica di una città produca benessere sociale oppure esclusione. Nell'intervista l'architetto fa riferimento a Londra. L'amministrazione comunale guidata dal sindaco Livingstone (chiamato "Ken il rosso") ha deciso che per far fronte al continuo aumento di popolazione della città (si prevedono ben 750.000 nuovi arrivi entro il 2015) lo sviluppo edilizio si svolga all'interno dei confini della città utilizzando l'esistente e senza rubare un solo metro quadrato alle campagne circostanti (praticamente il contrario di quanto avviene in Italia...): infatti si edificherà solo su terreni abbandonati, ex aree industriali dismesse, vecchi scali ferroviari, depositi elettrici o di gas non più utilizzati, ecc... E soprattutto verrà riedificato solo dove esiste un sistema di trasporto pubblico. Si cercherà dunque di creare nuovi quartieri nei quali si mescolino varie funzioni come casa, lavoro, cultura e divertimento e non più quartieri esclusivamente residenziali o industriali: inoltre, i nuovi insediamenti saranno realizzati per essere accessibili alle fasce economiche più deboli ospitando persone di ceti diversi senza quindi trasformare questi quartieri in ghetti. Il fatto di puntare su aree già dotate di sistema di trasporto pubblico consentirà di migliorare la qualità dell'aria (attualmente le grandi città del mondo contribuiscono per il 75% alle emissioni di CO2...). Si parla dunque di ridensificazione urbanistica, già in atto da alcuni anni e che ha consentito ad oggi di diminuire del 20% l'utilizzo delle auto, mentre allo stesso tempo è raddoppiato l'utilizzo dei mezzi pubblici: i parcheggi sono stati banditi dal centro cittadino ed oggi ben il 99.8% di chi lavora a Londra usa la metropolitana o l'autobus (e si tratta per la maggior parte di gente ricca, una cosa che qui in Italia non succederebbe mai...). A proposito di parcheggi, nel centro di Londra sono stati banditi e si prevedono solo quelli per i disabili: i soldi che il Comune raccoglie dal biglietto d'ingresso delle auto nel centro (circa 200-300 milioni di euro all'anno) vengono utilizzati per migliorare il trasporto pubblico e tutti i servizi che si realizzano nei nuovi quartieri come ospedali, biblioteche, scuole, ecc... Purtroppo il problema rimane per la maggior parte delle grandi città del mondo dove invece di puntare sul trasporto pubblico si tende a costruire autostrade a due livelli!! Davvero interessante la soluzione presa dall'amministrazione comunale londinese: purtroppo qui in Italia i centro storici si stanno svuotando.
A prescindere che si tratti di città grandi o piccoli paesi, basta recarsi in centro storico italiano ed alzare gli occhi per vedere moltissimi appartamenti o interi stabili chiusi. Un degrado urbano che comporta tra l'altro una continua espansione urbanistica in periferia: perchè è questo che sta succedendo nelle città italiane. E' più conveniente economicamente individuare terreni agricoli attorno alla città, espropriarli, trasformarli tramite variante al P.R.G. e perequazione urbanistica in residenziali (e con questo procedimento di perequazione urbanistica i Comuni già si arricchiscono per gli oneri ricevuti) e poi attuare piani edilizi per la realizzazione di sterminate lottizzazioni residenziali con annesse migliaia di costruzioni per decine di migliaia di abitanti equivalenti (che poi non si sa con certezza se arriveranno...). Ma intanto è meglio ricevere gli incentivi statali o europei, versare fior fiore di oneri di urbanizzazione ai Comuni e costruire questi quartieri: e così facendo i centri storici, già vuoti, rimangono tali! Perchè succede questo? Perchè non si vuole recuperarli? Il centro storico è il cuore della città, da ogni punto di vista (storico, urbanistico, sociale), con una fisionomia ed un tessuto urbanistico unici: diciamo che è il biglietto da visita di una città! Però, i proprietari di tali stabili non hanno la forza economica per recuperarli e se ce l'hanno non hanno poi la certezza di poter rivenderli stante il valore di vendita alle stelle ormai accessibile a pochi. Allora che fare? In tal senso le amministrazioni comunali qualcosa possono fare... Semplicemente come succedeva alcuni anni fa: incentivare (o addirittura obbligare!) il recupero degli stabili del centro storico proponendo ad esempio di esentare tali interventi dal pagamento degli oneri di urbanizzazione e del costo di costruzione, esentare o alleviare il pagamento dell'I.C.I. per alcuni anni, apporre uno scontro su qualche altra tassa comunale (tassa sui rifiuti, tassa sugli accessi carrai, ecc...), accordarsi con le agenzie immobiliari per offrire gli appartamenti ristrutturati del centro storico ad un prezzo più agevolato, aiutare i proprietari a trovare dei posti auto (coperti o scoperti) nei pressi degli stabili facendoli diventare di uso esclusivo degli stessi, insomma ci sarebbero vari metodi per poter recuperare i centri storici, manca purtroppo la volontà comune. Poi, quando i centri storici avranno esaurito i loro posti, facciamo come Londra e recuperiamo le aree dismesse come ex aree industriali, vecchie stazioni ferroviarie (ce ne sono tantissime in disuso), e allo stesso tempo offrire un buon trasporto pubblico (tram, metropolitane, autobus, bike-sharing, ecc...) e mantenere (se non addirittura aumentare) le aree verdi e i servizi pubblici (scuole, biblioteche, ecc...). Per ultimo, quando tutto sarà esaurito, allora costruiremo attorno alle città: purtroppo qui in Italia il percorso è inverso.... Certo, chiedere ai Comuni italiani di rinunciare agli oneri comunali o ad altre tasse comunali è una cosa che va oltre l'immaginazione umana: sono per altro comprensibili anche i motivi per cui i Comuni non possono rinunciarvi, visto che il federalismo ha tagliato loro i proventi statali ma qui entriamo in un'altra polemica...

mercoledì 12 dicembre 2007

Energia solare: ecco i "girasoli solari"!

Si tratta di una grande innovazione nel campo dell'energia solare: stiamo parlando dei girasoli solari meccanici, che ruotano seguendo il Sole in modo da catturarne la massima radiazione! Un impianto del genere è stato realizzato nell'alta Maremma toscana dove sono stati "impiantati" 137 girasoli meccanici in grado di fornire energia per circa 600 famiglie. L'impianto occupa una superficie di 5 ettari ed è stato realizzato da Solar Energy Italia (http://www.solarenergyitalia.it), un'impresa di Prato specializzata in impianti fotovoltaici che nel paese maremmano di Agro di Sticciano (Grosseto) ha creato il più grande parco ad inseguimento solare d'Italia. Nell'impianto sono stati investiti 7 milioni di euro e consente di risparmiare 312 tonnellate di petrolio all'anno evitando l'immissione in atmosfera di 952 tonnellate di CO2! La superficie captante installata di ogni girasole è di circa 50 mq ed una potenza di 7,26 KWh che garantisce una potenza media complessiva di 1,6 milioni di KWh. Si è deciso per la realizzazione dell'impianto fotovoltaico spinti anche dall'incentivo statale di € 0,47 per KWh prodotto e poi perchè questo impianto solare bi-assiale garantisce una produzione del 25-30% superiore a quella di un normale impianto fotovoltaico. Già un altro impianto era stato realizzato da Solar Energy Italia nelle risaie del vercellese per soddisfare le esigenze energetiche di alcune aziende agricole. E tutto questo sta diventando anche un ottimo investimento economico per la società, visto che si pensa di quintuplicare il giro d'affari di quest'anno: Solar Energy Italia fattura oggi 12 milioni di euro all'anno ed è controllata per il 100% da "Atmos S.p.A.", l'unico fondo di private equity italiano che punta le antenne solo su società dell'energia pulita (quella derivante da fonti rinnovabili e quindi anche vento, biomasse, ecc...). Sicuramente tutto ruota attorno al denaro: nessuno avrebbe puntato su queste energie altrnative se non vi fossero stati introiti economici, certo l'aiuto che in tal modo si dà alla protezione dell'ambiente è senza ombra di dubbio notevolissimo. Quindi unire l'utile al dilettevole in questo caso premia il risparmio energetico e la lotta al cambiamento climatico in corso. Avanti tutta!

Previsioni meteorologiche: ora arrivano a 6 giorni!

Quello delle previsioni meteorologiche è un campo molto delicato, soprattutto per quanto riguarda la loro attendibilità nei giorni a seguire. Diciamo che le tecnologie degli ultimi anni hanno permesso di realizzare previsioni meteorologiche in grado di dare un buon grado di affidabilità fino al 5° giorno: l'attendibilità di queste previsioni è del 98% per il giorno seguente, scende al 93% per il 2° giorno, al 79% per il 3°, al 74% per il 4° e al 70% per il 5° che è comunque un buon grado di attendibilità. Vorrei ricordare che la previsione meteorologica non è una equazione scientifica esatta nè tanto meno un qualcosa da "azzeccare", ma il processo che porta all'elaborazione di una previsione meteorologica è assai complesso e vale la pena riassumerlo per capirne la sua complessità.
Innanzitutto gli strumenti di rilevazione, che sono i seguenti:
  • stazione meteorologica: è un insieme di strumenti che misurano i vari parametri atmosferici a terra (temperature, vento, piovosità, pressione, ecc...);
  • palloni radiosonda: sono dei palloni lanciati in atmosfera che registrano le condizioni atmosferiche a differenti altitudini fino a circa 40 km (!) d'altezza;
  • satellite: segue l'evoluzione delle nuvole, rileva le temperature dei continenti e degli oceani nonchè l'estensione dei ghiacciai;
  • boa oceanica: trasmette i dati meteorologici rilevati in zone remote sulla superficie degli oceani;
  • radar: effettua la mappatura in tempo reale dell'estensione e dell'intensità delle precipitazioni (pioggia e neve), soprattutto a scala locale.
I dati raccolti da tutti questi strumenti vengono poi elaborati nel seguente modo:
  • ogni 3 ore arrivano nei principali centri meteorologici del mondo (Reading in Inghilterra e Offenbach in Germania, per l'Europa) i dati meteorologici rilevati dalla rete internazionale degli strumenti di osservazione;
  • i dati vengono controllati e inseriti in supercalcolatori che li elaborano in complessi modelli matematici (si tratta dei computer tra i più potenti al mondo, in grado di eseguire decine di migliaia di miliardi di operazioni al secondo!!!);
  • i computer creano delle carte di previsione relative ai vari parametri atmosferici (temperatura, pressione, vento, umidità, ecc...);
  • le carte vengono poi diramate ogni 6-12 ore ai servizi meteorologici nazionali e regionali;
  • il meteorologo di quest'ultimi studia le carte più aggiornate, integrandole con i dati del satellite e del radar, e poi elabora il bollettino meteo in base alla propria esperienza professionale;
  • il bollettino viene infine diffuso al pubblico tramite i mezzi di informazione (radio, TV, giornali, internet).
Quindi si tratta di un processo molto lungo e laborioso, che fino ad oggi ha consentito di elaborare previsioni meteo attendibili fino al 5° giorno. Ma ora c'è una novità: è stato guadagnato anche il 6° giorno! Una vera e propria rivoluzione (ci vogliono anni di studio per guadagnare un solo giorno di attendibilità delle previsioni meteo): ciò è stato possibile grazie ad un nuovo strumento (creato da un gruppo francese) il quale fornisce una migliore osservazione dei dati di partenza e di migliorare così le previsioni. Si tratta del nuovo interferometro IASI, imbarcato nell'ottobre 2006 sul satellite europeo MetOp (in orbita a 840 km dalla Terra): esso garantisce uno screening molto più dettagliato e globale delle condizioni atmosferiche attuali.
Un appunto lo vorrei fare sulle previsioni meteorologiche stagionali: già oltre la settimana è assai difficile azzardare delle previsioni, che quasi puntualmente vengono smentite. Figuratevi quelle stagionali, tanto sostenute da molti siti meteo: queste non hanno alcun fondamento scientifico certo, anche se rispetto al passato lo studio di particolari congiutture pressorie in particolari aree dell'atmosfera può portare a "prevedere" una linea di tendenza del tempo per i prossimi mesi. Ma si tratta pur sempre di previsioni azzardate, spesso basate sulla statistica e quindi senza ancora la certezza scientifica: lo dimostra il fatto che finora sono state pochissime le previsioni stagionali azzeccate (ed azzeccate è proprio il termine giusto). Quindi se consultate delle previsioni meteo, ricordate: sono attendibili fino al 5° giorno, pardon il 6°....

Deforestazione: allarme Amazzonia!

L'allarme è stato lanciato dal WWF durante la "13° Conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici" tenutasi a Bali, il quale ha pubblicato il rapporto intitolato "Il circolo vizioso in Amazzonia: siccità e incendi nell'era del riscaldamento globale". In tale rapporto si rivelano le drammatiche conseguenze che la perdita della foresta amazzonica potrebbe significare per il clima del nostro pianeta. Infatti la deforestazione continua a livelli altissimi e di questo passo entro il 2030 il 60% della foresta amazzonica potrebbe essere stato distrutto in maniera irreparabile! Tale deforestazione potrebbe rilasciare in atmosfera dai 55.5 ai 96.9 miliardi di tonnellate di CO2, il chè renderebbe vana la lotta al taglio delle emissioni di gas serra. Oltretutto la foresta amazzonica è uno stabilizzatore importantissimo del sistema climatico terrestre: infatti la sua conservazione è essenziale non solo per i processi di raffreddamento delle temperature globali ma anche perchè garantisce una immensa fonte di acqua dolce in grado di influenzare alcune delle correnti oceaniche, oltre che ad essere un grande serbatoio di carbonio. Lo sostiene Dan Nepstad, grande scienziato al Woods Hole Research Centre in Massachussests. Saranno proprio l'espansione dell'attività agricola, la ricerca di nuovi pascoli per il bestiame, gli incendi, le siccità e la conseguente deforestazione a mettere in serio pericolo l'esistenza della più grande foresta del nostro pianeta. Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia, ha dichiarato che la foresta amazzonica è oggetto di progetti ed azioni concrete da parte del WWF da diversi decenni e che oggi queste attività sono coordinate in una grande priorità di azione (chiamata "Key Stone Initiative") che il WWF ha voluto per mettere insieme tutti gli sforzi e cercare di ottenere i migliori risultati possibili per proteggere questo grande polmone verde. Per questo è stato coinvolto anche il ministero italiano dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che sta intervenendo soprattutto nelle aree brasiliane di Acre-Purus e Itenez-Marmorè ai confini con Perù e Bolivia.
Sempre dalla Conferenza sul Clima di Bali è partita un'altra azione concreta per combattere la deforestazione in altre parti della Terra, come in Indonesia: si tratta del sostegno alla Rainforest Coalition, ovvero un gruppo di paesi in via di sviluppo che chiedono di essere aiutati (da quelli sviluppati) per preservare le loro foreste. Infatti questi paesi in via di sviluppo non sono in grado economicamente di fornire un adeguato servizio di protezione dell'ambiente: i benefici che potrebbero arrivare da tutto il mondo (sviluppato) supererebbero di gran lunga i costi da sostenere per attuare questi progetti. La lotta alla deforestazione è uno dei punti necessari a combattere la lotta al cambiamento climatico: deve essere sostenuta con tutte le forze, altrimenti la natura si ribellerà...

Quanto conviene il fotovoltaico? Molto...

Tra le priorità stabilite dalla Commissione dell'Unione Europea per concorrere al taglio delle emissioni di gas serra (e quindi per combattere il cambiamento climatico in atto) e per contribuire al risparmio energetico visto la enorme quantità di energia di cui abbiamo bisogno, vi è l'incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili (sole, vento, acqua, biomasse, ecc...) con la conseguente diminuzione di quella ottenuta dagli idrocarburi (petrolio, carbone, gas, ecc...), così come stabilito dalla Direttiva 2001/77/EC: questa prevede che nel 2010 il 21% dell'energia elettrica prodotta dai 25 paesi dell'Unione Europea provenga da fonti energetiche rinnovabili. Ogni Stato membro ha fissato per il 2010 un proprio obiettivo che per l'Italia è del 25% (oggi siamo al 16%...): per arrivare a tale quota i ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico hanno lanciato il "Conto Energia" (http://www.conto-energia-online.it) per favorire la produzione di energia elettrica tramite impianti fotovoltaici. L'operazione è semplice: installate i pannelli solari sul vostro fabbricato, li collegate alla rete elettrica, l'energia che producete in più rispetto al vostro fabbisogno viene accumulata o trasferita in rete, il Gestore dei Servizi Elettrici conteggia quanta elettricità avete prodotto e ve la paga ad una tariffa pari a circa 3 volte quella che normalmente vi viene addebitata in bolletta: in pratica, se consumate più energia di quella che producete pagherete la differenza al gestore, mentre se ne producete in più quella che non vi serve entra in rete seguendo due possibilità, ovvero o lo "scambio sul posto" dei KWh in eccesso che vi rimangono in credito per 3 anni oppure la "vendita" al gestore che ve la pagherà. Certo, installare i pannelli costa e questo spaventa le gente, la quale dovrebbe invece pensare all'investimento futuro. Facciamo un esempio: prendiamo una famiglia dell'Italia Centrale composta di 4 persone che consuma circa 2.700 KWh all'anno, con una spesa annua in bolletta di circa 430 euro, la quale decide di installare un impianto fotovoltaico domestico da 2 KWp (circa 16 mq di superficie). Vediamo quale sarà il suo beneficio:
  • costo dell'impianto: circa € 15.000
  • produzione annua di elettricità: 2.600 KWh
  • guadagno annuo per la vendita dei KWh prodotti: 2.600 KWh x € 0,445 = € 1.157
  • costo annuo evitato per l'energia consumata (KWh prodotti moltiplicati per il costo medio della tariffa in bolletta): 2.600 KWh x € 0,16 = € 416
  • costo annuo della bolletta (differenza tra i KWh consumati e quelli autoprodotti): 100 KWh x € 0,16 = € 16 + € 23 di spese fisse = € 39
  • vantaggio economico annuo totale: € 1.157 + € 416 - € 39 = € 1.534
  • tempo di ritorno dell'investimento iniziale: € 15.000 : € 1.534 = circa 10 anni
Ricordiamo che un pannello fotovoltaico ha una durata media di oltre 20 anni: quindi l'operazione è assolutamente conveniente!!! Considerando il consumo medio annuo di una famiglia italiana di circa 2.700 KWh, si può ipotizzare che un impianto fotovoltaico in condizioni standard produca per ogni KW di pannelli installati (KWp) tra i 1.000 (Nord Italia) e i 1.500 (Sud Italia) KWh annui. Il costo di un impianto da 1,2 KWp è di circa € 9.000, che salgono a € 20.000 per un impianto da 2,8 KWp. Annualmente serve una piccola manutenzione da parte di un tecnico per verificare l'integrità dei pannelli e l'efficenza della parte elettrica.
Ricordiamo inoltre che ci sono gli incentivi statali per la realizzazione degli impianti fotovoltaici, basta avere i requisiti previsti dal Decreto Ministeriale del 19 febbario 2007 (e purchè non si abbia già usufruito dei vantaggi dei precedenti Decreti Interministeriali del 28 luglio 2005 e del 06 febbario 2006). Per quanto riguarda la tariffa applicata che il Gestore dei Servizi Elettrici paga per 20 anni ai produttori domestici, essa è di € 0,40 al KWh per impianti non integrati (come quelli installati in giardino o su un terrazzo), di € 0,445 al KWh per quelli parzialmente integrati (come quelli poggiati sulle tegole) e di € 0,49 al KWh per quelli integrati (come quelli che fanno parte integrante del tetto o fungono da pensiline).
Per maggiori informazioni http://www.grtn.it

domenica 9 dicembre 2007

Legambiente: ecco le "10 megalopoli a effetto serra"

LEGAMBIENTE ha pubblicato un dossier (che trovate sul sito http://www.legambiente.eu) che è stato redatto in occasione del VIII° Congresso di Legambiente che si sta tenendo a Roma: il dossier è stato pubblicato lo scorso 06 dicembre 2007 nel corso del convegno "Il clima è già cambiato. Quali strategie di adattamento per il territorio italiano" e si intitola "Le 10 megalopoli ad effetto serra". Si tratta di 10 grandi città (Bangkok, Giacarta, Lagos, Shangai, Rio de Janeiro, Dacca, Karachi, Il Cairo, Città del Messico e Mumbai) che saranno le prime a subire gli effetti del cambiamento climatico in corso sul nostro pianeta, come inondazioni, scarsità idrica e desertificazione, cicloni e tempeste. Infatti, come ha spiegato Roberto Della Seta (presidente di Legambiente) le comunità più esposte agli effetti di questo cambiamento climatico saranno proprio quelle più povere, dove gli standard delle infrastrutture e dei sistemi di prevenzione sono più bassi e quindi l'intensità dell'impatto dai cambiamenti del clima sarà più rilevante. Inoltre i paesi industrializzati, ovvero i principali responsabili delle emissioni di CO2 e di conseguenza del cambiamento climatico, non potranno più solo limitarsi ad intervenire con aiuti umanitari per far fronte a questi disastri naturali, ma dovranno investire molto di più in infrastrutture ed interventi di prevenzione. Per questo nella Conferenza sul Clima di Bali si è discusso della creazione di un fondo per l'adattamento a cura dei paesi più ricchi. Gli scenari futuri molto allarmanti previsti dal IV° rapporto dell'IPCC parlano di aumento termico e di innalzamento del livello dei mari, stante lo scioglimento dei ghiacciai dei Poli: Bangkok (con 9,5 milioni di abitanti) si trova ad appena 1-1,5 metri sul livello del mare, quindi unendo l'aumento del livello del mare di 25 mm all'anno e lo sprofondamento della città causa l'uso intensivo delle risorse idriche del sottosuolo ne stanno accelerando il momento in cui l'acqua comincerà ad invadere la città! E così per molte altre megalopoli poste lungo la costa come Mumbai (India), Giacarta (Indonesia), Lagos (Nigeria) e Shangai (Cina). Cicloni e tempeste di forte violenza sono quasi raddoppiati negli ultimi 35 anni: ne è esempio Dacca, la megalopoli capitale del Bangladesh colpita poche settimane fa dal ciclone Sidr che ha portato una catastrofe umana. Altre città sono interessate da siccità ed incombente desertificazione, soprattutto in Africa: si teme che entro il 2020 circa 60 milioni di persone potrebbero trasformarsi in profughi ambientali costretti ad emigrare a causa dell'inaridimento dei loro terreni... Per non parlare della crescente urbanizzazione che sta facendo calare vistosamente le scorte di acqua potabile, come a Il Cairo: l'acqua potabile, secondo la FAO, potrebbe ridursi del 50% entro il 2025, consentendo il diffondersi di molte malattie infettive come la malaria. Quindi la situazione è davvero preoccupante e il taglio delle emissioni di gas serra deciso dal Protocollo di Kyoto dovrà essere attuato al più presto ed in modo serio, ma anche qui imperà da parte mia il pessimismo...

ITALIA in balia del traffico...

Ne abbiamo parlato tante volte e continuiamo a parlarne perchè il problema persiste: l'Italia è ormai soffocata dal traffico, soprattutto in città, complici lo scarso trasporto pubblico e la mancanza di piste ciclabili. Quindi tutti utilizzano sempre e solo l'auto: e chi ci rimette è l'aria delle città italiane, sempre più inquinata soprattutto per quanto riguarda le famigerate PM10, le polveri sottilissime che sono causa di gravi patologie nell'uomo. A confermare la gravità della situazione italiana è l'Eurobarometro, la statistica effettuata nei paesi dell'Unione Europea: in Italia ci sono 670 auto ogni 1.000 abitanti (come nessuno in Europa e 2° posto al mondo dietro agli USA che ne hanno 800 ogni 1.000 abitanti)!!! Il problema è che il trasporto pubblico è insufficiente e soprattutto manca la cultura da parte del cittadino per utilizzarlo: e pensare che l'Italia è uno dei paesi europei in cui bus e tram costano meno... Secondo molti italiani il problema del trasporto pubblico è che questi mezzi sono inadeguati, quantitativamente e qualitativamente, nonchè scarsamente accessibili: infatti solo il 65% degli italiani considera questi trasporti di facile accesso, tanto che siamo all'ultimo posto in Europa (prima è la Grecia col 95% di soddisfatti...). Per quanto riguarda le capitali europee siamo messi ancora peggio: a Roma solo il 40% degli abitanti è soddisfatto del trasporto pubblico contro il 70-75% di molte altre capitali e l'81% di Helsinki! Per non parlare dell piste ciclabili... Tutto questo non può fare altro che inquinare l'aria cittadina: la polveri sottilissime PM10 molto spesso superano il limite di legge di 50 microgrammi per metro cubo e di superamento massimo di tale limite per 35 giornate all'anno. I dati del 2007 sono inquietanti: Milano al 25/11/2007 aveva superato per 100 giornate tale limite, Frosinone al 25/11 per 106 giornate, Lodi al 25/11 107, Reggio Emilia al 26/11 110, Padova al 22/11 115, Cagliari al 18/11 115, Vicenza al 25/11 116, Verona al 23/11 121, Mestre al 25/11 127 e Torino (1° posto...) al 18/11 ben 149 giornate!!! Certo, qualche leggero miglioramento si è registrato rispetto al 2006 (ad esempio Verona lo scorso anno aveva avuto più di 200 giornate annue oltre il limite di legge...) ma ciò è stato favorito solo da condizioni meteorologiche diverse (più giornate ventose e piovose) e non da un miglioramento del trasporto pubblico o dalla diminuzione del traffico cittadino... Infatti ricordiamo che il traffico è responsabile mediamento del 70% delle PM10 sospese nell'aria, mentre il riscaldamento delle abitazioni varia da un 26% per il Nord Italia ad un 8% per il Sud. Quindi è proprio sul traffico che si dovrebbe intervenire, ma ciò finora non è successo (ed il problema è presente da molti anni): non vorrete mica far chiudere la cause automobilistiche italiane, eh?

TERNA sostituirà i vecchi elettrodotti

TERNA, la società che gestisce la rete elettrica italiana, ha presentato mercoledì 05 dicembre 2007 un piano per rimodernare la rete contribuendo a migliorare l'impatto ambientale causato dai tralicci di distribuzione e ad aumentare il risparmio energetico italiano. Come? Verrà eliminato un traliccio ogni 20, verranno smantellati ben 1.200 km di elettrodotti, una buona parte dei 450 km di nuove linee elettriche saranno interrati mentre gli altri verranno poggiati su nuovi piloni disegnati da architetti per ridurre l'impatto ambientale: il tutto per una spesa di un miliardo di euro. L'ammodernamento della rete consentirà di diminuire le dispersioni di energia: i tecnici hanno calcolato che le perdite di rete che saranno evitate equivarranno a 300 milioni di chilowattora all'anno, pari al consumo di 100.000 famiglie. Inoltre, attualmente una quota della produzione di energia non viene utilizzata perchè nel corso dei decenni si è sviluppata un'asimmetria tra gli impianti e la distribuzione, creando così troppi "colli di bottiglia" che hanno ingolfato la rete: se non si intervenisse sui cavi (sostituedoli) si dovrebbero costruire nuovi impianti per ridurre questa dispersione che in realtà poi non servirebbero a nulla (si tratterebbe di realizzare ben 6 nuovi impianti da 800 megawatt cadauno per poter realizzare qui 4.600 megawatt dispersi!). Il progetto di modernizzazione della rete renderà disponibili ben 4.000 ettari di terreno (prevalentemente agricolo) attualmente inutilizzabili a causa dei vincoli legati agli elettrodotti e permettrà di ottenere dei benefici anche dal punto di vista delle materie prime: infatti smantellando quei 1.200 km di elettrodotti (corrispondenti a ben 4.400 km di cavi) si recupereranno 18.500 tonnellate di acciaio, 4.300 tonnellate di alluminio, 600 tonnellate di vetro, 200 tonnellate di rame e 36.500 tonnellate di calcestruzzo, per un totale di 60.000 tonnellate di materiale. Soddisfazione viene espressa dal ministro per l'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio il quale ha affermato che: "Il pacchetto presentato da Terna rappresenta un elemento fortemente positivo. E' la dimostrazione che è possibile un'alleanza tra gli ambientalisti del sì e gli imprenditori che puntano sull'efficienza". Il progetto di Terna prevede che il denaro che sarà risparmiato verrà impiegato in nuove centrali per la produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare solare ed eolico. L'idea sembra buona, certo bisognerà vigilare e certo è una gran cosa investire in centrali per energie rinnovabili, ma resta sempre il forte dubbio inerente le centrali Enel che ancora funzionano a carbone, e sono la maggior parte: diciamo pure che l'ammodernamento della rete consentirà un taglio di quelle emissioni di CO2 che vengono immesse in atmosfera dalle stesse centrali Enel a carbone! E' una maniera un pò strana di risolvere il problema del taglio delle emissioni di gas serra, è piuttosto un modo per aggirare l'ostacolo: finchè non verranno smantellate gradualmente le centrali a carbone potremo produrre tutta l'energia rinnovabile che vogliamo ma il problema delle emissioni rimarrà tale e quale, e siccome nei vari progetti non leggo niente del genere, rimango sempre molto preoccupato per il futuro...

CLIMA: si allarga la fascia dei Tropici...

Il cambiamento climatico in atto sulla Terra, in particolare per quanto riguarda l'aumento termico medio mondiale, sta allargando la cosidetta "fascia dei Tropici", ovvero quell'area compresa tra il Tropico del Cancro (a 23 gradi di latitudine nord) e il Tropico del Capricorno (a 23 gradi di latitudine Sud): infatti ora si estende fino a quasi 28° di latitudine sia nord che sud! Si tratta dei risultati ottenuti da osservazioni effettuate negli ultimi 30 anni (dal 1979 ad oggi) con satelliti artificiali in orbita terrestre: la ricerca è stata condotta da un'equipe di scienziati coordinata dalla climatologa americana Dian Seidel della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) e che in questi giorni è stata pubblicata sulla rivista "Nature Geoscience". Le misurazioni sono state effettuate in quanto si presumeva che la "fascia dei Tropici" si fosse allargata di circa 2 gradi, ma dalle misure satellitari risulta che in molti punti tale fascia si è portata fino a 4,8 gradi oltre i tropici, il che corrisponde a oltre 500 km sia a nord sia a sud! Questo cosa comporta? Comporta ondate di calore molto intense che si spingono sempre più verso nord nell'emisfero boreale e verso sud in quello australe, oltre a siccità più prolungate e a cicloni più intensi che tendono ad interessare zone prima "al sicuro". Scendendo nel particolare, quello che sta cambiando è la cosidetta "cella di Hadley", un vasta area dell'atmosfera in cui l'aria calda dell'Equatore sale di quota e di latitudine, si raffredda e poi ridiscende compiendo il percorso inverso: spostandosi verso nord, questa cella è responsabile (ad esempio) della sempre maggiore risalita verso l'Europa dell'anticiclone nord-africano con le sue annesse intense ondate di calore. La scorsa estate non dimentichiamo che ben 3 ondate di caldo davvero intenso hanno risalito l'Italia dal Nord Africa: la prima in giugno è stata eccezionale, portando temperature mai toccate prima in molte località dell'Italia meridionale (46° a Bari e 48° a Foggia!!!), la seconda altrettanto eccezionale in luglio ha in molti casi eguagliato i valori di un mese prima ed in altri addirittura superato tali record mentre la terza in agosto è stata un pò meno intensa ma pur sempre con valori quasi eccezionali. Non è così normale che tre ondate di caldo eccezionale interessino l'Italia nella stessa estate...

giovedì 6 dicembre 2007

CAMBIAMENTO CLIMATICO: boschi italiani in pericolo...

Poco tempo fa era giunta la buona notizia che i boschi italiani (ma anche a livello mondiale) stavano riguadagnando terreno dopo la deforestazione selvaggia degli anni precedenti. Ma subito ecco la retromarcia: le superfici boschive italiane stanno diminuendo proprio a causa del cambiamento climatico in atto che sta mettendo in pericolo ben 1/3 dei boschi-foreste del nostro paese! Tra le cause principali vi è la siccità e, a tal proposito, vi espongo alcuni dati davvero allarmanti: riguarda la diminuzione di precipitazioni annue in alcune località montane italiane nel ventennio 1980-2000 rispetto al precedente trentennio 1955-1985. Ebbene Brà (Piemonte) ha visto un calo annuo della pioggia di 93 mm, Luserna San Giovanni (Piemonte) di 120 mm, Lago Gabiet (Valle d'Aosta) di ben 1.800 mm passando da una media annua di 2.800 mm ad una di 1.000, Cividale (Friuli Venezia Giulia) di 580 mm, Dobbiaco (Trentino Alto Adige) di 450 mm, Corvara (Trentino Alto Adige) di 670 mm, Boscolungo (Toscana) di ben 1.700 mm passando da una media annua di 4.000 mm ad una di 2.300, Mercatello (Marche) di 340 mm, Camerino (Marche) di 370 mm, Camaldoli (Toscana) di 800 mm, Posticciola (Lazio) di 930 mm, Pescasseroli (Abruzzo) di 930 mm, Barisciano (Abruzzo) di 108 mm, Ardore (Calabria) di 190 mm e Armungia (Sardegna) di 155 mm! Proprio la forte diminuzione di pioggia e neve sta causando problemi a ben l'80% delle foreste italiane, mentre già il 31% dei boschi è già colpito dall'aumento delle temperature. Sono i dati che emergono da una ricerca effettuata dalle università italiane e presentata martedì 04 dicembre 2007 dal Ministero dell'Ambiente come tappa per l'elaborazione di un piano nazionale di adattamento climatico. E' dunque in pericolo la biodiversità della vegetazione italiana: si tratta di ben 300 tipi di bosco (querceti, faggeti, abetaie, lecceti, sughereti, macchia mediterranea, ecc...) con una vastissima quantità di nicchie climatiche e di specie vegetali. Il problema è nazionale, in quanto le difficoltà maggiori non si concentrano in poche zone ma sono sparse a macchia di leopardo in tutto il paese: in pericolo sono in particolare il peccio, i querceti di rovere e la farnia sulle Alpi, le faggete termofile e i querceti di roverella e cerro un pò in tutta la penisola, i querceti di virginiana e quelli di vallonea e fragno al Sud nonchè le sugherete, la macchia mediterranea e il leccio nelle grandi isole. Per quanto riguarda l'aumento termico è maggiormente a rischio la vegetazione di Toscana, Umbria, Abruzzo, Sardegna, Sicilia e Puglia, viste le notevoli e innumerevoli ondate di caldo africano (la scorsa estate ben 3 intense ondate di calore di cui 2 eccezionali!!!), mentre per quanto riguarda la siccità maggiormente a rischio è la vegetazione dell'arco alpino, della Pianura Padana e delle grandi isole. Inoltre, una minore superficie boschiva corrisponde ad una minore capacità di assorbimento del carbonio che viene rilasciato in atmosfera, alimentando così il circolo vizioso del riscaldamento globale. Per far fronte al problema il Governo Prodi ha stanziato 150 milioni di euro per la realizzazione di boschi urbani e suburbani nelle aree degradate e per il rimboschimento. Ma allo stesso tempo è stato però bocciato in commissione Bilancio alla Camera l'emendamento per l'istituzione del nucleo investigativo della Forestale che avrebbe dato al nostro paese la possibilità, ad esempio, di difendersi dai criminali che incendiano i boschi, soprattutto durante l'estate: una grave mancanza, dettata probabilmente dalla scarsità di fondi e dalla necessità di tagliare le spese che, però, vengono sempre tagliate per gli enti minori e rimangono ben "vive" nell'amministrazione pubblica (vedi le Provincie)...

mercoledì 5 dicembre 2007

DISSESTO IDROGEOLOGICO: prevenzione in ritardo...

In italia il rischio idrogeologico è sempre molto alto, a causa della fragilità di buona parte del nostro territorio spesso colpito da frane ed alluvioni: pensate, l'80% dei mille comuni più esposti a rischio idrogeologico ha abitazioni minacciate da frane ed alluvioni, mentre uno su tre ha interi quartieri minacciati e addirittura oltre la metà di questi vede sorgere nuovi fabbricati industriali in zone a rischio!!! Inoltre, nel 39% dei comuni non viene ancora realizzata una manutenzione ordinaria delle sponde e le delocalizzazioni delle strutture presenti nelle aree più a rischio riguardano per le abitazioni appena l'11% dei comuni e per i fabbricati industriali solo il 6%! Nettamente migliore è la situazione dell'organizzazione locale di protezione civile: quasi 4 comuni su 5 possiedono infatti un piano d'emergena da mettere in atto in caso di frana od alluvione, anche se oltre la metà di questi non lo ha mai aggiornato negli ultimi anni rendendolo quindi meno efficace. Ma tant'è... Questi sono i risultati di "Ecosistema Rischio 2007", un'indagine eseguita da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile sulla situazione dei comuni italiani a rischio idrogeologico e realizzata con "Operazione Fiumi 2007", monitorando oltre 1000 comuni classificati a "rischio idrogeologico" nel 2003 dal Ministero dell'Ambiente e dall'UPI. L'indagine è stata presentata lunedì 03 dicembre 2007 da Guido Bertolaso (capodipartimento della Protezione Civile) e da Francesco Ferrante (direttore generale di Legambiente) nel corso del convegno dedicato al libro "Le buone pratiche per gestire il territorio e ridurre il rischio idrogeologico" organizzato in occasione dell'VIII° Congresso Nazionale di Legambiente che si tiene a Roma dal 29 novembre al 9 dicembre 2007. Il problema del dissesto idrogeologico italiano deriva dal pessimo utilizzo del nostro territorio nel corso degli ultimi decenni ed è accentuato dall'incuria ancora attuale sulla difesa idraulica, tanto che ancora si continua a costruire in aree a rischio. Dall'indagine risulta in particolare che per il 71% dei comuni è ancora insufficiente il lavoro svolto di mitigazione del rischio idrogeologico mentre ben il 39% dei comuni non fa niente per la sicurezza del territorio. I migliori risultati (emersi da "Operazione Fiumi 2007") si sono avuti al Nord: 1° (per il 2° anno consecutivo) è il comune di Santa Croce all'Arno (PI), 2° è Palazzolo sull'Oglio (BS) e 3° è Finale Emilia (MO). Negli ultimi posti (tutti al Centro-Sud) figurano Tursi (MT), San Biagio Saracinisco (FR), Castel Volturno (CE), Sutera (CL) e Noto (SR). Tra i capoluoghi di regione il migliore è Genova, grazie agli effettuati interventi di delocalizzazione di strutture da aree a rischio ad aree sicure, alla costante manutenzione degli alvei dei fiumi, alle opere di difesa idraulica, al piano di protezione civile aggiornato e alle attività informative rivolte ai cittadini. Ultima invece L'Aquila che, pur avendo strutture in aree a rischio, non ha avviato alcun intervento di delocalizzazione. Tra le regioni la migliore è risultata l'Umbria, con la percentuale più alta (41%) di comuni attivi contro il rischio idrogeologico, mentre fanalino di coda sono Abruzzo, Calabria e Basilicata dove ben il 92% dei comuni svolge pochissime opere di prevenzione e mitigazione del rischio! Insomma, c'è ancora tanta strada da fare: arresto della deforestazione, pulitura costante degli alvei dei fiumi, opere di difesa idraulica, arresto dell'urbanizzazione selvaggia, spostamento delle strutture da aree a rischio ad aree sicure, sono tutte opere che sommate tra loro contribuirebbero in maniera determinante alla salvaguardia del nostro territorio, limitando notevolmente il numero di perdite di vite umane nonchè l'entità dei danni in caso di eventi di dissesto idrogeologico come frane e alluvioni.

NARRATIVA: denuncia di disastri ecologici

Un tema sempre più scottante quello dei disastri ecoligici ambientali che a più riprese colpiscono e sconvolgono il nostro paese. Molto importante è la denuncia di questi tragici eventi fatta da giornali, riviste, saggi, ecc... soprattutto negli ultimi anni. A questa denuncia contribuisce ora anche la narrativa con la nuova collana delle Edizioni Ambiente chiamata "Verdenero. Storie di ecomafia": si tratta di importanti scrittori noir italiani che hanno scritto vari racconti inerenti illeciti ambientali, appalti truccati, racket degli animali, smaltimento illegale di rifiuti, urbanizzazione selvaggia, incendi boschivi, furti d'arte, ecc... Per dare l'idea della sensibilità dell'iniziativa, questa è stata ripresa anche da Luca Bonora e Paola Calvetti sullo spazio dedicato ai libri della rivista "Qui Touring" di dicembre 2007. Tra i libri già usciti da qualche tempo vi sono "Bestie" di Sandrone Dazieri che tratta del commercio illegale di animali esotici; "Melma" di Eraldo Baldini che tratta degli orrori del petrolchimico; "Fotofinish" di Giacomo Cacciatore, Valentina Gebbia e Gery Palazzotto che tratta delle corse clandestine dei cavalli; "L'uomo cannone" di Piero Colaprisco che tratta di economie illegali di mezzo mondo. Sono invece appena usciti "Rovina" di Simona Vinci che tratta di abusivismo edilizio e appalti truccati in Emilia Romagna, e "Fuoco" di Giancarlo De Cataldo (l'autore di "Romanzo criminale") che tratta delle guerre della camorra relativamente agli incendi boschivi in Puglia. Insomma una collana di libri narrativi, che costano poco (circa 10 € l'uno) e che descrivino la realtà italiana relativamente allo stato del nostro ambiente: gli autori, tra l'altro, hanno destinato parte delle loro royalties alla campagna Salvalarte promossa da Legambiente. Una buona iniziativa per capire lo stato in cui versa il nostro paese...

domenica 2 dicembre 2007

GALLES: energia dalle maree!

Lo scorso 28-29 novembre 2007 si è tenuta a Londra una conferenza internazionale sull'energia prodotta dal moto ondoso e dalle maree. Un progetto interessante viene dal Galles: l'Agenzia per lo Sviluppo Territoriale e l'innovazione hanno attratto varie imprese che operano nella ricerca e sviluppo di energie rinnovabili in grado di generare un volume d'affari di circa 2 miliardi di euro! E infatti quest'anno entrerà in funzione la prima delle 8 turbine per lo sfruttamento delle maree, ciascuna lunga 25 metri e con un diametro di 15 metri, collocate sul fondale della penisola di St. David, la punta meridionale del Galles. Questi impianti, realizzati dagli ingegneri della Lunar Energy e chiamati Rotech Tidal Turbine, incanalano la forza delle correnti marine per produrre energia elettrica sufficiente ad alimentare 5.000 case! Un progetto relativamente economico visto che costerà 15 milioni di euro. Unendo l'impegno pubblico col sostegno al Wage Dragon (strutture per l'intercettamento del moto ondoso) e il finanziamento di un megapogetto marino sull'estuario del fiume Severn (grande insenatura tra le coste del Galles e quelle dell'Inghilterra meridionale), si ipotizza la creazione di un gigantesco sbarramento del moto ondoso in grado di produrre ben il 15% dell'energia elettrica di tutto il Galles!!! Come riporta la Commissione per lo sviluppo sostenibile della Gran Bretagna, si tratta di un piano da 25 miliardi di euro che prevede l'installazione di una barriera fissa della lunghezza di 16 km dotata al di sotto del livello del mare di turbine per incanalare il moto ondoso e le maree e al di sopra della superficie marina di pale eoliche. Le turbine installate nel mare sarebbero 200 con la creazione di 35.000 posti di lavoro nell'arco di 11 anni. Sulle pale eoliche di superficie è invece in atto un acceso dibattito per l'impatto visivo di queste sul paesaggio costiero del Galles... Interessante progetto comunque, visto anche che ben il 76% degli inglesi confida su questo nuovo tipo di energia rinnovabile... Un progetto di energia dalle maree sta per essere realizzato anche in Italia, ma per essere poi esportato nel 2008 in Indonesia: si chiama Kobold, è stato progettato dalla società "Ponte di Archimede" con il Politecnico di Milano e la Federico II di Napoli e realizzato dall'Elettronica Santerno di Bologna. Sarà così composto: la turbina è installata sotto una piattaforma di dieci metri di idametro mentre le correnti fanno girare le pale verticali (in fibre di carbonio e resine epossidiche) lunghe 5 metri e larghe 30 cm. Avanti tutta sulle energie rinnovabili!

"Chi salverà il paesaggio" di Salvatore Settis

"Chi salverà il paesaggio" è il titolo dell'articolo scritto da Salvatore Settis e pubblicato sul quotidiano "La Repubblica" di martedì 27 novembre 2007: ve ne riporto alcuni stralci perchè fotografa al meglio la situazione attuale in Italia in fatto di tutela del paesaggio, e sul quale concordo pienamente. Un tasto molto delicato del quale se discute da decenni ma che rimane sempre un problema molto grave, semplicemente perchè continua ad esistere un "conflitto d'interesse" tra tutela del paesaggio e tutela del patrimonio culturale, quando invece dovrebbero essere un tutt'uno. Lo stesso Salvatore Settis riporta nel suo articolo una cronistoria delle leggi emanate in italia nel corso dell'ultimo secolo a tutela del paesaggio e del patrimonio artistico-culturale. Alcuni spunti si hanno ad inizio '900, quando nel 1905 un articolo di Corrado Ricci su "Emporium" propone di aprire una nuova porta sulle mura di Lucca e di distruggere le Cascate delle Marmore e la pineta di Ravenna: la prima proposta fu battuta da una grande battaglia dell'opinione pubblica (a cui aderirono anche Pascoli e D'Annunzio), mentre le altre due furono tutelate con apposita legge. Tuttavia, la prima legge sul paesaggio fu presentata nel 1920 da Benedetto Croce, ministro della Pubblica Istruzione nell'ultimo governo Giolitti, il quale invocava "un argine alle devastazioni contro le caratteristiche più note e più amate del nostro suolo, perchè la necessità di difendere e mettere in valore le maggiori bellezze d'Italia, naturali ed artistiche, risponde ad alte ragioni morali e non meno importanti ragioni di pubblica economia. Il paesaggio non è altro che la rappresentanza materiale e visibile della patria, con i suoi caratteri fisici particolari (...), formati e pervenuti a noi attraverso la lenta successione dei secoli". Tutto questo nel 1920... Lo stesso Benedetto Croce evidenziava come già nel passato (ante 1920...) qualcosa si era mosso, come i "Rescritti Borbonici del 1841, 1842 e 1843" che vietavano di innalzare le fabbriche che togliessero le vedute lungo Mergellina, Posillipo e Capodimonte (costiera campana)! Fu proprio sulla Legge n° 778/1922 di Croce che si fondò poi la Legge Bottai n° 1497/1939 sulla protezione delle bellezze naturali, emanata dopo la Legge n° 1089/1939 per la tutela del patrimonio culturale (già qui vi erano leggi diverse sulla tutela del paesaggio e del patrimonio culturale). La Legge Bottai per la tutela del paesaggio fissava due strumenti: l'identificazione delle aree protette e la redazione per cura del Ministero di piani territoriali paesistici da depositarsi presso i singoli Comuni. Uscì poi la Legge Urbanistica del 1942 che aveva aggiunto i Piani Regolatori di iniziativa comunale da approvarsi dai Lavori Pubblici, dagli Interni e dalla Pubblica Istruzione, potere che poi fu ceduto alle Regioni prima con l'art. 117 della Costiutuzione e poi con Leggi e Decreti dal 1970 al 1977: così facendo le Regioni acquistarono potere decisivo sui P.R.G. ingoiando i piani territoriali peasistici. Questo permise alle Regioni di fare di tutto e di più... Infatti il D.P.R. n° 8/1972 trasferì alle Regioni la redazione e approvazione dei piani paesistici, mentre il D.P.R. n° 616/1977 attribuì alle Regioni "la disciplina dell'uso del territorio comprensiva di tutti gli aspetti conoscitivi, normativi e gestionali, nonchè la protezione dell'ambiente". Fu l'inizio della fine!!! Dunque, il sistema legislativo fascita aveva separato "paesaggio" da "urbanistica", che potevano così correre separatamente, senza alcun accordo e controllate da legislazioni diverse: questo permise quello che di peggio è stato fatto nei decenni successivi! In occasione dei D.P.R. emanati tra il 1972 e il 1977 si ricorse ad un trucchetto: visto che l'art. 9 della Costituzione stabiliva che "La Repubblica tutela il paesaggio e il patromonio storico ed artistico della Nazione" e che dunque la tutela del paesaggio non poteva essere ceduta alle Regioni, negli stessi D.P.R. emanati la parola "paesaggio" fu sostituita con le parole "ambiente" e "beni ambientali", e bastò questo per cedere il potere decisionale alle Regioni!!! Un piccolo passo in avanti (che faceva ben sperare...) fu l'istituzione nel 1975 del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, che dunque raccoglieva insieme tutela del paesaggio e del patrimonio culturale permettendo così un'azione coordinata di tutela. Poi però tutto cadde nel 1985 con l'istituzione del Ministero dell'Ambiente quando paesaggio e patriminio culturale furono separati ritornando alla situazione precedente. Intervenne poi la Legge Galasso n° 431/1985 la quale impose alla Regioni la redazione immediata di piani paesistici o urbanistici-territoriali nonchè un controllo sulla gestione delle aree vincolate, affidato ai poteri sostitutivi del Ministero (mai messo in atto!). Le Regioni poi sub-delegarono ai Comuni le competenze paesaggistiche: la crescita del fabbisogno e la diminuzione delle entrate spinse i Comuni a cercare nuovi introiti dagli oneri di urbanizzazione raccolti in grande quantità dalla continua approvazione di piani di lottizzazione residenziali e produttivi e di nuove costruzioni, dando origine a quell'ondata di cemento che porta ai giorni nostri e che ha ormai deturpato il nostro territorio. Proprio il confine incerto tra paesaggio, territorio ed urbanistica (creato in epoca fascita e portato sino ai giorni nostri) ha permesso tutto ciò. La riforma del Titolo V° della Costituzione (del 2001) rimosse completamente la nozione di paesaggio assegnando alle Regioni il "governo del territorio" (in tema di urbanistica) e allo Stato la potestà esclusiva di legislazione su tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali. E' proprio questa divisione di competenza che ha permesso questa distruzione del territorio: ognuno ha fatto quello che ha voluto, in maniera indisturbata! Come sottolinea il giornalista Salvatore Settis, esiste un "territorio senza paesaggio e senza ambiente"? E un "ambiente senza paesaggio e senza territorio"? E un "paesaggio senza ambiente e senza territorio"? Perchè questo è quello ch sta succedendo e sta a dimostrare la separazione attuale dei poteri tra Stato e Regioni (e Comuni...). Per questo serve una ricomposizione normativa in cui paesaggio, ambiente e territorio siano un tutt'uno, con decisioni coordinate. Recentemente la sentenza della Corte Costituzionale n° 367 del 7 novembre 2007 ha ribadito che "la tutela del paesaggio è un valore primario ed assoluto, che rientra nella competenza esclusiva dello Stato, che precede e limita il governo del territorio (delle Regioni)". E' giunto il momento di tornare all'art. 9 della Costituzione portando in auge la sentenza della Corte Costituzionale n° 341/1996 secondo la quale "il paesaggio costituisce, nel nostro sistema costituzionale, un valore etico-culturale nella cui realizzazione sono impegnate tutte le pubbliche amministrazioni e in primo luogo lo Stato e le Regioni, in un vincolo reciproco di cooperazione". Per questo il ministro Rutelli si sta muovendo: aspettiamo, visto che c'è bisogno di una pesante riforma in tal senso...

FACOLTA' SCIENTIFICHE: boom di iscritti!

Una bella notizia arriva dalle università italiane: dopo il crollo inesorabile di iscrizioni iniziato nel 1989 e durato fino a poco tempo fa, le tre facoltà scientifiche di base, ovvero MATEMATICA, FISICA e CHIMICA, stanno invertendo la rotta. Finalmente! Negli ultimi due anni gli iscritti a Matematica sono aumentati di ben il 53% (da 1.237 a 1.884), quelli di Fisica del 25% (da 1.185 a 1.487) e quelli di Chimica del 24% (da 1.404 a 1.749). I dati sono relativi agli ultimi tre anni accademici 2005/2006, 2006/2007 e 2007/2008 (fino al 20 novembre). Nello specifico fa impressione il dato di Roma: +155% gli iscritti alla facoltà di Matematica!!! Il "miracolo" è stato presentato con entusiasmo in questi giorni nella sede della "Conferenza dei Rettori" da Luigi Berlinguer, presidente del Gruppo di lavoro interministeriale per lo sviluppo della cultura scientifica, e dal professor Nicola Vittorio, presidente della Conferenza nazionale dei presidi delle facoltà di Scienze. Certo, la strada da fare è ancora lunga perchè servono molti matematici, fisici e chimici in molte attività: dopo alcuni anni in cui tali materie erano state accantonate per vari motivi, ora il continuo parlare di ambiente, ecologia e materie connesse ha dato un imput notevole alle facoltà scientifiche. Lo stesso Nicola Vittorio ha dichiarato che "servirebbero, ad esempio, 3 milioni di euro per finanziare per il 2007/2008 il progetto lauree scientifiche che già coinvolge 30 sedi universitarie, 20.000 docenti e 60.000 studenti e prevede orientamento, formazione degli insegnanti e laboratori": una specie di appello ai ministeri dell'Università e dell'Istruzione, la cui risposta dovrebbe arrivare in questi giorni. Attendiamo, accogliendo intanto con grande entusiasmo questa bellissima notizia...

KIVALINA, l'isola che sta scomparendo...

Ecco un altro esempio del cambiamento climatico in corso nel nostro Pianeta, quasi fosse una risposta ai dubbi ancora avanzati da qualcuno... L'isola di Kivalina si trova in Alaska, oltre lo stretto di Bering a 150 km a nord del Circolo Polare Artico: disabitata per lungo tempo, è stata utilizzata dagli eschimesi della zona durante le battute di caccia alle foche, mentre nel 1905 il Governo americano costruì un villaggio per rendere più ospitale l'isola considerando soprattutto il clima davvero inospitale del luogo. Per questo furono costruite alcune case ed anche una scuola: oggi vi sono circa 400 abitanti. Popolazione che ora è in pericolo: fino ad alcuni anni fa l'isola era circondata per 9 mesi all'anno da una spessa coltre di ghiacci artici ma ora, a causa del costante e notevole aumento termico di questi ultimi anni, lo scioglimento dei ghiacci ha lasciato la superficie marina libera per molti più mesi e questo ha consentito una maggiore erosione da parte delle onde marine, considerate anche le molte tempeste che interessano tale zona. Aumento del livello del mare e forza delle onde stanno letteralmente mangiando l'isola! Quando fu esplorata per la prima volta nel 1938, l'isola presentava una superficie addirittura 3 volte più estesa di quella attuale! Ora è stato lanciato l'allarme: come pubblicato sulla rivista "Los Angeles Time", Kivalina dovrebbe avere ancora 10-15 anni di vita, dopo di chè sarà scomparsa definitivamente. Già lo scorso anno si cercò di correre ai ripari costruendo una enorme diga di roccie (costata 3 milioni di dollari) che però si sta già frantumando complice l'azione combinata di acqua salata e dissesto del terreno. Quest'anno si sta aggirando il problema con i sacchi i sabbia, ma l'unica alternativa rimasta alla popolazione è ormai l'esodo... E qui scoppia la "battaglia": chi dovrà pagare le spese di trasferimento? Gli abitanti del posto (giustamente) non hanno intenzione di tirare fuori nemmeno un dollaro per affrontare le spese di spostamento e di soggiorno in un altro posto, ma il Governo americano ha le orecchie tappate... Chi li dovrà parage i danni del cambiamento climatico indotto dalle attività umane?