lunedì 26 novembre 2007

Diluvio universale: diffuse l'agricoltura in Europa?

Alcuni studiosi dell'Università di Exeter (Gran Bretagna) e di Wollongong (Australia) hanno realizzato alcuni studi (poi pubblicati sul prestigioso giornale Quaternary Science Reviews) sul "diluvio universale", ovvero il racconto biblico secondo il quale una immensa alluvione avrebbe portato la celeberrima Arca di Noè ad arenarsi sul Monte Ararat (Turchia). Quello che è sempre stato chiamato "diluvio universale" (causato seconde le credenze bibliche da settimane di pioggia ininterrotta) in realtà è un fenomeno che si verificò circa 8.000 anni fa e fu causato dallo scioglimento dell'enorme ghiacciaio continentale "Laurentide" che ricopriva parte degli attuali Canada ed USA. Lo scioglimento di questo immenso ghiacciaio causò un notevole innalzamento del livello del mare ed una delle sue conseguenze più tragiche si verifcò a notevole distanza sul Mar Mediterraneo: l'aumento del livello del mare iniziò a premere sul tratto di terra che separava il Mediterraneo dal Mar Nero (che allora era un grande lago), a quel punto le terra cedette e si spaccò in quello che oggi è lo Stretto del Bosforo (tra Europa e Turchia). Le acque, impietose, si riversarono nel Mar Nero allagando ben 73.000 kmq del territorio costiero circostante. La gravissima alluvione costrinse molte popolazioni che abitavano lungo le coste del Mar Nero ad emigrare verso ovest: visto che proprio in quel periodo attorno al Mar Nero già si praticava l'agricoltura (e non in Europa, dove si viveva di caccia), le popolazioni emigrando verso ovest portarono con sè le tecniche di coltivazione da loro utilizzate mettendole in opera proprio in Europa. Da qui partì dunque la diffusione dell'agricoltura in Europa e a testimoniarlo sono alcuni reperti archeologici che indicherebbero un picco di espansione agricola avvenuto in Europa proprio 8.000 anni fa, in concomitnza con la grande alluvione. Secondo il professore Chris Turney, che ha partecipato alla ricerca, le popolazioni del Mar Nero si sarebbero sentite durante quell'alluvione come se tutto il mondo fosse stato spazzato via e questa convinzione potrebbe aver dato origine al mito dell'Arca di Noè. Proprio sul Monte Ararat (dove secondo la leggenda si arenò l'Arca) Greenpeace ha costruito una nuova arca per richiamare l'attenzione dei leader dei paesi di tutto il mondo sul cambiamento climatico per una campagna globale di sensibilizzazione sul riscaldamento terrestre. In fin dei conti l'attuale scioglimento in corso dei ghiacci artici (ma potrebbe accadere anche a quelli antartici) potrebbe avere risvolti altrettanto negativi come quelli di 8.000 anni fa: se allora lo scioglimento dei ghiacci fu dovuto ad un normale e ciclico cambiamento climatico naturale, figuriamoci ora che l'attuale cambiamento climatico (ciclico e naturale) è accelerato ed intensificato dall'attività umana attraverso l'effetto serra...

E' morto HERBERT SAFFIR, l'uomo degli uragani

Venerdi 23 novembre 2007 è morto a Miami all'età di 90 anni lo scienziato HERBERT SAFFIR, chiamato anche "l'uomo degli uragani" in quanto fu colui che nel 1969 ideò, assieme al collega Robert Simpson, il primo sistema di misurazione dell'intensità dei cicloni tropicali, chiamato appunto la "scala Saffir-Simpson". La sua specializzazione nel campo della meteorologia culminò con uno studio estremamente approfondito di uragani, tifoni, cicloni e tempeste tropicali che lo impegnò per decenni. Il suo duro lavoro fu sempre condiviso dallo scienziato e amico Robert Simpson, che insime arrivarono a mettere a punto una scala graduata articolata in cinque categorie per la misurazione dell'intensità degli uragani. La scala viene calcolata in base alla velocità massima raggiunta dal vento all'interno del vortice ciclonico e fornisce una misura empirica dei danni che possono essere provocati dal passaggio di quei mostri tropicali. Nel dettaglio la scala Saffir-Simpson considera "uragano" un sistema depressionario i cui venti vanno da una velocità minima di 64 nodi (circa 120km/h) corrispondente alla "categoria 1" e si chiude con la massima forza i cui valori di vento potenzialmente sono superiori a 134 nodi (250 km/h) corrispondente alla "categoria 5". Eventi di intensità inferiore, con il vento che va da un minimo di 34 nodi (circa 60 km/h) ad un massimo di 64 nodi (circa 120 km/h), vengono classificati come "tempeste tropicali" mentre vortici con vento fino ad un massimo di 34 nodi (circa 60 km/h) sono denominati "depressioni tropicali". Le varie categorie di classificazione, qualora vengano riscontrate in un sistema depressionario posto a latitudini tropicali, rappresentano spesso stadi successivi che portano allo sviluppo di un uragano. L'importanza della scala Saffir-Simpson, oltre al sistema di osservazione empirico valido da un punto di vista statistico-scientifico, è fondamentale poichè di enorme aiuto alle autorità sia per valutare i provvedimenti da adottare in caso di pericolo imminente sia per impostare piani di emergenza a favore delle popolazioni minacciate ma anche per calcolare l'entità dei danni subiti dai territori una volta che sono stati colpiti.

domenica 25 novembre 2007

Prende piede l'AGRICOLTURA BIODINAMICA

Si conclude oggi 25 novembre 2007 il 26° Congresso Internazionale di Agricoltura Biodinamica, tenutosi per 4 giorni presso i saloni dell'Hotel Demidoff di Pratolino, alle porte di Firenze. L'agricoltura biodinamica segue regole molte rigorose indicate dal filosofo austriaco Rudolf Steiner (fondatore dell'antroposofia): riguarda prodotti di qualità come latte, yogurt, cereali, frutta e verdura (prodotti e certificati da Demeter), che stanno prendendo sempre più piede. Oggi i prodotti ottenuti dall'agricoltura biodinamica sono solo il 10% della produzione di tutta l'agricoltura biologica nazionale (che a sua volta è solo 1% dell'intero mercato alimentare nazionale...). Ad oggi l'agricoltura biodinamica in Italia occupa 25.000 ettari di terreno per un fatturato annuo di 30 milioni di euro: le aziende certificate come biodinamiche sono 295, mentre altre 80 sono in procinto di ricevere la certificazione. Ricordiamo che l'agricoltura biologica è quella che non fa uso di sostanze chimiche nella coltivazione dei prodotti, mentre l'agricoltura biodinamica è basata sull'utilizzo di terreni trattati con metodi che ricordano l'omeopatia seguendo maniacalmente anche gli astri, il cosmo e le costellazioni. A confermare l'interesse sempre maggiare del mondo scientifico verso l'agricoltura biodinamica è Carlo Triarico, storico della scienza e responsabile della sezione toscana dell'associazione nonchè docente di biodinamica al master della facoltà di Agraria dell'Università di Firenze, il quale sostiene che i loro prodotti sono molto migliorati e che i terreni trattati sono più fertili ed equilibrati. Ora anche altre università italiane si stanno dotando di master sull'agricoltura biodinamica (come quelle di Pistoia, Napoli e Bari), mentre cresce anche il numero di studenti che chiede di poter fare la tesi sulla biodinamica. Stefano Bettinelli, docente di genetica agraria di Firenze, paragona la svolta dell'agricoltura biodinamica ai risvolti positivi ottenuti negli ultimi anni dall'agopuntura: in pratica si tratta di alcune pratiche scientifiche spesso derise da molte persone ma che negli ultimi anni stanno catturando l'attenzione di molti visti i risultati positivi ottenuti. Un esempio di biodinamnica è il terreno trattato con il "Preparato 500": si tratta di letame conservato all'interno del corno di una vacca, sotterrato per 6 mesi, poi diluito in 70 litri d'acqua e sciolto nel terreno in proporzioni omeopatiche, meno di una goccia per metro quadro. Sembra una cosa ridicola ed invece è stato dimostrato (con un rigoroso studio scientifico) che i terreni così trattati sono più fertili, più equilibrati e più ricchi di sostanze organiche! Per maggiori informazioni http://www.agricolturabiodinamica.it. Altrochè prodotti OGM e agricoltura intensiva con impiego spietato di pesticidi...: siamo ancora a livelli molto bassi, ma l'agricoltura biodinamica sta prendendo sempre più piede così come il biologico.

TRASPORTI: a proposito di infrastrutture mancanti...

In più di qualche mio posto ho parlato del trasporto italiano (privato e commerciale) quasi esclusivamente concentrato su strada e che, nonostante si voglia combattere le emissioni di CO2, si continuino a dare contributi per la realizzazione di ulteriori strade ed autostrade e non alle forme di trasporto "alternative" e "pulite" come porti e linee ferroviarie. A tal proposito ho trovato sul settimanale "Il Mondo" di questa settiamana una lettera, pubblicata sullo spozio dei lettori, sottoscritta da Mino Giachino e Giuseppe Smeriglio in qualità rispettivamente di Segretario e Presidente dell'associazione TRASPORTOAMICO: vi riporto integralmente la lettera (che condivido al 100%) che fotografa perfettamente la grave situazione italiana. La lettera è intitolata "Scarsa attenzione a trasporti logistica" e riporta quanto segue: "Giornali e media dedicano poco spazio ai trasporti e alla logistica, considerati invece in Europa e nel resto dle mondo uno dei cinque argomeni chiave dello sviluppo economico. Eppure i trasporti e la logistica nel nostro Paese valgono il 14% del P.i.l. (più del doppio della metalmeccanica) e rappresentano il 20% del costo di produzione dei nostri prodotti. Trasporti e logistica occupano un milione di lavoratori. A causa dei gravi ritardi nella costrzuione di nuove infrastrutture, da noi i trasporti costano il 25% in più della media europea. E' stato calcolato che i maggiori costi valgano almeno un punto di P.i.l. all'anno. Senza le infrastrutture di trasporto, dai porti alle nuove reti ferroviarie (Tav, Terzo valico, Brennero), il nostro Paese non intercetterà lo sviluppo economico che, dopo la delocalizzazione di gran parte del manufatturiero, arriverà in gran parte dalla gestione e dalla manipolazione delle merci provenienti dall'Estremo Oriente attraverso Suez a un ritmo di crescita del 15% annuo". Ed io aggiungo che puntare su porti e reti ferroviarie avrebbe il grande merito di liberare strade ed autostrade italiane dal trasporto pesante (migliaia e migliaia di camion), con un miglioramento sensibile della qualità dell'aria ed un contibuto non da poco al taglio delle emissioni di Co2 tanto responsabili dell'effetto serra. Per ulteriori informazioni http://www.trasportoamico.it

venerdì 23 novembre 2007

ASTRONOMIA: scoperta una voragine immensa nell'Universo!

La scoperta è stata fatta lo scorso mese di agosto 2007 da Lawrence Rudnik dell'università del Minnesota con i radiotelescopi del Vla (Very Large Array) ed ora ripresa e studiata da alcuni ricercatori dell'università del North Carolina a Chapel Hill (USA): c'è una voragine immensa nell'Universo che si trova tra 6 e 10 miliardi di anni luce dalla Terra. Si tratta di un volume di spazio immenso, con un diametro di ben 900 milioni di anni luce dove esiste il "nulla"! Infatti, osservandolo dagli strumenti, è visibile come una gigantesca macchia scura nel cielo, senza alcun puntino luminoso. E gli scienziati che l'hanno scoperto sono arrivati a questa conclusione: si tratta di un altro universo che sta oltre il nostro! Sarebbe una scoperta senza precedenti, in quanto non solo mai si era osservato un vuoto di simili dimensioni ma nessuna ipotesi sulla struttura dell'Universo lo aveva previsto. La spiegazione di cosa si tratta è stata data da Laura Mersini-Houghton della stessa università del North Carolina, la quale ha utilizzato la "teoria delle stringhe": si tratta di una teoria della fisica che ipotizza che la materia, l'energia, lo spazio ed il tempo siano la manifestazione di entità fisiche sottostanti chiamate appunto "stringhe", le quali vibrano in 10 dimensioni nello spazio-tempo e che formano le particelle subatomiche che originano gli atomi. Secondo questa teoria non esiste un solo Universo, bensì 10 alla 500 universi (ovvero 1 seguito da 500 zeri, una quantità impressionante!), ognuno con proprie leggi fisiche. Quando il nostro Universo si formò doveva interagire con gli altri Universi vicini e quel buco è proprio il risultato di quell'interazione avvenuta subito dopo la nascita del nostro Universo, che da allora continuò ad espandersi. Purtroppo non si può osservare cosa ci sia oltre quel buco, ma questo buco è l'impronta che un Universo diverso dal nostro ci ha lasciato all'inizio del tempo e dello spazio. Se la teoria fosse confermata, si tratterebbe di una scoperta davvero incredibile...

4° CONGRESSO NAZIONALE DEL PO

Si apre oggi 23 novembre 2007 il 4° CONGRESSO NAZIONALE DEL PO, un appuntamento nato per la salvaguardia del nostro fiume più grande. Durante il Congresso si cercherà di trasformare il lavoro preparatorio (realizzato dalla "Consulta delle Provincie del Po") in un grande "Progetto di Sistema" che preveda la salvaguardia della qualità delle acque, del paesaggio e degli ecosistemi di tutto il bacino del fiume. E' ormai evidente che il fiume versa in una condizione piuttosto grave, lontanamente somigliante al Po di vecchi ricordi, a causa di vari problemi:
- urbanizzazione eccessiva ed incontrollata, soprattutto in vicinanza delle sue sponde;
- scarichi fognari non controllati e non depurati;
- sistemi agrozootecnici intensivi sempre più diffusi;
- utilizzo senza misura delle sue acque per agricoltura, produzione di energia elettrica, ecc...: il bacino del Po sopporta il carico di 114 milioni di "abitanti equivalenti" e su di esso sono state rilasciate concessioni idriche per 1.840 mc/sec a fronte di una portata media disponibile di 1.450 mc/sec!;
- scarichi di fitofarmaci sfuggiti ad ogni controllo: in esso si scarica quasi il 30% dei fitofarmaci distribuiti in Italia (156.398 tonnellate secondo i dati ISTAT di Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna);
- perdita delle biodiversità: delle 50 specie ittiche autoctone italiane solo il cavedano non è in pericolo o a rischio di estinzione;
- siccità sempre più intense che ne fanno mancare una buona parte della sua portata idrica ormai per buona parte dell'anno.
Non si può permettere che il fiume più importante d'Italia corra il rischio di essere distrutto: ecco perchè Legambiente e WWF si sono mosse insieme per ottenere l'approvazione di un progetto complessivo di rinaturazione e riqualificazione paesaggistica, soprattutto per ridurre al minimo il rischio idrogeologico e per mantenere un buono stato ecologico nel fiume. Stefano Ciafani (responsabile scientifico di Legambiente) e Andrea Agapito (responsabile acqua del WWF) sono soddisfatti dell'ottimo lavoro svolto finora dalle "Provincie del Po" che, insieme all'Autorità di Bacino, hanno richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica, del Governo, delle Regioni e dell'Unione Europea per creare un progetto condiviso. Un altra richiesta di Legambiente e WWF è che l'Autorità di Bacino debba, dopo un'attenta valutazione del bilancio idrico, attuare un "Piano di Gestione del Bacino Idrografico": per tale motivo con la revisione del Decreto Legislativo n° 152/2006 è stato conferito all'Autorità di Bacino più potere di regia sugli interventi programmati da soggetti esterni. Infatti, come ha detto Giuseppe Castelnuovo (portavoce di Legambiente e WWF al "Congresso Nazionale del Po"), le istituzioni (locali e non) dovranno avere il coraggio di dire NO a richieste di sfruttamento del fiume che siano in contrasto, anche minimamente, con i richiami della comunità scientifica, altrimenti il problema del Po non sarà mai risolto. Proprio per tale motivo Legambienrte e WWF hanno deciso di darsi da fare per contribuire al successo di questo progetto nell'ottica del metodo partecipativo previsto dalla Direttiva Quadro Acque 2000/60 CE.

ITALIA: pronto il "condono climatico"!

Dal 1° gennaio 2008 partirà il secondo periodo dell'EMISSION TRADING, ovvero il sistema europeo di scambio che regola le emissioni di gas serra di alcuni settori industriali (tra cui quello energetico). Dato che è stato imposto un tetto alle emissioni a livello europeo (che deriva da una media tra coloro che inquinano molto e coloro che inquinano poco), i paesi che hanno già superato tale soglia possono "acquistare" le quote dai paesi che invece hanno ancora una percentuale da poter scaricare!! Inquientante... E l'Italia, naturalmente, vi ricorrerà: si tratterà di un vero e proprio "CONDONO CLIMATICO". Per la verità l'Italia non ha ancora chiarito quale sia l'entità dell quote di emissioni che intende assegnare ai singoli impianti: tuttavia, conoscendo la realtà italiana caratterizzata da decenni di favoritismi, esiste il serio pericolo che anche questa volta il Governo ceda sotto le pressioni dei grandi gruppi industriali concedendo loro sconti ed incentivi alla produzione di energia elettrica da carbone! Ricordiamo che nel maggio 2007 la Commissione Europea aveva chiesto all'Italia di ridurre il proprio piano di allocazione (cioè di scambio) di 13,2 milioni di tonnellate di CO2, ma tale piano non è ancora stato presentato per la seconda fase... Ecco perchè Legambiente, Greenpeace e WWF si sono mosse unite per spronare tale situazione: lo scorso mese di luglio hanno inviato una lettera ai Ministri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico nella quale indicavano alcune soluzioni per recuperare le quote mancanti senza rendere vano il principio "chi inquina paga" (e che qui in Italia non funziona...). Ecco perchè le tre associazioni chiedono al Governo italiano di concentrare i tagli maggiormente sul carbone, visto che è il principale responsabile delle emissioni di CO2. Ma nel paese dei trucchetti, ecco che anche il Governo tira fuori il proprio di trucco: anzichè penalizzare gli impianti più inquinanti, il taglio richiesto dalla Commissione Europea verrà raggiunto cancellando le quote destinate agli impianti che entreranno in funzione dopo il 2008 (la cosidetta "riserva"), quote che verranno acquistate in futuro attraverso soldi pubblici (!) con un fondo apposito previsto dalla Legge Finanziaria. Quindi oltre al danno la beffa: non solo le imprese che più inquineranno non pagheranno un euro in più, ma per attivare il trucchetto si utilizzeranno soldi dei cittadini (cioè tasse), tra l'altro senza risolvere il problema delle emissioni!!! Per non parlare del fatto che i privilegi dati al carbone conferiscono alla fine solo in ENEL a discapito dei concorrenti del mercato elettrico che stanno puntando (giustamente!) sulle fonte energetiche rinnovabili. Niente è ancora successo, ma esiste il serio pericolo che ciò accada: se ciò avvenisse sarebbe attuata una violazione della normativa sugli aiuti di Stato. Purtroppo niente cambia in Italia: a comandare nel nostro paese sono sempre state (e lo sono tuttora) le grandi aziende...

RUTELLI si ravvede sui geometri...

Lo scorso 16 novembre 2007 pubblicai un articolo intitolato "La battaglia per il bello, nel paese dei geometri", riferito ad un intervento del ministro Rutelli durante una conferenza sulla tutela del territorio nella quale avrebbe lanciato frasi non proprio d'amore verso alcune categorie professionali, tra cui anche i geometri. Essendo io geomtra e sentendomi chiamato in causa ho esposto le mie critiche verso il ministro: riassumendo quanto scrissi, non è certo colpa dei geometri o delle categorie affini se il territorio urbano è stato deturpato negli ultimi decenni, ma piuttosto di chi ha permesso tutto ciò approvando leggi vergognose (i progetti dei geometri vengono infatti approvati dalla Commissione Edilizia Comunale...). Probabilmente dopo quell'intervento il ministro Rutelli avrà ricevuto un bel pò di critiche: ecco perchè ha redatto una lettera datata 15/11/2007 di cui al prot. n° 2831/2007/VPCM indirizzata al geom. Piero Panuzzi (in qualità di Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri) e ai Presidenti dei Collegi dei Geometri di tutte le Provincie italiane (questa lettera è a me arrivata dal Collegio dei Geometri di Verona, ove sono iscritto, con lettera del 20/11/2007 di cui al prot. n° 3000/2007).

martedì 20 novembre 2007

Treni per pendolari: scomparsi dalla Finanziaria 2008...

In questi ultimi anni si sta parlando molto del traffico ormai insostenibile che attanaglia le già moltissime strade ed autostrade italiane: tantissime auto ma anche tantissimi camion. E' la conseguenza delle decisioni prese negli ultimi decenni: tutto è stato spostato (trasporto e commercio) su strada, accantonando linee ferroviarie e i mezzi marini (che invece avrebbero potuto essere una fortuna per l'Italia visto l'estensione del suo territorio e lo sviluppo delle sue coste). Probabilmente sarà stato fatto in nome di qualche casa automobilistica nazionale: come dice Andreotti, "a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca"! Traffico = inquinamento: ed infatti la qualità dell'aria, soprattutto in corrispondenza delle città e dei nodi stradali/autostradali, è pessima. Per la lotta all'inquinamento si è parlato tanto di Protocollo di Kyoto e del taglio delle emissioni di CO2: relativamente al traffico, per attuare una politica del genere si deve investire in trasporto pubblico per le città, in trasporto ferroviario per il territorio e in trasporto navale visto le migliaia di coste e di porti che abbiamo a disposizione. Certo... Ecco perchè lo scorso mese di maggio 2007 il Governo Prodi aveva presentato l'iniziativa "Un piano per 1000 nuovi treni per i pendolari entro il 2011": si trattava di un investimento complessivo di 6,4 miliardi di euro in parte finanziato dallo Stato ed in parte dal Piano di Investimento delle FS, con una prima tranche di 300 milioni di euro nella Finanziaria 2008. Ad appoggio di questa iniziativa lo stesso Governo Prodi affermava che per i pendolari delle grandi città l'aumento dell'offerta sarebbe stato del 70-80% con punte addirittura del 100%. La scelta di puntare sul "piano per i 1000 nuovi treni per i pendolari" è stata ribadita anche durante la presentazione della Legge Finanziaria avvenuta lo scorso 28 settembre. Poi però tutto si è fermato qui: infatti, nella Finanziaria 2008 presentata dal Governo al Parlamento e approvata al Senato il progetto è SPARITO! Addirittura le FS dichiarano che, per la riduzione degli stanziamenti previsti in Finanziaria rispetto a quanto previsto dal Piano di Investimenti 2007-2011, non solo non verranno acquistati questi 1000 nuovi treni ma verranno soppresse alcune linee esistenti!!! Non ci sono i fondi? Sì che ci sono, visto che per le opere della Legge Obiettivo la stessa Finanziaria 2008 ha previsto ben 3.612 milioni di euro da investire attraverso impegni quindicennali per le opere proposte dal Ministro Di Pietro. E sapete di che opere si tratta? Nuove autostrade (come la Pedemontana Lombarda, la Pedemontana Veneta e la Ravenna-Venezia), strade, tangenziali, ecc... in pratica tutto per favorire ulteriormente (ed esclusivamente) il trasporto su strada! Una grave mancanza che non facilita il rispetto degli impegni presi con il Protocollo di Kyoto e che non fa altro che aggravare la salute della già malata aria che respiriamo nel nostro paese. Ecco perchè Legambiente ha lanciato una petizione che ognuno di voi può sottoscrivere (http://www.legambiente.eu/documenti/2007/1115_pendolari/index.php) e che verrà poi mandata all'attenzione del Presidente del Consiglio Romano Prodi, del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta, al Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi e al Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: con la petizione si chiede di trovare in Parlamento le risorse necessarie per il "piano dei 1000 nuovi treni per i pendolari" o, in alternativa, di prendere tali risorse dal fondo previsto per la costruzione delle nuove autostrade attraverso la Legge Obiettivo. Ci riusciremo? Insieme forse sì...

lunedì 19 novembre 2007

Verona: ecco il "TRAFORO DELLE TORRICELLE"...

Verona è ormai una delle città più inquinate d'Italia per quanto riguarda le famigerate PM10, ovvero quelle polveri sottilissime provenienti soprattutto dai gas di scarico delle automobili che, proprio perchè sottilissime, rimangono sospese a lungo nell'aria e, respirate, causano gravi problemi alla salute umana (soprattutto alle vie respiratorie): anzi, negli ultimi anni la città veneta è stata al 1° posto in Italia per superamento del numero massimo di giorni consentiti per superare il limite di PM10 imposto dalla legge (il limite è di 35 giornate all'anno che però molto spesso diventano anche oltre 200!!). Certo, la posizione geografica è a suo sfavore: le montagne che si trovano alle sue spalle (verso nord) impediscono un ricambio d'aria la quale, dunque, ristagna sul posto. Il problema del traffico è quello pincipale per Verona: una città soffocata dalle auto ogni giorno, festivo o feriale che sia, in quanto composta da una rete viabile che porta dritta in centro il quale poi non offre posti di parcheggio. Ed ecco che ora (ma se ne parla da moltissimi anni) arriva il progetto "TRAFORO DELLE TORRICELLE", che negli anni ha creato polemiche a non finire tra la popolazione, ambientalisti e politici, progetto più volte presentato e poi rifatto. Ora l'attuale amministrazione del sindaco Tosi (Lega Nord) ha presentato il nuovo progetto con una variante (lo vedete nella foto): il traforo dovrebbe ora partire da Poiano e misurerà 2,3 km, poi dovrebbe proseguire per altri 9 km verso Verona nord fino a Parona, collegandosi con la strada di gronda (è previsto un nuovo ponte sul fiume Adige, vari svincoli nonchè un tratto in trincea coperta). Costo totale dell'opera previsto tra 260 e 280 milioni di euro, anche se manca ancora un piano finanziario perchè manca la disponibilità finanziaria delle due autostrade interessate al progetto, ovvero la A4 Milano-Venezia e la A22 Modena-Brennero. Qui scattano le polemiche da parte degli ambientalisti come Amici della Bicicletta, Italia Nostra, Legambiente e WWF, le cui perplessità le condivido pienamente: purtroppo dobbiamo ammettere, senza sforzare troppo il cervello, che l'opera risolverà in parte i problemi viabilistici di Verona nord e non del resto della città. Perchè il problema principale di Verona non è l'arrivarci in città (le vie di comunicazione ci sono), ma piuttosto dove poter parcheggiare l'auto in città! Essendo io stesso veronese (della provincia) e pur non avendo seguito a fondo la vicenda, mi sento ragionevolmente di dire che il nuovo tracciato non farà altro che incrementare il traffico delle zone che circondano Verona, aggravando ulteriormente la qualità dell'aria. Mi chiedo: ma quei 260-280 milioni di euro non potevano essere investiti (e forse si risparmiava anche!) in misure antitraffico e potenziando i mezzi pubblici? Pensate quante stazioni d'arrivo e nuovi tram si sarebbero potuti creare appena fuori dal centro di Verona che avrebbero poi portato molti automobilisti fino al centro i quali, a loro volta, potrebbero lasciare le proprie auto nei nuovi parcheggi che verrebbero creati. Si tratterebbe di una rete di trasporto attiva dalla periferia verso il centro della città, liberando le strade dal traffico. Pensate quante piste ciclabili si sarebbero potute creare, importando anche a Verona il sistema del "bike sharing" (si affittano le bici in un punto della città lasciandole poi in un altro), oppure nuove tramvie, bus a metano, ecc... Si tratta di idee di facile realizzazione (o comunque più facile della realizzazione del traforo!), che avrebbero solo effetti positivi sulla città: centro con auto solo per i residenti, miglioramento della qualità dell'aria anche in periferia, sacrificare qualche grande costruzione per ampi parcheggi, insomma ce ne sarebbero delle idee costruttive! Lo si fa ormai in quasi tutta Europa: Londra, Madrid, Parigi, Vienna, Monaco e Stoccolma, ad esempio, hanno soddisfatto il 67% della domanda di mobilità con il trasporto pubblico, rimediando così al traffico e alla qualità dell'aria. Perchè questo in Italia non si riesce a fare? Meglio devastare il nostro territorio con ulteriori nuove strade (come se non ce ne fossero già a sufficienza), così di macchine a Verona ne arriveranno ancora di più... Non si tratta quindi di un problema estetico, ma di un problema FUNZIONALE che solo gli occhi di alcuni non vogliono vedere...

"PERLA BLU", nuovo circolo di Legambiente

Si chiamerà "PERLA BLU", il nuovo circolo di Legambiente per l'Est Veonese, con la sede (ancora da definire) nel comune di Cologna Veneta. Ve ne dò orgogliosamente notizia in quanto Presidente del nuovo circolo sarà il mio caro amico Leonardo Boggian, mentre il Segretario sarò io Montagna Marco. Lo statuto del nuovo circolo verrà presentato questa settimana, precisamente giovedì 22 novembre 2007 alle ore 21:00 presso una sala al pian terreno del Museo di Cologna Veneta (Palazzo ex Monte di Pietà in Piazza Duomo). Poi, durante la famosa Festa del Mandorlato dell'8 dicembre, il circolo verrà presentato alla cittadinanza. La scelta del nome "PERLA BLU" (e qui ringraziamo il nostro Presidente per l'ottima idea) è attribuibile alla prima foto del nostro pianeta Terra scattata durante lo sbarco sulla Luna: colui che scattò la foto dipinse il nostro pianeta come una "PERLA BLU", piccola e preziosa, da proteggere. Il nuovo circolo non riguarderà solo tematiche di Cologna Veneta ma anche di paesi limitrofi come Bevilacqua, Veronella, Zimella, Pressana, Roveredo di Guà. Molte le problematiche su cui dibattere ed intervenire: l'inceneritore dei rifiuti presente nel Comune di Cologna Veneta (per il quale già esiste un circolo per il "NO AL COGENERATORE"), il locale fiume Fratta (uno dei più inquinati d'Italia, a causa degli scarichi delle concerie poste a monte della nostra zona!), la mancanza di piste ciclabili, fino ad arrivare ad alcune iniziative di carattere storico-artistico-culturale come visite ad alcuni monumenti locali, incontri scolastici, ecc.. Sono particolarmente soddisfatto dell'iniziativa, in particolar modo del fatto di poter contribuire assieme ad altre persone per affrontare alcuni problemi di carattere locale che per vari motivi non vengono affrontati da chi di dovere. Ah, naturalmente l'invito è rivolto a tutti gli abitanti della zona, anche per le eventuali iscrizioni...

venerdì 16 novembre 2007

"La battaglia per il bello, nel paese dei geometri"!

Questo è il titolo di un articolo scritto da Francesco Rutelli e pubblicato ieri dal quotidiano La Repubblica. Il ministro Rutelli ha partecipato recentemente all'Assemblea del Fondo per l'Ambiente Italiano, ove più di qualcuno presente in sala gli ha chiesto se la colpa dei guasti al paesaggio italiano sia dei geometri. A tale domanda il ministro ha risposto in maniera non sempre adeguata, alternando affermazioni giuste e condivisibili ad altre per la verità un pò di... convenienza. Infatti, ha ragione quando sostiene che la colpa è un pò di tutti, dai Sindaci alle Commissioni Edilizie dei Comuni, alle Regioni e ai loro mancati piani paesistici, ai legislatori degli ultimi 50 anni, alla committenza pubblica e privata quasi sempre assente nelle strategie. Ha ragione anche quando dice che ci troviamo di fronte ad un fallimento generale in tema di protezione del paesaggio italiano e che per combattere questo male si devono sconfiggere tre mali che sono la forte e costante crescita dei valori immobiliari negli ultimi anni (che rende remunerativo qualsiasi intervento edificatorio in ogni angolo del paese), la confusione dei poteri e la mancanza di programmazione delle trasformazioni del terriotorio nonchè la cattiva qualità delle progettazioni. Dopo questa bella premessa il ministro nel suo articolo afferma: "E' evidente che i geometri italiani sono una categoria piena di sobrie e serie qualificazioni tecniche (io per primo le ho apprezzate, in molti campi, nella esperienza di Sindaco di Roma), ma nessuno potrà negare che moltissime costruzioni mono-bi-trifamiliari realizzate in ogni parte d'Italia dagli anni '60 (spesso con poca attenzione a tipologie storicizzate e alla scelta dei materiali) e centinaia di migliaia di pratiche di condono edilizio portino anche quelle firme". Facendo io parte della categoria citata (sono iscritto all'Albo dei Geometri della Provincia di Verona) non posso non commentare questa affermazione e soprattutto non posso condividerla: diciamo pure come stanno le cose, i geometri non approvano i loro progetti, ma i loro progetti sono sottoposti a Commissione Edilizia per essere giudicati se sono in contrasto con normative locali, regionali o statali. Se fossero in contrasto non verrebbero approvati: se lo fossero significa che esiste una corruzione generale. Dunque, se dal 1960 ad oggi sono state costruite migliaia di mono-bi-trifamiliari è perchè i Piani Regolatori Generali prima e i Piani Attuativi Territoriali ora lo prevedono: prevedono lotti assemblabili con costruzioni assemblabili. P.R.G. e P.A.T. non vengono redatti, stesi, analizzati, approvati e pubblicati dai geometri!!! Stesso discorso vale per i condoni edilizi: cosa avrebbe dovuto dire un geometra al proprio cliente che gli chiede di eseguire la sua pratica di condono edilizio? "No, guarda, non posso perchè il tuo abuso non rispetta certi parametri paesaggistici". Ma per piacere! Condanniamo piuttosto chi ha avuto la brillante idea dei famigerati condoni edilizi (1985, 1994 e l'ultimo del 2006 in era Berlusconi...): io per primo sono sempre stato disgustato dal "condono edilizio", tuttavia nulla mi vieta di sanare un abuso. Se poi questo abuso comporta danni paesistici e ambientali, toccherebbe al Comune respingerlo, rifiutando il condono e restituendo al cliente le somme già pagate anticipatamente. Purtroppo non è quasi mai successo perchè i i soldi hanno accecato anche i Comuni, e continuano a farlo: basti pensare alle migliaia di euro che raccolgono da interventi edilizi di mono-bi-trifamiliari o da costruzioni industriali. Succedono cose che lasciano attonite, ad esempio perequazioni edilizie che fanno pagare ai clienti somme elevatissime di denaro oppure piani edilizi per l'insediamento di migliaia di nuovi abitanti in città che hanno al massimo 10-20 mila persone e che così ricevono contributi a dismisura. Purtroppo abusivismo, corruzione, tangenti, leggi urbanistiche confusionarie (e soprattutto troppo interpretabili) hanno consentito di deturpare il nostro territorio e lo stanno permettendo tuttora. Rutelli proprone di riformare il "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio" per rendere obbligatoria la co-pianificazione tra lo Stato (che ha il potere esclusivo della tutela del paesaggio) e le Regioni (che dovrebbero elaborare i piani), nonchè inasprire le sanzioni per i danni al paesaggio (a proposito da 6 mesi giace in Parlamento un ddl...) e chiudere in maniera definituva ai condoni edilizi. Innovazioni che meritano attenzione, ma non vorrei andassero solo ad infoltire il già vasto campo della legislazione esistente: le leggi già ci sono, purtroppo non vengono rispettate e soprattutto nessuno controlla che siano rispettate. Il fatto che molti Comuni italiani stanno ora rinunciando alla Commissione Edilizia Comunale (le pratiche vengono analizzate ed approvate da un solo singolo tecnico... bah) mi dice che la situazione non cambierà...

Ciclone SIDR: bilancio tragico!

Come da previsioni (non solo meteorologiche...) il violento ciclone "SIDR" ha scaricato la sua potenza sul Bangladesh (dopo aver interessato parte dell'India) apportandovi morte e distruzione. Si tratta di un ciclone davvero potente (ha sfiorato la massima "categoria 5"), il più forte della stagione ed uno dei più forti degli ultimi decenni: i venti hanno sfiorato i 250 km/h mentre si è registrata una pressione minima bassissima di appena 928 hPa! Il ciclone ha toccato terra nel Bangladesh alle ore 14:30 GMT (vedi immagine satellitare) ed in poche ore è stata una tragedia: infatti quello che preccupava non era tanto il vento (che infatti si è molto indebolito ed ora il ciclone è quasi declassato a semplice tempesta tropicale) bensì le piogge alluvionali e il fortissimo innalzamento della marea a causa delle violenza delle onde e delle vaste pianure che si trovano praticamente a livello del mare. In poche ore intere zone sono state sommerse dall'acqua: il bilancio (purtroppo provvisorio) è di almeno 550 vittime e molte migliaia di dispersi!!! L'onda di piena (alta ben 15 metri) ha devastato tre città poste lungo la costa: si tratta di Patuakhali, Barguna e Jhalakathi. Sono state evacuate centinaia di migliaia di persone: distruzione ovunque, che ancora una volta colpisce popolazioni poverissime... Si sta già muovendo la macchina degli aiuti umanitari.

giovedì 15 novembre 2007

TORINO: un grattacielo più alto della Mole (parte 2°...)

Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo sul futuro grattacielo che dovrebbe sorgere a Torino, allegando una foto del possibile impatto del nuovo fabbricato sullo skyline della città e riportando, tra l'altro, che probabilmente quella foto (diffusa ovunque) era un falso. Oggi, a dovere di completamento dell'informazione, vi confermo che quella foto era davvero un falso: quella allegata qui è invece la vera prospettiva del nuovo grattacielo, fatta avere agli organi di stampa da Renzo Piano, l'architetto progettista dell'edificio. Come si nota nell'immagine lunga, il grattacielo sorgerà piuttosto lontano dalla Mole Antonelliana (simbolo di Torino), circa 2,4 km più in là, e seppur più alto di 60 metri del noto monumento torinese la sua lontananza rispetto a quest'ultimo lo farà sembrare un pò più piccolo (vedi ricostruzione grafica). Personalmente, nulla tolgo all'efficacia di queste strutture, dettate dall'esigenza di cercare spazi che nelle città non si trovano più (e quindi ci si butta in verticale) ma dettate anche da un pò di narcisismo "acchiappa-clienti" da parte delle società che poi le utilizzeranno (in questo caso la Banca Intesa-San Paolo); nulla tolgo all'efficacia energetica di certe strutture e al loro rispetto dell'ambiente; a maggior ragione sono sempre stato affascinato da tali edifici, in particolar modo dagli skyline di grandi città che hanno una concentrazione centrale di grattacieli davvero fantastica. Non condivido però, e qui ribadisco quanto detto nel mio precedente articolo, la scelta di ricorrere ai grattacieli per Torino: una città che ne ha fatto a meno fino ad oggi, può continuare a farlo! Il fatto che fino ad oggi abbia rinunciato a tali strutture dimostra la sensibilità e le politiche affrontate in questi decenni per conservare lo skyline tipico della città piemontese: ovvero una distesa di palazzi medio-bassi, con al centro la Mole Antonelliana che svetta su tutto e sullo sfondo lo scenario della catena alpina. Anche questo significa "urbanistica": costruire in maniera sensata! Perchè ora rovinare uno skyline perfetto che ha sempre conferito a Torino lo scenario di una città tranquilla, qual'è peraltro: si priverebbe la Mole Antonelliana (seppur giudicata negativamente da molti per la sua bruttezza...) di un valore che ha conservato per decenni, ovvero il punto di riferimento della città. Ecco perchè sostengo il mio personale NO al grattacielo di Torino. L'Intesa-San Paolo troverà maniere migliori per espandere la propria immagine...

Che c'è dietro i Festival della Scienza?

E' la domanda che si pone il giornalista Guglielmo Pepe nel suo editoriale di oggi dell'inserto Salute del quotidiano "La Repubblica": diciamo pure che la domanda è lecita e l'argomento va approfondito proprio come ha fatto il sig. Pepe nel suo editoriale (non me ne voglia il giornalista se riporto alcuni passi "in rosso" di questo suo editoriale ma lo considero molto significativo). Anche la Scienza, come per molte altre cose in Italia, ha da un pò di tempo i suoi Festival: senza ombra di dubbio è "l'opportunità che offre un Festival per uscire dai laboratori, dalle aule universitarie, dalle pagine culturali dei giornali e delle riviste e scendere tra la gente, per arrivare al contatto diretto con bambini, giovani, anziani". Per fare un esempio, la scorsa settimana si è concluso a Genova il Festival della Scienza, nato nel 2003 e che negli anni ha raccolto sempre più visitatori fino all'apice di 250.000 presenze quest'anno tra mostre, conferenze, spettacoli e dibattiti ai quali hanno partecipato molti matematici, filosofi, ricercatori, medici specializzati e scienziati vari. Però "sotto questi Festival c'è ben poco. Perchè in Italia la scienza è ancora ai margini del sistema paese". Le cause sono varie, come sostiene lo stesso sig. Pepe, e ve le riassumo di seguito:
  • nelle scuole italiane l'insegnamento delle materie scientifiche non trova terreno fertile, se non nei licei scientifici...: confermo, visto che tra il 1989 e il 1994 ho frequentato un istituto tecnico per geometri (tra l'altro un corso sperimentale più "ambientale") nel quale, ad esempio, la geografia non è prevista come materia in nessuno dei 5 anni! Una buona conoscenza geografica fa da apripista a molte argomentazioni. Ma ci sarebbe anche da discutere sul modo in cui viene fatta studiare la geografia (almeno dove questo viene fatto): molto spesso si riduce ad uno studio memonico di nomi di città, fiumi, montagne e prodotti agricoli. La geografia è anche questo, ma approfondire scelte economiche, strategie politiche, urbanistica e materie collegate darebbe una conoscenza geografica all'altezza. Questo vale anche per altre materie scientifiche;
  • in campo scientifico, se escludiamo medicina, chirurgia e materie simili, non vi sono sbocchi lavorativi professionali allettanti, forse anche per gli scarsi stipendi che si prospettano (nel 1° anno post-laurea scientifica lo stipendio è di circa 933 euro e dopo 3 anni di 1098 euro...);
  • purtroppo si legge poco in Italia: in particolare riviste e libri di scienza non le ritroviamo mai nelle classifiche di vendita dei libri! Qui interferisce molto probabilmente una carenza scolastica: in particolare si dovrebbe correggere la brutta abitudine degli studenti di non dedicarsi alla lettura di quotidiani o riviste professionali o alla semplice ricerca. Ha ragione il sig. Pepe quando dice che in tutto ciò ha influito il passato: "La forte impronta umanistica della nostra cultura ha condizionato un intero popolo per intere generazioni, nonostante l'Illuminismo. L'influenza della Chiesa e della religione cattolica è stata determinante. Non a caso l'Italia è un paese di grande estro, fantasia, creatività. Ma per la scienza, tranne alcune personalità ed eccellenze, c'è ben poco di cui vantarci". Sono completamente d'accordo;
  • la ricerca scientifica non è appoggiata a sufficienza dallo Stato: "Nel mondo gli investimenti in sviluppo tecnologico e ricerca sono in aumento: gli ultimi dati (dal Global R&D Report 2008) dicono che sono saliti del 7.1% rispetto allo scorso anno. In testa figura l'Asia con 436 miliardi di dollari, seguono le Americhe con 387 e l'Europa con 276. L'Italia, tra i paesi europei, registra il minore incremento: appena il 2.4%". Sembra quasi che gli investimenti in tecnologia e ricerca debbano essere affrontati solo da paesi in via di sviluppo, sembra quasi che le civiltà industrializzate (proprio perchè ammantate dal progresso) dormano sicure sugli allori non ritenendo più necessaria una certa ricerca su scienza e tecnologia: lo stesso termine "progresso" dovrebbe però far loro capire che strumenti e metodi sono in continua evoluzione proprio per migliorare la vita di un Paese.
Solo risolvendo questi problemi si potrà consentire una divulgazione scientifica degna del termine e così anche i Festival della Scienza avrebbero un significato importante (e non solo di facciata), in quanto sarebbero la rappresentazione reale di ciò che avviene dietro le quinte (laboratori, ospedali, università, ecc...): questo avrebbe sicuramente risvolti molto positivi per il Paese intero a livello culturale, di sviluppo, di protezione ambientale, ecc... Forse riusciremo anche a fermare l'esodo all'estero dei nostri "cervelli" laureati...

mercoledì 14 novembre 2007

Violento tifone "SIDR" verso il Bangladesh...

Come evidente nell'immagine satellitare, ecco qua un tifone piuttosto violento originatosi sul Golgo del Bengala: si tratta del tifone "SIDR", che nella giornata di ieri aveva già raggiunto la "categoria 3" e che proprio questa notte ha acquistato molta energia dal mare arrivando a "categoria 4", quindi accompagnato da venti a 210 km/h con punte di ben 230 km/h! Il tifone, ora in pieno Golfo del Bengala, stra procedendo verso NNW ad una velocità compresa tra 13 e 18 km/h: attualmente si trova a 450 km dalle coste meridionali del Bangladesh. La traiettoria prevista dai meteorologi per il tifone subirà una leggera rotazione verso NE: questo getta forti allarmi per la sicurezza della città indiana di Calcutta (che dovrebbe essere investita in pieno tra la serata di giovedì 15 e la mattinata di venerdì 16 novembre), per poi dirigersi (un pò indebolito) verso il Bangladesh. Ma è qui che scatta l'allarme principale: la parte più attiva del tifone si traverà infatti sulla sua destra e sarà quella che colpirà proprio il Bangladesh. La preoccupazione non arriva tanto dai forti venti quanto dalle inevitabili ed estese inondazioni causate dalle piogge torrenziali previste e dal notevole innalzamento della marea favorito dai venti di tempesta: il territorio del Bangladesh è infatti un territorio molto vasto, completamente pianeggiante, ad un'altezza che è praticamente zero sul livello del mare e percorso da molti fiumi. Tutto ciò non farà altro che aggravare lo stato delle inondazioni. Allerta dunque molto elevata in Bangladesh, soprattutto per la sua popolazione (tra le più povere del mondo) e per l'agricoltura, fonte primaria di alimentazione.

martedì 13 novembre 2007

Natura: conservare la BIODIVERSITA'!

La Convenzione sulla Biodiversità, elaborata a Rio De Janeiro nel 1992:
- afferma il valore intrinseco della diversità biologica;
- riconosce che l'esigenza principale per la conservazione della varietà naturale consiste nella salvaguardia "in situ" degli habitat e degli ecosistemi;
- richiama l'attenzione sui danni derivanti dalla perdita di biodiversità, danni culturali, scientifici, economici ed ecologici.
Domenica 11 novembre 2007 si è concluso a Puebla (Messico) il 5° Congresso Slow Food per un'alimentazione sana in nome della sicurezza alimentare e della biodiversità: vi hanno partecipato 49 delegazioni mondiali, tra cui l'indiana Navdanya il cui fondatore Maya Yani ha giustamente dichiarato che "la biodiversità selvatica è essenziale a preservare il patrimonio genetico del pianeta. Ma la biodiversità, come dire, domestica, il patrimonio storico dell'agricoltura mondiale è altrettanto importante e, forse, preservarla anche più urgente". Infatti, in oltre 10.000 anni di agricoltura l'uomo ha saputo trovare le colture giuste per ogni tipo di clima e di terreno: ora l'agricoltura industriale sta cancellando (assieme a condizioni climatiche sempre più avverse) molte di queste colture tradizionali. Ad esempio, quando c'è stato il violentissimo tsunami nel sud-est asiatico, il mare ritirandosi ha riempito di sale le risaie delle coste mediridionali dell'India, rendendo impossibili i raccolti: tuttavia, esiste una qualità di riso, (selezionata e conservata nel tempo dagli abitanti del luogo) che resiste al sale e ciò ha permesso alla continuazione della coltivazione delle risaie. Questo significa BIODIVERSITA': avere un "archivio" di piante in grado di garantire la continuità e poter sostituire in qualsiasi momento una coltura in difficoltà, al fine di prevenire eventuali problemi (come carestie) alla popolazione. Il problema rimane oggi l'agricoltura industriale: frumento e riso hanno sconfitto la fame in alcune aree del mondo, ma sono diventate ormai delle "mono-colture" in molti stati: nel Bangladesh coprono ben il 96% della terra coltivabile, nelle Filippine il 90%!!! L'uniformità genetica può essere disastrosa, perchè significa che nessuna pianta è più in grado di resistere ad una singola malattia o ad un improvviso cambiamento climatico: è un pericolo che si sta già materializzando in alcuni paesi, come in Cina (dove nel 1949 si coltivavano oltre 10.000 varietà di riso scese a solo 1.000 nel 1970!!), in Messico (i 4/5 delle varietà di mais coltivate nel 1930 sono scomparse) e negli USA (perso il 95% delle varietà di cavoli e il 94% di quelle di piselli). Nel corso del 1900 sono andate perdute finora ben 250.000 varietà vegetali: l'Europa ha perso l'80% delle proprie varietà agricole e gli USA il 93%!! Oggi appena 30 tipi di piante nutrono il 95% della popolazione mondiale, mentre il restante 5% della popolazione (i più poveri ed emarginati) si nutre di migliaia di piante e ,proprio perchè poveri, hanno sviluppato tecniche e semi capaci di produrre in situazioni difficili e precarie: in pratica stanno dando insegnamenti al mondo sviluppato!!! Il poblema è che, se per motivi legati al clima, al territorio o alle malattie cominciano a scomparire quelle 30 colture basilari dell'alimentazione mondiale, la maggior parte dei paesi non ha "piante surrogate" in grado di sostituire quelle attuali in quanto negli anni non si è pensato di preservare le migliaia di varietà che la natura ci aveva donato. A tal proposito due anni fa l'ONU ha istituito le "banche dei semi", al fine di conservare un certo numero di piante in grado di diversificare le colture in caso di necessità (carestia, cambiamento climatico, malattie delle piante, ecc...): solo con la BIODIVERSITA', e non con OGM/colture transgeniche, si riuscirà a garantire la sicurezza di derrate alimentari alla popolazione mondiale, sempre più condizionata da un'agricoltura di scala industriale.

LA OROYA (Perù): la città col piombo nel sangue!!!

La Oroya è una cittadina di 80.000 abitanti posta a 3.750 metri di quota sulle Ande alle spalle di Lima (Perù): nella graduatoria del Blacksmirth Institute, ovvero quella dei luoghi più inquinati della Terra, figura addirittura al 6° posto, con 35.000 suoi abitanti esposti alla contaminazione, di cui dopo vi dirò. A dover di cronca vi riporto la graduatoria intera:
1° Sumgayit (Azerbaijan), con 275.000 suoi abitanti esposti alla contaminazione;
2° Linfen (Cina), 3.000.000;
3° Tianying (Cina), 140.000;
4° Sukinda (India), 2.600.000;
5° Vapi (India), 71.000;
6° La Oroya (Perù), 35.000;
7° Dzerzhinsk (Russia), 300.000;
8° Norilsk (Russia), 134.000;
9° Chernobyl (Ucraina), 5.500.000;
10° Kabwe (Zambia), 255.000.
La localizzazione di queste zone si commenta da sola...
Tornando a La Oroya, unità città americana presente in graduatoria, 80 anni fa ha dato il via alla costruzione della fonderia della Pasco Copper Corporation nella quale si processano i minerali impuri del Perù: oro, argento, piombo, rame e zinco che qui vengono trattati (ovvero puliti e separati da altri metalli) per poi essere immessi nel mercato internazionale (il Perù incassa il 50% del suo bilancio dall'esportazione dei minerali e questo forse spiega il motivo perchè qui il problema della salute dei cittadini non si vede...). Proprio questa raffineria (ed in particolare la ciminiera costituita da un grande tubo alto 170 metri) scarica in aria ogni giorno tonnellate di polvere di piombo, ossido di zolfo, zinco e arsenico: la particolare conformazione geografica della zona (la cittadina è inserita in una conca contornata da alte montagne) impedisce a tali sostanze di disperdersi, rimanendo intrappolate in loco e sospese nell'aria che poi viene respirata dai cittadini. Ad oggi, almeno 35.000 degli 80.000 abitanti della città hanno un livello di piombo nel sangue ben superiore alla soglia di 10 microgrammi per decilitro di sangue imposta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Quel che più inquieta è chè già i neonati hanno il piombo nel sangue (che gli viene trasmesso dalla madre attraverso il cordone ombelicale): nei neonati il livello di contaminazione è naturalmente inferiore a quello dei ragazzi più grandi ma, pensate, è già 3 o 4 volte superiore alla soglia stabilita!!! Ciò comporta gravi rischi per la salute: ritarda infatti la crescita fisica e mentale, danneggia il metabolismo e causa malformazioni! Oggi l'88% del suolo di La Oroya è ricoperto di piombo, zolfo e cadmio! Purtroppo anche in questo caso dobbiamo parlare di incuria della ditta che utilizza la raffineria (la "Doe Run", una multinazionale USA che appartiene al Renco Group del miliardario americano Ira Leon Rennert, grande fornitore del Pentagono... quindi che avremmo dovuto aspettarci?), nonchè incuria da parte delle istituzioni: infatti, quando nel 1997 la "Doe Run" comprò lo stabilimento firmò un accordo con il governo peruviano nel quale accettava di adeguarsi rapidamente agli standard ambientali internazionali per abbattere le emissioni inquinanti. Nel 1997 ridurre la contaminazione con un impianto di acido solforico costava 120 milioni di dollari, lo stesso prezzo pagato per l'acquisto della fabbrica: in termini economici non ne valeva la pena, ha pensato bene la "Doe Run", ed infatti da allora ha cominciato a richiedere al governo peruviano una serie di proroghe. Così, invece di investire del denaro per contenere le emissioni di sostanze inquinanti, ha "contattato" (senza spiegarvi come...) esperti locali per AGGIRARE il problema: ad esempio fu nominato vicepresidente della "Doe Run Perù" Josè Mogrojevo, responsabile delle questioni ambientali del governo peruviano (così come quando Berlusconi "ingaggiò" Marcello Dell'Utri per la sua scuderia milanese...), che poi non si è comportato proprio per niente da ambientalista! Poi, sotto false minacce da parte della "Doe Run" di andarsene, la società convinse anche Sindaco e Sindacato per ottenere i rinvii all'adeguamento ambientale: ora potrà farlo indisturbata fino al 2011!!! Come controparte, la società "Doe Run" ha addirittura creato un ufficio speciale che si occupa delle relazioni con le comunità locali, ha costruito (e regalato!) al Comune la nuova stazione della polizia, finanzia locali di interesse pubblico, offre la mensa e le cure ai bambini più colpiti (ma che gentile...) e paga ogni giorno le spese di trasporto perchè tali bambini possano recarsi in asili di altri paesi più vicini lontani dall'aria avvelenata (sempe più gentile...)! A conferma della paradossale situazione istituzionale, quest'estate il nuovo Sindaco di La Oroya ha licenziato in tronco Miguel Curi, funzionario comunale addetto ai rilevamenti ambientali che denunciava la "Doe Run" ogni volta che le sue emissioni superavano i pur altissimi limiti concessi dal governo peruviano. Certo che anche lei, caro onesto sig. Miguel Curi, come sperava di poter farla franca?!? Storie squallide, fatte di corruzione e potere, che come sempre hanno risvolti negativi che si percuotono solo sul CITTADINO, che intanto continua a respirare aria avvelenata... In nome del "dio denaro", il cittadino è purtroppo considerato solo un elemento del territorio, INQUINABILE ed INQUINATO, mentre l'INQUINANTE la fa sempre franca!

DISASTRO ECOLOGICO nel Mar Nero: c'è sempre l'incuria umana...

Un DISASTRO ECOLOGICO senza precedenti si è verificato nel Mar Nero domenica 11 novembre 2007: alcune navi che trasportavano petrolio, zolfo e materiali ferrosi sono affondate a cause delle pessime condizioni meteorologiche sullo Stretto di Kerch, ovvero quello che collega il Mar Nero al Mar di Azov (vedi mappa). Prima di commentare il fatto, ecco una veloce cronaca di quanto è successo. Al momento del verificarsi della tempesta 59 navi erano presenti sullo Stretto di Kerch: di queste, 42 sono riuscite a riparare nel Mar di Azov, 17 non ci sono riuscite e ben 10 sono state spezzate, affondate o naufragate dalla furia del vento e del mare. Alle 04:55 ora di Mosca dell'11/11/2007 davanti al porto di Kavcaz si spezza in due la petroliera Volganeft-139, facendo finire in mare dalle 1.300 alle 2.000 tonnellate di gasolio; alle 10:42 nella stessa zona affonda la nave Volgogorsk, facendo colare a picco ben 2.400 tonnellate di zolfo; alle 11:50 affonda la nave Nakhicevan (che trasportava anch'essa zolfo) e poco dopo anche la nave Kovel (e finiscono in mare altre 2.000 tonnellate di zolfo); anche la nave Volgoneft-123 rischia l'affondamento, a causa di un danno allo scafo; poco più in là, nelle acque antistanti il porto ucraino di Sebastopoli affonda il mercantile georgiano Jodhza, mentre una nave carica di metallo affonda nella rotta tra Mariupol e Istanbul. Il bilancio complessivo è gravissimo: almeno 15 morti e quantità devastanti di gasolio e zolfo riversate in mare! Un disastro che proprio non ci voleva, visto anche il già grave stato in cui versa il Mar Nero da alcuni anni a questa parte, soprattutto a causa degli incontrollati scarichi industriali delle repubbliche ex-sovietiche che vi si affacciano. Tuttavia, dobbiamo dire che era una tragedia AMPIAMENTE EVITABILE, e non è retorica: infatti, con ben 14 ore di anticipo sull'evento il servizio meteorologico locale aveva lanciato un bollettino per una violenta ondata di maltempo sulla zona a causa di un intenso afflusso di aria gelida da nord che, arrivato sul Mar di Azov, avrebbe creato una ciclogenesi con venti della violenza di "uragano" sullo Stretto di Kerch, proprio ove erano presenti le navi. Ed infatti la tempesta di è puntualmente verificata: i venti hanno sfiorato una velocità di addirittura 200 km/h, originando onde altissime! Non tutte le navi hanno ascoltato e rispettato il bollettino meteo: come detto pocanzi, delle 59 navi presenti sullo Stretto di Kerch, 42 si sono messe al riparo sul Mar di Azov (ove il vento rimane molto più tranquillo) mentre le altre sono rimaste sul posto causando questa tragedia... ANNUNCIATA! Le previsioni meteorologiche sono ormai diventate molto affidabili sui 2-3 giorni: figuriamoci in zone molto ristrette ove i meteorologici locali conoscono benissimo il microclima della zona ed i suoi effetti collaterali (e evastanti!). Previsioni puntualmente rispettate: non però da alcuni navi, che così facendo hanno commesso un vero e proprio OMICIDIO COLPOSO, perchè di questo si tratta! Molte navi, infatti, pur a conoscenza dei bollettini meteo, corrono rischi assurdi perchè l'armatore preme per consegnare la merce il prima possibile ottenendo il maggior profitto, il capitano è stimolato dai premi e quindi tutto si svolge in nome del "dio denaro" senza alcun rispetto per il nostro habitat, che alla fine è sempre l'unico che ci rimette. Le migliaia di tonnellate di gasolio e zolfo scaricate creeranno problemi gravissimi al Mar Nero e non solo: anche il Mediterraneo è in allerta, vito che prima o dopo questa massa oleosa vi approderà! Antonino Abrami, ispiratore della proposta per l'istituzione di una Corte Penale Internazionale per la Tutela dell'Ambiente (vedi mio precedente post), ha dichiarato, giustamente, che bisogna cambiare qualcosa in materia legislativa in modo da aumentare i controlli su queste carrette del mare e soprattutto inasprire (ed applicare) le pene per chi commette simili REATI. Fermiamoli!!!

1° CONFERENZA NAZIONALE DELLA BICICLETTA

Si terrà fino a domenica prossima la 1° CONFERENZA NAZIONALE DELLA BICICLETTA (http://www.bici2007.it), organizzata a Milano dal Ministero dell'Ambiente e dalla Provincia. Si tratta di una conferenza per discutere (e diffondere) la cultura della bici, ancora così poco radicata in Italia e che rappresenta una delle migliori forme per la lotta al traffico e all'inquinamento cittadino. Infatti, se in Europa mediamente il 9.45% della popolazione si sposta in bici (con punte del 18% in Danimarca e del 27% in Olanda!), in Italia tale percentuale scende al 4%! Il problema, almeno qui in Italia, esiste. Ora si cercherà di investire al meglio i 15 milioni di euro stanziati dallo Stato per la mobilità ciclistica urbana: si deve dunque investire in percorsi ciclabili ma anche sull'intermodalità, ovvero il combinare bici e mezzi pubblici, il trasporto delle biciclette in metropolitana e il bike-sharing (cioè il sistema della bicicletta condivisa che permette di noleggiare la bici in un posto della città e lasciarla in un altro). Il tutto dovrà essere abbinato ad un potenziamento dei trasporti pubblici e ad opere di moderazione del traffico autoveicolare come le rotonde, gli attraversamenti rialzati rispetto al piano stradale, l'allargamento dei marciapiedi, ecc... Uno studio della Federazione Italiana Amici della Bicicletta ha dimostrato che il numero di incidenti ai ciclisti (mortali e non) è inversamente proporzionale alle strutture ciclabili esistenti. Dicevamo del gup che, in ambito bici, l'Italia ha nei confronti del resto d'Europa: ad esempio, dal 2002 al 2006 la Germania ha stanziato 100 milioni di euro per realizzare e mantenere le piste ciclabili lungo le autostrade nazionali (e dal 2007 80 milioni di euro ogni anno), mentre in Italia nello stesso periodo se ne sono investiti meno di 5 milioni... La Spagna ha trasformato ben 1.600 km di ferrovie abbandonate in "vias verdes", ovvero dei percorsi riservati a biciclette, pedoni e cavalli. Un altro dato che fa meditare è il seguente: in Italia ci sono 2.413 km di percorsi per le biciclette, quando la sola città di Monaco di Baviera ne ha ben 1.200!!! In diverse città europee si sta diffondendo il bike-sharing, ovvero la possibilità di noleggiare una bici in un posto della città e rilasciarlo in un altro: Parigi ha dato l'esempio, ove ci sono posteggi bici in ogni angolo della città a distanza l'uno dall'altro inferiore a 300 metri, con una media di prelievi quotidiani di circa 50.000-70.000 bici mentre l'abbonamento annuo è già stato acquistato da 53.000 parigini (vedi mio precedente post). A ruota hanno seguito il suo esempio anche Lione, Barcellona, Siviglia, Tolosa e Marsiglia. Ora l'iniziativa la sta sperimentando anche la città di Milano: il servizio partirà il 1° gennaio 2008 e prevede complessivamente 5.000 bici per la città, con una partenza di almeno 250-500 bici da aumentare poi gradualmente. Verranno installate 250 postazioni di presa e rilascio; ogni bicicletta dovrà avere un software di gestione del servizio di noleggio, con possibilità di avere in ogni momento indicazioni sull'utilizzo e la disponibilità delle biciclette. Ogni bici sarà inoltre dotata di un sistema di sicurezza che permetta di legarla alle postazioni di presa e rilascio e ne impedisca il furto quando chi la usa la parcheggia altrove. Per prelevare il mezzo si userà un tesserino elettronico da cui verrà scalato automaticamente il costo del noleggio e che memorizzerà i dati di chi prende la bici. Si tratta quindi di un sistema ecologico, salutare, sicuro ed economicamente conveniente: darebbe un contributo notevole se molte città lo adottassero, unitamente ad un rafforzamento del trasporto pubblico. Calerebbero infatti sensibilmente sia il traffico cittadino che il livello di inquinanti nell'aria...

domenica 11 novembre 2007

INDONESIA: dighe contro i predatori della foresta

E' in atto in Indonesia, ormai da molti anni, una scellerata distruzione delle foreste torbiere (tra le più importanti del mondo) per far posto a terreni coltivabili da adibire alla coltura di palme da olio, il tutto con la regia delle compagnie produttrici di olio da palma coma la PT Duta Palma: infatti, secondo le ricerche effettuate da Greenpeace, presso il campo di resistenza forestale di Riau (vicino alle piantagioni di palma da olio) la "PT Duta Palma" ed altre società del settore stanno agendo in maniera illegale, violando apertamente le leggi indonesiane per la gestione forestale e un decreto presidenziale fatti per proteggere questo ecosistema e per contribuire alla lotta al cambiamento climatico. Infatti la stazione forestale di Riau ha dimostrato che la distruzione delle foreste indonesiane contribuisce pesantemente al riscaldamento del pianeta: la deforestazione incide per 1/5 sull'emissione totale dei gas serra. Solo in Indonesia tra il 1997 ed il 2006, a causa degli incendi delle foreste torbiere, ogni anno sono stati emesse in atmosfera ben 1.400 tonnellate di CO2, alle quali se ne devono aggiungere altre 600 milioni emesse dalla decomposizione delle torbiere che vengono drenate. Proprio il drenaggio e gli incendi delle foreste torbiere hanno reso l'Indonesia il 3° maggiore emittore di gas serra al mondo, dopo Cina e Stati Uniti!!! Da qui nasce l'iniziativa di Greenpeace: più di 30 volontari, assieme alle popolazioni locali, stanno costruendo delle dighe che, bloccando le operazioni di drenaggio, fermeranno il prosciugamento delle torbiere e di conseguenza il rilascio in atmosfera di CO2. Proprio in Indonesia (precisamente a Bali) si terrà dal 3 al 14 dicembre 2007 il 2° round delle negoziazioni del Protocollo di Kyoto: Greenpeace chide che fermare la deforestazione indonesiana venga formalmente inclusa tra gli obiettivi del mandato del Protocollo stesso. Inoltre, il governo indonesiano si dovrà impegnare per introdurre immediatamente una moratoria sul taglio distruttivo delle foreste torbiere e per assicurare la realizzazione ed il rispetto di un efficace piano di gestione forestale contro gli incendi distruttori. Solo così si potrà salvare quel che resta della foresta indonesiana, una delle più grandi ed importanti del mondo: per salvare l'ecosistema e la biodiversità del posto, unici al mondo, e per contribuire alla lotta del cambiamento climatico in corso.

Nasce la "mappa sulle anomalie magnetiche"

Si tratta della prima mappa terrestre che rende visibili le anomalie magnetiche del nostro pianeta, ovvero una mappa elaborata sullo studio di una miriade di informazioni raccolte per anni e contenute negli archivi di monitoraggio di tutto il mondo che ora diventano, per la prima volta, accessibili al pubblico. La realizzazione di questa mappa è stata possibile grazie al lavoro effettuato da un team di ricerca internazionale, lo IAGA (International Association of Geomagnetism and Aeronomy), e al monitoraggio di un satellite costruito da russi e tedeschi che è stato in orbita per 5 anni a partire dal 2001: i dati sono stati raccolti attraverso il National Geophysical Data Center. La nuova mappa verrà utilizzata per vari scopi: oltre a studiare i magnetismi, si potrà misurare con precisione lo spessore dei vari strati che compongono la crosta terrestre fino ad una profondità di ben 400 km (mai successo nella scienza prima d'ora) permettendo così di individuare le aree con maggior presenza di minerali, capire il tipo di risorse che contengono, analizzare le falde acquifere del sottosuolo, con risvolti positivi per lo studio delle aree sismiche o a rischio di maremoti. La mappa, chiamata WDMAN (World Digital Magnetic Anomaly Pap) è stata messa a disposizione dalla Commissione per la mappatura geologica della Terra. Come vedete nella foto, la mappa risulta a colori: il rosso e i toni caldi indicano alte anomalie, mentre i colori freddi indicano problematiche di lieve entità. Si studierà così il magnetismo terrestre anche per quanto riguarda la salute dell'uomo: infatti, oltre il 70% delle patologie umane sono aggravate o determinate da perturbazioni del magnetismo terrestre insieme ad altri fattori ambientali (tali anomalie determinano infatti le cosiddette "zone di stress tellurico" causando quelle che sono chiamate "geopatie", le quali comprendono una lunga serie di disfunzioni come l'emicrania, la stanchezza cronica, alterazioni della funzionalità degli organi colpiti, il sistema immunitario, patologie croniche e degerative). Quindi sono davvero tanti i risvolti positivi derivanti dalla redazione di questa mappa, della quale si è già al lavoro per la sua seconda edizione...

Continua lo scontro sull'EOLICO...

Continua lo scontro sugli impianti eolici... E lo scontro avviene all'interno degli stessi gruppi ambientalisti! Proprio non ci siamo: stiamo vivendo un periodo in cui vige il "tutti contro tutti", purchè si faccia polemica, purchè si faccia discutere, ma così facendo non si sblocca nulla: è il motivo per cui, ad esempio, in Italia non si fanno riforme strutturali da anni! E, alla stessa maniera, in campo ambientale non si riesce a dare una spinta alle energie alternative. E' qui che nasce lo scontro sull'eolico: tutto parte dal progetto di due impianti eolici nell'Appennino Marchigiano (precisamente nella Comunità Montana di Camerino, nei pressi dei comuni di Serravalle di Chienti, ovvero quello nella foto, di Montecavallo e di Pieve Torina) che vede da una parte contrari Italia Nostra, WWF, Lipu, Comitati Nazionali del Paesaggio e Club Alpino Italiano e dall'altra parte favorevoli Legambiente e Greenpeace. I contrari hanno come motivazione "la difesa della bellezza dell'Appennino maceratese", i favorevoli hanno come motivazione "il passaggio ad un sistema energetico sostenibile che vale qualche piccolo sacrificio a spese della bellezza delle vallate". Fatti simili erano già successi in passato: recentemente il T.A.R. della Toscana, su richiesta di Italia Nostra, ha dato ragione a quest'ultima fermando l'impianto eolico di Scansano costringendo Legambiente a costituirsi parte civile davanti al Consiglio di Stato; in Molise ennesimo scontro per il primo impianto eolico offshore in Italia; idem per un altro impianto eolico in una zona all'incrocio tra le regioni Molise, Puglia e Campania. Ritornando al fatto marchigiano, Legambiente e Greenpeace hanno scritto una lettera allarmata al ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Il paradosso è che poco più di due anni fa due associazioni ora contrapposte, ovvero WWF e Legambiente, avevano sottoscritto in maniera favorevole i criteri scelti dalla Regione Marche per sfruttare il suo potenziale eolico: le due associazioni, infatti, assieme ad alcuni parlamentari, avevano sottoscritto con le istituzioni locali un "decalogo dell'eolico sostenibile" che aveva messo tutti d'accordo. In particolare il Comune aveva promesso il controllo rigoroso dell'impatto ambientale e paesaggistico e l'utilizzo di parte delle risorse ricavate in politiche di sviluppo sostenibile. Non si capisce ora la contromossa dello stesso WWF, assiene agli altri enti contrari: Andrea Perduca, responsabile dell'eolico per la Sorgenia (una delle società che realizzerà gli impianti), ha spiegato che si tratta di due impianti che dovrebbero sorgere in un'unica macroarea, uno composto da 7 macchine da due megawatt ciascuna e l'altro da 17 macchine anch'esse da due megawatt ciascuna. Tra l'altro il progetto è già stato sottoposto a V.I.A., ovvero a valutazione di impatto ambientale. Inoltre, la zona non è stata scelta a caso ma individuata dal Pear delle Marche, ovvero il Piano Energetico Ambientale Regionale, dopo un lungo lavoro preparatorio: il responsabile del Pear, l'architetto Silvia Catalino, sostiene che sono stati considerati tutti i vincoli territoriali, gli studi commissionati alle università regionali sul valore botanico delle zone e la presenza faunistica, compresa la valutazione delle rotte migratorie degli uccelli. Nulla quindi è stato lasciato al caso: si tratta, afferma lo stesso architetto, di un piano molto valutato che, fissando quote e percentuali, punta molto su microproduzione distribuita, fonti rinnovabili e cogenerazione, impegnando chi realizza le centrali a reinvestire gli utili nella valorizzazione del territorio. Personalmente, che sono sempre stato favorevole alle fonti rinnovabili ed in particolare all'eolico, sottoscrivo quanto afferma Giuseppe Onofrio di Greenpeace, il quale sostiene che "le grida contro l'eolico sono voci a favore delle tecnologie fossili se non del nucleare e come tale le attacchiamo decisamente. Si possono mitigare alcuni impianti, ma ribadiamo un concetto fondamentale per noi: i cambiamenti climatici sono la priorità ambientale in assoluto e queste posizioni contro l'eolico sono antiambientali". HA PERFETTAMENTE RAGIONE! Non condivido assolutamente la bruttezza, paventata da tanti, delle pale eoliche: personalmente mi imprime tranquillità un paesaggio in cui svettano pale eoliche, non sono per niente antiestetiche e e mi danno il senso di un ambiente pulito: come mai molti si accorgono ora delle presunta bruttezza delle pale eoliche e non di quanto successo in questi ultimi anni (e decenni...) come impianti industriali di vario tipo sorti ovunque (anche in aree montane), tralicci dell'Enel che spuntano dalle vallate, ciminiere che non sono proprio estetiche? Eppure sono sorte tranquillamente senza che nessuno batti ciglio...

mercoledì 7 novembre 2007

Solare e biomasse in un'unica centrale!

La centrale è stata inaugurata pochi giorni fa a Rende, in provincia di Cosenza, e fa parte del gruppo industriale Falck: si tratta della centrale Actelios, la prima in Italia in cui si uniscono solare e biomasse, ovvero due sorgenti di energia ad emissioni ZERO di gas serra! Il blocco è composto da una centrale a biomasse da 14,3 megawatt e da un impianto fotovoltaico da 1 megawatt che copre circa 2 ettari di terreno: quest'ulimo ha le somiglianze di una vela ed è composto da 5.486 pannelli, ognuno dei quali dotato di 48 celle al silicio. Ogni anno consentirà un risparmio di 366 tonnellate di olio combustibile e di 1.024 tonnellate di anidride carbonica. La centrale è stata realizzata in una vecchia fabbrica che produceva tannino per uso alimentare. L'impianto a biomasse produce invece energia bruciando i legnami raccolti dalla pulitura dei sottoboschi: in tal modo si preservano anche i boschi dal rischio incendi. L'energia prodotta serve al consumo di circa 600 famiglie.
Arriva intanto la notizia che due comuni della provincia di Siena, ovvero Montepulciano e Torrita di Siena, hanno disposto un consistente sconto sull'I.C.I. per chi installa pannelli solari sul proprio fabbricato: è il 1° caso in Italia! Si tratta di una riduzione del 40% e potrà essere decurtata nei due anni successivi al collaudo dell'impianto. In alternativa si potrà chiedere all'amministrazione locale il rimborso degli interessi pagati sul prestito ottenuto per acquistare i pannelli solari. I due Comuni manderanno a tutte le circa 10.000 famiglie un opuscolo informativo in merito: si vuole incentivare la diversificazione nell'approvvigionamento energetico puntando sulle fonti rinnovabili, in pratica quello che si dovrebbe fare a livello nazionale... Al progetto collabora anche la facoltà di architettura dell'università di Firenze, un cui incaricato sarà presente in uno sportello informativo il 1° sabato del mese a Montepulciano e il 3° sabato del mese a Torrita di Siena. BRAVI!!!
Infine, una cittadina australiana, Cloncurry (nel nord-ovest del Queensland, che vanta il record nazionale di caldo pari a 53°C nel 1889), dipenderà totalmente dal solare: la centrale sarà in grado di generare elettrictà anche nei giorni nuvolosi e persino di notte poichè si alimenta col calore trattenuto in blocchi di grafite (sarà dotata di 8.000 specchi che rifletteranno la luce solare su tali blocchi)! La centrale, della potenza di 10 megawatt, costerà 4,2 milioni di euro, entrerà in funzione nel 2010 e produrrà circa 30 milioni di chilowattore l'anno: funzionerà a energia termica solare. In pratica, l'acqua pompata attraverso i boschi servirà a generare vapore che a sua volta produrrà elettrictà a mezzo turbine: il calore immagazzinato nella grafite produrrà così vapore anche dopo il tramonto consentendo ai generatori di lavorare anche di notte.
Quanti buoni esempi...

Raccolta differenziata: Italia all'avanguardia per carta e computer!

L'Italia si sta rivelando all'avanguardia per quanto riguarda la raccolta differenziata di alcuni prodotti, soprattutto carta e computer.
Per quanto riguarda la carta, l'Italia è stata per molto tempo importatrice di carta dall'estero. Ora però grazie alla consistente raccolta differenziata di carta e cartone, il nostro paese ne è diventato addirittura esportatore. I dati li fornisce la ricerca "L'Italia del Recupero", che verrà presentata da Fise Assoambiente (che riunisce 132 imprese private che gestiscono servizi ambientali) dal 7 al 10 novembre a Rimni nel corso della Fiera Ecomondo: nel 1997 l'Italia importava 873.000 tonnellate di carta dall'estero, mentre nel 2004 per la prima volta ha esportato ben 400.000 tonnellate di carta da macero! Nel 2006 la raccolta presso le famiglie è cresciuta di oltre 100.000 tonnellate rispetto al 2005: il Nord raccoglie mediamente più carta (59,5 kg per abitante l'anno, con un +6.7% rispetto al 2005), segue il Centro con 54,7 kg per abitante l'anno (+4.7% rispetto al 2005) e il Sud con 20,2 kg per abitante l'anno (ma con ben +17.7% rispetto al 2005). La raccolta di carta e cartone è così passata da 1,2 milioni di tonnellate nel 1997 a 2,5 milioni nel 2006: considerando anche la raccolta presso industrie, attività commerciali ed uffici ed il recupero degli scarti della produzione e trasformazione cartaria e delle rese dei giornali, l'offerta complessiva ha raggiunto ben 6 milioni di tonnellate nel 2006!! Ciò ha consentito naturalmente una forte diminuzione dei materiali conferiti nelle discariche: ciò si è tramutato in un miglioramento della qualità dell'aria, visto che evitando di mandare in discarica tonnellate di rifiuti cartacei si sono evitati viaggi per un totale di ben 3 milioni di tonnellate di gas serra! Ricordiamo che Prato è la città europea che ricicla più carta: ben 174,3 kg per abitante l'anno (la media italiana è di 38 kg)! In base alla "Nuova Dichiarazione Europea sul Riciclo della Carta" il tasso di riciclo europeo dovrebbe arrivare al 66% entro il 2010.
Per quanto riguarda i vecchi computer, finalmente esiste oggi una legislazione in materia: lo scorso 13 maggio è stato approvato dal Governo Prodi il decreto che recepisce le due direttive comunitarie (2002/95 e 2002/96) sui rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonchè sulle restrizioni d'uso di alcune sostanze pericolose contenute in alcune apparecchiature. Si tratta in pratica di consegnare le vecchie apparecchiature al momento di acquistare quelle nuove: i produttori hanno l'obbligo di finanziare sistemi di trasporto, trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici, pena multe salatissime. Tuttavia, ancora oggi in Italia succedono cose raccapriccianti: molti computer vengono bruciati rilasciando nell'aria sostanze tossiche come piombo, bario e mercurio, oppure vengono imbarcati in navi e spediti in Africa ed Asia ove i costi di smaltimento selvaggio sono bassissimi. Qualcuno comunque anche in Italia ha cominciato a smuovere le acque: Computer Discount ha attivato in tutta la sua catena di negozi un'organizzazione in grado di inviare il 90% del materiale raccolto al riciclaggio e solo il 10% allo smaltimento. Chiunque voglia disfarsi di un computer o comunque di un qualsiasi oggetto elettrico od elettronico può portarlo presso i negozi di Computer Discount dove personale specializzato separa i diversi tipi di sostanze avviandole a specifiche procedure di riciclaggio: tutto viene schedato regolarmente, sapendo così con precisione che il 92% dei prodotti avrà una seconda vita, grazie all'iniziativa Ecodigitale nata dalla collaborazione tra Computer Discount e Cdc (che è il produttore e distributore di "Information Technology" associato ad "Ecoqual'It" che è partner dell'iniziativa).

TRASPORTI: incentivi ai porti, finalmente!

Il trasporto merci italiano ha ormai intasato strade ed autostrade, frutto di politiche errate che nel corso dei decenni non hanno puntato sulla lunga rete frroviaria italiana e sulle migliaia di Km di coste che abbiamo! I problemi sono quelli sotto gli occhi di tutti: strade impraticabili ed inquinamento da scarichi di autoveicoli elevatissimo! Ora, finalmente, qualcosa si muove: l'articolo 5 commi 43-44-45 della Finanziaria 2008 (sempre che sia approvato...) prevede un premio per i porti virtuosi, che sanno cioè crescere nel tempo, e che saranno ricompensati con molti denari da investire nelle strutture portuali e nelle infrastrutture connesse alla movimentazione della merce. Tutto si basa sulla crescita del traffico portuale: la movimentazione della merce nei porti italiani garantisce all'Erario un gettito fiscale enorme che finora solo nella minima parte è stato reinvestito nei porti. Ecco perchè i tre presidenti delle autorità portuali liguri (Giovanni Novi per Genova, Cirillo Orlandi per La Spezia e Rino Canavese per Savona) hanno assegnato all'università Bocconi uno studio sul rapporto tra il valore delle merci importate ed il gettito fiscale: ebbene, si è scoperto che oggi restano appena 18 centesimi di euro di diritti portuali per ogni tonnellata di merce movimentata, quando tale quota è di 64 centesimi per Rotterdam, 78 centesimi per Valencia, 89 centesimi per Marsiglia e addirittura 1,05 euro per Barcellona! Dati alla mano, il valore delle merci importate da Genova-La Spezia-Savona è stato nel 2006 di 22,364 miliardi di euro, con un attivo nella bilancia dei pagamenti di 410 milioni, ed un gettito fiscale di be 3,953 miliardi di euro! Ciò che i porti potranno domani trattenere sarà la differenza tra il gettito fiscale dell'anno precedente e quello successivo: così, se nel 2006 il gettito fiscale ligure è stato di 4 miliardi di euro che nel 2007 diventeranno 4,3 miliardi, la differenza di 300 milioni di euro potrà essere reinvestita nei porti liguri. Non direttamente, comunue: l'extragettito verrà infatti convogliato in un fondo gestito dal Ministero dei Trasporti che poi lo distribuirà alle vari regioni in funzione dei risultati ottenuti. Questo, ad esempio in Liguria, potrebbe così portare, finalmente, alla realizzazione del terzo valico ferroviario dei Giovi, ovvero la linea ad alta capacità inserita nel corridoio 24 Genova-Rotterdam. Finalmente una decisione politica in grado di porre le basi per una diversificazione del trasporto merci italiano: puntare su ferrovie ad alta velocità e sui porti significa dare un contributo notevole alla lotta all'inquinamento atmosferico, liberando così molte strade dal traffico pesante.